La cristologia di Joseph Ratzinger nel simposio alla Università del Laterano

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Ha sorpreso gli stessi organizzatori la lunghissima fila al banco degli accrediti dell’università Lateranense, che ha comportato anche un ritardo nell’inizio dei lavori. Sono infatti oltre 450 gli iscritti, provenienti da ogni parte del mondo – con rappresentanti di oltre 100 atenei – che partecipano al Simposio internazionaleI Vangeli: storia e cristologia. La ricerca di Joseph Ratzinger”, dedicato all’ermeneutica storica e cristologica dei Vangeli, alla luce dei tre volumi del “Gesù di Nazaret” di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Temi elevati, che hanno riunito docenti e studiosi di fama internazionale. Rivolgendo il suo saluto ai partecipanti, il cardinale Camillo Ruini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione, ha notato ieri mattina (24 ottobre) che “La radice storica della fede cristologica è al centro dell’opera teologica e della sollecitudine pastorale di Joseph Ratzinger: lavorare su di essa è – penso – il miglior e più gradito omaggio che possiamo rendergli e la via più diretta ed efficace per sviluppare ulteriormente la sua ricerca”.

L’organizzazione del Simposio, da parte della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI e della Conferenza dei Rettori delle Università Pontificie Romane, era già iniziata nel febbraio 2012, un anno prima della rinuncia di Benedetto XVI al pontificato. Adesso l’evento costituisce la prima risposta a livello mondiale delle università al lavoro del Papa emerito, nel momento in cui è terminata la sua vita pubblica. Spiccano la sua dimensione internazionale, e quella ecumenica, con la partecipazione di relatori cattolici, ma anche ortodossi, anglicani e di diverse denominazioni protestanti. “La vostra presenza onora l’università del Papa” ha esclamato stamane il Magnifico Rettore della Lateranense, il vescovo salesiano Enrico dal Covolo.

Monsignor Jean-Louis Bruguès, presidente del Comitato organizzativo del Simposio, che presiede le sessioni mattutine, ha fatto notare che secondo Ratzinger “i fatti storici rappresentano la base fondamentale per la fede cristiana”. Tuttavia, pur “se il metodo storico-critico rimane indispensabile”, esso non può “presentarsi come l’unico modo di fare esegesi perché perde di vista l’unità profonda della Bibbia e rischia di non parlare più all’uomo di oggi”.

Secondo padre Bernardo Estrada, ordinario di Nuovo Testamento presso la Pontificia Università della Santa Croce, “la figura di Cristo è vicina e comprensibile soltanto per chi accoglie apertamente nella fede le sue parole e si sente coinvolto nelle sue azioni (…). Senza la fede, al contrario, ci si scontra con un muro di enigmatica oscurità”. Per padre Yves Simoens, docente al Pontificio Istituto Biblico, “credere è necessario per vivere – o persino, a volte per sopravvivere – nella storia”.

Klaus Berger, tra i più famosi esegeti di lingua tedesca, ha appena concluso il suo intervento, il primo della seconda giornata (25 ottobre), sull’“affidabilità dei Vangeli”. “Non si tratta, ovviamente, di fiducia cieca” ha precisato. “Solo Dio può essere fedele; altrimenti non sarebbe Dio. L’affidabilità della sua parola, la sua lealtà, è il motivo principale per credere in lui e per seguirlo. Di solito, però, non siamo soliti credere nella fedeltà umana; il rapido aumento dei divorzi nella società moderna è dovuto al fatto che, in termini di fedeltà, al primo dubbio siamo pronti a gettare la spugna. Il Dio biblico, invece, è colui che non ha mai infranto l’alleanza, mentre noi uomini, al primo segno di infedeltà del partner, abbandoniamo la nostra lealtà”. “Pertanto – ha concluso, dopo aver presentato i criteri in base ai quali alla fine del II secolo la Chiesa scelse e accettò come canonici i quattro Vangeli, rispetto ai 72 scritti di argomento evangelico di cui si disponeva – sono credibili per i cristiani perché in essi è confermata la fedeltà di Dio”.

Nel workshop di ieri pomeriggio si è svolto un approfondimento sull’infanzia di Gesù, quello di oggi riguarderà invece l’Ultima Cena.

I lavori proseguiranno per l’intera giornata odierna presso l’Aula Magna della Pontifica Università Lateranense, con una riflessione incentrata sulla figura di Gesù che i Vangeli ci presentano e sulla teologia in essi contenuta, anche in rapporto ad altri scritti del Nuovo Testamento.

Domattina, nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano, l’ultima sessione del Simposio, nella quale si studierà direttamente la proposta del Gesù di Nazaret di Joseph Ratzinger–Benedetto XVI: il suo spessore, la sua ricezione e la sua eredità.

Alle ore 12 i convegnisti saliranno infine alla Sala Clementina del Palazzo Apostolico, dove Papa Francesco consegnerà il Premio Ratzinger ai vincitori della terza edizione: il teologo anglicano Richard Burridge e quello cattolico Christian Schaller. La speranza è che l’avvenimento possa essere “benedetto” dalla presenza di colui cui il premio è intitolato.

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