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Papa Leone XIV invita a prendersi cura

“Vi saluto cordialmente e vi ringrazio per questo incontro, come per tutto quello che fate per la tutela, l’assistenza e la cura dei malati di sclerosi laterale amiotrofica. Siete un’associazione che unisce persone che vivono la malattia, familiari e ‘curanti’, in un’alleanza terapeutica di forte vicinanza e prossimità che ben incarna lo stile stesso di Gesù nei confronti di chi soffre”: così ha esordito papa Leone XIV nell’ultimo incontro della giornata intensa, ricevendo i membri dell’AISLA, Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, che ha ringraziato per il servizio di cura e vicinanza offerto ai malati e ai loro familiari.

Subito ha ringraziato gli aderenti per la loro testimonianza: “Il primo apporto di questo “patto”, che voglio sottolineare, è quello di chi è affetto da S.L.A., e ogni giorno, con impegno, fede e coraggio, testimonia che la bontà e il valore della vita sono più grandi della malattia e che, anzi, le sfide stesse che questa comporta si possono affrontare insieme, trasformandole in occasioni speciali e privilegiate per dare e ricevere amore. Grazie per questo! Voi, come profeti, insegnate a tutti il valore vero della vita, e il nostro mondo ha tanto bisogno di questo messaggio!”

Quindi ha sottolineato l’importanza della ricerca scientifica: “L’Associazione sostiene poi la ricerca scientifica, la formazione, l’informazione e l’assistenza, svolgendo pure un importante ruolo di rappresentanza e di advocacy, e sensibilizzando i singoli, le comunità e le Istituzioni, anche a livello civile, là dove si rende necessario tutelare i diritti di chi ha bisogno di aiuto”.

Ma ciò che è più interessante per il papa è la ‘vicinanza’ con il malato: “Un altro aspetto del vostro stile di lavoro è poi la prossimità, a partire dalla vicinanza territoriale, che vi vuole presenti presso le abitazioni dei sofferenti. Pure questo è molto importante, perché la cura della salute, oltre che organizzazione e competenza, richiede presenza, anche fisica, per il bene della persona nelle sue diverse dimensioni: biologica, psichica e spirituale.

La Chiesa sente molto il valore di questo ‘stare vicino’: di affiancare le persone, là dove si trovano, presso le loro case, per offrire un accompagnamento, oltre che assistenziale, anche spirituale, specialmente con attenzione alle domande di senso che il dolore suscita e che non possono restare inascoltate”.

Infine un incoraggiamento a non arrendersi con un riferimento alla ‘Via Crucis’ di Gesù: “E’ stato solidale con noi fino in fondo, mostrandoci però, con la sua croce e risurrezione, che il dolore e la sofferenza non possono fermare l’amore e annullare la potenza di Dio. Per questo tutti noi, figli della sua Pasqua, siamo il popolo della speranza, che non si arrende davanti alle difficoltà, ma unito e solidale, con l’aiuto di Dio, continua a camminare, senza arrendersi mai, senza arrendersi. Ed in questo io vi ringrazio di cuore per il vostro coraggio: non arrendetevi, camminate con questo coraggio e la speranza nel Signore!”

La giornata di incontri con il papa si era aperta ricevendo i dirigenti dell’Inter, vincitrice del campionato italiano di calcio: “E’ una meta raggiunta grazie a molto impegno, gioco di squadra, disciplina e costanza, che avete saputo mantenere sia nei momenti esaltanti (come l’ultima partita, quando avete già festeggiato!) ed anche in quelli difficili, senza scoraggiarvi né arrendervi. Per questo, mentre mi felicito con voi, vi invito a riflettere sull’esperienza vissuta, per farvi portatori, in questo momento di successo, di un messaggio utile specialmente alla crescita dei giovani”.

E’ stato un invito ad essere testimoni di valore per i giovani: “Molti di loro, in questi giorni, guardano a voi come ai loro “eroi”, come a modelli da imitare, e questo vi investe di una responsabilità che va oltre la prestazione e che vi vuole, come sportivi, testimoni di valori. Questo vorrei veramente sottolinearlo, perché i giovani oggi veramente hanno bisogno di modelli e quello che fate voi ha un impatto che può essere positivo o negativo sulla vita dei giovani”.

Continuando la giornata il papa ha incontrato la delegazione dei Capi e dei Rappresentanti della Comunità Musulmana del Senegal, ribadendo che le fedi sono per la pace: “Cristiani e musulmani, crediamo insieme che ogni essere umano sia modellato dalle mani di Dio, e quindi rivestito di una dignità che nessuna legge né alcun potere umano hanno il diritto di confiscare…

E’ su questo fondamento di fraternità, nell’origine dell’umanità e nella fede che assumiamo insieme la nostra responsabilità comune: condannare ogni forma di discriminazione e di persecuzione fondata sulla razza, la religione o l’origine; rifiutare ogni strumentalizzazione del nome di Dio a fini militari, economici o politici: alzare la nostra voce a favore di ogni minoranza che soffre”.

Continuando la mattinata il papa ha ricevuto anche i membri della Fondazione ‘Giovanni Paolo II per il Sahel’ nel quarantennale della sua fondazione: “Attraverso il suo fine principale, contribuisce all’opera di Dio, alla tutela della ‘casa comune’, e mette in evidenza la vostra responsabilità sociale. Soccorrere le vittime di una calamità naturale o le persone vulnerabili è, in effetti, una questione di giustizia prima ancora che di carità…

In quanto persona giuridica strumentale del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, auspico e vi esorto affinché, nello spirito di sussidiarietà, la vostra collaborazione nella sinodalità con questo Dicastero e con le altre istituzioni della Santa Sede, contribuisca al rispetto e alla promozione dell’inalienabile dignità umana delle popolazioni del Sahel, attraverso progetti di sviluppo umano integrale”.

Ed ai membri della ‘Edith-Wagner-Haberland-Foundation’ ed ‘Augustiner Brewery’ sottolineando la responsabilità della salvaguardia del creato: “Questa consapevolezza ci chiama alla grande responsabilità non solo di prenderci cura del creato, ma anche di assicurare che le sue risorse siano usate sempre con saggezza e con un occhio alla giustizia, che è una condizione indispensabile per la pace. Vi incoraggio pertanto, quando ritornerete a casa, a continuare a fare la vostra parte nel promuovere un approccio giusto ed efficace alla cura del creato, sia professionalmente sia personalmente, nell’interesse del bene comune”.

(Foto: Santa Sede)

La storia di Silvia, malata di sclerosi ma felice grazia alla fede e a Santa Rita

La festa di santa Rita a Cascia ha vissuto un grande momento con il Riconoscimento Internazionale Santa Rita. Un premio unico nel suo genere che dal 1988, per volontà delle suore, dei padri agostiniani e dell’amministrazione comunale, è conferito alle ‘Donne di Rita’, donne di ogni età, condizione, nazione o religione che testimoniano i valori alla radice del messaggio della santa di Cascia.

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