La Chiesa difende il diritto ad avere una madre e un padre

In Francia sono stati 1,4 milioni a scendere in piazza la scorsa domenica contro la proposta di legge Mariage pour tous, il matrimonio per tutti. Non solo associazioni cattoliche, ma anche laiche, e persino due sigle gay, per sottolineare l’esigenza di tutti di avere un padre e una madre. Nel frattempo, all’ONU la Santa Sede prosegue la sua battaglia diplomatica in favore della famiglia. Negli scorsi giorni, Jean Lafitte, segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia, è stato al St. Mary’s University College a Twickenham, per parlare di “Matrimonio e famiglia nella cultura del relativismo”. E ha sottolineato come la dottrina del “matrimonio uguale per tutti” è uno slogan creato da rivoluzionari socialisti e post Cristiani come uno strumento politico per creare un nuovo paradigma di moralità”.

Lafitte ha messo in guardia dal massiccio sforzo internazionale per riscrivere le norme sociali nelle nazioni cristiane occidentali. Uno sforzo che ha avuto una “estensione estremamente rapida” di leggi che “danneggiano la sopravvivenza della famiglia”.

La pressione in favore dei i matrimoni gay – sostiene Lafitte – non vengono dunque esclusivamente da parte delle lobby omosessuali, ma anche da una serie di ingegneri sociali che cercano una alterazione radicale delle idee fondanti della civiltà occidentale.

L’evoluzione di questi cambiamenti legali e sociali è diventato “molto più severo e rapido di quanto potessimo pensare” negli ultimi tre anni. Tra questi cambiamenti legali – ha sottolineato Lafitte – c’è prima di tutto la creazione del riconoscimento legale per persone dello stesso sesso che “sono abusivamente chiamati matrimonio”, che proviene direttamente dal “relativismo sulla differenziazione sessuale” iniziata solo “un po’ di anni fa”.

L’ultimo Rapporto sulla Dottrina Sociale nel mondo si focalizza sul caso dell’Argentina, il Paese di provenienza di Papa Francesco. Il “matrimonio egalitario” istituito lì è “un punto centrale – spiega Lafitte – di un progetto veramente rivoluzionario che cerca di sovvertire le strutture più fondamentali della vita sociale”.

D’altronde – afferma Lafitte – non è stato lo stesso ministro francese Christiane Tabuira ad affermare che il matrimonio gay di recente approvato in Francia è “un vero cambio di civilizzazione?”

In Francia, in realtà, si è andati oltre le leggi. L’indottrinamento comincia presto, sin dall’asilo, perché – sostiene sempre il ministro dell’educazione Tabuira – “è necessario mettere da parte ogni possibile determinismo religioso o filosofico sociale” sulla famiglia.

Insomma – afferma Lafitte – ci sono tutti gli indizi che si sta cercando di “formare un sistema di moralità alternativo, che sarà pienamente stabilito dopo la completa distruzione della famiglia nel modo in cui è stata concepita per secoli e attorno alla quale la fabbrica sociale delle società più avanzate è stata gradualmente costruita e consolidata”.

“La diffusione dell’ideologia del gender – afferma Lafitte – e la negazione del carattere originale ed essenziale della complementarità sessuale” è stato perseguito con impegno. Dal 1990 – sostiene – “si può vedere chiaramente l’intento di banalizzare l’esercizio della facoltà sessuale tra le persone dello stesso sesso”. Questo – prosegue – ha portato alla differenza di comportamenti che ha espresso il relativismo etico riguardo il quale Benedetto XVI ha messo in guardia in molte circostanze. Questo ha cominciato a esercitare la sua influenza e a cambiare la moralità pubblica e la società”.

Perché fino al 1990 l’omosessualità era considerata un “tabu morale” da pastori e moralisti, e nessuno “avrebbe mai potuto immaginare che ciò che veniva accettato nella grande maggioranza delle culture riguardo la definizione del matrimonio sarebbe stato presto oggetto di una riconsiderazione radicale”.

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