Sacerdoti di Schönstatt e Presidente di Israele nella giornata di Papa Francesco

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Il sacerdozio poi “non può essere concepito in modo individuale, o peggio, individualista”. Viceversa, la fraternità “è una grande scuola di discepolato”. Papa Francesco questa mattina ha incontrato i sacerdoti di Schönstatt, appartenenti al Movimento Apostolico fondato da padre Josef Kentenich, ricevuti oggi nel Palazzo Apostolico al termine del loro capitolo generale.

Prima il Papa aveva incontrato il Presidente di Israele, Reuven (Ruvi) Rivlin. “Sono state affrontate anche alcune questioni riguardanti i rapporti tra lo Stato d’Israele e la Santa Sede e tra le Autorità statali e le comunità cattoliche locali, auspicando una pronta conclusione dell’Accordo bilaterale in corso di elaborazione e una soluzione adeguata di alcune questioni di comune interesse tra cui quella riguardante la situazione delle scuole cristiane nel Paese”, si legge in un comunicato ufficiale vaticano. Tra i temi più caldi affrontati anche quello delle scuole cattoliche nel Paese mediorientale.

Con il Presidente di Israele nessun discorso ufficiale, ma come al solito un colloquio privato, prima che Rivlin fosse ricevuto dal cardinale Segretario di Stato.

Un discorso invece è stato pronunciato per i membri di Schönstatt. A loro il Papa ha ricordato che un sacerdote deve essere “sulla torre della contemplazione” come Mosè che guardava Dio in volto, e con la gente che nessuno guarda.
“Questo essere ‘ultimo’ riflette chiaramente il posto che occupano i sacerdoti rispetto ai loro fratelli. Il sacerdote non sta sopra né davanti o altrove, ma cammina con loro, amandoli con l’amore di Cristo (…) Chiediamo al Signore che ci dia spalle come la sue, forti, per caricarvi coloro che sono senza speranza (…) e per liberarci dal ‘carrierismo’ nella nostra vita sacerdotale”.

Francesco ha ripetuto le parole del fondatore di Schönstatt, bisogna rimanere “con l’orecchio sul cuore di Dio e la mano sul polso del tempo”.

“Quando incontriamo i nostri fratelli – ha detto -, specialmente quelli che agli occhi del mondo o nostri sono meno gradevoli, cosa vediamo? Ci rendiamo conto che Dio li ama, che hanno la stessa carne che Cristo ha assunto o restiamo indifferenti ai loro problemi?”.

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