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Ad Haiti AVSI sostiene la popolazione
“Da un anno la capitale di Haiti, Port-au-Prince, è sotto il controllo delle bande armate, così come le sue vie d’accesso. Gli scambi commerciali e il flusso di persone sono limitati e poco sicuri e questa è una delle cause della malnutrizione nei neonati e nei bambini piccoli. Nonostante le violenze, però, riusciamo a non interrompere quasi mai i nostri interventi, grazie agli oltre 100 operatori locali che vivono sul posto”: così ha detto all’agenzia ‘Dire’ Gabriele Regio, responsabile ad Haiti per la fondazione AVSI, presente nell’isola dal 1999.
La capitale, infatti, è ostaggio di scontri tra bande armate e forze di sicurezza regolari, e nelle violenze spesso sono coinvolti anche i civili, con centinaia di morti e migliaia di sfollati. Tale insicurezza ha ricadute sulle attività economiche e, secondo i dati Onu, circa 5.500.000 persone dipendono dagli aiuti, con quasi il 60% della popolazione in povertà, mentre 1.000.000 di giovani non va a scuola.
Quindi da Gabriele Regio ci facciamo narrare la situazione ad Haiti: “Il 2024 ha visto un peggioramento della situazione umanitaria, con un’intensificazione della violenza che ha portato alla perdita di vite umane, a sfollamenti massicci e al collasso dei servizi sociali di base. Secondo i dati del ‘Bureau des droits de l’homme des Nations Unies’, nel 2024 sono state uccise 5.600 persone, mentre il numero di sfollati è più che triplicato, superando il 1.000.000, di cui più della metà bambini. 2.212 persone sono state ferite durante questo periodo e 1.494 sono state rapite dalle bande.
I servizi sociali di base sono sull’orlo del collasso: alla fine dell’anno scolastico 2024, più di 900 scuole sono state chiuse e solo il 27% delle strutture sanitarie con posti letto a livello nazionale è pienamente funzionante. L’insicurezza alimentare è a un livello critico e colpisce 5.500.000 persone. Donne e bambini sono particolarmente vulnerabili alle conseguenze di questa crisi. Tra gennaio e novembre 2024, infatti, sono stati segnalati 5.857 episodi di violenza di genere, la maggior parte dei quali a sfondo sessuale, la cui percentuale contro i bambini è aumentata del 1.000% tra il 2023 e il 2024. Il reclutamento forzato di bambini da parte dei gruppi armati è aumentato del 70% nell’ultimo anno e si stima che fino alla metà dei membri dei gruppi armati siano giovanissimi.
Secondo un recente rapporto pubblicato da IOM a febbraio 2025, a seguito delle violenze armate verificatesi dal 14 febbraio 2025 in diversi quartieri dell’area metropolitana di Port-au-Prince, in totale sono 12.971 gli sfollati a causa delle violenze, la maggior parte dei quali nel comune di Port-au-Prince (62%). La metà degli sfollati ha trovato rifugio presso parenti in famiglie ospitanti, mentre l’altra metà è ospitata in 31 siti, 27 dei quali esistevano già prima degli incidenti e 4 sono stati creati di recente.
In questo contesto AVSI lavora nelle zone maggiormente colpite dal conflitto e dove, secondo recenti studi, gli indicatori di vulnerabilità sono ancora più gravi: oltre il 90% delle famiglie appartenenti a queste comunità non soddisfa le proprie esigenze basiche alimentari e più del 16% dei bambini minori di 5 anni soffre di malnutrizione”.
In quale modo è possibile riportare la legalità ad Haiti?
“Nel 2024 è stato istituito un nuovo governo di transizione, guidato da un Primo Ministro e da un Consiglio presidenziale di transizione, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza e organizzare elezioni libere ed eque. Tuttavia, l’instabilità politica è persistita, con diversi membri del Consiglio accusati di corruzione, e sono stati fatti pochi progressi nella definizione di un calendario elettorale.
Con l’intensificarsi delle violenze, la Missione multinazionale a sostegno della sicurezza (MMAS), autorizzata dalle Nazioni Unite, ha iniziato a dispiegarsi, partecipando a una serie di pattugliamenti e operazioni anticrimine con la polizia haitiana e ha sviluppato importanti garanzie per i diritti umani e meccanismi di monitoraggio e responsabilità, ma rimane nella fase di pre-dispiegamento, continua ad affrontare importanti sfide finanziarie e logistiche e non è stata in grado di sostenere efficacemente la polizia nella lotta contro i gruppi criminali a causa di finanziamenti e personale insufficienti.
Alla sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite di fine settembre, il Consiglio presidenziale di transizione di Haiti ha chiesto la trasformazione della Missione multinazionale di supporto alla sicurezza (MMS) in un’operazione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, al fine di garantire finanziamenti stabili, rafforzare le sue capacità e gli impegni assunti dagli stati membri delle Nazioni Unite a favore della sicurezza ad Haiti.
Al termine dei suoi primi 100 giorni di mandato, il primo ministro haitiano Alix Didier Fils-Aimé ha sottolineato in un discorso che ‘la sicurezza è la condizione per il successo della transizione. Non ci sarà ripresa economica senza sicurezza. Non ci sarà referendum senza sicurezza. Non ci saranno elezioni senza sicurezza’.
La sicurezza e la situazione umanitaria, il referendum costituzionale, lo svolgimento delle elezioni, la ripresa economica, la giustizia e lo stato di diritto sono i cinque progetti principali del governo, secondo il primo ministro, che ha insistito sul fatto che ‘le elezioni sono l’obiettivo finale della transizione, mentre la sicurezza è la condizione’.
Il ripristino della sicurezza dipenderà quindi da un maggiore investimento a favore della Missione multinazionale di supporto alla sicurezza per garantire un maggiore supporto alla Polizia Nazionale”.
I Paesi occidentali hanno dimenticato Haiti?
“Haiti è un paese che ha affrontato enormi sfide economiche e politiche. L’instabilità politica, le difficoltà economiche e i disastri naturali ricorrenti, come il devastante terremoto del 2010, hanno ridotto le capacità di sviluppo del paese. La risposta internazionale, sebbene sia stata presente, è stata spesso insufficiente e talvolta disorganizzata, alimentando la percezione che Haiti sia stata dimenticata o messa in secondo piano dai Paesi occidentali.
Molti Paesi occidentali, inclusi gli Stati Uniti e la Francia, hanno fornito aiuti a Haiti nel corso degli anni, soprattutto dopo eventi catastrofici. Tuttavia, la gestione di questi aiuti è stata oggetto di critiche. Le risorse spesso non sono state utilizzate in modo efficace e le condizioni di vita in Haiti non sono migliorate significativamente, alimentando il senso che gli aiuti internazionali non siano riusciti a risolvere i problemi strutturali del paese. Nonostante Haiti abbia ricevuto l’attenzione che merita da parte delle potenze occidentali e sebbene ci siano stati aiuti, l’efficacia e la continuità di tali sforzi sono state spesso insufficienti per risolvere i problemi profondi che affliggono il paese.
AVSI negli ultimi anni ha invece intensificato i suoi sforzi nel Paese, dando precedenza ai settori e alle aree geografiche maggiormente colpite dalla crisi. AVSI conta oggi con una presenza stabile di 10 staff espatriati, oltre 200 staff locali e 6 uffici in tutto il Paese”.
Per maggiori informazioni: www.avsi.org
(Foto: AVSI)
Ad Haiti AVSI sostiene la popolazione
Il 12 gennaio 2010 un devastante terremoto di magnitudo 7.0 colpiva il cuore di Haiti, causando una delle tragedie più gravi nella storia recente del Paese con più di 220.000 morti e 1.500.000 di sfollati, devastando le infrastrutture del Paese, comprese migliaia di scuole. Inoltre in questi ultimi anni Haiti è piombata in una delle crisi più gravi e silenziose della sua storia recente a causa dell’escalation di violenza ha causato nello scorso anno più di 700.000 sfollati, che fuggono dai loro quartieri a causa della presenza di gruppi armati, e la chiusura di almeno 1.000 scuole.
Più della metà di questi sfollati è composta da bambini e adolescenti, maggiormente esposti alla violenza, in particolare alle aggressioni, allo sfruttamento e agli abusi sessuali. Inoltre, i minori sfollati e separati dalle loro famiglie vengono facilmente reclutati dalle bande armate. Le scuole, le strutture sanitarie e i mercati sono diventati obiettivi delle gang, che li utilizzano come mezzi per esercitare il controllo su intere zone.
A questa situazione tenta di dare una risposta concreta l’ong italiana AVSI. Da Gabriele Regio, responsabile della fondazione AVSI, presente ad Haiti dal 1999, ci facciamo raccontare il programma della ‘creazione del reddito’?
“Fra le diverse problematiche che la popolazione haitiana vive, c’è senza dubbio il continuo aumento del costo della vita dovuto a una costante inflazione e svalutazione della moneta locale e dalla difficoltà di importare prodotti alimentari per l’insicurezza nel paese. Principalmente il costo dei prodotti alimentari, che conformano il paniere alimentare, risente di questa situazione. Oggi una famiglia media di 5 membri dovrebbe disporre di circa 200 dollari al mese per soddisfare i bisogni alimentari, ma secondo la Banca Mondiale, circa il 60% della popolazione haitiana vive al di sotto della soglia di povertà, con meno di £ 2,5 al giorno.
Nelle aree in cui AVSI lavora questa percentuale arriva a 90%. Questo tasso di povertà è aggravato da profonde disuguaglianze sociali ed economiche. La disoccupazione è un problema persistente, soprattutto tra i giovani. Il 70% dei giovani adulti è disoccupato (dato che supera l’80% nelle zone dove AVSI è presente). Le opportunità di lavoro sono limitate a causa della mancanza di infrastrutture, delle risorse naturali mal gestite e dell’instabilità politica.
Ad Haiti esistono diverse attività generatrici di reddito, a seconda delle risorse disponibili, delle esigenze del mercato e dei settori in via di sviluppo. In questo contesto AVSI propone un programma per la creazione del reddito basato su corsi di formazione professionale e sostenendo le famiglie con un investimento iniziale per avviare attività economiche in diversi settori, come quello agricolo, commerciale e del trasporto. Il programma propone soluzioni basate su specifici studi che analizzano il mercato locale, le risorse disponibili e le capacità dei beneficiari per poter offrire delle opportunità di generazione di reddito sostenibili.
Il programma include anche una componente di ‘Cash for Work’ che permette ai comunitari di lavorare in progetti di riabilitazione di strutture comunitarie e infrastrutture agricole in modo da ottenere un doppio impatto: da un lato garantire che le famiglie vulnerabili possano lavorare e quindi accedere a un reddito che gli permetta di coprire i fabbisogni alimentari, dall’ altro riabilitare infrastrutture che permettano di rafforzare la produzione agricola locale a beneficio di altre famiglie contadine.
Quanto pesa nello sviluppo dell’isola caraibica la decisione del presidente degli USA di congelare i fondi alla cooperazione?
Nel febbraio 2025, il CLIO (Cadre de Liaison Inter-Organisations) associazione di ONG creata nel 2005, che attualmente comprende 81 ONG haitiane e straniere che operano ad Haiti ha realizzato uno studio per valutare l’impatto della decisione del presidente degli USA di congelare i fondi alla cooperazione.
Lo scopo di questo sondaggio è stato quello di condividere informazioni tra le organizzazioni per una migliore comprensione degli impatti della sospensione parziale e sospensione totale dei progetti USAID ad Haiti e capire quali settori d’intervento sono stati maggiormente colpiti dalla sospensione; l’indagine è stata condotta su 29 ONG, di cui 6 nazionali e 23 internazionali.
L’ordine di sospensione dei lavori ha avuto un impatto devastante su oltre 550.000 beneficiari haitiani, che ora sono privati dei servizi essenziali. Questa misura ha costretto alcune ONG a fermare temporaneamente le loro attività, mentre altre hanno dovuto sospendere completamente i loro servizi. I dipartimenti maggiormente colpiti sono quelli del Sud, del Nord-Est e dell’Ovest, ma anche i dipartimenti del Nord, Centro, Grande Anse e Nippes sono stati interessati dalla sospensione dei progetti. Undici ONG hanno dichiarato di aver dovuto intraprendere azioni per cessare i contratti o sospendere i dipendenti, portando alla sospensione o cessazione di 245 posti di lavoro a seguito dell’ordine di sospensione dei lavori (SWO) emesso dall’USAID.
L’impatto a lungo termine potrebbe comportare ulteriori riduzioni delle risorse umane, con alcune organizzazioni ancora in fase di valutazione delle implicazioni finanziarie sulla loro struttura e sui servizi di supporto. AVSI ha dovuto sospendere 4 progetti finanziati con fondi USAID, l’interruzione dei programmi ha privato i beneficiari di risorse vitali, come la sicurezza alimentare, l’assistenza in denaro, l’acqua potabile, i servizi igienici e sanitari (WASH), la nutrizione e i programmi educativi. Questa sospensione ha aumentato significativamente la vulnerabilità di gruppi già fragili, tra cui donne, bambini e persone in situazioni di vulnerabilità”.
In cosa consistono gli interventi di AVSI ad Haiti?
“Ad Haiti, AVSI si impegna in diversi settori, tra cui l’educazione, la sicurezza alimentare, la salute, l’assistenza umanitaria e la promozione del benessere sociale. Educazione: AVSI supporta il sistema educativo ad Haiti, contribuendo a migliorare l’accesso all’istruzione tramite un programma di Sostegno a Distanza, in particolare nelle aree rurali e nelle zone più colpite dalla povertà. Le sue attività includono la formazione degli insegnanti e la distribuzione di materiali educativi. AVSI lavora anche per promuovere l’inclusione di bambini con disabilità nel sistema scolastico.
Sicurezza alimentare: AVSI interviene in ambito agricolo, aiutando le comunità a migliorare la loro capacità di produrre cibo in modo sostenibile. Questo include attività di formazione su tecniche agricole moderne, la distribuzione di sementi, e la creazione di opportunità per migliorare la sicurezza alimentare e l’autosufficienza.
Assistenza umanitaria: Dopo eventi di emergenza come terremoti o uragani, AVSI fornisce assistenza immediata, tra cui distribuzione di beni di prima necessità, acqua potabile, cibo e servizi sanitari.
Salute e nutrizione: AVSI promuove programmi di salute e nutrizione per migliorare il benessere delle popolazioni vulnerabili, specialmente nei settori rurali e periurbani. Questo include attività di sensibilizzazione sulla salute, programmi di nutrizione per bambini e famiglie, e supporto alle strutture sanitarie locali.
Protezione: AVSI lavora anche per rafforzare la protezione sociale delle famiglie vulnerabili, specialmente quelle che vivono in condizioni di povertà estrema. Fornisce supporto psicologico, promuove la protezione dei diritti dei bambini e delle donne, e aiuta a costruire comunità più resilienti”.
Per maggiori informazioni: www.avsi.org
(Foto: AVSI)
L’Aquila non dimentica le 309 vittime del sisma
Nei giorni scorsi, in occasione delle celebrazioni del XVI anniversario del sisma del 2009 nella chiesa di S. Maria del Suffragio de L’Aquila, è stata officiata una celebrazione eucaristica dall’arcivescovo metropolita dell’arcidiocesi, mons. Antonio D’Angelo in suffragio dei 309 ‘martiri’ del sisma del 2009 con una fiaccolata partita dalla Casa dello Studente, attraversando via XX Settembre per raggiungere il parco della Memoria, in cui i parenti delle vittime hanno deposto i fiori, 250 rose, una per ogni famiglia, sui nomi incisi nel memoriale, dove ha preso la parola Vincenzo Vittorini, esponente del comitato dei familiari delle vittime del terremoto:
“Penso che questa città debba essere a fianco di quei genitori che stanno combattendo da anni. Penso che dobbiamo essere tutti insieme con quei genitori per far togliere quell’ignominia di quel 100% di colpa per quei ragazzi che hanno perso la vita. Lo dobbiamo a questi ragazzi, a tutti i 309 morti, ma soprattutto a quei genitori che stanno combattendo una battaglia da anni e che devono avere al loro fianco non solo i cittadini ma tutte le istituzioni di un paese che altrimenti non si può definire civile”.
Nell’omelia mons. D’Angelo ha preso spunto dal Vangelo della quinta domenica quaresimale: “Questo invito al cambiamento non è limitato solo a comportamenti etici, ma restituisce alla donna una nuova prospettiva, la riabilita ad un’esistenza rinnovata, apre dinanzi a lei un nuovo orizzonte, apre alla via della speranza. Il profeta Isaia dice nella prima lettura ‘Ecco io, faccio una cosa nuova. Proprio ora germoglia non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada nuova, immetterò fiumi nella steppa. … per dissetare il mio popolo, il mio eletto’.
Qui ancora una volta ci viene testimoniato che dai luoghi di morte Dio fa germogliare una nuova vita, nel deserto disseta il “suo eletto”, noi siamo i suoi eletti, coloro che sono alimentati da quest’acqua di Speranza. La nostra vita, anche se segnata dall’aridità della sofferenza e del dolore, in Cristo ritrova un nuovo vigore, Lui riabilita il nostro cammino quando si arena”.
Proprio queste letture sono sprono per ‘guardare’ avanti: “Così, in questo giorno di memoria, che dopo 16 anni ci riporta alla ferita mortale subìta dalla nostra Comunità Aquilana, siamo chiamati a guardare in avanti. Il cammino fatto in questi anni è stato faticoso e a volte accidentato, non semplice, ora si sta aprendo nel nostro territorio un nuovo futuro, questo, frutto di un lavoro sinergico e costante che ha richiesto e richiede il contributo di tutti e di ciascuno, ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte”.
E’ stato anche un invito alla ricostruzione della ‘bellezza’: “Nella speranza che nasce dalla fede è possibile guardare in avanti, mettendo in campo la sapienza e l’intelligenza che ha come mèta il bene della Comunità. Certamente siamo impegnati a ricostruire il patrimonio artistico e architettonico, ma soprattutto si è protagonisti nella ricostruzione dello spirito, anima della nostra persona.
La bellezza che troviamo nelle strutture e nella nostra tradizione culturale, ereditata dai nostri padri, è per noi ricchezza di umanità, un dono che ci è stato consegnato e dal quale ne cogliamo i valori più alti e profondi dell’uomo, ma rimane l’impegno di trasmetterlo ai nostri figli”.
Attraverso la vita può avvenire la rinascita: “La Pasqua significa passaggio, nella nostra comunità lo stiamo sperimentando, perché nella fede l’ultima parola non è della sofferenza e della morte ma della Vita. Il processo iniziato testimonia questa rinascita, ma va ulteriormente rafforzato soprattutto nella prospettiva di costruire una Comunità sempre più armonica e serena. Noi siamo irrigati dall’amore del Padre che genera sempre nuova vita e di fronte alla potenza della sua grazia ogni avversità tace, la Sua azione può far germogliare anche il deserto”.
Una rinascita che si completa nella Resurrezione: “Noi siamo toccati nella fede da questa sublimità di Vita, con Lui si apre un nuovo percorso esistenziale, sempre, anche se investiti dalla morte. Infatti per noi la morte non è una porta che si chiude ma una strada che si apre, perché la grazia della Resurrezione è una potenza vitale che abita la nostra persona e non conosce i confini del tempo, ma si affaccia nell’eternità… L’anelito del futuro, la capacità di non cedere, di non arrendersi è dono di Dio; quindi possiamo pensare e progettare il domani grazie all’opera del Signore presente nella storia”.
In questa rinascita tutti sono chiamati a portare il proprio contributo: “Siamo chiamati ad accogliere questo germe di vita, per tradurlo in opere, mettendo a disposizione i nostri talenti, per costruire un futuro migliore, in cui ogni singola persona possa essere valorizzata e tutta la comunità possa trovare un piena armonia e serenità. In questo progetto di rinascita nessuno è escluso, tutti siamo responsabili, ognuno è chiamato a dare il suo personale contributo. Se dentro di noi ascoltiamo e diamo spazio a questo anelito di Vita, sicuramente riusciremo a fare cose straordinarie”.
(Foto: Arcidiocesi L’Aquila)
Società di San Vincenzo De Paoli: vicini alla popolazione del Myanmar colpita dal sisma
La Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV esprime la sua profonda solidarietà alla popolazione del Myanmar, duramente colpita lo scorso 28 marzo dal doppio sisma di magnitudo 7.7 e 6.4. La nostra preghiera accompagna chi soffre per la perdita della propria casa, dei propri affetti e delle proprie certezze.
Attraverso la Confederazione Internazionale della Società di San Vincenzo De Paoli stiamo attivando un canale per fare arrivare in sicurezza le donazioni nelle zone colpite. Il Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo ha avviato una raccolta fondi che garantirà un sostegno che, come ci insegna il carisma dei nostri fondatori, sarà volto non solo a rispondere alle emergenze immediate, ma anche ad aiutare le famiglie con azioni strutturali e durature, capaci di favorire la ripresa sociale ed economica del territorio.
Non lasciamo sole le popolazioni duramente colpite dal terremoto: dai il tuo contributo e aiuta tante persone a riaccendere la speranza in Myanmar. Per aderire alla campagna clicca qui: https://www.sanvincenzoitalia.it/donations/terremoto-myanmar/
Sisma Centro Italia: partita la ricostruzione al 90%
Martedì, 23 luglio si è riunita la Consulta per i beni culturali di interesse religioso (sisma 2016), a cui hanno partecipato il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Giuseppe Baturi, il Commissario Straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione dei territori interessati dal sisma 2016, sen. Guido Castelli, il Soprintendente Speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016 (Mic), dott.ssa Claudia Cenci, i vescovi o i rappresentanti delle 19 diocesi interessate dal terremoto e fr. Francesco Piloni, ministro della Provincia dei Frati Minori dell’Umbria.
Durante l’incontro il segretario generale della Cei ha ringraziato le strutture per la collaborazione: “Ci ritroviamo insieme, ad un anno di distanza, attorno allo stesso tavolo, per fare il punto sulla situazione attuale e individuare prospettive di futuro per i nostri territori: alla gratitudine per la disponibilità all’ascolto e al confronto, in un clima di collaborazione e fiducia, si aggiunge la consapevolezza di dover continuare a impegnarci per dare risposte concrete alle comunità che ancora mostrano le ferite del sisma”.
Mentre il commissario Castelli ha offerto il punto della situazione: “Ringrazio la Consulta e Monsignor Baturi, in particolare, per questa nuova, utile, occasione di confronto e aggiornamento avvenuta in un clima collaborativo. Lo spirito costruttivo che muove tutti noi per restituire i luoghi di culto presenti nell’Appennino centrale alla comunità dei fedeli sta producendo risultati positivi, che spingono a proseguire e insistere. Rispetto ai 1.251 interventi complessivi previsti, infatti, è stato avviato il 90% delle opere. Inoltre, il 56% delle 165 conferenze permanenti dei servizi dedicate ai luoghi di culto è avvenuto negli ultimi 12 mesi. Segnali che confermano come il cambio di passo impresso alla ricostruzione cominci a far sentire i suoi effetti in modo sensibile”.
Inoltre gli interventi ancora da avviare sono scesi al 10,6%, mentre sono aumentati, rispetto allo stesso periodo del 2023, gli interventi in corso raggiungendo quasi il 10%. I progetti approvati relativi agli interventi previsti per gli edifici di culto sono prossimi alla metà (46%); quelli conclusi rappresentano oltre il 13% del totale.
Tra le tante ‘ferite’ che il terremoto che ha colpito il centro dell’Italia nel 2016, molte hanno riguardato anche il patrimonio dei beni culturali ecclesiastici, nonché le strutture (chiese, oratori, parrocchie) ecclesiastiche presenti in questi territori: sono trascorsi 8 anni e sta proseguendo il lavoro di ricostruzione del patrimonio ecclesiale, accanto a quello importantissimi delle abitazioni e delle strutture pubbliche danneggiate o andate distrutte durante le violenti scosse di quell’evento.
(Foto: Cei)
Dal Medio Oriente appelli per togliere sanzioni a chi è colpito dal sisma
Oltre 5.000.000 di persone potrebbero essere rimasti senza tetto in Siria dopo il devastante terremoto che ha colpito il Paese e la Turchia lunedì 6 febbraio, secondo l’Alto Commissariato per i rifugiati dell’Onu: “L’Unhcr si sta concentrando sulle strutture per i rifugiati, assicurando che i centri dove vengono inviati gli sfollati abbiano equipaggiamento adeguato, come tende, coperte termiche, materassini, abiti invernali”, ha dichiarato Sivanka Dhanapala, rappresentante in Siria dell’agenzia Onu.
Terremoto in Siria e Turchia: le testimonianze
Passano i giorni e sale sempre più il numero dei morti (giunti ad oltre 33.000 morti) causati dal terremoto avvenuto tra la Siria e la Turchia. Intanto la CEI ha deciso di indire una colletta nazionale, da tenersi in tutte le chiese italiane domenica 26 marzo 2023 (V di Quaresima) come “segno concreto di solidarietà e partecipazione di tutti i credenti ai bisogni, materiali e spirituali, delle popolazioni terremotate. Sarà anche un’occasione importante per esprimere nella preghiera unitaria la nostra vicinanza alle persone colpite. Le offerte raccolte dovranno essere integralmente inviate a Caritas Italiana entro il 30 aprile 2023”.
Dalle zone terremotate delle Marche i giovani si raccontano
‘C’entro. Insieme per le terre del sisma’ è un progetto promosso dal ‘Centro Servizi per il Volontariato delle Marche ETS’ ed ha tra le sue finalità quella di favorire la crescita del tessuto associativo presente nelle aree colpite dal sisma di agosto/ottobre 2016, agevolare la nascita di nuove realtà e incoraggiare l’aggregazione giovanile.
Matthias Canapini: raccontare l’umanità dei confini
Una serata con il fotoreporter e scrittore Matthias Canapini a Tolentino, in provincia di Macerata, organizzata dall’associazione ‘Hub62029’ (associazione di giovani sorta dopo il sisma del 2016 con l’obiettivo di spronare i giovani alla creatività), supportata dalla libreria ‘Bottega del Libro’, per farsi raccontare i suo libri, i viaggi e le sue narrazioni. Un personaggio fuori dagli schemi, perché Matthias Canapini, fanese del 1992, è un rugbista con la passione per i viaggi e i reportage; supportato da Ong nazionali e internazionali ha attraversato i Balcani, la Turchia, il Caucaso, l’Est Europa, la Siria ed i Monti Sibillini colpiti dal sisma.
Dalle Marche un invito a vivere la luce di Natale
“In questo tempo difficile, anziché lamentarci di quello che la pandemia ci impedisce di fare, facciamo qualcosa per chi ha di meno: non l’ennesimo regalo per noi e per i nostri amici, ma per un bisognoso a cui nessuno pensa! E un altro consiglio: perché Gesù nasca in noi, prepariamo il cuore: andiamo a pregare. Non lasciamoci ‘portare avanti’ dal consumismo: ‘devo comprare i regali, devo fare questo e quello…’… Prepariamo il cuore come ha fatto Maria: libero dal male, accogliente, pronto a ospitare Dio”: così papa Francesco di domenica prossima ha invitato i fedeli a prepararsi al Natale attraverso la preghiera.



























