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80 anni della Repubblica Italiana: la FISH richiama l’impegno della Repubblica per i diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie
In occasione dell’80° anniversario della Repubblica Italiana, la Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie (FISH) ha reso omaggio ai valori costituzionali che hanno guidato il Paese in questi decenni e rinnova il proprio impegno affinché i principi di uguaglianza, dignità, solidarietà e partecipazione trovino piena attuazione nella vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
La nascita della Repubblica ha rappresentato l’affermazione di un modello di società fondato sul riconoscimento dei diritti inviolabili della persona e sulla rimozione degli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. A ottant’anni da quella scelta storica, il percorso verso una piena inclusione è ancora una sfida aperta che richiede responsabilità, visione e investimenti concreti.
Le persone con disabilità continuano a confrontarsi con barriere fisiche, culturali e sociali che ostacolano l’esercizio dei diritti fondamentali: dall’accesso all’istruzione al lavoro, dalla mobilità alla salute, dalla vita indipendente alla piena partecipazione alla vita civile, culturale e politica del Paese. La Repubblica è chiamata a garantire che tali diritti non restino enunciazioni di principio, ma si traducano in opportunità reali e uniformi su tutto il territorio nazionale.
Al centro di questo impegno vi sono anche le famiglie, che troppo spesso suppliscono alle carenze dei servizi e del sistema di welfare. Le famiglie delle persone con disabilità svolgono quotidianamente una funzione fondamentale di sostegno, cura e accompagnamento, assumendo responsabilità che richiedono un adeguato riconoscimento sociale e istituzionale. Politiche di sostegno efficaci, servizi territoriali accessibili e percorsi di inclusione personalizzati rappresentano condizioni indispensabili per garantire qualità della vita, autodeterminazione e pari opportunità:
“La celebrazione degli 80 anni della Repubblica deve essere anche un momento di riflessione sul grado di inclusione e di giustizia sociale raggiunto dal nostro Paese. Una Repubblica è davvero fedele ai propri principi costituzionali quando ogni persona, indipendentemente dalla propria condizione, può esercitare pienamente i propri diritti e partecipare alla vita della comunità. Le persone con disabilità e le loro famiglie non chiedono privilegi, ma il pieno riconoscimento della cittadinanza e delle opportunità che spettano a tutti”.
In questa importante ricorrenza, la FISH invita istituzioni, forze sociali e cittadini a rinnovare il patto costituzionale che pone al centro la persona e la sua dignità, promuovendo una società più equa, accessibile e inclusiva. Perché la forza della Repubblica si misura anche dalla sua capacità di garantire diritti, sostegni e partecipazione a chi rischia di essere lasciato ai margini.
Ottant’anni dopo, la Repubblica continua a costruire il proprio futuro attraverso l’inclusione, il rispetto dei diritti umani e il sostegno alle famiglie. Un impegno che riguarda tutti e che non può conoscere arretramenti.
A tal proposito è importante ciò che ha scritto Nino Sergi sul sito di Vita.it: “La Repubblica non è fatta solo di uniformi. È fatta di scuole, ospedali, università, comuni, volontariato, protezione civile, cooperative sociali, associazioni, ricercatori, educatori, medici, infermieri, magistrati, operatori culturali, insegnanti, imprese responsabili che producono lavoro, innovazione, sviluppo e valore sociale, famiglie, giovani, lavoratori, comunità locali, organizzazioni che accolgono, curano, includono, ricostruiscono legami.
E’ fatta da chi ogni giorno prova a rendere l’Italia più comunità, più integrata, più unita, più saldamente europea e più aperta al mondo, più severa nella difesa della dignità umana e più determinata nella costruzione della pace”.
(Foto: Quirinale)
YouTopic Fest 2026 riceve la Medaglia del Presidente della Repubblica
YouTopic Fest 2026, il Festival internazionale sul conflitto promosso da Rondine Cittadella della Pace, ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica, destinata dal Capo dello Stato quale premio di rappresentanza all’iniziativa in programma ad Arezzo da giovedì 4 a domenica 7 giugno 2026 con il titolo ‘Inquietudine. Come custodire la scintilla dell’umano?’
Il riconoscimento arriva alla vigilia di un’edizione che chiama cittadini, giovani, istituzioni, scuole, mondo della cultura, dell’impresa e della società civile a interrogarsi sull’inquietudine del nostro tempo: non come paura da rimuovere, ma come spazio umano in cui possono nascere domanda, relazione e responsabilità, come ha dichiarato Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine:
“Ricevere la Medaglia del Presidente della Repubblica per questa edizione di YouTopic Fest è per Rondine un onore profondo e una responsabilità ancora più grande. Dopo la visita del Presidente Sergio Mattarella alla Cittadella lo scorso anno, questo nuovo riconoscimento ci conferma che educare alla pace, oggi, significa custodire l’umano anche dentro l’inquietudine del nostro tempo”.
I quattro giorni disarmanti di YouTopic Fest prenderanno il via giovedì 4 giugno con la Marcia ‘In Cammino per la Pace’, da Arezzo a Rondine Cittadella della Pace, che partirà alle ore 9:00 da Arezzo, Viale G. Amendola 15, presso il parcheggio del C.C. Centro – ex Ipercoop, e arriverà intorno alle ore 12:00 a Rondine Cittadella della Pace, nell’Arena di Janine, dove si terrà la cerimonia di inaugurazione di YouTopic Fest 2026, con conclusione prevista intorno alle ore 13:00. Tutte le attività si svolgeranno all’aperto.
Alle ore 12:00, al termine della Marcia, si aprirà ufficialmente YouTopic Fest 2026. L’arrivo a Rondine sarà accompagnato da atlete e atleti paralimpici e dall’accoglienza delle studentesse e degli studenti internazionali della World House, giovani provenienti da luoghi segnati dal conflitto che a Rondine imparano ogni giorno a trasformare la distanza in relazione.
L’apertura sarà dedicata allo sport come linguaggio civile, strumento di inclusione e possibilità concreta di superare limiti e barriere. Al centro ci sarà anche la memoria viva di Alex Zanardi che nel 2015 condusse la prima lezione del Quarto Anno Rondine avviando il progetto con una straordinaria testimonianza di vita per i ragazzi: non un’icona lontana, ma una storia capace ancora oggi di generare coraggio, ironia, libertà e capacità di rialzarsi senza trasformare il dolore in retorica.
Tra le voci dell’inaugurazione questo momento saranno Alessandro Benvenuti, attore e regista cinematografico e teatrale; Chiara Bazzoli, scrittrice e autrice del libro ‘C’era un albero in Giappone’; Arturo Mariani, scrittore, calciatore della Nazionale italiana calcio amputati, speaker motivazionale e mental coach; Giada Rossi, campionessa paralimpica e medaglia d’oro; Luciano Tagliaferri, direttore dell’Ufficio scolastico regionale; Daniele Bennati, ex commissario tecnico della Nazionale italiana di ciclismo.
YouTopic Fest 2026 si concluderà domenica 7 giugno con ‘Destinazione Pace. Musica e voci dal mondo insieme contro le guerre’, la grande festa finale del festival di Rondine Cittadella della Pace: una giornata testimonianze e soprattutto tanta di musica. Sul palco Folco Terzani che porterà il suo contributo di parole e riflessione inoltre Amara, Giovanni Caccamo con OIDA – Orchestra Instabile di Arezzo, diretta dal M° Valter Sivilotti; Interverrà anche Lorenzo Jovanotti come ha ricordato pochi giorni fa sui social invitando i suoi fan: ‘Venite a vedere come si costruisce la pace da un piccolo progetto, come si formano uomini e donne di pace, leader di pace, che in questo tempo sono così necessari’. Uno spettacolo unico per sostenere i percorsi di pace di Rondine che vedrà la conduzione straordinaria di Eva Crosetta.
Prenotazioni e informazioni sono disponibili su Rete del Dono – Destinazione Pace: https://www.retedeldono.it/festa-finale-youtopic.
YouTopic Fest 2026 offrirà testimonianze che racconteranno come sia possibile trasformare il conflitto in dialogo e il dolore in occasione di cambiamento. Tra queste la straordinaria storia di Bassam Aramin e Rami Elhanan, un palestinese e un israeliano uniti dalla perdita delle rispettive figlie e dalla scelta di spezzare la catena dell’odio. La loro vicenda sarà raccontata dalle scrittrici Carola Benedetto e Luciana Ciliento. Lo sguardo sul Medio Oriente proseguirà con il confronto tra la scrittrice italo-palestinese Sarah Mustafa e la giornalista italo-israeliana Manuela Dviri. Di grande intensità sarà anche l’incontro tra Franco Bonisoli, ex brigatista coinvolto nel rapimento Moro, e Giovanni Ricci, figlio di uno degli agenti della scorta uccisi in via Fani, protagonisti di un percorso di giustizia riparativa che testimonia la possibilità di ricostruire relazioni anche dopo le ferite più profonde.
Inoltre un momento dedicato al rapporto tra gli scenari globali, costruzione della pace e responsabilità delle imprese. Tra le protagoniste Elisabetta Belloni, già Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e già Direttore Generale del DIS, con un confronto articolato in due momenti complementari moderati dalla giornalista e opinionista Lina Palmerini.
Ed ancora gli angoli del conflitto che personalità della cultura mettersi a nudo e raccontare i propri conflitti personali in dialogo profondo e aperto. Tra questi il reporter Emilio Casalini, l’ex sindaco di Casal di Principe nella lotta alla Camorra, Renato Natale; la scrittrice Angela Staude Terzani; infine il fondatore e presidente di Rondine Franco Vaccari che nell’occasione presenterà in anteprima il suo ultimo libro “Parole Inquiete” Edizioni Ares. Tutto questo e molto altro in un programma ricco e tutto da scoprire nel sito https://youtopicfest.rondine.org/ dove è possibile anche registrarsi ai singoli momenti e approfondire le informazioni.
YouTopic Fest 2026 è realizzato con il patrocinio di: UNESCO, Regione Toscana, Provincia di Arezzo, Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Comune di Castiglion Fibocchi, Comune di Terranuova Bracciolini, Unione dei Comuni del Pratomagno; con il contributo del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana, Poste Italiane, Sebach; con il sostegno di Stride S.r.l., Temera S.r.l., Banca Popolare di Cortona, ElleErre S.r.l., Estra S.p.A., Chimet S.p.A. e Unoaerre Industries S.p.A., Coingas S.p.A., Camera di Commercio Arezzo e Siena, Unioncamere; Itas Mutua; Giacca S.r.l.; con il supporto di Unicoop Firenze e Fondazione Il Cuore si Scioglie, Caporali & Bruni S.r.l., Centro Chirurgico Toscano; Fondazione Baracchi; partner tecnici Fattoria La Vialla, Fondazione Cattolica, Fabianelli, Habitech, Confcommercio, Confindustria Toscana Sud, Assifero, Miniconf S.p.A. L’iniziativa è promossa nell’ambito di Giovanisì, il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.
Repubblica Italiana: la Costituzione per costruire l’Italia
“Nell’80° anniversario della nascita della Repubblica italiana Le invio, a nome mio personale e delle Chiese in Italia, un sentimento di gratitudine, affetto e responsabilità condivisa. Questi ottant’anni racchiudono una storia iniziata con donne e uomini che, dopo la guerra, hanno scelto di ricominciare insieme, portando le differenze nel rispetto della vita democratica. Ricostruire quando tutto sembra distrutto, cercare ciò che unisce in condizioni di profonda divisione e credere nel futuro nonostante il dolore ha richiesto coraggio e fiducia”: così inizia il messaggio del presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, al presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, in occasione dell’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana.
Una Repubblica nata dal senso di cittadinanza: “La Repubblica è nata attraversando la sofferenza, riconquistando la libertà e rifiutando ogni forma di fascismo, con una speranza più forte della paura. E’ nata dal desiderio di non essere più gli uni contro gli altri, ma cittadini insieme, diversi eppure uniti da un destino comune e dal senso del bene comune.
Alcuni seppero guardare oltre se stessi e consegnare alle generazioni future la Costituzione, che ci ricorda che nessuno si salva da solo e che nessuno può essere lasciato solo. L’articolo 54 richiama il dovere di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione e delle leggi, e impone a chi esercita funzioni pubbliche di adempierle con disciplina e onore; questo richiamo orienta l’impegno comune per il bene di tutti”.
Ma soprattutto da un patto tra i cittadini: “La Repubblica non è solo un ordinamento: è un patto tra generazioni che trova concreta attuazione nel lavoro, nella scuola, nella cura, nella giustizia, nell’accoglienza, nella pace e nella partecipazione. L’articolo 1 del Concordato, riconoscendo reciproca sovranità e indipendenza di Italia e Santa Sede, esprime principi di libertà e collaborazione a favore della persona e del bene comune”.
Per questo anche la Chiesa ha ‘collaborato’ nella costruzione della democrazia: “La Chiesa ha sempre voluto cooperare con lo Stato nel pieno rispetto della libertà religiosa e di coscienza, promuovendo dignità, solidarietà e bene comune, in armonia con i valori fondanti della Repubblica. A conferma, nel suo intervento all’apertura della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia a Trieste, Ella ha riconosciuto il contributo dei cattolici alla comunità nazionale, sottolineando che la Costituzione ha dato nuovo senso all’unità del Paese e che l’adesione dei cattolici a essa ha rafforzato coesione e unità”.
Ecco il motivo per cui la Chiesa italiana guarda con gratitudine alla Costituzione italiana: “Le Chiese in Italia guardano a questo anniversario con riconoscenza per il cammino compiuto e con preoccupazione per le ferite presenti: la povertà crescente, la denatalità, la sfiducia, le disuguaglianze, la violenza verbale, l’indifferenza e la tentazione di chiudersi in un destino individuale”.
Ed al contempo condanna la guerra: “Le nostre comunità rifiutano la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti e, ispirate dall’insegnamento di papa Leone, avvertono come urgente il compito di educare alla pace, custodire la democrazia e costruire comunità. L’80° anniversario non può essere solo memoria: deve diventare promessa. Non basta celebrare ciò che abbiamo ricevuto; occorre rinvigorirlo, preservarlo e mantenerlo vivo, con lo stesso spirito che apre al futuro”.
Ed ieri il presidente Mattarella ha ricevuto ha ricevuto il Corpo diplomatico focalizzando il discorso intorno all’art. 11 della Costituzione italiana: “Durante i lavori dell’Assemblea Costituente, nei commenti degli osservatori venivano enfatizzati due principi che poi sarebbero diventati il nucleo dell’Articolo 11 della nostra Carta fondamentale: il ripudio della guerra per regolare vertenze internazionali (irreversibile cambio di prospettiva rispetto al fascismo) e la scelta di condividere sovranità con altri popoli, in condizione di parità, per dar vita a un ordinamento che potesse assicurare pacifica convivenza ed eguaglianza fra gli Stati. Segno eloquente della volontà della Repubblica di essere parte attiva nella comunità internazionale, partecipando alla costruzione del nuovo ordine multilaterale”.
Un richiamo eloquente alla situazione in Ucraina ed in Libano: “Una tendenza regressiva dell’ordine internazionale che ha avuto un acceleratore preciso: l’ingiustificabile invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa. Avvertiamo come nostra la causa della indipendenza e della libertà di Kyiv.
Il caos è tristemente evidente anche in Medio Oriente, conferma che le cattive pratiche raccolgono velocemente seguaci. Ne sono l’eloquente esempio la irrisolta crisi indotta dal conflitto tuttora in atto a Gaza e la perdurante minaccia di una guerra su vasta scala che dall’Iran potrebbe irradiarsi a tutta la regione, e che già colpisce così brutalmente e in modo indebito la popolazione civile del Libano”.
E’ stato un invito a non rassegnarsi: “Tutto questo non deve indurre alla rassegnazione, in nome di un malinteso realismo che, oltre che moralmente deprecabile, rappresenterebbe un grave errore di valutazione. Nel quadro, che appare desolante per la legalità internazionale, va ribadito che si tratta di questione di volontà e di scelte. Possiamo decidere, infatti, di continuare a promuovere la primazia del diritto internazionale e la ricerca di soluzioni condivise, avverso alla logica dello scontro e della discordia”.
Presidente della Repubblica Italiana: la Resistenza è festa di tutti gli amanti della libertà
“Oggi, a San Severino Marche, facciamo memoria del 25 aprile, data della Liberazione del nostro Paese. A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è amor di Patria. Quello che, con immenso sacrificio, ebbero a testimoniare i militari lasciati allo sbando, in assenza di ordini dopo l’8 settembre 1943. I giovani che fuggivano i bandi della sedicente Repubblica Sociale Italiana e che si unirono nelle formazioni partigiane”: il discorso del presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, che ha celebrato la festa della Liberazione a San Severino Marche, medaglia d’oro al merito civile, luogo evocativo della lotta partigiana, ha segnato un nuovo appello alla coesione per una giornata di riconciliazione nazionale, nonostante gli episodi di violenza verificatesi.
Un anniversario che per il presidente della Repubblica è momento fondamentale per ricordare i martiri che difesero con la vita l’Italia: “I contadini che venivano strappati alla terra per essere comandati a lavorare alla cosiddetta Linea Gotica, ultimo tentativo del Reich hitleriano di ritardare la disfatta. Le donne, le famiglie verso cui si scatenò, anche in queste contrade, una cieca violenza.
I sacerdoti, trucidati per rappresaglia, come don Enrico Pocognoni, Medaglia d’oro al Merito civile, parroco di Braccano di Matelica. I Carabinieri, che dettero la vita, come il vice brigadiere Glorio Della Vecchia, Medaglia d’argento al valor militare, al quale venne intitolata la Caserma dei Carabinieri di San Severino e il maggior Pasquale Infèlisi, Medaglia di bronzo al valor militare, al quale è intitolata la Caserma della Legione Carabinieri d’Abruzzo e Molise a Chieti. Questa la storia, scritta con la loro vita. Da questi italiani”.
Il discorso del presidente Mattarella si è soffermato sul valore della democrazia, oggi spesso bistrattato, condannando il collaborazionismo: “Siamo qui perché, sulle macerie di un regime dittatoriale, anche qui, in questo luogo, si trovano le radici della Repubblica. Nata ottant’anni or sono, dalla libera scelta delle cittadine e dei cittadini, solennemente sanzionata dal referendum istituzionale. Nata sugli orrori della guerra, sulla contrapposizione ad un occupante e per redimere l’onta dei collaborazionisti che lo avevano affiancato privilegiando il partito alla Patria. Repubblica nata per esprimere la speranza e l’avvio di un futuro migliore”.
Dalla Resistenza nacque un’Italia nuova e repubblicana, cosa che i giovani non conoscono: “Repubblica nata per esprimere la speranza e l’avvio di un futuro migliore. Le popolazioni delle tante città e i tanti borghi della penisola seppero dar vita a una nuova Italia, verso un Paese in cui ‘buongiorno vuol dire davvero buongiorno’ per usare le parole con cui Vittorio De Sica concluse ‘Miracolo a Milano’. Questo è stato il portato di ottant’anni di pace, di sviluppo, di progresso, segni distintivi dei valori raccolti nella Costituzione del nostro Paese, tanto cara agli italiani”.
Ecco il motivo per cui la Liberazione è una festa di tutti: “E’ questo che celebriamo il 25 aprile: la festa di tutti gli italiani amanti della libertà. La celebriamo da una terra allora attraversata da una linea che divideva l’Italia, dall’Adriatico al Tirreno. Che divideva gli italiani. Una terra segnata dalle distruzioni della guerra”.
Perciò la libertà va difesa in nome di una ‘virtù civica’: “Da San Severino, intendiamo sottolineare (insieme al carattere della nostra ferma unità) la nostra determinazione nella difesa delle nostre libertà, la nostra convinta apertura a condividere, con gli altri popoli, i valori della giustizia e della pace”.
Ed ha fatto menzione anche di molti che aiutarono la Resistenza italiana, quali slavi ed ebrei: “Nelle Marche era insediato il campo di internamento di Urbisaglia, presso l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra. Nel settembre 1943 gli ebrei di quel campo vennero avviati tragicamente a Fossoli e da lì ad Auschwitz. A Fiastra era stato rinchiuso anche Raffaele Cantoni, presidente, nell’immediato dopoguerra, dell’Unione delle Comunità Israelitiche italiane.
Come poc’anzi è stato rammentato, fu un medico di origini ebraiche, Mosè Di Segni (padre dell’attuale Rabbino Capo di Roma) a prendere parte, nella formazione partigiana di Mario Depangher, alla battaglia di Valdiòla, comportamento che gli valse la Medaglia d’argento al valor militare”.
Quindi la lotta al nazifascismo è stata una lotta di popolo, che contribuì alla rinascita dell’Italia: “Il sottotenente dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, che operò, in quegli anni, a San Benedetto del Tronto e a Porto D’Ascoli. Un eroe della Repubblica. Enrico Mattei, protagonista, nel dopoguerra, dell’indipendenza economica e dello sviluppo della nuova Italia”.
La Resistenza aveva un’aspirazione alla pace, nel ricordo di tanti cittadini che hanno ‘sostenuto’ i resistenti: “Così come, a unire popolazioni e Resistenti, in ogni Paese, era la comune aspirazione alla pace. Le dittature che avevano scatenato il Secondo conflitto mondiale avevano preteso di fare della retorica della guerra un valore. Contro il loro disegno, dai morti tra la popolazione civile, dai militari caduti, dalle vittime dei campi di concentramento, si levava, e si leva, una sola invocazione: pace”.
Pace come simbolo della Resistenza, cosa che oggi è stata dimenticata: “La pace per ogni persona. La pace come diritto di ogni popolo. La pace per ogni Paese. Questo il senso della Resistenza. Opporsi alla violenza dell’uomo sull’uomo… In questi ultimi anni stiamo assistendo, dolorosamente, ad antistoriche velleità di affievolire se non addirittura rimuovere quei percorsi”.
(Foto: Quirinale)
Il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ai giovani: siate coraggiosi
“Care concittadine e cari concittadini, si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore. La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace. Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”.
Il discorso di fine anno del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha un inizio che ricorda che l’anno appena terminato è stato terribile per le molte guerre divampate nel mondo, ripetendo la linea del Magistero della Chiesa, che hanno descritto sia papa Francesco che papa Leone XIV.
Infatti ha richiamato il messaggio per la giornata mondiale della pace di papa Leone XIV, che ha invitato a ‘disarmare le parole’: “La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio”.
A distanza di giorni è opportuno tornare a riflettere sulle parole del presidente della Repubblica italiana per cambiare mentalità, come aveva sottolineato a Natale papa Leone XIV: “Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. Riguardano qualunque ambito: quello internazionale, quello interno ai singoli Stati, a ogni comunità, piccola o grande. Per ogni popolo inizia dalla sua dimensione nazionale… Ha richiamato alla necessità di disarmare le parole”.
L’invito del Presidente della Repubblica è quello di meditare le parole papali per ritornare alla propria responsabilità di cittadini: “Se ogni circostanza diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace, non se ne costruiscono le basi.
Di fronte all’interrogativo: ‘cosa posso fare io?’ dobbiamo rimuovere il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno. L’affermazione della libertà, la costruzione della pace sono nell’atto fondativo della nostra Repubblica, che esprime la volontà di realizzare il futuro insieme, attraverso il dialogo. Raffigura la responsabilità di essere cittadini”.
Per ricordare quest’anniversario il presidente Mattarella ha scelto il voto delle donne come uno dei fondamenti della Repubblica italiana: “Il primo fotogramma del nostro viaggio è rappresentato dalle donne. Il segno dell’unità di popolo, infatti, fu simbolicamente impresso dal voto delle donne, per la prima volta chiamate finalmente alle urne. Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità.
L’altro fotogramma riguarda il dialogo: “Di mattina i costituenti discutevano (e si contrapponevano) sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale. La Costituzione italiana, che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni. La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia. Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità”.
Un altro fotogramma riguardano le riforme, la cultura (spesso ‘maltrattata’) e lo sport che hanno permesso ai cittadini di sentirsi italiani e sconfiggere il terrorismo: “Fondamentale alla crescita della identità nazionale è stato (e rimane) il contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica. Il ruolo del servizio pubblico affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo, presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare attorno alle istituzioni della Repubblica…
Le stragi. Il terrorismo. Ricordiamo i volti e i nomi delle vittime. Magistrati, giornalisti, uomini delle istituzioni, esponenti delle forze dell’ordine. E poi tanti, troppi giovani che cadono per mano di ideologie che fanno della violenza il loro unico strumento. Verrà definita la notte della Repubblica. Ma l’Italia prevale. Le istituzioni si dimostrano più forti del terrore. E lo sono grazie all’unità delle forze politiche e sociali, capaci di difendere i principi fondativi della Repubblica”.
Tra questi nomi il presidente della Repubblica italiana ha ricordato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: “Due volti che non possiamo dimenticare: quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della legalità e della lunga lotta contro la mafia. Protagonisti anche dopo il loro assassinio: il loro esempio continua a ispirare, non soltanto in Italia, le nuove generazioni e tutti coloro che non si rassegnano alla prepotenza della criminalità”.
Ma ha ricordato anche un massacro, dimenticato dalla maggioranza degli italiani, di soldati impegnati nella pace: “L’Italia è un attore di grande rilievo sulla scena internazionale, anche grazie al contributo che i nostri militari hanno dato e danno alla costruzione della sicurezza e della pace. Anche qui un cammino con alti prezzi, a partire dal sacrificio dei nostri aviatori in missione umanitaria a Kindu, in Congo, nel 1961. L’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi”.
Insomma il discorso del presidente Mattarella è stato un percorso della democrazia italiana, ma anche un incoraggiamento per i giovani: “Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo… Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia. Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani. Qualcuno, che vi giudica senza conoscervi davvero, vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”.
Sergio Mattarella: la democrazia va difesa
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, domenica pomeriggio ha salutato 1800 cittadini che hanno visitato i Giardini del Quirinale in occasione della Festa della Repubblica, la cui apertura è stata dedicata alle fasce deboli della popolazione coinvolte tramite invito. Ma, soprattutto, è importante riflettere su ciò che ha detto o scritto nel 78^ anniversario della proclamazione della Repubblica italiana, come nel messaggio al capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, sulla definizione di libertà:
“I Padri della Patria erano consapevoli dei rischi e dei limiti della chiusura negli ambiti nazionali e sognavano una Italia aperta all’Europa, vicina ai popoli che ovunque nel mondo stessero combattendo per le proprie libertà.
Il nostro contributo (ed in esso delle Forze Armate) alla causa della pace e della stabilità internazionali è più che mai prezioso nell’odierna situazione caratterizzata da devastazioni e aggressioni alle popolazioni civili in Europa e in Medio Oriente”.
Un particolare riferimento al contributo offerto dalle donne: “La Repubblica è grata alle donne e agli uomini delle Forze Armate per i compiti assolti negli impegnativi teatri operativi ove sono chiamati ad operare, nell’ambito delle missioni delle Nazioni Unite, di quelle frutto della solidarietà fra i Paesi dell’Alleanza Atlantica, delle decisioni alle quali abbiamo concorso in sede di Unione Europea”.
Un altro punto cardine lasciato dal Presidente della Repubblica ai prefetti si basa sulla memoria come compito principale del cittadino: “Fare memoria del lascito ideale di quegli avvenimenti fondativi è dovere civico e preziosa opportunità per riflettere insieme sulle ragioni che animano la vita della nostra collettività, inserita oggi nella più ampia comunità dell’Unione Europea cui abbiamo deciso di dar vita con gli altri popoli liberi del continente e di cui consacreremo, tra pochi giorni, con l’elezione del Parlamento Europeo, la sovranità.
Fare memoria è un esercizio proprio a ogni cittadino e soprattutto per quanti, esercitando pubbliche funzioni, trovano nei principi costituzionali di libertà, uguaglianza e solidarietà una bussola di sicuro orientamento di fronte alle complesse sfide del presente”.
Ma il discorso più esaustivo ed articolato sul valore della democrazia è stato pronunciato prima del concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI diretta dal maestro Michele Gamba: “Il 2 giugno del 1946 l’Italia sceglieva la Repubblica. Quel voto (all’avvio della vita democratica) rappresentò per gli italiani una chiamata alla responsabilità. In quegli anni di speranze diffuse, le aspirazioni al benessere e al miglioramento della condizione personale, procedevano insieme alle conquiste democratiche e sociali”.
Ed ha ricordato un altro valore della Costituzione italiana: “Avvertiamo tutti che da tante parti nel mondo proviene un grido di sofferenza, di richiesta di serenità di vita, di progresso, di giustizia, di pace.
L’Italia, Paese fondatore dell’Unione Europea, convinta partecipe del rapporto transatlantico, dell’amicizia e dell’alleanza in cui questo si esprime, continuerà a impegnarsi (anche nella qualità di Presidente di turno del Gruppo dei 7) per la tutela (sempre, ovunque, per tutti) dei diritti fondamentali della persona, per la pace e il dialogo tra i popoli e gli Stati, per la giustizia e la solidarietà internazionale, per la lotta alla fame, alle malattie, al sottosviluppo, per la difesa dell’ambiente”.
Stessi pensieri nel ricordo delle vittime della strage di piazza della Loggia a Brescia, avvenuta il 28 maggio 1974: “Tutti gli italiani che, nel 1974, erano cittadini consapevoli ricordano, in maniera indelebile, quella orribile giornata, a partire dalle prime, incerte notizie della mattina. Fino alla drammatica conferma, alla diffusione dei particolari, alla straziante contabilità delle vittime”.
E’ stata una ricostruzione chiara delle responsabilità di chi attentava alla vita democratica dell’Italia: “La strage di Brescia fece seguito a numerosi gravi episodi in questo territorio nei mesi immediatamente precedenti: pestaggi, intimidazioni, attentati neofascisti contro sedi di istituzioni, di sindacati, di cooperative, di forze dell’ordine, di giornali, di scuole. Armi, bombe ed esplosivi erano stati scoperti e sequestrati durante gli arresti di alcuni estremisti di destra.
Un giovanissimo neofascista, pochi giorni prima della strage, era morto ucciso dal materiale esplosivo che trasportava. Quella manifestazione (quella del 28 maggio) promossa dai sindacati, nasceva come risposta della cittadinanza, della società civile bresciana contro questa serie di inaccettabili minacce e violenze. Fu, allora, che il terrorismo nero decise di alzare il livello di azione criminale”.
E non ha fatto sconti a nessuno nella difesa della democrazia dopo il voto del 2 giugno 1946: “Di fronte alla guerra violenta di opposti estremismi (nero e rosso) che, in quella stagione di sangue e di aspri conflitti internazionali, provarono a rovesciare la Repubblica e la sua democrazia, possiamo dire oggi, con certezza, che ha prevalso lo Stato, la Repubblica, il suo popolo, con i suoi autentici, leali servitori”.
E la democrazia è viva grazie all’impegno di tanti cittadini: “Una vittoria che è stata di tutti i cittadini italiani, che si sono sempre raccolti, nei momenti più bui, attorno alle istituzioni e che non si sono mai lasciati sedurre dalle insidie della violenza, della lotta armata, dell’eversione. E che mai hanno reclamato l’instaurazione di misure autoritarie per sconfiggere la minaccia terrorista”.
Questi cittadini devono essere ricordati: “La nostra Repubblica è stata difesa e rafforzata, negli anni, dai sacrifici di tanti servitori dello Stato, di tanti cittadini onesti e coraggiosi…
Al di là delle doverose rievocazioni, il modo per ricordarli degnamente è quello di respingere e isolare i predicatori di odio, gli operatori di mistificazione, i seminatori di discordia. È quello di rivendicare e vivere i principi e i valori su cui si basa la nostra Costituzione. Quello di operare costantemente per l’unità del popolo italiano, per la diffusione della libertà e dei diritti, per un quadro internazionale che assicuri la pace nella giustizia”.
(Foto: Quirinale)

























