Papa Leone XIV saluta il Camerun con l’invito a non abbandonare nessuno

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“Cari fratelli e sorelle, la pace sia con voi! La pace di Cristo, la cui presenza illumina il nostro cammino e placa le tempeste della vita. Celebriamo questa Santa Messa al termine della mia visita in Camerun, e vi sono molto grato per come mi avete accolto e per i momenti di gioia e di fede che abbiamo vissuto insieme. Come abbiamo sentito nel Vangelo, la fede non ci risparmia tumulti e tribolazioni, e in alcuni momenti può sembrare che la paura abbia la meglio. Noi però sappiamo che anche in essi, com’è successo ai discepoli sul mare di Galilea, Gesù non ci abbandona”: questa mattina papa Leone XIV all’aeroporto militare di Yaoundè-Ville ha celebrato la messa, che ha concluso il viaggio apostolico in Camerun, prima della partenza per l’Angola.

Comparando il testo riportato nei tre evangelisti il papa ha sottolineato l’incredulità degli apostoli: “Ben tre evangelisti riportano l’episodio che abbiamo ascoltato, ciascuno a modo suo, con un messaggio diverso in funzione dei lettori a cui si rivolge. San Marco presenta il Signore che raggiunge i discepoli, mentre questi faticano a remare a causa del vento contrario, che però si placa non appena Egli sale con loro sulla barca. San Matteo aggiunge un dettaglio: Pietro vuole andare dal Maestro camminando sui flutti. Una volta sceso dalla barca, però, si lascia sopraffare dal timore e comincia ad affondare. Cristo lo afferra per la mano, lo salva e gli rimprovera la sua incredulità”.

Il brano evangelico proclamato oggi è tratto dal Vangelo di san Giovanni si sofferma invece sulla parola ‘acque’: “Nella versione di san Giovanni, che oggi è stata proclamata, il Salvatore, camminando sulle acque, si avvicina ai discepoli e dice: ‘Sono io, non abbiate paura’, e l’Evangelista sottolinea che ‘era ormai buio’ Per la tradizione ebraica le ‘acque’, con la loro profondità e il loro mistero, richiamano spesso il mondo degli inferi, il caos, il pericolo, la morte.

Evocano, assieme alle tenebre, le forze del male, che l’uomo da solo non può dominare. Allo stesso tempo, però, nella memoria dei prodigi dell’esodo, esse sono percepite anche come un luogo di passaggio, un guado attraverso il quale Dio, con potenza, libera il suo popolo dalla schiavitù”.

Ed anche se sembra che Gesù abbandona Lui è sempre presente: “La Chiesa ha sperimentato tante volte, nel suo navigare lungo i secoli, tempeste e “venti contrari”, e anche noi possiamo identificarci con i sentimenti di paura e di dubbio provati dai discepoli durante la traversata del lago di Tiberiade. E’ ciò che proviamo nei momenti in cui ci sembra di affondare, sopraffatti da forze avverse, quando tutto appare oscuro e ci sentiamo soli e fragili.

Ma non è così. Gesù è con noi, sempre, più forte di qualsiasi potenza del male; in ogni bufera ci raggiunge e ci ripete: ‘Io sono qui con te: non aver paura’. Per questo ci rialziamo da ogni caduta e non ci lasciamo fermare da nessuna tempesta, ma andiamo avanti, con coraggio e con fiducia, sempre”.

E ha ribadito che Gesù non abbandona nessuno: “Gesù si fa vicino a noi: non placa immediatamente le tempeste, ma ci raggiunge in mezzo ai pericoli, e invita anche noi, nelle gioie e nei dolori, a stare insieme, solidali, come i discepoli, sulla stessa barca; a non guardare da lontano chi soffre, ma a farci prossimi, a stringerci gli uni agli altri.

Nessuno deve essere lasciato solo ad affrontare le avversità della vita, e ogni comunità ha il compito, a tal fine, di creare e sostenere strutture di solidarietà e di aiuto reciproco in cui, di fronte alle crisi (siano esse sociali, politiche, sanitarie o economiche) tutti possano dare e ricevere aiuto, in base alle proprie capacità e secondo i propri bisogni”.

Per questo è necessario la partecipazione di tutti: “Le parole di Gesù, ‘sono io’, ci ricordano che, in una società fondata sul rispetto della dignità della persona, l’apporto di tutti è importante e ha un valore unico, indipendentemente dallo status o dalla posizione di ciascuno agli occhi del mondo”.

E’ stato un invito all’impegno sociale e politico: “L’esortazione «non abbiate paura», allora, assume una dimensione ampia, anche a livello sociale e politico, come incoraggiamento ad affrontare problematiche e sfide (particolarmente quelle legate alla povertà e alla giustizia) insieme, con senso civico e responsabilità civile. La fede non separa lo spirituale dal sociale, anzi dà al cristiano la forza di interagire con il mondo, per rispondere ai bisogni degli altri, specialmente dei più deboli”.

Ha infine ricordato che il servizio ai poveri è fondamentale nella Chiesa: “Il servizio quotidiano ai poveri era una pratica essenziale nella Chiesa primitiva, e mirava a sostenere i più fragili, in particolare gli orfani e le vedove. Bisognava integrarlo, però, con le necessità dell’annuncio e dell’insegnamento, che pure erano impellenti, e la soluzione non era semplice.

Gli Apostoli, allora, si sono riuniti, hanno condiviso le preoccupazioni, si sono confrontati alla luce degli insegnamenti di Gesù e hanno pregato insieme, giungendo a superare ostacoli e incomprensioni che a prima vista sembravano insormontabili. Hanno così dato vita a qualcosa di nuovo, scegliendo uomini di ‘buona reputazione, pieni di Spirito Santo e di saggezza’, e destinandoli, mediante l’imposizione delle mani, a un servizio pratico che era anche una missione spirituale”.

(Foto: Santa Sede)

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