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Il Convegno Teologico sul ‘Sangue di Cristo ed Eucaristia’

Venerdì 21 novembre 2025, alle ore 14:30, presso l’Aula 200 della Pontificia Università Lateranense, si terrà il Convegno Teologico dal titolo: «Sangue di Cristo ed Eucaristia. L’“altra metà della cena”: una ricchezza da non perdere». Questo appuntamento è promosso dal Centro Studi Unione Sanguis Christi della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue.

Don Benedetto Labate, direttore della Provincia Italiana della Congregazione, afferma che «dal punto di vista storico, il Convegno del Centro Studi rappresenta una tradizione consolidata per noi Missionari del Preziosissimo Sangue, per le Adoratrici del Sangue di Cristo, e anche per altre famiglie spirituali legate alla devozione al Sangue di Cristo. Fin dagli anni Sessanta, i nostri missionari si sono impegnati nella ricerca scientifica e nello studio approfondito di questa spiritualità.

Conserviamo infatti importanti trattati teologici, spirituali, biblici, pastorali, antropologici e patristici sul Sangue di Cristo, un patrimonio di inestimabile valore. Desidero ringraziare personalmente don Giacomo Manzo, direttore del Centro Studi, che da qualche anno ha deciso di riprendere questa tradizione e portarla avanti con dedizione. Allo stesso modo, non posso tacere il ruolo fondamentale che in maniera inestimabile ricopre il prof. don Luigi Maria Epicoco nella realizzazione dell’evento, dalla scelta del tema ai contatti con i singoli relatori.

Questo impegno ci permette di crescere, come ci insegna Gesù nel Vangelo, nella verità e nella ricerca del bene dell’umanità. Il Sangue che ci ha redenti, riconciliati, santificati e giustificati continua a offrirci spunti di riflessione e di crescita non solo sul piano intellettuale, ma anche sul piano umano e cristiano, rendendo questo evento un’opportunità preziosa per tutti noi».

Don Giacomo Manzo, direttore del Centro Studi Unione Sanguis Christi, evidenzia che «quest’anno, il tema che abbiamo scelto è questo: “Sangue di Cristo ed Eucaristia – L’ ʻaltra metà della cenaʼ: una ricchezza da non perdere”. Approfondiremo, infatti, attraverso un percorso teologico, biblico, patristico, spirituale e soprattutto liturgico-sacramentario l’importanza, la specificità e, appunto, la ricchezza del significato del sangue nell’Eucaristia.

Vari studiosi della liturgia affronteranno questo tema, fino anche ad una riflessione sulla comunione e adorazione sotto le due specie. Già il padre della Chiesa san Cipriano, in una sua lettera molto celebre per noi Missionari (n. 63), scriveva: “Gli indugi dei fratelli dinanzi ai pentimenti della persecuzione, che ripetono la passione di Cristo, traggono origine da qui, dal fatto che già durante il sacrificio si sono assuefatti ad arrossire del sangue di Cristo … in che modo potremmo noi versare il sangue per il Cristo, se ci vergogniamo di bere il suo sangue?”.

Questo è solo un esempio per sottolineare, come ci disse Papa Francesco nell’udienza con la USC, che “il sangue di Cristo ci spinge a donare la vita per Dio e i fratelli senza risparmio…”, poiché appunto nessun altro segno rispetto a quello del sangue di Cristo è “così eloquente per esprimere l’amore supremo della vita donata agli altri”. Sarà un convegno ricchissimo di spunti di meditazione e di provocazioni per noi cristiani».

Molteplici saranno i docenti coinvolti nel Convegno come relatori: Riccardo Ferri (Pro-Rettore della Pontificia Università Lateranense), Ildebrando Scicolone, Giuseppe Midili, Valentina Angelucci, Daniele Pinton e Luigi Maria Epicoco.

A Napoli il card. Battaglia chiede il miracolo della pace

“Sorelle e fratelli, oggi Napoli si ferma come il mare quando il vento si placa. E’ un placarsi interiore, la sensazione di una giornata di festa, di fede, di identità. Le strade si fanno navate, i balconi cantorie, la città una cattedrale intera. Al centro, non un oggetto, ma un segno: un’ampolla, un sangue, un nome: Gennaro. Qui celebriamo non un trofeo, ma una memoria viva: quella dei martiri che l’Amore non ha lasciato soli. Il tempo, che velocemente svuota i nomi dei dominatori, conserva invece i nomi delle vittime, scritti nel pianto dei poveri, nel grido degli innocenti, nel silenzio degli ultimi. Anche quando a noi sfuggono, Dio li conosce e li incide nelle sue palme”.

Venerdì 19 settembre l’arcivescovo di Napoli, card. Mimmo Battaglia,  ha presieduto la Santa Messa nella mattinata,Eppoi  ha esposto, durante la celebrazione, l’ampolla contenente il sangue del santo patrono, davanti a tutti i presenti. Dall’altare maggiore, dopo aver fatto visionare l’ampolla ai concelebranti, è sceso tra i fedeli: canti liturgici hanno accompagnato questa sorta di pellegrinaggio verso la città partenopea.

Nell’omelia ha sottolineato che la Parola di Dio non è uno slogan, ma una certezza: “Non è un motto per poster, è un ponte tra due rive. Su quel ponte Gennaro passò intero: la carne consegnata, la paura vinta, la libertà restituita al suo Autore. Non scelse di salvarsi: scelse di donarsi. Ed il sangue, che i violenti credettero sigillo d’oblio, divenne voce: voce che ancora predica alla città e la chiama a fidarsi del Vangelo più di ogni calcolo, più di ogni prudenza. Guardiamo quel segno non con superstizione, ma come invito a scommettere tutto sull’Affidamento”.

E’ un sangue che richiama il sangue della Terra Santa: “Oggi la parola sangue ci brucia addosso. Perché il sangue è un linguaggio che tutti capiamo, e che chiede conto a tutti. Il sangue di Gennaro si mescola idealmente al sangue versato in Palestina, come in Ucraina e in ogni terra ferita dove la violenza si crede onnipotente e invece è solo rumore”.

Ed è sacro: “Il sangue è sacro: ogni goccia innocente è un sacramento rovesciato. Se potessi, raccoglierei in un’ampolla il sangue di ogni vittima (bambini, donne, uomini di ogni popolo) e lo esporrei qui, sotto queste volte, perché nessun rito ci assolva dalla responsabilità, perché la preghiera senta il peso di ogni ferita e non scivoli via. Ed oggi, con pudore e con fuoco, dico: è il sangue di ogni bambino di Gaza che metterei esposto in questa cattedrale, accanto all’ampolla del santo. Perché non esistono ‘altre’ lacrime: tutta la terra è un unico altare”.

L’omelia è stata un richiamo biblico per Israele: “Da questa cattedrale che respira come un petto antico, si alza un appello chiaro, diretto, senza garbo diplomatico: Ascolta, Israele: non ti parlo da avversario, ma da fratello nell’umano. Ti chiamo col nome con cui la Scrittura convoca il cuore all’essenziale: Ascolta. Cessa di versare sangue palestinese.

Cessino gli assedi che tolgono pane e acqua; cessino i colpi che sbriciolano case e infanzie; cessino le rappresaglie che scambiano la sicurezza con lo schiacciamento, cessi l’invasione che soffoca ogni speranza di pace. La sicurezza che calpesta un popolo non è sicurezza: è un incendio che, prima o poi, brucia la mano che credeva di domarlo”.

E’ stata una condanna netta ad ogni forma di terrorismo: “So il peso del tuo lutto, le ferite che porti nella carne e nella coscienza. Ogni terrorismo è un sacrilegio, ogni sequestro un’ombra sull’umano, ogni razzo contro civili un peccato che grida. Ma oggi (davanti al sangue del martire) ti chiamo per nome: tu, Israele, fermati. Apri i valichi, lascia passare cure e pane, sospendi il fuoco che non distingue e moltiplica gli orfani. Non ti chiedo debolezza: ti chiedo grandezza. La grandezza di chi arresta la propria forza quando la forza profana la giustizia; di chi riconosce che l’unica vittoria che salva è quella sulla vendetta”.

Quindi da Napoli è giunta la richiesta di realizzare il sogno lapiriano: “E da questa città affacciata sul mediterraneo vorrei si generasse un movimento di speranza e di pace, perché come diceva La Pira occorre partire dalle città per unire le nazioni. E vorrei anche che questo contagio di riconciliazione fosse fondato su un linguaggio chiaro, compreso da tutti i popoli di tutte le città che su questo mare affacciano i propri timori e le proprie speranze.

Perché la menzogna comincia dalle parole, soprattutto da quelle ambigue, anestetizzate: i droni sono fucilazioni telecomandate; i “danni collaterali” sono bambini senza volto; una spesa militare che supera scuola e sanità non è sicurezza ma suicidio collettivo. Convertiamo gli arsenali in ospedali, gli utili di guerra in borse di studio, i bunker in biblioteche. Questa è l’unica geopolitica evangelica degna del Nome che invochiamo”.

L’arcivescovo di Napoli ha sottolineato che il ‘male’ viene prodotto in serie: “Diciamocelo con la franchezza dei santi: il male non è un’idea, è una filiera. Ha uffici, contabili, bonus, piani industriali. La guerra non “scoppia”: si produce, si finanzia, si premia. Ogni bilancio militare che si gonfia come una vela è vento cattivo contro la carne dei poveri. Ogni ‘espansione della spesa per la difesa’ che supera scuola e sanità non ci rende sicuri: ci rende più soli e più poveri”.

E’ stata una chiara richiesta di fermare la violenza: “Il grido dei poveri e degli ultimi, il sangue dei bambini e il pianto delle loro madri, dice ai potenti di questa terra, alle istituzioni di questa nostra unione, alla Knesset, ai governi, ad ogni comando militare: fermate la spirale! Cercate giustizia prima dei confini, diritti prima dei recinti, dignità prima dei calcoli. Non si costruisce pace con check-point e interruzioni di vita, ma con diritto eguale, sicurezza reciproca, misericordia politica”.

E’ questione di scelta di civiltà: “Il sangue gridato dalle macerie non è un argomento: è un’anafora di Dio che ripete: Che ne hai fatto di tuo fratello? Sorelle e fratelli che sedete nei parlamenti, vi chiedo: come potete scegliere i missili prima del pane? Dove avete smarrito il volto dei vostri fratelli e delle vostre sorelle?

E’ stato un chiaro invito a prendere posizione: “Sorelle e fratelli che operate nella finanza e nei grandi mercati, vi chiedo: come potete esultare quando la guerra si allunga e le azioni della difesa salgono? Non sentite il grido dei vostri fratelli e delle vostre sorelle? Sorelle e fratelli imprenditori e azionari le cui industrie falsificano il Vangelo del lavoro, fondendo aratri in granate, vi chiedo: che ne avete fatto della dignità dei vostri fratelli e delle vostre sorelle?”

Non è questione etica, ma evangelica: “Ma il Vangelo non ci chiede solo bontà: ci chiede giustizia. La giustizia non è risentimento: è ordine dell’amore. E’ regola che santifica il tempo, è lavoro che non sfrutta, è tavola che allarga i posti, è potere che non si auto-assolve. L’Europa non si salverà con muri e con rotte ciniche, ma ricordando di essere nata da monasteri e cattedrali: scuole per i figli dei poveri, mercati che chiudevano la domenica, comunità che fondavano legami. Non nostalgie, ma disciplina di futuro”.

Per questo il sangue di san Gennaro scioltosi richiama ognuno alla responsabilità: “Torniamo al sangue. Guardatelo. Non come curiosità, ma come specchio. Il sangue di Gennaro non è un talismano: è un appello. Ogni goccia dice: non tradire. Non tradire il Vangelo con un culto senza conversione. Non tradire il povero con un’elemosina senza scelte. Non tradire la pace con parole senza progetto. Non tradire i bambini con scuole senza maestri e città senza cortili”.

Questa è stata la richiesta: “Per questo, oggi, osiamo chiedere un miracolo preciso. San Gennaro, fratello e martire: sciogli non solo il tuo sangue, che è segno, ma il nostro cuore, dove si decide tutto. Disarma le nostre paure travestite da prudenza. Spazza via la patina di cinismo che si attacca alla fede. Donaci un coraggio senza teatro e scelte che non fanno notizia ma cambiano la vita”.

L’omelia è stata appello per la pace: “Guarda la Palestina, guarda l’Ucraina, guarda i Sud del mondo: quanti non hanno più lacrime e ci prestano i loro occhi. Fa’ che la pace non sia uno slogan, ma una pratica. Fa’ che ogni comunità diventi sala d’attesa di resurrezioni: mensa per chi ha fame, porta per chi non ha casa, lingua per chi non sa parlare, compagnia per chi non regge da solo. E qui, nella nostra città, fa’ che sotto ogni balcone si veda un ragazzo con un libro e non con un’arma; che ogni cortile sia un campo di gioco e non di spaccio; che ogni impresa pulita valga più di qualunque denaro sporco”.

Questo è stato il ‘miracolo’ richiesto: “Se oggi chiediamo un prodigio, fa’ che sia questo: che il prodigio cominci da noi. Che si apra in ciascuno un cantiere di pace: una sedia in più a tavola, un’ora in più per educare, un euro in meno per sé e uno in più per chi non può. E quando qualcuno domanderà se il sangue si è sciolto, potremo rispondere: sì, il sangue si è sciolto. Non solo qui, non solo oggi, non solo nell’ampolla: si è sciolto nei cuori.

Ha ripreso a scorrere; ha portato ossigeno alle mani, grazia agli occhi, forza ai piedi. E la città (questa città che amiamo) riprenderà il suo passo grande, e questo mondo (per il quale Dio Padre ha donato il suo Figlio Gesù, nel cui sangue tutti siamo amati e salvati) riprenderà il suo passo santo: il passo della pace”.

Con Fabio Quadrini analizziamo lo studio di Cicero Moraes sulla Sindone

“Ancora una volta assistiamo al lancio di nuove ‘rivelazioni’ sulla Sindone e i suoi misteri. Oggi si tratta dell’ipotesi che il Telo sindonico sia stato steso non sul cadavere di un uomo ma su un ‘modello’ artefatto, che riprodurrebbe le caratteristiche dell’immagine”;  così iniziava, qualche settimana fa, il comunicato stampa dell’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, card. Roberto Repole riguardo il caso della Sindone secondo l’articolo ‘Image formation on the Holy Shroud – A digital 3D approach’ di Cicero Moraes, Agosto 2025.

Secondo l’arcivescovo torinese  non esiste motivo di “entrare nel merito delle ipotesi formulate liberamente da scienziati più o meno accreditati…  Se non ci si può stupire più di tanto del clamore che certe ‘notizie’, vere o verosimili, nuove o datate, possono suscitare in un circuito mediatico che ormai è globale e istantaneo, rimane la preoccupazione per la superficialità di certe conclusioni, che spesso non reggono a un esame più attento del lavoro presentato. E rimane da ribadire l’invito a non perdere mai di vista la necessaria attenzione critica a quanto viene così facilmente pubblicato”.

L’autore dell’articolo, infatti, ha realizzato modelli 3D di un corpo umano e di un bassorilievo, utilizzando software open source e simulazioni fisiche per analizzare i punti di contatto di un telo con le superfici. Per comprendere meglio la questione riguardante l’autenticità della Sindone, abbiamo contattato il sindologo, dott. Fabio Quadrini, specializzato negli studi sindonici presso l’Ateneo Pontificio ‘Regina Apostolorum’di Roma:

“E’ lui stesso ad ammettere che il suo lavoro è parziale: ‘Lo studio non affronta aspetti fisici o chimici legati alla formazione dell’immagine, come la presenza di pigmenti, analisi microscopiche o proprietà dei materiali del tessuto, né indaga la dinamica dei fluidi corporei, come il flusso sanguigno’. Invece, dinanzi alla Sindone, occorre essere liberi, e respirare a pieni polmoni tutto quello che la stessa Sindone dice attraverso l’ampia multidisciplinarietà degli studi ad Essa applicati”.

Partiamo da questo articolo di Cicero Moraes: cosa non convince dello studio?
Innanzitutto riferiamo come in questo articolo Cicero Moraes riferisca come la Sindone abbia contenuto un bassorilievo e non un corpo, non un cadavere. Ma ciò è stato smentito dalla scienza da tempo. Le analisi scientifiche del progetto di studi denominato ‘Sturp’ (tra 1978 e 1981) sono giunte propriamente a questa conclusione e cito: ‘[…] l’immagine della Sindone è quella di una vera forma umana di un uomo flagellato e crocifisso. (L’immagine della Sindone) Non è il prodotto di un artista. […]’. Circa lo studio di Cicero Moraes, inoltre, non convince la parzialità del suo lavoro e la semplificazione della creazione del suo materiale visivo.

E’ lo stesso Cicero Moraes, invero, ad ammettere la vistosa parzialità del suo lavoro (realizzato utilizzando software open source e gratuito, disponibile per il download). Egli, infatti, riferisce come il suo studio non affronti aspetti fisici o chimici legati alla formazione dell’immagine, come la presenza di pigmenti, analisi microscopiche o proprietà dei materiali del tessuto, né indaghi la dinamica dei fluidi corporei, come il flusso sanguigno. Inoltre, Cicero Moraes, nel suo lavoro, non ricostruisce la corretta posizione delle mani e dei piedi, né tiene conto del rigor mortis, dell’Uomo della Sindone, ma per Moraes il soggetto è tutto disteso, senza neanche dedicarsi alla parte dorsale del medesimo Uomo della Sindone. Questo approccio, dice Moraes, semplifica la creazione di materiale visivo.

Ma la Sindone e lo studio applicato alla Sindone non possono essere caratterizzati da parzialità e semplificazione, bensì da multidisciplinarietà. Ecco, infatti, quanto scritto nel Bollettino n. 310 del 18 agosto 1990 della Sala Stampa della Santa Sede, in riferimento alla Sindone e, nello specifico del caso, in riferimento all’esito del C14 applicato alla Sindone: ‘Il risultato della datazione medievale veniva a costituire un punto singolare, anzi in contrasto, rispetto ai precedenti risultati, i quali non erano contraddittori con una datazione risalente a 2000 anni fa. Si tratta di un dato sperimentale fra gli altri con la validità e anche i limiti degli esami settoriali che sono da integrare in un quadro multidisciplinare’”.

Quali sono gli indizi per cui la Sindone non può essere un modello ‘artefatto’?
“Precisiamo, intanto, sommariamente, cosa sia la Sindone. La Sindone è un lenzuolo di lino con dimensioni di circa 442 cm x 113 cm. Sulla Sindone è impressa l’immagine frontale (usualmente a sinistra) e dorsale (usualmente a destra) di un Uomo morto, il quale è stato sottoposto ad una serie di torture, tra cui una feroce flagellazione con un flagrum romano ed una coronazione con un casco di spine; nonché sottoposto ad una crocifissione con chiodi nei polsi e nei piedi e, dopo morto, è stato trafitto al costato da un colpo di lancia al fianco destro tra la 5 e la 6 costola.

Circa gli indizi per cui la Sindone non possa essere un modello artefatto, ci basta già considerare quanto segue. Primo: l’Immagine sindonica non possiede alcuna direzionalità; secondo: la presenza occasionale di pigmenti sulla Sindone sia dovuta alla pratica delle cosiddette ‘reliquie per contatto’;

terzo: sulla Sindone, sotto il sangue non c’è immagine; quarto: l’immagine sindonica è estremamente superficiale e non passa da parte a parte sul lenzuolo; quinto: l’immagine sindonica si riesce a distinguere solo a circa 2 metri e 50 centimetri rispetto al telo sindonico. Preciso, poi, come la Chiesa ha da sempre considerato la Sindone una Reliquia. Nel merito mi limito a citare solamente Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Papa san Giovanni Paolo II asserisce circa la Sindone: ‘Reliquia lo è certamente» (28 aprile 1989 – Interpellato dai giornalisti sull’aereo che porta lo stesso Giovanni Paolo II in Africa); papa Benedetto XVI scrive circa la Sindone: ‘[…] la Sindone di Torino […] tale reliquia […]’ (Benedetto XVI, Gesù di Nazaret vol.2 – Dall’ingresso a Gerusalemme fino alla risurrezione, pag. 254)”.

Allora, per quale motivo la Sindone ancora fa discutere?
“Rispondo a questa domanda con le parole di un agnostico. Yves Delage era uno zoologo, membro dell’Accademia Francese delle Scienze ed, appunto, agnostico, che nel 1902 affermò di credere che la Sindone fosse una reliquia della vita di Gesù. Delage si rese conto che la Sindone non poteva essere una falsificazione e concluse che era autentica. Delage allora scrisse un lavoro da presentare proprio all’ Accademia Francese delle Scienze. Il segretario della sezione di fisica, Marcelin Berthelot, ateo militante, gli ordinò di riscrivere il suo lavoro per gli Atti e cancellare ogni riferimento alla Sindone.

Delage affermò notoriamente: ‘[…] Se, invece di Cristo fossero state domande su qualche persona come un Sargon, un Achille o uno dei faraoni, nessuno avrebbe pensato di fare obiezioni […] sono stato fedele al vero spirito scientifico trattando questo tema, intento solo verso alla verità, non preoccupandomi minimamente se esso intaccasse gli interessi di qualche partito religioso […] Riconosco Cristo come personaggio storico e non vedo ragioni per cui qualcuno dovrebbe scandalizzarsi che esistano ancora tracce materiali della sua vita terrena’”.

Quindi quanto è importante lo studio interdisciplinare della Sindone?

“Lo studio interdisciplinare della Sindone è talmente importante che solo attraverso tale metodologia si rispetta la Sindone stessa, e solo attraverso tale metodologia si riesce, non a dar voce alla Sindone (in tal caso la voce, spesso, potrebbe essere la nostra), ma a far sì che la Sindone possa Essa stessa parlare. E cosa ci dice la Sindone?

Essa ci dice che l’immagine sindonica, molto probabilmente, sarebbe scaturita da una radiazione ultravioletta direzionale ortogonale estremamente breve ed estremamente potente, proveniente ovvero emanata dal cadavere che era involto nella Sindone; ci dice che in essa è stata constatata una grande abbondanza di pollini del Medio Oriente, che non esistono in Europa, come ad esempio le tracce della pianta dello ‘zygophyllum dumosum’, che cresce soltanto nel sud di Israele, in Giordania occidentale ed al Sinai; ci dice che in essa sono presenti le tracce delle spezie funebri profumate usate dagli Ebrei nel primo secolo, ovvero l’aloe e la mirra (cf. Gv 19, 39).

Ci dice che in essa sono state trovate cospicue tracce di Dna mediorientale, oltre il 50%, (in percentuale nettamente superiore rispetto al Dna dell’Europa, siamo nell’ordine del 5%); ci dice che in essa è stata trovata la presenza di cristalli di aragonite (un tipo di carbonato di calcio) con impurezze simili a quelle dell’aragonite trovata nelle grotte di Gerusalemme; ci dice che in essa è presente sangue umano maschile del gruppo AB, lo stesso presente nel Sudario di Oviedo e nel Miracolo Eucaristico di Lanciano.

Ci dice che le macchie di sangue presenti in essa si spiegano solo con il contatto con la pelle di una persona ferita, sulla quale il sangue si è coagulato (le fotografie all’ultravioletto effettuate sulla Sindone, infatti, mostrano aloni di siero attorno alle tracce della flagellazione e ai margini dei coaguli di sangue); ci dice che le impronte sanguigne presenti su di essa sono dovute al contatto con sangue coagulato, nel quale si possono osservare le fasi di formazione del coagulo con la successiva formazione della crosta e dell’essudato sieroso”.

(Tratto da Aci Stampa)

Card. Pizzaballa: il sangue degli innocenti non è dimenticato

“Celebriamo oggi due momenti importanti: la solennità dell’Assunzione di Maria e l’anniversario dalla costituzione (proprio il 15 agosto del 1425) delle Oblate olivetane di Maria (oggi ‘Oblate di Santa Francesca Romana’), che poi nel luglio 1433 ricevettero da Papa Eugenio IV il privilegio di condurre vita religiosa regolare. Permettetemi, perciò, di rileggere quel che stiamo vivendo alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato”: oggi il patriarca di Gerusalemme dei Latini, card. Pierbattista Pizzaballa, ha celebrato la messa dell’Assunzione nel monastero benedettino di Abu Gosh.

Rileggendo il brano dell’Apocalisse con realismo ha invitato a considerare che il potere di Satana sarà sempre all’opera, come è avvenuto in questi mesi: “Vorrei soffermarmi innanzitutto sulla lettura dell’Apocalisse. E’ un brano che ci ha accompagnato ed è stato all’origine della nostra riflessione più volte, in questi mesi carichi di dolore.

Sentiamo forte, infatti, proprio in questo momento il bisogno di parole vere e significative per noi. Proprio il dolore di questo tempo, infatti, non ci permette di fare discorsi sulla pace edulcorati e astratti, e perciò non credibili, né di limitarci alle ennesime analisi o denunce. Piuttosto si tratta di stare da credenti dentro questo dramma, che non è destinato a finire così presto”.

Inoltre il card. Pizzaballa ha incentrato l’omelia sul potere di Satana, raffigurato come il drago: “L’enorme drago rosso con sette teste e dieci diademi è una chiarissima raffigurazione del potere del male nel mondo, di Satana, che ha molte teste e altrettanti diademi, simbolo appunto di potere, e che trascina sulla terra un terzo delle stelle del cielo, quindi con una forza di distruzione straordinaria. Mi colpisce che da quel brano si evinca chiaramente che il drago, Satana, non cesserà mai di affermarsi e accanirsi sul mondo, in modo particolare ‘contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù’”.

Infatti la ‘battaglia’ contro il male non termina mai: “Noi tutti vorremmo che il male fosse sconfitto quanto prima, che scomparisse dalla nostra vita. Parafrasando un brano del Vangelo, vorremmo che la zizzania fosse sradicata dal campo di grano, dalla vita del mondo. Non è così. Lo sappiamo, ma dobbiamo sempre di nuovo imparare a convivere con la dolorosa consapevolezza che il potere del male continuerà ad essere presente nella vita del mondo e nella nostra”.

Non è rassegnazione, ma presa di coscienza: “Noi non potremo con le nostre sole forze umane sconfiggere il potere enorme di quel drago. E’ un mistero, per quanto duro e difficile, che appartiene alla nostra realtà terrena. Non è rassegnazione. Al contrario, è presa di coscienza delle dinamiche della vita del mondo, senza fughe di alcun genere, ma anche senza paura, senza condividerle ma anche senza nasconderle”.

Però come cristiani c’è la sicurezza che il male può essere sconfitto: “La solennità di oggi, però, ci dice anche che esiste qualcuno di fronte al quale quel male è impotente. La potenza del drago non può vincere di fronte ad una nascita, a una madre che partorisce, che genera vita. Sul seme di vita, frutto di amore, il drago non può prevalere.

Il brano aggiunge che la donna, immagine della Chiesa, dopo avere dato alla luce il figlio maschio che guiderà le nazioni con fermezza, ha trovato rifugio nel deserto. Dio provvederà per lei nel deserto. Nella Bibbia il deserto non è luogo di assenza, ma luogo in cui Dio provvede. Nella nostra esperienza attuale, così dura e difficile, Dio continua a provvedere a noi, avvertendoci innanzitutto della forza del male, del potere mondano che in questa Terra e in questo tempo sembrano davvero prevalere”.

Quindi è stato molto chiaro sulla situazione in Medio Oriente: “Tutti vogliamo che questa situazione di guerra e delle sue conseguenze sulla vita delle nostre comunità finisca quanto prima, e dobbiamo fare tutto il possibile perché questo avvenga, ma non dobbiamo farci illusioni. La fine della guerra non segnerebbe comunque la fine delle ostilità e del dolore che esse causeranno. Dal cuore di molti continuerà ancora ad uscire desiderio di vendetta e di ira. Il male che sembra governare il cuore di molti, non cesserà la sua attività, ma sarà sempre all’opera, direi anche creativo”.

Ed è stato realistico sulle conseguenze della guerra: “Per molto tempo ancora avremo a che fare con le conseguenze causate da questa guerra sulla vita delle persone. Sembra proprio che questa nostra Terra Santa, che custodisce la più alta rivelazione e manifestazione di Dio, sia anche il luogo della più alta manifestazione del potere di Satana. E forse proprio per questo, perché è il Luogo che custodisce il cuore della storia della salvezza, che è diventato anche il luogo nel quale “l’Antico Avversario” cerca di imporsi più che altrove”.

Per tale motivo ha invitato alla speranza: “In questo nostro contesto di morte e distruzione, vogliamo continuare ad avere fiducia, ad allearci con le tante persone che qui hanno ancora il coraggio di desiderare il bene, e creare con essi contesti di guarigione e di vita. Il male continuerà ad esprimersi, ma noi saremo il luogo, la presenza che il drago non può vincere: seme di vita, appunto. Vivremo nel deserto, non nella città.

Non saremo dunque il centro della vita del mondo. Non seguiremo la logica che accompagna buona parte della vita dei potenti. Saremo probabilmente pochi, ma sempre diversi, mai allineati, e forse per questo diventeremo anche fastidiosi. Saremo comunque il luogo dove Dio provvede, un rifugio custodito da Dio. Meglio ancora, siamo chiamati a diventare noi rifugio per quanti vogliano custodire il seme di vita, in tutte le sue forme”.

L’omelia del patriarca è incentrata sulla redenzione, perché la testimonianza non sarà dimenticata: “Si, è vero. Sappiamo che prima o poi il drago sarà vinto. Ma sappiamo che ora bisogna sopportare, sapendo che il drago continuerà ad imperversare nella storia. E il sangue causato da tutto questo male, il sangue ‘di coloro che sono in possesso della testimonianza di Gesù’, e di qualsiasi altro innocente, non solo qui in Terra Santa, a Gaza come in qualsiasi altra parte del mondo, non è dimenticato.

Non è buttato via in qualche angolo della storia. Noi crediamo, invece, che quel sangue scorra sotto l’altare, mischiato al sangue dell’Agnello, partecipe anch’esso dell’opera di redenzione al quale siamo associati. Li noi dobbiamo stare. E’ quello il nostro luogo, il nostro rifugio nel deserto”.

Però la vita cristiana cambia il mondo, come è successo a santa Francesca Romana: “La vita cristiana, insomma, è una vita che capovolge i criteri del mondo. Lo vediamo anche in tanti santi e sante del passato e del presente, santa Francesca Romana, che da sempre avrebbe voluto consacrarsi a Dio, ha invece anch’essa la sua vita capovolta. Contro la sua volontà, ha dovuto sposarsi. Ha poi messo alla luce diversi figli, che però, poco alla volta le sono stati tolti. Non le sono mancate incomprensioni con la famiglia nobile alla quale apparteneva, perché dilapidava i soldi per i poveri.

Ha dovuto, insomma, attraversare tantissime traversie. Era come se anche per lei Satana volesse ostacolare il suo desiderio di vivere per Dio. Il diavolo sa come creare ostacoli. Ma non può mai prevalere del tutto. Infatti, anche Francesca Romana, pur nel dolore, ma sempre fedele al suo desiderio di dedicarsi a Dio, il 15 agosto di 600 anni fa è riuscita nel suo intento di consacrarsi a Dio. È stata una donna che, nonostante i tanti ostacoli che le hanno ribaltato continuamente i piani che essa faceva per la propria vita, ha compiuto l’opera di Dio”.

Quindi li ha rincuorati ricordando il Magnificat: “Quando Dio entra nella storia, ribalta la vita della gente. Come canta il Magnificat nel Vangelo: chi sta in alto viene abbassato, chi sta in basso viene innalzato. Chi è ricco diventa povero, e chi è povero diventa ricco, e così via. Il Signore stesso, per primo, ribalta la propria situazione. Con l’incarnazione si mette dalla parte dell’uomo. Lui, che è Dio, si fa uomo. E rovescia ogni situazione che incontra sul suo cammino, e fa questo fino alla Pasqua, quando anche il regno della morte viene rovesciato. Dio opera in questo modo con chiunque, entra e rovescia.

Ha concluso l’omelia con l’invito a non scoraggiarsi: “L’assunzione di Maria Vergine, che stiamo celebrando, la sua partecipazione totale, corpo ed anima, alla vittoria di Cristo è un anticipo anche del nostro destino di figli di Dio, di battezzati e redenti dal sangue di Cristo. Lei, beata perché ha creduto, ha sperimentato che nella fine si annuncia l’inizio. La potenza mortale del Drago non avrà l’ultima parola sulla vita e sulla storia…

Alzandoci oggi dalla mensa eucaristica, dunque, portiamo con noi la certezza della vittoria di Cristo sulla morte, la convinzione che la nostra vita, per quanto possa essere capovolta dagli eventi drammatici di oggi, è comunque il luogo nel quale il drago non prevarrà, perché è una vita bagnata nel sangue dell’Agnello, nell’amore infinito di Dio”.

Estate: è il momento di donare plasma e sangue

È importante donare plasma! In Italia e in tutta Europa vi è una cronica carenza di plasma: ne serve un trenta per cento in più, per coprire il fabbisogno di questo vitale elemento, che costituisce la parte liquida del sangue. Dal plasma, che è di colore giallastro, si ricavano le immunoglobuline: anticorpi utilizzati come terapie per chi ha problemi ai sistemi immunitari.

L’Italia, per ovviare alla mancanza di plasma – da cui tra l’altro, si ottengono farmaci salvavita per diverse malattie autoimmuni degenerative – è costretta a comprarlo all’estero, in particolare dagli Stati Uniti d’America, a costi molto alti (si parla di oltre un centinaio di milioni di euro ogni anno), cosa che si traduce di conseguenza nella produzione di farmaci carissimi, che per l’ammalato a volte diventano inaccessibili.

Nel periodo estivo e quindi nei mesi di luglio, agosto, settembre e talvolta anche ottobre, è ancora più importante donare plasma, ma anche sangue intero e piastrine (sono fondamentali per la coagulazione) perché in molti ammalati il caldo è un fattore che fa aggravare la malattia, ad esempio nelle malattie degenerative da deficit immunitari come la Miastenia Gravis, la Sindrome di Guillarm Barrè, la Steff Pearson.

Diversi luoghi d’Italia come la Sardegna, Napoli, Barletta, Foggia, Corato, Catania Messina e Palermo l’anno scorso hanno chiesto aiuto sui media per la mancanza di sangue intero, perché la situazione era molto critica. A tutto ciò si aggiunge un riscontrabile decremento dei donatori abituali e quindi un numero sempre più ampio di persone che soffrono di varie patologie è sempre più in difficoltà: pensiamo a chi soffre di malattie genetiche, di malattie autoimmuni, di malattie infettive, di malattie croniche, a chi ha emofilia, a chi ha tumori, chi necessita di trapianto di organi o di tessuti, al primo soccorso in caso di incidenti, alla cura di ustioni o di emorragie.

Per chi soffre di tante patologie non avere il sangue, il plasma o le piastrine nel momento del bisogno può causare vari danni alla salute, alla psiche dei pazienti, nei casi più gravi si può anche mettere a rischio una vita.

I giovani non donano

È inammissibile che nel 2025 in Italia non si abbia ancora la quantità di plasma e derivati necessaria per coprire la richiesta interna. Stesso problema per Germania, Spagna, Francia e Regno Unito, che coel’Italia acquistano derivati del plasma, in particolare dagli Stati Uniti. Visto che il nostro Paese riesce a coprire con le proprie donazioni solo il 70% del suo fabbisogno, per raggiungere l’autosufficienza in un tempo relativamente breve (5-6 anni) bisognerebbe incrementare le donazioni del 5% ogni anno.

Un appello ai giovani, in particolare alla fascia d’età compresa dai 18 ai 45 anni; è quella meno presente nelle donazioni. Attualmente infatti i donatori che sostengono la richiesta di sangue italiana sono soprattutto persone di età compresa dai 45 anni ai 65 anni.

Diventiamo donatori! Con questo atto d’amore, ci mettiamo nella condizione di fare e di ricevere del bene; a questo proposito Gesù dice a tutti noi: «Figlia/o mia chi vuol ricevere deve dare, il dare dispone la creatura a ricevere, e Dio a dar»” (tratto da “Libro di Cielo”, volume 29, del 10 maggio 1931, vergato dalla serva di Dio Luisa Piccarreta).

Non dobbiamo avere preconcetti nel donare sangue. Anche io prima avevo paura degli aghi, avevo crisi di panico al solo pensiero, mi cullavo del fatto che facevo già tanto per gli altri, essendo un missionario impegnato nel sociale. Ma grazie allo stimolo di mia moglie Barbara, donatrice trentennale, sono diventato anche io un donatore di sangue, di plasma e di piastrine, con la consapevolezza che col mio gesto posso contribuire a salvare la vita o evitare grandi disagi a tante persone che soffrono. E così, grazie alla preghiera, mantengo la calma, non guardo l’ago e penso solo al bene che posso fare; il piccolo dolore della puntura e le mie paure scompaiono e la gioia nel dare è grande.

Se pensiamo di non essere in grado, per svariati motivi, invochiamo Gesù, perché ci dia la forza necessaria per compiere questo gesto di grande amore verso chi è nel bisogno. A tal proposito Gesù ci dice: «Figlia/o mia, allora mi sento di dare alle creature la forza necessaria, anzi le sovrabbondo, nel momento in cui si muovono ad operare quello che voglio, non prima. Cose inutili non so dare, perché mi darebbero più conto se sentissero la forza e non facessero ciò che Io voglio.

Quanti prima di fare un’azione si sentono impotenti! Come si mettono in atto di operare, così si sentono investiti di nuova forza, di nuova luce. Sono Io che li investo, perché Io non manco mai alla forza necessaria che ci vuole per fare un bene; la necessità mi lega e mi costringe, se è necessario, a fare insieme ciò che fa la creatura. Perciò le vere necessità [59] sono Io, Io che le voglio, ed Io mi trovo sempre insieme con loro nelle necessità. Se ciò che fanno non è necessario, Io mi metto da parte e lascio fare a loro stessi» (dal ‘Libro di Cielo’, volume 36 del 15 maggio 1938, di Luisa Piccarreta).

Prima di andare in vacanza (ma tutto l’anno è importante) ricordiamoci di donare; e per chi non lo ha ancora mai fatto, coraggio non esitate: donando sangue intero, plasma e piastrine, si aiutano persone che soffrono.

(Tratto da Open Prisma)

Riccardo Rossi invita a donare il sangue

“Andiamo a donare sangue perché nel periodo estivo in varie parti d’Italia vi è una cronica carenza, in particolare a Catania, Messina, Palermo, Napoli, in Sardegna, Barletta, Foggia, Corato e già da adesso in tutta Italia vi è una grande mancanza di plasma, da cui si ottengono immunoglobuline come terapia salvavita per malattie come Miastenia Gravis, sindrome di Guillan Barrè, Steff Pearson che hanno deficit immunitari e sono anche degenerative”.

A lanciare l’appello ad Adnkronos è Riccardo Rossi, per tanti anni braccio destro di fratel Biagio Conte: “Gli ammalati bisognosi di sangue e dei suoi derivati nel periodo estivo soffrono di più per il caldo e perché i tempi di attesa per ricevere una trasfusione diventano più lunghi. In Italia manca il 30% del fabbisogno di plasma (anche in Europa vi è lo stesso deficit) e così ogni anno è costretta a comprarlo all’estero, soprattutto negli Usa, a prezzi elevati e, di conseguenza, il malato riceve spesso farmaci derivati del plasma a prezzi proibitivi, a volte impossibili”.

E’ un invito a diventare donatori: “Con questo atto d’amore, ci mettiamo nella condizione di fare e di ricevere del bene; a questo proposito Gesù dice a tutti noi: ‘Figlia/o mia chi vuol ricevere deve dare, il dare dispone la creatura a ricevere, e Dio a dare’ (tratto da Libro di Cielo, volume 29, del 10 maggio 1931, vergato dalla serva di Dio Luisa Piccarreta).

Non dobbiamo avere preconcetti nel donare sangue; anche io prima avevo paura degli aghi, avevo crisi di panico al solo pensiero, mi cullavo del fatto che facevo già tanto per gli altri, essendo un missionario impegnato nel sociale. Ma grazie allo stimolo di mia moglie Barbara, donatrice trentennale e alla fede sono diventato anche io un donatore di sangue, di plasma e di piastrine, con la consapevolezza che col mio gesto posso contribuire a salvare la vita di chi ha avuto un incidente, di chi ha bisogno di sangue, di chi fa trapianti, di chi ha il cancro, di chi ha malattie infettive, deficit immunitari…”.

E conclude con l’invito a donare il sangue prima di andare in vacanza: “E così, grazie alla preghiera, che mi permette di essere fuso in Gesù, mantengo la calma, non guardo l’ago e penso solo al bene che posso fare; il piccolo dolore della puntura e le mie paure scompaiono e la gioia nel dare è grande”. ““Prima di andare in vacanza ricordiamoci di donare; e per chi non lo ha ancora mai fatto, coraggio non esitate, donando sangue e i suoi derivati, plasma e piastrine, si salvano vite!”

Inoltre dal 2004 il 14 giugno viene festeggiata la Giornata mondiale del donatore di sangue proclamata dalla Organizzazione mondiale della sanità. Il 14 giugno è stato scelto in quanto giorno di nascita del biologo austriaco Karl Landsteiner, scopritore del sistema AB0 nel 1900, e coscopritore del fattore Rhesus.

‘Sacerdoti Insieme’: il primo meeting sulla ‘Fraternità Sacerdotale’ organizzato dal Centro per l’Evangelizzazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue

«È stata una tre giorni ricca di grazia quella che si è svolta dal 27 al 29 gennaio presso il Collegio del Preziosissimo Sangue di Roma, che ha visto la presenza di oltre 20 sacerdoti provenienti da tutta Italia. Un meeting sulla “Fraternità Sacerdotale”per tutti quei confratelli nel sacerdozio che ho avuto la possibilità di incontrare, nelle varie occasioni di predicazioni e missioni al popolo, su tutto il territorio nazionale» afferma don Flavio Calicchia, Missionario del Preziosissimo Sangue e direttore del Centro per l’Evangelizzazione della Provincia Italiana.

 «Prima di programmare iniziative concretecontinua don Flavio – abbiamo sentito il bisogno di ritrovarci insieme per condividere, in semplicità, la nostra esperienza ministeriale, promuovendo una forma di “spiritualità della comunione”, tanto cara al nostro fondatore San Gaspare del Bufalo. “Nessun presbitero è in condizione di realizzare a fondo la propria missione se agisce da solo e per proprio conto, senza unire le proprie forze a quelle degli altri presbiteri, sotto la guida di coloro che governano la Chiesa!” (PO 7). I contatti regolari con il Vescovo e con gli altri sacerdoti, la mutua collaborazione, la vita comune o fraterna tra sacerdoti, sono mezzi molto utili per superare gli effetti negativi della solitudine che alcune volte il sacerdote può sperimentare e per superare una certa sfiducia e scontentezza così diffusa tra i sacerdoti».

Don Ambrogio Monforte, uno dei sacerdoti partecipanti, racconta: «Ci siamo ritrovati in quella concreta fraternità sacerdotale dove le parole e la vita del confratello accanto ci hanno permesso di riprendere la vita di ogni giorno ricaricati, con la grinta di voler donare all’altro qualcosa della propria ricchezza e di incrementare meglio la vocazione propria e dell’amico (cfr. 2 Pt 3, 10). Ecco perché per noi sacerdoti diocesani, vivere la spiritualità del Preziosissimo Sangue significa vivere la spiritualità che riesce a dare luce a ciò che già c’è, ossia il nostro ministero sacerdotale, proprio come il sangue che ha la capacità di ossigenare e rivitalizzare tutto il corpo.

Proprio come lo fu per il Beato Giovanni Merlini che, già da sacerdote, conoscendo san Gaspare si perfezionò nel suo ministero: anche noi sacerdoti diocesani che viviamo questa spiritualità ci sentiamo di scegliere quanto abbiamo già scelto: innamorarci in maniera nuova di ciò che già siamo». «Nella relazione centrale che ci è stata offerta, – continua il presbitero – don Luigi Maria Epicoco, ha voluto sottolineare proprio questo legame tra sacerdoti definendolo a partire da ciò che Gesù dice nel vangelo di Giovanni con la categoria più importante, quella dell’amicizia: “Non vi chiamo più servi ma amici” (cfr. Gv 15, 12-17): nell’amicizia sacerdotale tra i santi cappadoci Basilio e Gregorio ci ha mostrato quella custodia premurosa vicendevole e la bellezza di fare strada all’altro senza farsi strada.

Dopo il pellegrinaggio alla Porta Santa della Basilica Vaticana, abbiamo concelebrato la santa messa pomeridiana con il card. Mauro Gambetti, il quale ci ha ricordato il legame di parentela che noi abbiamo con Gesù: nella misura in cui siamo sempre più servitori e annunciatori instancabili della Parola riusciamo a generarLo negli altri diventando suoi fratelli, sorelle e madri (cfr. Mc 3, 35). E così, forti di questa esperienza, abbiamo concluso le nostre giornate con un giro di condivisione di esperienze e la celebrazione presieduta da don Benedetto Labate, direttore della Provincia Italiana dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Le parole risuonate nella nostra vita diventano una linfa vitale di grazia, ci rafforzano nel ministero, ci invitano a raggiungere e donarci a quanti il Signore mette sul nostro cammino, come il Sangue prezioso di Cristo che dalla Croce scorre come un fiume verso tutti».

Beato don Giovanni Merlini il servitore dei miseri

Lo scorso 23 maggio la Sala Stampa della Santa Sede ha comunicato il riconoscimento di un miracolo attribuito a don Giovanni Merlini, che sarà il primo beato del Giubileo: “Il Sommo Pontefice Francesco, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha dichiarato: consta il miracolo, compiuto da Dio per intercessione del Venerabile Servo di Dio Giovanni Merlini”. Quindi il venerabile don Giovanni Merlini sarà beatificato oggi nell’arcibasilica papale San Giovanni in Laterano dal card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, suscitando gratitudine in don Emanuele Lupi, moderatore generale della Congregazione dei ‘Missionari del Preziosissimo Sangue’ ed in suor Nicla Spezzati, postulatrice della Causa:

“Tale notizia è per ognuno di noi fonte di grande gioia e di sentimenti di profonda gratitudine a Dio per il dono della santità offerto alla sua Chiesa nella persona del nostro amato don Giovanni Merlini, sacerdote e terzo Moderatore generale della Congregazione dei ‘Missionari del Preziosissimo Sangue’, nato a Spoleto (PG) il 28 agosto 1795 e morto a Roma il 12 gennaio 1873. Uomo di profondo discernimento e di sapienza, ha annunciato, come Missionario Apostolico, il Mistero della Redenzione ad intere popolazioni nello Stato Pontificio e nel Regno di Napoli, favorendo i miseri ed i reietti”.

Per approfondire questa beatificazione abbiamo contattato don Valerio Volpi, missionario del ‘Preziosissimo Sangue’ e direttore dell’ufficio di pastorale giovanile e vocazionale della congregazione: “Per il suo essere stato un uomo ‘tutto di Dio’ in ogni ambito della sua vita. Nella preghiera che lui stesso compone per la Congregazione scrive: ‘Signore, voglio essere tutto, tutto tuo e solo tuo’ e penso che ci sia davvero riuscito.

Se è vero che i frutti della santità si riconoscono nella vita non tanto della persona interessata, quanto in quella delle anime che gli sono accanto, un uomo che ha guidato spiritualmente per 42 anni Maria De Mattias (fondatrice della congregazione delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo e proclamata santa da papa Giovanni Paolo II, ndr.), facendone una santa non può che essere qualcuno che ha vissuto di cielo.

Un uomo insomma, che in tutta la sua vita non ha fatto che ricercare quello che Dio voleva da lui e dalle persone che aveva accanto. Non a caso era solito ripetere: ‘La volontà di Dio sola mi basta’. Santo perché un uomo divenuto volontà di Dio in tutto e nel concreto”.

Perché aderì alla Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue?

“Rimase affascinato dalla predicazione e dall’amabilità di san Gaspare del Bufalo che incontrò nel luglio del 1820, prendendo parte ad un corso di esercizi spirituali da lui stesso predicati nell’abbazia di san Felice di Giano, in Umbria, casa di fondazione dell’allora nascente Congregazione. Rimase colpito dal fuoco di passione e di zelo per il vangelo che quel santo uomo riusciva a trasmettere e da san Gaspare stesso si sentì rivestito di immane fiducia.

A seguito di quella settimana di esercizi il fondatore gli affidò direttamente la possibilità di predicare un altro corso di esercizi al suo posto, subito dopo lo portò con sé nella missione popolare di Monte Martano. Don Giovanni si sentì investito di gratuita fiducia da parte di quello che lui stesso considerava un santo. La vita della Congregazione fu da subito, per lui, la possibilità di mettere a frutto la migliore versione del suo sacerdozio, brillando forse oltre quello che lo stesso don Giovanni si sarebbe mai aspettato”.

Per quale motivo volle che la festa del Preziosissimo Sangue si estendesse a tutta la Chiesa?

“Nei moti rivoluzionari del 1848 il papa si era trovato invischiato in fraintendimenti di quello che lui stesso avrebbe voluto dire ai cristiani. Papa Pio IX sentiva di non doversi schierare da nessuna parte rispetto alle fazioni che erano venute a crearsi perché si considerava padre di tutti. Per riaffermare questo concetto di fraternità del genere umano, secondo don Giovanni Merlini, bisognava partire dal presupposto che la comunione è un dato di partenza per i cristiani e non un punto di arrivo. Mentre tutti cercavano soluzioni umane su come poter ‘costruire’ la comunione e la fraternità, secondo don Giovanni Merlini era necessario invertire l’ottica: la comunione non è un semplice obiettivo da raggiungere, ma un dato di fatto, che ci è già stato conquistato dal sacrificio di Cristo sulla croce, da cui bisogna ripartire.

Estendere la festa del Preziosissimo Sangue a tutta la Chiesa voleva dire gridare al mondo che la comunione e la fraternità non erano punti da costruire, quanto piuttosto premesse indispensabili e irrinunciabili da cui far partire ogni altro tentativo. Proprio perché le guerre e le rivoluzioni avevano sconfessato i tentativi umani di costruire comunione e fraternità, bisognava riaffermare che Cristo aveva già compiuto questa opera e che essa andava assunta come principio vitale di fondo per ogni altro pensiero o azione”.

Quale era la spiritualità di don Giovanni Merlini?

“Cento misure e un taglio, amava ripetere. Uomo di profonda preghiera era fermamente convinto che la comunione con Dio si dovesse tradurre in scelte concrete. Tanta preghiera precedeva ogni sua scelta, ma era fermamente convinto che le scelte sono il vero risultato di una vita di comunione con Dio. Ecco perché fu uomo di profonda contemplazione ma anche faro di discernimento spirituale. Una spiritualità che si nutriva della intima comunione con Dio per poter comprendere cosa Dio volesse da lui e dal cuore delle persone che a lui si rivolgevano. Un uomo ‘vuoto di sé stesso’ ma pieno di Dio. ‘Siamo canali, non fonti’, ripeteva a santa Maria De Mattias, frase in cui si vedono bene i due poli della sua vita spirituale: rimanere attaccati in intima unione alla sorgente che è Dio, e fare in modo che questo Dio si comunichi e arrivi alle anime assetate”.

In quale modo coniugò l’adorazione eucaristica con la carità?

“Nella casa di Santa Maria in Trivio era solito pregare nascosto nella cantoria che sovrasta l’altare, in modo che nessuno potesse vederlo mentre adorava il Santissimo Sacramento nel tabernacolo dell’altare maggiore. La prima carità don Giovanni l’ha esercitata da Moderatore Generale con i confratelli. Cercava di guardare tutti con gli occhi con cui si sentiva lui stesso guardato da Dio: Mi raccomando (scriveva a Maria De Mattias) usi carità con tutte, soprattutto con le anime più problematiche”.

In quale modo è stato ‘servitore dei miseri’?

“Un episodio in particolare ci aiuta a vedere il cuore di don Giovanni Merlini nei confronti dei bisognosi. Quando è stato superiore della casa di Sonnino, che era posta fuori dall’abitato, era solito attendere tutte le sere i contadini che si ritiravano stanchi dalla campagna. Don Giovanni si faceva trovare fuori dalla porta della casa di missione, con un orcio d’acqua e un mestolo: un sorso d’acqua e una parola del Vangelo per tutti quelli che passavano, perché potessero ristorarsi prima di riprendere il cammino per la salita che li avrebbe ricondotti in paese”.

Allora, come può aiutare a vivere il Giubileo don Giovanni Merlini?

“Penso che il primo e più grande insegnamento che ci viene da don Giovanni sia la necessità di imparare l’arte del discernimento. Il tema del Giubileo ci richiama alla speranza, una virtù teologale spesso confusa con l’idea del terno a lotto, di quelle frasi che suonano molto come ‘speriamo che Dio mi sia benevolo’, ‘speriamo che Dio voglia le stesse cose che mi porto nel cuore io’, ‘speriamo che vada bene’. Da don Giovanni impariamo che speranza è la capacità di saper vedere in ogni situazione quello che Dio vuole rivelarmi. E’ passare da ‘speriamo che Dio voglia’ ad ‘in quello che vivo, mi basta la tua Volontà, perché so che sarà il meglio per me’”.

(Tratto da Aci Stampa)

La visita dei Missionari del Preziosissimo Sangue e delle Adoratrici del Sangue di Cristo nelle Parrocchie San Gaspare del Bufalo e SS. Corpo e Sangue di Cristo a Roma

In occasione della prossima beatificazione di don Giovanni Merlini, Missionario del Preziosissimo Sangue e III Moderatore Generale dell’Istituto, che avrà luogo il 12 gennaio 2025 alle ore 11:00 presso l’Arcibasilica Papale San Giovanni in Laterano, a Roma, il Centro per l’Evangelizzazione e l’Ufficio di Pastorale Giovanile e Vocazionale stanno visitando le molteplici comunità dei Missionari, sparse sul territorio nazionale, per incontrare i tanti fedeli e sensibilizzarli a questo grande evento.

Don Giovanni Francilia, vice provinciale della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue e Presidente della Commissione per la Beatificazione, afferma che «la beatificazione di don Giovanni Merlini è senza dubbio un grande dono per la Chiesa e, in modo particolare, per noi che viviamo la spiritualità del Preziosissimo Sangue. Merlini diventa per la Chiesa un nuovo intercessore, un punto di riferimento nel nostro cammino di fede, un modello di imitazione di Cristo che ci aiuta a percorrere la via del Vangelo sulle orme di coloro che hanno compiuto lo stesso itinerario prima di noi.

Per la nostra Congregazione, questo è un momento di crescita: avere un nuovo beato rafforza la testimonianza di un carisma che il Signore ha suscitato nella Chiesa attraverso San Gaspare del Bufalo e che è stato poi sostenuto da Santa Maria De Mattias, con l’ausilio appunto del suo padre spirituale, don Giovanni Merlini.

Queste figure ci ricordano che il traguardo della santità è possibile; sapere che loro lo hanno raggiunto ci incoraggia a seguirne l’esempio. Merlini è stato un uomo che si è lasciato trasformare in uno strumento nelle mani di Dio, dispensando riconciliazione, misericordia e pace, non solo nella profondità dell’anima umana, ma anche tra le persone e i popoli.

Con la sua saggezza lungimirante, è stato capace di scorgere la bellezza e la grandezza della volontà di Dio nell’altro. Conoscere Merlini e apprezzarne il carisma, ci sprona a imitarne la disponibilità a fare sempre e soltanto la volontà di Dio, ci insegna a essere osservatori attenti e scrupolosi, capaci di discernere, al momento opportuno, le decisioni da prendere sotto la guida dello Spirito».

Sr. Nicla Spezzati, Adoratrice del Sangue di Cristo e Postulatrice della Causa, evidenzia che «fedeli all’unica carismaticità delle origini che li vede segnati in modo speciale dalla contemplazione e dall’annuncio del Mistero della Redenzione, nel segno del Sangue della Nuova ed eterna Alleanza, i Missionari del Preziosissimo Sangue e le Adoratrici del Sangue di Cristo hanno iniziato insieme il cammino dell’Annunzio di Grazia, in cui rendono partecipe i Pastori della Chiesa e il popolo di Dio della Beatificazione di don Giovanni Merlini. Questo itinerario li vedrà pellegrini per le strade d’Italia e, in modo in particolare, da venerdì 15 a domenica 17 novembre presso le Parrocchie San Gaspare del Bufalo e SS. Corpo e Sangue di Cristo a Roma».

Nella Parrocchia San Gaspare del Bufalo, venerdì 15 novembre, dalle ore 9:30 alle ore 18:30, si terrà l’Adorazione eucaristica al Corpo e Sangue di Cristo, con possibilità di colloqui e confessioni. Alle ore 18:30 seguirà la Santa Messa e alle 19:30, nella stessa chiesa, è previsto un incontro aperto a tutti, intitolato: «Don Giovanni Merlini…una vita riuscita».

Sabato 16 novembre ci sarà la visita agli ammalati, dalle ore 9:00 alle ore 12:30 e dalle ore 16:30 alle ore 18:00. Alle ore 10:00 sarà celebrata una messa presso la clinica “Nuova Latina”, rivolta ai pazienti e agli operatori sanitari. Domenica 17 novembre, alle ore 19:00, si terrà la Santa Messa, seguita da una Veglia Eucaristica. Nella Parrocchia SS. Corpo e Sangue di Cristo, invece, venerdì 15 novembre alle ore 21:00 è previsto un incontro in chiesa aperto a tutti, dal titolo «Don Giovanni Merlini…una vita riuscita».

Sabato 16 novembre, la mattinata, dalle ore 9:00 alle ore 12:30, sarà dedicata alla visita agli ammalati. Nel pomeriggio, alle ore 16:00, si terrà un incontro con i ragazzi del catechismo della prima comunione, mentre alle ore 17:00 sarà il turno dei ragazzi della cresima. Alle ore 18:00 seguirà la Santa Messa prefestiva, e alle ore 21:00 la giornata si concluderà con una Veglia Eucaristica. Domenica 17 novembre, infine, la celebrazione della Santa Messa avrà luogo alle ore 11:00.

Un invito a donare il sangue

Ho sempre avuto paura degli aghi e del sangue, (avevo anche svenimenti e crisi di panico) ma grazie a mia moglie e alla fede mi sono cimentato e sono diventato donatore di sangue. Ma avevo sempre detto non donerò mai le piastrine, perché con questo tipo di donazione occorre stare con l’ago nel braccio almeno un ora e solo il pensiero mi terrorizzava.

Ci sono riuscito grazie all’unione con Cristo, ho pensato alla Sua crocifissione; a Gesù nella sua carne hanno piantato i chiodi e io per degli aghetti nel braccio avevo paura! Ho preso il mio santo Rosario e fondendomi in Gesù e Maria ho pregato tutto il tempo della donazione, chiedendo l’Avvento del Regno di Dio e sono riuscito nel donare le piastrine.

Se ci affidiamo totalmente farà tutto Gesù in noi, ci farà superare le nostre paure e potremo aiutare chi ha bisogno di sangue, plasma e piastrine. Voglio ricordare che specie per il plasma non basta a coprire il fabbisogno in Italia di medicinali plasmaderivati e si è costretti a prenderli sul mercato internazionale. Per il sangue ci sono varie città in Sicilia e in Italia che non coprono tutta la richiesta di tutti gli ammalati. 

(Tratto da https://www.adveniatregnumtuum.it/)

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