Ong italiane: ecco il nostro impegno nell’emergenza #covid19

Venerdì 27 marzo il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha invitato gli italiani ad un impegno comune per combattere il coronavirus: “Stiamo vivendo una pagina triste della nostra storia. Abbiamo visto immagini che sarà impossibile dimenticare. Alcuni territori, e in particolare la generazione più anziana, stanno pagando un prezzo altissimo. Ho parlato, in questi giorni, con tanti amministratori e ho rappresentato loro la vicinanza e la solidarietà di tutti gli italiani.

Desidero anche esprimere rinnovata riconoscenza nei confronti di chi, per tutti noi, sta fronteggiando la malattia con instancabile abnegazione: i medici, gli infermieri, l’intero personale sanitario, cui occorre, in ogni modo, assicurare tutto il materiale necessario. Numerosi sono rimasti vittime del loro impegno generoso. Insieme a loro ringrazio i farmacisti, gli agenti delle Forze dell’ordine, nazionali e locali, coloro che mantengono in funzione le linee alimentari, i servizi e le attività essenziali, coloro che trasportano i prodotti necessari, le Forze Armate”.

Concludendo il messaggio il presidente Mattarella ha invitato alla solidarietà ed alla coesione sociale: “Unità e coesione sociale sono indispensabili in questa condizione… Nella ricostruzione il nostro popolo ha sempre saputo esprimere il meglio di sé. Le prospettive del futuro sono, ancora una volta, alla nostra portata. Abbiamo altre volte superato periodi difficili e drammatici”.

Ma, nonostante gli appelli, qualcuno cerca sempre di distinguersi e qualche settimana fa ha accusato le Caritas, le Chiese e le associazioni di volontariato di non aiutare gli italiani, sapendo che ciò non è vero. Basta documentarsi sui siti delle associazioni di volontariato.

Innanzitutto, accanto al lavoro encomiabile di medici e infermieri, le Caritas diocesane, grazie all’inesausto impegno dei volontari, non cessano di garantire i propri servizi rimodulandoli alla situazione contingente, operando in condizioni sempre più difficili sempre con le opportune precauzioni (mascherine, guanti, ingressi contingentati…), come ha sottolineato il Direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu:

“In molti casi si è dovuto far fronte a problematiche nuove. Abbiamo attivato servizi domiciliari per la distribuzione di pasti e di beni alimentari, numeri verdi per raccogliere i bisogni delle persone costrette in casa, anziani soprattutto. Abbiamo dato supporto alle persone senza dimora impossibilitate a seguire le direttive del Governo sulla quarantena, e seguito situazioni specifiche, come ad esempio quella dei circensi, in collaborazione con la Fondazione Migrantes, e dei rifugiati.

Questa emergenza ci deve far sentire tutti uniti e solidali… Per far fronte a questa emergenza, che vede ancora una volta esposte le persone più fragili, Caritas Italiana rinnova l’appello a tutti alla solidarietà concreta invitando a sostenere, direttamente o per suo tramite, le iniziative e gli interventi mirati delle Diocesi e delle Caritas locali in favore delle persone in difficoltà e in condizioni sempre più precarie”.

Inoltre molte diocesi hanno riattivando i fondi di solidarietà attraverso un aiuto economico per sostenere coloro che perdono il lavoro, a causa del coronavirus: un modo per non farli sentire soli in un momento di grande difficoltà.

Anche la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha lanciato una sottoscrizione per finanziare interventi di contrasto alla pandemia provocata dal coronavirus e di prevenzione alla sua ulteriore diffusione, come ha spiegato spiega il presidente, pastore Luca Maria Negro: “Ci rivolgiamo ai membri delle chiese evangeliche in un momento difficile e doloroso per tutti.

Esprimiamo la nostra fraterna vicinanza a quanti, a causa della pandemia, hanno perso parenti e amici, e a quanti lavorano per contrastarla e arginarla, in condizioni non sempre sicure e con protezioni non sempre adeguate. Facciamo nostro l’appello a comportamenti responsabili e al rispetto rigoroso delle norme emanate in questi giorni.

Preghiamo il Signore perché ci aiuti a vincere questa prova e, in questi giorni difficili, a non abbandonarci allo sconforto e alla disperazione. Abbiamo fede che Dio che si è rivelato in Cristo è Signore della Vita, ci ama e non ci lascerà soli. Sentiamo anche il bisogno di promuovere un’azione concreta a sostegno di quanti stanno lavorando con ogni mezzo per contenere gli effetti del virus e, nei limiti delle nostre forze, di sostenere quanti hanno più bisogno di protezione e assistenza”.

Inoltre dal fronte del volontariato un team di dirigenti di organizzazioni socie di AOI (l’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale) si è attivato volontariamente da un mese per fornire informazioni utili ad affrontare le situazioni di rischio del personale espatriato, aiutandolo a restare in sicurezza nei Paesi o garantendone l’eventuale rientro in Italia:

“Abbiamo scelto, quindi, di lanciare questa campagna di raccolta e diffusione dei dati sulle attività che le organizzazioni di solidarietà, cooperazione e volontariato internazionale aderenti ad AOI stanno realizzando nell’emergenza Covid19 in Italia e all’estero.

Numeri relativi all’impiego di personale professionale e volontario delle nostre organizzazioni, medici e paramedici, operatrici e operatori del sociale, educatrici ed educatori, dirigenti in attività di emergenza nelle varie aree del Paese.

Circa 1500 operatori tra dipendenti e volontari impegnati soprattutto in attività di sostegno alle fasce di popolazione più vulnerabili, supporto medico rifugiati, minori e senza fissa dimora, distribuzione di pasti e spese solidali, informazione sui rischi di contagio e supporto nell’applicazione delle direttive, educazione a distanza, sostegno ai partner locali nelle attività di solidarietà internazionale”.

La portavoce AOI, Silvia Stilli, a tal proposito ha affermato: “La responsabilità sociale e la sussidiarietà sono valori fondanti dell’AOI, perché lo sono per le realtà associate. Non avremmo certo potuto dimenticarcene in questa emergenza globale: il covid-19 si sta diffondendo purtroppo in tutti i Paesi, va contrastato con misure di prevenzione e sanitarie e vanno attivati ammortizzatori e sostegni diretti alle persone e comunità più socialmente a rischio.

Sono informazioni importanti per dare il senso dell’impegno della nostra constituency accanto ad altre organizzazioni del Terzo Settore, cittadine e cittadini, personale professionale e istituzioni per fronteggiare questa emergenza sanitaria e sociale. E per rispondere con dati e fatti alle nuove illazioni e fake news sulla nostra assenza dalla scena drammatica che vede le persone malate, sole, in difficoltà e intere comunità colpite dalla pandemia”.

Claudia Lodesani, infettivologa e presidente di MSF Italia, che sta coordinando la risposta all’emergenza COVID19 in Italia, ha sottolineato che ha messo a disposizione della sanità italiana la loro esperienza nella cura contro le pandemie attraverso un team composto di una trentina di persone, tra infettivologi, anestesisti, infermieri, psicologi, esperti di promozione della salute, esperti di igiene e logisti:

“Oggi i nostri team lavorano fianco a fianco con gli ospedali nel lodigiano, dove i casi di coronavirus continuano, e stiamo avviando attività nelle Marche con le strutture per anziani, le persone più vulnerabili alla malattia.

Abbiamo offerto la nostra disponibilità anche in altre regioni, dalle più colpite a quelle in cui le azioni di prevenzione potrebbero avere un importante impatto per limitare i contagi, e speriamo di ricevere altre conferme per poter assistere ancora più persone…

La risposta al coronavirus in Italia è coordinata dalla task force del governo insieme alle autorità sanitarie locali. Dopo aver offerto la nostra disponibilità, siamo stati autorizzati a supportare gli ospedali del lodigiano, che in quei giorni era l’epicentro dell’epidemia, e ora le strutture per anziani nelle Marche. Abbiamo da subito offerto supporto anche in altre regioni e speriamo di ricevere il via libera per avviare nuove attività”.

Anche Emergency ha messo a disposizione delle autorità sanitarie italiane le competenze di gestione dei malati in caso di epidemie, maturate in Sierra Leone nel 2014 e 2015 durante l’epidemia di Ebola: “Abbiamo attivato diversi progetti: a Milano, a Bergamo a e a Brescia, e stiamo tenendo i contatti anche con le autorità di alcune altre regioni per capire le necessità di altri interventi…

A Bergamo, la provincia più colpita dall’epidemia, un nostro team medico e logistico sta lavorando con AREU (Azienda Regionale Emergenza Urgenza) e la Sanità degli alpini per l’allestimento di un nuovo ospedale da campo, completamente dedicato alla cura dei pazienti affetti da Covid–19.

I nostri ambulatori, ambulatori mobili e sportelli in Italia proseguono le loro attività. Fin dal primo momento, abbiamo applicato un protocollo di triage che permette di individuare pazienti con sintomi compatibili con il virus, di informarli e indirizzarli ai servizi competenti in un’ottica di tutela della salute pubblica”.

89.31.72.207