Fermo: un gioiello marchigiano

Per la cristianità medievale l’assassinio di san Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury e primate d’Inghilterra dal 1162, è stato molto importante, perché finito nelle mire del re Enrico II, una volta sua mentore e amico, fu ucciso in Cattedrale dalle spade di quattro cavalieri sicari mentre recitava l’Ufficio divino, il 29 dicembre 1170. Il papa Alessandro III lo canonizzò a tempo di record, tre anni dopo.

Però non tutti sanno che una reliquia del santo inglese è custodita nel museo diocesano di Fermo. Si tratta di una casula in seta celeste e ricamata in oro di quasi 900 anni di età ma in uno stato di conservazione sorprendente, che secondo una tradizione arrivò a Fermo perché donata da Becket a un vescovo fermano, Presbitero. Avevano studiato insieme a Bologna e la loro amicizia non era mai venuta meno. Un’altra tradizione narra che fu la madre di Becket a donare al vescovo fermano il paramento di suo figlio dopo l’omicidio.

Apprendiamo queste notizie dal numero speciale de ‘La Voce delle Marche’, periodico dell’arcidiocesi di Fermo, dedicato ai turisti: un modo per segnalare delle gemme di arte sacra presenti sul territorio, ma soprattutto delle opportunità per coniugare il viaggio, le vacanze, il relax con l’arricchimento dello spirito, come ha scritto mons. Rocco Pennacchio nella lettera ai turisti:

“In questo periodo molto particolare della storia umana, il tempo del riposo, della vacanza, delle ferie e del viaggio rappresenta un dono prezioso per ogni persona; mi piace pensare che questo dono sia racchiuso in uno scrigno fatto di incontro e conoscenza reciproca capace di generare una nuova visione per l’umanità intera…”.

A raccontare di questa reliquia, un unicum sotto diversi aspetti, è un numero speciale de La Voce delle Marche, periodico dell’arcidiocesi di Fermo, dedicato ai turisti che giungono in questo lembo dell’Italia centrale nell’estate post quarantena. Un modo per segnalare delle gemme di arte sacra presenti sul territorio, ma soprattutto delle opportunità per coniugare il viaggio, le vacanze, il relax con l’arricchimento dello spirito.

Ma non c’è solo la reliquia nel territorio dell’arcidiocesi di Fermo, ma anche numerosi santuari, gli itinerari come il Cammino Francescano della Marca e il Cammino Lauretano, fino alle iniziative come il Concerto di musica per arpa con le poesie di Giovanni Paolo II che si è tenuto sul sagrato della Cattedrale.

La Chiesa cattedrale di Fermo è un inno alla Madonna. Non solo perché a Lei dedicata, ma anche per la sequenza dei dipinti dai quali la Vergine sempre risalta. Una visita che è come un pellegrinaggio, dall’ingresso sino al gruppo scultoreo dell’Assunzione di Maria in cielo, che campeggia dietro all’altare principale.

Il museo diocesano conserva opere provenienti dal Tesoro della cattedrale e altre raccolte da chiese di Fermo e di tutta la Diocesi, testimonianza dell’arte cristiana dall’epoca paleocristiana al XX secolo. L’esposizione è organizzata per generi omogenei. La sala dell’argenteria presenta calici, ostensori, pissidi, reliquiari di raffinata fattura, tra cui spiccano un calice gotico, il servizio pontificale realizzato da G. L. Valadier per il card. Brancadoro, un tempietto in lapislazzuli e l’ostensorio del card. De Angelis.

La quadreria, che occupa due sale, raccoglie opere di celebri artisti tra cui Vittore Crivelli, Pomarancio, fra Martino Angeli, Francesco Hayez e Luigi Fontana.

A tal proposito Stefano Ricci usa il motto di Alex Langer per invitare i turisti a visitare la città: “La Diocesi di Fermo, insieme a tutte le Marche, rappresenta un luogo privilegiato per sperimentare e valorizzare un turismo slow, una mobilità dolce, a piedi ed in bicicletta, nella natura ed i piccoli borghi.

Si stanno rimodulando ed elaborando proposte concrete per far ripartire, nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile, il turismo, l’accoglienza locale e il lavoro, la rispettosa fruizione della natura e del paesaggio, nel rispetto del distanziamento fisico, ma con il recupero della socialità, delle relazioni umane”.

Per questo è nato il progetto ‘Le Marche in cammino’: “Lo scopo del gruppo è quello di promuovere il territorio marchigiano, da scoprire insieme a loro, ai loro racconti, percorrendo a piedi i tanti cammini di più giorni che lo attraversano in lungo e in largo (dal recente ‘Cammino nelle Terre Mutate’ al ‘Cammino Francescano della Marca’, al ‘Cammino Lauretano’…) e partecipando alle tante escursioni di un giorno che hanno ricominciato ad organizzare dopo la quarantena: tra colline, falesie, montagne e antichi borghi… per i gusti di tutti e le possibilità di ognuno”.

(Foto: Fondo FAI)

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