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All’Istituto ‘Zaveria Cassia’ di Roma per la ‘Giornata delle avanguardie educative

Robotica, podcast, fotografia, costruzione di oggetti, ma anche orticoltura e lezioni all’aperto. Sono questi gli elementi della prima ‘Giornata delle avanguardie educative’, l’originale iniziativa organizzata dall’Istituto Comprensivo Paritario ‘Zaveria Cassia’, che si svolgerà sabato 5 aprile negli spazi della struttura scolastica nel quartiere San Basilio (via Corridonia 40, ore 8:30-12:30). Questa iniziativa gratuita, aperta anche ai bambini che non frequentano l’istituto e alle loro famiglie, prevede una serie di stand e laboratori per scoprire il futuro dell’educazione:

“Sarà un evento dedicato all’innovazione didattica e alle nuove metodologie di insegnamento”, spiega Alessandro Capponi, presidente della cooperativa Kairos, che gestisce la struttura dal 2018. “La nostra scuola si trasformerà in un laboratorio di idee e sperimentazione: attraverso stand interattivi, dimostrazioni pratiche e laboratori esperienziali, docenti e studenti mostreranno come la tecnologia, la creatività e le metodologie innovative possano rivoluzionare l’apprendimento”.

Il programma della “Giornata delle avanguardie educative” prevede sei attività principali: 1) ‘Classe senza muri’, una lezione interattiva all’aperto in lingua, utilizzando gli spazi esterni dell’Istituto, con una gara finale sulla piattaforma online Kahoot per definire gli apprendimenti; ‘Coltiviamo pensieri’, si lavorerà per riqualificare l’orto didattico dell’Istituto e poi, dopo averlo ripristinato, si lavorerà alla creazione di una rete idrica per lo stesso orto; ‘Making Lab’, gli studenti parteciperanno ad una lezione di ‘making’ per imparare a costruire oggetti;

‘Fotodidattica’, attraverso l’immagine e la fotografia, gli studenti creeranno un piccolo ‘sketchbook’ relativo alla mini-lezione affrontata; ‘Podcasting’, gli studenti simuleranno la produzione di un breve ‘podcast’, confrontandosi con il mondo della tecnologia audiovisiva e dello streaming; ‘Robotic Lab’, gli studenti parteciperanno ad una lezione per familiarizzare con le tecnologie robotiche. La partecipazione alla “Giornata delle avanguardie educative” è gratuita e aperta a tutti, soprattutto a bambini e famiglie del quartiere San Basilio, previa iscrizione via mail a segreteria@zaveriacassia.it. Per ulteriori informazioni: www.zaveriacassia.it.

Coach o challenge?

Leggevo un articolo stimolante su korazym.org, dove si parla di un interessantissimo libro, credo utile anche a chi vuole essere coach o coach cattolico, ma sul serio, non solo per arricchirsi. Nei mesi scorsi, invece, mi è capitato di vedere qualcosa pubblicato da Altroconsumo. Partiamo da ciò  che ho letto. Si tratta di un articolo su un’opera dedicata alla comunicazione tra le persone a livello sociale e umano a cui il papa, lo scorso anno, ha impartito la sua benedizione. La Comunicazione Creativa per lo Sviluppo Socio-Umanitario si schiera contro chi  cerca di fare passare il messaggio che un linguaggio libero da menzogne, insulti e parolacce sia un modo vincente per vivere.

Al mondo ci sono diverse e illusorie comunicazioni distorte che i giovani e le persone sole ,alla ricerca di informazioni e compagnia, ritrovano nei media e, in particolare i social. E qui, purtroppo, finisce la parte bella, almeno momentaneamente. Perché leggevo una petizione (ok, diffusa dai social, ma solo allo scopo di farla conoscere) che tratta proprio dei pericoli ancora in atto per chi bazzica i servizi di rete sociali senza saperne di più.

Altroconsumo, infatti, ha dichiarato da un po’ ‘guerra aperta’  a Tik Tok. Nonostante alcune repressioni che si diceva di aver fatto a tutte le piattaforme sociali durante il lockdown, esistono ancora messaggi negativi che provocano danni irreparabili alla salute veicolati dalle challenge. Sinceramente, la competizione, i confronti e quindi le challenge hanno iniziato a rompere le scatole ai Millennials da diverso tempo, forse è per questo che, qualcuno veramente provato da tutto ciò, ha deciso di inventarsi queste ‘garette’ stupide. Sì, perché non solo non portano a nulla di buono, se non al pericolo, ma molte sono false.

Nonostante ciò che si vede sullo schermo, (o che vogliono farci credere di aver visto) non viene fatto davvero ciò che si ‘promette’ nel video,almeno non nel modo in cui viene mostrato al pubblico. Tagli, app per modificare cose e persone vengono utilizzati per fare brillare chi non ha luce e così, accecati dal riflesso della luna, i ‘polli’ non vedono il vero raggio di  sole. Già, per molti ‘creators’ i fan, chi accetta le challenge eccetera sono ‘polli’ da spennare per arrivare alla propria ed unica realizzazione. Loro sono i migliori, ma se barano? Che gusto c’è a vincere truccando i risultati?

Perché fingere di saper fare quando non è così? Lo scopo dell’ultima challenge contro cui si batte Altroconsumo è quello distringersi la pelle delle guance fino a che non compaiono ematomied echimosi vicino agli zigomi, ottenendo un aspetto da duro e fingere di aver partecipato a una rissa. Si chiama cicatrice francese e, come molte challenge di Tik Tok, sembra innocua, i danni di questa ‘sfida’, infatti, sono permanenti. I soggetti che ne hanno subito le conseguenze sono principalmente ragazzi.

A marzo 2024, l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato aveva già sanzionato TikTok chiedendo ai responsabili della piattaforma € 10.000.000, proprio per non aver controllato in modo adeguato e permesso la diffusione di contenuti che invitano, soprattutto i giovani, a partecipare a challenge pericolose. Ricordiamo che molti bambini sono già morti a causa delle challenge di TikTok, seguite da quelle di Facebook e YouTube.

Tik Tok  pare essere ancora uno dei luoghi virtuali più pericolosi per le ‘sfide’, quindi Altroconsumo, insieme agli altri paesi del gruppo Euroconsumers (il network di organizzazioni di consumatori del quale fa parte Altroconsumo), ha inviato una lettera al già menzionato social, evidenziando che esso non ha implementato misure sufficienti per la protezione  di minori  e persone vulnerabili dai rischi causati dalla diffusione di contenuti che mettono in pericolo la loro vita o salute. Per questo viene chiesto a TikTok di rimediare alla situazione attraverso

un risarcimento per ciascun partecipante alla cosiddetta sfida cicatrice francese,  poiché ha subito un danno diretto e irreversibile  partecipandovi, senza conoscerne la pericolosità. Viene richiesto anche di  implementare e dimostrare, entro tre mesi, l’adozione di misure sufficienti a prevenire la diffusione di materiali che presentano rischi per il benessere psicologico e fisico degli utenti, in particolare dei minori e degli individui vulnerabili, rendendo la piattaforma un luogo virtuale sicuro dove chi non sempre può distinguere realtà e fantasia, come i minori, pur avendo la propensione a imitare la condotta di gruppo, non abbiano più danni del genere. E’ vero che anche genitori e scuola dovrebbero aiutare in questo ma sappiamo che, ormai, il ‘potere’ è in mano ai ‘creators’.

Sono loro che vengono seguiti perché promettono le luci della ribalta. Chiunque voglia firmare la petizione di Altroconsumo, può farlo qui: https://www.altroconsumo.it/azioni-collettive/risarcimento-danni-cicatrice-tiktok?utm_source=facebook&utm_me dium=fb-sponsored-ads&utm_campaign=tiktok-risarcimento&fbclid=IwZXh0bgNhZW0BMABhZGlkAasWabM4fDIBHcJbuxC1tqP7iCMUGUvMybD5KHFnupMT1kOQUDWauUoL5-jcRGYoSKaEIQ_aem_wsh5NKT6LCVpxTM-eEwkBQ&utm_id=120208078706210738&utm_content=120208403011830738&utm_term=12020807870620073.

In un contesto come questo, è molto importante il messaggio del libro di cui sopra. Tutti i luoghi virtuali , i media ecc che propongono sottocultura, violenza, il cyberbullismo, ma anche bullismo quando applicato nella vita reale, e l’incitazione all’odio vanno contrastati. Si può mostrare che la parola, detta o scritta, dà importanza alla persona umana, al suo valore image1741045990969.pnginteriore di individuo. La violenza e generalizzaimage1741045990973.pngzioni, stereotipazioni varie, portano alle guerre,all’odio tra vicini e lontani, facendo regredire l’umanità ad uno stato in cui vince solo il più forte, non il più sveglio.

Trionfa il furbo, non il saggio. Sempre fermarsi a riflettere prima di fare, di credere, copiare ciò che i social propongono, idem alcuni tipi di siti che utilizzano in modo scorretto (spero sappiamo tutti quali, date le notizie di cronaca) dell’intelligenza artificiale. Anche questa modifica le cose e può ingannare chi non è totalmente a conoscenza della materia o chi non ne sa nulla. Siamo arrivati ad un tempo in cui non puoi più credere a quello che vedi, ma neanche a quello che senti. Un mondo robotico, modificato che, se cerchi di seguire, prima o poi ti frega. Se cerchi di essere te stesso con le tue imperfezioni, le tue difficoltà, le tue possibilità sei cacciato e definito meno bravo o capace.

C’è chi lo vive ogni giorno. In un mondo in cui conta il vero talento, una persona con difficoltà potrebbe ancora farsi notare e dimostrare che, nonostante le problematiche, c’è la fa e ha un minimo di abilità residue e verrebbe apprezzata. Si parla molto di dare importanza al merito, ma chi soffre ogni giorno e si impegna per fare contenuti di qualità, nonostante tutto, non ha merito? Non ne ha di più di chi  modifica, taglia e cuce dicendo che quella cosa si può fare, che lui o lei ci ha provato e  ha raggiunto quel risultato? Usciamo dall’illusione e, se proprio dobbiamo seguire i social, facciamolo cercando persone che, nonostante lo schermo, siano quello che sono.

Abbattiamo le barriere della solitudine creando un nuovo modello di comunicazione, come proposto dal libro preso in esame a inizio articolo, e mettiamo al primo posto la relazione umana. Solo stando davvero tutti uniti, anche con gli ultimi, gli emarginati perché malati single, anziani  o altro potremo arrivare all’emancipazione morale ed umana della società, come auspica il testo del giornalista di America Oggi TV. Perché è proprio con parole di affetto, comprensione,a lodando e non offendendo, suggerendo e non criticando che il mondo si unisce e non si sente solo.

Senza la solitudine, quella che ti lascia da solo anche in mezzo alla gente perché diverso, che finalmente tutti avremo qualcuno e non dovremo più ‘attaccarci’ alle solite poche persone che, quando se ne vanno, ti lasciano un buco affettivo dentro tale da spingerti a cercare all’infinito di ricreare la stessa relazione. Se si riesce si riallaccia con la persona stessa, altrimenti  si cerca il medesimo legame con altri. Inevitabilmente, però, si cade nella trappola del ‘simile’ e quindi si resta ancora delusi. Per chi è solo, vulnerabile o anziano, ad esempio, è normale attaccarsi ad alcuni affetti dentro o fuori la famiglia.

Chi gli sta accanto è tutto per lui e non sa cosa fare se ‘resta solo’. Sì, è qui che mi sento di collegare il brano ‘La cura per me’ di Giorgia. Perché non tratta solo di una relazione d’amore uomo donna come coppia. Ascoltando le parole si può intendere anche un amore di altro tipo. La scrittura di Blanco, questa volta, ha portato ad un testo che  permette a molte categorie di persone sole, ‘lasciate indietro’ di  identificarsi nel pezzo. E perché ci sono sempre più persone sole che aspettano quel solo essere umano che dà loro amore e attenzione? Proprio perché le parole usate per comunicare sono negative, di esclusione e non di inclusione ( no, non sto parlando di woke né quello positivo iniziale né quello travisato poi, ma di valore dell’essere umano).

Le parole dei media sono spesso di morte perché parlano sempre di cose negative, anche quando ci sono rari casi in cui un malvagio si pente davvero o altro che può ribaltare la notizia. Perché, quando si parla di true crime non si trattano di più le rare storie di chi ce l’ha fatta e ha ripreso in mano la sua vita? Tutti noi conosciamo almeno due esempi, ma per quanto ne hanno parlato? Troppo poco. Spazio, invece, viene dato a chi non si pente o finge di farlo per suoi motivi. La colpa, però, è di chi gestisce i media e obbliga, in alcuni casi, i suoi dipendenti a parlare in un certo modo.

Mettiamo prima parole di vita, esperienze e persone positive:le  notizie buone ci sono, se solo uno le va a cercare. Se siamo stati educati al brutto e all’esclusione, possiamo essere educati al bello e all’inclusione. Perché i social non propongono sfide positive come imitare persone realmente esistite che hanno fatto cose grandi? Perché non si parla di più di non violenza?  Una bella challenge sarebbe quella di non dire brutte parole su qualcuno per una settimana. Nessuna parola che possa generare odio e lite.

Un’altra potrebbe essere quella di non alzare le mani contro l’altro , piuttosto stringere un antistress. Girando il significato della parola, le challenge potrebbero diventare positive ed essere svolte anche in classe e in famiglia. Si può anche dare un premio gustoso alla fine della gara. Non è certo che le challenge, anche ribaltate, siano positive al 100×100, ma per cambiare non si può togliere tutto subito, si deve modificare e guardare le cose da un altro punto di vista.

Scuola e religione, incontrare i giovani dove sono

Nei mesi scorsi si è svolto a Roma,in collaborazione con l´Ufficio Nazionale per l´educazione, la scuola e l’università, un seminario di studio sui giovani, intitolato ‘Come mi conosci?’, in cui educatori ed esperti hanno indagato la complessità del mondo giovanile, come ha affermato il direttore dell’Ufficio per la pastorale della scuola della diocesi di Macerata, don Giacomo Pompei, aiutante di studio dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università: “Stare di fronte a loro senza paura di vederli per quello che sono, senza paura di essere a volte delusi, senza paura di andarli a incontrare là dove sono”.

Durante il convegno la prof.ssa Vera Lomazzi, docente di sociologia generale all’ Università di Bergamo, aveva sottolineato il desiderio dei giovani per una ricerca di senso: “Nei ragazzi e nelle ragazze del nostro paese, secondo la ricerca European values studies, è forte la dimensione della ricerca di senso e anche il tentativo di andare un po’ al di là di se stessi. E’ un dato molto importante, perché lo vediamo in tante dimensioni valoriali, non solo nella dimensione religiosa ma anche nella famiglia, nel lavoro e nell’impegno nella solidarietà…

Credo sia importante cogliere questa forte richiesta di guida che c’è dietro alla ricerca di senso che emerge. Oltre a essere testimoni credibili nei propri ruoli all’interno della comunità, chi educa è fondamentale che proponga esperienze in cui sentirsi riconosciuti come persona, protagonista non solo del proprio futuro ma che attivamente può contribuire al futuro collettivo”.

Per questo la prof.ssa Cecilia Costa, docente di sociologia dei processi culturali all’Università di Roma Tre, ha proposto di offrire spazi e tempi ai ragazzi per una maggiore responsabilizzazione: “Si può partire dall’offrire più spazio e più tempo ai ragazzi per dare loro parola, far esporre le loro idee, i loro progetti perché li vediamo spesso bloccati nell’esprimersi. Possono così prendere consapevolezza delle loro potenzialità e assumersi delle responsabilità”.

Responsabilità a cui gli adulti devono partecipare con riferimenti ‘certi’: “Agli adulti è chiesto di offrire loro dei contenuti sostanziosi che siano dei riferimenti certi nei loro percorsi, altrimenti in questa società così frammentata il rischio è che i giovani si perdano. Regna una cultura dell’ eterno presente che non aiuta a costruire dei progetti. Si agisce sulla contingenza, in base al sentire, ai bisogni immediati”.

Nelle conclusioni il prof. Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università, ha evidenziato la necessità di collaborazione “tra l’Ufficio della scuola, dell’università e dell’insegnamento della religione che sono luoghi in cui giochiamo fuori casa, nei quali la Chiesa si trova in altri ambienti, in altri contesti e il servizio della pastorale giovanile che a volte magari viene identificato con l’attività interna della Chiesa per i giovani e con i giovani. Possiamo mostrare sempre di più come questi due approcci siano complementari e si debbano integrare per lavorare sempre di più insieme a favore del bene dei giovani”.

Mentre nel suo intervento don Giacomo Pompei aveva sottolineato che bisogna vedere i giovani ‘pieni di promesse’ con l’invito alle diocesi di ‘mettersi in movimento’: “Serve iniziare a studiare; è fondamentale che anche nelle nostre diocesi si attivino percorsi di ricerca, lasciandosi accompagnare in attività di studio, di riflessione, senza aver paura di perdere tempo o di farsi prendere dalla frenesia dell’organizzare. Coinvolgere persone esperte che ci mettano il cuore, che si impegnino a conoscere la realtà delle nuove generazioni. Direi che forse la ricaduta più grande che possiamo prendere dall’occasione offerta è quella di attivare nelle esperienze locali dei percorsi di ricerca per accompagnare la vita dei giovani”.

Ritornando al mondo scolastico per quale motivo i vescovi affermano che l’insegnamento della religione cattolica è una possibilità importante?

La   presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, come ogni anno, in occasione dell’apertura  delle iscrizioni al prossimo anno scolastico, ha reso noto il messaggio rivolto a tutti gli studenti ed ai genitori in vista della scelta di avvalersi dell’Insegnamento della Religione Cattolica, da compiere   esattamente all’atto d’iscrizione. Con tale messaggio è ribadita l’importanza di questa scelta in quanto tale disciplina rappresenta per tutti gli alunni, fin dalla scuola dell’infanzia, un’opportunità speciale e di approcciare temi etici e culturali con radici chiare ed appartenenti alla tradizione cristiana che ha tessuto la storia civile italiana in cui la scuola pubblica si trova vivere la sua missione di educare. Altre discipline scolastiche non hanno un mandato così specifico”.

Tema giubilare è la speranza: in quale modo il tema della speranza può ‘provocare’ la scuola?

“Alla luce di tale compito educativo, la scuola viene provocata a suscitare domande nella vita dei bambini e dei giovani alle quali poi, in rete con tutta la comunità educante formata dalle famiglie, dalle parrocchie, dagli oratori e dalle associazioni del terzo settore che operano sul territorio con le medesime finalità, elaboreranno risposte. Questa dinamica aggancia il tema giubilare della speranza e fa della scuola una porta della speranza nella vita degli studenti”.

Come i docenti dell’insegnamento della religione cattolica possono essere testimoni di speranza?

“A questo riguardo, il testo del messaggio afferma che ‘testimoni di speranza sono i docenti di religione, che uniscono alla competenza professionale l’attenzione ai singoli alunni e alle loro domande più profonde’. Questa cura fa della missione docente un atto di testimonianza della Speranza per la vita dei molti studenti a loro affidati. Ed è la domanda di Speranza, ovvero se il futuro può non fare più paura ed apparire affidabile e se esiste qualcuno capace e credibile per operare questo dono del futuro, questa consegna di vita; la questione aperta che costantemente emerge dalla vita dei giovani rivolta agli adulti insegnati ed educatori”.

Cosa chiedono i giovani ad un insegnante di religione?

“Ad un insegnate di religione, in particolare, si chiede prossimità, accoglienza e familiarità con le domande di senso e le domande religiose che toccano la vita e i dubbi dei giovani. Queste domande sono grandi occasioni da non perdere”.

In quale modo la pastorale della scuola può creare percorsi di ricerca per i giovani?

“A partire da queste domande che possono emergere a scuola, gli insegnanti di religione cattolica, il corpo docente e la comunità scolastica tutta, possono iniziare ad interpellare il territorio e suscitare percorso educativi condivisi su temi specifici, senza lasciare alla settorialità o semplicemente allo scorrere della vita di chi cresce il compito di educare. La scuola può essere promotrice di veri patti educativi territoriali, in cui ci si prende a cuore la vita dei bambini, dei ragazzi e dei giovani,   mostrando loro che non sono soli nell’apprendere l’arte della vita, in tutti i campi dell’educazione in ciascuna fase dello sviluppo”.

(Tratto da Aci Stampa)

Il presidente della Repubblica da l’onorificenza a Odifreddi e Poggio, responsabili di Piazza dei Mestieri

Nei giorni scorsi il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha conferito 31 onorificenze al Merito della Repubblica Italiana a cittadini che si sono distinti per attività volte a favorire il dialogo tra i popoli, contrastare la violenza di genere, per un’imprenditoria etica, per un impegno attivo anche in presenza di disabilità, per l’aiuto alle persone detenute in carcere, per la solidarietà, per la scelta di una vita nel volontariato e per attività in favore dell’inclusione sociale.

Tra questi cittadini insigniti dell’onorificenza di Ufficiali dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana figurano Dario Odifreddi e Cristiana Poggio, rispettivamente Presidente e Vice-presidente della ‘Piazza dei Mestieri’ di Torino: “Siamo grati al Presidente Mattarella e lo sono con noi le decine di migliaia di giovani e le loro famiglie che in questi vent’anni sono passati dalla Piazza dei Mestieri, come gli oltre 200 operatori e gli oltre 400 docenti che ogni giorno scendo in campo al fianco dei ragazzi per aiutarli a trovare la loro strada per il futuro”.

Piazza dei Mestieri nasce con una missione chiara: offrire ai ragazzi un’opportunità concreta di crescita, fornendo strumenti per lo studio, per l’inserimento nel mondo del lavoro e per affrontare con fiducia il futuro. Negli anni, l’iniziativa ha rappresentato un punto di riferimento per molti giovani che, grazie a percorsi formativi innovativi e al supporto di docenti e tutor, hanno potuto riscoprire la speranza e il proprio valore, come ha raccontato il presidente Dario Odifreddi:

“Emozione e gratitudine si sono mescolate oggi al Quirinale per la consegna da parte del Presidente Mattarella del titolo di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana per questi 20 anni di ‘Piazza dei Mestieri’ conferito a me e a Cristiana Poggio.

Affiorano alla nostra mente i volti di chi ha condiviso con noi questa esperienza dall’origine o anche solo per un giorno. Senza l’amicizia e la stima di tanti non sarebbe stato possibile accogliere decine di migliaia di giovani adolescenti aiutandoli a scoprire i loro talenti e il loro valore, accompagnandoli nello studio, nell’inserimento nel mondo del lavoro e, in generale, in questo tratto della loro vita.

Abbiamo visto tanti volti di ragazzi e ragazze che si riaprivano al sorriso e alla speranza e ve lo diciamo con le parole di una poesia scritta da una nostra allieva che ci ricorda che, oltre a una grande professionalità, è necessario abbracciare ognuno dei ragazzi e delle ragazze che incontriamo”.

La ‘Piazza dei Mestieri’ offre corsi per diventare panettieri, cioccolatieri, birrai, cuochi, camerieri, grafici, informatici e parrucchieri, ma anche tanti progetti per stranieri e giovani che sono in difficoltà con lo studio e tante altre cose. L’obiettivo è insegnare ai ragazzi un mestiere e accompagnarli nell’inserimento lavorativo, ma non solo:

“Anche quando abbiamo aperto nel 2004 si parlava di disagio giovanile e di abbandono scolastico. Oggi forse ne siamo più consapevoli. Io vedo una grande paura nei ragazzi di deludere se stessi e gli adulti. Così, ora più che mai, hanno bisogno di capire che hanno un valore. E quando percepiscono questo, cambia tutto: i tratti del loro viso, l’andamento scolastico, il modo di parlare o di rapportarsi con coetanei e adulti… E per migliaia di loro la Piazza diventa casa”.

Oltre a Torino, ci sono anche le sedi di Milano e Catania; ma ‘Piazza dei Mestieri’ non è un franchising che esporta un modello da riprodurre in blocco, ha ribadito Odifreddi: “Bisogna guardare alle situazioni che si incontrano e queste città sono molto differenti tra loro, ognuna ha le sue sfide, con i suoi contesti familiari e i suoi tessuti produttivi. Eppure, emerge ovunque la necessità che esistano dei ‘luoghi’.

A Catania, per esempio, abbiamo recentemente inaugurato i nuovi locali con un ampio giardino di 1.600 metri quadrati che diventerà un luogo, appunto, non solo per i ragazzi, ma anche per le loro famiglie, per tutto il quartiere. A Milano, invece, ‘Piazza dei Mestieri’ è partita tre anni fa, in una realtà complessa, ma anche molto stimolante per le grandi possibilità e i contatti che offre”.

Ed a coronare la giornata c’è la poesia di Valentina: “Solitudine, compagna lieve di tutta la gente che affolla la mente, ma svuota l’anima. Non sei la vincitrice tu, non sei più la regina qualcuno può sconfiggerti, con l’abbraccio del bene può trafiggerti. Non è più male la mia vita, non è più tristezza il mio futuro! Solo il sapore del ricordo mi resta ancora amaro ma è già un passato dimenticato, un tempo rinnovato”.

Progetto Compiti@casa: gli studenti universitari diventano tutor online per i ragazzi delle medie

Stanno per partire i tutorati online attivati all’interno di Compiti@casa, un progetto selezionato da ‘Con i Bambini’ nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, per sostenere nello studio, nell’arco di tre anni, circa 1.600 allievi delle scuole secondarie di primo grado, compresi alunni con backgroud migratorio.

A fare loro da tutor saranno 840 studenti delle università coinvolte nel progetto che, selezionati tramite un apposito bando, opportunamente formati e remunerati, aiuteranno i ragazzi e le ragazze più giovani nelle materie scientifiche e umanistiche. Un’opportunità preziosa per chi è in situazione di difficoltà di apprendimento, disagio educativo, scarso rendimento scolastico, bassa partecipazione alla vita scolastica.

‘Compiti@casa’ è un progetto triennale che ha l’obiettivo di innovare lo studio a distanza e sviluppare metodologie didattiche capaci di motivare e sostenere gli alunni e le alunne in difficoltà. Ideato nel 2020 dalla Fondazione De Agostini e dall’Università di Torino, per questa edizione è finanziato da Fondazione De Agostini, Fondazione Con i Bambini, Fondazione Alberto e Franca Riva, UniCredit Foundation, Fondazione Comunità Novarese.

La partnership è costituita da Parsec cooperativa sociale (capofila, Roma), cooperativa sociale Raggio Verde (Novara), Traparentesi aps (Napoli), associazione I Tetti Colorati (Ragusa), Università di Torino (responsabile scientifico), Sapienza Università di Roma, Università degli Studi di Napoli Federico II, Università di Messina e 16 scuole che operano in contesti complessi delle quattro regioni coinvolte: Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia. E’ prevista una valutazione di impatto sociale affidata alla Fondazione Bruno Kessler.

Il progetto offre un sostegno all’apprendimento, realizzato a distanza utilizzando un ambiente digitale progettato e sviluppato dall’Università di Torino. I tutor sono selezionati tramite un bando e opportunamente preparati attraverso un percorso di formazione a cura dell’ateneo torinese. Per ognuno dei tre anni del progetto, le università coinvolte selezionano ognuna 70 tutor tra gli studenti dei propri corsi, 35 per l’area umanistica e 35 per l’area scientifica.

Il tutorato ha una durata complessiva di 15 settimane e si attiva nel secondo quadrimestre. In ogni appuntamento un tutor incontra due alunni che frequentano la stessa classe. Sono previsti due appuntamenti settimanali della durata di due ore ciascuno (un’ora per le materia umanistiche, un’ora per quelle scientifiche) per un totale complessivo di 60 ore per ogni alunno seguito.

La vicinanza generazionale dei tutor agli studenti delle scuole secondarie di primo grado facilita la comunicazione, sono giovani figure di riferimento che, in un’ottica di peer education, non solo portano novità in termini di metodologie e contenuti, ma sono capaci di accorciare le distanze comunicative e di amplificare gli effetti del supporto a distanza, facendo leva sulla costruzione di un rapporto di fiducia e reciprocità.

Le ragazze e i ragazzi che usufruiscono dei tutorati sono individuati dalle scuole secondarie di primo grado coinvolte, che scelgono 28 allievi per ogni anno di progetto, abbinati in coppie della stessa classe. Il progetto offre alle scuole coinvolte anche un’attività di segretariato socio-educativo: un servizio presente nell’istituto una volta a settimana, per tutto l’anno scolastico, gestito da un operatore e dal coordinatore del progetto, rivolto al corpo docente e al personale amministrativo ma anche alle famiglie, per aiutare nel disbrigo delle pratiche burocratiche correlate alla vita scolastica, facilitare le relazioni con gli altri servizi del territorio, sostenere le attività di orientamento scolastico.

“Di fronte a una generazione scarsa numericamente e afflitta, come da più parti sottolineato, da stati di ansia che ne compromettono un sano ingresso nella vita adulta”, dichiara Barbara Guadagni, responsabile del progetto, “risulta inaccettabile che molti studenti delle scuole medie vivano uno stato di frustrazione legato a uno scarso rendimento scolastico spesso motivato dalla povertà materiale e dalla povertà educativa delle loro famiglie. Il servizio che offriamo è teso a contrastare queste difficoltà, offrendo un supporto didattico e motivazionale facilmente fruibile nella versione online. Tutto ciò è reso possibile grazie alle risorse messe a disposizione a livello nazionale da una rete di fondazioni da tempo impegnate sul tema della povertà educativa”.

Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org”.

Rapporto ISMU: stabili i migranti

“Descrivere, comprendere, interpretare, spiegare il fenomeno migratorio. Questo è stato l’intento, o se vogliamo la missione, di Fondazione ISMU ETS nel corso degli ultimi trent’anni attraverso il Rapporto sulle Migrazioni in Italia. Un volume multi e interdisciplinare che ha raccontato e analizzato, innanzitutto, l’evoluzione empirica dei processi migratori e di inclusione nei diversi ambiti in cui si disegna il presente e il futuro della società; e, quindi, una politica pubblica complessa che per di più ha dovuto, nel tempo, fare i conti con una profonda trasformazione della società italiana che, piaccia o meno, è inserita in un contesto planetario sempre più interdipendente dal punto di vista economico, tecnologico, comunicativo, sociale, culturale e finanche politico”: con l’introduzione di Nicola Pasini, segretario generale della Fondazione ISMU ETS, e della prof.ssa Laura Zanfrini, docente di ‘Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica’ all’Università Cattolica di Milano, è stato presentato il 30^ rapporto dell’ISMU sulle migrazioni.

Un rapporto che ha certificato che in Italia nel 2023 gli stranieri sono stati 5.755.000, 20.000 in meno rispetto alla stessa data del 2023 con una crescita dei residenti, che sono diventati 5.254.000 unità, cioè 113.000 unità in più nei confronti del 2022: “Il periodo di crescita più rapida si è registrato dagli anni 2000. Tra il censimento 2001 e il 31 dicembre 2011 gli stranieri residenti in Italia hanno contribuito all’incremento demografico, essendo aumentati di 2.984. unità nel quadro di un aumento del complesso della popolazione residente di 3.005.000. Negli anni successivi l’apporto migratorio netto è stato più modesto (circa 700.000 unità tra il 1° gennaio 2012 e il 1° gennaio 2022) e si è rivelato insufficiente a compensare il calo della popolazione dovuto al decremento della componente con cittadinanza italiana”.

Nel 2023 le domande d’asilo presentate in Italia erano state circa 130.000 (di cui l’84% da parte di uomini), nei primi nove mesi del 2024 sono state 116.000, con una crescita del 27,1%: “Va precisato che solo una parte delle persone entrate irregolarmente in Italia fa domanda. Tra i richiedenti asilo, crescono le richieste dei cittadini del Bangladesh (+59% rispetto al 2023). Nei primi 9 mesi del 2024 sono aumentate anche le domande da Cina (+882%), Sri Lanka (+335%), Marocco (+115%), India (+137%) e Perù (+119%)”.

Interessante è il tema dei ‘lungo soggiornanti’, cioè persone non comunitarie con un permesso di soggiorno di lungo periodo, titolo concesso a chi soggiorna regolarmente in Italia da oltre 5 anni: 2.139.000, pari al 59,3% di coloro che a quella stessa data hanno un documento di soggiorno valido. Tra i lungo soggiornanti, i moldavi rappresentano l’86%, gli ecuadoriani il 78,8%, i serbi il 78,1%, i macedoni il 76,4% e i bosniaci il 75,9%.

Il rapporto ha evidenziato che continua anche il calo degli irregolari registrato:  al 1° gennaio dello scorso ann0 si stima che questi ultimi si attestino sulle 321.000 unità, cioè -137.000 rispetto ai 458.000 dell’anno precedente con la componente irregolare che costituisce il 5,6% del totale dei presenti (nel 2022 erano il 7,9%): “Il consistente e continuo aumento della popolazione straniera residente in Italia non è dovuto solo alle immigrazioni, ma anche alle nascite.

Queste ultime, dopo il record storico di circa 80.000 nati nel 2012, sono diminuite progressivamente sino a scendere ai 50.000 nati del 2023”. Per quel che riguarda gli ingressi via mare, il 2024 si è chiuso con poco più di 66.000 sbarchi (-57,9% rispetto al 2023). In particolare, al 15 novembre 2024 la riduzione degli sbarchi era del 60% rispetto allo stesso periodo del 2023, sia per gli arrivi dalla Tunisia (-80,3%), sia per quelli dalla Libia (-20,2%) e dalla Turchia (-51,1%).

Sul fronte del lavoro si segnala che nel 2023 gli occupati stranieri di età tra i 15 e i 64 anni sono stati 2.317.000. Tra il 2005 e il 2023 il tasso di attività degli italiani è cresciuto dal 61,9% al 66,4%, mentre la componente straniera è passata dal 73,4% al 69,6%. Il tasso di occupazione per gli italiani è cresciuto dal 57,2% al 61,2%, mentre per gli stranieri è diminuito dal 65,8% al 61,6%. L’incidenza degli stranieri sul totale dei disoccupati è pari al 15,5%

All’inizio degli anni ‘90, Fondazione ISMU ETS stimava, sulla base dei versamenti Inps, che gli occupati stranieri di età compresa tra i 15 e i 64 anni fossero circa 160.000. Nel 2023 sono 2.317.000 (dati Eurostat), esito di una crescita che ha raggiunto l’apice negli anni pre-pandemia, in particolare nel 2017 (2.387.000), per poi calare nel 2020. Superata l’emergenza sanitaria, il volume dell’occupazione straniera ha ripreso a crescere, raggiungendo poco più del 10% dell’occupazione complessiva (ma il peso effettivo degli occupati con background migratorio è sottostimato a causa del numero di residenti stranieri che ogni anno acquistano la cittadinanza italiana ‘scomparendo’ dalle statistiche sull’occupazione).

Inoltre tra il 2005 e il 2023 il tasso di attività degli italiani è cresciuto costantemente (dal 61,9% al 66,4%), mentre la componente straniera è passata dal 73,4% al 69,6%. Analogo il trend del tasso di occupazione, che per gli italiani è cresciuto dal 57,2% al 61,2%, mentre per gli stranieri è diminuito di 4,2 punti percentuali (dal 65,8% al 61,6%), con un crollo di 6,4 punti per gli uomini e 4,3 per le donne.

L’incidenza degli stranieri sul totale dei disoccupati è pari al 15,5%, quasi 6 punti percentuali in più rispetto al loro peso sulle forze lavoro, nonostante il numero di disoccupati stranieri sia significativamente più basso rispetto ad alcuni anni fa, quando arrivò a sfiorare il mezzo milione. Particolarmente critica la situazione delle donne straniere: la riduzione di un solo punto tra il 2005 e il 2023 si è accompagnata a un ampliamento del divario con le italiane, passato da 5,5 punti percentuali a 5,9.

Per quanto riguarda la scuola, nell’anno scolastico 2022/23 il numero degli alunni con CNI (cittadinanza non italiana), nati all’estero e nati in Italia, si attesta a 914.860 presenze, corrispondenti all’11,2% sul totale degli iscritti (8.158.138) dalle scuole dell’infanzia alle secondarie di secondo grado.

La ricostruzione fatta da Fondazione ISMU ETS del trend di alunni CNI (con cittadinanza non italiana) negli ultimi trent’anni ricostruisce quattro fasi. La prima, di avvio, iniziata con poco più di 31.000 presenze nell’anno scolastico 1992/93, ne raggiunge 70.000 nell’anno scolastico 1997/98. Segue, fino al 2012/13, una accelerazione esponenziale, dove il totale di iscritti con background migratorio si decuplica in circa 15 anni e supera le 700.000 unità.

Negli anni successivi, fino al 2019/20, i ritmi di crescita rallentano e si attestano in media sui +12.000 all’anno, nonostante la ‘crescita zero’ del 2015/16 (+641), una percentuale media oscillante tra i 9 e 10 studenti di origine immigrata ogni 100 durante tutto il periodo. Infine, l’attuale fase oscillante (2020/21-2022/23), in cui si registra il primo anno scolastico segnato dal ‘segno meno’, con la perdita di oltre 11.000 alunni di origine immigrata (2020/21) nella fase pandemica, così come la grande crescita del 2022/23 (+42.500 presenze), con l’inserimento scolastico dei profughi ucraini e il superamento della soglia del 10%.

Dopo la crescita rallentata degli ultimi anni, nell’anno scolastico 2022/23 il numero degli alunni con CNI, nati all’estero e nati in Italia, si attesta a 914.860 presenze, corrispondenti all’11,2% sul totale degli iscritti nelle scuole italiane (8.158.138) dalle scuole dell’infanzia alle secondarie di secondo grado.

Il 44% degli alunni stranieri è di origine europea. Per quanto riguarda la provenienza, gli studenti sono originari di circa 200 Paesi diversi. In particolare, il 44% è di origine europea; più di 1/4 è di origine africana; attorno al 20% asiatica e quasi l’8% dell’America latina. La cittadinanza più numerosa è rappresentata dalla Romania, con quasi 149.000 studenti; seguono Albania con 118.000 presenze e Marocco con 114.000 presenze.

I vescovi ai ragazzi: pellegrini di speranza anche a scuola

“Cari studenti e cari genitori, è vicino il momento in cui dovranno essere effettuate le iscrizioni al primo anno dei diversi ordini e gradi di scuola, un appuntamento che comprende anche la scelta di avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica (Irc). Cogliamo l’occasione per invitarvi ad accogliere questa possibilità, grazie alla quale nel percorso formativo entrano importanti elementi etici e culturali, insieme alle domande di senso che accompagnano la crescita individuale e la vita del mondo. Il tutto, in un clima di rispetto e di libertà, di approfondimento e di dialogo costruttivo”: è un invito a studenti e genitori a partecipare all’insegnamento delle religione cattolica a scuola il messaggio che la presidenza della CEI invia in questi giorni di iscrizioni e scelte scolastiche.

Un ‘percorso formativo’ dedicato alla speranza, che passa anche attraverso la cultura: “Mentre vi scriviamo, muove i primi passi il Giubileo del 2025, che papa Francesco ha voluto dedicare al tema ‘Pellegrini di speranza’. Si tratta di un evento dai forti significati non solo religiosi, ma anche culturali e sociali, a conferma di come il messaggio cristiano parli all’uomo di oggi non meno di quanto abbia inciso in passato nella storia e nella cultura nazionale e mondiale. Il Giubileo, infatti, è tra le altre cose sinonimo di riconciliazione, di pace, di dignità umana, di giustizia, di salvaguardia del creato, beni essenziali di cui sentiamo un urgente bisogno”.

La speranza è il fulcro per educare, a cui occorre trovare ragioni: “Il tema della speranza provoca in modo speciale il mondo dell’educazione e della scuola, luoghi in cui prendono forma le coscienze e gli orientamenti di vita e si pongono le basi delle future responsabilità. Quale speranza dà senso all’esistenza? Dove è possibile riconoscere e trovare ragioni di vita e di speranza?.. Sono domande a cui la scuola non può essere estranea e alle quali dà spazio l’insegnamento della religione cattolica”.

Ed anche i professori sono testimoni di speranza: “Testimoni di speranza sono infatti i docenti di religione, che uniscono alla competenza professionale l’attenzione ai singoli alunni e alle loro domande più profonde. Siamo molto grati a tutti gli insegnanti che, mentre offrono le ragioni della speranza che li muove, accompagnano coloro che stanno crescendo a scoprire la bellezza e il senso della vita, senza cedere alle tentazioni dell’individualismo e della rassegnazione, che soffocano il cuore e spengono i sogni”.

Questo è il cammino per vivere un anno giubilare, grazie anche agli insegnanti di religione cattolica: “Il cammino dei prossimi mesi (anche grazie all’Irc) ci aiuti a ritrovare la fiducia e il coraggio di aprire le famiglie, le scuole e tutte le comunità a nuovi orizzonti di collaborazione e di speranza”.

Quarto Anno Rondine. Iscrizioni aperte fino al 31 gennaio

Sono aperte le iscrizioni per l’anno scolastico 2025-2026 del Quarto Anno Rondine. Un percorso innovativo di educazione e formazione, riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito come percorso di sperimentazione per l’innovazione didattica, per cui sarà possibile presentare la propria candidatura entro il 31 gennaio 2025.

Il Quarto Anno Rondine è un programma dedicato a studenti talentuosi dei licei classico, scientifico e delle scienze umane di tutta Italia: un’opportunità unica per chi desidera ampliare i propri orizzonti, mettersi in gioco come individuo oltre che come studente, puntare sulla didattica delle relazioni e iniziare a costruire concretamente il proprio futuro.

Si svolge nella Cittadella della Pace ad Arezzo, dove gli studenti vivono un anno scuola a contatto con la World House di Rondine, uno studentato internazionale dove si formano giovani provenienti da Paesi interessati da guerre e conflitti, impegnati nella costruzione della pace. Una nuova strada per sviluppare un senso critico capace di abbracciare una visione globale.

Il Quarto Anno Rondine, basato sul Metodo Rondine, aiuta gli studenti a sviluppare le proprie risorse interiori e a prepararsi ad affrontare i conflitti e le sfide della società moderna, sempre più complesse e rapide. Un metodo che rappresenta un valido strumento per promuovere i valori del dialogo, dell’inclusione, della convivenza pacifica, della cittadinanza attiva e digitale per agevolare la lotta al bullismo e alla violenza nelle scuole.

Inoltre il Quarto Anno Rondine non finisce a giugno! Grazie al programma Itaca, un percorso di innovazione sociale che offre due anni di formazione e accompagnamento alla progettazione, i giovani entreranno in un network di giovani ma anche docenti, professionisti e mentori provenienti da diversi settori, che li supporteranno costantemente nello sviluppo e realizzazione dei propri progetti di impatto sociale. Un’opportunità unica per trasformare i propri sogni in azioni concrete e dare risposta ai bisogni di coesione dei territori italiani.

“Qui ogni giorno è un’occasione per mettersi in discussione e scoprire nuovi lati di me. Una delle cose più importanti che sto imparando è l’importanza di valorizzare ed accogliere le proprie debolezze, accettandole e rendendole punti di forza. I miei compagni di classe sono parte indispensabile del mio percorso, qui sto capendo come le relazioni che viviamo ogni giorno ci portano una ricchezza enorme e ci aiutano a capire chi siamo e come possiamo dare il nostro contributo nel mondo”, racconta Sara Fiorentini, studentessa del Quarto Anno.

Per accedere alla selezione per l’A.S. 2025/26 e ai contributi a sostegno della partecipazione degli studenti, è possibile inviare la propria candidatura on line entro il 31 gennaio 2025 dal sito https://quartoanno.rondine.org/partecipa-al-bando/.  Per informazioni scrivere a segreteria@quartoanno.rondine.org.

Il Quarto Anno Rondine offre un’esperienza formativa completa, focalizzata sulla crescita personale e sull’educazione a tutto tondo, combinando diverse componenti fondamentali. La didattica innovativa del programma si distingue per l’attenzione alla relazione educativa tra docenti, studenti e gruppo classe, integrando tecnologie digitali avanzate con il metodo Rondine, incentrato sulla crescita emotiva e relazionale. Lezioni non frontali, percorsi interdisciplinari e applicativi digitali rendono l’apprendimento più critico e creativo, collegando i contenuti disciplinari all’attualità e ai temi chiave di Rondine.

Un altro aspetto chiave è la capacità di trasformare i conflitti in opportunità, sviluppando consapevolezza critica e rafforzando le competenze emotive e relazionali. Grazie al Metodo Rondine gli studenti imparano a trovare il proprio equilibrio interiore, indispensabile per affrontare le sfide della società fluida del terzo millennio. La dimensione internazionale della Cittadella della Pace rende il Quarto Anno Rondine molto di più di un anno all’estero! Permette di vivere un ambiente protetto ma dove si sperimenta autonomia e responsabilità; dove si incontrano giovani di tutto il mondo: le loro storie e culture arricchiscono l’esperienza, offrendo agli studenti una nuova prospettiva sulla scuola, su sé stessi e sulla società globale.

Infine, il lavoro sulla vocazione professionale dei ragazzi e l’impatto sociale del programma si estende oltre la Cittadella, fino ad arrivare a tutto il Paese. Gli studenti vengono formati come innovatori sociali, pronti a iniziare a costruire il proprio futuro professionale e mettere le competenze acquisite al servizio della propria comunità. Al termine dell’anno potranno entrare nel network di Itaca, continuando la formazione professionale accanto agli oltre 200 ex studenti ‘changemakers’, le Rondinelle d’Oro, che stanno sviluppando progetti di innovazione sociale in Italia e nel mondo.

Il valore del Quarto Anno Rondine è garantito da un vasto network di partner che supportano il progetto. Questa rete unisce soggetti diversi con l’obiettivo comune di sostenere un’esperienza formativa con un impatto pratico ed esperienziale immediato. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito riconosce il progetto come percorso di sperimentazione per l’innovazione didattica.

Il supporto della rete scolastica territoriale è cruciale. Il Liceo Vittoria Colonna di Arezzo è titolare della sperimentazione presso il Ministero dell’Istruzione. Grazie a un accordo tra Rondine Cittadella della Pace e le scuole della provincia di Arezzo (Liceo F. Petrarca, Liceo F. Redi, ITIS Galilei, Convitto nazionale Vittorio Emanuele II), il programma garantisce i piani ministeriali per tutti gli indirizzi liceali del ‘Quarto Anno Rondine’.

Grazie ai partenariati e alla rete ampia che Rondine ha costruito negli anni, saranno messe a disposizione borse di studio parziali a supporto della partecipazione degli studenti.

Il progetto è stato realizzato con il contributo di: Fondazione di Sardegna; Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo; Fondazione Cariplo; Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia; Fondazione Andrea Biondo Istituto di Cultura; Fondazione Cassa di Risparmio di Prato; Gecofin; Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano; Fondazione ONLUS Niccolò Galli; Banca del Valdarno Credito Cooperativo – ‘borsa di studio in memoria di Bani Giovanni’; Fondazione Compagnia di San Paolo; Fondazione Finanza Etica; Fondazione Friuli; Fondazione Vincenzo Casillo; Fondazione il Cuore si Scioglie; Fondo di solidarietà Quarto Anno, amici e sostenitori. Partner che hanno collaborato allo sviluppo del percorso Ulisse e Itaca: Fondazione Finanza Etica; Istituto Jacques Maritain; Nuovo Laboratorio di Psicologia; AIESEC; Fior di risorse; Scuola di Economia Civile; Aboca; Goel Gruppo cooperativo; FEDUF Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio.

Cresce la Piazza dei Mestieri a Catania

Era il 2012 quando la Piazza dei Mestieri decideva, dopo aver consolidato l’esperienza torinese, di iniziare l’avventura al Sud: “Eravamo stanchi di sentire analisi sui problemi del sud e sui suoi giovani ed allora abbiamo deciso di fare l’unica cosa che sappiamo fare: mettere le mani in pasta. La scelta è caduta su Catania perché per realizzare il modello della Piazza dei Mestieri non si può partire da zero, occorre avere partner credibili che conoscano il territorio e che abbiano capacità professionale e passione per l’educazione dei giovani. Tutto queste caratteristiche le abbiamo trovate in Archè impresa sociale che già operava con successo da circa 20 anni in Sicilia nel campo della formazione professionale”.

In questi anni di collaborazione, seguendo il modello della Piazza dei Mestieri, sono nate due sedi (la prima presso l’IPAB Santa Maria del Lume e la seconda presso la Fondazione Duca di Carcaci), costruendo progetti a sostegno dei giovani italiani e stranieri, della formazione professionale e delle scuole collaborando con le istituzioni locali. Grazie a questo nel 2023 sono stati accolti ed accompagnati oltre 2.000 giovani:

“Nel 2022, insieme al nostro partner Archè, ci siamo resi conto che era giunta il momento di rendere più stabile e completo il nostro modello. E’ nata così l’idea di ampliare la sede di Carcaci con altri 600 mq di superficie interna e 1600 di aree esterne, per sviluppare un nuovo progetto che intende attivare e consolidare una rete di intervento nel territorio catanese e che vede la Piazza dei Mestieri come player in accordo con istituzioni, istituti scolastici, agenzie educative, enti del terzo settore e imprese.

Insieme vogliamo costruire un punto di riferimento per le politiche di contrasto alla dispersione scolastica e per evitare che tanti giovani possano scivolare lentamente, ma inesorabilmente, in situazioni di marginalità sociale. Un rischio particolarmente elevato nei quartieri in cui si colloca la presenza della Piazza dei Mestieri (Monte Po, Nesima, San Leone, Rapisardi, Librino)”.

Il progetto vedrà, tra le altre cose, il consolidamento delle seguenti attività: a) La ‘Casa dei Compiti’ un luogo in cui tutti i pomeriggi, docenti e tutor, accoglieranno e aiuteranno i giovani delle scuole del territorio che sono in difficoltà nel loro percorso scolastico. b) lo ‘Sportello di Orientamento’ per aiutare i giovani in uscita dalle scuole medie a identificare il percorso più adatto per proseguire gli studi.

c) I ‘Laboratori di Mestiere’ in cui i ragazzi e le ragazze potranno sperimentare attitudini e competenze trasversali e scoprire i propri talenti. d) Le ‘Azioni di Capacity Building’ che si tradurranno in percorsi di affiancamento degli insegnati delle scuole del territorio, per condividere metodologie educative già sperimentate con successo dal modello della Piazza dei Mestieri.

e) Il ‘Cartellone degli eventi culturali’ che avrà a disposizione il nuovo grande giardino per l’estate e una sala dedicata nei mesi più freddi. Ci saranno spettacoli e incontri volti a valorizzare i talenti del territorio e offrire ai giovani la possibilità di fruire di un’offerta culturale che spesso per motivi diversi risulta a loro inaccessibile. f) Il ‘Bar e il Ristorante’ che diventeranno luoghi ideali per momenti di convivialità dedicati alle famiglie e ai giovani, facilitando la convivenza e l’incontro tra generazioni.

Per realizzare tutto questo il presidente Dario Odifreddi ha ringraziato chi ha creduto in questo progetto, come Marco Lori, presidente ‘Fondazione Azimut’: “Abbiamo aderito con convinzione alla proposta di sostenere lo sviluppo di Piazza dei Mestieri a Catania. Grazie a iniziative come queste, moltissimi giovani trovano una strada per uscire dalla marginalità e inserirsi nel mondo del lavoro. Spezzare la spirale della povertà attraverso il lavoro è un passo fondamentale per costruire un futuro migliore” .

La Banca d’Italia, da sempre attenta a coniugare lo svolgimento dei compiti istituzionali con l’impegno sociale, eroga somme a scopo di beneficenza o per contributi a iniziative di interesse pubblico. Ciò rappresenta uno dei canali attraverso cui restituire alla collettività parte delle risorse pubbliche derivanti dall’esercizio delle funzioni istituzionali. In questo contesto, la Banca d’Italia ha sostenuto il progetto ‘Un laboratorio per scrivere il proprio futuro’, che, affrontando temi come l’inclusione e la lotta alla dispersione scolastica, è destinato a produrre effetti duraturi a favore della comunità locale.

Anche Filippo Nicolò Rodriguez, consigliere delegato di Enel Cuore, ha sottolineato l’originalità di ‘Piazza dei Mestieri: “Piazza dei mestieri è un luogo che nasce con l’idea di offrire ai ragazzi uno spazio di confronto e crescita personale, ma anche di apprendimento e creazione di quelle competenze professionali che saranno veicolo di riscatto, partecipazione ed inserimento sociale.

Per Enel Cuore, da sempre impegnata a sostenere il benessere e lo sviluppo delle nuove generazioni, questa collaborazione rappresenta un’opportunità per contribuire alla creazione di un modello virtuoso. La rete di ‘Piazze’, che oggi raggiunge Catania, dimostra come l’impegno condiviso possa creare opportunità concrete e trasformative per i ragazzi su tutto il territorio nazionale”.

Giuseppe Nargi, direttore regionale di Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo, ha evidenziato l’impegno per la realizzazione di questo luogo: “Grazie al programma Formula sono stati raccolti i fondi necessari per realizzare anche in Sicilia la Piazza dei Mestieri. Il nostro Gruppo supporta molti progetti in favore dei ragazzi e delle loro famiglie, con l’obiettivo condiviso di favorire sostenibilità e inclusione sociale che puntino ad attivare meccanismi di risposta collettiva alle istanze e ai bisogni del territorio. Nello specifico, a Catania, vogliamo costruire un punto di riferimento per le politiche di contrasto alla dispersione scolastica, strappando quanti più giovani possibile da situazioni di marginalità sociale”.

Infine Francesca Sofia, direttrice generale di Fondazione CDP, ha sottolineato l’impegno per il contrasto alla dispersione scolastica: “Il contrasto alla dispersione scolastica rappresenta uno degli obiettivi chiave di Fondazione CDP, soprattutto nel Mezzogiorno. Piazza dei Mestieri negli anni ha saputo creare un network vincente per rispondere concretamente a questo fenomeno e attraverso il nostro sostegno alla nuova iniziativa di Catania, contribuiremo a garantire a oltre 1.400 studenti di fruire di eque opportunità nell’affrontare il proprio percorso scolastico, tentando di rimuovere le barriere che tutti i giorni ostacolano il loro futuro e, in senso più ampio, quello del Paese. Con questa ulteriore collaborazione, sale a quasi 3.000.000 il totale delle risorse destinate da Fondazione CDP a progetti nella Regione”.

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