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Caso Becciu, dall’Australia scatta indagine su denaro trasferito dal Vaticano per accuse a Pell

Che la barca di Pietro è in piena tempesta non è un segreto. Ogni giorni fiumi d’inchiostro inondano la stampa di tutto il mondo per quello che è l’ultimo scandalo dentro le sacre mura. Un altro capitolo sembra adesso emergere dal caso Becciu. Rimesse di denaro, per l’esattezza 700 mila euro, sarebbero state trasferite dal Vaticano all’Australia.

Il Vaticano rompe con gli Usa e apre al comunismo cinese: scelta libertaria o liberticida?

Sono lontani i tempi in cui San Giovanni Paolo II saliva in cattedra in nome della lotta al comunismo. Lo sono altrettanto quelli di Benedetto XVI che a spada tratta difendeva i valori cristiani dell’Europa e in generale delle conquiste di libertà dell’occidentali.

Becciu, Pell e il gioco degli specchi: uno esce, l’altro rientra mentre i fedeli perdono fiducia nell’obolo di Pietro

Gli scandali fanno notizia, se poi sono in Vaticano apriti cielo: la caccia alle streghe diventa virale. Alla ricerca di qualche scoop, corvo, talpa o qualsiasi altro animale della nomenclatura del bestiario antropomorfo, tutto fa brodo per spiattellare il mostro in prima pagina. Lo è stato per il cardinale George Pell, già Prefetto della Segreteria per l’Economia in Vaticano e lo è adesso per il cardinale Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Due risvolti della stessa medaglia.

Trump, il candidato al Nobel per la pace che divide la Chiesa. Meglio il pro abortista Biden?

All’indomani del suo insediamento lo chiamavano guerrafondaio, nemico del dialogo tra popoli, l’uomo dei muri non dei ponti. Quanto di più sbagliato per comprendere il complesso presidente in carica degli Stati Uniti, Donald Trump.

Con una candidatura al nobel e nessuna guerra nel suo quadriennio alla Casa Bianca, il Tycoon di New York ha nettamente invertito una tendenza che, restando in politica estera, con Barack Obama aveva raggiunto l’apice di scontri efferati, dalle conseguenze nefaste.

Vaticano: le riforme congelate, il soccorso di padre Spadaro e la ripartenza post covid

Papa Francesco Padre Spadaro

Nell’ultimo quaderno de ‘La Civiltà Cattolica’, il giornale dei gesuiti diretto da Padre Antonio Spadaro, è posto un interrogativo che non bada a giri di parole. È lo stesso direttore – ritenuto da molti l’artefice della comunicazione di Papa Francesco – a lanciare il quesito. Nei sette anni di Bergoglio a capo del Magistero petrino, “è ancora attiva la spinta propulsiva del suo pontificato?”. Tradotto: le riforme tanto auspicate all’indomani delle dimissioni di Benedetto XVI, dove sono?

Ratzinger è il Papa più longevo nella storia: aumentano i dubbi sulle dimissioni

Ulteriore traguardo per Benedetto XVI, a dirlo è la storia: dopo essere stato  il primo Papa emerito della storia moderna e contemporanea, è adesso passato agli annali per essere il più longevo. Essendo nato il 16 aprile 1927, ha superato Leone XIII, che governò  la Chiesa dal 1878 al 1903, ovvero sino all’età di 93 anni 4 mesi e 18 giorni.

Per il vescovo Bransfield (West Virginia) confermate le accuse di abusi sessuali e finanze allegre: condannato a rimborsare 441.000 dollari

MIchael Bransfield condannato a risarcire la sua ex diocesi

Dopo un’attenta valutazione, la Congregazione per i vescovi a Roma ha raggiunto il verdetto che conferma quanto già era nell’aria: a mons. Michael J. Bransfield, ex capo della diocesi di Wheeling-Charleston, previe pubbliche scuse ai cattolici del West Virginia, si obbliga la restituzione di 441 mila dollari alla sua ex diocesi.

Presidenziali Usa, il cattolico Biden divide i vescovi sull’aborto: c’è chi prega per riconferma Trump

Biden divide i cattolici

Non sono giorni facili per il clero statunitense, che a ridosso delle presidenziali autunnali, deve fare i conti con i pareri discordanti al suo interno, circa la possibile presidenza di Joe Biden, il candidato democratico, che a novembre potrebbe diventare il secondo Presidente cattolico degli USA, dopo John F. Kennedy.

Il suo identikit svela che tutte le domeniche Biden partecipa alla messa; che porta un rosario in tasca ma, in materia di diritto sull’aborto, è diametralmente opposto alla visione ecclesiale. Le sue posizioni sono in antitesi con l’ala ultraconservatrice della Chiesa.

Il card. Parolin traccia il compito della diplomazia per la pace

Giovedì 28 novembre è stato inaugurato dal segretario di stato vaticano, card. Pietro Parolin, l’Anno Accademico 2019-2020 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che nella ‘lectio magistralis’ ha ricordato il ruolo della diplomazia per la pace:

“La dottrina della Chiesa, ben cosciente dell’autonomia delle realtà temporali chiama, infatti, il popolo di Dio attraverso tutte le possibili vie a favorire la necessaria interazione tra la scienza, con le sue teorie e le sue scoperte, e la visione cristiana ‘affinché il senso religioso e la rettitudine morale procedano di pari passo con la conoscenza scientifica e con il continuo progresso della tecnica’.

La Chiesa, del resto, pone grande attenzione agli sforzi che quotidianamente si compiono nell’ambito della conoscenza e del sapere, non mancando però di valutarne di volta in volta il senso e la portata. E questo per incoraggiare che soluzioni e vantaggi siano adottati per il bene della persona, delle sue aspettative, dei suoi diritti fondamentali, sapendo così di concorrere a quella coesione sociale oggi tanto necessaria e attesa”.

Un Paese non si sviluppa se al suo interno non c’è armonia: “Il futuro di un Paese, infatti, si potrà edificare solo attraverso l’impegno comune delle sue diverse componenti volto a favorire lo sviluppo, la crescita, la formazione, la competenza, ma senza sacrificare la stabilità delle istituzioni e il rispetto della loro azione, e mai dimenticando i valori che sono parte della identità di un popolo e di una nazione. Questo consentirà anche di fronteggiare e superare le avversità e le sfide che ogni èra propone, evitando così che possano trasformarsi solo in veicoli di insicurezza o di rassegnazione”.

Quindi ha delineato anche il ruolo dell’Università: “Un metodo che domanda un ruolo attivo dell’Università non pensata più come dispensatrice di un sapere teorico o come ambiente che si compiace dei traguardi conquistati dai suoi studenti o dai suoi docenti, ma Università come soggetto capace di aprirsi non solo alle sfide, ma di superare anguste barriere attraverso lo studio, la conoscenza e l’analisi di quanto la circonda”. 

Riprendendo l’enciclica di san Giovanni XXIII, ‘Pacem in terris’, di cui papa Francesco ha sottolineato l’attualità a Nagasaki,  il card. Parolin ha sottolineato la correlazione tra pace e diplomazia: “La pace infatti, se resta ‘anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi’ come la descrive san Giovanni XXIII nella Pacem in terris, non si slega dai fatti, dai contrasti e dalle esigenze del vivere quotidiano di cui protagonisti o almeno spettatori sono le persone, compresi i diplomatici.

Lo ha spiegato molto bene Papa Francesco la scorsa domenica, recandosi in due luoghi simbolo, Hiroshima e Nagasaki, dove per la prima volta si fece uso bellico di armamenti nucleari per porre fine a una guerra… Un’indicazione da cui si ricava la diretta correlazione tra la pace e l’azione diplomatica nella quale è evidente che gli atteggiamenti personali sono essenziali veicoli di pace, anche quelli in apparenza di minor rilievo. L’esperienza ci mostra che in quanti si avvicinano all’azione diplomatica della Santa Sede è sempre presente un interrogativo: per quale fine agisce la diplomazia pontificia?”

Entrando nello specifico del tema ha chiarito il ruolo della diplomazia pontificia: “Guardando alla struttura della diplomazia pontificia l’obiettivo della piena comunione tra il Romano Pontefice e le chiese locali non solo è essenziale per la vita e le attività di queste ultime, ma ne è la caratteristica anche quando essa opera con i diversi Paesi e di conseguenza con i Governi.

La comunione nella Chiesa e della Chiesa è essenziale ai modi di annuncio della Buona Novella a tutte le genti ed è la base di ogni dialogo”. Il ruolo fondamentale della diplomazia è aprire cammini di dialogo: “Ed è proprio il dialogo che, da sempre, anche nelle situazioni più difficili è voluto, si instaura e sviluppa anche in ragione della pace. Potremo dire che per la Santa Sede si tratta di un impegno strutturato, volto cioè a conoscere i fatti e le situazioni interpretandole alla luce dei principi evangelici e delle regole internazionali, non tralasciando mai gli elementi che pur minimamente possono favorire la concordia e non la contrapposizione, la soluzione delle dispute e non il loro allargamento”.

Ha anche sottolineato l’importante ruolo diplomatico svolto dal card. Angelo Roncalli: “Ma spesso si dimentica quanto il diplomatico Angelo Roncalli si sia sempre adoperato per la pace nel suo servizio in Bulgaria, Turchia, Grecia, Francia. Lo testimoniano i contenuti nel suo Giornale dell’anima, lo scrigno letterario dove egli amava annotare fatti e circostanze che lo coinvolgevano nella sua missione di diplomatico pontificio. Ebbene, basta leggerne poche righe per aver chiaro quale peso avesse il suo desiderio di operare a favore della pace…

Un’indicazione che ci porta alle radici più profonde della diplomazia pontificia e che permette di ritrovarne il metodo, valido ancora oggi pur di fronte alle molteplici realtà, anche dolorose, presenti nelle relazioni internazionali. La guerra, la violazione dei principi e delle norme, la perdita del senso di umanità sono realtà che viviamo e alle quali si accompagnano incertezze e prospettive buie.

Di fronte a tale quadro per la Santa Sede l’obiettivo è di rendere operante la visione cristiana e il magistero ecclesiale, coniugandolo sempre alla relazione tra il governo centrale della Chiesa e le realtà locali con le loro esigenze e peculiarità”.

Inoltre ha ricordato il valore delle relazioni diplomatiche del Vaticano: “ Poi lo stabilire relazioni diplomatiche con gli Stati, oggi ben 180 con tradizioni, visioni religiose e ideologiche diverse… Questo le impone di ricercare i punti di contatto rispetto alla dottrina della Chiesa, quei semina Verbi, i ‘raggi della Sua verità’ come ebbe a definirli san Giovanni Paolo II”.

Infine ha ricordato il ruolo delle organizzazioni intergovernative: “Non da ultimo va considerata la presenza nelle Organizzazioni intergovernative universali, regionali o di gruppo, la cui competenza spazia nei diversi settori in cui si manifestano gli interessi dei Paesi e quelli più generali della famiglia umana.

La presenza nel multilaterale consente alla Santa Sede di perseguire il grande obiettivo della pace declinandolo nelle sue diverse sfumature: dal disarmo allo sviluppo, dall’educazione alla proprietà intellettuale, dal commercio alle telecomunicazioni e si potrebbe continuare. La Chiesa ne sostiene da sempre l’importanza e la funzione, come ha fatto di recente Papa Francesco…

Un sostegno oggi ancor più necessario di fronte all’empasse che spesso investe le Istituzioni multilaterali e la diplomazia ad esse collegata. Una crisi che la diplomazia pontificia nota e studia, ma che certamente non può condividere, tanto meno aggiungendosi al coro di quanti decretano l’inutilità del foro multilaterale, magari per avanzare la sopravvenienza di interessi particolari.

Nelle Organizzazioni intergovernative il percorso verso decisioni che coinvolgono tutti i Paesi è sempre faticoso e spesso comporta di sacrificare l’ego del nazionalismo o l’impellenza dell’interesse particolare”.

Ha concluso affermando il ruolo della diplomazia di fronte ai conflitti: “E’ di fronte a questi scenari che la diplomazia deve riscoprire il suo ruolo, quale forza che agisce preventivamente rispetto alle minacce alla pace e alla sicurezza, cercando di sostenere ogni sforzo, di cogliere ogni segnale anche minimo in grado di suscitare la cultura dell’incontro e del dialogo, offrendo delle alternative praticabili alle armi, alla violenza, al terrore.

Nel concorrere a delineare scenari di pace, alle finalità della diplomazia operativa, il diplomatico pontificio aggiunge la consapevolezza che ‘la pace non è più di un ‘suono di parole’ se non si fonda sulla verità, se non si costruisce secondo la giustizia, se non è vivificata e completata dalla carità e se non si realizza nella libertà’.

E’ questo il solco in cui si inserisce la Santa Sede quando si rende parte attiva nell’opera di scongiurare i conflitti o nell’accompagnare processi di pace e di ricerca di soluzioni negoziali agli stessi”.

Quindi una diplomazia capace di costruire la pace: “Una diplomazia, dunque, veicolo di dialogo, di cooperazione e di riconciliazione, che poi diventano tutte vie alla pace se sostituiscono le rivendicazioni reciproche, le contrapposizioni fratricide, l’idea di nemico e il rifiuto dell’altro. Soprattutto una diplomazia capace di concorrere a costruire la pace sostituendosi all’uso della forza, e cioè a quella strada considerata più breve, ma certamente non risolutiva”.

Vaticano, il problema non è solo la lobby gay

“Spiacente, ci aspettiamo di più da questo Papato”, aveva commentato acidamente Thomas Reese, dalla colonne del National Catholic Reporter. L’occasione era la nomina di una pontificia commissione referente sullo IOR, l’Istituto delle Opere di Religione. Una nomina che appariva, alla firma del cattolicesimo progressista americano, come “il tradizionale approccio vaticano di fronte ai problemi”. Ovvero, di nominare una commissione, quasi tutta di interni, senza alcuna esperienza con la materia in questione. Ora Papa Francesco ha nominato un’altra commissione, completamente di esterni, per vedere come razionalizzare spese e competenze delle oltre 37 amministrazioni vaticano. Il nodo della questione, non è se le persone provengano dall’interno o dall’esterno. È comprendere quanto queste siano in grado di dare una vera svolta all’istituzione vaticana oppure no.

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