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Papa Leone XIV: la missione è vita

“Siete bravi missionari perché siete venuti anche sotto la pioggia! Grazie!La Chiesa è tutta missionaria ed è tutta un grande popolo in cammino verso il Regno di Dio. Oggi i fratelli e le sorelle missionari e migranti ce lo ricordano. Ma nessuno deve essere costretto a partire, né sfruttato o maltrattato per la sua condizione di bisognoso o di forestiero! Al primo posto, sempre, la dignità umana!”: al termine della celebrazione eucaristica papa Leone XIV ha ringraziato i fedeli ricordando che nessuno deve essere sfruttato.

Ha espresso solidarietà per coloro che sono stati colpiti dal terremoto nelle Filippine: “Nella sera di martedì 30 settembre un forte sisma ha colpito la regione centrale delle Filippine, in particolare la provincia di Cebu e le province limitrofe. Esprimo la mia vicinanza al caro popolo filippino, e in particolare prego per coloro che sono più duramente provati dalle conseguenze del terremoto. Rimaniamo uniti e solidali nella fiducia in Dio e nell’intercessione della Madre sua in ogni pericolo”.

Inoltre è preoccupato per la situazione nel Medio Oriente ed il crescente odio antisemita: “Esprimo la mia preoccupazione per l’insorgenza dell’odio antisemita nel mondo, come purtroppo si è visto con l’attentato terroristico a Manchester, avvenuto pochi giorni fa. Continuo ad essere addolorato per l’immane sofferenza patita dal popolo palestinese a Gaza.

In queste ultime ore, nella drammatica situazione del Medio Oriente, si stanno compiendo alcuni significativi passi in avanti nelle trattative di pace, che auspico possano al più presto raggiungere i risultati sperati. Chiedo a tutti i responsabili di impegnarsi su questa strada, di cessare il fuoco e di liberare gli ostaggi, mentre esorto a restare uniti nella preghiera, affinché gli sforzi in corso possano mettere fine alla guerra e condurci verso una pace giusta e duratura”.

Mentre nell’omelia del  Giubileo del Mondo Missionario e dei Migranti ha affermato che questa è stata “una bella occasione per ravvivare in noi la coscienza della vocazione missionaria, che nasce dal desiderio di portare a tutti la gioia e la consolazione del Vangelo, specialmente a coloro che vivono una storia difficile e ferita. Penso in modo particolare ai fratelli migranti, che hanno dovuto abbandonare la loro terra, spesso lasciando i loro cari, attraversando le notti della paura e della solitudine, vivendo sulla propria pelle la discriminazione e la violenza”.

E’ stato un invito ad andare nelle periferie: “Lo Spirito ci manda a continuare l’opera di Cristo nelle periferie del mondo, segnate a volte dalla guerra, dall’ingiustizia e dalla sofferenza. Dinanzi a questi scenari oscuri, riemerge il grido che tante volte nella storia si è elevato a Dio: perché, Signore, non intervieni? Perché sembri assente? Questo grido di dolore è una forma di preghiera che pervade tutta la Scrittura e, questa mattina, lo abbiamo ascoltato dal profeta Abacuc”.

Riprendendo una catechesi di papa Benedetto XVI sul male ad Auschwitz papa Leone XIV ha sottolineato che Dio promette sempre la salvezza: “La risposta del Signore, però, ci apre alla speranza. Se il profeta denuncia la forza ineluttabile del male che sembra prevalere, il Signore dal canto suo gli annuncia che tutto questo avrà un termine, una scadenza, perché la salvezza verrà e non tarderà…

C’è una vita, dunque, una nuova possibilità di vita e di salvezza che proviene dalla fede, perché essa non solo ci aiuta a resistere al male perseverando nel bene, ma trasforma la nostra esistenza tanto da renderla uno strumento della salvezza che Dio ancora oggi vuole operare nel mondo. E, come ci dice Gesù nel Vangelo, si tratta di una forza mite: la fede non si impone con i mezzi della potenza e in modi straordinari; ne basta quanto un granello di senape per fare cose impensabili, perché reca in sé la forza dell’amore di Dio che apre vie di salvezza”.

Però la salvezza richiede la cura: “E’ una salvezza che si realizza quando ci impegniamo in prima persona e ci prendiamo cura, con la compassione del Vangelo, della sofferenza del prossimo; è una salvezza che si fa strada, silenziosa e apparentemente inefficace, nei gesti e nelle parole quotidiane, che diventano proprio come il piccolo seme di cui ci parla Gesù; è una salvezza che lentamente cresce quando ci facciamo ‘servi inutili’, cioè quando ci mettiamo al servizio del Vangelo e dei fratelli senza cercare i nostri interessi, ma solo per portare nel mondo l’amore del Signore”.

Ed ha parlato di una nuova missione: “Fratelli e sorelle, oggi si apre nella storia della Chiesa un’epoca missionaria nuova. Se per lungo tempo alla missione abbiamo associato il ‘partire’, l’andare verso terre lontane che non avevano conosciuto il Vangelo o versavano in situazioni di povertà, oggi le frontiere della missione non sono più quelle geografiche, perché la povertà, la sofferenza e il desiderio di una speranza più grande, sono loro a venire verso di noi”.

Missione che coinvolge anche i migranti: “Ce lo testimonia la storia di tanti nostri fratelli migranti, il dramma della loro fuga dalla violenza, la sofferenza che li accompagna, la paura di non farcela, il rischio di pericolose traversate lungo le coste del mare, il loro grido di dolore e di disperazione: fratelli e sorelle, quelle barche che sperano di avvistare un porto sicuro in cui fermarsi e quegli occhi carichi di angoscia e speranza che cercano una terra ferma in cui approdare, non possono e non devono trovare la freddezza dell’indifferenza o lo stigma della discriminazione!”

Questa è cooperazione missionaria: “Anzitutto, vi chiedo di promuovere una rinnovata cooperazione missionaria tra le Chiese. Nelle comunità di antica tradizione cristiana come quelle occidentali, la presenza di tanti fratelli e sorelle del Sud del mondo dev’essere colta come un’opportunità, per uno scambio che rinnova il volto della Chiesa e suscita un cristianesimo più aperto, più vivo e più dinamico. Allo stesso tempo, ogni missionario che parte per altre terre, è chiamato ad abitare le culture che incontra con sacro rispetto, indirizzando al bene tutto ciò che trova di buono e di nobile, e portandovi la profezia del Vangelo”.

Questa è la bellezza della missione: “Vorrei poi ricordare la bellezza e l’importanza delle vocazioni missionarie. Mi rivolgo in particolare alla Chiesa europea: oggi c’è bisogno di un nuovo slancio missionario, di laici, religiosi e presbiteri che offrano il loro servizio nelle terre di missione, di nuove proposte ed esperienze vocazionali capaci di suscitare questo desiderio, specialmente nei giovani.

Carissimi, invio con affetto la mia benedizione al clero locale delle Chiese particolari, ai missionari e alle missionarie, e a coloro che sono in discernimento vocazionale. Ai migranti invece dico: siate sempre i benvenuti! I mari e i deserti che avete attraversato, nella Scrittura sono ‘luoghi della salvezza’, in cui Dio si è fatto presente per salvare il suo popolo”.

(Foto: Santa Sede)

XXVII Domenica del Tempo Ordinario: Signore, credo, ma Tu aumenta la nostra fede!

Il brano del Vangelo presenta l’insegnamento di Gesù sulla fede e una parabola che invita all’umiltà. La Fede è il dono mirabile di Dio all’uomo; essa può considerarsi come una finestra aperta nel castello chiuso della nostra vita. Chiusi ermeticamente nel nostro io più profondo, sperimentiamo solo la nostra debolezza; se riusciamo ad aprire una finestra, una feritoia, si riesce a scorgere la verità del creato, la verità di Dio; ecco la Fede.

Vivere di fede significa aprirsi alla verità di Dio e Gesù dirà: ‘Se avreste fede quanto un granellino di senapa…’ potreste ottenere risultati incredibili. L’uomo per natura è debole, limitato; siamo veramente uno zero; se ci uniamo a Dio, che è l’Uno per eccellenza, lo zero diventa dieci: una vera potenza. La fede ci fa superare i nostri limiti. La Fede, dono di Dio, è infatti adesione personale a Cristo e al suo Vangelo; essa si incarna nella persona di chi ascolta Cristo Gesù e lo ama ed osserva la sua parola.

La Fede ci aiuta a vivere la vita come Dio vuole; ci sprona e ci esorta all’azione, per cui Gesù dice nel Vangelo: se avrete fede quanto un granellino di senapa, otterrete risultati umanamente incredibili. Per l’uomo agire con Fede è agire con la potenza di Dio. la fede viva e sincera dei martiri ha cambiato la storia.

La Fede in Gesù ha veramente cambiato il mondo: ha vinto il mondo giudaico che si gloriava della legge ricevuta da Dio; ha vinto il mondo greco che si gloriava della sua sapienza; ha vinto il mondo romano che si credeva invincibile per la sua potenza. Cosa vede un cristiano quando guarda con fede? Vede Cristo Gesù, vero Dio e vero uomo, morto e risorto per noi.

Gesù dice: in verità vi dico: chi crede in me farà anche Egli le opere che io faccio. Credere, avere Fede, come vedi, significa abbandono ed ubbidienza solo a Dio; significa avere la stessa fede di Abramo che si abbandona a Dio; lascia tutto, sicuro che Dio non delude. Egli è Via, Verità e Vita. Avere fede dà certezza alla vita, sicurezza nell’agire perchè chi crede in Dio trova un appoggio formidabile in Lui. La Fede ci dà la speranza fondata di potere guardare con fiducia le vicende della vita, accettare anche le sconfitte e le sofferenza nella piena consapevolezza che il bene alla fine trionferà sul male.

L’uomo di Fede sa bene che i tempi di Dio non sono mai i nostri tempi; Dio non paga mai il sabato; compito dell’uomo è il ‘servire’, al resto penserà il Signore. Gesù ci insegna a vivere senza pretese di ricevere ringraziamenti, come Egli stesso ha dato l’esempio ai suoi apostoli lavando loro i piedi: “ mi chiamate Signore e Maestro e dite bene perchè lo sono; ma io vi ho lavato i piedi, un servizio assai umile, così voi dovete lavare i piedi l’uno all’altro.

La fede ci aiuta a vedere la vita come Dio la vede; la fede trascende sempre il nostro essere e ci porta a guardare al di là del nostro essere limitato e circoscritto, ci conferisce una visione nuova della vita mentre ci esorta all’azione come testimoni credibili di Cristo con la parola, con l’esempio e, se necessario, anche con il sangue. Nerone, che bruciava vivi i cristiani come fiaccole accese nel giardino del colle Vaticano, non avrebbe mai pensato che quel colle avrebbe visto il trionfo assoluto dei cristiani divenendo sede del papa.

Napoleone, che aveva tenuto prigioniero papa Pio Vi, era felice di avere seppellito l’ultimo papa; Napoleone è morto e la barca di Pietro, la Chiesa, continua la sua corsa realizzando le parole di Gesù: ‘le porte degli inferi non prevarranno’. Amico che ascolti o leggi, siamo servi inutili, ma servi di Cristo, che ha vinto il mondo. e Dio è il ‘Padre nostro che è nei cieli’. Se hai fede ricordati che lo Spirito santo non abbandona mai la sua Chiesa e la Santissima Vergine è e rimane la Regina degli Angeli e dei santi. Ti auguro: vivi nella gioia profonda la tua fede alimentata dall’amore.

XI Domenica del Tempo Ordinario: la logica di Dio e la logica dell’uomo

La parabola del Vangelo ha un significato valevole per ogni tempo. Con la parabola Gesù ci invita a riflettere sulla natura del Regno dei cieli, istituito da Cristo Gesù, frutto della Nuova Alleanza tra Dio e l’uomo. Detta parabola ha un significato valevole per ogni tempo. La tentazione dell’uomo: il desiderio di cogliere subito l’intervento di Dio in determinate situazioni; il silenzio di Dio, che rispetta sempre la libertà delle scelte dell’uomo, vanifica le nostre speranze e ci riteniamo delusi.

Tale sonno o silenzio di Dio è un tema molto ricorrente e talvolta qualcuno a causa di esso ipotizza ‘la morte di Dio’, mentre Dio è e rimane sempre il Vivente e non si lascia travolgere dalla logica umana o dalla sua storia. Il contadino, il seminatore della parabola sa bene che una cosa è il tempo dell’uomo, un’altra cosa è il tempo di Dio. Il Regno di Dio Gesù lo raffigura ad un seme gettato sul terreno; un seme, vuoi o non vuoi, destinato a diventare albero e a produrre frutti: l’iter della sua crescita non dipende dall’uomo ma dall’amore misericordioso di Dio.

Il Regno di Dio è paragonabile anche ad un granello di senapa,  destinato a diventare albero: la sua crescita non dipende dall’azione dell’uomo, ma è opera dello Spirito santo. Compito dell’uomo è seminare, lavorare ed attendere i tempi di Dio; confidare nella forza della grazia, nella volontà salvifica di Dio e nella onnipotenza divina che supera sempre i nostri piani. La Chiesa ha la responsabilità del gesto iniziale: seminare, predicare il vangelo e testimoniarlo con la vita; lasciare poi al terreno, al cuore dell’uomo, il compito di fare il suo lavoro: ‘dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come? Egli stesso non lo sa!’

E’ Dio che fa crescere  nell’uomo il seme della sua parola. Questo seme non cresce o si sviluppa secondo i calcoli o la logica umana, ma solo secondo la logica divina. Nella logica umana prevale l’egoismo, l’orgoglio, la prepotenza; la logica divina ha come fondamento la fede, l’umiltà, l’amore. Le due parabole hanno come sfondo comune il campo, il seminatore, il seme; poi emerge la sproporzione tra l’opera umana (del seminatore, dell’evangelizzatore) e l’opera divina; da qui lo stupore perché questo regno è soprattutto opera divina: lo Spirito Santo è il solo fecondatore del Regno dei cieli.

La Chiesa, sorta come seme di senapa, nonostante la debolezza e la fragilità dell’uomo, dura da due mila anni e la sua storia continua: si sono accanite le persecuzioni per distruggere questa Chiesa dal sinedrio ebraico all’impero di Nerone, di Diocleziano con la sua persecuzione scientifica, a Napoleone, che si diceva fiero di avere seppellito l’ultimo Papa, a Garibaldi che aveva osato dire: ‘con le budella dell’ultimo Papa, abbatterò l’ultima Chiesa’: tutti personaggi storici dei quali rimane solo un pallido ricordo, mentre la Chiesa, come una barca in un mare tempestoso, continua intrepida il suo cammino e ‘le porte degli inferi non prevarranno’ perché al timone della barca c’è sempre lo stesso Cristo Gesù  e lo Spirito Santo.

Il vero cristiano, il seminatore è chiamato  ad essere uomo nuovo nel modo di pensare e di agire. Essere uomini nuovi dentro il cuore: questo è il presupposto indispensabile per un rapporto reale e non farisaico, concreto e gradito a Dio. Gesù affidando alla Chiesa il compito di ‘seminare’ ha detto: ‘Vi do un comandamento nuovo che vi amiate gli uni con gli altri’ ed il pontefice san Paolo VI esortava i cristiani ad essere impegnati a costruire la nuova civiltà dell’amore.

Amore è rispetto, è comprensione, è simpatia, è condivisione. La civiltà futura o sarà civiltà dell’amore o non sarà vera civiltà. Scriveva san Giovanni Paolo II: la vera realtà rivoluzionaria è costruire rapporti disinteressati, rapporti di amore perché Dio è amore. Questo Regno cresce anche se l’Agricoltore dorme perché il regno di Dio non è opera umana ma opera divina posta nelle mani degli uomini. Allora, amico che ascolti, agiamo  come se tutto dipendesse da noi ma con la ferma certezza che tutto è opera di Dio e ciascuno di noi è strumento nelle sue mani.

XXVII domenica del Tempo Ordinario: Signore, credo, ma aumenta la nostra fede!

Tema del vangelo è la fede: dono mirabile di Dio all’uomo; essa può considerarsi come una finestra aperta nel castello ermetico della nostra vita; Platone parlava dell’uomo chiuso nella caverna, sant’Agostino preferisce l’immagine del castello.

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