Santa Sede e Vietnam, verso un nunzio ad Hanoi

Forse mancano solo pochi passi alla nomina di un nunzio permanente in Vietnam. E, dal canto suo, il Vietnam non solo si è detto disponibile, ma vuole che i cattolici prendano “parte attiva nella costruzione nazionale e nel processo di sviluppo socioeconomico”. Al termine del quarto incontro del Gruppo di Lavoro congiunto tra Vietnam e Santa Sede, l’obiettivo “rappresentanza diplomatica vaticana” in Vietnam sembra a portata di mano. Almeno a leggere il comunicato ufficiale delle due parti, in cui si ribadisce, come di consueto, la “grande cordialità” dei colloqui, e si sottolinea come la Santa Sede abbia posto la questione della necessità di avere un nunzio permanente sul tavolo.

D’altra parte, Hanoi ha tutta la convenienza a migliorare e rafforzare il dialogo con la Santa Sede. Il Vietnam è la più grande comunità cattolica del Sudest Asiatico dopo le Filippine, conta più di 6 milioni di cattolici su una popolazione di 89 milioni di persone a maggioranza buddhista.

La Costituzione prevede formalmente il rispetto della libertà religiosa. Eppure, “incidenti” e persecuzioni dei cattolici si verificano frequentemente da parte del regime che ha preso il potere nel 1976, invadendo il Sud e riunificando il Paese.

A questo quarto round di colloqui (che si è tenuto, come da accordi, in Vaticano, ed è stato guidato dal sottosegretario per Rapporti con gli Stati Cammilleri e dal viceministro degli Esteri vietnamita Bui Thanh Son) si arrivava tra l’altro dopo che negli ultimi mesi si erano inasprite le sanzioni di Hanoi contro gli attivisti che chiedono una maggiore democratizzazione, il diritto alla proprietà contro gli espropri forzati e modifiche alla Costituzione. Molti di questi attivisti erano cattolici, che hanno fatta loro la battaglia della Conferenza Episcopale per le riforme della Carta dello Stato in chiave multipartitica e democratica, inviando anche al governo “suggerimenti sinceri” per l’evoluzione della nazione.

La questione della libertà religiosa e delle difficoltà della Chiesa vietnamita al momento non è contenuta nel documento ufficiale. Ma la diplomazia ha i suoi tempi, e la geopolitica le sue necessità. Per esempio, un documento del governo vietnamita che limita gli spostamenti nel caso di viaggi all’estero ai membri del clero e impone loro anche di chiedere il permesso delle autorità in caso di trasferimento è nato subito dopo un incontro tra una delegazione cinese e alti funzionari del governo vietnamita nel 2011, la termine del quale era stato deciso che “il Vietnam prenderà sempre più come modello la politica della Cina in materia di religione”. Una concessione che è stata necessaria per evitare un conflitto regionale con la superpotenza cinese, che sarebbe stato compreso dagli interlocutori della Chiesa.

D’altronde, gli esponenti della Chiesa chiedono con forza l’apertura delle piene relazioni diplomatiche perché solo in quel modo è possibile proteggere al meglio la comunità cattolica cinese.

Il Vietnam – come si apprende dal comunicato finale dell’incontro – ci ha tenuto a sottolineare “la consistente attuazione ed i continui miglioramenti delle politiche da parte del Partito e dello Stato del Vietnam riguardanti il rispetto e l’assicurazione della libertà di religione e delle credenze religiose” e allo stesso tempo incoraggia le diverse religioni e la Chiesa cattolica in Vietnam “a prendere parte attiva alla costruzione nazionale e nel processo di sviluppo socioeconomico”.

La Santa Sede, dal canto suo, prende atto dei miglioramenti, e mette in luce i passi avanti, come “l’attenzione data da diversi livelli del governo alle attività della Chiesa cattolica in Vietnam, in particolare alla decima Assemblea plenaria della Conferenze Episcopali dell’Asia”, come pure alle visite episcopali di Leopoldo Grielli, rappresentante pontificio non residente. Lo scorso 7 febbraio, Grielli  è stato ricevuto dal Pham Quang Nghi, segretario del Comitato del Partito di Hanoi. E forse non è un caso che nella stessa giornata sia stato dato l’annuncio della scarcerazione – in anticipo rispetto alla scadenza dei termini – di Le Cong Dinh, avvocato attivista per i diritti umani che era in cella dal giugno del 2009. Nel gennaio del 2010 era stato condannato a cinque anni di galera per sovversione.

Una luna di miele diplomatica che era diventata evidente lo scorso 22 gennaio, quando il Segretario Generale del Partito Comunista Nguyen Phu Trong era stato in visita da Benedetto XVI.

Tutto lascia pensare che manca poco alla nomina di un rappresentante pontificio permanente ad Hanoi. “Le due Parti – si legge nel comunicato finale dell’incontro – sono del parere che i rapporti tra il Vietnam e la Santa Sede siano progrediti in uno spirito di buona volontà, di scambio costruttivo e di rispetto per i principi della loro relazione. In questo spirito, ed in vista dell’impegno di sviluppare ulteriori rapporti reciproci, il lavoro del Rappresentante Pontificio non residente sarà facilitato per permettergli di svolgere la sua missione in modo ancora più fecondo”.

Con l’occasione, la delegazione vietnamita ha pure “reso una visita di cortesia al Segretario per i Rapporti con gli Stati Dominique Mamberti”.

Ora, si pensa già al “quinto incontro del Gruppo di lavoro congiunto tra il Vietnam e la Santa Sede”, la cui data “verrà concordata attraverso i canali diplomatici”. In questa occasione la Delegazione del Vietnam ha anche reso una visita di cortesia al Segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, Sua Eccellenza Mons. Dominique Mamberti”.

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