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A Catania in marcia per una pace disarmante e disarmata
‘La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante’: è stato questo il titolo della 58ª Marcia nazionale per la pace, che si è svolta a Catania lo scorso 31 dicembre e che è ha visto come protagonisti, appartenenti a diverse realtà associative del mondo cattolico, oltre che semplici cittadini, giunti da diverse parti di Italia, per testimoniare, con semplicità, la bellezza di un desiderio, quello della pace, da vivere nella quotidianità, impegnandosi, in prima persona, con gesti concreti e possibili.
La Marcia ha preso l’avvio dal centro di Catania e si è snodata, attraverso varie tappe, segnate da toccanti testimonianze, che hanno evidenziato, proprio, come la pace cammina sulle gambe degli uomini e delle donne di buona volontà, che responsabilmente si impegnano per realizzarla, nelle piccole, grandi cose della vita di ogni giorno.
Si è conclusa con la celebrazione eucaristica, presieduta dall’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna, presso la chiesa di San Benedetto, per ricordare a ciascuno che la pace è un dono, per chiedere che “Dio ‘rivolga a noi il suo volto e ci doni la shalom’, perché quando Dio rivolge il suo sguardo dona la vita come Creatore, dona la grazia e il perdono in suo Figlio, dona la forza dello Spirito Santo che suscita nel mondo operatori di pace”.
La Marcia ha preso avvio con un piccolo concerto del complesso, Ro La Formichina, della Comunità San Giovanni XXIII di Catania, composta da ragazzi e giovani con disabilità, che hanno musicato alcune poesie di Gianni Rodari, per inneggiare alla pace. A tale momento è seguito il video messaggio del card. Pierbattista Pizzaballa, il quale, ha ricordato che uno dei nomi di Dio, nel libro dei Giudici, è proprio quello di Pace e che essa deve diventare impegno concreto di ciascuno, così come compito della comunità ecclesiale è guardare oltre l’emergenza e fuggire la tentazione di essere neutrali.
Nell’intervento al convegno pomeridiano, ‘Per una pace disarmata e disarmante’, il presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, Giuseppe Notarstefano, ha ripreso il messaggio di papa Leone XIV per la giornata mondiale per la pace: “Siamo chiamati, in tale prospettiva, ad un percorso spirituale da vivere in primo luogo interiormente e in profondità, ma senza cedere alla tentazione di ridurlo ad un fatto privato, astratto e avulso dalla carne e dalla storia.
Al contrario, ci ricorda il pontefice citando sant’Agostino, siamo chiamati a fare della nostra storia un cammino concreto di pace. Il Signore ci chiede di lasciarci abitare dalla Pace, fare sì che essa prenda dimora in noi e cominci a darci coraggio, come accadde agli apostoli stupiti e turbati che ascoltarono per primi quel saluto che oggi ripetiamo nelle nostre liturgie, talvolta stancamente, talvolta sospettosamente complice l’igienica prassi pandemica”.
Ed ha richiamato ad esercitare la ‘profezia’ della cura: “Non possiamo così non riconoscere quella ‘profezia sociale’ che ‘ci richiama alla cura reciproca, all’interdipendenza e alla corresponsabilità per il bene comune’, proprio in questo tempo lacerato da violente contrapposizioni, dal riaffiorare di una cultura bellicista e dalla logica della polarizzazione e dello scontro sociale, diventa urgente scegliere uno stile di ascolto e dialogo per riconoscere nelle nuove sfide epocali i segni disarmati e le ragioni disarmanti di una nuova fraternità universale”.
In sintonia con il papa il presidente dell’Azione Cattolica Italiana ha richiamato all’educazione a stili di vita di pace: “Il santo Padre nel suo messaggio li indica con chiarezza ed estrema lucidità: l’educazione a stili di vita non violenti a cominciare dai linguaggi e da una nuova ecologia nelle comunicazioni sociali, l’impegno comune per riprendere un percorso condiviso di disarmo integrale e di conversione delle politiche di difesa e sicurezza, la ripresa di nuove relazioni diplomatiche tra gli stati fondate sulla mutua fiducia e sul diritto internazionale e la necessaria rigenerazione di regole e organismi che abbiamo capacità di custodirlo e interpretarlo, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture, lo sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala”.
(Foto: FMA)
Papa Francesco agli istituti religiosi: siate artigiani di pace
‘Fratelli Tutti: chiamati a essere artigiani di pace’ è stato il tema della 98ª assemblea dell’Unione superiori generali (Usg) tenutasi fino a sabato 26 25 novembre alla ‘Fraterna Domus’ a Roma, prendendo le mosse dall’enciclica di papa Francesco, ‘Fratelli tutti’, che, al punto 225, scrive: “In molte parti del mondo occorrono percorsi di pace che conducano a rimarginare le ferite, c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia”.
Papa Francesco alla comunità Shalom: aperti alla missione dello Spirito Santo
Da venerdì scorso è svolgimento a Roma il convegno della Comunità cattolica ‘Shalom’, evento che celebra il 40° anniversario della costituzione sul tema ‘Shalom: Amici di Dio, Amici dei Giovani e Amici dei Poveri’. La Comunità ‘Shalom’ è presente in molti Paesi ed è formata da uomini e donne che, nella diversità di forme di vita presenti nella Chiesa, si impegnano in una vita comunitaria e missionaria con lo scopo di portare il Vangelo di Gesù Cristo a tutti gli uomini e donne, specialmente quelli lontani da Cristo e dalla Chiesa.
Da Savona l’invito a non perdere la via della pace
Anche quest’anno non si è potuta svolgere la marcia della pace comunque da Savona si è levato il grido a non dimenticare i morti delle guerre, proponendo una riscoperta della ‘pastorale della pace’, come ha proposto detto il vescovo di Savona-Noli, mons. Calogero Marino: “Il messaggio che a me sta particolarmente a cuore è quello di ritrovare la via della pace. Devo dire che, purtroppo, negli ultimi anni, una catechesi attenta al Vangelo della pace si è un po’ smarrita, mi pare, nella Chiesa. Credo che vada ritrovata, la pace, come parola centrale dell’Evangelo”.





























