La celebrazione della Passione di Gesù presieduta dal Papa e la predica di Padre Cantalamessa

L’adorazione della croce, la predica dei ricordi, la preghiera universale. La liturgia che la Chiesa ci offre per il venerdì Santo è ricca di simboli e di significati che portano il compimento della fede. Papa Francesco ha presieduto la Celebrazione della Passione del Signore a San Pietro questo pomeriggio seguendo il rito nell’unico giorno dell’anno in cui non si celebra il sacrificio eucaristico. Il Pontefice seguendo le indicazioni liturgiche della celebrazione, si è disteso a terra davanti all’altare totalmente spoglio. Un gesto che tutti i Pontefici hanno sempre compiuto fino a che le loro condizioni fisiche lo hanno consentito. É seguito il canto in latino della Passione di Gesù secondo il Vangelo di Giovanni. Al momento dell’omelia Padre Raniero Cantalamessa ha proposto la sua riflessione partendo dall’ Anno della Fede che vede il suo vero compimento nella Pasqua. É nella Pasqua che Dio ha fatto nascere un mondo nuovo, un mondo che nonostante l’iniquità dell’uomo è già una realtà diversa.

“Anche la vita umana- dice il predicatore cappuccino- vista ai raggi infrarossi della fede, dall’alto del Calvario, appare diversa da quello che si vede “a occhio nudo”. Sono cominciati cieli nuovi e terra nuova. “Nonostante tutte le miserie, le ingiustizie, le mostruosità esistenti sulla terra, in lui (Cristo) si è inaugurato già il definitivo ordine nel mondo. Quello che vediamo con i nostri occhi può suggerirci il contrario, ma il male e la morte sono in realtà sconfitti per sempre. Le loro sorgenti sono disseccate; la realtà è che Gesù è il Signore del mondo. Il male è stato radicalmente vinto dalla redenzione da lui operata. Il mondo nuovo è già iniziato.” Porta l’esempio della morte Padre Cantalamessa: “Cristo è entrato nella morte come si entra in una prigione oscura; ma ne è uscito dalla parete opposta. Non è tornato indietro da dove era venuto, come Lazzaro che torna a vivere per morire di nuovo. Ha aperto una breccia verso la vita che nessuno potrà più richiudere, e per la quale tutti possono seguirlo. La morte non è più un muro contro cui si infrange ogni speranza umana; è diventata un ponte verso l’eternità.” E da qui ecco la Croce, quella di Cristo è simbolo dell’amore per tutti e ci spinge all’evangelizzazione. Ma come realizzare questo annuncio del Vangelo?

Il cappuccino usa un brano onirico di Kafka, un messaggero imperiale che non riesce a portare il suo messaggio fuori del castello, per spiegare che “l’evangelizzazione cristiana non è conquista, non è propaganda; è il dono di Dio al mondo nel suo Figlio Gesù. E’ dare al Capo la gioia di sentire la vita fluire dal suo cuore verso il suo corpo, fino a vivificarne le membra più lontane. Sappiamo quali sono gli impedimenti che possono trattenere il messaggero: i muri divisori, a partire da quelli che separano le varie chiese cristiane tra di loro, l’eccesso di burocrazia, i residui di cerimoniali, leggi e controversie passate, divenuti ormai solo dei detriti.” Poi cita il Papa: Gesù a volte “non bussa per entrare, ma bussa da dentro perché vuole uscire. Uscire verso “le periferie esistenziali del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, dell’ignoranza e dell’indifferenza religiosa, di ogni forma di miseria”.” Insomma la Chiesa va ricostruita come ai tempi di Francesco per adattarla alla storia, dice.

Parole che riecheggiano i periodi preconciliari e sembrano in effetti non tenere conto degli ultimi 50 anni di vita della Chiesa e della cristianità. Come se nulla fosse insomma. Il ressourcement però è già una realtà concreta nella teologia contemporanea. Semmai si tratta di ricordarlo ai parroci, proprio in questo anno dedicato all’apertura della grande assise conciliare che ancora stiamo comprendendo e attuando. Come ha detto più volte Benedetto XVI, ultimo pontefice ad aver partecipato ai lavori del Vaticano II, bisogna riprendere in mano i documenti ed attuarli.

Dopo la predica di Padre Cantalamessa per l’adorazione della Croce il Papa, tolti i paramenti, si è inchinato senza inginocchiarsi, e ha baciato l’antico crocifisso usato per la liturgia che è poi stato portato all‘altare. La distribuzione della Eucaristia conservata da ieri sera nell’Altare della Reposizione ha concluso la liturgia. L’assemblea si scioglie in silenzio in attesa di partecipare alla Via Crucis. Il Papa la seguirà al Colosseo secondo la consuetudine ripresa da Paolo VI.

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