Papa Francesco: saremo giudicati sull’amore

Nella messa a Santa Marta del primo giorno della Settimana Santa papa Francesco ha rivolto di nuovo il suo pensiero ai carcerati e al problema grave del sovraffollamento degli istituti di pena, pregando affinché i responsabili trovino soluzioni adeguate; mentre nell’omelia ha rivolto un pensiero anche ai poveri, vittime dell’ingiustizia delle politiche economiche mondiali, ricordando che alla fine della vita saremo giudicati sul nostro rapporto coi poveri:

“Penso ad un problema grave che c’è in parecchie parti del mondo. Io vorrei che oggi pregassimo per il problema del sovraffollamento nelle carceri. Dove c’è un sovraffollamento c’è il pericolo, in questa pandemia, che finisca in una calamità grave. Preghiamo per i responsabili, per coloro che devono prendere le decisioni in questo, perché trovino una strada giusta e creativa per risolvere il problema”.

Nell’omelia papa Francesco ha commentato il passo del vangelo di Giovanni, in cui Maria, sorella di Lazzaro, cosparge i piedi di Gesù di un profumo prezioso, provocando le critiche di Giuda e l’ira dei sacerdoti: “Questo passo finisce con un’osservazione: ‘I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù’.

L’altro giorno abbiamo visto i passi della tentazione: la seduzione iniziale, l’illusione, poi cresce (secondo passo) e terzo, cresce e si contagia e si giustifica. Ma c’è un altro passo: va avanti, non si ferma. Per questi non era sufficiente mettere a morte Gesù, ma adesso anche Lazzaro, perché era un testimone di vita”.

Il papa però si è soffermato sulla risposta di Gesù riguardo i poveri: “Ma io vorrei oggi soffermarmi su una parola di Gesù. Sei giorni prima della Pasqua, siamo proprio alla porta della Passione; Maria fa questo gesto di contemplazione: Marta serviva e Maria apre la porta alla contemplazione. E Giuda pensa ai soldi e pensa ai poveri, ma non perché gli importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.

Questa storia dell’amministratore non fedele è sempre attuale, sempre ce ne sono, anche a un alto livello: pensiamo ad alcune organizzazioni di beneficenza o umanitarie che hanno tanti impiegati, tanti, che hanno una struttura molto ricca di gente e alla fine arriva ai poveri il 40%, perché il 60% è per pagare lo stipendio a tanta gente.

E’ un modo di prendere i soldi dei poveri. Ma la risposta è Gesù… I poveri ci sono. Ce ne sono tanti: c’è il povero che noi vediamo, ma questa è la minima parte; la grande quantità dei poveri sono coloro che noi non vediamo: i poveri nascosti”.

Ed ha denunciato la cultura dell’indifferenza, raccontando un episodio successo a Buenos Aires: “E questa è la povertà di tanta gente vittima dell’ingiustizia strutturale dell’economia mondiale. E [ci sono] tanti poveri che provano vergogna di far vedere che non arrivano a fine mese; tanti poveri del ceto medio, che vanno di nascosto alla Caritas e di nascosto chiedono e provano vergogna…

Ricordo che a Buenos Aires mi avevano detto che l’edificio di una fabbrica abbandonata, vuota da anni, era abitata da una quindicina di famiglie che erano arrivate in quegli ultimi mesi. Io sono andato lì. Erano famiglie con bambini e avevano preso ognuno una parte della fabbrica abbandonata per vivere.

E, guardando, ho visto che ogni famiglia aveva dei mobili buoni, mobili che ha un ceto medio, avevano la televisione, ma sono andati lì perché non potevano pagare l’affitto. I nuovi poveri che devono lasciare la casa perché non possono pagarla, vanno lì. E’ quell’ingiustizia dell’organizzazione economica o finanziaria che li porta così. E ce ne sono tanti, tanti, a tal punto che li incontreremo nel giudizio”.

Ha concluso l’omelia sottolineando che il giudizio di Gesù sarà basato sulle opere compiute: “E su questo saremo giudicati. Non saremo giudicati per il lusso o i viaggi che facciamo o l ‘importanza sociale che avremo. Saremo giudicati per il nostro rapporto con i poveri. Ma se io, oggi, ignoro i poveri, li lascio da parte, credo che non ci siano, il Signore mi ignorerà nel giorno del giudizio… questo è il centro del Vangelo: noi saremo giudicati su questo”.

Nel frattempo la Caritas Internationalis sta sostenendo coloro che sono stati colpiti dal coronavirus nei Paesi più colpiti: nelle Filippine ogni diocesi ha creato la ‘stazione di gentilezza’, strumento per promuovere la solidarietà attraverso la condivisione di informazioni sul virus, la condivisione del cibo e dei bisogni di base. Caritas Gerusalemme sta distribuendo cibo e generi di prima necessità alle persone in Cisgiordania e Gaza attraverso le parrocchie.

Caritas Venezuela sta organizzando zuppe per la cucina e distribuendo pasti nutrienti per i bambini, oltre ad aiuti alimentari ai più bisognosi e vulnerabili. In India, dove la pandemia è agli inizi ma le persone infette sono già centinaia, Caritas ha fornito più di 70.000 flaconi di disinfettante, oltre 400.000 mascherine e 64.000 kit per l’igiene personale.

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