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Papa Leone XIV ha ringraziato chi ha collaborato al Giubileo
“Una menzione particolare va al Governo della Repubblica Italiana, al Commissario Governativo, al Comune di Roma (in particolare al Signor Sindaco e alla sua struttura organizzativa), ed alla Regione Lazio; come pure alle Forze di Sicurezza, alla Prefettura, che ne ha coordinato il lavoro, alla Protezione Civile e alle numerose Associazioni di volontariato, e all’Agenzia ‘Giubileo 2000’. Speciale gratitudine esprimo al Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo, e agli altri Dicasteri coinvolti, alla Gendarmeria Vaticana, al Corpo della Guardia Svizzera Pontificia, al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, alla Prefettura della Casa Pontificia, alle diverse Commissioni – pastorale, culturale, della comunicazione, ecumenica, tecnica, economica –, ai Sacerdoti Confessori, ai rappresentanti delle Diocesi e delle Conferenze Episcopali, agli esperti di varie categorie intervenuti per i singoli eventi e ai cinquemila “Volontari del Giubileo”, di ogni età e provenienza”.
E’ iniziata con un lungo ringraziamento l’udienza di papa Leone XIV ai collaboratori alla ‘buona’ riuscita del giubileo dell’Anno Santo, conclusosi nella solennità dell’Epifania per il loro prezioso ‘apporto’: “Avete dato un apporto multiforme, spesso nascosto, sempre impegnativo e carico di responsabilità, grazie al quale oltre trenta milioni di pellegrini hanno potuto compiere il cammino giubilare e partecipare alle celebrazioni e agli eventi, in un clima di festa e al tempo stesso di compostezza, raccoglimento, ordine e organizzazione. Grazie a voi Roma ha offerto a tutti il suo volto di casa accogliente, di comunità aperta, gioviale e al tempo stesso discreta e rispettosa, aiutando ciascuno a vivere con frutto questo grande momento di fede”.
In questa occasione ha citato alcuni luoghi importanti per la fede cristiana con una citazione di sant’Agostino: “La visita alle tombe di Pietro e Paolo, degli altri Apostoli e dei Martiri, il cammino verso la Porta Santa, l’esperienza del perdono e della misericordia di Dio, sono stati per tante persone momenti di incontro fecondo con il Signore Gesù, in cui toccare con mano che ‘la speranza non delude’, perché Egli vive e cammina in noi e con noi (nei momenti salienti dell’esistenza come nell’ordinarietà di ogni giorno), e perché con Lui possiamo arrivare alla meta… Con il vostro lavoro voi avete aiutato molti a trovare e ritrovare speranza, e a riprendere il viaggio della vita con fede rinnovata e propositi di carità”.
E non poteva richiamare la canonizzazione di due santi molto amati dai giovani: “Vorrei richiamare, in particolare, la presenza a Roma, in occasione del Giubileo, di tanti giovani e adolescenti di ogni nazione. E’ stato bello toccare con mano il loro entusiasmo, essere testimoni della loro gioia, vedere la serietà con cui hanno pregato, meditato e celebrato, osservarli, così numerosi e diversi tra loro, eppure uniti, ordinati (anche grazie al vostro servizio!), desiderosi di conoscersi e di vivere insieme momenti di grazia, di fraternità, di pace. Riflettiamo su ciò che ci hanno mostrato”.
Ecco il motivo per cui san Carlo Acutis e san Piergiorgio Frassati sono ‘modello’ di discernimento per i giovani: “Tutti, a vari livelli, siamo responsabili del loro futuro, in cui c’è il futuro del mondo. Chiediamoci, allora, alla luce di ciò che abbiamo visto: di che cosa hanno realmente bisogno? Cosa li aiuta davvero a maturare e a dare il meglio di sé? Dove possono trovare risposte vere alle domande più profonde che portano nel cuore? I giovani hanno bisogno di modelli sani, che li indirizzino al bene, all’amore, alla santità, come ci hanno mostrato le figure di san Carlo Acutis e di san Piergiorgio Frassati, canonizzati lo scorso settembre. Teniamo davanti a noi i loro occhi limpidi e vivi, pieni di energia e al tempo stesso tanto fragili: ci potranno essere di grande aiuto per discernere con saggezza e prudenza nelle gravi responsabilità che ci attendono nei loro confronti”.
Alla conclusione dell’udienza il papa ha dato loro il ‘compito’ di portare a tutti la speranza: “Sia questo il mandato che portiamo con noi, come continuazione feconda del lavoro compiuto, perché i molti semi di bene che, anche grazie al vostro aiuto, il Signore, nei mesi scorsi, ha posto in tanti cuori, possano crescere e svilupparsi”.
Congedandoli ha donato loro un crocifisso con l’augurio di buon anno: “Al termine di questo incontro, sono contento di poter donare ad ognuno di voi, come piccolo segno di riconoscenza, il Crocifisso del Giubileo: una miniatura della croce con il Cristo glorioso che ha accompagnato i pellegrini. Vi resti come ricordo di questa esperienza di collaborazione. Ed allora vi benedico e vi auguro ogni bene per questo nuovo anno”.
Inoltre è stato anche reso noto tutto l’intervento finale al Concistoro del papa, ringraziando i cardinali del ‘lavoro’ svolto: “Questa riunione è intimamente connessa a quanto abbiamo vissuto al Conclave. Avevate espresso, anche prima del Conclave, dell’elezione del successore di Pietro, il desiderio di conoscerci e di poter dare il vostro contributo e sostegno. Abbiamo fatto una prima esperienza il 9 maggio.
Poi in questi due giorni, con un metodo semplice, ma non necessariamente facile, che ci potesse aiutare a incontrarci e conoscerci meglio. Personalmente ho sentito una profonda comunione e sintonia con tutti voi e tra tanti interventi. Abbiamo fatto anche un’esperienza di sinodalità, non vissuta come tecnica organizzativa, ma come strumento per crescere nell’ascolto e nelle relazioni. E certo dobbiamo continuare e approfondire questi incontri”.
Ha ribadito la centralità del Concilio Vaticano II: “I temi che sono stati scelti sono profondamente radicati nel Concilio Vaticano II e in tutto il cammino che è scaturito dal Concilio. Non sottolineeremo mai abbastanza l’importanza di continuare con il cammino che si è aperto con il Concilio. Vi incoraggio a farlo. Ho scelto questo tema, come sapete (i documenti e l’esperienza del Concilio), per le udienze pubbliche di quest’anno. E questo cammino è un processo di vita, di conversione, di rinnovamento di tutta la Chiesa. ‘Evangelii gaudium’ e la sinodalità sono elementi importanti di questo cammino”.
E la sinodalità è importante per la missione: “Il cammino della sinodalità è un cammino di comunione per la missione, in cui tutti siamo chiamati a partecipare. Per questo i legami tra noi sono importanti. Avete sottolineato l’importanza della connessione del Santo Padre in particolare con le Conferenze episcopali e con le Chiese locali; e l’importanza delle Assemblee continentali. Anche queste però non devono diventare riunioni ‘in più’ da aggiungere a una lista, ma luoghi di incontro e di relazioni tra Vescovi con i presbiteri e i laici, e tra Chiese, che aiutano tanto a promuovere un’autentica creatività missionaria”.
Parlando della formazione il papa ha evidenziato il problema degli abusi, che devono essere al centro dell’attenzione dei vescovi: “Non possiamo chiudere gli occhi e neanche i cuori. Vorrei dire, anche incoraggiando voi a condividerlo a vostra volta con i vescovi: tante volte il dolore delle vittime è stato più forte per il fatto che non sono state accolte e ascoltate.
L’abuso stesso causa una ferita profonda che forse dura tutta la vita; ma tante volte lo scandalo nella Chiesa è perché la porta è stata chiusa e le vittime non sono state accolte, accompagnate con la vicinanza di autentici pastori. Una vittima, poco tempo fa, mi ha detto che veramente per lei la cosa più dolorosa era precisamente che nessun vescovo voleva ascoltarla. E quindi anche lì: l’ascolto è profondamente importante”.
Ed ha concluso con l’invito a trasmettere la speranza: “Speranza che ci sentiamo di trasmettere al nostro mondo. E con questo, vogliamo tutti insieme manifestare la preoccupazione che abbiamo condiviso nei dialoghi e negli incontri personali, e anche in qualche intervento nel gruppo, per tutti quelli che soffrono nel mondo. Non siamo riuniti qui sordi alla realtà della povertà, della sofferenza, della guerra, della violenza che affligge tante Chiese locali. E qui, con loro nei nostri cuori, vogliamo dire anche che siamo vicini a loro. Molti di voi siete venuti da Paesi dove state vivendo con questa sofferenza della violenza e della guerra”.
E’ stato un invito a farsi carico della speranza anche di fronte a chi l’ha perduta: “Siamo chiamati a farci carico di questo cammino di speranza anche davanti alle giovani generazioni: ciò che viviamo e decidiamo oggi non riguarda soltanto il presente, ma incide sul futuro prossimo e su quello più lontano. E’ la speranza che abbiamo vissuto nel Giubileo che si è appena concluso. E’ veramente un messaggio che vogliamo offrire al mondo: abbiamo chiuso la Porta Santa, ma ricordiamo: la porta di Cristo e del suo amore rimane sempre aperta!”
Papa Leone XIV invita a ringraziare Dio
“Viviamo questo incontro di riflessione nell’ultimo giorno dell’anno civile, vicini al termine del Giubileo e nel cuore del tempo di Natale. L’anno che è passato è stato certamente segnato da eventi importanti: alcuni lieti, come il pellegrinaggio di tanti fedeli in occasione dell’Anno Santo; altri dolorosi, come la dipartita del compianto papa Francesco e gli scenari di guerra che continuano a sconvolgere il pianeta. Alla sua conclusione, la Chiesa ci invita a mettere tutto davanti al Signore, affidandoci alla sua Provvidenza e chiedendogli che si rinnovino, in noi e attorno a noi, nei giorni a venire, i prodigi della sua grazia e della sua misericordia”: nell’ultima udienza generale di quest’anno papa Leone XIV ha offerto una riflessione partendo dal Giubileo della speranza e dal Natale.
Per questo motivo nell’ultimo giorno dell’anno solare la Chiesa eleva a Dio il canto del ‘Te Deum’ dei Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio.: “E’ in questa dinamica che si inserisce la tradizione del solenne canto del Te Deum, con cui stasera ringrazieremo il Signore per i benefici ricevuti. Canteremo: ‘Noi ti lodiamo, Dio’, ‘Tu sei la nostra speranza’, ‘Sia sempre con noi la tua misericordia’…
Ed è con questi atteggiamenti che oggi siamo chiamati a meditare su ciò che il Signore ha fatto per noi nell’anno passato, come pure a fare un onesto esame di coscienza, a valutare la nostra risposta ai suoi doni e chiedere perdono per tutti i momenti in cui non abbiamo saputo far tesoro delle sue ispirazioni e investire al meglio i talenti che ci ha affidato”.
Ed è anche occasione per riflettere sul significato di questo anno giubilare: “Questo ci porta a riflettere su un altro grande segno che ci ha accompagnato nei mesi scorsi: quello del ‘cammino’ e della ‘meta’. Tantissimi pellegrini sono venuti, quest’anno, da ogni parte del mondo, a pregare sulla Tomba di Pietro e a confermare la loro adesione a Cristo. Questo ci ricorda che tutta la nostra vita è un viaggio, la cui meta ultima trascende lo spazio e il tempo, per compiersi nell’incontro con Dio e nella piena ed eterna comunione con Lui”.
Riprendendo la definizione del giubileo come un atto di fede ‘in attesa di futuri destini’ di san Paolo VI il papa ha invitato a vedere in maniera ‘diversa’ il passaggio della Porta Santa: “E in tale luce escatologica di incontro fra finito e infinito si inquadra un terzo segno: il passaggio della Porta Santa, che in tanti abbiamo fatto, pregando e impetrando indulgenza per noi e per i nostri cari. Esso esprime il nostro ‘sì’ a Dio, che col suo perdono ci invita a varcare la soglia di una vita nuova, animata dalla grazia, modellata sul Vangelo… E’ il nostro ‘sì’ a una vita vissuta con impegno nel presente e orientata all’eternità”.
L’udienza è stato un invito a meditare sul significato del Natale con l’aiuto di san Leone Magno: “Carissimi, noi meditiamo su questi segni nella luce del Natale… Il suo invito oggi è rivolto a tutti noi, santi per il Battesimo, perché Dio si è fatto nostro compagno nel cammino verso la Vita vera; a noi peccatori, perché, perdonati, con la sua grazia possiamo rialzarci e rimetterci in marcia; infine a noi, poveri e fragili, perché il Signore, facendo propria la nostra debolezza, l’ha redenta e ce ne ha mostrato la bellezza e la forza nella sua umanità perfetta”.
Ed ha terminato quest’udienza generale con le parole di papa san Paolo VI nella chiusura del Giubileo del 1975: “Per questo vorrei concludere ricordando le parole con cui san Paolo VI, al termine del Giubileo del 1975, ne descriveva il messaggio fondamentale: esso, diceva, è racchiuso in una parola: ‘amore’… Ci accompagnino questi pensieri nel passaggio tra il vecchio e il nuovo anno, e poi sempre, nella nostra vita”.
E come ogni fine d’anno la Prefettura della Casa Pontificia ha diffuso le statistiche relative alla partecipazione di fedeli a udienze e celebrazioni liturgiche in Vaticano: durante il pontificato di papa Francesco hanno partecipato complessivamente agli eventi 262.820 persone, tra udienze generali, giubilari e speciali, celebrazioni liturgiche ed Angelus. Dall’elezione di papa Leone XIV invece hanno preso parte 2.913.800 persone. Il totale complessivo dei fedeli è di 3.176.620. (Foto: Santa Sede)
Papa Leone XIV: la spiritualità mariana è essenziale per la vita cristiana
“Negli ultimi giorni, l’accordo sull’inizio del processo di pace ha regalato una scintilla di speranza in Terra Santa. Incoraggio le parti coinvolte a proseguire con coraggio il percorso tracciato, verso una pace giusta, duratura e rispettosa delle legittime aspirazioni del popolo israeliano e del popolo palestinese. Due anni di conflitto hanno lasciato ovunque morte e macerie, soprattutto nel cuore di chi ha perso brutalmente i figli, i genitori, gli amici, ogni cosa. Con tutta la Chiesa sono vicino al vostro immenso dolore… A Dio, unica Pace dell’umanità, chiediamo di guarire tutte le ferite e di aiutare con la sua grazia a compiere ciò che umanamente ora sembra impossibile: riscoprire che l’altro non è un nemico, ma un fratello a cui guardare, perdonare, offrire la speranza della riconciliazione”: prima di concludere la messa per il Giubileo della spiritualità mariana, papa Leone XIV ha recitato in piazza San Pietro la preghiera mariana dell’Angelus con un pensiero per la Terra Santa.
Poi ha rivolto un pensiero anche contro gli attacchi all’Ucraina: “Con dolore invece seguo le notizie dei nuovi, violenti attacchi che hanno colpito diverse città e infrastrutture civili in Ucraina, provocando la morte di persone innocenti, tra cui bambini, e lasciando moltissime famiglie senza elettricità e riscaldamento. Il mio cuore si unisce alla sofferenza della popolazione, che da anni vive nell’angoscia e nella privazione. Rinnovo l’appello a mettere fine alla violenza, a fermare la distruzione, ad aprirsi al dialogo e alla pace!”
Infine un pensiero per la situazione in Perù: “Sono vicino al caro popolo peruviano in questo momento di transizione politica. Prego affinché il Perù possa continuare nella via della riconciliazione, del dialogo e dell’unità nazionale”.
Nella celebrazione eucaristica il papa ha ripreso le letture odierne, sottolineando la fedeltà di Dio: “Gesù è la fedeltà di Dio, la fedeltà di Dio a sé stesso. Bisogna dunque che la domenica ci renda cristiani, riempia cioè della memoria incandescente di Gesù il sentire e il pensare, modificando il nostro vivere insieme, il nostro abitare la terra. Ogni spiritualità cristiana si sviluppa da questo fuoco e contribuisce a renderlo più vivo”.
In questo giubileo della spiritualità mariana ha sottolineato il tema della guarigione: “La Lettura dal Secondo Libro dei Re ci ha ricordato la guarigione di Naamàn, il Siro. Gesù stesso commentò questo brano nella sinagoga di Nazaret e l’effetto della sua interpretazione sulla gente del paese fu sconcertante. Dire che Dio aveva salvato quello straniero malato di lebbra piuttosto che quelli che c’erano in Israele scatenò una reazione generale”.
Riprendendo un pensiero di papa Francesco il papa ha evidenziato la liberazione dalla malattia della presunzione: “Da questo pericolo ci libera Gesù, Lui che non porta armature, ma nasce e muore nudo; Lui che offre il suo dono senza costringere i lebbrosi guariti a riconoscerlo: soltanto un samaritano, nel Vangelo, sembra rendersi conto di essere stato salvato. Forse, meno titoli si possono vantare, più è chiaro che l’amore è gratuito. Dio è puro dono, sola grazia, ma quante voci e convinzioni possono separarci anche oggi da questa nuda e dirompente verità!”
E la spiritualità mariana è essenziale per la vita cristiana: “Fratelli e sorelle, la spiritualità mariana è a servizio del Vangelo: ne svela la semplicità. L’affetto per Maria di Nazaret ci rende con lei discepoli di Gesù, ci educa a tornare a Lui, a meditare e collegare i fatti della vita nei quali il Risorto ancora ci visita e ci chiama. La spiritualità mariana ci immerge nella storia su cui il cielo si è aperto, ci aiuta a vedere i superbi dispersi nei pensieri del loro cuore, i potenti rovesciati dai troni, i ricchi rimandati a mani vuote. Ci impegna a ricolmare di beni gli affamati, a innalzare gli umili, a ricordarci la misericordia di Dio e a confidare nella potenza del suo braccio. Il suo Regno, infatti, viene coinvolgendoci, proprio come a Maria ha chiesto il ‘sì’, pronunciato una volta e poi rinnovato di giorno in giorno”.
Ma Gesù si concentra sul ringraziamento, in quanto la grazia di Dio è per tutti: “I lebbrosi che nel Vangelo non tornano a ringraziare, infatti, ci ricordano che la grazia di Dio può anche raggiungerci e non trovare risposta, può guarirci e non coinvolgerci. Guardiamoci, dunque, da quel salire al tempio che non ci mette alla sequela di Gesù. Esistono forme di culto che non ci legano agli altri e ci anestetizzano il cuore. Allora non viviamo veri incontri con coloro che Dio pone sul nostro cammino; non partecipiamo, come ha fatto Maria, al cambiamento del mondo e alla gioia del Magnificat. Guardiamoci da ogni strumentalizzazione della fede, che rischia di trasformare i diversi, spesso i poveri, in nemici, in ‘lebbrosi’ da evitare e respingere”.
Citando l’esortazione evangelica ‘Evangelii Gaudium’ papa Leone XIV sollecita a mantenere viva la spiritualità cristiana: “Carissimi, in questo mondo assetato di giustizia e di pace, teniamo viva la spiritualità cristiana, la devozione popolare a quei fatti e a quei luoghi che, benedetti da Dio, hanno cambiato per sempre la faccia della terra. Facciamone un motore di rinnovamento e di trasformazione, come chiede il Giubileo, tempo di conversione e di restituzione, di ripensamento e di liberazione. Interceda per noi Maria Santissima, nostra speranza, e ancora e per sempre ci orienti a Gesù, il crocifisso Signore. In lui c’è salvezza per tutti”.
(Foto: Santa Sede)
XXXII Domenica Tempo Ordinario: Grazie, Dio grande e misericordioso!
Oggi la Chiesa celebra in tutto il mondo la 74^ Giornata di ringraziamento a Dio; tale ricorrenza ci sollecita a riconoscere il creato e le sue ricchezze come dono di Dio all’uomo, creato a sua immagine; da qui il canto: ‘Laudato sii, o mio Signore’. E’ doveroso essere riconoscenti al Signore per i frutti della terra e del lavoro dell’uomo; da qui il dovere del rispetto dell’ambiente naturale, risorsa preziosa affidata alla responsabilità dell’uomo.
Da qui la necessità di educare al consumo più saggio e responsabile, promuovere la responsabilità personale in ordine alla dimensione sociale dell’uomo, fondata sull’accoglienza, la solidarietà, la condivisione perchè a nessuno manchi il lavoro, il pane, l’acqua e tutte le altre risorse primarie, veri beni universali offerti da Dio all’uomo per il bene i tutti. Dal brano del Vangelo ascoltato si evidenzia come Gesù guarda e critica in modo forte quanto avviene attorno a Lui.
Aspramente evidenzia il comportamento degli scribi e dei farisei ed esorta i Suoi dicendo: ‘Guardatevi dagli Scribi e dai Farisei, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo solo per farsi vedere’. Ciò che Gesù critica è la loro arroganza, ambizione, desiderio di essere serviti, onorati e persino venerati. Gesù li paragona a sepolcri imbiancati, belli di fuori e fradici di dentro.
Gli Scribi e i Farisei erano gente che amavano apparire davanti al popolo come osservanti scrupolosi della legge; gente che si preoccupava di apparire osservante della legge ma dentro, diceva Gesù, sono veri lupi rapaci. La loro vita è solo colma di ipocrisia: divorano il sangue della gente, vere sanguisughe dei poveri e pensano solo al loro portafogli.
Mentre Gesù stava seduto di fronte al tesoro del Tempio, dove la gente entrando gettava monete, evidenzia ai suoi discepoli come molti ricchi signori gettano grosse monete per attirare l’attenzione dei presenti; all’improvviso entrò nel Tempio una povera vedova e gettò nel Tesoro solo pochi spiccioli, frutto di risparmi e sacrifici. Gesù subito chiama i Suoi lodando questa che nella sua povertà era stata la più generosa davanti a Dio.
Gli altri avevano gettato nel tesoro del Tempio ‘parte del loro superfluo’, la vedova nella sua indigenza aveva gettato quanto aveva per vivere. Dio non guarda la quantità ma guarda il cuore. Agli occhi di Gesù quella vedova incarna una logica diversa, quella del Vangelo. Dio legge nel cuore e non sta a pesare l’offerta. Gesù invita ad imitare la povera vedova perchè ogni offerta a Dio deve essere solo espressione di amore e di sacrifici offerti a Dio.
Non fare nulla per essere visto, ammirato, additato; non basare mai la vita sull’apparenza, sull’esteriorità, nè su quello che pensa o potrà pensare la gente; preoccuparsi piuttosto di quello che pensa Dio, che legge nel cuore della sua gente. Verità e mai ipocrisia se vogliamo essere grati a Dio: non sappia la tua destra quello che compie la tua sinistra: aspetta solo da Dio la giusta ricompensa.
Guardarsi sempre da quanti usano la religione per curare i propri affari sfruttando i poveri e gli ingenui. Tutte le parole che finiscono con gli ‘ismo’ sono pericolosi; noi diremmo oggi. guardatevi anche dal ‘clericalismo’: da coloro i quali anche oggi – sacerdoti o laici – vorrebbero usare la religione per curare i propri affari politici o sociali sfruttando i poveri e gli ingenui. Gesù ancora oggi ci invita a guardare il gesto della povera vedova.
Ringrazia sempre Dio per quello che sei, per quello che hai ricevuto dalla bontà divina; ama Dio e il prossimo in nome di Dio e sarai veramente felice. Oggi è la giornata del ringraziamento: con l’episodio della vedova povera Gesù non propone un modello di generosa carità, ma va oltre perchè ci insegna ad avere sempre immensa fiducia in Dio creatore e padre, sicuri che Dio non abbandona mai i suoi figli perchè figli dell’amore. La Vergine Maria, madre di Gesù e nostra, ci accolga sotto il suo manto e ci guidi nel nostro cammino di vita e di testimonianza cristiana.
Monsignor Giancarlo Vecerrica: ‘Il pellegrinaggio è un atto di ringraziamento’
“Non a caso il pellegrinaggio esprime un elemento fondamentale di ogni evento giubilare. Mettersi in cammino è tipico di chi va alla ricerca del senso della vita. Il pellegrinaggio a piedi favorisce molto la riscoperta del valore del silenzio, della fatica, dell’essenzialità. Anche nel prossimo anno i pellegrini di speranza non mancheranno di percorrere vie antiche e moderne per vivere intensamente l’esperienza giubilare”: così papa Francesco ha scritto nella Bolla di indizione del Giubileo del prossimo anno, ‘Spes non confundit’.
Questa definizione si addice al pellegrinaggio che si compie da 46 anni da Macerata a Loreto ad ogni conclusione di anno scolastico ed anche quest’anno si rinnova sabato 8 giugno, perché è un gesto di fede popolare a cui partecipano ogni anno migliaia di persone, soprattutto giovani. Il cammino notturno verso la Santa Casa di Loreto si snoda per 28 chilometri tra le colline marchigiane: la Santa Messa, le testimonianze, i flambeaux per illuminare la notte, la benedizione eucaristica, i fuochi d’artificio, i canti, la recita del Rosario accompagnano il cammino.
Iniziato nel 1978 per iniziativa di don Giancarlo Vecerrica, allora professore di religione negli istituti scolastici superiori ed oggi vescovo emerito della diocesi di Fabriano-Matelica, il Pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto è nato dal desiderio di riproporre una esperienza di vita cristiana, riprendendo una tradizione ancora presente nel ricordo di molti ma quasi del tutto abbandonata.
Il tema di quest’anno riprende la domanda della Madonna all’annuncio dell’arcangelo Gabriele: a mons. Giancarlo Vecerrica chiediamo di raccontarci ‘Come è possibile questo?’: “Per il prossimo 46° Pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto dell’8 giugno prossimo abbiamo proposto questo tema: ‘Come è possibile questo?’ (Lc 1,34). E’ la domanda della Madonna all’Angelo che le aveva annunciato il miracolo straordinario dell’incarnazione di Dio: ‘Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù’. Ci ha sempre affascinato la Santa Casa di Nazareth, che è a Loreto, dove la Madonna ha accolto la presenza di Dio con tanta commozione e gratitudine per questo dono straordinario. Infatti don Luigi Giussani in un suo messaggio ci salutava così: La vicina Santa Casa di Loreto dove tutto ebbe inizio ospiti la vostra gioia come la mia”.
In quale modo l’impossibile accade?
“L’Angelo San Gabriele comunica alla Madonna questo miracolo dell’incarnazione dicendo: ‘Nulla è impossibile a Dio’. Allora l’impossibile accade non per l’opera dell’uomo, ma per l’opera di Dio: chi opera è lo Spirito Santo. A noi è chiesta la disponibilità, dare quel poco o tanto che abbiamo, perché i miracoli poi li compie Dio”.
La Madonna pone una domanda a Dio: è possibile chiedere a Dio?
“Gesù nel Vangelo ci dice: ‘Chiedete e vi sarà dato’. Il Pellegrinaggio è il gesto della domanda a Dio. Impariamo dalla Madonna a presentare al Signore, la nostra vita e le nostre domande. Siamo sempre colpiti dalle innumerevoli intenzioni di preghiera che ogni anno ci vengono inviate e che durante il cammino notturno vengono proclamate”.
In quale modo vivere lo stupore del Pellegrinaggio?
“La sorpresa che ci commuove ogni anno è segnata dalle numerosissime testimonianze su come, attraverso l’intercessione della Madonna, le varie preghiere vengono esaudite. Ecco un esempio. L’anno scorso ha partecipato al Pellegrinaggio un giovane, con la sua famiglia, che aveva perso tutto nell’alluvione accaduta in Romagna. Dopo il Pellegrinaggio il giovane ci ha inviato questa testimonianza: ‘Siamo partiti disperati, siamo arrivati gioiosi’. E quante testimonianze simili continuano ad arrivarci!”
Il Pellegrinaggio è nato come gesto di ringraziamento alla Madonna: quali sono i motivi di ringraziamento?
“Il Pellegrinaggio a piedi a Loreto è la storia del popolo marchigiano, perché al termine di ogni attività umana, le famiglie insieme andavano a piedi a Loreto per ringraziare la Madonna a Casa sua. Il ringraziamento era sentito fortemente perché la vita è sempre un dono e perciò ogni possibilità umana ci è data come dono. Il metodo migliore per ringraziare il Signore è quello di passare attraverso Mari, che ha saputo accogliere il dono di Dio. Infatti i maceratesi, andando a piedi a Loreto, cantavano: ‘Evviva Maria, Evviva Maria e chi la creò. Senza Maria campar non si può’. Così, ho cercato di fare anch’io, insegnando religione al liceo classico di Macerata: per aiutare i miei studenti a vivere bene gli scrutini e gli esami a conclusione dell’anno scolastico, con meno ansia e più gioia, nel 1978 proposi questa esperienza, che poi si è allargata fino a comprendere giovani e adulti da tutto il mondo”.
A maggio si è aperto l’anno della preghiera, che condurrà all’apertura dell’Anno Santo: perché la preghiera è fondamento della vita del cristiano?
“A presiedere la concelebrazione eucaristica di inizio del pellegrinaggio abbiamo invitato l’arcivescovo mons, Rino Fisichella, che il papa ha incaricato a coordinare le iniziative del prossimo Giubileo 2025. La preghiera è fondamento della vita perché esprime la natura dell’essere umano, che è domanda. La salvezza e la felicità sono doni di chi ci ha creati e salvati. L’uomo per vivere non può non pregare. Infatti Gesù nel vangelo ci rivolge l’invito determinate per la vita: ‘Pregate sempre, perché senza di me non potete fare nulla’. Soprattutto in questo 46° Pellegrinaggio, guidato dalla Fiaccola della Pace, proporremo la preghiera per la pace, perché la pace è dono di Dio, da domandare, accogliere e donare a tutti, perché siamo, come ci ha proposto papa Francesco, Fratelli tutti”.
(Tratto da Aci Stampa)
Papa Francesco: l’Eucarestia è dono di Dio
“Prese il pane e recitò la benedizione (Mc 14,22). E’ il gesto con cui si apre il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia nel Vangelo di san Marco. E noi potremmo partire da questo gesto di Gesù (benedire il pane) per riflettere sulle tre dimensioni del Mistero che stiamo celebrando: il ringraziamento, la memoria e la presenza”; dopo 7 anni, papa Francesco nel pomeriggio ha celebrato in san Giovanni in Laterano la solennità del Corpus Domini con la processione fino a Santa Maria Maggiore: partirà dopo la celebrazione e sarà terminata dalla benedizione solenne del Papa impartita con il Santissimo Sacramento, sottolineando tre le dimensioni del sacramento dell’Eucarestia, ringraziamento, memoria e presenza.
Ringraziamento, in quanto è la parola stessa che invita a rendere grazie: “La parola ‘Eucaristia’ vuole proprio dire ‘grazie’: ‘ringraziare’ Dio per i suoi doni, e in questo senso il segno del pane è importante. E’ l’alimento di ogni giorno, con cui portiamo all’Altare tutto ciò che siamo e che abbiamo: vita, opere, successi, e anche fallimenti, come simboleggia la bella usanza di alcune culture di raccogliere e baciare il pane quando cade a terra: per ricordarsi che è troppo prezioso per essere buttato, anche dopo che è caduto. L’Eucaristia, allora, ci insegna a benedire, ad accogliere e baciare, sempre, in rendimento di grazie, i doni di Dio, e questo non solo nella celebrazione: anche nella vita”.
Il ringraziamento a Dio avviene attraverso concrete azioni: “Ad esempio non sprecando le cose e i talenti che il Signore ci ha dato. Ma anche perdonando e risollevando chi sbaglia e cade per debolezza o per errore: perché tutto è dono e nulla può andare perduto, perchè nessuno può rimanere a terra, e tutti devono avere la possibilità di rialzarsi e di riprendere il cammino. E noi possiamo fare questo anche nella vita quotidiana, svolgendo il nostro lavoro con amore, con precisione, con cura, con precisione, come un dono e una missione. E sempre aiutare chi è caduto: una volta soltanto nella vita si può guardare una persona dall’alto in basso: per aiutarla a risollevarsi. E questa è la nostra missione”.
Dopo il ringraziamento segue la benedizione del pane, che è memoria di un avvenimento: “Per l’antico Israele si trattava di ricordare la liberazione dalla schiavitù d’Egitto e l’inizio dell’esodo verso la terra promessa. Per noi è rivivere la Pasqua di Cristo, la sua Passione e Risurrezione, con cui ci ha liberato dal peccato e dalla morte. Fare memoria della nostra vita, fare memoria dei nostri successi, fare memoria dei nostri sbagli, fare memoria di quella mano tesa del Signore che sempre ci aiuta a sollevarci, fare memoria della presenza del Signore nella nostra vita”.
In questa memoria si gioca la libertà di ciascuna persona: “C’è chi dice che è libero chi pensa solo a sé stesso, chi si gode la vita e chi, con menefreghismo e magari con prepotenza, fa tutto quello che vuole a dispetto degli altri. Questa non è libertà: questa è una schiavitù nascosta, una schiavitù che ci rende più schiavi ancora.
La libertà non si incontra nelle casseforti di chi accumula per sé, né sui divani di chi pigramente si adagia nel disimpegno e nell’individualismo: la libertà si incontra nel cenacolo dove, senza alcun altro motivo che l’amore, ci si china davanti ai fratelli per offrire loro il proprio servizio, la propria vita, come salvati”.
In questo modo l’Eucarestia diventa presenza ‘reale’: “E con questo ci parla di un Dio che non è lontano, che non è geloso, ma vicino e solidale con l’uomo; che non ci abbandona, ma ci cerca, ci aspetta e ci accompagna, sempre, al punto da mettersi, indifeso, nelle nostre mani. E questa sua presenza invita anche noi a farci prossimi ai fratelli là dove l’amore ci chiama…
Vediamo ogni giorno troppe strade, forse una volta odorose di pane sfornato, ridursi a cumuli di macerie a causa della guerra, dell’egoismo e dell’indifferenza! È urgente riportare nel mondo l’aroma buono e fresco del pane dell’amore, per continuare a sperare e ricostruire senza mai stancarsi quello che l’odio distrugge”.
E la processione è un gesto di vicinanza a tutti: “E’ questo anche il significato del gesto che faremo tra poco, con la Processione Eucaristica: partendo dall’Altare, porteremo tra le case della nostra città il Signore. Non lo facciamo per metterci in mostra, e neanche per ostentare la nostra fede, ma per invitare tutti a partecipare, nel Pane dell’Eucaristia, alla vita nuova che Gesù ci ha donato. Facciamo la processione con questo spirito”.
Mentre dopo la recita dell’Angelus di questa mattina papa Francesco ha sottolineato la dimensione del dono eucaristico: “Comprendiamo allora che celebrare l’Eucaristia e cibarci di questo Pane, come facciamo specialmente alla domenica, non è un atto di culto staccato dalla vita o un semplice momento di consolazione personale; sempre dobbiamo ricordarci che Gesù, prendendo il pane, lo spezzò e lo diede loro, perciò, la comunione con Lui ci rende capaci di diventare anche noi pane spezzato per gli altri, capaci di condividere ciò che siamo e ciò che abbiamo”.
E’ stato un invito a diventare ‘eucaristici’: “Ecco, fratelli e sorelle, a cosa siamo chiamati: a diventare ciò che mangiamo, a diventare ‘eucaristici’, cioè persone che non vivono più per sé stesse, nella logica del possesso e del consumo, ma che sanno fare della propria vita un dono per gli altri. Così, grazie all’Eucaristia, diventiamo profeti e costruttori di un mondo nuovo: quando superiamo l’egoismo e ci apriamo all’amore, quando coltiviamo legami di fraternità, quando partecipiamo alle sofferenze dei fratelli e condividiamo il pane e le risorse con chi è nel bisogno, quando mettiamo a disposizione di tutti i nostri talenti, allora stiamo spezzando il pane della nostra vita come Gesù”.
(Foto: Santa Sede)
Da Lubiana un invito alla preghiera
“In questi ultimi 18 mesi, la nostra comunità di Taizé ha vissuto un’avventura di fede: in collaborazione con rappresentanti di movimenti, comunità e organizzazioni di molte Chiese cristiane, abbiamo preparato un ‘Incontro del Popolo di Dio’ chiamato ‘Together/Insieme’. A partire dell’intuizione espressa da frère Alois in occasione dell’apertura del Sinodo sulla sinodalità nella Chiesa cattolica, la preparazione di ‘Together/Insieme’ ci ha portato a intensificare l’ascolto dell’altro, la ricerca dei doni presenti nelle diverse realtà ecclesiali, così come tra le persone di buona volontà nella società”.
Dal Colosseo la Via Crucis di chi ha abbracciato la croce
Al Colosseo, ieri, papa Francesco non ha potuto presiedere la Via Crucis, ma si è unito da Casa Santa Marta alla preghiera dei fedeli, che hanno meditato le stazioni della Via Crucis, incentrate sul tema ‘Voci di pace in un mondo di guerra’ attraverso le voci di tutti coloro che provengono dai paesi martoriati dalla guerra, chiamata ‘terza guerra mondiale a pezzi, con le testimonianze ascoltate dal papa durante i suoi viaggi apostolici e in altre occasioni.
Il testamento di Benedetto XVI ed il ricordo di chi lo ha conosciuto
“Se in quest’ora tarda della mia vita guardo indietro ai decenni che ho percorso, per prima cosa vedo quante ragioni abbia per ringraziare. Ringrazio prima di ogni altro Dio stesso, il dispensatore di ogni buon dono, che mi ha donato la vita e mi ha guidato attraverso vari momenti di confusione; rialzandomi sempre ogni volta che incominciavo a scivolare e donandomi sempre di nuovo la luce del suo volto. Retrospettivamente vedo e capisco che anche i tratti bui e faticosi di questo cammino sono stati per la mia salvezza e che proprio in essi Egli mi ha guidato bene”: così inizia il testamento spirituale del papa emerito Benedetto XVI, deceduto nell’ultimo giorno dello scorso anno.





























