A Torino la Giornata del Migrante

Mercoledì 9 settembre l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, il vescovo di Asti e incaricato regionale Migrantes della Conferenza episcopale di Piemonte-Valle d’Aosta, mons. Marco Prastaro, e il direttore di Migrantes Torino, Sergio Durando, hanno presentato obiettivi e programma della 106^ Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, che quest’anno si celebrerà in Piemonte domenica 27 settembre 2020.

Infatti ogni anno, in occasione della Giornata mondiale, il papa scrive un messaggio dedicato a un particolare aspetto del fenomeno della mobilità umana. Il tema scelto da papa Francesco per questo anno è ‘Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni’, su cui si è soffermato in particolare l’intervento di mons. Nosiglia:

“Voglio aggiungere che far leva sull’allarmismo e sull’invasione come già è avvenuto in passato non aiuta ad affrontare seriamente il problema ma suscita solo paura e timore che, collegato anche al Coronavirus, suscita ancora di più rifiuti e scelte drastiche che nulla hanno a che vede-re con l’accoglienza delle persone ma ne fanno dei capri espiatori di ben altre situazioni che nulla o poco hanno a che fare con i migranti.

Non è che non manchino i problemi, ma affrontarli in maniera errata ci fa dimenticare che si tratta di persone deboli e indifese senza diritti e isolati in se stessi. Quando incontro o ho a che fare con una persona migrante, ringrazio Dio perché mi ha offerto un dono grande che mi sollecita a riconoscerlo e ad accoglierlo nella persona di tanti nostri fratelli e sorelle che sono giunti nel nostro Paese e necessitano di una costante solidarietà e prossimità, come si usa tra figli dello stesso Padre Celeste”.

L’arcivescovo di Torino inoltre ha sottolineato di nuovo che essi sono una ‘risorsa’: “Gli immigrati sono portatori di una ricchezza di culture, tradizioni, valori umani e spirituali, religiosi e civili, che può arricchire la nostra Comunità sia sotto il profilo culturale che sociale. Mai ci stancheremo di predicare a tutti, e con voce alta e forte, che la presenza di tanti immigrati nel nostro Paese è una risorsa positiva che non va solo accettata, ma valorizzata in tutti i suoi molteplici aspetti.

Grazie al lavoro quotidiano di responsabili nelle rispettive Chiese locali dell’azione concreta di accoglienza e valorizzazione di questi nostri fratelli si offrono a tutti i cittadini e fedeli del nostro Paese un supporto e un incisivo invito a promuovere nelle comunità e nella società quello spirito di condivisione dei rispettivi problemi e necessità ma anche ri-cevere quanto di buono e valido essi possono fare al nostro Paese”.

Ed ha sottolineato l’attività svolta dalla Chiesa: “Il lavoro che si compie giorno per giorno nelle sedi diocesane della Migrantes o della Caritas è un segno di grande speranza, perché conferma quanto il Vangelo ci annuncia, mostrandoci che la fede in Cristo è fonte prima di comunione e di salvezza per tutti. L’immigrazione ci invita a considerare ogni popolo ed ogni uomo una ricchezza per tutta l’umanità.

Operare e lavorare su questo significa anche riconoscere a tutti quei diritti fondamentali che sono propri di ogni persona umana e di ogni famiglia, superando discriminazioni, indifferenza, rifiuti preconcetti ed estraneità sia sul piano religioso che civile: il diritto alla cittadinanza in primo luogo a partire dai minori nati nel nostro Paese, il diritto al lavoro che in questo tempo di crisi sta diventando sempre più precario o è assente del tutto, alla casa, il diritto alla scuola per i ragazzi, alla salute e così via; diritti che la Costituzione italiana pone a fondamento del vivere civile del nostro popolo”.

Inoltre il Coordinamento regionale degli uffici Migrantes delle Diocesi del Piemonte e della Valle d’Aosta ha sottolineato che il Piemonte è riconosciuto come ‘terra dei Santi sociali’, figure che in periodi diversi hanno avuto la grande capacità di leggere i segni dei tempi e di essere solleciti nel rispondere alle emergenze e ai bisogni del territorio. La loro storia e il loro carisma è presente tutt’oggi e ci sollecitano a esprimere alcune preoccupazioni, raccomandazioni e richieste che riguardano i nostri fratelli e sorelle arrivati da lontano.

Il Coordinamento regionale ha proposto il riconoscimento della cittadinanza “almeno a chi è nato o è arrivato da giovane in Italia, vi risiede stabilmente e ha completato un ciclo di studi nel nostro Paese (ius culturae), al fine di dare rappresentanza a chi di fatto già partecipa attivamente alla vita pubblica e rappresenta un patrimonio umano e sociale di grande importanza per la nostra società”.

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