Gli interrogativi della contemporaneità Patella e Scialoja al MACRO

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Al MACRO (Museo di Arte Contemporanea di Roma) di via Nizza 138 è in corso l’avvincente, ma anche complicata, missione di esplorare e proporre al pubblico il lavoro degli artisti contemporanei italiani e stranieri. Nei fatti, le categorie della critica d’arte – dagli anni ’60 del Novecento in poi – sono divenute quanto mai incerte e diversificate: si è proceduto a classificare il prodotto dell’arte per materiali, per cicli, per gruppi, per aree urbane e nazionali e anche per fantasiose similitudini. Una visione d’assieme – come quella di cui dispongono gli storici dell’arte per i secoli passati – è per la contemporaneità impossibile. Tuttavia i musei del contemporaneo – sorti numerosi da alcuni decenni nelle più grandi città del mondo con piacevoli strutture e belle architetture – cercano di mettere ordine nel caos. Si va avanti per scavi cronologici, per indagini locali e individuali, per raffronti fra arti sperimentali e pionieristiche e il “main stream” della cultura di massa.

Il MACRO, dopo un periodo oscuro segnato dall’assenza di un direttore, ha ritrovato le sue linee d’azione con la nuova direzione di Federica Pirani – da dicembre scorso, direttore dell’Unità Operativa comprendente i due Macro, Palazzo Braschi, Museo di Roma in Trastevere, Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea e Museo napoleonico di Palazzo Primoli – specializzandosi come museo dell’arte contemporanea romana, ma anche come luogo di visibilità delle più influenti suggestioni internazionali.

Fino al 26 aprile 2015 il MACRO presenta la mostra di Luca Maria Patella, “Ambienti proiettivi animati, 1964-1984” a cura di Benedetta Carpi De Resmini e Stefano Chiodi, promossa da Roma Capitale, dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzata con la collaborazione della Fondazione Morra di Napoli, città che è stata – negli anni ’60 e ’70 del secolos corso – laboratorio artistico di primo piano anche a livello internazionale. Luca Maria Patella (Roma 1934) è stato uno dei più noti protagonisti delle arti visive in Italia nel secondo ‘900. Nel suo lavoro si è avvalso di molteplici media espressivi (dalla pittura all’installazione, dalla fotografia al film, dal video al suono, dal libro al computer). Patella è stato influenzato da nozioni di astronomia, chimica e psicologia analitica assorbite durante gli anni di formazione a Roma e a Parigi e – come accade agli sperimentatori dele contemporaneo – piuttosto che incunearsi in qualche settore specifico, ha preferito dedicarsi al gaio dilettantismo della pratica artistica ridefinendo per ironia e decentramento il mondo dei simboli e delle culture. La fotografia, il film e i nuovi media, sono divenuti per Patella gli attrezzi dell’artista che abbandona pennello e matita, bulino e scalpello, per diventare un funambolo della fantasia e dell’immaginazione. Le sue produzioni e invenzioni sono state classificate come “pre-concettuali” e come anticipatamente “comportamentali”, per collocarlo prima della stagione delle neoavanguardie degli anni ‘70/’80: divisa tra optical e body, land e conceptual.

Il progetto espositivo degli “Ambienti Proiettivi Animati” (multimediali, e interattivi) – concepiti da Patella alla metà degli anni ’60 – prende il titolo dalla sua mostra tenutasi a Roma nel 1968 alla galleria l’Attico di Fabio Sargentini e consente una esperienza nell’oggi delle mitologie e delle intuizioni tipiche degli esordi del suo percorso di artista. Patella è stato, infatti, già alla metà degli anni Sessanta, un pioniere dell’uso della fotografia e del film nel campo mobile e minato delle arti e quindi un esploratore della spazialità ambientale e della performatività. In sostanza Patella ha individuato come luogo attuale dell’arte quel mondo delle merci e delle tecnologie urbane che Duchamp e Man Ray avevano dadaisticamente svelato: l’arte come capovolgimento dei valori culturali, come dissoluzione della sovrastruttura rappresentativa. Del 1971 sono i suoi suggestivi “Alberi parlanti”: tronchi di albero con foglie che emanano registrazioni di voci di uccelli e di poeti. I procedimenti creativi utilizzati da Patella – le installazioni, le azioni performative, le “tele fotografiche”, i film e i libri d’artista – risultano così in buon anticipo rispetto a tendenze culturali che sarebbero emerse solo nei decenni successivi, dove lo spiazzamento ironico, l’essere “in anticipo” e la “multidisciplinarità” diventano categorie critico-artistiche dirimenti.

Non centrata sull’auroralità del precorrimento, ma su di una compiuta storicizzazione e comparazione è la mostra allestita in occasione del centenario della nascita di Toti Scialoja (Roma, 1914-1998) intitolata “100 SCIALOJA. Azione e Pensiero”, promossa al MACRO dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo, dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma, dall’Accademia di Belle Arti di Roma e dalla Fondazione Toti Scialoja. Fino al 6 settembre 2015 vi sarà l’esposizione di numerose opere di pittura, di scenografia e grafica per l’infanzia di Toti Scialoja, artista poliedrico la cui attività si svolse inizialmente attraverso la poesia e il disegno, per rivolgersi poi alla pittura e al teatro, nel quale si è cimentato come scenografo, costumista e drammaturgo. Scialoja ha lavorato anche per la TV in serie televisive per bambini. La mostra approfondisce il tema della scrittura e della grafica per l’infanzia, con i non-sense, le filastrocche e le illustrazioni: Amato topino caro (1971), La zanzara senza zeta (1974), Una vespa! che spavento (1975), Ghiro ghiro tonto (1979) e alcune puntate delle serie televisive RAI “Le fiabe dell’albero” (1974) e “Fantaghirò” (1975).

La mostra 100 SCIALOJA, esporrà alcune opere pittoriche di Scialoja dei primi anni Quaranta – tele dalla evidente sensibilità espressionista – per culminare con le grandi tele della fine degli anni Novanta, in cui l’artista fu emotivamente e stilisticamente attratto dall’espressionismo astratto americano. Un omaggio a Scialoja comunicatore di arte e di cultura sarà la mostra degli artisti amici e colleghi di Scialoja –  Afro, Burri, Calder, Colla, de Kooning, Dorazio, Fontana, Gorky, Guston, Mafai, Mauri, Melotti, Mirko, Morandi, Motherwell, Sadun, Stradone, Twombly,  Pepper, Perilli e altri – cui sarà dedicata una seconda sezione espositiva (dal 22 maggio al 6 settembre 2015) con opere provenienti dalla collezione privata dello stesso Scialoja (divenuta oggi museo).

Nella foto: Luca Maria Patella, “Alberi parlanti”, 1968.

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