Inizia il Sinodo:“Parresia”, “ascolto”, “attenzione”, “discernimento”

Condividi su...

“Parresia”, “ascolto”, “attenzione”, “discernimento”. Sono state queste alcune della parole chiave che hanno accompagnato la giornata di apertura del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia. Secondo appuntamento sinodale in materia, dopo quello straordinario dello scorso anno. A fare da cornice a parole e riflessioni dei padri e degli altri partecipanti all’assise, i questionari e i contributi che hanno arricchito l’Instrumentum Laboris, e che oggi costituiscono prezioso tesoro per un evento che sia veramente di Chiesa.

Ad aprire la riflessione, alle 9, per la recita dell’ora media, era stato il cardinale Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, che nell’omelia relativa aveva detto: “cominciamo questo Sinodo con grande allegria”. Nonostante il “mondo attuale” proponga modelli di consumo non sempre corretti e viva “una tristezza individualista” che fa male al cuore. Parole che quasi fanno eco al pensiero che Francesco ha espresso più d’una volta.

È poi toccato al Papa compiere il saluto iniziale. “La Chiesa riprende oggi il dialogo iniziato con la convocazione del Sinodo”. Ma cos’è il Sinodo? “Un camminare insieme con spirito di collegialità e di sinodalità, adottando coraggiosamente la parresia, lo zelo pastorale e dottrinale, la saggezza, la franchezza”. Hanno subito fatto il giro del mondo le spiegazioni di Francesco sull’assise. Eccole, allora: “non è un convegno o un parlatorio, non è un parlamento o un senato dove ci si mette d’accordo”. Bando ai “compromessi, ai negoziati, ai patteggiamenti”, dunque, per fare “il bene della Chiesa”. “Il Sinodo, infatti, è un’espressione ecclesiale, cioè è la Chiesa che cammina insieme per leggere la realtà con gli occhi della fede e il cuore di Dio”. Questo perché “il deposito della fede non rappresenta un museo da guardare e nemmeno solo da salvaguardare, ma è una fonte viva alla quale la Chiesa si disseta per dissetare e illuminare il deposito della vita”. Il Sinodo, che “si muove necessariamente nel seno della Chiesa”, “è uno spazio protetto ove la Chiesa sperimenta l’azione dello Spirito Santo”. Per ottenerne la forza, allora, Francesco indica tre ricette: “il coraggio apostolico”, “che non si lascia impaurire dalle seduzioni del mondo, che tendono a spegnere nel cuore la luce della verità sostituendola con piccole temporanee luci; l’umiltà evangelica, che porta a non puntare il dito contro gli altri per giudicarli, ma a tendere loro la mano; l’orazione fiduciosa, l’azione del cuore che si apre a Dio”.

A prendere la parola, lo farà anche in conferenza stampa, è stato poi il relatore generale del Sinodo, il cardinale Peter Erdo. Relazione lunga, la sua, ben 13 pagine, nelle quali ha messo in evidenza, in maniera “sistematizzante”, il contenuto dell’Instrumentum laboris e i suggerimenti arrivati da tutto l’orbe cattolico. Diversi i temi trattati, dalla “fuga dalle Istituzioni” al contesto socio – culturale, all’antropologia, alla missione e vocazione della famiglia. Fra le parole al centro della relatio, divorzio, aborto, Eucarestia. Monsignor Bruno Forte, in conferenza stampa, assocerà il Sinodo al Concilio Vaticano II quanto alla “pastoralità”. Tanta carne al fuoco, tante gatte da pelare per i padri sinodali. Per Erdo, uno dei problemi essenziali è l’ “integrazione ecclesiale” delle famiglie, da realizzare grazie a “centri di ascolto” da portare avanti nelle diocesi o chiarendo meglio “l’eventuale invalidità del matrimonio naufragato”. Rispetto ai divorziati risposati, Erdo ha sollevato la necessità che vengano trovate “soluzioni pastorali”, tenuta presente “l’indissolubilità del matrimonio” e comunque i semina Verbis che si trovano nelle convivenze. Anche rispetto alle persone con tendenze omosessuali, il card. Erdo ha garantito la sollecitudine da parte della Chiesa, perché “siano accolti con rispetto e delicatezza”.

A presentare composizione e lavori del Sinodo era stato invece il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale dell’assise, che ha invocato “una nuova prossimità tra la famiglia e la Chiesa”. Il porporato ha detto che la Segreteria generale del Sinodo ha ricevuto 102 risposte al questionario di 46 domande e come a queste si sono aggiunte altre 400 osservazioni, inviate spontaneamente da parrocchie, movimenti, gruppi ecclesiali diocesani.

Presidente delegato di turno alla prima Congregazione generale è stato invece il cardinale André Vingt –Trois, che, se in Aula ha sottolineato il tempo propizio del Giubileo della Misericordia, ai giornalisti ha sottolineato come nel Sinodo “ci si confronta in maniera aperta”. Una sfida nella quale, fuori dalle pressioni dei media, non bisogna aspettarsi “un cambiamento spettacolare nella dottrina”. Espressioni utilizzate anche da monsignor Bruno Forte, per il quale “la Chiesa non può restare insensibile alle sfide pastorali e si tratta di vedere, nella fedeltà alla dottrina della Chiesa, come venire incontro a esse”.

151.11.48.50