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Oltre l’aula, al servizio del prossimo: la Pasqua ‘sul campo’ degli studenti UER con impegno civile
Dal mercoledì Santo alla domenica di Pasqua, un gruppo di studenti dell’Università Europea di Roma (UER) parteciperà alla Missione di Settimana Santa promossa da ‘Gioventù Missionaria’, apostolato giovanile del movimento Regnum Christi.
L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività di Responsabilità Sociale, coordinate dal Centro di Formazione Integrale dello stesso Ateneo, con l’obiettivo di offrire agli studenti un’occasione concreta di crescita umana attraverso il servizio e l’ascolto.
Gli studenti si recheranno nelle Marche, accompagnati dai Cappellani dell’UER, padre Matthew Whalen e Padre Enrico Trono, insieme ad altri sacerdoti e seminaristi dei Legionari di Cristo e alle consacrate del Regnum Christi. Il contatto diretto con la realtà sociale locale si concretizzerà nella visita a famiglie, anziani e ammalati, supporto alle parrocchie, percorsi educativi/ricreativi per bambini e ragazzi.
La missione risponde alla chiamata di papa Leone XIV per la 100ª Giornata Missionaria Mondiale: trasformare la ‘spiritualità di comunione’ in un gesto pratico. Per l’Università Europea di Roma, questa iniziativa rappresenta un’opportunità di formazione integrale: formare professionisti capaci di ascoltare la realtà in cui viviamo attraverso l’incontro con l’altro e di relazionarsi e guardare le sfide del mondo con empatia, responsabilità e spirito di servizio.
Didacta Italia, Rondine e Regione Toscana: a Firenze la scuola si conferma laboratorio di pace, relazione e trasformazione dei conflitti
Si è svolto giovedì 12 marzo alla Fortezza da Basso di Firenze, nell’ambito di Didacta Italia 2026, l’incontro ‘Generare habitat di pace. Abitare il conflitto con le relazioni’, promosso da Rondine Cittadella della Pace con il sostegno della Regione Toscana, per approfondire il valore educativo della trasformazione dei conflitti dentro e fuori la scuola, come ha spiegato la vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop:
“Un luogo che rischiava lo spopolamento è diventato negli anni una vera cittadella dedicata alla pace. Un progetto che la Regione Toscana sostiene anche attraverso le risorse del Fondo Sociale Europeo + 2021–2027 e che dimostra concretamente come giovani provenienti da Paesi segnati dai conflitti possano incontrarsi, studiare e vivere insieme, trasformando la distanza e la diffidenza in dialogo e responsabilità. In un momento storico in cui la guerra torna a colpire intere generazioni, esperienze come questa ci ricordano che un’altra strada è possibile.
Nei prossimi mesi avvieremo anche il percorso degli Stati Generali della Pace, che abbiamo scelto di costruire come uno spazio aperto e partecipato. Crediamo che la pace debba nascere dal confronto, dalle relazioni, dalla cultura e dall’impegno delle comunità. Sarà un lavoro diffuso su tutto il territorio toscano, insieme alle istituzioni, alle associazioni, alle scuole, alle università e soprattutto alle giovani e ai giovani”.
L’appuntamento ha riunito rappresentanti istituzionali, mondo educativo, studenti e studentesse, offrendo una riflessione condivisa su un tema sempre più centrale nel presente: costruire comunità scolastiche capaci non di rimuovere il conflitto, ma di attraversarlo senza distruggere la relazione, come ha ribadito Paola Butali, vicepresidente di Rondine Cittadella della Pace, ricordando la centralità del Metodo Rondine:
“L’esperienza di Rondine rappresenta oggi uno dei modelli più autorevoli e concreti di educazione alla pace. Il suo insegnamento è profondo: il conflitto, se attraversato con strumenti adeguati, può trasformarsi da frattura in occasione di crescita, riconoscimento e bene comune. E’ un metodo che parla ai contesti internazionali come alle scuole, alle comunità e alle relazioni quotidiane, offrendo una prospettiva educativa capace di incidere davvero nel presente”.
Al centro dell’incontro, coordinato da Elena Calistri, Autorità di gestione FSE Regione Toscana, i primi risultati del progetto ‘Educazione alla Pace e alla Trasformazione dei Conflitti’, sostenuto dal PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana, avviato nelle scuole toscane per promuovere cittadinanza globale, partecipazione attiva e strumenti concreti per la gestione delle tensioni nei contesti educativi. Un percorso che ha mostrato come la pace, per essere credibile, debba uscire dal linguaggio delle dichiarazioni di principio e diventare pratica quotidiana, esercizio di ascolto, responsabilità e riconoscimento dell’altro, ha affermato Paolo Caldesi, FSE Regione Toscana:
“Nel quadro delle politiche regionali per la promozione della cultura di pace, Rondine rappresenta un interlocutore di particolare rilievo, riconosciuto per la qualità della propria esperienza e per l’impatto dei progetti sviluppati in ambito educativo e sociale. La collaborazione con Rondine rafforza la capacità della Regione Toscana di portare nelle scuole e nei territori percorsi strutturati di cittadinanza globale, dialogo e trasformazione dei conflitti, con un investimento concreto rivolto a migliaia di studenti e studentesse”.
Un ulteriore contributo è arrivato da Alessandro Zecchin, presidente di Assodidattica, che ha posto l’accento sul rapporto tra ambienti di apprendimento e qualità della relazione educativa: “Le imprese possono e devono stare accanto a esperienze come Rondine, perché educare alla pace significa anche costruire spazi e relazioni che rendano possibile la trasformazione dei conflitti. Il contributo delle aziende può essere concreto: sostenere ambienti, tecnologie, reti e opportunità che aiutino questa metodologia a diffondersi sempre di più”.
L’incontro ha guardato anche al futuro con il focus su YouTopic Fest 2026, che si svolgerà dal 4 al 7 giugno, il Festival internazionale sul conflitto promosso da Rondine, e sulla prossima Marcia per la Pace che apre il Festival, momenti che intrecciano educazione, cittadinanza e protagonismo giovanile. In questo quadro si è inserito l’intervento di Spinella dell’Avanzato, ufficio Scuola Rondine, che ha richiamato il ruolo della scuola come luogo vivo, attraversato da domande generative:
“Con YouTopic 2026 Rondine propone una riflessione profonda sul tema dell’inquietudine, intesa non come elemento di fragilità da neutralizzare, ma come dimensione generativa dell’esperienza educativa e umana. Il festival intende offrire a studenti, studentesse e docenti uno spazio di confronto in cui le domande aperte, i conflitti e le fragilità possano essere riconosciuti e trasformati in risorsa per la crescita, la responsabilità e la costruzione di relazioni più consapevoli”.
Particolarmente significative le testimonianze delle Rondinelle d’Oro, Anna Iacci, Giacomo Parini e Francesca Gerardo, ex studenti e studentesse del Quarto Anno Rondine, insieme alla proiezione dei video del meglio di YouTopic 2025 e delle voci di pace della World House, che hanno dato corpo e voce a un’esperienza in cui la pace non viene raccontata in astratto, ma vissuta nelle relazioni e nelle differenze.
Uno spazio specifico è stato inoltre dedicato ai lavori con gli studenti e le studentesse delle classi 4HENO, 4NSAL e 4RSAL dell’IPSSEOA ‘Bernardo Buontalenti’, coinvolti in un’attività sul tema di YouTopic Fest 26 a cura dell’ufficio Scuola Rondine e del team del festival, coordinato dalle Rondinelle d’Oro Anna Iacci e Giacomo Parini: un passaggio concreto che ha mostrato come i contenuti dell’incontro possano tradursi immediatamente in pratica educativa.
L’incontro di Didacta ha così restituito un’immagine netta: la pace, nella scuola, non è un tema ornamentale né una parentesi celebrativa. E’ un metodo, una postura educativa, una competenza da allenare con continuità. In un presente che sembra spesso organizzato attorno alla semplificazione dello scontro, la proposta emersa da Firenze indica una direzione diversa: fare della relazione il primo spazio di costruzione del futuro.
A Montesilvano la IX edizione della Scuola di Formazione per Studenti promossa dal Msac
Dal 13 al 15 marzo 2026 Montesilvano (Pescara) ospiterà, presso il Pala Dean Martin, la IX edizione della Scuola di Formazione per Studenti (SFS), promossa dal Movimento Studenti di Azione Cattolica (Msac) con circa 2.000 studenti delle scuole superiori, provenienti da tutte le diocesi d’Italia, che si ritroveranno per tre giorni di formazione, confronto e sperimentazione educativa sotto il titolo ‘High Hopes’. L’iniziativa nasce dal desiderio di promuovere un’educazione capace di rispondere alle sfide del presente e di anticipare quelle del futuro.
Al centro di quest’esperienza c’è l’idea di una scuola che riconosca gli studenti come protagonisti del proprio apprendimento, valorizzando competenze, relazioni e responsabilità. In linea con le prospettive di innovazione indicate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e con gli obiettivi dell’educazione civica, la SFS propone un’esperienza formativa ispirata anche alla visione della piattaforma ministeriale ‘Scuola Futura’, sperimentando linguaggi e metodi didattici nuovi, come ha spiegato Elena Giannini, segretaria nazionale del Msac:
“Il titolo scelto per questa edizione, ‘High Hopes’, racchiude l’orizzonte dell’intero evento: sognare in grande, ma con i piedi ben piantati nella realtà. Racconta il desiderio di immaginare una scuola migliore, dentro un Paese più giusto e in un mondo che scelga la pace e il dialogo, senza perdere il contatto con la concretezza della vita quotidiana. Perché il cambiamento non arriva dall’alto, ma nasce dai gesti e dalle scelte di ogni giorno, dalle responsabilità che ciascuno è disposto ad assumersi nel proprio ambiente di studio e di vita”.
L’edizione SFS 2026 si propone di sperimentare un vero e proprio ecosistema educativo, nel quale studenti, insegnanti possano riconoscersi come co-costruttori di una scuola più aperta, inclusiva e capace di innovarsi. Durante i tre giorni di incontri e laboratori verranno sviluppate alcune competenze considerate decisive per la formazione delle nuove generazioni: dalla consapevolezza finanziaria alla cittadinanza attiva, dall’intelligenza emotiva al pensiero critico, dalla coscienza sociale alle competenze digitali e all’uso consapevole dell’intelligenza artificiale.
Dopo l’accoglienza e i saluti istituzionali, il programma entrerà nel vivo: venerdì 14 sera con un momento dedicato alla musica e alla cultura, per ricordare che la formazione non passa solo attraverso i libri ma anche attraverso i linguaggi artistici e le esperienze condivise. Sabato 15 rappresenterà il cuore dell’appuntamento con una giornata di ‘scuola alternativa’: workshop e laboratori permetteranno ai partecipanti di sperimentare metodologie didattiche innovative e di allenare competenze trasversali utili per orientarsi nella complessità del mondo contemporaneo.
Domenica 16 mattina, infine, la plenaria conclusiva raccoglierà le riflessioni e le testimonianze emerse durante l’incontro, rilanciando l’impegno degli studenti nei propri territori e nelle loro scuole. Tra gli ospiti: il gruppo Eugenio in Via Di Gioia; Federica Marinucci e Giulia Trivellone di Libera; Benedetta di Muzio, Chiara Napoleone e Alberto Pompili di ASCS-Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo; Simone Grigoletto, docente di Filosofia morale all’Università di Padova;
Maria Grazia Vergari, psicologa e docente alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione ‘Auxilium’; Martina Monticone, biologa nutrizionista; Silvia Boccardi, giornalista; Arturo Mariani, speaker motivazionale ed ex calciatore della Nazionale Italiana di calcio amputati:
“La SFS non vuole offrire formule preconfezionate né soluzioni semplici. L’obiettivo è piuttosto quello di generare domande, aprire spazi di confronto e restituire agli studenti la consapevolezza del proprio ruolo nella società. Perché la scuola non è soltanto un luogo di verifica o di trasmissione di contenuti, ma una comunità di persone che imparano a vivere insieme, a pensare criticamente e a prendersi responsabilità”.
Con High Hopes, il Movimento Studenti di Azione Cattolica invita migliaia di giovani e giovanissimi a mettersi in cammino insieme. Non per attendere la scuola del futuro, ma per iniziare ad abitare già oggi una scuola più viva, più partecipata e più capace di generare speranza.
(Foto: MLAC)
Quarto Anno Rondine 2026-27: prorogato il bando fino al 7 aprile per iscriversi e accedere alle borse di studio
E’ un modo diverso di stare dentro la scuola. Con la stessa serietà delle lezioni, delle verifiche e dei programmi, ma con qualche ingrediente in più: la possibilità di imparare anche ciò che non entra in un registro, come si vive un conflitto, come si regge una responsabilità, come si ascolta senza difendersi, come si diventa adulti senza perdere la parte migliore di sé.
È così che ragazzi e ragazze da tutta Italia vivono il loro Quarto Anno Rondine: un’esperienza scolastica e umana, per la quale sono messe a disposizione borse di studio, riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito come percorso di sperimentazione per l’innovazione didattica. Non è un semplice anno di liceo, ma un tempo di scoperta, di relazione e di crescita interiore. Un anno in cui si impara a conoscere il mondo e, insieme, a conoscersi davvero.
Per questo Rondine Cittadella della Pace annuncia la proroga della scadenza del bando del Quarto Anno Rondine per l’a.s. 2026-27 al 7 aprile 2026. Una scelta che nasce da una richiesta semplice e concreta arrivata da molte famiglie e dagli studenti: avere più tempo per capire, valutare, scegliere bene. Perché un anno così non si decide “di corsa”.
«Non ero sicuro di essere pronto a un cambiamento così grande e non sapevo davvero cosa aspettarmi da questa esperienza. Tutto è cambiato però quando sono arrivato a Rondine per le selezioni. Fin dal primo momento me ne sono innamorato. Ho scoperto un luogo davvero speciale, immerso nella natura, capace di trasmettere pace ma anche energia», racconta Carlo arrivato da Nola.
«“In qualsiasi modo voi siate arrivati qui, va bene”. Sono rimasta paralizzata. Una frase banale solo in apparenza, ma potentissima. In un contesto nuovo, con persone nuove, viene spontaneo voler apparire bravi, composti, determinati, all’altezza… Invece il tutor ci stava dicendo l’opposto: siete accolti così come siete», gli fa eco Laura di Bologna.
Il Quarto Anno Rondine è un anno scolastico pieno, rivolto a studentesse e studenti che nell’anno scolastico in corso frequentano la terza superiore nei licei: classici, scientifici ordinamentali o con opzione Scienze Applicate, di scienze umane ordinamentali o con opzione Economico-Sociale e linguistici italiani, e scelgono di svolgere la quarta a Rondine, nel borgo alle porte di Arezzo.
Il percorso mantiene la solidità della didattica e dei contenuti e la affianca a un’esperienza residenziale che fa una cosa rara: mette insieme lo studio e la vita quotidiana, come se fossero davvero parte dello stesso apprendimento. Qui le giornate non “si aggiustano” solo con l’orario delle lezioni. Si aggiustano con le relazioni, con il modo in cui si sta in una comunità, con il confronto tra storie diverse, con il lavoro su sé stessi e sugli altri. È un anno che ti chiede di imparare anche l’alfabeto delle emozioni e delle parole: quelle che spesso non sappiamo usare, e allora diventano silenzi, urla, isolamento.
Il bando si rivolge a ragazze e ragazzi dei percorsi liceali previsti e, soprattutto, a chi sente che la scuola può essere più di un itinerario da ‘portare a termine’. A chi ha curiosità, voglia di mettersi in gioco, disponibilità a vivere in comunità e a confrontarsi senza maschere. Non serve essere impeccabili. Serve essere pronti a crescere. Perché crescere, spesso, significa accettare una cosa scomoda: farsi vedere per davvero.
E, in questo, la proroga al 7 aprile 2026 è un invito a fare le cose con cura. La candidatura richiede di raccontarsi e di motivare una scelta importante, non solo di compilare un modulo. Serve tempo per preparare i materiali richiesti, per fare domande, per immaginarsi lì, lontani da casa, dentro una comunità, con un ritmo diverso, ma anche con una struttura solida. E serve tempo per le famiglie: per capire, confrontarsi, sentirsi rassicurate da un progetto che non improvvisa, accompagna.
La giornata di selezione – prevista per il 2 maggio 2026 nella Cittadella della Pace – non è pensata come una “gara”. È già un primo contatto con il metodo: ascolto, confronto, attività condivise, colloquio, una prova didattica che serve ad allineare i programmi e a sostenere il percorso scolastico, strumenti utili a comprendere inclinazioni e motivazioni. Anche qui, l’obiettivo è chiaro: costruire una classe che funzioni come gruppo, fatta di differenze che si incontrano e imparano a stare insieme.
E quando finisce il Quarto Anno, la cosa più interessante non è soltanto ciò che hai studiato – che resta fondamentale – ma come lo hai studiato, e con chi. Molti raccontano di avere smesso di vivere “in apnea”, di avere imparato a dare un nome alle emozioni, a gestire le pressioni, a ricostruire la fiducia. E spesso questa trasformazione rimette a fuoco anche lo studio: perché quando stai meglio, impari meglio.
Alle famiglie il Quarto Anno Rondine offre una promessa concreta: vostro figlio o vostra figlia non “mette in pausa” un anno, lo attraversa con una guida educativa presente, competente, strutturata. In un’età in cui si è forti e fragili insieme, avere un contesto che non giudica ma lavora, che non etichetta ma accompagna, può cambiare una traiettoria.
Ai partner il Quarto Anno offre qualcosa di altrettanto solido: un investimento nel capitale umano e sociale. Sostenere questo progetto significa contribuire a formare giovani capaci di tornare nei propri territori con una competenza decisiva: trasformare il conflitto in dialogo, la differenza in risorsa, l’incertezza in progettazione. Non è un valore astratto: è una ricaduta reale su comunità, scuole, famiglie e futuro.
A rendere possibile tutto questo il Liceo Vittoria Colonna di Arezzo, titolare della sperimentazione ministeriale e capofila della rete scolastica provinciale costituita a sostegno del progetto e composta dal Liceo F. Petrarca, Liceo F. Redi, ITIS Galilei e Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II.
Non solo, una rete di alleanze che unisce fondazioni, enti, imprese e partner privati garantisce ogni anno borse di studio parziali e totali per permettere a studenti di ogni provenienza di partecipare. Le borse di studio rappresentano il cuore solidale del Quarto Anno Rondine: strumenti concreti per garantire pari opportunità, valorizzare il merito e rendere accessibile un’esperienza formativa unica anche a chi non dispone di risorse economiche. Ogni borsa di studio è un investimento nella persona, nel suo potenziale e nella sua capacità di generare futuro.
Il progetto Quarto Anno Rondine, infatti, è realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, dell’Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano, della Fondazione Cariplo, della Fondazione di Sardegna, della Fondazione Cattolica, di Gecofin, della Fondazione Mondo Unito, della Fondazione ONLUS Niccolò Galli, della Banca del Valdarno Credito Cooperativo con la “Borsa di studio in memoria di Bani Giovanni”, della Fondazione Compagnia di San Paolo, della Fondazione Friuli, della Fondazione Vincenzo Casillo, della Fondazione Augurusa, della Fondazione Andrea Biondo Istituto di Cultura, della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, di Aboca S.p.A., di DHL Express Italy, della Fondazione Banca Popolare di Milano, del Fondo Portaverta, della Rotary Foundation – Distretto 2071 Toscana, del BLM Group, nonché del Fondo di solidarietà Quarto Anno insieme ad amici e sostenitori. Un sistema di alleanze che si estende anche ai percorsi di approfondimento come Ulisse e Itaca, nati grazie alla collaborazione con realtà quali Fondazione Finanza Etica, Istituto Jacques Maritain, Nuovo Laboratorio di Psicologia e Goel Gruppo Cooperativo.
Per maggiori informazioni quartoanno.rondine.org.
Papa Leone XIV: parlare al cuore degli studenti
“Come sappiamo, la Chiesa è Madre e Maestra, e voi contribuite a incarnarne il volto per tanti alunni e studenti alla cui educazione vi dedicate. Grazie infatti alla luminosa costellazione di carismi, metodologie, pedagogie ed esperienze che rappresentate, e grazie al vostro impegno ‘polifonico’ nella Chiesa, nelle Diocesi, in Congregazioni, Istituti religiosi, associazioni e movimenti, voi garantite a milioni di giovani una formazione adeguata, tenendo sempre al centro, nella trasmissione del sapere umanistico e scientifico, il bene della persona”: questa mattina papa Leone XIV ha incontrato insegnanti e studenti per il Giubileo del mondo educativo, esortando i maestri ad entrare in contatto con ‘l’interiorità’ degli studenti.
Nel discorso è partito dall’essere stato insegnante: “Anch’io sono stato insegnante nelle Istituzioni educative dell’Ordine di Sant’Agostino e vorrei perciò condividere con voi la mia esperienza, riprendendo quattro aspetti della dottrina del Doctor Gratiae che considero fondamentali per l’educazione cristiana: l’interiorità, l’unità, l’amore e la gioia. Sono principi che vorrei diventassero i cardini di un cammino da fare insieme, facendo di questo incontro l’inizio di un percorso comune di crescita e arricchimento reciproco”.
E’ stato un invito a scoprire il ‘vero maestro’: “Circa l’interiorità, sant’Agostino dice che ‘il suono delle nostre parole percuote le orecchie, ma il vero maestro sta dentro’, ed aggiunge: ‘Quelli che lo Spirito non istruisce internamente, se ne vanno via senza aver nulla appreso’. Ci ricorda, così, che è un errore pensare che per insegnare bastino belle parole o buone aule scolastiche, laboratori e biblioteche. Questi sono solo mezzi e spazi fisici, certamente utili, ma il Maestro è dentro. La verità non circola attraverso suoni, muri e corridoi, ma nell’incontro profondo delle persone, senza il quale qualsiasi proposta educativa è destinata a fallire”.
Quindi il maestro è colui che parla al cuore dei ragazzi: “Noi viviamo in un mondo dominato da schermi e filtri tecnologici spesso superficiali, in cui gli studenti, per entrare in contatto con la propria interiorità, hanno bisogno di aiuto. E non solo loro. Anche per gli educatori, infatti, frequentemente stanchi e sovraccarichi di compiti burocratici, è reale il rischio di dimenticare ciò che san John Henry Newman sintetizzava con l’espressione: cor ad cor loquitur (‘il cuore parla al cuore’) e che sant’Agostino raccomandava, dicendo: ‘Non guardare fuori. Ritorna a te stesso. La verità risiede dentro di te’.
Sono espressioni che invitano a guardare alla formazione come a una via su cui insegnanti e discepoli camminano insieme, consapevoli di non cercare invano ma, al tempo stesso, di dover cercare ancora, dopo aver trovato. Solo questo sforzo umile e condiviso, che nei contesti scolastici si configura come progetto educativo, può portare alunni e docenti ad avvicinarsi alla verità”.
Perciò è necessaria l’unità, parola che ha scelto come motto papale, decidendo di continuare il progetto del Patto Educativo Globale: “Questa dimensione del ‘con’, costantemente presente negli scritti di Sant’Agostino, è fondamentale nei contesti educativi, come sfida a ‘decentrarsi’ e come stimolo a crescere… E se ciò è vero in senso generale, lo è a maggior ragione nella reciprocità tipica dei processi educativi, in cui la condivisione del sapere non può che configurarsi come un grande atto d’amore”.
Quindi per portare avanti l’educazione è necessario l’amore: “In campo formativo, allora, ciascuno potrebbe chiedersi quale sia l’impegno posto per intercettare le necessità più urgenti, quale lo sforzo per costruire ponti di dialogo e di pace, anche all’interno delle comunità docenti, quale la capacità di superare preconcetti o visioni limitate, quale l’apertura nei processi di co-apprendimento, quale lo sforzo di venire incontro e rispondere alle necessità dei più fragili, poveri ed esclusi. Condividere la conoscenza non è sufficiente per insegnare: serve amore”.
E’ con amore che si valorizza lo studente: “Solo così essa sarà proficua per chi la riceve, in sé stessa e anche e soprattutto per la carità che veicola. L’insegnamento non può mai essere separato dall’amore, ed una difficoltà attuale delle nostre società è quella di non saper più valorizzare a sufficienza il grande contributo che insegnanti ed educatori danno, in merito, alla comunità. Ma facciamo attenzione: danneggiare il ruolo sociale e culturale dei formatori è ipotecare il proprio futuro, e una crisi della trasmissione del sapere porta con sé una crisi della speranza”.
Ma tutto ciò deve essere fatto con gioia: “Oggi, nei nostri contesti educativi, preoccupa veder crescere i sintomi di una fragilità interiore diffusa, a tutte le età. Non possiamo chiudere gli occhi davanti a questi silenziosi appelli di aiuto, anzi dobbiamo sforzarci di individuarne le ragioni profonde. L’intelligenza artificiale, in particolare, con la sua conoscenza tecnica, fredda e standardizzata, può isolare ulteriormente studenti già isolati, dando loro l’illusione di non aver bisogno degli altri o, peggio ancora, la sensazione di non esserne degni”.
Quindi quattro parole che devono diventare ‘punti cardine’: “Perciò, carissimi, vi invito a fare di questi valori (interiorità, unità, amore e gioia) dei ‘punti cardine’ della vostra missione verso i vostri allievi”.
Anche nell’incontro con i membri dell’ ‘Organización de Universidades Católicas de América Latina y el Caribe’ papa Leone XIV aveva evidenziato la necessità dell’istruzione cattolica: “Oggi, l’università cattolica, come ha affermato papa Francesco, rimane uno dei migliori strumenti che la Chiesa offre al nostro tempo, ed è espressione di quell’amore che anima ogni azione della Chiesa, ovvero l’amore di Dio per la persona umana”.
Da qui l’importanza delle Università cattoliche in America Latina: “Fin dalle origini della vita universitaria in America Latina, la Chiesa è stata una forza trainante nell’educazione. Le prime università del continente, come quelle di Santo Domingo, San Marcos a Lima, in Messico, e molte altre, sono nate dall’iniziativa di vescovi, religiosi e missionari convinti che annunciare Gesù Cristo, ‘Via, Verità e Vita’, ‘sia parte integrante del messaggio cristiano di salvezza’… Siete ben consapevoli delle sfide che l’educazione deve affrontare oggi. Con creatività, e sapendo che la grazia vi sostiene, proseguite nella missione che la Chiesa vi affida”.
(Foto: Santa Sede)
Inclusione scolastica: FISH chiede continuità didattica e formazione obbligatoria per gli insegnanti
Si è svolta nei giorni scorsi l’audizione della Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie (FISH) presso la VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati. I relatori per la FISH Vincenzo Falabella, presidente e Roberto Speziale, vicepresidente vicario hanno presentato la Memoria della Federazione nell’ambito dell’esame della proposta di legge C. 2303, recante l’introduzione della qualifica di ‘docente per l’inclusione’.
A oltre quarant’anni dall’introduzione, con la Legge 104 del 1992, dell’insegnante specializzato per il sostegno, il sistema italiano presenta criticità strutturali che compromettono gravemente la realizzazione effettiva del diritto all’inclusione scolastica. In particolare, ad oggi circa il 43% degli insegnanti di sostegno è privo di specializzazione specifica, e quindi non ha seguito percorsi formativi abilitanti e professionalizzanti per rispondere ai bisogni educativi degli alunni con disabilità, come ha dichiarato il presidente Falabella:
“Questa percentuale inaccettabile compromette seriamente la qualità dell’istruzione offerta ai nostri studenti e alle nostre studentesse con disabilità, L’introduzione di una figura professionale dedicata all’insegnamento di sostegno non può e non deve essere un contentino o un provvedimento spot, ma l’occasione per sanare le disfunzioni sistemiche che riguardano formazione, continuità e stabilità del personale”.
La Federazione, da decenni impegnata per un’istruzione di qualità, ha presentato una propria Proposta di Legge per la Continuità Didattica e la Formazione Specializzata sul Sostegno, che prevede in particolare l’istituzione di specifiche classi di concorso per il sostegno didattico; il riconoscimento della continuità didattica come elemento strutturale dell’inclusione; i criteri chiari e qualificanti per la nomina dei docenti specializzati; l’obbligo di formazione specifica in materia di inclusione anche per i docenti curricolari; la definizione chiara di ruolo e competenze degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione (ASACOM), figure essenziali per l’effettiva partecipazione scolastica, secondo l’affermazione di Roberto Speziale, vicepresidente vicario della FISH:
“Concordo pienamente con quanto dichiarato dal presidente Falabella, l’inclusione scolastica deve essere, prima di tutto e soprattutto una questione di qualità e non solo di quantità. Al centro ci devono essere sempre gli interessi delle bambine/i, alunne/i, studenti/esse con disabilità. Il primo soggetto che deve essere responsabilizzato è l’insegnante curriculare ma è anche necessario valorizzare ulteriormente la figura del docente specializzato sul sostegno e dell’assistente all’autonomia e comunicazione, se si vuole realmente che l’inclusione scolastica non rimanga un mero enunciato normativo”. “L’auspicio è che al più presto si approvi la proposta della FISH in ordine all’istituzione di specifiche classi di sostegno”.
Per questo la FISH esprime perplessità in merito agli emendamenti, presentati agli articoli 6 e 7 del Decreto-Legge 71/2024, i quali prevedono lo slittamento del termine dei corsi di specializzazione per insegnanti di sostegno erogati dall’INDIRE (Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa) fino a dicembre 2026.
Il Decreto 71/2024 stabilisce che fino al 31 dicembre 2025 la specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni e alle alunne con disabilità possa essere conseguita attraverso percorsi di formazione attivati da INDIRE, in modalità prevalentemente asincrona. Gli emendamenti in questione estenderebbero la validità di queste modalità di erogazione dei corsi fino al 31 dicembre 2026.
La FISH, pur comprendendo le difficoltà insite nell’apportare cambiamenti tempestivi e radicali a un sistema complesso come quello della formazione degli insegnanti di sostegno, invita i Senatori che hanno presentato gli emendamenti di ritirarli e ad aprire un confronto con la Federazione. La FISH, infatti, ribadisce con forza la necessità di lavorare per la creazione di un sistema scolastico veramente inclusivo, che garantisca una formazione adeguata e di alta qualità ai docenti.
La Federazione sottolinea che la formazione degli insegnanti di sostegno è un pilastro essenziale per assicurare un’istruzione di qualità per tutti e tutte, in grado di rispondere in modo efficace e competente alle esigenze degli studenti e delle studentesse con disabilità.
La FISH continuerà a lavorare per questi obiettivi con l’auspicio che il sistema scolastico evolva presto verso soluzioni che coniughino l’efficienza organizzativa, con l’indispensabile necessità di una formazione adeguata agli insegnanti di sostegno.
Eraldo Affinati: la scuola è chiamata ad integrare per incontrare la ‘vita’ degli studenti
La scuola è iniziata dopo l’approvazione, nello scorso luglio, alla Camera dei Deputati del decreto legge ‘Scuola’, che ha introdotto importanti novità per quest’anno scolastico 2024/2025, tra le quali il potenziamento del sostegno agli alunni con disabilità, l’inclusione degli studenti stranieri e l’impegno per garantire l’organico docente. Quindi particolare attenzione è dedicata agli studenti di origini straniere, per i quali saranno attivati corsi di italiano obbligatori con docenti dedicati, come ha sottolineato il ministro il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara:
“La lingua è un requisito fondamentale per una vera inclusione. Il nostro obiettivo è una scuola sempre più inclusiva e con standard qualitativi sempre più alti; una scuola in cui siano valorizzati e promossi i talenti di ogni giovane, indipendentemente dalle condizioni di partenza”.
Per capire con quali difficoltà è iniziato questo nuovo anno scolastico abbiamo contattato Eraldo Affinati, scrittore (ultimo libro ‘Le città del mondo’) ed insegnante, fondatore della ‘Penny Wirton’, scuola gratuita di italiano per immigrati: “Gli anni scolastici sono come il fiume che scorre: l’acqua sembra uguale a quella appena passata, ma in realtà è sempre nuova perché i ragazzi sono diversi e anche le combinazioni nelle classi fra compagni e docenti cambiano.
In queste ultime stagioni stiamo assistendo ad una progressiva mutazione del corpo insegnanti che si sta, seppur lentamente, ringiovanendo. Questo, che rappresenta una buona cosa, ripropone il tema della necessaria formazione in itinere, anche pensando alla rivoluzione digitale che va sostenuta ma anche guidata. Da una parte dobbiamo favorire l’innovazione tecnologica, dall’altra ripristinare le gerarchie di valore all’interno della Rete”.
Dal 2025 classi con un tetto di studenti immigrati ed insegnanti di sostegno: è la strada per integrare meglio?
“La presenza di insegnanti di sostegno linguistico che possano sostenere e accelerare l’inserimento dei ragazzi non italofoni neo-arrivati la considero positiva. Tutto dipenderà però da come sarà realizzata questa azione: ci dovrà essere un coordinamento nei consigli di classe con la creazione di percorsi individualizzati e opportune modifiche ai criteri di valutazione. Ciò passa anche attraverso un lavoro da fare nella testa dei docenti. Quanto al tetto di studenti immigrati, in certe zone del Paese sarà impossibile attuarlo: anche qui l’autonomia dei singoli istituti risulterà decisiva”.
In quale modo la scuola può incontrare la ‘vita’ degli studenti?
“Se la scuola resta un luogo separato dalla vita degli studenti, rischia di trasformarsi in uno spazio specialistico dove si fanno cose astruse e ci si annoia. Troppo spesso gli adolescenti, soprattutto, spendono le loro migliori energie nel pomeriggio, andando al risparmio la mattina. Dovremmo invertire tale tendenza, facendo in modo che per loro la scuola diventi l’intensificazione della vita. Per farlo dovremmo assicurare la continuità didattica. Ed invece anche quest’anno inizieremo con troppi supplenti che a Natale saranno costretti a andar via”.
La scuola è capace di generare la responsabilità nei giovani?
“In certe scuole sì, in altre meno. Non si possono fare discorsi generali e onnicomprensivi. Certo è che tutti i grandi educatori del Novecento, da John Dewey a Maria Montessori, da Alberto Manzi a don Lorenzo Milani, fino a John Partrick Carroll-Abbing, nelle loro pur sostanziali differenze, convergevano su un punto: rendere protagonisti i ragazzi, facendoli uscire da una condizione di pura sudditanza. Al centro ci dovrebbe sempre essere la qualità della relazione educativa: quello che accade in aula non riguarda solo i diretti interessati”.
La scuola è in grado di contrastare la povertà educativa?
“Spesso ci si lamenta che questo non accade, ma io non sarei così pessimista. In certe regioni italiane gli istituti scolastici sono gli unici punti di riferimento sociale; lo abbiamo visto durante la pandemia. Tuttavia dobbiamo lavorare ancora più a fondo per ricostruire la spezzata alleanza fra scuola e famiglie; soltanto così potremo raggiungere la dimensione del villaggio educativo di cui ha parlato papa Francesco”.
Allora, la scuola ‘Penny Wirton’ può essere un ‘modello’ per quella italiana?
“Più che un modello, direi un stimolo. La nostra impostazione didattica, basata sul rapporto uno ad uno, fra docente e studente, ci consente di superare ogni ansia del risultato. Abbiamo già un rapporto strutturale con la scuola pubblica. Noi infatti insegniamo gratuitamente la lingua italiana agli immigrati: possiamo farlo grazie ai giovani dei Pcto (percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento), cioè quegli studenti delle medie superiori che formiamo quali piccoli docenti dei loro coetanei immigrati. Quando questi ragazzi, dopo aver fatto un’esperienza con noi, tornano nelle loro classi della mattina, possono trasformarsi in testimoni di una nuova scuola. Oggi esistono più di 60 postazioni didattiche in ogni parte d’Italia che si ispirano al nostro stile educativo: firmano un patto d’intesa e, nel rispetto della loro autonomia giuridica e amministrativa, entrano a far parte della rete Penny Wirton”.
Come far emergere la ricchezza dell’ ‘altro’ in modo da arricchire la nostra società?
“L’immigrato non va né criminalizzato, né idealizzato. Va conosciuto. Per farlo noi dobbiamo giocare a carte scoperte, senza rinunciare a ciò che siamo, anzi affermandolo, entrando in azione. Questo vale per ogni rapporto umano. Se noi riuscissimo ad assumere la responsabilità dello sguardo altrui, come dovrebbe fare ogni docente tutte le volte che entra in aula, potremmo contribuire, nel nostro piccolo, al miglioramento dell’umanità. Senza illusioni palingenetiche.
Sapendo che ogni generazione è chiamata a ricominciare da capo e non dobbiamo dare mai niente per scontato. Forse il segreto della Penny Wirton è che non abbiamo nessuna connotazione, nessun colore speciale nella nostra maglietta: mettiamo insieme persone molto diverse le une dalle altre che, se fossero chiamate intorno a un tavolo a discutere di un qualsiasi argomento, magari litigherebbero, tuttavia si riconoscono nell’azione a fondo perduto che noi proponiamo”.
(Foto: Penny Wirton)
YouTopic Fest: 4.000 studenti in marcia per la pace a Rondine
Inaugurata l’Arena di Janine, realizzata raccogliendo la testimonianza di Liliana Segre, della sua permanenza ad Auschwitz e il messaggio contro l’indifferenza che ha affidato ai giovani di tutto il mondo. Il figlio Alberto Belli Paci raccoglie il suo “testimone” per portare avanti la sua testimonianza insieme a Rondine. Claudio Bisio, PIF, Michele Serra, Pera Toons, Daniele Mencarelli e Gherardo Colombo alcuni dei protagonisti di questa edizione
Arezzo, 30 maggio 2024 – La Marcia per la Pace di circa 4.000 giovani ha aperto oggi l’ottava edizione di YouTopic Fest. Il Festival Internazionale sul Conflitto promosso da Rondine Cittadella della Pace, che, giunto alla sua ottava edizione, si svolge nel borgo alle porte di Arezzo fino a sabato 1° giugno riflettendo sul tema “Scommettere sulla fiducia, averla, riceverla, perderla, ritrovarla” (qui il programma: https://youtopicfest.rondine.org/). Liliana Segre, Claudio Bisio e PIF, Michele Serra, Pera Toons, Daniele Mencarelli e Gherardo Colombo sono solo alcuni dei protagonisti che animano questa edizione di YouTopic Fest.
“Inaugurare Youtopic Fest con la marcia della pace da Arezzo a Rondine è stato come immergersi in un bagno di giovani, adulti, istituzioni, professori, presidi, persone di tutti i tipi – dice Franco Vaccari, presidente di Rondine Cittadella della Pace -. Rondine vuole essere la casa di tutti coloro che hanno fatto un passo decisivo verso quella che chiamiamo la cultura della pace. I giovani di Rondine tutti i giorni spengono l’odio e rigenerano amicizie impossibili. Coppie di giovani coraggiosi hanno ricevuto l’abbraccio di queste 4.000 persone e sedendosi sull’Arena di Janine, è come se quel prato all’improvviso avesse messo 4.000 fiori, i giovani che si impegnano come Liliana a non prendere la pistola, a non rilanciare l’odio, ma promuovere ostinatamente dialogo”.
La Marcia, promossa dalla Cittadella della Pace in collaborazione con la Consulta Provinciale degli studenti, l’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana e il Parlamento regionale degli studenti, partita da Arezzo, è giunta al borgo di Rondine (10 km circa) con la partecipazione di studenti da tutta la Toscana, che già da anni partecipano e scelgono di fare concretamente il loro passo possibile verso la pace.
La Marcia per la Pace si è svolta in contemporanea anche a Palermo dove il Liceo Danilo Dolci sta festeggiando il centenario della nascita di Danilo Dolci, il cosiddetto ‘Gandhi d’Italia’, testimone di pace e di speranza. Un ponte virtuale tra i 4.000 giovani toscani e 1.500 ragazzi siciliani che dalla loro scuola hanno camminato insieme fino a una struttura requisita alla mafia, per arrivare alla Croce di don Pino Puglisi, testimoniata dalla presenza sul palco di Rondine della vice preside, Linda Caccamo.
“Non c’è bisogno di essere eroi, basta ritrovare il coraggio di fare le scelte”: la frase di don Tonino Bello campeggia in cima al serpentone dei marciatori. La Marcia della Pace scatta poco prima delle 10 e colora per centinaia di metri la strada Setteponti. “La politica deve fare la sua parte per aprire sentieri di pace e i sindaci sono le sentinelle più informate del territorio” spiega il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, in marcia con gli altri. Poco distante il vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, mons. Andrea Migliavacca, alla marcia si unisce anche l’europarlamentare Renata Polverini: “E’ un momento delicato per il mondo, è doveroso essere presenti a momenti di pace”.
“Firenze ha un legame profondo con Rondine, rafforzato dalla recente manifestazione a Palazzo Vecchio. Rondine un’utopia? Tutte le grandi idee all’inizio lo sono state, allora viva l’utopia”, dice il sindaco di Firenze Dario Nardella. Una volta conclusa la marcia, Gala Ivkovic, responsabile dell’innovazione sociale in Italia per Rondine, rilancia la raccolta fondi per poter aprire l’esperienza della Cittadella ad altri studenti provenienti da paesi in guerra. Alcuni di quegli studenti parlano al termine della marcia, unendosi alle parole di Liliana Segre: “Adesso sono pronta a raccontare alla mia famiglia e ai miei amici l’esperienza di Rondine”.
Alexandra ha 24 anni e arriva dalla Russia. “Rondine ci dà la forza di fare il nostro piccolo passo possibile: esserci l’uno per l’altra”. O per l’altra: come Valeriia che arriva dall’Ucraina. “Sono qui da due anni. Sono stati difficili perché ogni giorno, durante questi anni, persone sono morte in guerra nei nostri paesi e il mondo sembrava impazzire”. La cronaca e la ferita di quegli anni rivive nell’Arena di Janine, appena inaugurata dal presidente di Rondine Franco Vaccari e da Alberto Belli Paci. Tra gli applausi per gli alpini, che hanno messo a disposizione diecimila ore del loro lavoro per quell’area verde che accoglie i marciatori. E sulla quale Liliana Segre si affaccia dalla sua casa di Milano, nel cuore della sua Rondine magica. “Mi sento realizzata dal fatto che lì ci sia l’Arena di Janine”.
Emozionato all’apertura dell’arena di Janine il figlio di Liliana Segre, Alberto Belli Paci: “Rondine è un luogo magico per me, tutto il mondo intorno a noi è diverso da Rondine”. Liliana Segre stavolta non è nella cittadella della pace: ma manda un videomessaggio e apre la sua casa da Milano alle migliaia di giovani accorsi nel borgo a piedi, con la Marcia della Pace. “Soltanto a Rondine poteva esserci un luogo che si chiama Arena di Janine”. Rievoca di nuovo quella ragazza, la sua amica conosciuta ad Auschwitz, mandata alle camere a gas solo perché si era ferita lavorando. Rievoca il suo rimorso. “Non ebbi il coraggio di salutarla, di dirle una parola buona, di dirle ciao”.
Ora accomuna quel saluto ritrovato a quello che riserva ai giovani che la ascoltano con gli occhi incollati al maxi-schermo. Io vi ringrazio, carissimi ragazzi, che avete scelto a Rondine di portare avanti la vostra libertà, non parlando mai né di odio né di indifferenza”. Dall’Arena si alza un applauso, che continua quando il figlio di Liliana, Alberto Belli Paci, prende la parola per raccogliere il testimone della mamma:
“La sfida è trasformare un dolore spaventoso, e chi è figlio della Segre lo ha respirato con il Dna, in energia positiva. E trovo che Rondine sia un laboratorio speciale di dialogo e di confronto continui. A Rondine l’altro non è più un nemico davanti al quale stare in allerta, ma può diventare una persona, un amico, un qualcuno con il quale poter parlare. Rondine trasmette il dialogo, la comunicazione, il disarmarsi”.
L’Arena di Janine è stata resa possibile grazie al sostegno economico di Regione Toscana, Provincia Autonoma di Trento e Trentino Marketing con menzione d’onore ad Andrea Carbonari della forestale trentina e Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. All’arrivo anche il Governatore Eugenio Giani: “E’ un’esperienza unica al mondo, è per questo la Regione ha varato una delibera che la nomina agenzia formativa sull’educazione alla pace’.
“Come sapete – ha detto Giulia Zanotelli, assessore del Trentino all’agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica e enti locali – a causa della tempesta Vaia, i nostri boschi hanno subito una grande ferita che stiamo cercando di rimarginare grazie a tutto il sistema trentino. Un ringraziamento per questo progetto va anche all’Associazione nazionale alpini, con il coordinamento del Consigliere nazionale Maurizio Pinamonti, che ha deciso di donare oltre 10.000 ore di lavoro volontario, a Carbonari di APROFOD e a tutta la sua struttura per aver seguito ogni dettaglio così come il servizio foreste, a Trentino Marketing per il supporto e a tutti quelli che hanno contribuito alla sua realizzazione con passione. Come saprete, inoltre, alcuni istituti superiori del Trentino hanno aderito al Metodo Rondine nei propri programmi educativi. E’ quindi un onore per la nostra Provincia e per tanti trentini coinvolti aver partecipato a questa iniziativa; un pezzo di cuore del Trentino batte anche da voi”.
Andrea Sassi, della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze: “Siamo molto orgogliosi di aver contribuito a questa inaugurazione, un progetto che esporterà quello che è Rondine nel mondo. L’augurio è quello che progetti simili si possano replicare anche fuori da questi ‘confini’, anche se non ci piace molto come termine e contribuire a migliorare il mondo”.
“Le parole hanno bisogno di luoghi per diventare vere – ha detto mons. Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro – Rondine è un luogo dove queste parole che parlano di pace e libertà le si scrive anche nei cuori, anche in quelli di coloro che oggi provengono da paesi in conflitto, ma quando queste parole scolpiscono il cuore cambia la vita e si diventa costruttori di pace. Questi giovani forse più di altri ci possono aiutare a scrivere queste parole nel cuore di ciascuno di noi”.
L’inaugurazione è stata anche occasione per conferire il titolo di Ambassador a Sebastiano Favero, Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini e tutti gli operai alpini; Maurizio Pinamonti Consigliere nazionale ANA responsabile lavori Rondine; l’imprenditore trentino Mauro Giacca; il Consigliere Dino Leonesi. Il titolo di Ambassador viene conferito ad amici e sostenitori di Rondine che si siano distinti per l’impegno profuso a favore di Rondine a livello sociale o professionale.
Al termine è stata inaugurata l’opera “L’Albero della Vita” dell’artista Roberta Cipriani.
Questo è YouTopic Fest 2024 che terrà banco a Rondine fino a sabato 1 giugno con un cartellone serrato.
Scopri il programma e iscrivi per partecipare gratuitamente https://youtopicfest.rondine.org/. Il festival è realizzato con il patrocinio di: Regione Toscana, Consiglio Regionale della Toscana, Provincia di Arezzo, Comune di Arezzo, Comune di Castiglion Fibocchi e Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Unione dei Comuni del Pratomagno. Con il contributo di Tutela Legale, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Istituto per il Credito Sportivo. Con il sostegno di Estra S.p.A., Chimet, Camera di Commercio Arezzo Siena, BDC School, COINGAS S.p.A.
In collaborazione con Festival dei Cammini di Francesco, Sustainability Award, Solea, BARTLEBYFILM, Medusa Film, Fondazione il Cuore si scioglie, Unicoop Firenze, Coldiretti Arezzo, Anna Lindh Foundation, Sugar, Castiglione del Cinema, Fattoria La Vialla, Fondazione Arezzo InTour, D.O.G. Operatori di strada. Con la media partnership di QN-La Nazione, Famiglia Cristiana, Vatican News, Radio Vaticana.
Giovani ‘nemici-amici’ contro l’odio: il messaggio di pace di Rondine riparte da Firenze
Nel Salone dei Cinquecento, studenti ed ex studenti della Cittadella hanno accesso la fiaccola della speranza. Un israeliano e un palestinese, una giovane russa e un’ucraina a dialogo per costruire la pace. Un messaggio difficile, forte e necessario: ‘Il vero nemico è la guerra’.
E’ quello che dal Salone dei Cinquecento, in occasione dell’evento promosso dal Comune di Firenze, hanno lanciato gli studenti ed ex studenti di Rondine Cittadella della Pace, raccogliendo il testimone ideale di Giorgio La Pira. E’ la pace, appunto, l’unica speranza per un futuro che possa definirsi tale, non solo per noi ma, soprattutto, per le generazioni future, quelle che a Rondine crescono secondo un Metodo che insegna ad affrontare i conflitti e alla convivenza con il ‘nemico’.
E sono stati proprio gli studenti ed ex studenti della Cittadella, intervistati da Agnese Pini, direttrice dei quotidiani QN, e accompagnati dal sindaco di Firenze, Dario Nardella, e da Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine, a ricordare alla platea, numerosa, attenta e silenziosa, l’importanza di un messaggio difficile da veicolare in questi tempi di guerre:
“Siamo fratelli e sorelle, fratelli e sorelle che provengono da Paesi in guerra – ha sottolineato Salomon, studente maliano della Cittadella della Pace, laureato in Ingegneria biologica che ha affrontato uno dei tanti conflitti dimenticati su cui Rondine lavora da ventisei anni –, e più si scopre l’altro più si vede sé stessi», evidenziando come la pace sia un percorso relazionale che inizia dentro di sé prima che con gli altri”.
“Un aspetto del dolore immenso che proviamo è legato alla perdita della speranza e della capacità di provare empatia con l’altro. Questa è la tragedia della guerra, una corruzione morale e umana di tutti che porta a giustificare, normalizzare, razionalizzare la violenza, la morte e la distruzione reciproca. E quando non sentiamo il dolore dell’altro siamo meno umani e questo ci porta a cercare di giustificare razionalmente quello che vediamo tutto intorno”, ha affermato Noam, ex studente israeliano di Rondine, oggi Project manager del Quarto Anno, formatore e divulgatore presso gli studenti italiani del Metodo Rondine.
E Loai, primo studente palestinese di Rondine, ha ricordato: “Le guerre non servono a nessuno. Sono uno strumento violento per toglierci la vita. Gli ostaggi, le stragi, i bambini uccisi. Questo dolore iniziato nel passato dura ancora. E finché non finirà questa maledetta guerra è difficile avere speranza. Quando sarebbe bellissimo vivere senza dolore e pensare che la vita sia di tutti e si possa vivere insieme”.
Esprimendo entrambi tutte le difficoltà di un dialogo che solo a Rondine ha trovato il suo ‘genius loci’. E cambiando scenario e latitudine ci accorgiamo che non cambia ciò che la guerra provoca dentro coloro che si ritrovano da una parte e dall’altra della barricata senza avere scelto di starci: “Quando lo staff di Rondine mi ha chiesto chi considerassi il mio ‘nemico’, ho risposto che forse io stessa avrei potuto essere vista come una ‘nemica’ dagli ucraini. Personalmente, non considero nessuno come ‘nemico’”, ha affermato la studentessa russa Sabina, laureata in Pedagogia e Lingue, arrivata a Rondine nell’estate del 2022.
Così come Kateryna, studentessa ucraina, laureata in Scienze politiche, arrivata nella Cittadella della Pace pochi mesi dopo lo scoppio della guerra: “Ci sono esperienze e parole che io vorrei cancellare. L’ho fatto per molto tempo dopo l’inizio della guerra in Ucraina. A Rondine, invece, sto imparando ad accettarle ogni giorno. Perché quando le si accetta, si sopravvive. Quando le si nomina ad alta voce, ci si rende conto. Quando si sopravvive e si comprende, si va avanti”, un passo possibile dopo l’altro verso la pace.
Mentre Sabina ha rammentato l’importanza delle relazioni, attraverso le quali si accetta il ‘nemico’: “Non ho fiducia nella diplomazia, ma credo nelle relazioni personali, nei casi particolari come quello tra Kateryna e me. Rondine è unica, e spero che anche le generazioni future siano in grado di coltivare relazioni simili. Perché le nostre parole e le nostre azioni hanno un peso. Possiamo prenderci la responsabilità di quello che facciamo. Noi siamo importanti, anche quando il mondo sembra troppo grande”.
E Loai, a questo proposito, ha voluto ricordare le parole di papa Francesco: “Durante la sua visita in Terra Santa nel 2014 disse: ‘Abbiamo bisogno di abbattere i muri e costruire ponti di pace’. Ecco il perdono, cancellare l’odio, trovare punti di incontro sono tutti metodi utili per convivere in pace e, soprattutto, con diritti e doveri uguali in dignità”.
E solo guardando al futuro, solo immaginando la pace si può trovare la forza di costruire quei ponti: “Ho scoperto che c’è un’intimità unica tra ‘nemici’. Solo loro possono davvero capire la mia esperienza, il mio dolore. Parlare con loro mi salva. Mi impedisce di perdere la mia umanità. Ed è anche per questo che luoghi come Rondine saranno essenziali per il giorno dopo, noi oggi qui prepariamo il terreno per quando si dovrà iniziare a ricostruire insieme, a dialogare, riconciliare. Prepariamo i ponti per quel giorno. Lo facciamo consapevoli della fatica, consapevoli dei rischi, ma spero che lo faremo con coraggio: per i nostri figli e per i giovani del domani”», ha concluso Noam.
Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine, luogo che da più di venticinque anni lavora per la pace, ha voluto ricordare il senso del passo possibile: “A Rondine diciamo che, pur non essendo colpevoli, tutti siamo responsabili. Anche se subiamo un’ingiustizia, infatti, possiamo decidere di non rispondere con l’odio. Questi giovani ci insegnano che si può trasformare il dolore in fiducia, perché la fiducia fa arretrare l’odio, e tutti possiamo metterci in gioco. Grazie, quindi, al sindaco e al Comune di Firenze per questo momento che regala un passo di speranza, soprattutto a questi giovani”.
Per l’occasione Rondine Cittadella della Pace ha lanciato una raccolta fondi per sostenere due borse di studio che coprono il percorso formativo di due studenti ‘nemici’ e poter continuare il proprio lavoro nel profondo degli animi umani, in un momento di emergenza globale. I versamenti possono essere effettuati con bonifico IT 74 D 05018 02800 000011483518 o nel sito https://rondine.org/fondo_solidarieta/.
Un atto di speranza che si concluderà con YouTopic Fest, il Festival internazionale sul conflitto, che si svolgerà a Rondine i prossimi 30-31 maggio e 1° giugno, il cui focus è la fiducia. Festival che, anche questa volta, sarà aperto dalla marcia della pace che l’anno scorso ha visto coinvolti 4.000 studenti provenienti da tutta Italia. Un momento di riflessione sui conflitti che sono tutt’intorno a noi, nella vita di tutti i giorni, su come affrontarli e su come lavorare su noi stessi, grazie al Metodo Rondine, per pensare insieme un mondo migliore.
Le conclusioni dell’incontro, realizzato in media partnership con Famiglia Cristiana e QN-La Nazione, nelle parole del sindaco di Firenze e di Agnese Pini, direttrice dei quotidiani QN: “Mi auguro che tutti ascoltino le voci di questi ragazzi che da Firenze, nel Salone dei Cinquecento, dove oltre 50 anni fa furono avviati i Colloqui del mediterraneo grazie alla lungimiranza del sindaco Giorgio La Pira, vogliono parlare di pace.
Oggi, grazie a questo incontro, riusciamo a ‘spezzare l’odio’, come ha detto il fondatore di Rondine Franco Vaccari, che ringrazio per aver perseguito questo sogno di portare a Firenze lo straordinario messaggio contro la guerra che viene perseguito da trent’anni nella sua piccola, grande, città. Ascoltiamo le voci di questi ragazzi, oggi più che mai con due guerre così drammatiche alle porte dell’Europa. Sono le voci dei Paesi coinvolti nei conflitti, le voci di giovani che dimostrano che un mondo diverso è possibile e anche noi dobbiamo lavorare per renderlo realtà”, ha concluso il sindaco.
(Foto: Rondine – Cittadella della Pace)
Dopo 9 mesi il ministro convoca organizzazioni studentesche: basta scelte in autonomia, ma dialogo
Mercoledì 7 febbraio si è concluso un incontro tra il Ministro Valditara e le organizzazioni studentesche. Un incontro tardivo, arrivato a 9 mesi dall’ultima convocazione del FAST (Forum delle Associazioni Studentesche), per parlare dei provvedimenti adottati dal Ministero dell’Istruzione, dalla riforma dei tecnici e professionali e degli ITS a quella della condotta, dall’esame di Stato alla piattaforma Unica.




























