La rana bollita, il topo nel barattolo e la finestra di Overton: come rendere accettabile una idea inaccettabile. La manipolazione delle masse e la dittatura dei mediocri

«Vi ricordate lo slogan: “Andrà tutto bene”? Io sì. Nulla è andato bene: la vigile attesa, le cure sbagliate, le cure precoci domiciliari negate, l’abbandono dei malati e degli anziani, le autopsie non fatte, i divieti, le limitazioni delle libertà sancite dalla nostra Costituzione, lo stato di emergenza prolungato, l’imposizione delle terapie geniche sperimentali che sicuramente arricchiscono le case produttrici ma non assicurano l’immunità e provocano gravi reazioni avverse, la gente incattivita dal lavaggio del cervello perpetrato da una politica e una informazione pilotata ed asservita ai poteri forti. Continuate a tacere e vedrete che andrà sempre peggio. Non illudetevi, non c’è limite al peggio» (E.A.).

Mala tempora currunt
sed peiora parantur

La rana bollita

Il principio della rana bollita, utilizzato dal filosofo americano Noam Chomsky, fa riferimento alla Società, ai Popoli che accettando passivamente, il degrado, le vessazioni, la scomparsa dei valori, dell’etica, ne accettano di fatto la deriva.

Immaginate in un pentolone pieno d’acqua fredda, nel quale nuota tranquillamente una rana.

Il fuoco è acceso sotto la pentola.

L’acqua si riscalda pian piano.

Presto l’acqua diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole.

La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda, un po’ più di quanto la rana non apprezzi.

La rana si scalda un po’, tuttavia non si spaventa.

Adesso l’acqua è davvero troppo calda e la rana la trova molto sgradevole. Ma si è indebolita e non ha la forza di reagire, dunque sopporta e non fa nulla per salvarsi.

La temperatura sale ancora e la rana, semplicemente, finisce morta bollita.

Ma se l’acqua fosse stata già bollente, la rana non ci si sarebbe mai immersa, avrebbe dato un forte colpo di zampa per salvarsi.

Ciò significa che quando un cambiamento viene effettuato in maniera sufficientemente lenta e graduale sfugge alla coscienza e non suscita nessuna reazione, nessuna opposizione.

Il topo nel barattolo

«Durante un esperimento, un topo è stato messo in cima ad un barattolo pieno di chicchi di riso. Grazie al fatto di trovare così tanto cibo intorno a sé che non sentiva più il bisogno di andare in giro a cercarlo. Ora può finalmente vivere la sua vita senza pensieri e senza sforzi.

Dopo qualche giorno di godimento, quando il riso è finito, è arrivato sul fondo del barattolo.

A quel punto, si è accorto di essere intrappolato e di non poter uscire. Ora dipende completamente da qualcuno che gli metta dei granelli nel barattolo perché sopravviva.

Ora non ha altra scelta che mangiare quello che gli è dato, fino a quando qualcuno vorrà darglielo.

Per non fare la fine dei topi da laboratorio è bene ricordare che:
1. I piaceri a breve termine possono portare a trappole a lungo termine.
2. Se le cose vengono facili e ti metti comodo, ti stai intrappolando in una DIPENDENZA.
3. Quando non stai utilizzando le tue abilità, perderai più delle tue abilità. Perdi la possibilità di SCEGLIERE e il tuo LIBERO ARBITRIO.
4. La libertà non si conquista facilmente, ma si può perdere rapidamente” (Loredana Biffo).

La finestra di Overton

La finestra di Overton è uno schema di comunicazione/persuasione ideato da Joseph P. Overton (1960-2003), già Vice-presidente del Centro studi statunitense Mackinac Center for Public Policy.

In estrema sintesi, si tratta di uno spazio concettuale graduato all’interno del quale si individuano alcune fasi, sei per la precisione, in cui si può descrivere lo spostamento dell’atteggiamento dell’opinione pubblica rispetto a una certa idea. Overton ha spiegato che si possono costruire e sono state costruite campagne a favore di alcune idee non ancora accettate dalla società. Si tratta quindi della una teoria di uno dei modi in cui avviene la persuasione politica e dei meccanismi che possono essere utilizzati, un modello di rappresentazione delle possibilità di cambiamenti nell’opinione pubblica, descrivendo come delle idee, totalmente respinte al loro apparire, possano essere poi accettate pienamente dalla società, per diventare infine legge.

La finestra di Overton è un modello di rappresentazione delle possibilità di cambiamenti nell’opinione pubblica, descrivendo come delle idee, totalmente respinte al loro apparire, possano essere poi accettate pienamente dalla società, per diventare infine legge. La cosa più inquietante è che queste idee nascono spesso da un piccolo gruppo e a vantaggio solo di pochi, con danni per tutti gli altri. Secondo Overton, qualsiasi idea, anche la più incredibile, per potersi sviluppare nella società ha una finestra di opportunità. Nella finestra l’idea può essere ampiamente discussa, e si può apertamente tentare di modificare la legge in suo favore. L’apparire di questa idea, in quel che potremmo chiamare la finestra di Overton, permette il passaggio dallo stadio di “impensabile” a quello di un pubblico dibattito, prima dalla sua adozione da parte della coscienza di massa e il suo inserimento nella legge.

Non si tratta di lavaggio del cervello puro e semplice, ma di tecniche più sottili, efficaci e coerenti, si tratta di portare il dibattito fino al cuore della società, per fare sì che il cittadino comune si appropri di una certa idea e la faccia sua. All’inizio è talvolta sufficiente che un personaggio pubblico o politico la promuova in modo caricaturale ed estremo, e che poi il resto della classe pubblica e politica smentisca con grande foga. Ecco, l’idea è nata, e la danza dei furbetti può cominciare. Il soggetto è lanciato, e si può discuterne per il bene di tutti e sgombrare il campo dagli equivoci!

Il Cardinale Angelo Bagnasco, nella Prolusione del 30 settembre 2015 al Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana, nelle sue riflessioni sulla famiglia ha citato questa tecnica di persuasione delle masse, la cosiddetta finestra di Overton, per dimostrare come con vere e proprie strategie di comunicazioni si riescono a fare accettare “l’introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale”.

Secondo la teoria di Overton, una finestra è l’intervallo di idee che possono essere accettate dalla società in un determinato momento e che vengono apertamente manifestate dai politici senza che questi ultimi passano per estremisti.

Le idee evolvono secondo i seguenti stadi:

1. Inconcepibile/impensabile (inaccettabile, vietato)
2. Radicale (vietato, ma con delle eccezioni/riserve)
3. Accettabile (l’opinione pubblica sta cambiando/inizia a superare il divieto)
4. Utile/sensato (ragionevole, razionale/razionalmente difendibile)
5. Popolare/diffuso (socialmente accettabile)
6. Legalizzato (consacrazione nella politica statale/elevato a verità e a dogma)

L’uso della finestra Overton è il fondamento della tecnologia di manipolazione della coscienza pubblica finalizzata all’accettazione da parte della società di idee che le erano precedentemente estranee e consente l’eliminazione dei tabù. L’essenza di questo metodo sta nel fatto che l’auspicato mutamento di opinione deve perseguirsi attraverso varie fasi, ciascuna delle quali sposta la percezione ad uno stadio nuovo dello standard ammesso fino a spingerlo al limite estremo. Ciò comporta uno spostamento della stessa finestra, ed un dibattito polemico ben governato permette di raggiungere la fase ulteriore all’interno della finestra.

Il regista russo Nikita Michalkov – noto per il film “Oci Ciornie”, che valse a Mastroianni il premio al Festival di Cannes del  1987 – in una puntata del suo video blog Besogon.tv ha provocatoriamente proposto lo schema di questo processo applicandolo a un qualcosa che è attualmente impensabile, il cannibalismo:

Fase 1: Il cannibalismo è inaccettabile. Non se ne parla e non si ammette in nessun caso.
Fase 2: Si comincia a far circolare l’idea che la proibizione del cannibalismo sia un “tabù”. Se ne discute in circoli ristretti dove “scienziati (antropologi, psicologi, nutrizionisti)” ne discettano. Si organizza qualche convegno. Si costituiscono associazioni più o meno segrete di “cannibali” (ad es. Associazione di Liberi Cannibali).
Fase 3: Si comincia a parlare del fenomeno nei media, giornali e televisione, ma operando dei “distinguo”. (A questo punto il tabù è già infranto). Si coniano nuovi vocaboli meno urtanti che rendano meno indigesto il concetto: non si parlerà più di cannibalismo o antropofagia ma di “antropofilia”. Si metteranno in evidenza precedenti storici.
Fase 4: Qualche studioso lancerà l’ipotesi che il desiderio di mangiare carne umana dipenda da predisposizioni genetiche; altri sosterranno che in caso di eventi eccezionali, come carestie, il nutrirsi di carne umana non sia solo legittimo ma corretto. Si inizierà a dialogare su quali siano le circostanze eccezionali nelle quale sia accettabile nutrirsi di carne umana.
Fase 5: L’argomento diventa oggetto di talk show, compare nel cinema, negli spot pubblicitari. A fronte degli “antropofili” si creerà la categoria degli antropofobi. Qualche personaggio famoso farà “coming out”. Il tema conquisterà le prime pagine, se ne discuterà pubblicamente. L’origine dell’“antropofilia” essendo ignota non potrà essere considerata una colpa. Il dibattito acquisterà una dimensione politica.
Fase 6: sorgono gruppi di pressione che promuovono il cannibalismo con lo slogan: “non si deve vietare l’antropofilia”. Il cibarsi di carne umana viene “depenalizzato”. Coloro che si oppongono vengono socialmente stigmatizzati accusandoli di “fobia”, di “intolleranza”, di “arretratezza culturale” Nelle scuole si comincia ad insegnare che accanto ai vegetariani, ai vegani, agli onnivori, ci sono, a pieno titolo, anche gli antropofili. Il processo è concluso, l’idea da inaccettabile è entrata nel pensare comune.

Il “cannibalismo” è un caso ipotetico, ma guardiamoci intorno e facciamo un’esercitazione. Quante delle “idee” che oggi sono bagaglio del pensare comune cinquanta o sessant’anni fa erano impensabili? Se ne ripercorriamone lo sviluppo riscontreremo che hanno seguito e completato l’intero percorso. Quante altre idee sono invece ancora in una fase intermedia?

Dei gruppi di riflessione producono e diffondono opinioni all’esterno della finestra di Overton, per rendere la società più ricettiva verso l’idea in corso. Quando un gruppo di riflessione vuole imporre una idea considerata inaccettabile dall’opinione pubblica, utilizza la finestra di Overton per tappe.

Prendiamo ad esempio l’evoluzione del pensiero unico omosessualista: la teoria del gender (definita da Papa Francesco “espressione di frustrazione che cancella differenze, uno sbaglio della mente umana”). Lo spostamento della finestra di Overton in direzione di un cambiamento dell’atteggiamento verso le persone LGBTQI+ e le loro tesi può passare per i seguenti stadi:

Stadio 1: in questo stadio il problema è inaccettabile, non è discusso nella stampa e non è ammesso dalla gente.
Stadio 2: il tema evolve da “assolutamente inaccettabile” a “vietato ma con delle riserve”. Si afferma che non bisogna avere alcun tabù, il tema comincia ad essere discusso in piccole conferenze durante le quali degli stimati economisti, psicoanalisti e altri tecnici addentro al problema, fanno delle dichiarazioni di carattere “scientifico”. Il soggetto cessa di essere tabù e viene introdotto nello spazio mediatico. Risultato: il soggetto inaccettabile è messo in circolo, il tabù è desacralizzato, il problema non suscita più la medesima reazione, che comincia ad articolarsi in diversi gradi.
Stadio 3: il tema del gender passa dallo stadio del radicale (vietato, ma con delle riserve) allo stadio di accettabile. Continuano ad essere citati economisti e sociologi e vengono create espressioni eleganti: non si parla più di emarginazione sociale propriamente detta ma, diciamo, di una realtà obiettiva nella quale sempre più persone LGBTQI+ hanno difficoltà a sopravvivere degnamente e che bisogna tentarle tutte pur di dare a tutti l’opportunità di vivere come pare a loro. L’obiettivo è di disconnettere il significato della parola dal suo contenuto nella coscienza sociale.  Nel frattempo, reportage televisivi cominciano a mostrare che le “innaturalità” della teoria del gender non sono mai state realmente dimostrate.
Stadio 4: La finestra di Overton si sposta, trasferendo il tema dall’ambito dell’accettabile a quello del ragionevole/razionale, ciò che deriva dalla “necessità economica”. Si afferma che l’omosessualità è un fatto naturale. Non bisogna nascondere l’informazione che ognuno è libero di essere ciò che vuole e quando vuole.
Stadio 5: da utile a popolare (socialmente accettabile). La discussione non verte solo sull’esempio di personaggi storici o mitici, ma anche ponendo l’accento sulla durezza dei tempi in cui gli omosessuali erano ghettizzati, malmenati ed emarginati. La teoria del gender comincia a essere ampiamente discussa nei programmi di informazione, nei dibattiti televisivi, nei film, nelle canzoni e nei clip. Per rendere il tema popolare, si cita spesso ad esempio un personaggio storico celebre che a suo tempo era stato costretto all’emarginazione, prima di diventare una persona importante.
Stadio 6: da socialmente accettabile alla legalizzazione. Il soggetto è oramai lanciato, viene automaticamente riprodotto nei media e negli show-biz, e raccoglie consensi politici. Giunti a questa tappa, “l’umanizzazione” dei fautori della teoria del gender viene utilizzata per giustificarne la legalizzazione. Possiamo davvero noi giudicare ciò che è bene per ciascun individuo? Anche se tutto questo può sembrare a qualcuno “amorale”, è necessario, perché una società funzioni, che ognuno trovi il posto che più gli è congeniale. Da tema popolare, la teoria gender e tutte le rivendicazioni LGBTQI+ diventano legali. Si crea una base normativa, compaiono delle lobbies, vengono pubblicati degli studi che sostengono il tema della legalizzazione. Un nuovo dogma appare: “per una società più equa è necessario che le persone LGBTQI+ abbiano gli stessi diritti alla famiglia o alla procreazione degli eterosessuali”. La legge è approvata, il gender diventa luogo comune nelle scuole e nei giardini di infanzia e la nuova generazione non riesce a capacitarsi di come si sia potuto pensarla in modo diverso.

Molte altre idee contemporanee sembravano assolutamente inconcepibili solo qualche decina di anni fa e sono poi diventate accettabili per la legge e agli occhi della società: aborto, immigrazioni massive, droghe “leggere”, eutanasia, pedofilia, incesto, poliamore. Non credete che questa evoluzione abbia seguito lo scenario sopra descritto? Credete davvero che queste “riforme” si siano ispirate al bene comune o non piuttosto che siano state adottate nell’interesse di qualcuno?

Il concetto di base è capire in quale finestra si trovi attualmente un’idea (ad esempio, la legalizzazione delle droghe, dell’eutanasia, dell’aborto, della pedofilia, delle unioni tra persone dello stesso sesso, l’introduzione di app Immuni o biochip, confinamento in casa o coprifuoco) e farla progressivamente slittare verso quella successiva, in una serie di passi.
Ovviamente, avere questo schema della finestra di Overton non consente molto di più di una fotografia della situazione, se non si è in grado effettivamente di influenzare l’opinione pubblica con esempi, testimonial, propaganda mirata, capacità di persuasione, narrazioni di episodi specifici, potere politico. L’uso della finestra Overton è il fondamento della tecnologia di manipolazione della coscienza pubblica finalizzata all’accettazione da parte della società di idee che le erano precedentemente estranee e consente l’eliminazione dei tabù. L’essenza di questo metodo sta nel fatto che l’auspicato mutamento di opinione deve perseguirsi attraverso varie fasi, ciascuna delle quali sposta la percezione ad uno stadio nuovo dello standard ammesso fino a spingerlo al limite estremo. Ciò comporta uno spostamento della stessa finestra, ed un dibattito polemico ben governato permette di raggiungere la fase ulteriore all’interno della finestra di Overton.

La finestra di Overton come strumento di manipolazione delle masse.

La dittatura dei mediocri

«Rimettere la decisione sulle cose più grandi ai più incapaci».

I danni della demagogia di cui oggi paghiamo le conseguenze, a causa di un’uguaglianza politicamente corretta che ha dato il potere alla mediocrazia.

«Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi.
Il diritto pubblico fondato sulla uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga».

«Tutte le colpe producono da sé la propria punizione».

Le citazioni sono da “Diario intimo” di Henri-Frédéric Amiel, scritto tra il 1847 e il 1881.

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