L’epicedio accompagnato da danze come era il costume greco in Vaticano si avvia verso la sua fine

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 19.11.2023 – Ivo Pincara] – Le prossime due settimane, da domani lunedì 20 novembre – con le ultime arringhe delle difese, di Mons. Mauro Carlino, del Cardinale Angelo Becciu e di Raffaele Mincione – sono cruciale per il processo penale vaticano sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Formalmente il Procedimento N. 45/2019 R.G.P. vaticano, è stato chiamato in vari modi, secondo il punto di vista: “il processo del secolo” (dai media), “un caso bizzarro” (da uno degli imputati, Raffaele Mincione), “un processo medioevale” (nei sacri palazzi) o “una sceneggiata” (da un attento osservatore, Don Filippo Di Giacomo).

Noi l’abbiamo indicato come “il caso 60SA” (in riferimento al principale filone del processo, la compravendita da parte della Segreteria di Stato della Santa Sede del palazzo ex Harrods al numero 60 di Sloane Avenue nel quartiere Chelsea di Londra) o “il processo Becciu” (in riferimento al calvario del principale imputato, il Cardinale Angelo Becciu, già Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato), paragonandolo al processo in Alice nel Paese delle meraviglie, “uno spettacolo indecoroso”, “da soap opera a film horror”, “un bizzarro rituale”, “un’indagine distopica”, “un epicedio accompagnato da danze come era il costume greco”, ecc. Insomma, non è stato facile stabilire di cosa si tratta veramente, anche tenendo presente che sul banco degli imputati mancano diversi personaggi di basso, alto e altissimo livello (se di reati si tratta, visto che fino ad oggi, in tre anni di indagini e dibattimenti, non è uscita ancora una prova convincente di illeciti, mentre il teorema dell’accusa è stato smontato pezzo per pezzo).

A due anni e mezzo dal suo inizio il 27 luglio 2021, il processo potrebbe concludersi prima di Natale, ha annunciato il Presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone, dicendo che “siamo veramente agli sgoccioli”, parlando di “chiusura entro l’anno” e confermando che entro il 16 dicembre giungerà al verdetto per i dieci imputati. L’11 dicembre il Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, “intende fare una replica”. Seguiranno le controrepliche delle parti civili e delle difese lo stesso giorno e quello successivo, 12 dicembre. Date “non negoziabili”, ha affermato Pignatore, perché “entro quella settimana speriamo di fare la sentenza. Poi siamo qua… Vediamo cosa succede”.

«”Il lawfare inizia attraverso i mass media, che denigrano [l’obiettivo] e insinuano il sospetto di un reato. Si creano indagini enormi e per condannare basta il volume di queste indagini, anche se non si trova il reato” (Papa Francesco). In una civiltà giuridica seria, per condannare una persona ci vogliono delle prove. Che in questo caso non esistono, visto che l’intera vicenda non è altro che un complotto montato sulle menzogne e sulle calunnie. La domanda seria sarebbe: chi ci ha ingannati?» (Andrea Paganini).

«La risposta è semplice: Pignatone, è soltanto lui nella sua qualità di Presidente del Tribunale dello Stato del Vaticano la persona “deputata” a dire se “INGANNO” c’è stato. La mia opinione, la tua è quella degli altri sono -ancorché dettate da ragioni di fondo – “parole al vento”! Mentre, su una cosa mi esprimo con ponderata valutazione: nello “Stato delle Banane”, scivolare su una buccia di banana, è FATTO di assoluta regolarità!» (Fari Pad).

In attesa di cosa succederà nei prossimi giorni, riportiamo di seguito due articoli, che chiamano in causa le tre cariche più alte della Santa Sede, in riferimento dal “Caso 60SA”: il Sostituto della Segreteria di Stato (il numero tre), il Segretario di Stato (il numero due) e il Sovrano dello Stato della Città del Vaticano (il numero uno).

  • Un articolo in riferimento a Rafaele Mincione, la cui difesa farà la sua arringa come ultima tra quelle dei 10 imputati, pubblicato il 18 novembre 2023 dal quotidiano londinese The Telegraph a firma di Charles Hymas I tribunali inglesi ordinano al Vaticano di divulgare e-mail sensibili nel “processo del secolo”: come abbiamo riferito in passato, Rafaele Mincione «ha intentato un’azione civile nei tribunali del Regno Unito come “contrattacco” alla pubblicità e per proteggere la sua reputazione dopo aver subito “pregiudizi” a causa delle accuse. Di conseguenza, la Corte d’Appello ha stabilito che il Vaticano dovrà affrontare un processo davanti ai tribunali inglesi per la prima volta nella sua storia bimillenaria per le accuse mosse contro Mincione. Nel corso del caso, gli avvocati del gestore del fondo hanno chiesto di vedere le comunicazioni tra il Cardinale Pietro Parolin e l’Arcivescovo Edgar Peña Parra» in riferimento alla compravendita del palazzo al numero 60 di Sloane Avenue a Londra.
  • Un articolo Processo sui fondi vaticani, il Papa “inguaia” l’accusa pubblicato il 17 novembre 2023 da Domani a firma di Francesco Peloso.

I tribunali inglesi ordinano al Vaticano di divulgare e-mail sensibili nel “processo del secolo”
di Charles Hymas
The Telegraph, 18 novembre 2023
(Nostra traduzione italiana dall’inglese)

I tribunali inglesi hanno ordinato al Vaticano di rivelare e-mail e testi altamente sensibili tra esponenti dell’alto clero, nonostante affermi che tale divulgazione sarebbe un “peccato grave”.

Gli avvocati del Vaticano hanno cercato di affermare che le e-mail, i WhatsApp e i messaggi crittografati inviati tra un arcivescovo e un cardinale erano coperti dal “segreto pontificio”, un’antica legge sulla segretezza che protegge il funzionamento interno della Chiesa Cattolica [*].

Tuttavia, in una sentenza storica dell’Alta Corte, un giudice, il Giudice Foxton, ha annullato le argomentazioni del Vaticano e ha ordinato che fosse divulgata la corrispondenza altamente sensibile.

La documentazione è al centro di quello che è noto come il “processo del secolo” del Vaticano, in cui il finanziere britannico Raffaele Mincione sta cercando di riabilitare il suo nome dopo essere stato accusato di aver frodato la Chiesa Cattolica per un affare immobiliare.

La battaglia legale riguarda un accordo immobiliare in cui il Vaticano ha investito 124 milioni di sterline in un ex magazzino di Harrods a Chelsea, destinato alla trasformazione in appartamenti di lusso.

Il Vaticano sostiene che Mincione lo abbia frodato gonfiando il prezzo quando le sue società vendettero la proprietà nel 2018. I pubblici ministeri hanno accusato Mincione e altri 10 reati tra cui frode, appropriazione indebita e abuso d’ufficio.

Tutti e 10, compreso Angelo Becciu, ex braccio destro di Papa Francesco, negano ogni addebito.

Il finanziere sostiene però di non aver fatto nulla di male e che la valutazione dell’immobile da parte di esperti indipendenti era adeguata.

Mincione sostiene che il Vaticano non ha mai rivelato prove che dimostrino perdite di denaro né delle sue presunte malefatte.

Il Cardinale Angelo Becciu è stato incriminato insieme ad altri nove prelati, finanzieri, funzionari vaticani con l’accusa di appropriazione indebita e abuso d’ufficio: è il primo cardinale a finire sotto processo.

Contro-richiesta

[Mincione] Ha intentato un’azione civile nei tribunali del Regno Unito come “contrattacco” alla pubblicità e per proteggere la sua reputazione dopo aver subito “pregiudizi” a causa delle accuse [QUI].

Di conseguenza, la Corte d’Appello ha stabilito che il Vaticano dovrà affrontare un processo davanti ai tribunali inglesi per la prima volta nella sua storia bimillenaria per le accuse mosse contro Mincione.

Nel corso del caso, gli avvocati del gestore del fondo hanno chiesto di vedere le comunicazioni tra il Cardinale Pietro Parolin e l’Arcivescovo argentino [è di origine venezuelana] Edgar Peña Parra. I due alti funzionari della Chiesa hanno supervisionato l’investimento di 124 milioni di sterline da parte del Vaticano nel fondo gestito da Mincione che possedeva l’ex magazzino di Harrods a Chelsea.

Gli avvocati della Chiesa Cattolica hanno cercato di sostenere che sia Parolin che Peña Parra si occupavano di questioni politiche di “alto livello”, il che significa che i loro WhatsApp, Signal, Telegram e gli appunti e i documenti delle riunioni dovrebbero essere considerati segreti di stato, conosciuti nella chiesa come segreti pontifici.

“Un peccato grave”

In una testimonianza, Carlos Fernando Diaz Paniagua, sacerdote e avvocato Cattolico Romano, ha dichiarato: “I pubblici ufficiali della Santa Sede e della Città del Vaticano prestano solenne giuramento di non rivelare questioni coperte dal segreto pontificio, indipendentemente da qualsiasi considerazione grave o urgente o la necessità di tutelare il bene comune”.

“La violazione del segreto pontificio è considerata un peccato grave”, ha aggiunto Paniagua.

Tuttavia, gli avvocati di Mincione hanno contrastato con successo i tentativi del Vaticano di trattenere le comunicazioni. In un’ordinanza, il giudice Foxton ha ordinato al Vaticano di rendere la divulgazione e di pagare le spese del Signor Mincione.

Mincione ha dichiarato: “Sono lieto che i tentativi del Vaticano di mantenere segrete queste comunicazioni siano falliti. Ancora una volta la sua posizione giuridica si è immediatamente dissolta al contatto con le leggi dell’uomo.

“Ho sempre sostenuto di non aver fatto assolutamente nulla di male in relazione a questa transazione, e il Vaticano non è stato in grado di presentare alcuna prova per dimostrare il contrario. Spero che, a tempo debito, tutti i fatti di questo bizzarro caso possano essere mostrati al resto del mondo e la vera situazione diventerà chiara”.

“Violazione dei diritti”

Il caso è stato afflitto da difficoltà. Nell’esaminare le prove, un precedente tribunale vaticano ha riconosciuto che i diritti degli imputati erano stati “completamente violati” e ha ordinato ai pubblici ministeri di ritirare le accuse, cosa che inizialmente avevano fatto, prima di rifarle.

Nel Regno Unito, gli investigatori vaticani hanno anche tentato di congelare i conti bancari appartenenti a uno dei presunti cospiratori, cosa che ha portato un giudice britannico a esaminare le prove. Nella sua sentenza presso la Southwark Crown Court, il giudice Tony Baumgartner ha ritenuto che, sebbene non in malafede, le “non divulgazioni e le false dichiarazioni” degli investigatori vaticani fossero “così spaventose” da costringere a rilasciare i fondi dell’imputato [QUI].

[*] Il segreto pontificio è un segreto particolare che viene imposto ai destinatari su materie di particolare gravità. Secreta continere (o Instructio de secreto pontificio) – il documento riguardante il diritto canonico, stilato dalla Segreteria di Stato della Santa Sede, a firma del Cardinale Jean-Marie Villot, approvato da Papa Paolo VI il 4 febbraio 1974 e pubblicato in Acta Apostolicae Sedis, 1974, pagine 89-92 – contiene le norme sul segreto pontificio il quale sostituisce l’antico segreto del Sant’Uffizio. Il documento aggiornava e rafforzava un precedente documento del 24 giugno 1968. Nel preambolo si specifica che «in alcune questioni di maggior rilevanza viene richiesto un particolare segreto, detto segreto pontificio, e che deve essere custodito con grave obbligo» e che, «poiché si tratta della sfera pubblica, che riguarda il bene di tutta la comunità religiosa, non spetta a chiunque, secondo ciò che detta la propria coscienza, ma a chi legittimamente ha la cura della comunità decidere come, quando o che quale gravità tale segreto debba essere imposto». Secondo il documento «coloro che hanno l’obbligo di custodire tale segreto» dovrebbero considerarsi come «legati non da una legge esteriore, ma invece da un’esigenza che scaturisce dalla loro stessa dignità umana»: dovrebbero perciò ritenere un onore essere chiamati a custodire tali segreti per tutelare il bene pubblico. Il documento elenca le materie in cui il segreto pontificio può essere richiesto, riservando ad alcuni alti prelati la facoltà di estendere ulteriormente tali fattispecie a propria discrezione (art. 1); specifica le persone che sono tenute al segreto pontificio (art. 2), le procedure per sanzionare, nei limiti del diritto canonico, chi lo vìola (art. 3) e la formula del giuramento prestato da chi vi è tenuto (art. 4).

Processo sui fondi vaticani, il Papa “inguaia” l’accusa
di Francesco Peloso,
Domani, 17 novembre 2023


Il processo sull’investimento immobiliare londinese [il primo dei tre filoni del processo] in corso nei sacri palazzi è alle battute finali, ma rimangono i dubbi. L’indicazione del Papa è ricominciare da capo e limitare le perdite — Mentre il processo sul presunto uso illecito dei fondi della Segreteria di Stato si avvia alla conclusione, non si diradano le ombre che circondano l’intera vicenda. Anzi, via via che gli avvocati delle difese intervengono sorgono nuovi dubbi sulla fondatezza almeno di parte dei capi d‘imputazione.

Di certo c’è che tra l’11 e il 16 dicembre, secondo quanto ha detto il Presidente del Tribunale vaticano Giuseppe Pignatone, si dovrebbe arrivare alla sentenza. Nell’affare della compravendita dell’immobile di prestigio situato a Londra al 60 di Sloane Avenue spicca il ruolo negativo svolto dall’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, diretto all’epoca dei fatti da Alberto Perlasca, che risultò responsabile di numerosi gravi errori nella conduzione della vicenda, come, per esempio, quello di «andare a cercare il peggio della finanza internazionale ed entrare con loro in business».

È quanto scriveva nel 2020, nel suo memoriale consegnato al tribunale vaticano, Edgar Peña Parra, Sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato, nominato dal Papa nell’agosto del 2018 al posto di Giovanni Angelo Becciu, successivamente “creato” cardinale dal pontefice e diventato poi imputato eccellente al processo in corso oltretevere.

Perché quelle firme?

Certamente la testimonianza e il memoriale dell’Arcivescovo Peña Parra hanno rappresentato un momento di svolta nel procedimento giudiziario, mettendo di fatto in crisi una parte considerevole delle tesi dell’accusa guidata dal Promotore di Giustizia Alessandro Diddi.

Non solo perché dalla dettagliata ricostruzione del Sostituto emerge la superficialità complessiva con cui è stata gestita la vicenda dagli uffici vaticani, fra l’altro con l’apposizione di firme, da parte dello stesso Perlasca, sotto contratti capestro per la Santa sede, in modo improvvido e senza prima essersi consultato con i suoi superiori; scrive in proposito il prelato nel suo memoriale: «Mi sono domandato come era possibile tutto questo, e a chi effettivamente rispondeva Perlasca. Come ha potuto procedere alla firma di contratti tanto importanti e di impatto sul patrimonio della Segreteria di Stato, senza rendersi conto di ciò che ne sarebbe conseguito?».
In particolare, risulta grave per le implicazioni successive l’aver sottoscritto un accordo con il broker Gianluigi Torzi, in base al quale il palazzo londinese non usciva – come promesso – dalle mani di un altro finanziere, Raffaele Mincione, per rientrare nella disponibilità del Vaticano attraverso una nuova società, ma restava nella mani dello stesso Torzi, il quale manteneva il controllo dell’immobile grazie a 1.000 azioni che gli davano il diritto di voto, mentre le 30mila acquistate dalla segreteria di Stato non avevano, di fatto, alcun valore.

Un bel guaio, anche perché sull’immobile gravava un mutuo importante, che sarà anch’esso decisivo nel far esplodere lo scandalo. D’altro canto è evidente che, col passare del tempo, la figura di Perlasca quale supertestimone dell’accusa si è andata ridimensionando. La sua posizione processuale pare sospesa in una sorta di limbo, di certo non figura fra gli imputati.

Tuttavia, dalle parole dell’arcivescovo di origine venezuelana emerge senza incertezze che il Papa, informato a più riprese del problema venutosi a creare, aveva chiesto di «perdere il meno possibile», di «voltare pagina e ricominciare da capo».

A questa richiesta, indicata dallo stesso Peña Parra, come «superiore volontà», cercherà dunque di adeguarsi tutta la macchina vaticana che proverà a porre rimedio al pasticcio-incubo creato dall’azzardato investimento immobiliare, un autentico inganno ai danni del Vaticano, stando alle parole del Sostituto.

Conflitto con lo IOR

Per questo, fra le altre cose, Peña Parra si rivolgerà allo IOR per ottenere un prestito in grado di estinguere il mutuo e far perdere così meno denari possibili alla Santa sede. La “banca vaticana” non concederà quel prestito, che sul piano regolamentare poteva permettersi, come è emerso dalle udienze di inizio ottobre, e denuncerà al Promotore di Giustizia l’intero affare sospettando che il tutto servisse a mascherare forme di riciclaggio finanziario.

«Dopo il no dello IOR al prestito, a fine 2019», ha spiegato nel marzo scorso Peña Parra testimoniando al processo, «mi mossi per trovare un’altra banca per estinguere il mutuo di Londra, per noi troppo oneroso. L’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, ndr) subentrò all’inizio del 2020…L’APSA ha trovato una linea di credito, e siamo passati dal pagare un milione al mese a 800 mila euro l’anno. Tutto si è concluso dopo l’estate del 2020, in settembre».

«Non bisognava essere Einstein», ha detto ancora l’arcivescovo nel corso della sua testimonianza, «per capire che quel mutuo comportava grossi problemi, non solo sul piano economico». Il rischio reputazionale incombeva infatti sempre di più sulla Santa Sede. Ma, anche qui, c’è di più: «Ero molto sorpreso dall’atteggiamento dello IOR», ha spiegato il Sostituto, «farci aspettare tutti quei mesi facendoci spendere così tanti soldi e poi negarci il mutuo! Avevo il sospetto che l’atteggiamento dello IOR fosse dovuto a qualche contatto col gruppo avverso a noi, cioè con Gianluigi Torzi».

Allora «chiesi alla Gendarmeria di farci un rapporto sullo IOR: non sulla vita delle persone, per esempio del direttore generale, di cui non mi interessa. Ma per vedere se lo IOR fosse stato in qualche modo coinvolto in questa faccenda, visto il suo atteggiamento anomalo».

Dunque, altro che collaborazione fra le diverse istituzioni vaticane per il bene superiore della Santa Sede, di fatto il processo ha delineato un Vaticano in cui si muovono diverse fazioni, personaggi non sempre limpidi, e comunque in cui il principio dei compartimenti stagni resta quello prevalente. Mentre dal punto di vista giudiziario sembrano prevalere la confusione e un certo livello di approssimazione, per esempio non è stato chiarito fino ad ora chi ha portato Torzi in Vaticano, presentandolo addirittura al Papa e accreditandolo come persona fidata. Ora c’è attesa per la difesa del Card. Becciu, che prenderà la parola il 21 e il 22 novembre prossimi.

Indice – Caso 60SA [QUI] https://www.korazym.org/82651/indice-caso-60sa/

Foto di copertina: Lewis Carroll, in tribunale con Alice nel Paese delle meraviglie (1865), ci spiega come funziona la (in)giustizia vaticana. «Arrivati, videro il Re e la Regina di cuori seduti in trono, circondati da una gran folla di uccellini, di bestioline e da tutto il mazzo di carte: il Fante stava davanti, incatenato, con un soldato da un lato e l’altro: accanto al Re stava il Coniglio bianco con una tromba nella destra e un rotolo di pergamena nella sinistra. Nel mezzo della corte c’era un tavolo, con un gran piatto di torte d’apparenza così squisita che ad Alice venne l’acquolina in bocca. “Vorrei che si finisse presto il processo, — pensò Alice, — e che si servissero le torte!”» (Incipit del Capitolo XI, Chi ha rubato le torte?).

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