In Francia un vescovo sopprime un’altra associazione di fedeli del post Concilio Vaticano II. Il doppio standard disciplinare della Santa Sede

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Il Vescovo di Bayeux-Lisieux, Mons. Jacques Habert ha soppresso l’associazione canonica di fedeli Mission Theresienne. Questa associazione, che ha sede a Lisieux, la città della Normandia che fu la casa di Santa Teresa, invita i bambini e le loro famiglie a pregare per la Chiesa, i sacerdoti e le vocazioni. Fondato in Francia nel 1975 da Padre Bruno Thévenin, riconosciuto dal Vescovo di Bayeux-Lisieux nel 1992, attualmente opera in più di venti paesi, tra cui Belgio, Italia, Polonia, Lituania, Ungheria, Bulgaria, Cina, Stati Uniti, Messico e Angola.

Oggi più di 6.500 sacerdoti e religiosi sono personalmente affidati alla preghiera dei bambini della Mission Thérésienne in Francia: il bambino è poi il padrino di un sacerdote o di un religioso. Ma il nuovo vescovo di Bayeux-Lisieux, nominato da Papa Francesco il 10 novembre 2020, ha soppresso questo riconoscimento canonico.

Il Vescovo di Bayeux-Lisieux, Mons. Jacques Habert (Foto di Guillaume Poli/CIRIC).

Ci viene a chiedere, cosa ci toccherà apprendere domani? Non passa un giorno senza che nella Chiesa Cattolica Romana di Francia non emerga una nuova dura decisione della “Chiesa delle porte aperte e dei ponti, aperta a tutti, a tutti” (dixit Papa Francesco [*]). Adesso è arrivata la volta della decisione senza misericordia per i bambini della Missione Thérésienne che pregano per i sacerdoti, dopo la sospensione delle ordinazioni nella Diocesi di Fréjus-Toulon [QUI e QUI] , l’annuncio di una visita apostolica alla Diocesi di Strasburgo, o addirittura lo scioglimento della Communauté du Verbe de Vie (Comunità della Parola di Vita)…

Il sito cattolico francese Riposte catholique ha riferito il 28 giugno scorso, che il Vescovo Habert ha ritirato il riconoscimento canonico del gruppo il 30 maggio scorso. Il sito ha pubblicato una lettera del Presidente dell’associazione “civile” Mission Theresienne, Cyrille Chartier-Kastle del 25 giugno 2022, in cui annunciava la soppressione dell’associazione.

Papa Francesco con il suo amico Zanchetta, ancora “Vescovo emerito” di Orán, condannato da un Tribunale argentino per l’abuso sessuale di due seminaristi e ciononostante da lui difeso a spada tratta.

Il doppio standard disciplinare della Santa Sede
di Phil Lawler
Catholic Culture, 30 giugno 2022

(Nostra traduzione italiana dall’inglese)

Gli anni recenti hanno stabilito che un vescovo cattolico può essere rimosso dall’incarico per cattiva condotta – a meno che non goda del favore di Papa Francesco. Due giornalisti hanno illustrato il punto questa settimana.
Per Catholic World Report [il testo originale QUI e la nostra traduzione italiana dall’inglese QUI], Christopher Altieri esamina la sorprendente saga del Vescovo Gustavo Zanchetta, già della Diocesi di Orán, ora incarcerato in Argentina per abusi sessuali [in realtà risulta ospitato in una clinica privata]. Un tribunale secolare lo ha ritenuto colpevole, ma un tribunale ecclesiastico non è giunto a conclusioni e, incredibilmente, il l’avvocato canonico che ha difeso Zanchetta ora indaga sui suoi accusatori – con l’approvazione della Santa Sede, su incarico “diretto dal Santo Padre”.

Dopo aver elencato i passi che Papa Francesco aveva già compiuto per proteggere Zanchetta (portandolo a Roma per evitare interrogazioni in Argentina, creando per lui un nuovo incarico in Vaticano, ecc.), Altieri scrive: «Si suppone che Papa Francesco non sia realmente intenzionato a rovinare la salute psicologica e spirituale del clero di Orán, in Argentina. Si suppone che Francesco non si preoccupi di distruggere quella poca fiducia nella propria guida che potrebbe essere rimasta tra i fedeli di quel luogo. Si suppone che Francesco non intenda prendere in giro la legge, il governo e il buon senso. Si suppone tutto ciò, sopra e contro gran parte di ciò che sappiamo sulla condotta di Papa Francesco nel caso del Vescovo Zanchetta, inspiegabilmente emerito di Orán in Argentina». Sta diventando sempre più difficile da supporre.

Poi, sul National Catholic Register [QUI], Edward Pentin confronta il trattamento riservato dal Vaticano a due prelati: il Vescovo Daniel Fernandez Torrez, che è stato rimosso dalla Diocesi di Arecibo, Porto Rico; e il Vescovo Richard Stika, che rimane al timone a Knoxville, nel Tennessee.

Il Vescovo Fernandez ha protestato contro la sua rimozione, definendola “totalmente ingiusta” e da marzo ha cercato un incontro con Papa Francesco e una spiegazione per la sua rimozione, nessuna delle quali gli è stata concessa. La sua unica pecca nota è il disaccordo con altri vescovi a Porto Rico, in particolare con l’Arcivescovo Roberto Gonzalez Nieves di San Juan. Ironia della sorte, lo stesso Arcivescovo Gonzalez è stato chiesto di dimettersi diversi anni fa, a causa di denunce che includevano – indovinate – un’omissione nei confronti dei sacerdoti accusati di abusi. Ma Gonzalez resta in carica e Fernandez è fuori.

E il Vescovo Stika è ancora a Knoxville, nonostante una serie di gravi lamentele sulla sua gestione dei casi di abuso sessuale. È stata condotta un’indagine della Santa Sede sulla sua leadership e i risultati sono stati riportati a Roma, ma ad oggi non è stata intrapresa alcuna azione. Forse, per quanto ne sappiamo, non dovrebbe essere intrapresa alcuna azione. Ma sappiamo quali denunce sono state presentate contro Mons. Stika, mentre ancora non conosciamo la natura delle denunce contro Mons. Fernandez.

Di fronte alle evidenti disparità nella gestione vaticana dei casi disciplinari che coinvolgono i vescovi, un prelato di Roma (che purtroppo ha scelto di parlare in modo anonimo) ha detto a Pentin: «Temo che le decisioni dipendano molto da chi sono gli amici del vescovo accusato e da quanto hanno l’orecchio del Papa».

[*] Papa Francesco: nella Chiesa c’è posto per tutti
«Apriamo le porte. È il Signore che chiama. (…) Una Chiesa senza catene e senza muri, in cui ciascuno possa sentirsi accolto e accompagnato, in cui si coltivino l’arte dell’ascolto, del dialogo, della partecipazione, sotto l’unica autorità dello Spirito Santo. Una Chiesa libera e umile, che “si alza in fretta”, che non temporeggia, non accumula ritardi sulle sfide dell’oggi, non si attarda nei recinti sacri, ma si lascia animare dalla passione per l’annuncio del Vangelo e dal desiderio di raggiungere tutti e accogliere tutti. Non dimentichiamo questa parola: tutti. Tutti! (…) Questa parola del Signore deve risuonare, risuonare nella mente e nel cuore: tutti, nella Chiesa c’è posto per tutti. E tante volte noi diventiamo una Chiesa dalle porte aperte ma per congedare gente, per condannare gente. Ieri uno di voi mi diceva: “Per la Chiesa questo non è il tempo dei congedi, è il tempo dell’accoglienza”. (…) Tutti, tutti! (…) Tutti!» (Papa Francesco – Omelia della Celebrazione Eucaristica nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo in Basilica di San Pietro, 29 giugno 2022).

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