Testimoni dei Padri per un nuova Europa: il papa ad Aquileia e Venezia

Una comunità di martiri, di eroici testimoni  delle fede nel Risorto. Questa è la vera forza di Aquileia, città romana ponte tra Oriente ed Occidente, luogo di scambi economici e culturali. Papa Benedetto XVI, da oggi pomeriggio in visita alla cittadina, lo ha detto salutando qualche centinaio di fedeli radunati nella Piazza del Capitolo, proprio a fianco alla celebre basilica paleocristian.
Quella di Benedetto è una rilettura della storia antica della Chiesa di Aquileia attraverso i testi dei suoi figli illustri, da Cromazio teologo e vescovo del IV secolo, attraverso il vescovo Paolino  e Girolamo, sacerdote aquileise della stessa epoca.
Confermaci nella fede, dice lo slogan della visita e così il papa sprona la gente delle Venezie a farsi “sempre di nuovo discepoli del Vangelo per tradurlo in fervore spirituale, chiarezza di fede, sincera carità, pronta sensibilità per i poveri”.
Sono gli insegnamenti del presbitero Girolamo, ma sono anche le richieste del papa del terzo millennio: “Il ricordo della santa Madre Chiesa di Aquileia, vi sorregga- dice Benedetto- vi sproni a nuovi traguardi missionari in questo travagliato periodo storico, vi renda artefici  di unità e di comprensione tra i popoli delle vostre terre.”
Dopo i saluti in tutte le lingue della regione, dallo sloveno  al tedesco al croato con un arrivederci a Zagabria, il papa ha aperto con le sue parole la fase finale di Aquileia 2 il mini sinodo della Chiesa del Triveneto che si svolge a 20 anni dal primo.
15 diocesi che possono condividere  l’ esperienza dell’incontro con Gesù “che svela pienamente ad ogni uomo e ad ogni donna  il significato e la direzione del cammini nella vita e nella storia”, ha detto il papa e Aquileia è il “ritorno alle “radici” per riscoprirsi “pietre” vive dell’edificio spirituale che ha le sue fondamenta in Cristo”, ad Aquileia  si impara “dalla gloriosa Chiesa che vi ha generato come impegnarsi oggi, in un mondo radicalmente cambiato, per una nuova evangelizzazione del vostro territorio e per consegnare alle generazioni future l’eredità preziosa della fede cristiana.”
I temi sono quelli lasciati come programma di Aquileia1. Prima sfida da affrontare: Come annunciare Gesù Cristo, come comunicare il Vangelo e come educare alla fede oggi?  L’ indicazione del papa è chiara: “Il Nord-est dell’Italia è testimone ed erede di una storia ricca di fede, di cultura e di arte, i cui segni sono ancora ben visibili anche nell’odierna società secolarizzata. L’esperienza cristiana ha forgiato un popolo affabile, laborioso, tenace, solidale. Esso è segnato in profondità dal Vangelo di Cristo, pur nella pluralità delle sue identità culturali… Ne sono segni evidenti l’apertura alla dimensione trascendente della vita, nonostante il materialismo diffuso; un senso religioso di fondo, condiviso dalla quasi totalità della popolazione; l’attaccamento alle tradizioni religiose; il rinnovamento dei percorsi di iniziazione cristiana; le molteplici espressioni di fede, di carità e di cultura; le manifestazioni della religiosità popolare; il senso della solidarietà e il volontariato. Custodite, rafforzate, vivete questa preziosa eredità. Siate gelosi di ciò che ha fatto grandi e rende tuttora grandi queste Terre!”
Una serie di segni e fatti positivi che però non devono far calare l’ attenzione sulle sfide aperte ed insidiose: “ la ricerca spesso esasperata del benessere economico, in una fase di grave crisi economica e finanziaria, il materialismo pratico, il soggettivismo dominante.” Ecco lo scenario dell’annuncio espliciti del Vangelo, perché “dalla fede vissuta con coraggio scaturisce, anche oggi come in passato, una feconda cultura fatta di amore alla vita, dal concepimento fino al suo termine naturale, di promozione della dignità della persona, di esaltazione dell’importanza della famiglia, fondata sul matrimonio fedele e aperto alla vita, di impegno per la giustizia e la solidarietà.”

C’è poi la sfida geografica del Nord-est italiano che “non è più solo crocevia tra l’Est e l’Ovest dell’Europa, ma anche tra il Nord e il Sud (l’Adriatico porta il Mediterraneo nel cuore dell’Europa), il massiccio fenomeno del turismo e dell’immigrazione, la mobilità territoriale, il processo di omologazione provocato dall’azione pervasiva dei mass-media, hanno accentuato il pluralismo culturale e religioso.”

Ed è ancora dai primi secoli del cristianesimo che il papa trae insegnamento per l’oggi, dalla Lettera a Diogneto: “non rinnegate nulla del Vangelo in cui credete, ma state in mezzo agli altri uomini con simpatia, comunicando nel vostro stesso stile di vita quell’umanesimo che affonda le sue radici nel Cristianesimo, tesi a costruire insieme a tutti gli uomini di buona volontà una “città” più umana, più giusta e solidale.”

E c’è da costruire una nuova società civile  “cui offrire  un contributo per umanizzare gli spazi della convivenza civile”, per questo il papa conclude: “ raccomando anche a voi, come alle altre Chiese che sono in Italia, l’impegno a suscitare una nuova generazione di uomini e donne capaci di assumersi responsabilità dirette nei vari ambiti del sociale, in modo particolare in quello politico. Esso ha più che mai bisogno di vedere persone, soprattutto giovani, capaci di edificare una “vita buona” a favore e al servizio di tutti. A questo impegno infatti non possono sottrarsi i cristiani, che sono pellegrini verso il Cielo, ma che già vivono quaggiù un anticipo di eternità.”

Dopo aver salutato i vescovi presenti nella storica e bellissima basilica di Aquileia, il papa si è recato a Venezia.

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