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Cei: l’Italia ha bisogno della linfa delle ‘Aree interne’

Domenica 8 novembre la Chiesa celebra la Giornata del Ringraziamento come espressione d fede del popolo cristiano, affrontando il tema delle ‘aree interne’, con il tema ‘Sguardi di gratitudine e di speranza per le aree interne del Paese’: “L’Italia non vive solo nelle metropoli, lungo i grandi assi infrastrutturali o nei distretti produttivi: la sua anima pulsa nel suo sistema alpino, sulle colline degli appennini, nelle città medie, nei paesi e nei borghi ancora oggi depositari di relazioni umane straordinarie, di un notevole patrimonio artistico, di risorse che possono costituire un capitale di innovazione”.

Proprio per questo i vescovi hanno definito come linfa le aree interne: “Potremmo definirla un’Italia ‘linfatica’, che non fa rumore ma tiene in vita il Paese: essa merita uno sguardo carico di gratitudine e di apprezzamento. E’ l’Italia delle aree interne, dove circola ancora la linfa della vita civile, fatta di prossimità, solidarietà, creatività quotidiana, connessione con la natura”.

Da qui deriva la ‘gratitudine’ dei vescovi per coloro che non contribuiscono allo spopolamento dei paesi: “Esprimiamo gratitudine a chi in questi luoghi decide di restare e investire umanamente ed economicamente, a chi vi ritorna impiantandovi attività, dando non solo un contributo all’economia generale del Paese, ma proponendo un modello di vita alternativo a quello dei grandi centri urbani, spesso caotici.

In questi luoghi, l’economia agricola e l’allevamento costituiscono una risorsa che mantiene in vita il territorio, nel rispetto delle diversità e della cultura peculiare di ogni posto. In essi ci sono anche esperienze di accoglienza verso i lavoratori immigrati che con le loro famiglie contribuiscono a non abbandonare antiche attività. Così è più facile percepire quella che papa Francesco chiamava ‘la carezza di Dio’ della ‘casa comune’, che ci spinge a guardare con gratitudine al Creatore”.

Comunque è anche un invito a mantenere i presidii: “La logica dell’attrattività, quella che porta a concentrare gli investimenti e a premiare economie estrattive, e la logica dell’abbandono, che procede smantellando scuole e presidi sanitari, chiudendo sportelli bancari, esponendo i territori a rischi ambientali, appaiono come due facce della stessa identica crisi civile. Entrambe vanno lette in relazione tra loro, superando la dinamica centro-periferia, perché generano, in modi diversi, diseguaglianze e impoverimento di comunità e di luoghi”.

Il messaggio è anche un richiamo alla Chiesa: “Anche dal punto di vista pastorale le aree interne interrogano le comunità cristiane, ed è per queste che dal 2021 alcuni vescovi si incontrano per fare discernimento e avanzare proposte condivise sulla situazione di territori di cui constatano con sofferenza il depauperamento e lo spopolamento soprattutto di giovani”.

Ecco, quindi, emergere la prospettiva tracciata dal documento: “Se guardiamo l’Italia da una prospettiva plurale, riconoscendo la ricchezza di paesaggi e di culture locali, di una economia agricola da incentivare e tutelare, dobbiamo respingere la logica del sacrificio necessario di alcune aree, quell’idea semplificante che esista un solo modello di sviluppo, una sola idea di abitare, una sola idea di nazione a cui tutti debbono conformarsi”.

Tale prospettiva ha bisogno anche di una ‘nuova’ visione politica: “Non si tratta di selezionare dall’alto quali realtà locali debbano essere accompagnate in un percorso di spopolamento irreversibile e quali debbano essere salvate, ma di entrare in una prospettiva di interconnettività tra territori: agire sugli squilibri territoriali richiede, oggi più che mai, nuove politiche economiche che puntino su agricoltura e allevamento, politiche migratorie che integrino il capitale umano dei nuovi lavoratori; esige anche nuovi investimenti sulle infrastrutture che garantiscono la mobilità e l’assistenza sanitaria, la garanzia degli studi superiori e universitari, un impegno rinnovato intorno alla domanda di accesso alla casa, di lavoro da remoto, di servizi di welfare territoriale.

Dal punto di vista pastorale vanno incoraggiate le esperienze che aiutano le comunità ecclesiali ad animare la vita delle aree interne. Sarà importante attingere anche all’esperienza promossa dal Progetto Policoro, ora in fase di aggiornamento, che non poche volte ha contribuito a rigenerare porzioni di questi territori”. Questo è il futuro dell’Italia: “Il futuro del Paese dipenderà, in definitiva, dalla capacità di prendersi cura dei beni comuni e del patrimonio ereditato dal passato in modo innovativo e sostenibile. L’immagine di un’Italia ‘linfatica’ allude a un sistema di reti orizzontali, fatte di prossimità, di economie locali, di relazioni comunitarie, di creatività quotidiana, che sono il vero metabolismo dei nostri territori

A Tricase ‘Aree interne e creazione di impresa per il contrasto allo spopolamento’

La Diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca, la Fondazione Mons. Vito De Grisantis e la Rete Italiana di Microfinanza RITMI comunicano che lunedì 28 luglio, dalle ore 16.00 alle ore 22.00 a Tricase presso la Sala del Trono di Palazzo Gallone in Piazza Pisanelli, si svolgerà un incontro pubblico dedicato alle strategie di sviluppo locale e all’imprenditorialità come strumenti per favorire la ‘restanza’ dei giovani nelle aree interne del Sud Italia.

Il workshop prevede interventi di studiosi, rappresentanti delle istituzioni, imprenditori e attori del terzo settore, con un focus sul microcredito come leva per l’innovazione sociale ed economica e la restanza dei giovani. Un’occasione di confronto tra politiche pubbliche e iniziative dal basso, per costruire insieme nuovi modelli di sviluppo nelle aree interne del paese.

L’evento, con partecipazione gratuita previa iscrizione su  Eventbrite, L’evento, promosso dal Microfinance Centre e sostenuto dal programma SIFTA | Social Inclusive Finance Technical Assistance. e sarà trasmesso in diretta streaming su www.radiodelcapo.it .

Il programma dell’incontro, suddiviso in momenti distinti, prevede alle ore 16.00 un Tavolo di Lavoro, moderato dalla Prof.ssa Ada Manfreda, Direttrice Lab. Ricerca PLACE per Innovazione Sociale e sviluppo di comunità Unipegaso-EspérO, dove studiosi, imprese, terzo settore e Istituzioni Pubbliche si confronteranno sul tema: “Lavoro e imprese nelle aree interne per la restanza dei giovani” e al quale interverranno: il Dott. Giacomo CAZZATO, Presidente dell’Area Interna Sud-Salento, l’Avv. Loredana CAPONE, Presidente del Consiglio Regionale Puglia, il Dott. Vito GENCO, Pres. Mestieri Puglia, il Dott. Gianluca BUDANO, Direttore Arpal Puglia, Don Lucio CIARDO, Segretario Fondazione Mons. de Grisantis, il Dott. Antonio CIRIOLO, Presidente GAL Capo di Leuca, il Dott. Pantaleo GRECO, Consigliere Ordine dei Dottori Commercialisti della Provincia di Lecce, la Dott.ssa Ada CHIRIZZI, Segretaria Generale Provinciale CISL – Lecce e Presidente Fondazione di Comunità del Salento e il Dott. Raffaele SANTORO, Presidente ACLI Provinciali Lecce.

Alle ore 18.00 dopo i saluti istituzionali del Dott. Antonio DE DONNO, Sindaco di Tricase e di Mons. Vito ANGIULI, Vescovo di Ugento – S. Maria di Leuca, prenderà avvio il convegno dal tema: “Microcredito e sviluppo locale: nuove opportunità per l’imprenditoria nelle Aree Interne del Sud”, moderato da Don Lucio CIARDO, Segretario Fondazione de Grisantis con i seguenti relatori e argomenti: il Prof. Leonardo BECCHETTI, Università Tor Vergata Roma, Co-fondatore di Next, Eye on Buy che interverrà su: “La funzione dell’Economia civile in un’area marginale”, il Dott. Sebastiano Leo, Assessore Formazione e Lavoro Regione Puglia che relazionerà su: “Gli interventi regionali a servizio della restanza dei giovani”, a seguire interverrà il Dott. Mario VADRUCCI, Presidente CCIAA di Lecce che illustrerà l’argomento: “La realtà imprenditoriale del Sud-Salento”. 

Verrà, inoltre,  presentato la sintesi dello studio “L’impatto socio-economico del microcredito della Fondazione De Grisantis” realizzato, attraverso l’intervista di 20 su 90 piccole attività imprenditoriali, nate- dal 2012 al 2024- , in un’area marginale come il Sud Salento, dall’Associazione Studentesca – Scuola di Economia dell’Università di Lione, Noise Lyon, a seguire interverrà il Dott. Mauro BUSCICCHIO, Direttore Generale BPP, sul tema: “Il ruolo dell’Istituto Bancario a servizio dell’impresa-giovane su territori marginali” e il Dott. Andrea GAETANI, Area Manager Sud – PerMicro sull’argomento: “Microcredito e impatto sul territorio”.

Alle ore 19.30 la seconda parte del convegno “Microfinanza e impresa”, moderato dalla giornalista, Dott.ssa Luana PRONTERA, sarà introdotta dal del Dott. Giampietro PIZZO, Presidente RITMI, successivamente l’Avv. Michele SPERTI, Presidente Vicario ANCI Puglia e Componente Conferenza Stato-Città relazionerà su “L’azione dei Comuni a rischio di spopolamento a favore delle generazioni future”, a seguire interverrà il Don Antonio MORCIANO, Presidente Fondazione De Grisantis, sul tema: “L’impegno della Fondazione De Grisantis sul territorio salentino”, seguirà  il Dott. Luciano DE FRANCESCO, Amministratore Delegato della DFV che interverrà su: “Testimonianza di un ritorno nel proprio territorio”, al termine il Prof. Salvatore COLAZZO, Universitas Mercatorum Roma, “Il valore socio-educativo delle azioni di microfinanza”.

Da Benevento i vescovi chiedono attenzione per le aree interne

“Riuniti a Benevento, com’è ormai tradizione, ringraziamo anzitutto Dio per il dono dell’esperienza che ci ha dato di vivere, fatta di comunione e sinodalità concreta: l’amicizia, lo scambio sereno e fecondo, i momenti di distesa fraternità condivisi sono il valore aggiunto, la cifra peculiare di questa esperienza che porteremo con noi. Giorni nei quali abbiamo sentito risuonare le parole rivolte al profeta: O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele”.

Così inizia il messaggio conclusivo dell’incontro dei vescovi delle Aree interne riuniti a Benevento fino al 17 luglio, appuntamento che da cinque anni vede i vescovi delle zone interessate (quest’anno ben 30 da 14 regioni) confrontarsi sulle esigenze pastorali e sui risvolti sociali della Chiesa in zone in cui altre presenze istituzionali latitano, soprattutto per via dello spopolamento:

“Le Aree interne costituiscono la parte consistente e fragile di tutto il Paese (nord, centro, sud), pur custodendo esse potenzialità straordinarie. In un tempo in cui la distanza relazionale crea vere e proprie disconnessioni umane e lo spazio, quello verde soprattutto, va rarefacendosi, queste vaste porzioni di territorio, dotate di paesaggio e di un ricco patrimonio storico-artistico ed enogastronomico, dove le relazioni umane sono vissute in modo autentico, si rivelano infatti di una ricchezza sorprendente anche allo sguardo più distratto”.

Tale incontro nasce dal desiderio di una pastorale, che scaturisce dal battesimo: “Abbiamo in questi giorni riflettuto sul modo migliore per avviare una pastorale il più possibile idonea alle Aree interne, interrogandoci soprattutto sulla ministerialità che nasce dal battesimo; una ministerialità che coinvolge tutte le membra del Popolo di Dio e la molteplicità delle vocazioni, nella consapevolezza che non possiamo continuare a ripetere stereotipi ormai da tempo superati, ma aprirsi alla voce dello Spirito, che non fa tanto cose nuove, ma fa nuove tutte le cose”.

E’ un invito a superare il campanilismo: “E’ necessario, perciò, superare l’ottica ristretta del campanile, per aprirci a forme nuove, capaci di valorizzare al meglio le risorse a nostra disposizione. Esprimiamo viva e sincera gratitudine ai sacerdoti e agli operatori pastorali che con generosità lavorano nei territori interni affrontando non poche difficoltà: anche la formazione nei seminari dovrà tener conto di queste problematiche”.

Però l’impegno della Chiesa è quello di non abbandonare i territori, come ha ribadito in apertura dell’incontro il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi: “Le aree interne del Nord e del Sud sono accomunate dalle stesse difficoltà con qualche variante in negativo per il Mezzogiorno, dove ci sono ulteriori mancanze di strutture e opportunità. Se non ci sono possibilità, infrastrutture, collegamenti, si vanno a cercare altrove. Ma tutte le comunità, anche le più piccole, sono importanti. Il grande vantaggio delle aree interne è che spesso c’è più comunità che altrove, luoghi dove i legami si rinsaldano e ci si ritrova”.

Quindi a conclusione dell’incontro il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari, ha ritenuto opportuno “un discernimento, una lettura dei fenomeni storici che riguardano le aree interne ed un’attenzione specifica all’uso di alcune categorie normative… A noi interessano i problemi di una marginalità della popolazione, del costituirsi di comunità, della modificazione dei ritmi di lavoro e dell’ambiente naturale”.

Al vescovo di Benevento, mons. Felice Accrocca, membro della Commissione Episcopale per l’Evangelizzazione dei Popoli e la Cooperazione tra le Chiese della Cei, abbiamo chiesto il motivo per cui tale convegno si è svolto in questa diocesi: “Si è svolto a Benevento, perché è a Benevento che esso si svolge sin dall’inizio: siamo ormai alla quarta edizione. Nel maggio 2019, infatti, i vescovi della Metropolia di Benevento sottoscrissero un documento (‘Mezzanotte del Mezzogiorno? Lettera agli Amministratori’) che metteva a fuoco il persistente e grave ritardo nello sviluppo delle cosiddette ‘aree interne’.

Non volevano arrogarsi compiti non propri, piuttosto proporre un metodo che, in politica come in economia, tenesse fermo il primato della comunione. Prese avvio allora un percorso che ha avuto i suoi sviluppi: cammin facendo, infatti, si è andata manifestando in maniera crescente l’esigenza di mettere a fuoco la questione anche da un punto di vista più strettamente pastorale, poiché le aree interne si trovano a fronteggiare problemi del tutto diversi da quelli con cui sono chiamate invece a misurarsi le aree urbane o metropolitane o turistiche. Nacquero così i convegni dei vescovi, che cominciarono a svolgersi nel 2021”.

Perché la Chiesa si interessa delle aree interne?

“Semplicemente perché essa si interessa dell’uomo, di tutto l’uomo e di ogni uomo. Prende parte, quindi, ai problemi dell’uomo là dove l’uomo vive: plagiando la ben nota affermazione di Terenzio, possiamo dire che la Chiesa non reputa da sé niente di estraneo di tutto ciò che è umano. La Chiesa che vive nei territori interni si fa quindi carico dei problemi che in quei territori sono pane quotidiano”.

Come evitare lo spopolamento delle interne?

“Anzitutto con una chiara politica da parte del Governo, tesa a promuovere un progetto globale per le cosiddette ‘Aree interne’, che costituiscono la parte maggiore del suolo italiano: quindi, diversi criteri nell’assegnazione delle risorse, una tassazione differenziata, non per Regioni, ma per fasce territoriali; inoltre, come ha detto il card. Zuppi, ‘politiche serie e stabili a sostegno della natalità e della famiglia’. Bisogna puntare sulle potenzialità di questi territori, perché sono questi i luoghi (come ha detto ancora il presidente della Cei) ‘che hanno la forza di essere comunità, luoghi dove i legami si rinsaldano e ci si ritrova’”.

Quale accoglienza può dare speranza alle aree interne?

“Non spetta certo a me definire criteri in proposito; ritengo però, rubando ancora una volta le parole a Zuppi, che ‘un’idea seria di accoglienza può dare futuro alle Aree interne e anche al nostro Paese’”.

Quale pastorale per le aree interne?

“E’ proprio su questo che nei nostri convegni stiamo interrogandoci, di anno in anno. Certo, in queste zone (soprattutto al Sud) sembra avere ancora una forte presa la religiosità popolare: come valorizzare l’esistente, purificando evidenti anomalie ed evitando, al tempo stesso, di gettare quanto vi è di buono assieme all’acqua sporca? Inoltre, i flussi migratori richiedono di pensare una pastorale attenta alle relazioni ecumeniche e interreligiose che, allo stato attuale, è in gran parte ancora sulla carta. Negli ultimi tre anni tre importanti relazioni, di mons. Mariano Crociata, mons. Roberto Repole, mons. Franco Giulio Brambilla hanno posto alcuni punti fermi. Si tratta ora di continuare il percorso, per giungere ad abbozzare una sintesi, anche se provvisoria”.

Come ripensare alla presenza sacerdotale nelle aree interne?

“Andrebbe intanto presa sul serio una proposta di Repole, secondo il quale la presidenza del presbitero è ‘da leggersi più nella logica della episcopé, ovvero della sorveglianza, che non dell’azione diretta e immediata su ogni questione’”.

(Foto: Diocesi di Benevento)

Papa Francesco ai sindaci: porre attenzione alla sostenibilità

Papa Francesco oggi ha ricevuto in udienza ii rappresentanti delle popolazioni del Centro-Italia colpite dal sisma del 2016-2017, sottolineando che, nonostante il terremoto sia un’esperienza devastante, occorre cogliere per rigenerare il territorio onde evitare lo spopolamento dei piccoli centri:

I vescovi chiedono il riscatto delle Aree Interne

Il riscatto delle Aree Interne passa dal documento dei vescovi campani in quattro punti al termine di due giorni a fine agosti nella diocesi di Benevento, intitolato ‘Sentinella, quanto resta della notte?’, auspicando quattro presupposti necessari a ribaltare la condizione di spopolamento e abbandono delle aree marginali:

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