L’interminabile saga 60SA. Dalla giustizia britannica una nuova batosta per l’accusa vaticana

Con la vittoria del finanziere Raffaele Mincione nella Corte d’Appello britannica, arriva un’altra tranvata per i Promotori di giustizia vaticani. Dai media inglesi apprendiamo, che a seguito della sentenza della Corte d’Appello britannica, la Segreteria di Stato di Sua Santità sarà chiamata a divulgare nei tribunali inglesi i documenti relativi a come è entrata nell’affare del palazzo al numero 60 di Sloane Avenue a Londra e come l’ha finanziato. L’Irish Examiner titola: «Il processo nel Regno Unito è una battuta d’arresto legale per il Vaticano. La storia legale sarà fatta nei tribunali inglesi quando il Vaticano dovrà affrontare un processo all’estero, per la prima volta nella sua esistenza».

Con la sentenza, emessa da Lord Justice Jackson, Lord Justice Males e Lord Justice Birss, a Mincione è stato concesso il diritto di ottenere il “declaratory relief” (la determinazione giuridica di un tribunale che risolve l’incertezza giuridica per le parti in causa) sull’affare e la Segreteria di Stato è stato condannato al pagamento delle spese legali.

Gli avvocati della Segreteria di Stato, come sempre, hanno rivendicato l’immunità statale per evitare di comparire davanti ai tribunali del Regno Unito. Hanno cercato di sostenere che i tribunali inglesi non avrebbero giurisdizione per pronunciarsi sul investimento di uno Stato sovrano e che un’udienza avrebbe interferito con le sue indagini penali, con “atti legittimi di uno stato straniero” e non avrebbe avuto “uno scopo utile”. La Corte d’Appella ha stabilito, invece, che la difesa dell’immunità sovrana non è a disposizione della Santa Sede nel caso di 60 Sloane Avenue, perché la controversia riguarda una transazione commerciale. Quindi, la Corte d’Appello ha deciso che i tribunali britannici hanno il diritto di esaminare la transazione e stabilire se Mincione operasse o meno in “buona fede”.

Questa nuova sentenza si aggiunge al caso del giudice inglese Tony Baumgartner della Corte della Corona di Southwark a Londra, che il 10 marzo 2021 in una sentenza di 42 pagine in 140 punti aveva stabilito, che i Promotori di Giustizia vaticani hanno fatto false dichiarazioni e omissioni “terribili” nella loro richiesta di sequestro dei beni del finanziere Gianluigi Torzi e aveva ordinato il rilascio dei fondi, di cui abbiamo riferito il 26 marzo 2021: Caso 60SA. Sentenza tribunale londinese conferma: Becciu fu diffamato in modo “spaventoso”. Il Papa ingannato con il teorema accusatorio dell’Espresso depositato sulla sua scrivania.

Su questa ennesima brutta figura per i Promotori di giustizia vaticani facciamo seguire il riassunto di Il Tempo e l’articolo di The Telegraph, nella nostra traduzione italiana dall’inglese. Nel frattempo c’è solo da attendere l’esito della consegna della documentazione richiesta, sempre se verrà consegnata ai tribunali inglesi…

Vaticano, Santa Sede convocata dal giudice inglese per l’immobile di Sloane Avenue
di Filippo Caleri
Il Tempo, 8 agosto 2022


La vicenda dell’immobile acquistato dal Vaticano a Londra dal finanziere italiano, Raffaele Mincione, e al centro una battaglia giudiziaria, si arricchisce di un altro capitolo. La Santa Sede sarà chiamata a fornire la sua versione sulla querelle nei tribunali inglesi. E sarebbe la prima volta nei suoi 2000 anni di storia.

La notizia è riportata dai media inglesi, in particolare dal Daily Mail e dal Telegraph. Secondo i cronisti l’invito a rispondere sul caso dell’immobile è arrivato ai legali di Oltretevere dalla Corte d’Appello britannica. Il Vaticano – secondo la stampa anglosassone avrebbe cercato di evitare la pronuncia dei tribunali sull’investimento di 124 milioni di sterline nella proprietà dell’ex magazzino di Harrods a Chelsea destinato allo sviluppo in appartamenti di lusso. Un prezzo considerato troppo elevato e dunque contestato dal Cupolone che ha accusato Mincione dei reati di frode, appropriazione indebita e abuso d’ufficio. Una tesi non condivisa dal finanziere che ha sempre opposto che la valutazione della proprietà, fatta da esperti indipendenti, fosse appropriata.

Così mentre un processo è in corso presso la Città del Vaticano sul caso, ora si potrebbe aprire un processo parallelo anche a Londra. Il giudice londinese avrebbe dato ai legali vaticani un tempo molto stretto, fino a circa la metà del prossimo settembre, per inviare una memoria scritta che spieghi le prove che supportano le accuse mosse a Mincione. Che ha sempre sostenuto che quelle sulla presunta irregolarità della transazione immobiliare non sono mai state verificate. La richiesta alla Corte inglese è basata sulla necessità di avere una maggiore certezza sulla vicenda la cui mancata conclusione sta arrecando un danno alla sua reputazione.

Gli avvocati vaticani hanno sempre sostenuto che un’udienza nel Regno Unito avrebbe interferito con le indagini penali e con «atti legittimi di uno Stato straniero» e non avrebbe avuto «uno scopo utile». Ma la Corte d’appello ha invece deciso che i tribunali britannici hanno il diritto di esaminare la transazione stabilire se l’uomo d’affari, e la sua società Wrm, operassero o meno in «buona fede».

Il caso sarà il primo in cui il Vaticano comparirà davanti ai tribunali del Regno Unito. Lo stato cattolico ha sempre evitato azioni legali nelle giurisdizioni straniere rivendicando l’immunità statale. Ma questa non sarebbe applicabile nel caso di Sloane Avenue 60 perché la controversia riguarda una transazione commerciale.

Raffaele Mincione, un finanziere britannico, afferma che il Vaticano non ha mai fornito prove per dimostrare di aver perso denaro né di un suo presunto comportamento illegale o disonesto relativo all’affare immobiliare (Foto di Getty Images Europe/The Telegraph).

Il caso di proprietà del Vaticano da 124 milioni di sterline sarà ascoltato nel Regno Unito nel “processo del secolo”
La Corte d’Appello ha stabilito che il piccolo stato sovrano dovrebbe affrontare un processo nei tribunali inglesi per la prima volta nei suoi 2000 anni di storia
di Charles Hymas
The Telegraph, 6 agosto 2022


Il Vaticano dovrà affrontare un processo nei tribunali inglesi per la prima volta nei suoi 2000 anni di storia, ha stabilito la Corte d’Appello.

Gli avvocati del piccolo stato sovrano hanno fallito nel tentativo di impedire ai giudici inglesi di esaminare un importante affare immobiliare di Londra al centro del “processo del secolo” del Vaticano.

Il Vaticano ha cercato di sostenere che i tribunali inglesi non dovrebbero pronunciarsi sul suo investimento di 124 milioni di sterline nella proprietà al 60 di Sloane Avenue, un ex magazzino di Harrods a Chelsea che era destinato allo sviluppo in appartamenti di lusso.

Il Vaticano afferma che Raffaele Mincione, un finanziere britannico, ha commesso una frode gonfiando il prezzo quando le sue società hanno venduto la proprietà nel 2018. I pubblici ministeri in Vaticano hanno accusato il Signor Mincione e altri 10 di reati di frode, appropriazione indebita e abuso d’ufficio.

Tuttavia, l’imprenditore sostiene di non aver fatto nulla di male e che la valutazione della proprietà da parte di esperti indipendenti era appropriata. Il Signor Mincione afferma che il Vaticano non ha mai fornite prove per dimostrare di aver perso denaro né del suo presunto comportamento illegale o disonesto.

Sta cercando di intentare un’azione civile nei tribunali del Regno Unito per “contrastare” la pubblicità e per proteggere la sua reputazione dopo aver subito un “pregiudizio” a causa delle accuse, secondo i documenti.

Gli avvocati vaticani hanno detto alla Corte d’Appello che un’udienza nel Regno Unito avrebbe interferito con le indagini penali e con “atti legittimi di uno Stato straniero” e non avrebbe avuto “uno scopo utile”.

Tuttavia, il finanziere ha ottenuto ora una vittoria storica presso la Corte d’Appello, che ha convenuto che i tribunali britannici hanno il diritto di esaminare la transazione immobiliare e stabilire se lui e la sua società WRM hanno operato in “buona fede”.

La sentenza, emessa da Lord Justice Jackson, Lord Justice Males e Lord Justice Birss, ha riconosciuto che il Signor Mincione aveva un “genuino desiderio di essere scagionato pubblicamente da una colpa o dal sospetto” e ha convenuto che aveva una rivendicazione “giustificabile” nei tribunali del Regno Unito.

Si ritiene che il caso sarà il primo in cui il Vaticano comparirà davanti ai tribunali del Regno Unito. L’enclave cattolica, che si estende su 121 acri nel centro di Roma, evita spesso azioni legali nelle giurisdizioni straniere rivendicando l’immunità statale.

L’anno scorso, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito che il Vaticano era protetto dalle rivendicazioni delle vittime di abusi sessuali da parte del clero perché non può essere ritenuto responsabile per le azioni di sacerdoti e vescovi nel mondo.

La difesa dell’immunità sovrana non è, invece, a disposizione del Vaticano nel caso di 60 Sloane Avenue perché la controversia riguarda una transazione commerciale.

La saga è iniziata nel 2014 con un complesso accordo immobiliare londinese che ha coinvolto banche svizzere, fondi di investimento con sede in Lussemburgo e, presumibilmente, milioni di sterline donate dai cattolici nella raccolta annuale dell’Obolo di Pietro per buone cause.

Nel caso di 60 Sloane Avenue, il Vaticano ha lavorato tramite Credit Suisse. Il Signor Mincione doveva acquisire una quota di minoranza nella proprietà. Entro il 2016 era stato concesso il consenso alla pianificazione per appartamenti di lusso.

Due anni dopo, funzionari vaticani acquistarono direttamente l’edificio dalla società lussemburghese del Signor Mincione. Il Vaticano afferma di aver perso milioni con l’affare e ha perseguito le persone coinvolte attraverso i tribunali, tra cui il Signor Mincione e il Cardinale Giovanni Becciu, l’ex consigliere del Papa. Ha venduto la proprietà a un fondo di investimento statunitense.

Non è ancora chiaro chi sarebbero i testimoni in un eventuale processo, ma potrebbe includere figure di spicco in Vaticano.

All’inizio di questo mese, è stato affermato che Papa Francesco ha autorizzato intercettazioni segrete durante l’indagine penale che ha preso di mira funzionari, tra cui il Cardinal Becciu. Gli investigatori erano autorizzati a intercettare telefoni, intercettare e-mail e arrestare chiunque senza chiedere la preventiva approvazione di un giudice.

Il Papa si sarebbe interessato da vicino al caso e, secondo gli atti del tribunale, avrebbe definito la transazione immobiliare uno “scandalo”.

La vittoria del Signor Mincione nella Corte d’Appello è l’ultima batosta per un’accusa [vaticana]. Durante l’esame delle prove, un precedente tribunale vaticano ha convenuto che i diritti degli imputati erano stati “completamente violati” e ha ordinato ai pubblici ministeri di ritirare le accuse. Successivamente sono stati riformulati.

Nel Regno Unito, gli investigatori vaticani hanno anche tentato di congelare i conti bancari appartenenti a uno dei presunti co-cospiratori [Gianluigi Torzi], che ha portato un giudice britannico a esaminare le prove.

In un giudizio molto critico, il giudice Tony Baumgartner della Southwark Crown Court ha ritenuto che le “non rivelazioni e false dichiarazioni” degli investigatori vaticani fossero “così spaventose” che ha rilasciato i fondi dell’imputato.

A Mincione è stato concesso il diritto di ottenere il “declaratory relief”

Nella sua sentenza la Corte d’Appello ha concesso al Signor Mincione il diritto di ottenere il “declaratory relief” (la determinazione giuridica di un tribunale che risolve l’incertezza giuridica per le parti in causa) sull’affare e ha condannato la Segreteria, un dipartimento del Vaticano [la Segreteria di Stato], al pagamento delle sue spese legali. Il team legale era guidato da QC Charles Samek.

“Chiaramente c’è una controversia tra il [il Vaticano] e il Signor Mincione sul fatto che sia stato coinvolto in una condotta criminale, anche in relazione alla transazione”, si legge nella sentenza.
“Tale contenzioso è oggetto del procedimento penale innanzi al Tribunale della Città del Vaticano.
“Tuttavia, l’esistenza di tale controversia non preclude l’esistenza di una controversia tra [il Signor Mincione] e [il Vaticano] in merito al fatto che [il Signor Mincione sia] soggetto a una responsabilità civile nei confronti [del Vaticano], ad esempio per il pagamento di un risarcimento, a seguito dell’entrata nella transazione.
“In tali circostanze, mi sembra che lungi dall’esserci un motivo convincente per sospendere la presente domanda, ci siano tutte le ragioni per cui dovrebbe essere consentito procedere. Si tratta di una rivendicazione che il giudice ha ritenuto giustificabile, sulla quale il tribunale inglese ha giurisdizione esclusiva”.

A seguito della sentenza, il Vaticano dovrà divulgare i documenti relativi a come è entrato nell’operazione e come l’ha finanziato.

Un portavoce vaticano ha affermato: “La legittimità delle indagini e la corrispondenza del sistema giudiziario vaticano ai principi del giusto processo è stata riconosciuta da vari tribunali stranieri”.