Sonríe cada día, Vive cada instante. 61° viaggio di solidarietà e speranza in Colombia. Ventun giugno

Tatuaggio
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 12.05.2024 – Vik van Brantegem] – Il 3 maggio abbiamo iniziato il racconto del 61° viaggio di solidarietà e speranza in Colombia di Mons. Luigi (Don Gigi) Ginami, dal tema Sonríe cada día, Vive cada instante. Nel suo primo report ha raccontato che la data del 3 maggio ha un significato particolare nella sua vita [QUI]. Nel secondo report, che abbiamo pubblicato il 4 maggio [QUI], Don Gigi ha riferito delle tre nuove valigie che porta nel cuore: la benedizione del Vescovo Francesco durante la corsa nella natura di Bergamo prima della partenza, la lettera di Blanca che ha letto venerdì 3 maggio 2024 durante la cerimonia di inaugurazione del refettorio dei bambini del quartiere Esmeralda a Bogotà (di cui parla nel suo terzo report che abbiamo pubblicato il 5 maggio [QUI]) e il caffè che prenderà con Nicola al suo ritorno. Il 10 maggio abbiamo riportato il quarto report Docce e droga [QUI], in cui Don Gigi parla del progetto di docce e bagni per gli abitanti di strada a Medellin.

Oggi presentiamo il quinto report Ventuno giugno, con cui Don Gigi ci spiega fondamento e senso del suo impegno con la Fondazione Santina, nonché la ragion d’essere di sacerdote, il carattere sacerdotale, vivere “in persona Cristi”, il senso della sua vita. E questo espresso in modo indelebile sul suo corpo con un tatuaggio molto particolare, effettuato in tempi diversi e in luoghi diversi nel mondo.

Report 61/5 – Ventuno giugno

Scrivo dall’aeroporto di Istanbul, dove attendo tra quattro ore il volo per Milano Malpensa. È difficile dare voce ad una situazione molto profonda ed indelebile, che è il giorno della mia ordinazione sacerdotale il 21 giugno 1986. Non so perché ma quella data è il giorno più importante della mia vita, anche della mia nascita. Confesso una cosa molto intima: quando ero piccolo avevo paura di morire per un unico motivo che non sarei potuto diventare sacerdote.

Un giorno Irma, una ragazza di città alta mi chiede: “Gigi, quali sono nella tua teste le possibilità che tu diventi sacerdote?” Senza minimamente pensare risposi: “Sono il 99 per cento!” La ragazza incuriosita continua: “Allora dimmi quale è questo uno per cento?” Secco rispondo: “La morte!”

Ricordo la mia determinazione e la mia preghiera nella Comunione, ogni giorno chiedevo a Gesù di farmi sacerdote, sognavo ed agognavo quel giorno. E poi quel meraviglioso epico giorno è giunto. E da allora la data 21 giugno 1986 è il mio fulgido riferimento di vita.

Ora, quella antica data di ormai 38 anni fa è scritta in modo indelebile sulla mia pelle quasi a completare il tatuaggio della mia vita. Dopo lunghe riflessioni ho deciso di completare il tatuaggio di Gerusalemme che raffigura la Madonna Calpestata, che ho portato dall’ Iraq e la frase ebraica Roccia del mio cuore è Dio con la data in cui per sempre mi è stato impresso nel cuore il carattere sacerdotale.

La riflessione sul tatuaggio di Gerusalemme l’ho affidata ad un mio libro intitolato Tatuaggio [QUI], ma qui ad Istanbul vorrei sviscerare il significato di quanto mi sono tatuato a Bogotá. Se avete pazienza vi spiego.

Ho iniziato a pensare di tatuare la data della mia ordinazione sacerdotale a Gerusalemme durante l’esecuzione del sacro tatuaggio della Madonna Calpestata. Ho tenuto in fondo al cuore questo forte desiderio e l’ho custodito.

In Messico nello scorso gennaio volevo farmi tatuare la data della mia vita in un carcere molto pericoloso di Las Cruces. Il direttore me lo impedì. Mi sembrava forte il luogo dove questa magica data mi sarebbe stata impressa per sempre. In gennaio incontrai una prigioniera di nome Sara che scontava 50 anni per sequestro ed estorsione. Chiesi a lei di disegnare la data fatidica e che me la sarei fatta incidere in un tatuaggio in Colombia. La ragazza mi invia un bellissimo disegno. Il cuore del suo disegno è una cella di carcere che ha due ali di farfalla. Sara nella spiegazione, che mi fornisce, dice che le sbarre di un carcere possono trasformarsi in un luogo di redenzione e che tutti possono divenire da bruco farfalla. Poi Sara disegna delle foglie che il sapiente tatuatore di Bogotà trasforma in due rami di ulivo. “Gigi – mi dice Sara – da questa data sono nati fiori attorno a te e quindi questi rami celebrano la fecondità e la speranza che quel giorno generano. Ed infine Sara con bella calligrafia compone la data con numeri romani e in bella scrittura JUNIO, il mese di giugno.

In Italia guardo con interesse quel disegno e me lo porto a Bogotá. Quella data deve essere incisa nella mia carne per sempre, vicino alla Madonna Calpestata irachena tatuata a Gerusalemme il 9 settembre 2022. Chiamo Don Jorge dall’Italia e dico al caro amico il mio “intento folle” di farmi tatuare la data dell’ordinazione sacerdotale a completamento del tatuaggio ebraico.

L’appuntamento è fissato da Padre Jorge a Bogotá per il 3 maggio 2024. Ho scelto accuratamente questa data, la data in cui ho lasciato il Vaticano, quasi ad indicare l’inizio di un sacerdozio più autentico non fondato su un ruolo, ma sua essenza: il carattere sacerdotale. Davvero una profonda coincidenza la data di questo tatuaggio con la data che mi ricorda tre anni fa. Sono davvero ammirato da questa profonda ed intima coincidenza che scolpisce nella mia carne per sempre la data del mio vivere.

Vi chiederete perché la Colombia? E la risposta è di pancia. Perché qui il tatuaggio è culturale. Perché mi ricorda il mio impegno con i poveri bambini di Esmeralda. Perché qui il tatuaggio non è relegato a categorie come drogati, carcerati o malavitosi. Cammini per strada, sali su di un pullman e la gente la vedi tatuata.

Voglio portare poi con me in Italia il lavoro che la nostra Fondazione da 10 anni svolge in America Latina. E così la fotografia della mia vita tatuata sulla spalla destra vede il contributo di diversi luoghi del mondo: Iraq, Messico, Colombia, fino a giungere alla Città Santa di Gerusalemme dove nel medioevo i cristiani pellegrini ai luoghi santi si facevano tatuare artigianalmente una piccola croce. Tatuaggio dunque incredibile nella sua composizione e proprio per questo di assoluto valore per me. Ora il mio corpo una volta di più grida di essere tutto di Dio attraverso la consacrazione sacerdotale che vivo da ben 38 anni.

La mattina del 3 maggio giungo allo studio molto popolare di Alejandro, dove mi dicono vi è un minimo, molto minimo, di igiene. Il ragazzo si meraviglia e mi dice: “Padre, è il primo sacerdote che io tatuo: non mi è mai capitato!” Rido: “Vorrà dire che la volta prossima ti porto il Papa se fai un buon lavoro…” cito a lui come Papa Francesco apprezza il tatuaggio se esprime segno di appartenenza. “Il tatuaggio indica appartenenza. Tu, che ti sei tatuato o tatuata così, cosa cerchi? Quale appartenenza esprimi?” (Papa Francesco, 19 marzo 2018). E quale tatuaggio può esprimere più appartenenza del tatuare la data della mia ordinazione sacerdotale?

Discutiamo insieme di come realizzare il progetto di Sara e decidiamo di tenere intoccati il disegno della cella con le ali e la parola Junio (giugno), scritta in bella calligrafia da Sara. E così il lavoro inizia. Non sono certo le otto ore di Gerusalemme per eseguire il capolavoro della Madonnina i cui occhi, pensate, sono solo di 6 millimetri e quelli del Bambino Gesù di solo di 4.

Alejandro inizia in modo molto artigianale, ma cura bene i dettagli ed in circa una ora regala alla mia pelle il marchio indelebile di Dio. In alcuni momenti sento dolore, ma sopportabile. Poi, come in Israele, il tatuaggio viene disinfettato con una salviettina, viene applicata una crema e chiuso con un velo di plastica trasparente.

Durante il lavoro sono distratto alcune volte dagli amici che mi accompagnano, ma riesco a raccogliermi anche in preghiera come avevo fatto a Gerusalemme. Scattiamo alcune foto, giriamo dei piccoli video e poi con la spalla indolenzita esco dal popolare negozio di tatuatore per andare ad inaugurare al Barrio Esmeralda il refettorio per bambini di strada. Ancora nel negozio del tatuatore mi raggiunge Emanuele che vedendo il luogo molto molto particolare mi dice: “Gigi non te ne risparmi neppure una vero?” Ride il caro amico e mi dice: “Continua a prendere l’antibiotico per la gola e la voce, ma penso che oltre alla possibile bronchite, questo antibiotico ti proteggerà da infezioni per i denti che hai fatto curare lì e anche e soprattutto per questo tatuaggio!”

Ride divertito. Nel cuore sento forte un segno, quello del tatuaggio, che lega per sempre il mio corpo a Dio attraverso quella data: vi è qualcosa di mistico in questo, vi è anche qualche cosa di soprannaturale. E mentre festeggio il mio rientro in Italia, festeggio anche il completamento di questo tatuaggio, che è la fotografia della mia vita, soprattutto dopo il 3 maggio 2021. Sono passati 38 anni da quel giorno radioso e sono così felice di gridare stanco morto anche attraverso la mia pelle quanto sia bello entusiasmate essere preti per sempre. Ed ora, la mia carne e la mia pelle lo testimoniano senza nessuna ombra di dubbio con molta chiarezza.

Un abbraccio forte da Istanbul. Stasera volo a Milano, perché domani mattina alle ore 07.00 celebro Messa dalle suore e poi ubriaco di stanchezza alle ore 10.30 a Cenate Sopra. In quel momento non sarò Don Gigi, ma vivrò “in persona Christi”. E questo mi fa tremare le gambe.

«È importante aggiungere che questo tatuaggio è stato fatto in un clima di profonda preghiera, gli esercizi spirituali e con il tatuaggio ancora fresco ho celebrato la Messa in onore della Madonna Calpestata di Qaraqosh, il giorno dopo mi sono confessato da padre Aliata il francescano archeologo ed ho fatto benedire a lui il tatuaggio. Il tatuaggio al padre è molto piaciuto e lo ha benedetto. Con viva cordialità. Ho scelto accuratamente su quale parte del corpo tatuarmi, in un posto poco visibile come la spalla e poi ho scelto la spalla destra Quasi a protezione di ogni azione compiuta con la mano destra. Il tatuaggio nei secoli passati aveva una forte valenza religiosa, proprio qui a Gerusalemme i pellegrini si facevano tatuare quasi a sigillare l ‘ avvenuto pellegrinaggio, la stessa cosa a Loreto con i “ frati marcatori “ io non mi sento strano per aver fatto questo tatuaggio sacro. Mentre il tatuatore svolge il suo lavoro, la figura piano piano prende forma, gli occhi, il naso la bocca di Maria e del Bambino Gesù, autentico capolavoro di miniaturizzazione. Il ragazzo lavora su un lembo di pelle di pochi millimetri in cui deve disegnare occhi ciglia pupille. Si ferma per una pausa di riposo chiedo di scattare una foto, sta venendo proprio bene! La spalla comincia a farsi sentire, ma piano piano cresce nel cuore la gioia di aver consacrato la mia nuova vita in una sacra punzonatura. Mi dico: da ora in avanti questa sacra immagine è indissolubilmente legata a me, non sono più solo, sento plastica la protezione di Maria e di Gesù!» (Luigi Ginami, Tatuaggi – 2022, 147 pagine [QUI]).

Preghiera
alla Madonna Calpestata di Qaraqosh
in Iraq

Madonna ti guardo: sei piena di tagli.
Uomini malvagi ti hanno calpestato e presa a calci,
Ti volevano distruggere, ridurre a brandelli.
La Tua Sacra Immagine è stata infangata e profanata.
A Te mi rivolgo nel momento in cui
un progetto, un sogno o desiderio
vanno in frantumi.
Dammi il Tuo coraggio:
per il Vangelo ed i Suoi Sogni
si deve essere infangati e calpestati!
Sei qui con me,
a Te Vergine Calpestata di Qaraqosh
affido il mio cuore, il mio pensiero e fallimento.
A te, Vergine Calpestata
chiedo la forza di calpestare il mio io
e di riempiermi di Vangelo!
Le ferite di questo povero quadro
mi aiutino e mi guariscano.
Amen.
Don Luigi Ginami
Qaraqosh, Iraq, 4 maggio 2017

Roccia del mio cuore è Dio. 56° viaggio di solidarietà e speranza della Fondazione Santina in Colombia. La Madonna Calpestata di Qaraqosh a Cartagena – 21 maggio 2023 [QUI]

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