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Esce ‘Il mio cuore canta’: la straordinaria storia di riscatto e fede di Roberto Bignoli, la voce della sigla mondiale di Radio Maria

 Arriva su Amazon ‘Il mio cuore canta: Medjugorje e la musica di Dio’, il libro autobiografico che ripercorre l’incredibile parabola umana e artistica di Roberto Bignoli, cantautore di fama internazionale scomparso il 13 marzo 2018.

Dalla drammatica infanzia segnata dalla poliomielite alla periferia milanese, passando per le prime esperienze nel rock, il carcere e l’emarginazione, fino ai grandi palchi al fianco di big della musica italiana . La vita di Bignoli è stata un percorso tortuoso, stravolto e rinato nel 1984 grazie a un incontro profondo con il ‘mistero di Medjugorje’.

Da quel momento, l’artista ha scelto di mettere il proprio talento interamente al servizio della christian music, diventando un punto di riferimento globale del genere. La sua celebre ‘Ballata per Maria’ è tuttora la sigla mondiale di Radio Maria, emittente che accompagna quotidianamente milioni di ascoltatori in tutto il globo. Nel corso della sua trentennale carriera, Bignoli ha pubblicato dodici album e conquistato per ben cinque volte l’Unity Award, il prestigioso Grammy statunitense della musica cristiana.

Il volume si presenta come una potente testimonianza di speranza, una “scommessa del cuore” che dimostra come nessuna caduta sia definitiva e come la fede possa trasformare la disabilità e la sofferenza in uno strumento di bellezza universale. Il libro ‘Il mio cuore canta: Medjugorje e la musica di Dio’ (disponibile su Amazon al link: https://amzn.eu/d/0bw4n4Le) è acquistabile anche tramite Carta Cultura Giovani, Carta del Merito e Carta del Docente. Info: mailing@ml.robertobignoli.it

Mons. Yoannis Lahzi Gaid: Il dono dell’intraprendenza. Quando il talento diventa servizio

“In ogni realtà organizzata emerge una particolare categoria di persone: coloro che possiedono il dono dell’intraprendenza. Sono uomini e donne capaci di guardare oltre, di intuire possibilità prima ancora che diventino necessità e di assumersi responsabilità senza attendere che tutto sia già definito. Mettono a disposizione tempo, competenze e creatività per contribuire alla crescita dell’opera comune. Eppure, proprio questa disponibilità può talvolta essere percepita non come una risorsa, ma come una minaccia agli equilibri consolidati”.

A parlare è mons. Yoannis Lahzi Gaid, presidente della Fondazione Bambino Gesù del Cairo e già segretario personale di papa Francesco, che invita a riflettere sul valore dell’intraprendenza all’interno delle comunità e delle realtà organizzate: “Nella prospettiva cristiana l’intraprendenza non coincide con l’attivismo, né con la ricerca del protagonismo. E’ piuttosto un carisma ordinato all’edificazione della comunità e orientato al bene comune.

La parabola dei talenti offre una chiave fondamentale per comprenderla: il servo fedele viene lodato perché ha avuto il coraggio di assumersi il rischio di una fedeltà operosa, mentre colui che sotterra il talento è guidato dalla paura e dall’illusione che conservare significhi necessariamente custodire:

“Il Vangelo ci insegna che il dono non è fatto per rimanere immobile, ma per portare frutto. La persona intraprendente non rifiuta la tradizione e non vuole cancellare ciò che è stato costruito prima di lei. Al contrario, comprende che la vera fedeltà non consiste nel ripetere meccanicamente il passato, ma nel custodirne lo spirito affinché possa generare frutti nuovi nel presente”.

L’intraprendenza, tuttavia, non può prescindere dall’umiltà e dalla capacità di vivere le relazioni: “L’autentico spirito d’iniziativa richiede una profonda umiltà relazionale. Il carisma personale non può diventare una giustificazione per fughe in avanti solitarie. Chi desidera servire veramente deve saper rispettare i tempi del discernimento comunitario e avere la pazienza di camminare anche al passo dei più deboli”.

E’ proprio in questo equilibrio che si misura la qualità dell’intraprendenza: “Chi possiede una forte capacità di iniziativa può talvolta essere esposto a rischi come l’egocentrismo, l’impazienza o la difficoltà a lavorare in équipe. Sono fragilità reali che devono essere riconosciute e accompagnate. Ma proprio per questo non si deve confondere la necessità di discernere un carisma con la volontà di soffocarlo”.

Secondo mons. Lahzi Gaid, le resistenze nei confronti delle persone intraprendenti possono manifestarsi soprattutto attraverso due dinamiche: “Tra pari può emergere una sottile tendenza al livellamento. L’energia, la creatività e l’iniziativa di una persona possono diventare uno specchio scomodo dell’inerzia di altre, generando isolamento, ironie svalutanti, diffidenze o gelosie.

Nel rapporto con l’autorità, invece, il problema può assumere una forma diversa: quando chi esercita una responsabilità vive il proprio ruolo con insicurezza, una proposta innovativa rischia di essere interpretata come una contestazione dell’autorità stessa. In questi casi l’istituzione corre il rischio di preferire un’obbedienza passiva a quella fedeltà creativa che rappresenta, invece, una forma matura di corresponsabilità”.

Una leadership autentica, dunque, non dovrebbe avere paura dei talenti presenti al proprio interno: “Una guida vera non teme i talenti degli altri. Li riconosce, li orienta e li valorizza. Considerare l’intraprendenza come un problema da contenere significa avere una visione povera della vita comunitaria, perché ogni organismo che smette di rinnovarsi è destinato, prima o poi, alla sterilità”.

Il tema riguarda anche il modo in cui vengono accolte le persone che offrono gratuitamente le proprie energie: “Chi mette a disposizione tempo, competenze e risorse senza cercare privilegi lo fa spesso per senso di responsabilità e per desiderio di contribuire al bene comune. Quando, però, questa disponibilità viene continuamente mortificata o sospettata, l’entusiasmo può trasformarsi in amarezza e il servizio in disillusione”.

Per questo, secondo mons. Lahzi Gaid, di fronte alle persone intraprendenti non bisogna spegnere il fuoco, ma imparare a orientarlo: “Non si tratta di scegliere tra libertà e prudenza, né tra iniziativa e obbedienza. Si tratta di esercitare il discernimento e non la censura, valutando le iniziative sulla base dei loro frutti reali e non semplicemente del disturbo che possono arrecare al quieto vivere. Occorre accompagnare senza mortificare, insegnare la prudenza senza paralizzare lo slancio, proteggere i carismi dalle invidie e ricordare che i doni sono molteplici, mentre l’organismo rimane uno”.

In questa prospettiva, anche l’autorità può trovare nell’intraprendenza una risorsa per la propria missione: “Una guida lungimirante sa trasformare quella che viene percepita come una minaccia in una preziosa alleanza. Valorizzare chi possiede spirito d’iniziativa non diminuisce l’autorevolezza di chi governa; al contrario, ne manifesta la maturità. L’autorità non è più forte quando limita ogni iniziativa, ma quando sa riconoscere, orientare e mettere a frutto i talenti che le sono affidati”.

Il rischio più grande, infatti, è quello di sacrificare la vitalità di una comunità in nome di una tranquillità soltanto apparente: “Una comunità che allontana i suoi membri più generosi per conservare una quiete superficiale imbocca progressivamente la strada dell’irrilevanza. L’assenza di conflitti, infatti, non coincide necessariamente con la comunione. A volte è semplicemente il risultato della rinuncia alla vitalità, al confronto e alla capacità di rinnovarsi”.

Il richiamo finale è alla Scrittura e, in particolare, alle parole del profeta Isaia sul Servo del Signore, che ‘non spezzerà la canna incrinata e non spegnerà il lucignolo fumigante’: “E’ un’immagine che può illuminare anche il modo in cui una guida dovrebbe accompagnare le persone e i loro carismi. Non bisogna spegnere l’audacia quando nasce dall’amore e dal desiderio sincero di servire. Occorre piuttosto purificarla, orientarla e trasformarla in uno strumento fecondo per il bene di tutti. Il compito della guida non è spegnere il fuoco, ma fare in modo che la sua fiamma illumini e riscaldi l’intera comunità”.

Papa Leone XIV ai sindaci: dare un volto alle città

“Sono lieto di incontrare tutti voi che rappresentate l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. Viviamo questo appuntamento nel tempo di Natale e a conclusione di un anno giubilare: la grazia di questi giorni illumina certamente anche il vostro servizio e le vostre responsabilità. L’incarnazione del Figlio di Dio ci fa incontrare un bambino, la cui mite fragilità si scontra con la prepotenza del re Erode. In particolare, l’uccisione degli innocenti da lui ordinata non significa solo perdita di futuro per la società, ma è manifestazione di un potere disumano, che non conosce la bellezza dell’amore perché ignora la dignità della vita umana”: con queste parole iniziali oggi papa Leone XIV ha accolto in udienza i sindaci italiani per discutere insieme le sfide a cui sono sottoposte le città.

Affrontando il tema dell’autorità il papa ha preso occasione dal tema del Natale: “Al contrario, la nascita del Signore rivela l’aspetto più autentico di ogni potere, che è anzitutto responsabilità e servizio. Perché qualsiasi autorità possa esprimere queste caratteristiche, occorre incarnare le virtù dell’umiltà, dell’onestà e della condivisione. Nel vostro impegno pubblico, in particolare, siete consapevoli di quanto sia importante l’ascolto, come dinamica sociale che attiva queste virtù. Si tratta, infatti, di porre attenzione alle necessità delle famiglie e delle persone, avendo cura specialmente dei più fragili, per il bene di tutti”.

Ed ecco le sfide a cui i sindaci sono chiamati a confrontarsi per dare un ‘volto’ alla propria città: “La crisi demografica e le fatiche delle famiglie e dei giovani, la solitudine degli anziani e il grido silenzioso dei poveri, l’inquinamento dell’ambiente e i conflitti sociali sono realtà che non vi lasciano indifferenti. Mentre cercate di dare risposte, voi sapete bene che le nostre città non sono luoghi anonimi, ma volti e storie da custodire come tesori preziosi. In questo lavoro, si diventa sindaci giorno dopo giorno, crescendo come amministratori giusti e affidabili”.

Il sindaco da ‘seguire’ è Giorgio La Pira: “In proposito, vi sia d’esempio il venerabile Giorgio La Pira, il quale, in un discorso ai Consiglieri comunali di Firenze, affermava: ‘Voi avete nei miei confronti un solo diritto: quello di negarmi la fiducia!’… Sia davanti alle difficoltà sia rispetto alle occasioni di sviluppo, vi esorto a diventare maestri di dedizione al bene comune, favorendo un’alleanza sociale per la speranza”.

Un richiamo particolare è stato quello dell’attenzione al gioco d’azzardo ed ad altre forme di malattia ‘sociale’: “Le nostre città conoscono purtroppo forme di emarginazione, violenza e solitudine che chiedono di essere affrontate. Vorrei richiamare l’attenzione, in particolare, sulla piaga del gioco d’azzardo, che rovina molte famiglie. Le statistiche ne registrano in Italia un forte aumento negli ultimi anni.

Come sottolinea Caritas Italiana nel suo ultimo Rapporto su povertà ed esclusione sociale, si tratta di un grave problema educativo, di salute mentale e di fiducia sociale. Non possiamo dimenticare anche altre forme di solitudine di cui soffrono molte persone: disturbi psichici, depressioni, povertà culturale e spirituale, abbandono sociale. Sono segnali che indicano quanto ci sia bisogno di speranza. Per testimoniarla efficacemente, la politica è chiamata a tessere relazioni autenticamente umane tra i cittadini promuovendo la pace sociale”.

Per questo in conclusione ha citato don Primo Mazzolari, augurando un buon anno: “L’attività amministrativa trova così la sua piena realizzazione, perché fa crescere i talenti delle persone, dando spessore culturale e spirituale alle città. Carissimi, abbiate dunque il coraggio di offrire speranza alla gente, progettando insieme il miglior futuro per le vostre terre, nella logica di un’integrale promozione umana”.

In precedenza aveva incontrato un gruppo di pellegrini della parrocchia San Tommaso da Villanova di Alcalá de Henares, in Spagna, soffermandosi su alcuni tratti del religioso agostiniano: “Nella sua vita e nei suoi scritti, egli ci rivela una ricerca incessante della preghiera continua, cioè a dire una santa inquietudine di essere alla presenza di Dio in ogni momento. Questo implica una profonda interiorità e lo svuotarsi di se stessi per ascoltare e per lasciare agire il Signore”.

Altre caratteristiche sono state la laboriosità e l’amore per i poveri: “Oltre che per la sua vita spirituale, san Tommaso da Villanova si distingue per la sua laboriosità. Questo aspetto, in un mondo che sembra offrirci tutto in modo sempre più rapido, più facile, ci interpella. La sua sobrietà e semplicità, la sua abnegazione nel lavoro (soprattutto in ambito universitario) ed il suo zelo apostolico ci portano a pensare che dobbiamo riconoscere i talenti che abbiamo ricevuto e metterli al servizio della comunità, con impegno e dedizione, affinché si moltiplichino a beneficio di tutti. Infine, vorrei sottolineare il suo amore per i poveri, che gli è valso il titolo di ‘mendicante di Dio’. Mi hanno detto che nella vostra parrocchia questo aspetto è molto presente, in gesti e opere concrete”.

(Foto: Santa Sede)

A Torino grande festa per il ventennale della Piazza dei Mestieri

La Piazza dei Mestieri ha festeggiato dal 23 al 27 settembre i suoi vent’anni con 5 giornate di dialogo in cui ci si è confrontati per approfondire le sfide legate alle grandi transizioni in atto.

Sono state oltre 2.500 le presenze al dialogo che si è dipanato attraverso 12 incontri dove sono intervenuti, tra gli altri, il Sindaco di Torino Stefano Lo Russo, il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’Arcivescovo di Torino Monsignor Roberto Repole, il Cardinale Matteo Zuppi, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, la Parlamentare europea Letizia Moratti, il CEO di Talent Garden Davide Dattoli, il Consigliere Delegato di Enel Cuore Onlus Filippo Nicolò Rodriguez, il Presidente di IREN Luca Dal Fabbro, il Presidente del CDA di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros Pietro, il Presidente della Fondazione CRT Anna Maria Poggi, il Presidente della Compagnia di San Paolo Marco Gilli, il Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà Giorgio Vittadini.

Un dialogo in cui i giovani sono stati protagonisti interloquendo con le loro domande con gli autorevoli ospiti della settimana. Non sono mancati poi momenti di festa con serate dedicate alla musica (Jazz e Cabaret) e con eventi dedicati agli ex allievi per i quali in questi giorni è stata fondata un’associazione.

Al centro del dibattito i giovani e il modello della Piazza dei Mestieri. Tra i temi sono emersi quelli della necessità di una più stretta ed efficace collaborazione tra pubblico e privato negli investimenti strategici e nelle politiche per la formazione dei giovani e degli adulti.

Un punto del modello Piazza dei Mestieri che tutti hanno sottolineato è la sua capacità di essere stato capace di far emergere i talenti dei giovani accompagnandoli nel loro percorso educativo e di inserimento lavorativo, ma anche offrendo proposte per il loro tempo libero come, ad esempio, quelle del ricco cartellone di eventi culturali. Non basta vietare l’eccesso di uso del cellulare, ci vuole qualcosa cha attrae di più, servono luoghi che rispondano al desiderio di felicità dei giovani partendo da un abbraccio capace di accoglierli e di fargli sentire il loro valore.

Molti degli intervenuti hanno sottolineato che l’Italia non ha solo punti di debolezza; infatti, la sua struttura imprenditoriale agile e ricca di know-how diffuso ci ha permesso di reagire meglio alle crisi recenti, a partire da quella del covid. Inoltre, anche sull’evoluzione delle tecnologie dell’informazione e di quelle alla base della transizione ambientale abbiamo molte carte da giocare. Servono scelte coraggiose e capaci di guardare ai tempi lunghi, ma la partita è aperta. In sintesi, una settimana che anziché accodarsi allo sconforto generalizzato, ha sottolineato le grandi opportunità che abbiamo davanti, soprattutto i giovani, pur nella coscienza dei rischi esistenti.

La settimana si è conclusa con la graditissima sorpresa di una lettera del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha voluto raggiungere la Piazza dei Mestieri e tutti i partecipanti, esprimendo il suo apprezzamento per ‘una intuizione cha ha saputo stabilire nel tempo una solida ed efficace rete di solidarietà e di inclusione attraverso un’alleanza tra formazione e mondo del lavoro’. Comunque la Piazza dei Mestieri non si è fermata nemmeno nella grande festa finale del week end con il BierFest Platz 2024: protagoniste le birre della Piazza e quelle di alcuni dei birrifici più amati del panorama brassicolo italiano.

La sfida della rete per testimoniare il Vangelo, un libro e tre autori

“Vi presentiamo alcune idee realizzabili (perché già realizzate) nei diversi ambienti e con varie fasce di età, partendo da ciò che viviamo ordinariamente, ma con una prospettiva nuova, quella in cui i new media sono una risorsa per la crescita, la formazione, la pastorale, l’insegnamento, la catechesi. Alcune delle attività sono frutto della nostra creatività, altre sono state davvero attuate e sono in corso, altre ancora si sono trasformate in veri percorsi di formazione in presenza e online”.

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