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A Roma il Concerto di Natale

La 33^ edizione dello storico Concerto di Natale, nato nel 1993 nell’Aula Paolo VI in Vaticano, organizzato dalla Prime Time Promotions, si svolgerà sabato 13 dicembre 2025, con inizio alle ore 17.00, all’Auditorium della Conciliazione di Roma, presentato da Federica Panicucci e, trasmesso in prima serata televisiva su Canale 5 il 25 dicembre 2025, e in replica il 26 dicembre.

L’edizione di quest’anno vede la partecipazione di artisti di prestigio nazionale e internazionale che hanno dimostrato una profonda sensibilità riguardo ai temi sociali e di solidarietà. Il cast sarà composto dagli artisti italiani Orietta Berti, Michele Bravi, Clara, Riccardo Cocciante, Gigi D’Alessio, Sal Da Vinci, Serena Rossi, Davide Boosta Dileo, Piccolo Coro Le Dolci Note, Veneto Pipe Band; e da quelli internazionali Claude (NL), Sheryl Crow (USA), Hevia (Spagna), Kamrad (Germania), Noa (Israele), Stephanie Radu (Romania), Alin Stoica (Romania), Ilhna (Malta) e il Gruppo Gospel Marquinn Middleton & The Miracle Chorale (USA). Con la partecipazione straordinaria del Presepe Vivente di Vetralla.  Tutti gli artisti si esibiranno dal vivo accompagnati dall’Orchestra Italiana del Cinema diretta dal M° Adriano Pennino.

Sabato 13, durante la mattinata, gli artisti saranno ricevuti in udienza privata dal Santo Padre. A richiamare alla solidarietà sarà ancora una volta Missioni Don Bosco: dal 13 dicembre 2025 al 2 gennaio 2026 sarà attivo il numero solidale 45589 per le donazioni. Quest’anno l’attenzione è rivolta a Pointe-Noire, in Repubblica del Congo, dove le profonde diseguaglianze sociali colpiscono in particolare il quartiere di Côte-Mateve, privo di servizi essenziali come acqua potabile, elettricità, assistenza sanitaria e scuole.

Per questo i missionari salesiani lanciano un progetto per costruire una nuova scuola primaria capace di accogliere 350 bambini tra i 6 e i 12 anni, garantendo ambienti sicuri, materiali adeguati e un futuro migliore.

Il Concerto di Natale, con la sua lunga storia di impegno umanitario e sociale, ha tessuto una preziosa rete di connessioni tra artisti provenienti da culture diverse. In questi tre decenni, oltre 1000 talenti nazionali e internazionali hanno illuminato il palco del Concerto di Natale, contribuendo a diffondere un messaggio di unità e solidarietà.

L’idea del Concerto di Natale nasce nel 1993, in vista del Giubileo del 2000, per sostenere il progetto del Vicariato di Roma volto alla costruzione di 50 nuove chiese nei quartieri in rapida espansione della capitale. Per contribuire alla raccolta fondi, la Prime Time Promotions propone un grande concerto natalizio in Vaticano, trasmesso su Canale 5. Da allora, il Concerto è diventato un appuntamento annuale dedicato alla solidarietà, sostenendo prima il progetto ‘Missioni d’Oriente’ della Compagnia di Gesù e dal 2007 affianca i progetti dei missionari salesiani (in particolare la Fondazione Don Bosco nel Mondo e, dal 2017, Missioni Don Bosco Valdocco Onlus).

Nel corso delle edizioni ha trovato casa in sedi prestigiose: dall’Aula Paolo VI in Vaticano, che ha ospitato 16 edizioni del Concerto di Natale, al Grimaldi Forum di Monte Carlo, al Teatro Filarmonico di Verona, al Teatro Massimo Bellini di Catania, fino al Mediterranean Conference Center di Malta e all’Auditorium Conciliazione di Roma, sede della XXXIII edizione del Concerto di Natale.

Il Concerto di Natale gode del Patrocinio del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, del Dicastero per l’Evangelizzazione che ha anche concesso all’evento il logo del Giubileo, del Comune di Roma – Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, dell’Associazione Rounit (Romania).

Don Pierluigi Cameroni: suor Maria Troncatti, la santa appassionata di Gesù

Lo scorso 25 novembre papa Francesco ha autorizzato il card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto riguardante il miracolo attribuito all’intercessione della beata Maria Troncatti, suora professa della Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, nata a Córteno Golgi (Italia) il 16 febbraio 1883 e morta a Sucúa (Ecuador) il 25 agosto 1969, a  cui è seguito il commento di don Pierluigi Cameroni, postulatore generale per le Cause dei Santi della Famiglia Salesiana:

“Questa notizia è motivo di rendimento di grazia a Dio e di grande gioia per tutta la Famiglia Salesiana, in particolare per l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per la Diocesi di Brescia, che ha dato i natali alla futura santa, e per il Vicariato apostolico di Méndez (Ecudaor), dove Maria Troncatti visse la sua avventura missionaria. La canonizzazione di Maria Troncatti è segno di speranza per la sua forte testimonianza di trasmettere vita e fede alle nuove generazioni e ai popoli indigeni della foresta amazzonica, diventata sua ‘patria del cuore’. E’ stata donna di riconciliazione e di pace con il dono di una maternità che toccava i cuori”.

Nella circolare 1046 la superiora generale dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, madre Chiara Cazzuola, ha scritto che era il ‘cuore’ la ‘misura’ del suo amore: “Con tutto il cuore era il metro di misura della sua passione missionaria tanto che, quando la Madre generale la manda a lavorare nella selva amazzonica, afferma che è ‘ogni giorno più felice’ della sua vocazione religiosa e missionaria…

Papa Francesco ci ricorda che la santità non è fatta di pochi gesti eroici, ma di tanto amore espresso nella quotidianità. I santi sono nostri compagni di viaggio, che hanno vissuto la santità abbracciando con entusiasmo la loro vocazione e, perciò, sono diventati riflessi luminosi del Signore nella storia”.

Suor Maria Troncatti è la prima santa di papa Leone XIV: a don Pierluigi Cameroni chiediamo di raccontare l’attesa che si vive: “Il 13 giugno 2025, nel Concistoro Ordinario Pubblico, il Santo Padre Leone XIV, ha stabilito le date del rito di Canonizzazione di otto Beati, tra cui Suor Maria Troncatti (1883-1969), Figlia di Maria Ausiliatrice, missionaria in Ecuador. Non solo è una delle prime sante canonizzate da papa Leone XIV, ma è la prima santa Figlia di Maria Ausiliatrice dopo la co-fondatrice anta Maria Domenica Mazzarello. Per tutta la Chiesa, soprattutto per il Vicariato apostolico di Méndez (Ecuador), per la Famiglia Salesiana ed in particolare per l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice è una grazia straordinaria e segno di speranza per la sua forte testimonianza di trasmettere vita e fede alle nuove generazioni e ai popoli indigeni”.

Per quale motivo è stata una donna ‘realmente appassionata di Gesù’?

“Maria Troncatti era una donna felice, appassionata di Gesù. Stava in preghiera dinanzi al suo Signore nel silenzio della notte e dell’alba e si lasciava riempire il cuore dal suo Amore e dalla sua predilezione per i poveri. Ogni mattina, alle ore 3/3:30 era già in chiesa, per vivere la pratica della Via Crucis. Durante il giorno teneva il rosario in mano, lo pregava insieme ai suoi infermi. Al sabato si dedicava con affetto filiale alla preghiera del ‘rosario dell’aurora’.

Su di un quadernetto da novizia aveva scritto: Ormai sono tua, Signore, e tua voglio essere per sempre. O Gesù, ho lasciato tutto ciò che avevo di più caro per venire a servirti, per santificare l’anima mia, per salvare anime. Sì, tutto ho abbandonato. Tu solo mi rimani ma tu mi basti. Gesù fammi tanto buona, dammi la perseveranza nello stato in cui mi hai chiamata; fa’ che io ti serva sempre fedelmente. Fa’ che sia dimenticata da tutti, allontanami da tutti per essere solo tua. Dammi tanto amore, tanto spirito di sacrificio, di umiltà, di abnegazione per essere strumento di bene a tante povere anime”.

Quale era il suo rapporto con Maria Ausiliatrice?

“L’amore e l’affidamento a Maria Ausiliatrice segna tutta la vicenda vocazionale e missionaria di Maria Troncatti. Il 25 giugno 1915, nel corso dell’alluvione a Varazze, Suor Maria, con un’altra suora, si salva per miracolo: ‘Maria Ausiliatrice, vi prometto che se mi salvate da questa inondazione andrò missionaria. Ve lo prometto, ma salvate anche Giacomino’, il fratello minore, soldato, che si salverà. Fedele alla promessa fatta a Maria Ausiliatrice suor Maria fa la domanda alla superiora di essere inviata in missione.

Il 4 luglio del 1969 alcuni coloni appiccarono il fuoco nella missione dei Salesiani perché li ritenevano i ‘protettori’ degli Shuar. Suor Maria soffrì tantissimo per questo evento. Decise di offrirsi a Dio come vittima di riconciliazione tra i due popoli che tanto amava. Il 5 agosto suor Maria partecipa con vero gaudio spirituale alla festa della Vergine Purissima di Macas. Poi, in un momento di intimità, confida segretamente alla consorella suor Pierina Rusconi: ‘La Purísima mi ha detto di prepararmi, perché presto qualcosa di grave mi accadrà’. Passano soltanto venti giorni.

Il 25 agosto, nel congedarsi dalla comunità per recarsi a Quito agli esercizi spirituali, fissando intensamente le suore ancora sconvolte le rassicura: ‘Presto, molto presto tornerà la pace e la tranquillità. Io ve lo assicuro!’ Giunge alla pista di volo quando il piccolo aereo, adibito al trasporto di merci e persone, ha già i motori accesi. Pochi secondi più tardi si ode uno schianto, mentre le sirene della torre di controllo annunciano la caduta del piccolo aereo. L’offerta della vittima si è compiuta”.

Perché sentì la vocazione missionaria?

“Una volta al mese la maestra di Maria Troncatti riceveva il Bollettino Salesiano che narrava conquiste pacifiche di missionari e missionarie salesiani in terre lontane. Entusiasmata da queste testimonianze scrisse al Rettor Maggiore don Michele Rua per essere accolta tra le Figlie di Maria Ausiliatrice. Dovrà attendere la maggior età per poter realizzare questo suo desiderio”.

‘Suor Maria Troncatti, appassionata della missione salesiana, contagia la gente e le sue stesse consorelle irradiando il suo grande amore alla gioventù, perché sia felice nel tempo e nell’eternità. La sua audacia e il coraggio della sua fede alimentano anche nelle giovani l’impegno ad essere ‘vere missionarie’. Possiamo a ragione affermare che la comunità dove lavora suor Maria è una vera comunità ‘in uscita’, che vive la missione in modo sinodale!’: ha scritto sempre madre Cazzuola, Nella giornata missionaria in quale modo ella fu ‘missionaria, artigiana di pace e riconciliazione’?

“Significativamente Maria Troncatti viene canonizzata nella Giornata missionaria mondiale e nel 150^ della prima spedizione missionaria promossa da don Bosco nel 1875. Suor Maria Troncatti è missionaria, perché mentre curava i corpi, guariva le anime con l’amore di una vera madre. E’ artigiana di pace e di riconciliazione perché era una donna interiormente riconciliata e ha sempre cercato di mettere d’accordo i coloni con gli indios, offrendosi perché ci fosse pace tra queste due popolazioni”.

(Tratto da Aci Stampa)

Papa Francesco ai salesiani: portate Cristo ai giovani

Papa Francesco

“Cari fratelli, non potendo purtroppo incontrarvi, vi mando questo messaggio in occasione del XXIX Capitolo Generale della Congregazione Salesiana, e anche del 150° anniversario della prima spedizione missionaria di don Bosco in Argentina. Saluto il nuovo Rettor Maggiore, don Fabio Attard, augurandogli buon lavoro, e ringrazio il card. Ángel Fernández Artime per il servizio che ha reso in questi anni all’Istituto e che offre ora alla Chiesa universale”: si apre così il messaggio di papa Francesco alla Congregazione salesiana che fino a sabato 12 aprile vive il XXIX Capitolo generale e celebra anche il 150° anniversario della prima spedizione missionaria di don Bosco in Argentina.

Dispiaciuto per non essere fisicamente presente per problemi di salute il papa ha sottolineato il valore del servizio ai giovani: “Avete scelto, come tema per i vostri lavori, il motto: ‘Salesiani appassionati di Gesù Cristo e consegnati ai giovani’. E’ un bel programma: essere ‘appassionati’ e ‘consegnati’, lasciarsi coinvolgere pienamente dall’amore del Signore e servire gli altri senza tenere nulla per sé, proprio come ha fatto, a suo tempo, il vostro Fondatore.

Anche se oggi, rispetto ad allora, le sfide da affrontare sono in parte cambiate, la fede e l’entusiasmo rimangono gli stessi, arricchiti di nuovi doni, come quello dell’interculturalità. Cari fratelli, vi ringrazio per il bene che fate in tutto il mondo e vi incoraggio a continuare con perseveranza”.

Inoltre papa Francesco ha scelto il tema per la Giornata mondiale di Preghiera per la Cura del Creato di quest’anno: ‘Semi di pace e di speranza’, che apre il Tempo del Creato, che è un’iniziativa ecumenica che si svolge dal 1° settembre al 4 ottobre.

Come sottolinea in un comunicato il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale: “il tema dell’edizione 2025, anno giubilare e del decimo anniversario della pubblicazione dell’Enciclica ‘Laudato sì’, è ‘pace con il creato’ e, come testo biblico di riferimento per questa iniziativa, è stato scelto Isaia 32,14-18. Come sottolineato nel magistero di Papa Francesco e dei suoi ultimi predecessori, il nesso tra pace e cura del creato è strettissimo.

Allo stesso modo è strettissimo il nesso tra guerra e violenza da una parte, e degrado della casa comune e spreco di risorse (distruzioni e armamenti) dall’altra. Il messaggio esorta alla preghiera affinché si creino le condizioni di pace, una pace duratura e costruita in comune, che susciti speranza. La metafora del seme indica la necessità di un impegno a lungo termine. Nel messaggio sono illustrate buone pratiche e semi di pace e di speranza provenienti dai diversi continenti”.

A Napoli i salesiani hanno celebrato i 90 anni di presenza alla Doganella anche con la pizzeria

Nei mesi scorsi il ‘Don Bosco’ di Napoli ha celebrato i 90 anni dall’arrivo dei salesiani nel quartiere periferico della Doganella. Oltre alla formazione il ‘Don Bosco’, che è parte della Rete Salesiani per il Sociale, fa accoglienza ed è il principale punto di raccolta dei minori stranieri non accompagnati che transitano dalla Campania. Il direttore della struttura, don Giovanni Vanni,  spiega che il centro è un punto di riferimento per giovani nordafricani, bengalesi, pakistani, affermando che negli ultimi sei anni sono arrivati 799 ragazzi da ben 37 Paesi diversi e che l’età media si è abbassata “qualche giorno fa ho ricevuto un 14enne”.

Il primo aiuto è per i documenti “carta identità e residenza. Così poi possono affittare un appartamento, lavorare e avere il medico. La scuola d’italiano è un altro fondamentale strumento di integrazione. E poi noi siamo un po’ i loro secondi genitori, cerchiamo di dargli quell’educazione che si basa su incoraggiamenti, ma anche su rimproveri. Il segreto è scorgere le loro inclinazioni e assecondarle, inserendoli magari nella formazione professionale”.

 Perché arrivano in Italia?

“I motivi sono tra i più vari. Ci sono i ragazzi che scappano da una situazione di guerra (non solo Ucraina/Russia o Palestina/Israele) ma tante guerre civili o zone in mano a gruppi terroristici in cui lo Stato è assente, per esempio il Mali, Ciad, Burkina Faso, Nigeria, Sudan, Etiopia, la Repubblica Democratica del Congo, Pakistan, Siria, Iraq, Afghanistan, Somalia. Poi abbiamo il problema delle discriminazioni di minoranze. Faccio due esempi: molti pakistani sono etnia afgana ed il Pakistan non li riconosce; pertanto si hanno problemi nell’avere il passaporto: 

appartieni ad una nazione che non ti riconosce.  Poi i  ragazzi Coopti: nei loro documenti vi è l’indicazione della religione, se non sei mussulmano, sei sempre l’ultimo e non hai possibilità di crescere. Ho notato che alcuni coopti, se provengono da una zona con una comunità forte numericamente sono scolarizzati; ma quando vengono da zone in cui sono i coopti sono vere e proprie minoranze non sanno leggere e scrivere, eppure dicono di essere andati a scuola!

Poi c’è il motivo economico: Tunisia, Bangladesh Egitto… Paesi colpiti da un’inflazione galoppante  e situazioni economiche al collasso. L’Egitto, anche se nessuno ne parla,  vive uno dei momenti più bui: la guerra tra Hamas ed Israele; l’instabilità del Mar Rosso e del Canale di Suez,  la crisi monetaria… e chi ne paga sono le piccole famiglie, in quanto i prezzi salgono continuamente e la popolazione è agli estremi della povertà.

E’ interessante (e fa riflettere) che vi sono molti ragazzi che provengono dalla zona del Delta del Nilo, la zona per eccellenza più ricca dell’Egitto! La Tunisia, un Paese definito sicuro dal nostro governo, ma in realtà la povertà è visibile agli occhi di  chi ci abita e rischia di essere una bomba sociale… E tante famiglie lasciano i figli partire, pur coscienti dei tanti rischi”.

Quale è la loro meta?

“Principalmente l’Europa: un buon numero vogliono continuare il loro percorso migratorio verso la  Francia e la Germania; qualcuno anche il Regno Unito (nonostante la politica anti immigratoria del Governo ma ‘vogliono andare’). Una buona maggioranza si ferma in Italia. E’ interessante capire che la loro meta non è una città ben definita.

Pertanto vi sono ragazzi che vagano per l’Italia alla ricerca di una comunità che gli possa dare sicurezza: interesse per i documenti per la regolarizzazione in Italia (non solo il permesso di soggiorno ma anche il codice fiscale, il passaporto, la residenza, la carta identità, iscrizione al Servizio Sanitario, in quanto non tutte le comunità assicurano tale documentazione ), la scuola di italiano (primo passaggio verso l’integrazione), ma anche calore e familiarità. I ragazzi interrompono il loro percorso migratorio quando trovano sicurezza! Non pochi ragazzi non conoscevano Napoli, neppur in geografia, il loro obiettivo era Parigi, Berlino, Roma… hanno trovato sicurezza e si sono fermati!”

Per quale motivo è stata creata la pizzeria ‘Anem e Pizz’?

“Napoli è la patria della pizza e la figura del pizzaiolo è sempre un attrazione per i  giovani della città. La pizzeria nasce da una ricerca di mercato ma anche nel far mettere ‘le mani in pasta’, avvicinandoli così all’arte antica e sempre moderna della pizzeria napoletana”.

Quale è l’obiettivo del Centro ‘Le Ali’?

“Il Centro ‘Le Ali’ ha come obiettivo il dare un’opportunità di riscatto ai giovani di età compresa dai 14 ai 18 anni, italiani e stranieri, di qualunque etnia e credo religioso, ponendo una particolare attenzione ai minori affidati dai servizi sociali, dal tribunale o da altre strutture  per poter ‘ricostruire il suo futuro’… adolescenti e  giovani, per qualsiasi motivo, nell’abbandono scolastico. 

Una equipe di professionisti nell’educazione ed esperti del settore, cura i ragazzi facendoli ‘riscommettere’ sulla proprie qualità e sulla propria vita. Negli ultimi anni ci stiamo specializzando sul settore del food. Con l’arrivo del turismo di massa, a Napoli hanno aperto molti bar, ristoranti, trattorie  e pizzerie  ed è cresciuta notevolmente la  ricerca del personale qualificato in tale settore”.

I salesiani raccontano l’emergenza a Goma

“Pochi giorni fa si sono intensificati gli scontri tra l’esercito regolare ed i ribelli dell’M23 nel territorio di Masisi verso Mushaki, Karuba, villaggi sovrastati da alte montagne; altri villaggi, Shasha, Kirotshe, Kihindo, hanno vissuto la stessa situazione. Da mercoledì 7 febbraio 2024 moltissime famiglie si sono trasferite in massa a Minova e a Sake. Ma gli scontri si sono avvicinati, le bombe cadono sulla città, si sente il crepitio di proiettili”: così hanno denunciato le Missioni Don Bosco la situazione umanitaria, che rischia di peggiorare.

I Salesiani, presenti in forza nella regione, continuano a fare il possibile per aiutare i bisognosi, muovendosi su tutti i fronti possibili con Missioni Don Bosco Onlus: “Sake si trova a 27 chilometri dalla città di Goma, nel territorio di Masisi. I leader tradizionali e gli abitanti di questa entità sono profondamente colpiti dalla situazione: più di 3.000 nuclei familiari hanno già abbandonato le loro case e il loro lavoro. Girovagano senza meta, non hanno né acqua né cibo. A causa delle cattive condizioni igieniche, il colera colpisce alcune persone ed è un rischio per tutti”.

Nel racconto i Salesiani hanno evidenziato il caos che si sta creando: “E’ sempre più difficile tenere il conto delle migliaia di persone che continuano a scappare in cerca di un posto sicuro lontano dagli scontri, è la seconda volta che gli sfollati provenienti da Shasha, Kirotshe, Kichonga, Ngungu, Karuba e altre località del territorio di Masisi si aggiungono alle migliaia di altri sfollati che si trovano nei campi della città di Goma. I campi sembrano non avere più spazio sufficiente.

Centinaia di bambini, anziani e giovani si ritrovano in condizioni inaccettabili ai lati della strada alla ricerca di famiglie ospitanti e altri prendono di mira i campi dove hanno la possibilità di essere accolti. I campi di Bushagala, Bulengo e Rusayo sono i più vicini, a seconda delle affinità altri preferiscono viaggiare molto per raggiungere le proprie famiglie in altri campi più lontani da Sake, questi sono i campi di Don Bosco Ngangi e quello di Kanyaruchinya.

Questa situazione si sta delineando proprio nel momento in cui i soldati che sono al fronte stanno lanciano bombe verso Goma, una è caduta sull’aeroporto, un’altra sulla scuola di Nengapeta mentre fortunatamente gli studenti erano già tornati a casa. Altre due sono cascate a pochi metri dall’Università di Goma e al nuovo mercato chiamato ‘Kisoko’ a Mugunga, ai margini dell’Ecole du Cinquantenaire, un’importante scuola tecnica di Goma. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha espresso preoccupazione per l’escalation di violenza”.

Il salesiano Pascal Bauma ha testimoniato che sulla strada Sake-Goma ci sono sfollati già da diversi mesi: “Vivevano in quattro siti: Mama Zaina, Mayutsa, Kizimbo e Tshabiringa. Oggi, l’arrivo di nuovi sfollati dai villaggi di Shasha, Kirotshe, Mwambaliro, Buhunga e zone circostanti ha complicato la situazione della sicurezza: tutti sono in stato di vulnerabilità e costretti a fuggire di nuovo.

Molti si sono diretti verso Mugunga, a ovest di Goma. Lungo la strada si vedono bambini, giovani e anziani, seduti, stanchi, non sanno dove andare. Si tratta di un secondo esodo per le stesse persone. A Goma trovano altre migliaia di sfollati che sono scappati da Rutchuru e dalle località del Nord”.

Così i salesiani sono al fianco degli sfollati e continuano a distribuire aiuti di prima necessità, il campo sfollati di Don Bosco-Ngangi attualmente conta più di 3.500 famiglie, quello di Don Bosco Shasha ne ha circa 1.000 famiglie:

“Ai bambini più piccoli viene distribuita una pappa una volta al giorno, oltre al pasto che viene distribuito a tutti, sembra poco, ma significa tantissimo soprattutto per coloro che soffrono di malnutrizione. E’ necessario razionare cibo e acqua per poter aiutare tutti, nonostante sia impossibile prevedere quante altre persone possano raggiungere i campi nei prossimi giorni o mesi”.

Il direttore della comunità salesiana di Shasha, don Kizito Tembo, alcuni giorni fa ha inviato un messaggio ai suoi confratelli: “La situazione si sta infuocando, in breve tempo abbiamo sentito volare proiettili provenienti da tutte le direzioni e il panico ha attanagliato il villaggio. Per evitare di cadere in un’imboscata, ho chiesto a tutti di restare dove erano. E poiché l’assalto è stato improvviso, non siamo riusciti ad evacuare nessuno.

Nella comunità ci siamo chiusi in casa con 6 uomini, 8 donne e 18 bambini. Ci affidiamo alla misericordia divina, abbandonandoci nelle mani della Madonna. Il giorno dopo abbiamo appena trascorso una domenica più o meno tranquilla, a volte disturbata alcuni spari e qualche bomba che proveniva dalle montagne del Kiluku. Vi chiediamo di continuare a pregare per noi, perché ritorni completamente la calma e le persone ritornino alle loro varie attività”.

(Foto: Missioni Don Bosco)

Don Bosco in terra d’Islam

‘Ah ecco… una casa che accoglie, una scuola che educa, una parrocchia che evangelizza, un cortile che coltiva amicizia!’ Sono i quattro pilastri del carisma salesiano. Ve li enumera con fare entusiasta padre Alex, salesiano spagnolo, settantenne con l’energia di un ventenne. Il suo sorriso deciso sembra ricordarvi la massima di don Bosco: ‘La gioia è la più bella creatura uscita dalle mani di Dio. Dopo l’amore’. Padre Alex convinto vi aggiunge subito: ‘Tutti e quattro i pilastri si trovano qui, a Kenitra!’

La guerra in Sudan raccontata dalle ‘Missioni Don Bosco’

“Quando due elefanti litigano tutta l’erba viene calpestata: dice un proverbio africano. Nel caso del Sudan i due elefanti sono i due generali al-Burhan e Dagalo e l’erba è l’intero Sudan. ‘I due cretini’ sospira Walid Ahmed, che sta seduto su un letto, guarda in basso, con una mano si tiene la fronte e con l’altra stringe il polso di sua moglie. Quel giorno al mercato del Darfur è andato a fuoco quasi l’intero raccolto di un territorio grande quanto la Francia… Non è una ‘guerra civile’ poiché non nasce da contrapposizioni ideologiche o da contrasti etnici nel popolo sudanese, ma è una violenza che si è scatenata quando il capo delle forze speciali si è reso conto di poter aumentare il suo potere a Karthoum anche a prezzo del sangue”.

Perugia ricorda 100 anni di presenza salesiana

Don Ivan Maffeis è il nuovo arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve e succede al card. Gualtiero Bassetti, diventando il 13^ pastore di questa Chiesa particolare da quando, nel 1882, la diocesi è stata elevata ad arcidiocesi per volere di papa Leone XIII, vescovo di Perugia per 34 anni.

Artemide Zatti, l’infermiere santo innamorato di Don Bosco

Artemide Zatti nacque a Boretto, in provincia di Reggio Emilia, il 12 ottobre 1880, da Luigi Zatti e Albina Vecchi, una famiglia di agricoltori. Fin da piccolo fu abituato al lavoro e al sacrificio. A 9 anni già si guadagnava la giornata da bracciante. Nel 1897 la famiglia Zatti, costretta dalla povertà, emigra in Argentina per stabilirsi a Bahía Blanca. Qui Artemide comincia a frequentare la parrocchia retta dai salesiani e diventa collaboratore del parroco, don Carlo Cavalli, con il quale spesso condivide lavoro e preghiera. Domenica 9 ottobre sarà canonizzato.

Dio ha una volontà particolare su ognuno di noi?

Spesso guardo al mio passato come un succedersi di eventi, più o meno belli e significativi; ma se rileggo la mia vita sotto lo sguardo di Dio, il passato mi fa apparire delle nuove possibilità e mi fa diventare più sensibile agli appelli che Egli mi rivolge, che mi rivelano il Suo desiderio, la Sua attesa e la Sua speranza: vedermi portare frutto (Gv. 15,16). Affidandomi allo Spirito, riesco a vedere la grazia negli eventi più disparati e a glorificare Dio nella prova come nel successo.

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