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Comunicazione e Linguaggio nuova materia scolastica, la proposta al Governo

Constatato l’avvento della nuova tecnologia, dei nuovi media, dei social, dell’intelligenza artificiale si rende necessario predisporre regole che ne disciplinino l’uso e, nel contempo, assegnare alla scuola il compito di insegnare le regole deontologiche che sorreggono la comunicazione perché essa possa veicolare messaggi che non violino le leggi morali, fornendo agli studenti, a partire dalle scuole elementari, gli strumenti conoscitivi perché sappiano affrontare i nuovi linguaggi tecnologici con l’adeguata formazione per saper contrastare il cyberbullismo e l’incitazione all’odio.

E’ in fase di formulazione, infatti, la proposta che il giornalista Biagio Maimone, Direttore della Comunicazione dell’Associazione ‘Bambino Gesù del Cairo’, il cui Presidente è mons. Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco e Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso, ha deciso di sottoporre al Governo italiano che riguarda l’introduzione di una nuova materia d’insegnamento, a partire dalle scuole elementari, la cui la finalità è quella di educare gli studenti a riconoscere l’importanza che riveste la comunicazione sul piano delle relazioni umane, di come le influenzi e ne determini la natura.

Biagio Maimone chiederà al Governo Italiano di inserire tra le materie scolastiche l’insegnamento della  Comunicazione, convinto che l’epoca attuale veda l’affermarsi di una subcultura della comunicazione che rischia di impoverire sempre più la relazione umana, in quanto i messaggi che essa veicola spesso sono diseducativi.

Egli afferma che alcuni media, i social ancor di più, veicolino messaggi i cui contenuti sono pervasi dalla violenza e dall’odio sociale, nonché dall’intento di screditare e porre sul rogo chi ritengono essere un avversario.

Egli ritiene che la parola fondi i significati vitali dell’esistenza umana, che abbia il compito primario di interpretare la vita nelle sue infinite manifestazioni, di sorreggere ed incentivare i processi vitali della società umana e che, per tale motivo,  debba essere umanizzante, dialogante e non conflittuale.

Sulla scorta della constatazione che il significato profondo del linguaggio venga eluso e sostituito da un  distorta concezione di esso come arma di offesa, come strumento di diffusione di fake news, di menzogne e distorsioni del concetto di conoscenza, ritiene non più rimandabile un intervento educativo relativamente al valore del linguaggio e della comunicazione nelle sue svariate declinazioni.

Egli sottolinea vigorosamente che, con l’avvento dei social siamo tutti posti di fronte ad una serie infinita di notizie, molte delle quali diseducative, si renda necessario un intervento finalizzato non solo a disciplinare l’uso distorto dei social e della tecnologia nel suo complesso, ma anche e soprattutto si renda necessario un mirato intervento educativo, sin dalla più tenera infanzia, che consenta ai bambini e, conseguentemente, agli adulti di discernere i contenuti la cui finalità è diretta a diffondere “il male” per l’individuo e la società , da quelli la cui finalità è diretta a diffondere “il bene” per l’individuo e la società.

Tale opera educativa non solo è necessaria, ma è anche inevitabile affinché non si generi un’involuzione morale della società, a cui sono proposti contenuti nocivi e dissacratori della verità e della morale.

Egli afferma: “Siamo di fronte ad una svolta epocale che vedrà anche l’avvento di nuove tecnologie, tra cui l’intelligenza artificiale, che devono  essere governate attraverso una  sapiente opera educativa della collettività, a partire dall’infanzia, per evitare danni irreparabili che possano scaturire da uno sviluppo selvaggio ed incontrollato di tali tecnologie.

Ed ecco, pertanto, la necessità, di dar corso ad un processo pedagogico, che prenda le mosse dalle scuole elementari, che educhi i bambini a discernere i valori dai disvalori che una comunicazione selvaggia può generare, affidata all’arbitrio di chi  trae vantaggio dall’inganno e dal proliferare del pensiero superficiale, che genera odio sociale, il bullismo, il cyberbullismo”.

Il giornalista Biagio Maimone, autore del libro “La Comunicazione Creativa per lo sviluppo socio-umanitario” , per  i motivi suesposti, proporrà un progetto, in fase di stesura, al Governo al fine di veder inserita tra le materie di studio, la materia “Comunicazione e Linguaggio”.

Il giornalista consulterà l’Ordine del Giornalisti per formalizzare il progetto in modo dettagliato e precipuo. Insegnare il valore che riveste la parola per creare la relazione umana deve essere un compito della scuola e delle Istituzioni secondo Biagio Maimone affinché si sviluppi e si affermi una filosofia della vita che ponga al centro l’amore, il dialogo, la gentilezza, le belle maniere, il gesto fraterno, che sono i pilastri su cui poggia il progresso umano .

“Affidiamo il destino dell’umanità  all’opera educativa che pone al centro l’educazione delle coscienze attraverso l’insegnamento dell’arte comunicativa, del linguaggio creativo per eccellenza, che apre le porte alla conoscenza profonda ed autentica della vita interiore ed esteriore dell’essere  umano” ha auspicato Biagio Maimone.

I giovani e il fascino per il male

La fase adolescenziale della vita è caratterizzata dal ‘paradosso’, come afferma il noto psicoanalista Ammaniti. Pertanto, se da un lato il processo di secolarizzazione e scristianizzazione ha allontanato i giovani dalla fede, dall’altro versante si assiste a una crescita tra i giovani del fascino per l’occulto e il satanismo. I dati risultano di difficile censimento a causa della segretezza di questo tipo di culti. Tuttavia, per quanto concerne l’Italia, stando ai dati dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, il 30% dei culti estremi in Italia riguarda il satanismo e lo spiritismo. Inoltre, le richieste di aiuto, che nel 2017 erano 851, sono giunte nel 2018 1.400.

Fenomeno silente ed allarmante. Molti esperti individuano alla radice diverse cause: bisogno di appartenenza, fragilità emotive, conflitti familiari, desiderio di ribellione, dipendenza da droghe e alcol, isolamento sociale. Disturbi tipici della personalità che non di rado caratterizzano il vissuto dei giovani nell’attuale contesto sociale. Sulla base di queste acquisizioni, si ritiene che molti giovani sottovalutino la pericolosità di avere a che fare con il mondo del satanismo e dell’occulto in generale che, ad esempio, negli anni ’90 portò alle cronache il famigerato gruppo delle ‘bestie di Satana’, responsabile di diversi omicidi e induzione al suicidio di diversi giovani, tragici eventi che si consumarono dal 1997 ai primi anni del 2000.

Se è vero che tristemente la storia si ripete e che prevenire è meglio che curare, che cosa si può fare per difendere i giovani da questo oscuro abisso che il mondo del satanismo e dell’occulto rappresenta? Sensibilizzare i giovani circa queste tematiche e formarli e informarli adeguatamente è il primo passo da compiere, perché i ragazzi e le ragazze possano conoscere innanzitutto chi è Satana e di che cosa si occupano e cosa fanno le organizzazioni a lui dedicate.

L’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) potrebbe riservare, specialmente, nella scuola secondaria di primo e secondo grado, delle unità di apprendimento che nel corso dell’anno potrebbero far luce ai ragazzi circa questi fenomeni, allo scopo di formarli, così da favorire in essi l’acquisizione e lo sviluppo del pensiero critico, cosicché essi possano approcciarsi a queste tematiche con più attenzione e sicurezza, evitando anche online sul web di divenire delle prede facili per guru alla ricerca di giovani da ‘deviare’.

E’ opportuno che a scuola, quindi, non si liquidino troppo facilmente queste tematiche e si presti ad esse la dovuta attenzione per prevenire eventuali tragiche conseguenze. In secondo luogo, incoraggiare una lettura critica ma al contempo consapevole della Bibbia tra i giovani, con particolare riferimento alla figura del male e alle sue azioni. Il Vangelo affronta la questione senza tabù; allo stesso modo, il magistero della Chiesa ha dedicato al fenomeno la sua premura ed attenzione pastorale.

La Bibbia, opportunamente presentata ai giovani, può costituire per essi una risorsa potente e un supporto efficace affinché essi possano acquisire e sviluppare conoscenza, padronanza per certi temi e, di conseguenza, accrescere oltre alla loro capacità di introspezione anche la loro resilienza. Infine, come terzo aspetto, bisogna sottolineare l’importanza di avvicinare, specialmente nel tempo attuale, i giovani alla fede in maniera credibile e responsabile.

I giovani hanno bisogno di poter avere a disposizione nell’attuale contesto socioculturale anche modelli positivi: testimoni credibili, affidabili e concreti che possano rappresentare per loro dei punti di riferimento stabili.

E’ necessario poter e saper fornire ai giovani delle alternative valide e sostenibili; tale aspetto va al di là della questione del satanismo e abbraccia anche altri rischi per i giovani odierni, come il diventare facili reclute delle organizzazioni criminali. Riscoprire la dimensione spirituale della vita, imparare a leggere ed interpretare la realtà alla luce della fede lungi dal costituire una proposta retrograde e fuori moda per i giovani!

Essi hanno uno spiccato bisogno di potersi immaginare un futuro e la Fede se non sganciata ma saggiamente ancorata alla ragione può fornire loro un orizzonte di senso entro cui poter sviluppare una identità personale solida. Si legga il suggerimento del libro di Giobbe:

Ecco, temere Dio, questo è sapienza e schivare il male, questo è intelligenza. (Cf. Gb 28,27). La Sapienza nello scenario dell’uomo biblico consiste nell’apprendere il ‘timore di Dio’ che non si identifica con la paura ma con l’amore filiale come tra un padre e un figlio. San Paolo apostolo in tal senso metteva in guardia i cristiani della comunità di Efeso con queste esortazioni: la nostra battaglia, infatti, non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.

Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. (Cf. Ef 6,12-17).

Ed ancora si raccomandava con Timoteo suo figlio spirituale e vescovo: tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. (Cf. 2Tm 3,16-17). Recita la Lettera agli Ebrei: “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore (Cf. Eb 4,12)”.

Infine, si afferma nella prima Lettera di Pietro: Gettate su di lui [Gesù] ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede. (Cf. 1Pt 5,7-9). I giovani, per evitarlo, devono imparare a conoscere il male e avere la capacità e gli strumenti necessari per resisterlo e vincerlo.

Solitamente ciò che è ‘ignoto’ e ‘proibito’ esercita sui giovani un fascino maggiore; stessa cosa dicasi, ad esempio, per la questione relativa alla sessualità. Ai giovani, più che imporre divieti e proibizioni, è utile imparare a dare loro delle risposte. Questo implica per gli adulti, che siano genitori, docenti o educatori, impegno, responsabilità, formazione e dedizione.

Perù: il progetto ‘Un’aula per il futuro’ prende vita a Cusco grazie al sostegno della Società di San Vincenzo De Paoli

È stato interamente finanziato dal Consiglio Centrale di Verona della Società di San Vincenzo De Paoli, che ha coperto il costo totale di 10.600 euro, il progetto “Un’aula per il futuro” a Cusco, in Perù. Un gesto concreto di solidarietà che ha reso possibile la realizzazione di un’aula moderna e digitale per la formazione di donne e giovani provenienti dalle aree più svantaggiate.

Cusco, antica capitale dell’Impero Inca e patrimonio dell’umanità, vive oggi importanti sfide socioeconomiche, soprattutto nelle comunità rurali e tra le donne, spesso escluse da opportunità formative e lavorative. In questo contesto si inserisce il progetto, promosso dal Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo della Federazione Nazionale Italiana della Società di San Vincenzo De Paoli ODV, in collaborazione con il CETPRO del ‘Divino Amore’, un Centro di Istruzione Tecnico che sorge a Cusco.

L’iniziativa ha l’obiettivo di offrire formazione tecnica di base e promuovere l’inclusione sociale, aprendo nuove prospettive di crescita professionale. I principali traguardi perseguiti sono racchiusi nel contrasto alle disuguaglianze sociali e culturali, a favorire l’accesso alle tecnologie digitali, rafforzare autonomia personale e autostima e promuovere la cittadinanza attiva e la collaborazione comunitaria.

Grazie al contributo del Consiglio Centrale di Verona,25 studenti e studentesse possono oggi contare su un ambiente didattico adeguato, che rappresenta una concreta opportunità di futuro. A nome del Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo, del CETPRO ‘Divino Amore’ e degli studenti coinvolti, si esprime un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile questo importante intervento.

La solidarietà, infatti, non si limita a rispondere a un bisogno, ma costruisce ponti di umanità e speranza. Solidarietà e aiuto oltre ogni confine: questa è la missione che caratterizza il Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV.

Una realtà che si occupa non solo del Sostegno a Distanza – con oltre 2.500 aiuti attivi in 40 Paesi – ma anche della promozione e realizzazione di progetti concreti insieme ai partner locali: costruzione di pozzi, scuole, ospedali, interventi in aree colpite da calamità naturali o guerre.

Il Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo opera al servizio di chiunque si trovi nel bisogno, offrendo strutture, competenze e una rete internazionale di carità, per rispondere al desiderio del beato Federico Ozanam: ‘abbracciare il mondo in una grande rete di carità’.

Comunicazione e linguaggio divengano una nuova materia scolastica: una proposta di Biagio Maimone

Con l’avvento della nuova tecnologia, dei nuovi media, dei social, dell’intelligenza artificiale si rende necessario predisporre regole che ne disciplinino l’uso e, nel contempo, assegnare alla scuola il compito di insegnare le regole deontologiche che sorreggono la comunicazione perché essa possa veicolare messaggi che non violino le leggi morali, fornendo agli studenti, a partire dalle scuole elementari, gli strumenti conoscitivi perché sappiano affrontare i nuovi linguaggi tecnologici con l’adeguata formazione per saper contrastare il cyberbullismo e l’incitamento all’odio.

La proposta che il giornalista Biagio Maimone, Direttore della Comunicazione dell’associazione “Bambino Gesù del Cairo”, ha deciso di portare avanti riguarda l’introduzione di una nuova materia d’insegnamento, a partire dalle scuole elementari, la cui la finalità è quella di educare gli studenti a riconoscere l’importanza che riveste la comunicazione sul piano delle relazioni umane, di come le influenzi e ne determini la natura.

Biagio Maimone chiederà al Governo Italiano di inserire tra le materie scolastiche l’insegnamento della Comunicazione, convinto che l’epoca attuale veda l’affermarsi di una subcultura della comunicazione che rischia di impoverire sempre più la relazione umana, in quanto i messaggi che essa veicola spesso sono diseducativi.

Maimone afferma che alcuni media, i social ancor di più, veicolino messaggi i cui contenuti sono pervasi dalla violenza e dall’odio sociale, nonché dall’intento di screditare e porre sul rogo chi ritengono essere un avversario.

Egli ritiene che la parola fondi i significati vitali dell’esistenza umana, che abbia il compito primario di interpretare la vita nelle sue infinite manifestazioni, di sorreggere ed incentivare i processi vitali della società umana e che, per tale motivo, debba essere umanizzante, dialogante e non conflittuale.

Sulla scorta della constatazione che il significato profondo del linguaggio venga eluso e sostituito da un distorta concezione di esso come arma di offesa, come strumento di diffusione di fake news, di menzogne e distorsioni del concetto di conoscenza, ritiene non più rimandabile un intervento educativo relativamente al valore del linguaggio e della comunicazione nelle sue svariate declinazioni.

Maimone sottolinea vigorosamente che, con l’avvento dei social siamo tutti posti di fronte ad una serie infinita di notizie, molte delle quali diseducative, si renda necessario un intervento finalizzato non solo a disciplinare l’uso distorto dei social e della tecnologia nel suo complesso, ma anche e soprattutto si renda necessario un mirato intervento educativo, sin dalla più tenera infanzia, che consenta ai bambini e, conseguentemente, agli adulti di discernere i contenuti la cui finalità è diretta a diffondere “il male” per l’individuo e la società , da quelli la cui finalità è diretta a diffondere “il bene” per l’individuo e la società.

Tale opera educativa non solo è necessaria, ma è anche inevitabile affinché non si generi un’involuzione morale della società, a cui sono proposti contenuti nocivi e dissacratori della verità e della morale.
Egli afferma: “Siamo di fronte ad una svolta epocale che vedrà anche l’avvento di nuove tecnologie, tra cui l’intelligenza artificiale, che devono essere governate attraverso una sapiente opera educativa della collettività, a partire dall’infanzia, per evitare danni irreparabili che possano scaturire da uno sviluppo selvaggio ed incontrollato di tali tecnologie.

Ed ecco, pertanto, la necessità, di dar corso ad un processo pedagogico, che prenda le mosse dalle scuole elementari, che educhi i bambini a discernere i valori dai disvalori che una comunicazione selvaggia può generare, affidata all’arbitrio di chi trae vantaggio dall’inganno e dal proliferare del pensiero superficiale, che genera odio sociale, il bullismo, il cyberbullismo”.

Il giornalista Biagio Maimone, autore del libro “La Comunicazione Creativa per lo sviluppo socio-umanitario”, per i motivi suesposti, vorrebbe veder inserita tra le materie di studio, la materia “Comunicazione e Linguaggio”. A tal fine intende investire l’Ordine del Giornalisti per formalizzare il progetto in modo dettagliato e precipuo.

Insegnare il valore che riveste la parola per creare la relazione umana deve essere un compito della scuola e delle Istituzioni secondo Biagio Maimone affinché si sviluppi e si affermi una filosofia della vita che ponga al centro l’amore, il dialogo, la gentilezza, le belle maniere, il gesto fraterno, che sono i pilastri su cui poggia il progresso umano.

“Affidiamo il destino dell’umanità all’opera educativa che pone al centro l’educazione delle coscienze attraverso l’insegnamento dell’arte comunicativa, del linguaggio creativo per eccellenza, che apre le porte alla conoscenza profonda ed autentica della vita interiore ed esteriore dell’essere umano” ha auspicato Biagio Maimone.

Attilio Momi è il nuovo Presidente del Consiglio Centrale di Vittorio Veneto – Società di San Vincenzo De Paoli ODV

Cambio al vertice per il Consiglio Centrale di Vittorio Veneto Società di San Vincenzo De Paoli ODV. Attilio Momi è stato ufficialmente nominato nuovo Presidente, assumendo un incarico di grande responsabilità all’interno di un’organizzazione che, da anni, opera silenziosamente a fianco delle persone più fragili del territorio.

Nel suo primo intervento da neo eletto, il Presidente Momi ha voluto esprimere un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno riposto in lui fiducia e sostegno: “Sono ottimista e carico per il lavoro che ci apprestiamo a fare insieme ai membri dell’Ufficio di Presidenza e alle Conferenze della nostra Diocesi. Si tratta di un impegno prezioso, rivolto alle famiglie e alle persone in difficoltà, con una visione che considera l’aiuto non come semplice assistenza, ma come accompagnamento in un percorso di miglioramento e crescita”.

Parole che delineano chiaramente l’approccio che il nuovo Presidente intende promuovere in linea con il carisma della Società di San Vincenzo De Paoli: non solo fornire aiuti materiali, ma costruire relazioni di vicinanza e percorsi di rinascita per chi si trova in situazioni di disagio. Durante la cerimonia di nomina, Attilio Momi ha voluto rivolgere un ringraziamento particolare anche alla Presidente Nazionale dell’Associazione, Paola Da Ros, e al Consigliere Spirituale, Don Andrea Forest, entrambi presenti.

“La loro presenza è stata per tutti noi un forte segno di comunione e sostegno”, ha sottolineato, evidenziando l’importanza della collaborazione tra i vari livelli dell’organizzazione e del sostegno spirituale che accompagna il servizio quotidiano dei volontari vincenziani. Con la nomina di Attilio Momi, il Consiglio Centrale di Vittorio Veneto si appresta dunque a intraprendere un nuovo inizio, nel solco dei valori dell’Associazione e con lo sguardo rivolto al futuro per continuare a essere un punto di riferimento concreto e umano per chi vive situazioni di solitudine, povertà o emarginazione e non solo.

Si intende contribuire alla costruzione di un tessuto sociale più giusto e inclusivo con progetti mirati che agiscono su diversi fronti. Spiccano due iniziative di particolare rilievo: il progetto sulla legalità nelle scuole ‘ScegliAmo Bene –Giornata per la legalità e per una comunità responsabile’ ed il corso di italiano per mamme straniere, ‘Italiano in Movimento’.

“Intendiamo abbracciare il progetto ‘ScegliAmo Bene – Giornata per la legalità e per una comunità responsabile’ promosso dalla Società di San Vincenzo De Paoli in collaborazione con il Settore Carcere e Devianze”, confida Attilio Momi. L’iniziativa è rivolta alle scuole italiane e attraverso incontri, dibattiti elaboratori, accompagna i giovani nella costruzione della propria identità civica, stimolandoli a riflettere sull’importanza delle scelte consapevoli, del rispetto delle regole e del bene comune.

“In un contesto sociale segnato da frammentazione e perdita di punti di riferimento, questa azione educativa rappresenta un seme di speranza per costruire una comunità più responsabile e coesa” ha specificato il Presidente Momi. Il progetto ‘Italiano in Movimento’ è stato avviato dalla Conferenza di Oderzo. Si tratta di un corso di lingua italiana rivolto a mamme straniere e rappresenta un importante strumento di integrazione, di sostegno concreto e personalizzato alle donne assistite. Il corso favorisce l’incontro tra culture diverse e sostiene le partecipanti nell’acquisizione di competenze linguistiche fondamentali per la vita quotidiana e l’inserimento sociale.

“Accanto ai progetti culturali ed educativi – dichiara Attilio Momi – il Consiglio Centrale di Vittorio Veneto intende proseguire nella valorizzazione del patrimonio costruito nel tempo insieme alle singole Conferenze. L’attenzione alla persona, nelle sue molteplici dimensioni e necessità, continuerà a rappresentare la nostra priorità. A tal fine verrà mantenuta una stretta collaborazione con le amministrazioni comunali, i benefattori locali e le realtà del volontariato.

Saranno inoltre promosse nuove iniziative rivolte in particolare alle giovani generazioni, come borse di studio e contributi per il trasporto scolastico, con l’obiettivo di sostenere concretamente il diritto allo studio e accompagnare i ragazzi nel loro percorso di crescita personale e formativa”, conclude.

Un insieme di azioni e progetti che mettono in luce la varietà e la profondità dell’impegno quotidiano del Consiglio Centrale che opera nel segno di una solidarietà concreta. L’Ufficio di Presidenza e tutte le Conferenze della Diocesi guardano con fiducia al nuovo corso, certi che sotto la guida del neo Presidente si proseguirà nel cammino di servizio e dedizione che da sempre caratterizza questa storica realtà.

(Foto: Società San Vincenzo  de’ Paoli)

Franco Vaccari: da Rondine – Città della Pace un’iniziativa per ‘immaginare’ la pace

Domenica 8 giugno si è conclusa la 9^ edizione di ‘YouTopic Fest’, il festival internazionale promosso da Rondine Cittadella della Pace: un evento che ha proposto più di 40 appuntamenti e 70 relatori tra panel, workshop, performance artistiche e momenti di dialogo intergenerazionale, riunendo giovani da tutto il mondo insieme a esperti, artisti, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni e cittadini animati da una forte volontà: affrontare il conflitto come opportunità di trasformazione.

E nell’ultima giornata Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine, ha annunciato il tema della prossima edizione, che guiderà il lavoro di un intero anno e sarà il cuore di ‘YouTopic Fest’ in programma dal 5 al 7 giugno del prossimo anno: ‘Inquietudine – Come custodire la scintilla dell’umano?’

Infine, a concludere il Festival è stato il Giubileo delle culture, dei popoli e delle religioni, una celebrazione interreligiosa presieduta dal vescovo di Arezzo, mons. Andrea Migliavacca, insieme a rappresentanti di diverse fedi che si è tenuta nella cappellina di Rondine, riconosciuta come ‘chiesa giubilare’, luogo di preghiera e pellegrinaggio in occasione dell’Anno Santo: “A Gerusalemme ci sono popoli da tutte le parti del mondo che parlano lingue diverse, ma tutte si trovano radunate, capite, accolte dal dono dello Spirito Santo. La celebrazione a cui stiamo partecipando vuole celebrare oggi, nel giorno di Pentecoste, lo Spirito che raduna, che regala la lingua, che ci permette di comunicare, di creare legami tra di noi, lo Spirito che ci dona la pace”.

Dal fondatore Franco Vaccari ci siamo fatti spiegare il significato del festival: “Un evento per raccontare la propria vita in pubblico, accompagnata, valorizzata dall’arte, dalla bellezza, perché i giovani che escono dall’inganno del nemico e si impegnano per la pace sono una bellezza.

Bellezza che ha contato sulla presenza del presidente Mattarella che ha lanciato un fortissimo messaggio per la pace proprio dal luogo dove la pace si fa ogni giorno con la fatica, il dolore ma anche il coraggio dei giovani che sono sempre l’avanguardia: sono il futuro”.

Nello scorso settembre scorso è stata ‘lanciata’ la campagna ‘Fuori dal copione’ delle ‘Sezioni Rondine’ per combattere le disuguaglianze di genere nelle scuole e sui social media: perché quest’iniziativa?

 “Rondine ha lanciato la campagna ‘Fuori dal copione’ per combattere le disuguaglianze di genere nelle scuole e sui social media. L’obiettivo è creare un ambiente inclusivo dove tutti possano esprimere liberamente la propria identità di genere, superando pregiudizi e stereotipi. La campagna coinvolge 21 scuole superiori ed è aperta a tutti gli studenti italiani, promuovendo dialogo e diversità per un futuro più equo. La campagna è finanziata da AICS e promossa da Oxfam Italia Intercultura, Rondine e RE.TE. ong in collaborazione con Reattiva”.

In cosa consiste il protocollo d’intesa con Institute for Humane Education?

“Il protocollo d’intesa con l’Institute for Humane Education (IHE), firmato al YoutopicFest 2024, segna un passo avanti nella nostra missione di educazione alla pace. L’accordo integra i programmi dell’IHE nei percorsi formativi delle scuole superiori partner di Rondine e diffonde il Metodo Rondine per la trasformazione del conflitto nel network internazionale IHE, creando nuove opportunità di crescita e apprendimento per i giovani”.

Ritornando al tema del festival appena concluso: quale ‘ImmaginAzione’ è necessaria per costruire la pace?

“L’immaginazione è il motore del cambiamento: ogni trasformazione inizia da una visione. Per costruire la pace, è necessario sfidare il ‘si è sempre fatto così’ e recuperare la dimensione del gioco, che è essenziale per creare un futuro diverso. Il gioco non è esperienza solo dei bambini ma è una dimensione umana fondamentale che non deve essere persa. Per questo abbiamo scelto l’immaginazione come tema di YouTopic Fest, il festival internazionale di Rondine sul conflitto che si svolge alla Cittadella della Pace di Arezzo. Vogliamo ispirare tutti a sognare insieme, non solo come spettatori, ma come attori di un vero cambiamento, pronti a innescare la possibilità di fare le cose in modo nuovo e diverso nelle proprie comunità”.

Quale approccio ecologico è necessario per una visione positiva del conflitto?

“E’ l’approccio approfondito nella mia ultima pubblicazione ‘Ecologia del conflitto. L’approccio alla relazione secondo il Metodo Rondine’. Un libro che propone una visione positiva del conflitto. Da anni ‘Rondine Cittadella della Pace’ lavora su queste tematiche. Infatti riconoscere la conflittualità ‘della’ relazione non è solo importante, è ecologico, nel senso che richiede un approccio appassionato alle sorti del pianeta come quello ecologico.

Liberato da una diffusa interpretazione ingannevole, che lo vuole sinonimo di guerra, il conflitto emerge in queste pagine nel suo aspetto positivo, carico di energia utile a prendersi cura della relazione intessuta tra le persone. Completano il volume gli interventi di alcuni collaboratori di Rondine, che permettono di conoscere i risultati del Metodo Rondine negli ambiti della leadership e della diplomazia popolare, testimoniando il valore ecologico dell’approccio relazionale al conflitto”.

E per quanto riguarda la situazione in Medio Oriente: con quale attenzione si sta vivendo questo conflitto a Rondine?

“Negli ultimi anni il conflitto in Medio Oriente si è intensificato con una violenza e una durata senza precedenti e ci sta mettendo di fronte a una sfida immensa. ‘Rondine Cittadella della Pace’ lavora da anni in questa regione ma l’inasprimento attuale rende il nostro impegno ancora più arduo. Ogni giorno siamo testimoni di un dolore profondo, di vite spezzate, di famiglie distrutte e la fatica di operare in questo contesto è immensa. Il dialogo e la comprensione sono messi a dura prova ma proprio per questo è fondamentale continuare a costruire spazi di incontro e di pace.

Il nostro è un impegno costante per arginare il dilagare dell’odio e decostruire l’immagine del nemico che, purtroppo, non si limita ai territori di guerra ma si insinua anche nelle società in pace, contaminandole. Ecco perché la presenza di luoghi terzi, come Rondine, è essenziale: istituzioni di pace che creano ponti e spazi di confronto tra i giovani appartenenti a popoli in conflitto, ponendo le basi per la costruzione di una pace duratura”.

(Tratto da Aci Stampa)

Le scuole paritarie cattoliche sono di buona qualità

Le scuole paritarie cattoliche in Italia sono ampiamente promosse per l’impegno profuso nell’aggiornamento didattico e nella cura della comunità educativa, così come è stato certificato dal Quarto monitoraggio della qualità della scuola cattolica italiana, elaborato dal Centro Studi per la Scuola Cattolica della CEI (in riferimento all’anno scolastico 2021/2022), a partire dai dati dell’Invalsi utilizzati per documentare le prassi educative e i risultati ottenuti, che in conclusione sintetizza alcuni ‘divari’:

“Il presente monitoraggio conferma una serie di divari che caratterizzano le scuole cattoliche. Il primo è purtroppo di carattere economico, visto che i costi favoriscono l’iscrizione di alunni appartenenti a fasce socio-culturali tendenzialmente più elevate (e questo può spiegare almeno in parte anche i buoni risultati scolastici). Il secondo divario è di carattere territoriale, con una condizione migliore delle scuole cattoliche nelle regioni del Nord e più problematica al Sud. Il terzo divario da ricordare è quello ordinamentale tra le scuole dell’infanzia, numericamente maggioritarie, e gli altri ordini di scuola.

Si tratta più in generale di due segmenti del sistema che presentano dinamiche differenti: nel medio periodo sono soprattutto le scuole dell’infanzia a manifestare un preoccupante calo numerico nel numero di scuole e di iscritti, mentre nella secondaria si registrano timidi segnali di ripresa negli ultimi anni. I due segmenti risultano diversi anche dal punto di vista gestionale, dove si conferma, soprattutto nell’infanzia, la crescita dell’iniziativa laicale, pur in presenza di una faticosa tenuta delle congregazioni religiose”.

In compenso nella scuola cattolica ci sono molte risorse per l’offerta formativa: “Le risorse delle scuole cattoliche sono senz’altro buone, soprattutto sul piano materiale, con un patrimonio edilizio solido ed abbondante. Le risorse umane sono meno stabili, ma hanno il loro punto di forza nella formazione permanente. Tra gli obiettivi qualificanti delle scuole cattoliche viene confermato l’impegno per la costituzione di una comunità educativa, che riesce a coinvolgere positivamente alunni e genitori.

L’offerta formativa è buona e spesso arricchita da attività e servizi integrativi. L’attenzione all’inclusione di alunni stranieri e con disabilità è condizionata dai costi, ma c’è uno sforzo costante di aumentare progressivamente queste componenti della scolaresca. I risultati scolastici possono apparire un punto di forza delle scuole cattoliche, visti gli esiti quasi sempre migliori del resto del sistema di istruzione, ma le scuole cercano di mantenere anche un’identità ecclesiale, sebbene non sia questo il principale fattore di attrazione”.

Nell’arco di questi anni le scuole cattoliche possono vantare una lunga tradizione, anche se non mancano scuole di nuova istituzione. In media, sulla base dell’indagine campionaria del 2022, l’età delle scuole si aggira intorno al secolo di vita: 78,8 anni per le scuole dell’infanzia, 93 anni per le scuole primarie, 98 anni per le secondarie di I grado e 108 anni per le secondarie di II grado.

L’andamento delle iscrizioni nel breve-medio periodo costituisce comunque l’indicatore più importante per valutare la vitalità di una scuola. A  partire dal picco del 2010-11, nell’arco di 13 anni sono scomparse in tutto 1.843 scuole (-19,7%), con una media di oltre 140 all’anno, ma con sensibili variazioni da un anno all’altro, non solo in negativo, come mostrano le colonne che per ogni ordine e grado di scuola evidenziano la variazione percentuale rispetto all’anno precedente.

Disaggregando l’analisi per singolo livello scolastico si può notare che il grosso delle chiusure sono concentrate nella scuola dall’infanzia (-1.568 = -22,2%), mentre per il resto si perdono 149 scuole primarie (-13,2%), 79 scuole secondarie di I grado (-13,4%) e 47 scuole secondarie di II grado (-7,8%), precisando però che tra queste ultime l’andamento è molto più irregolare per via di aumenti e diminuzioni sensibili anche nel breve periodo.

Più interessante (e critico) è l’andamento del numero di iscrizioni, che mostra nell’arco dello stesso periodo la perdita complessiva di 225.501 alunni (-30,4%), derivante da un calo di 175.615 bambini nella scuola dell’infanzia (-38,7%), di 34.815 alunni nella scuola primaria (-22,2%), di 5.291 alunni nella scuola secondaria di I grado (-8,0%) e di 9.780 studenti nella secondaria di II grado (-15,3%).

Quindi la secondaria di II grado sta facendo registrare sistematicamente dal 2018-19 una tendenza all’aumento delle iscrizioni, che va a temperare il calo più grave subito negli anni precedenti. Se si confronta questa leggera ripresa con la diminuzione del numero di scuole, si può parlare di una sorta di ottimizzazione del settore con la scomparsa delle scuole più piccole e la maggiore capacità attrattiva delle scuole rimaste (almeno nel caso delle secondarie di II grado): “In ogni caso, viste le motivazioni economiche che condizionano in genere le iscrizioni, il mantenimento di un discreto numero di alunni può essere già un primo indicatore di qualità, dato che le famiglie ritengono di continuare a investire in queste scuole”.

Quindi l’offerta formativa è buona e spesso arricchita da attività e servizi integrativi. I contenuti che riguardano la costruzione di una comunità educativa si colloca al terzo posto con il 35,1% delle scelte (ma nelle secondarie di II grado è al primo posto con il 57,7%). Inoltre dall’analisi emerge che le scuole cattoliche sono inclusive:

“Il 6% degli iscritti non sono italiani e questa percentuale, sui rispettivi iscritti, nelle scuole statali nell’insieme si attesta al 10,8%. Va notato che nel corso degli anni è andata progressivamente crescendo nelle scuole cattoliche la quota di alunni stranieri, parallelamente al tasso di immigrazione”, ha rilevato Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’Educazione, la scuola e l’università,  ricordando che “una maggiore presenza di stranieri è impedita dai costi, ma la distanza non è incolmabile e le scuole cattoliche sono per loro natura aperte all’accoglienza e al dialogo interculturale”.

Un dato significativo è inoltre quello riguardante l’alleanza scuola-famiglia: i genitori partecipano in misura più che doppia alle elezioni degli organi collegiali interni rispetto a quanto accade nel resto delle scuole italiane. Il 93% dei genitori partecipa ai colloqui periodici con gli insegnanti (93,0%), prende parte a attività ricreative di vario genere (33,6%), collabora concretamente alla gestione della scuola (20,9%) e alla promozione di iniziative culturali in accordo con il gestore (15,0%).

Il monitoraggio mette in luce anche alcuni ‘gap’, di cui il primo è quello di carattere economico, visto che i costi favoriscono l’iscrizione di alunni appartenenti a fasce socio-culturali tendenzialmente più elevate (e questo può spiegare almeno in parte anche i buoni risultati scolastici). Il secondo è di carattere territoriale, con una condizione migliore delle scuole cattoliche nelle regioni del Nord e più problematica al Sud. Il terzo è quello ordinamentale tra le scuole dell’infanzia, numericamente maggioritarie, e gli altri ordini di scuola.

Le risorse delle scuole cattoliche sono senz’altro buone, soprattutto sul piano materiale, con un patrimonio edilizio solido e abbondante. Alle aule ordinarie, infatti, si aggiungono gli spazi per attività speciali: il 97,7% delle scuole posseggono cortili, il 95,6% palestre, il 94,9% un laboratorio di informatica, l’84,9% un laboratorio scientifico ed il 74,3% una mensa. Le risorse umane sono meno stabili, ma hanno il loro punto di forza nella formazione permanente: il 7% del personale presta servizio a titolo gratuito; il 57% è assunto con contratto a tempo indeterminato mentre il 35,9% a tempo determinato.

Kaladich: la scuola cattolica è risorsa per l’Italia

⁠“La FIDAE compie 80 anni, e li compie nel cuore della Chiesa. In tutti questi anni, abbiamo camminato in fedeltà al Vangelo e in ascolto del magistero dei papi, mettendo sempre l’educazione al servizio della persona, della comunità, e del bene comune. Con papa Francesco, il nostro cammino ha trovato nuove ispirazioni. ‘Laudato sì’ ci ha aperto gli occhi sulla responsabilità educativa verso il creato: oggi, ogni scuola deve essere anche un luogo dove si impara a custodire la terra, a vivere in armonia con l’ambiente e con gli altri. E con ‘Fratelli tutti’, abbiamo riscoperto la nostra missione di educare alla fraternità, alla cultura dell’incontro, al dialogo tra le differenze”:  così si è espressa la presidente nazionale della Fidae (federazione degli istituti di attività educative), Virginia Kaladich, nel ricordare papa Francesco.

In tale ricordo la presidente nazionale ha evidenziato il compito delle scuole cattoliche nell’educazione alla pace: “Le scuole cattoliche sono, e devono essere, palestre di pace e di accoglienza, soprattutto in un tempo segnato da divisioni e paure. La Fidae, in sintonia con il ‘Patto Educativo Globale’ voluto dal papa, vuole continuare a generare alleanze, costruire reti, creare contesti dove ogni bambino e ogni ragazzo possa crescere sentendosi amato, accompagnato, chiamato a fare la differenza. Ottant’anni sono un traguardo importante, ma per noi sono soprattutto un punto di ripartenza. Con fiducia, con gioia e con responsabilità, continuiamo a credere che l’educazione sia il seme più fecondo per trasformare il mondo”.

Per questo il tema del convegno per festeggiare gli 80 anni di fondazione si intitolava ‘La scuola cattolica: un tesoro in vasi d’argilla. Una risorsa per il Paese, una sfida per il futuro’ la presidente ha sottolineato il valore della scuola cattolica: “Oggi diciamo di nuovo e con forza che coloro che abitano la scuola paritaria cattolica (alunni, genitori, insegnanti, dirigenti, collaboratori) non sono cittadini di serie B ma hanno diritto di cittadinanza nel sistema pubblico di istruzione…

Persistono luoghi comuni difficili da sfatare sulle scuole paritarie, per esempio si fa ancora confusione tra i nostri istituti e le scuole private, che sono ben diverse e che non hanno ricevuto lo status che le riconosce scuole pubbliche, e dove, non a caso, si registrano i famosi recuperi di più anni in uno.

Generalizzare e mettere tutte le scuole paritarie sotto la stessa etichetta rischia di danneggiare un intero settore che, nel rispetto della legge 62 del 2000, contribuisce alla libertà di scelta educativa delle famiglie e alla crescita culturale e sociale del Paese… L’immagine dei vasi d’argilla sintetizza bene la delicatezza del momento che vivono le nostre scuole. La scuola cattolica è messa a dura prova dalle difficoltà economiche in cui versa. E’ un tesoro che rischia di andare perduto”.

A 25 anni dall’istituzione della legge sulla parità scolastica si arriverà ad una piena attuazione di tale legge?

“E’ la nostra speranza, e certamente sarebbe stato bello arrivare a questo anniversario con qualcosa in più, ma invece siamo ancora fermi, e la piena attuazione di quella legge rimane un obiettivo da raggiungere. Certo, ci sono stati dei progressi, ma la strada purtroppo è ancora lunga. Soprattutto a livello culturale, non si è ancora compreso pienamente quale sia il valore delle scuole paritarie cattoliche e quanto sia importante garantire un diritto costituzionale fondamentale come quello della libertà di scelta educativa per tutte le famiglie.

In riferimento alla scuola paritaria cattolica, mi piace ricordare quanto il presidente della FIDAE, p. Antonio Perrone, affermava nel 1998 (mentre si lavorava alla legge di Parità): ‘la parità scolastica non è solo una questione di fede, ma di cittadinanza. Le scuole cattoliche non sono scuole ‘per ricchi’, ma sono nate con la missione di servire le fasce deboli della società. Tuttavia, questa missione rischia di essere compromessa senza un adeguato sostegno finanziario da parte dello Stato. La scuola cattolica ha il diritto di essere paritaria, poiché fornisce un’istruzione senza discriminazioni, come sancito dalla Costituzione italiana’. Parole che possiamo ripetere anche oggi!”

Cosa comporterebbe per lo Stato il riconoscimento delle scuole paritarie?

“E’ chiaro che l’impegno da parte dello Stato dovrebbe essere significativo, perché significherebbe equiparare realmente tutte le scuole, indipendentemente dalla loro natura, affinché possano offrire un’educazione di qualità, senza distinzioni. E questo, va precisato, non comporterebbe alcun onere aggiuntivo: il costo di uno studente che frequenta la scuola statale è già compreso nei diritti basilari da garantire a ogni cittadino, per cui non cambierebbe nulla. I soldi che non escono dalle casse statali per uno studente che sceglie di frequentare una scuola paritaria, che rispetti naturalmente tutti gli standard qualitativi stabiliti a livello centrale, potrebbero essere impiegati per un sostegno finanziario sicuro alle scuole paritarie, per migliorare le strutture scolastiche e per implementare anche l’accessibilità”.

Per quale motivo la Fidae ha proposto l’istituzione di una giornata nazionale per la libertà di una scelta educativa?

“La proposta di una giornata nazionale per la libertà di scelta educativa nasce dalla consapevolezza che la possibilità di scegliere il percorso educativo per i propri figli è un diritto fondamentale delle famiglie. La scuola deve essere un luogo di libertà, di pluralità di idee e di identità culturale e religiosa. La Fidae ha quindi ritenuto importante proporre una giornata che celebri questo diritto, sensibilizzando l’opinione pubblica e le istituzioni sull’importanza di tutelare il pluralismo scolastico. La libertà educativa è un pilastro della democrazia, e la scuola cattolica rappresenta una delle espressioni di tale pluralismo, arricchendo il panorama educativo italiano”.

Non si potrebbe correre il rischio di uno ‘smantellamento’ della scuola pubblica?

“E’ importante chiarire che dal 2000, con la legge sulla Parità, siamo nel sistema pubblico integrato, che comprende sia la scuola statale che quella non statale. Anche la scuola paritaria è considerata scuola pubblica. Purtroppo, questo è un pensiero diffuso in molte forze politiche o tra singoli parlamentari, che contrastano puntualmente qualsiasi provvedimento che riguardi le nostre scuole, come se supportarle significasse, in qualche modo, non aiutare l’intero sistema scolastico. L’obiettivo non è sostituire, ma integrare e arricchire l’offerta educativa.

La scuola pubblica statale è un pilastro fondamentale del nostro sistema educativo, ma la presenza delle scuole paritarie è altrettanto importante per garantire una pluralità di scelte e per sostenere le famiglie che desiderano un’educazione con un preciso orientamento valoriale e pedagogico. Certo, alcune ‘mele marce’ tra gli istituti paritari non aiutano, soprattutto sul piano comunicativo, perché come sappiamo, fa più notizia un albero che cade rispetto a un’intera foresta che cresce.

A questo proposito, anche le parole del ministro Valditara, a seguito dell’approvazione di un decreto per contrastare i cosiddetti ‘diplomifici’, ci trovano pienamente d’accordo. Siamo favorevoli al principio dell’accuratezza dei controlli per il rilascio della parità, perché sappiamo che questi sono finalizzati a garantire una scuola di qualità. Tuttavia, anche a fronte di questo nuovo decreto, chiediamo che venga data piena attuazione alla legge 62/2000, affinché le scuole paritarie cattoliche non si trovino a dover assolvere solo una serie di pratiche burocratiche aggiuntive, sottraendo tempo e risorse alla didattica”.

Per quale motivo la scuola cattolica è un ‘tesoro in vasi d’argilla’?

“La scuola cattolica è un ‘tesoro in vasi d’argilla’ perché, pur rappresentando un patrimonio inestimabile per la nostra società, è spesso fragile e vulnerabile nella sua realtà quotidiana. Essa offre un’educazione di qualità, basata su valori umani e cristiani, ma affronta costantemente sfide economiche e normative che ne minano la stabilità.

Nonostante le difficoltà, le scuole cattoliche continuano a svolgere un ruolo fondamentale nella formazione dei giovani, offrendo una visione integrale della persona che va oltre il semplice apprendimento accademico. Il ‘vaso d’argilla’ è, quindi, un simbolo della delicatezza e della grandezza di questo tesoro che, se ben sostenuto, può continuare a brillare e a formare generazioni di cittadini consapevoli e responsabili”.

In quale modo la scuola può essere portatrice di speranza?

“La scuola è il luogo dove si formano i giovani e dove si pongono le basi per il futuro di una nazione. Può essere portatrice di speranza quando si apre alla diversità, quando non si limita a trasmettere nozioni, ma educa alla vita, alla solidarietà, alla cittadinanza attiva e al rispetto reciproco.

La scuola è portatrice di speranza quando riesce a far crescere nei giovani una visione positiva del futuro, quando li stimola a credere nelle loro potenzialità e a impegnarsi per costruire una società migliore. In particolare, la scuola cattolica, che pone al centro la persona e la sua relazione con Dio e con gli altri, è un luogo in cui la speranza può fiorire, anche nelle difficoltà. E’ un luogo dove si insegna a guardare oltre il presente e a immaginare un futuro di bene per tutti”.

(Foto: Fidae)

San Vincenzo de’ Paoli: da ‘Non uno di meno’ alla laurea. La storia di Rija ed il valore della solidarietà

Lei è Rija, 24 anni, pakistana. Nel 2024 ha conseguito la laurea in Scienze infermieristiche all’Università degli studi di Brescia. Ancora stenta a crederci e con soddisfazione stringe a sé la tesi, frutto di un duro lavoro che l’ha accompagnata per anni. Come avviene al termine di ogni traguardo che si rispetti, anche Rija tira le somme della sua vita e si lascia andare a momenti di riflessione che rafforzano la consapevolezza di aver raggiunto l’obiettivo grazie al sostegno dei genitori, della scuola e aggiunge un particolare.

Menziona un’occasione avuta da bambina: “Era un giorno di settembre e, nonostante la pioggia battente, con mio papà ci dirigemmo all’Oratorio di Ospitaletto per concludere l’iscrizione.  E, in Piazza San Rocco 13, la mia vita è cambiata. A soli sei anni ho avuto la possibilità di abbracciare il progetto Non uno di meno”. L’iniziativa della Società di San Vincenzo De Paoli, Consiglio Centrale di Brescia ODV, è nata nel 2003 per dare un contributo attivo all’inserimento sociale dei ragazzi in età compresa tra i 6 e i 14 anni, partendo dall’aiuto nei compiti scolastici.

“Non è stato un semplice doposcuola. I compiti sono stati solo un mezzo per prendersi cura di me. Arrivavo da un altro Continente e non parlavo la lingua italiana. La maestra Palmira e i volontari della Società di San Vincenzo De Paoli sono riusciti a far diventare il mio ‘problema’, come quello di tanti migranti, un’opportunità di crescita che mi ha permesso di diventare chi sono oggi” e continua: “Sarò immensamente grata a tutti coloro che permettono a tante persone, con storie simili alla mia, di avere l’opportunità di crescere e perseguire i propri sogni… D’altronde, se mi sono laureata è anche grazie a loro!”.

Oggi Rija si trova dall’altra parte e ripensando al progetto “Non uno di meno”: “Non vi nascondo che darei volentieri una mano”. D’altronde chi ha ricevuto tanto ha voglia di restituire in eguale misura. “In questo momento non posso dedicarmi ma ci pensa la mia mamma a sostituirmi!”. Qamar è diventata volontaria del progetto. E come lei tanti altri.

Negli anni i volontari sono arrivati a 40 e questo permette un sostegno continuativo a circa un centinaio di bambini e ragazzidi svariate età e con diverse attitudini e mansioni: “La principale attività che svolgiamo è il supporto dei ragazzi nello svolgimento dei compiti ma attraverso di essa raggiungiamo altre finalità. Volontari, educatori, utenti del Progetto prestiamo cura e attenzione alla crescita della persona nella sua complessità”, afferma Daniela Zanardini, coordinatrice del progetto.

L’iniziativa è stata possibile grazie alla nascita di una vera e propria rete di collaborazione tra molteplici enti Società San Vincenzo De Paoli, che è capofila del progetto, Comune di Ospitaletto, Istituto Comprensivo di Ospitaletto, Oratorio San Giovanni Bosco e Caritas Parrocchiale di Ospitaletto. “Ogni ente mette a disposizione del progetto specifiche risorse e competenze e così possiamo studiare un progetto individualizzato che sia il più possibile aderente alle esigenze, alle competenze e alla storia personale, familiare, scolastica, relazionale del singolo”, continua Daniela.

Per realizzare al meglio questi obiettivi è garantita la presenza costante di professionisti specializzati che si occupano dell’organizzazione generale del progetto, del supporto pedagogico di ragazzi e famiglie, della comunicazione con i docenti, della formazione dei volontari sui temi della relazione di aiuto, dell’immigrazione, dell’intercultura e della prevenzione della dispersione scolastica. L’iscrizione è gratuita e avviene con il consenso del ragazzo stesso e della famiglia:

“La sfida è stata prolungare il servizio anche nel periodo estivo invitando i bambini ed eventualmente anche le loro mamme a svolgere insieme a noi i compiti delle vacanze, continua Daniela e conclude: “È difficile racchiudere in queste poche righe la ricchezza di questa esperienza, con tutti i traguardi raggiunti, come quelli di Raja, le difficoltà affrontate, i sorrisi, le lacrime, le arrabbiature, le soddisfazioni e le storie dei bambini che in questi anni abbiamo incrociato. Vi assicuro che è bello aver potuto accompagnare, anche solo per un pezzetto della loro strada, questi ragazzi!”.

Il Consiglio Centrale di Brescia, oltre al sostegno educativo, promuove numerose iniziative, progetti a favore delle persone in difficoltà e offre una gamma di servizi come le visite a domicilio, la distribuzione di beni di prima necessità e sostengo morale e spirituale, l’assistenza burocratica e amministrativa. “Questo impegno è reso possibile grazie al lavoro dedicato dei nostri volontari, che offrono supporto in vari ambiti”, dichiara la Presidente del Consiglio Centrale, Elena Bissolotti.

Attraverso le 31 Conferenze attive nel territorio viene garantita assistenza quotidiana a un migliaio di persone bisognose in tutte le aree del disagio: “Ogni giorno riceviamo un numero elevato di richieste di assistenza e le fragilità che affrontiamo sono molteplici: povertà culturale, solitudine, povertà economica”, dichiara e conclude:

“Siamo consapevoli che, trovandosi in situazioni di vulnerabilità, è spesso difficile per gli individui superare le difficoltà da soli. Per questo, offriamo un supporto che non solo risponde ai bisogni immediati, ma mira anche a fornire gli strumenti necessari per una maggiore autonomia. Lavoriamo per migliorare la qualità della vita delle persone fragili e questo è possibile grazie al forte senso di comunità e di dedizione che caratterizza ogni componente della nostra Associazione”.

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