Tutti gli orrori dell’Espresso su Becciu. Gravi affermazioni da codice penale. Vicenda emblematica per la libertà di espressione e di stampa

In questo Primo Domenica di Avvento, lo staff del Blog dell’Editore ha formulato alcune considerazioni – che faccio seguire – sull’articolo dell’Espresso a firma di Marco Damilano del 27 novembre 2020 “Tutti gli errori dell’ex cardinale Angelo Becciu nelle accuse che lancia all’Espresso”, a margine del nostro articolo di ieri Dies irae. La difesa infima dell’Espresso. E si “dimentica” di rispondere alle 12+2 domande. Altra carta straccia, per il giorno del giudizio che arriverà. Dies illa….

Tempo di Avvento e di avventi.

Massimiliano Coccia, a quanto abbiamo appreso, non è nuovo a ricevere denunce e a frequentare aule di tribunale. L’Espresso a seguito della citazione dell’avvocato del Cardinale Angelo Becciu, dovrà rispondere nelle sedi opportune di affermazioni gravissime.

L’operato giornalistico di uno pseudo giornalista non iscritto all’albo come Coccia, deve essere meticolosamente verificato sotto più aspetti, per avere la conferma che ciò che si scrive corrisponde a verità. La figura professionale del giornalista deve cercare, trovare e divulgare la verità, solo dopo accurata verifica, altrimenti può rispondere penalmente. E i tribunali ai quali risponderà L’Espresso non sono il tribunale dello Stato della Città del Vaticano, ma quelli della Repubblica Italiana. In Italia i processi, anche se con tempi lunghi, vengono svolti con rito ordinario o rito abbreviato. Ma sicuramente in Italia non sono ammessi processi sommari con taglio di teste alla Mastro Titta.

Nei processi degni di questo nome, la presunzione di innocenza è una condizione giuridica dell’imputato. Ed è una condizione mai concesso dall’Espresso al Cardinale Angelo Becciu, considerandolo falsamente indagato (poiché non lo è né in Italia, né nello Stato della Città del Vaticano). Becciu non è né indagato (cioè oggetto di indagine), né tantomeno imputato (cioè soggetto al quale viene contestato un reato, al quale viene imputata una presunta responsabilità penale di un fatto che costituisce reato, che dovrà essere accertata dagli organi competenti).

Lo ricordiamo per dovere di cronaca e a tutela della presunzione di innocenza di Becciu, anche per quanto riguarda le presunte – e sottolineiamo presunte – accuse dei magistrati vaticani che riguardano il reato di corruzione.

Veniamo dunque all’articolo in questione, a firma di Damilano, evidenziando gli errori, o se volete orrori che riscontriamo.

1. Angelo Becciu è un Cardinale di Santa Romana Chiesa. Non è corretto scrivere “ex cardinale”. Purtroppo, constatiamo che il “caso Pell” non ha insegnato nulla. È possibile che in futuro l’Uomo che Veste di Bianco dovrà riabilitare Becciu, come ha dovuto riabilitare Pell. Contropelo e contrariato, riabilitando. A questa eventuale avvento sarebbe meglio pensare, poiché è una eventualità possibile.

2. Damilano scrive che durante l’Udienza del 24 settembre 2020 con Becciu, “il Papa avrebbe avuto copia dell’Espresso in mano”. Invitiamo Damilano a togliere il condizionale, poiché l’unica smentita mai giunta è proprio questa, in quanto l’affermazione di Becciu è veritiera. Si capisce lontano un miglio, che L’Espresso non avrebbe mai immaginato che potesse verificarsi l’avvento, che a smascherare L’Espresso sarebbe stato proprio l’Uomo che Veste di Bianco.
Le parole di Damilano spiegano in modo significativo la situazione: “Un titolo costruito con ore di anticipo rispetto a un avvenimento che dipende dalla volontà di altri, in questo caso dalla volontà del papa, non può essere condizionato da nessuno nella sua decisione”.
Quindi Damilano afferma che il Santo Padre non è stato condizionato, ma evita di rispondere alla domanda come faceva L’Espresso a sapere con 8 ore di anticipo cosa sarebbe avvenuto, cosa avrebbe fatto il Papa.

3. Damilano sceglie di uscire da questa situazione semplicemente facendo il seguente ragionamento: “Il Papa manipolato dall’Espresso – una tesi incredibile”. Ed è proprio qui che siamo d’accordo con Damilano, perché nessun giornale può condizionare la volontà di un pontefice. Quindi, involontariamente Damilano conferma la tesi del Blog dell’Editore, e cioè che se l’Uomo che Veste di Bianco non è stato condizionato nella scelta di cacciare Becciu, tale volontà è esclusivamente dell’Uomo che Veste di Bianco e di nessun altro. Ed è proprio questo il punto fondamentale della questione che il Blog dell’Editore ha scritto già in tempi non sospetti, sottolineando che manca un tassello di collegamento e cioè chi informa L’Espresso della volontà del Papa e chi consegna al Papa la copia dell’Espresso.
L’Espresso ora si trova tra due fuochi, in una situazione difficilmente risolvibile, come in un avvento dannunziano [8]. Se da un lato verrà condotto in tribunale dal collegio difensivo di Becciu, dall’altro all’Espresso non verrà consegnato più nulla che riguarda le vicende giudiziarie interne vaticane. A supporto di tale ragionamento segnaliamo, che dal 24 settembre 2020 L’Espresso non ha prodotto nessuna documentazione interna dello Stato della Città del Vaticano, ed è chiaro che i rubinetti pontifici per L’Espresso sono stati chiusi e, quindi, è anche un periodo predestinato alla penitenza,

5. Damilano continua ad arrampicarsi sugli specchi, cercando di rispondere solo (e malamente) ad una delle 12 domande di Libero + le 2 nostre. Damilano è ben consapevole, che deve dare una spiegazione “per esigenza di verità”, come afferma Scaraffia da Minoli a Radio Rai, sul fatto che i codici sorgente in data 24 settembre 2020 alle ore 10.12 inchiodano L’Espresso al fatto eloquente, che la notizia della cacciata di Becciu è stata data all’Espresso con quasi 8 ore di anticipo, rispetto all’Udienza delle ore 18.00 alla Domus Sanctae Marthae. Damilano inoltre afferma con certezza che il pezzo delle ore 22.27 del 24 settembre 2020 l’ha scritto lui stesso quando la notizia delle dimissioni di Becciu era sulle agenzie di stampa (ANSA) da più di due ore. Ma l’avvento della verità arriverà inesorabilmente al suo compimento, indipendentemente dall’auto-avvitamento da ginastica artistica.

6. Damilano afferma che c’è un tentativo di spostare l’attenzione dall’inchiesta al “suo autore” Coccia. E su questo punto gli attenti lettori vogliono vederci chiaro: in che modo il Direttore dell’Espresso ha vigilato su tale inchiesta e sull’operato di Coccia, cioè, in che modo le affermazioni di Coccia sono state vagliate da Damilano? Appare evidente che Coccia dopo i noti fatti, dal 19 novembre 2020 non ha scritto nessun suo articolo né sull’espresso né su altri media, tantomeno sul profilo Facebook personale. Ma ciò che è stato scritto sul “caso Becciu” dopo il 19 novembre è a firma Damilano e a firma Codacci-Pisanelli. Coccia di fatto è sparito dalla circolazione. Damilano avrà verificato quanto denunciato da Rufi, avrà verificato la falsa identità di Don Andrea Andreani che Coccia ha utilizzato per ingannare Rufi? Damilano ha compreso bene la vicenda di Don Andrea Andreani, che ha risvolti penali, poiché la sostituzione di persona è un reato penale? Il tempo di avvento prima dell’apparizione in tribunale aiuterà a riflettere. Almeno, lo speriamo.

7. La Professoressa Lucetta Scaraffia punta la lente su un altro aspetto non meno importante, che riguarda tutto il settore della comunicazione sia istituzionale della Santa Sede, sia italiana. Scaraffia intervistata da Minoli su Radio Rai afferma che l’inchiesta del caso Becciu prodotta dall’Espresso a firma di Coccia, sia stato ripreso da molti media, ma i risultati delle indagini prodotti da Feltri su Libero, che inchiodano l’Espresso alle proprie responsabilità, non sono stati ripresi da nessuno dei media citati. E questo è un fatto grave che riguarda la libertà di stampa [Muro impenetrabile della Santa Sede. Silenzio assordante dell’Espresso. Che dicano la verità. Scaraffia e Libero non allentano la presa sul killeraggio mediatico dell’Espresso – 26 novembre 2020].
Questa vicenda è emblematica, perché oltre alla esigenza di verità, Scaraffia fa capire che è in crisi anche una certa libertà di espressione e quindi di stampa. Tutto ciò lascia presagire un avvento preoccupante, anche alla luce della censura fatta dalla Rai nella trasmissione Titolo V a Morra al quale è stata annullata l’intervista già programmata mentre nel camerino degli studi rai gli stavano applicando il microfono.

8. Scriviamo in questo Primo Domenica di Avvento, che nella liturgia cristiana è la preparazione alla venuta del Signore, il Natale, che nel rito romano abbraccia un periodo di quattro settimane, dedicato al raccoglimento e alla penitenza. In particolare, l’ultimo avvento è la venuta di Cristo trionfante alla fine dei tempi.
Terminando con il numero 8, ci ricorda che ha come primo significato l’infinito, indissolubilmente legato al karma, alla fecondità e alla prosperità, è simbolo dell’infinito, del riflesso dello spirito nel mondo creato, dell’incommensurabile e dell’indefinibile. Il numero 8 simboleggia la giustizia rappresentata da una bilancia con due piatti. Il numero 8 indica l’incognito che segue alla perfezione simboleggiata dal numero Sette che incita alla ricerca e alla scoperta della trascendenza. Il numero 8 simboleggia anche la morte, in termini di transizione e di passaggio. Nella dottrina cristiana, l’ottavo giorno rappresenta la trasfigurazione e il Nuovo Testamento. Dopo i sei giorni della creazione e il settimo di riposo, l’ottavo simboleggia la resurrezione del Cristo e dell’uomo stesso annunciando quindi l’eternità, la perfezione.
Il periodo dell’avvento che viviviamo (che è tutt’altre che solo un tempo di consumismo sfrenato e voglie sciistiche) ci fa ricordare – e anche Damilano farebbe bene di farlo, visto i tanti avventi che sta traversando – che il sostantivo maschile “avvento”, derivato dal latino “adventus”, dal verbo “advenire” (arrivare), significa tra altro venuta o arrivo, indica un tempo di attesa in cui vegliare, cioé discernere, cioé contemplare, con accento enfatico, come di predestinazione. “Io annunzio l’avvento di un’arte novella”, scrisse Gabriele D’Annunzio.
Da cui un “avvento dannunziano”, a modo di D’Annunzio, con riferimento agli aspetti più appariscenti e spesso deteriori del suo stile (magniloquenza, preziosismi espressivi, esasperato estetismo, ecc.), o agli atteggiamenti che gli furono propri e ai riflessi che questi ebbero nel gusto e nel costume contemporanei.

++++ AGGIORNAMENTO ++++

Prendiamo atto che c’è un articolo cartaceo di Massimiliano Coccia nell’Espresso odierna, che non era anticipato e di cui non conosciamo il contenuto. Lo analizzeremo quando avremo il testo.

Intanto, contestualmente, oggi è emerso dalle sue scatole cinesi anche Massimiliano Coccia, con un post sul suo profilo Facebook:

«Sono state giornate particolarmente intense, dolorose e inedite. Come molti di voi sapranno il quotidiano “Libero”, nel tentativo di denigrare l’inchiesta de L’Espresso sul Cardinale Becciu, da molti giorni ha innescato una campagna contro il sottoscritto. “Sparano sul pianista” ma la musica non si può fermare. Per tutti i contenuti diffamatori, le illazioni, le ricostruzioni e il feroce dossieraggio contro di me, ho già agito perché chi non ha esitato, per i suoi fini, a mascariare la mia reputazione e il mio lavoro paghi. L’inchiesta va avanti, così come il mio lavoro, ispirato sempre alla passione e all’onestà intellettuale, senza cedere il passo al timore e alla rabbia.
Oggi trovate su L’Espresso una nuova copertina che racconta i giorni dell’ira di Francesco e la sua rivoluzione che non si ferma, così come l’inchiesta dei Promotori di Giustizia contro la cricca che ha depredato le casse vaticane, che a oggi non ha visto smentita alcuna rispetto a tutti gli elementi di prova emersi. Anche per questo qualcuno ha necessità di alzare polveroni.
Ringrazio tutti voi per la vicinanza dimostrata, scusate per questi giorni di silenzio di cui avevo bisogno. Ringrazio anche coloro che hanno dubitato di me e quelli che mi hanno denigrato. Prove come queste servono a comprendere molte cose e a cercare di trasformare tutto il male che ne viene in amore e fedeltà ai propri valori e al proprio lavoro».

Alcuni commenti a questo post

“Non mi dica… Hanno innescato una campagna contro qualcuno? (lei?) Chi non ha esitato a mascariare la (sua?) reputazione deve pagare? Ora, dopo queste lacrime di coccodrillo, ci dica, lei (e chi per lei) che chiede le prove che dimostrano l’estraneità di Becciu, perché non inizia a mostrare le prove della colpevolezza? Poi, perché non prova, per onestà intellettuale, a rispondere alle famose 12 domande? Non faccia il bue che dice “cornuto” all’asino, si contraddistingua per quello che non si nasconde e non scappa…”.
Massimiliano Coccia: “(…) cara, io sto qui. Non scappo. Confermo ogni singola riga scritta su questo caso”.
“Non c’è bisogno del “cara” dato che non siamo in confidenza… Confermare non significa provare ciò che ha scritto”.
Massimiliano Coccia: “Per quello a breve arriveranno giudizi ben più autorevoli delle mie inchieste. Così come ben più autorevole è la parola del Papa”.
“Ma mi chiedo: prima dei giudizi non dovrebbero esserci indagini e processi? (le ricordo che il cardinale non è indagato). Inoltre, sa nuovamente qualcosa in anticipo come quel famoso 24 settembre? Lei è davvero un mago? Scusi se continuo, e se malauguratamente (per lei o per voi) il papa dovesse ristabilire la posizione del cardinale?”.
“Signora lei è sicura dell’estraneità ai fatti di Becciu?”.
“Più di quanto Coccia è sicuro della colpevolezza”.
“Oltretutto, signora, il signor coccia non ha ancora mostrato le prove e il cardinale continua a non essere indagato”.
“Ma Coccia non fa il magistrato deve portare fatti non prove. Becciu potrebbe essere penalmente innocente e moralmente responsabile e la cosa sarebbe cmq gravissima perché le autorità religiose ‘vendono’ morale e prediche”.
“Beh, fin’ora ha portato soltanto accuse infamanti… Poi, ha detto che ‘chi non ha esitato a mascariare la sua reputazione deve pagare’, se mi permette, allora, il suo discorso vale anche per questi “mascariatori”. Oltretutto, perché chiede che il cardinale provi la non veridicità delle sue accuse quando è lui il primo a non portare le prove della verità che crede di aver scritto?”.
“Ma se sono accuse infamanti lo deciderà un giudice magari io mi chiedo se per lei Becciu e responsabile solo se condannato penalmente oppure se esiste un piano legato all’opportunità che al quale il cardinale dovrebbe rispondere. Io sono ateo e a me Papi e cardinali non hanno nulla da dire però a chi va in chiesa la domenica magari qualche spiegazione devono darle o no?”.
“Partiamo dal presupposto che per me il cardinale non è responsabile delle accuse che gli vengono rivolte; detto questo le chiedo: se qualcuno dovesse indicare lei quale ladro di bestiame, tocca all’accusatore provare che il ladro è lei o a lei stesso il non esserlo? Se lei non ha fatto niente perché ‘deve’ provare la sua estraneità ai fatti? Questa è la base della giustizia”.

“Quindi querelerà lo stato italiano che la ha condannata in base all’art. 476 del codice penale. Querelerà il suo collega Enrico Rufi a cui scriveva mail col nome di don Andrea Andreani promettendogli un incontro col papa, collega a cui era morta una figlia. È vero la musica continua a suonare ma è meno intonata e sappiamo tutti che i dischi non li mette lei”.

“Quindi Enrico Rufo mente? E Radio Radicale che ti ha licenziato? I Radicali sono forse in media farabutti e bugiardi? Io non credo e tanti di loro che conosco stanno dalla parte di Rufo”.