Papa Leone XIV: testimoniare il primato di Dio

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“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto: Gesù con queste parole ci invita a rivolgerci fiduciosamente al Padre in tutte le nostre necessità. Noi le ascoltiamo mentre celebriamo il Giubileo della Vita Consacrata, che vi ha condotti qui numerosi, da tante parti del mondo (religiosi e religiose, monaci e contemplative, membri degli istituti secolari, appartenenti all’Ordo Virginum, eremiti e membri di ‘nuovi istituti’) venuti a Roma per vivere insieme il Pellegrinaggio giubilare, per affidare la vostra vita a quella misericordia di cui, attraverso la professione religiosa, vi siete impegnati ad essere segno profetico, perché vivere i voti è abbandonarsi come bambini tra le braccia del Padre”: con queste parole di inizio dell’omelia per il giubileo della vita consacrata papa Leone XIV ha invitato ad essere innamorati di Cristo.

Ed ha evidenziato che i tre verbi usati dall’evangelista Luca sono fondamentali nella vita consacrata: “Chiedere, cercare, bussare (i verbi della preghiera usati dall’evangelista Luca) sono atteggiamenti familiari per voi, abituati dalla pratica dei consigli evangelici a domandare senza pretendere, docili all’azione di Dio… ‘Chiedere’, infatti, è riconoscere, nella povertà, che tutto è dono del Signore e di tutto rendere grazie; ‘cercare’ è aprirsi, nell’obbedienza, a scoprire ogni giorno la via da seguire nel cammino della santità, secondo i disegni di Dio; ‘bussare’ è domandare e offrire ai fratelli i doni ricevuti con cuore casto, sforzandosi di amare tutti con rispetto e gratuità”.

Ciò è indicato anche da Dio al profeta Malachia nella prima lettura: “Egli chiama gli abitanti di Gerusalemme ‘mia proprietà particolare’ e dice al profeta: ‘Avrò cura di loro come il padre ha cura del figlio’. Sono espressioni che ci ricordano l’amore con cui il Signore, chiamandoci, ci ha preceduti: un’occasione, in particolare per voi, per fare memoria della gratuità della vostra vocazione, cominciando dalle origini delle congregazioni a cui appartenete fino al momento presente, dai primi passi del vostro percorso personale fino a questo istante. Tutti noi siamo qui prima di tutto perché Lui ci ha voluti ed eletti, da sempre”.

Ma i tre verbi significano che occorre ‘guardare’ alla propria vita: “A volte ciò è avvenuto in circostanze gioiose, altre volte per vie più difficili da capire, magari attraverso il crogiolo misterioso della sofferenza: sempre, però, nell’abbraccio di quella bontà paterna che caratterizza il suo agire in noi e attraverso di noi, per il bene della Chiesa”.

Da qui è scaturita una seconda riflessione che riguarda la presenza di Dio nella propria vita, come ha scritto sant’Agostino nelle ‘Confessioni’: “Senza Lui nulla esiste, nulla ha senso, nulla vale, ed il vostro ‘chiedere’, ‘cercare’ e ‘bussare’, nella preghiera come nella vita, riguarda pure questa verità. S. Agostino, in proposito, descrive la presenza di Dio nella sua esistenza con immagini bellissime.

Parla di una luce che va oltre lo spazio, di una voce non travolta dal tempo, di un sapore mai guastato dalla voracità, di una fame mai spenta dalla sazietà, e conclude: ‘Ciò amo, quando amo il mio Dio’. Sono le parole di un mistico, e però sono molto vicine anche al nostro vissuto, manifestando il bisogno di infinito che alberga nel cuore di ogni uomo e donna di questo mondo”.

Da qui deriva la testimonianza: “Proprio per questo la Chiesa vi affida il compito di essere, col vostro spogliarvi di tutto, testimoni viventi del primato di Dio nella vostra esistenza, aiutando più che potete anche i fratelli e le sorelle che incontrate a coltivarne l’amicizia. Del resto la storia ci insegna che da un’autentica esperienza di Dio scaturiscono sempre slanci generosi di carità, come è avvenuto nella vita dei vostri fondatori e fondatrici, uomini e donne innamorati del Signore e per questo pronti a farsi ‘tutto per tutti’, senza distinzioni, nei modi e negli ambiti più diversi”.

Mentre nell’ultima riflessione il papa si è soffermato sulla speranza, come dimensione escatologica: “C’è però un’ultima dimensione della vostra missione su cui vorrei soffermarmi. Abbiamo sentito il Signore dire agli abitanti di Gerusalemme: ‘sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia’; invitarli cioè a sperare in un compimento del loro destino che va oltre il presente. Ciò richiama la dimensione escatologica della vita cristiana, che ci vuole impegnati nel mondo, ma al tempo stesso costantemente protesi verso l’eternità. E’ un invito per voi ad allargare il ‘chiedere’, il ‘cercare’ ed il ‘bussare’ della preghiera e della vita all’orizzonte eterno che trascende le realtà di questo mondo, per orientarle alla domenica senza tramonto”.

Ed a questo giubileo hanno preso parte oltre 16.000 pellegrini, provenienti da 100 Paesi, e da oggi pomeriggio si svolgeranno alcune iniziative a cura del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica: dalle ore 15.00 alle ore 17.30 avranno luogo incontri di riflessione divisi per forme di vita consacrata: in Aula Paolo VI gli Istituti religiosi, all’Università Urbaniana gli Istituti contemplativi, all’Università Santa Croce gli Istituti secolari, nell’Aula Nuova del Sinodo le consacrate dell’Ordo Virginum, nell’Aula della Curia generale dei Gesuiti le ‘Nuove Forme’ di vita consacrata, nella Sede UISG le Società di vita apostolica.

(Foto: Santa Sede)

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