Breslavia: i giovani raccontano l’ospitalità di Taizè

Dal 28 dicembre la città polacca di Breslavia ospita i giovani europei di Taizè, che in questo anno hanno camminato, approfondendo la dimensione dell’ospitalità attraverso proposte concrete, che “invitano i cristiani a scoprire in Dio la fonte dell’ospitalità. Questo ci porta a mettere in discussione l’immagine che abbiamo di Dio: egli non esclude mai, accoglie tutti. Insieme ai miei fratelli, vediamo che l’esperienza dell’ospitalità coinvolge non solo i cristiani delle diverse Chiese ma anche i credenti di altre religioni e le persone non credenti”.

Nel momento in cui la costruzione dell’Europa incontra molta resistenza, dove si moltiplicano le incomprensioni tra i paesi e tra gli uomini, il 42^ incontro in Polonia permetterà a migliaia di giovani di fare l’esperienza che una fiducia reciproca può essere costruita. Infatti nessuna città come Breslavia, costruita su 12 isole, può rappresentare meglio un segno concreto di questa speranza: i 112 ponti che collegano la città saranno il simbolo del cammino che ciascuno intraprenderà durante questo viaggio verso l’altro.

Per approfondire questo ‘viaggio di fiducia’ abbiamo chiesto a Gabriele Gallo ed a Claudia Rusconi, due dei molti giovani che da Torino andranno a Breslavia per l’incontro europeo organizzato da Taizé, di spiegarci il motivo che spinge i giovani a partecipare agli incontri europei, organizzati dalla comunità di Taizè:

“Secondo noi i ragazzi sono spinti a partecipare agli incontri europei di Taizé dalla voglia di confrontarsi,   conoscere persone e culture nuove, diversi punti di vista e soprattutto di sperimentare qualcosa di diverso dal solito da portare poi nel quotidiano. Uno degli scopi di questi incontri organizzati dalla comunità di Taizé infatti è proprio questo: dare degli spunti ai giovani su come portare la preghiera, la condivisione e la semplicità nella vita di tutti i giorni”.

Perchè in questo anno frère Alois ha invitato a meditare sull’ospitalità?

“In tempi come questi, in cui tante persone sono costrette a lasciare la propria casa per scappare dalla guerra e dalla miseria, diventa sempre più importante essere capaci di accogliere, essere capaci della vera accoglienza, della vera compassione, cioè di provare insieme dei sentimenti e condividerli, essere partecipi delle pene e delle difficoltà degli altri facendole nostre e superandole insieme. Queste sono proprio le prime responsabilità di un cristiano, essere capace semplicemente di accogliere l’altro, il prossimo, stando insieme, dando una parola gentile o un sorriso, è così che si è fratelli”.

In quale modo è possibile costruire una fiducia reciproca?

“Crediamo che per costruire un rapporto di fiducia non si debba fare altro che dare fiducia nel concreto, partendo proprio dalle azioni: solo da un atto di fiducia ci si può aspettare una risposta che ne è meritevole. Quando una persona riceve fiducia infatti tende spontaneamente ad impegnarsi per meritarsela. Deve esserci poi dialogo ed un impegno reciproco a mantenere la relazione che non si costruisce in una sola volta ma che ha bisogno di piccole e continue azioni di fiducia reciproca”.

La Chiesa è un luogo di ospitalità?

“Purtroppo, non sempre la Chiesa è un  luogo di ospitalità, banalmente a volte si preferisce non accogliere   piuttosto che rischiare che qualcosa vada storto mentre si accoglie: bisognerebbe sempre cercare di ricordarsi che le persone sono più importanti delle cose. Fortunatamente ci sono realtà all’interno della Chiesa, come quella di Taizé, che ci ricordano l’importanza dell’accoglienza e agiscono in prima persona per dare ospitalità a chiunque ne abbia bisogno”.

In  quale modo l’ospitalità può costruire l’Europa?

“Per rispondere a quest’ultima domanda proviamo a partire dal piccolo e da un esempio: quando una famiglia ospita dei ragazzi stranieri ad un incontro europeo si apre una relazione. Così è come se si tendesse un filo tra le persone che sono entrate in relazione e questa cosa si mantiene anche una volta tornati a casa, alla vita di tutti i giorni; in questo modo si tendono migliaia di fili che attraversano tutta l’Europa e si intrecciano creando una rete di connessione ed ospitalità: ‘Questo anno tu hai ospitato me e io l’anno prossimo ospiterò qualcuno di nuovo che a sua volta l’anno seguente aprirà la propria casa a qualcuno e via dicendo’.

Così, ogni volta che una persona sentirà nominare il paese di qualcuno che ha ospitato, penserà a quella persona ed è possibile che il suo cuore diventi più partecipe alle vicende di quel paese. Per riassumere: l’ospitalità crea relazioni e le relazioni creano unità, vicinanza, partecipazione”.

Tratto da Aci Stampa

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