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Terza Domenica Tempo Ordinario: della Parola di Dio
Papa Francesco con la lettera apostolica ‘Aperuit illis’ del 30 settembre 2019 ha voluto questa domenica come ‘momento opportuno per un riavvicinamento alla parola di Dio, alla sacra Scrittura, per far crescere nel popolo di Dio la familiarità con la Sacra Bibbia, passaggio necessario per una fede cristiana adulta, vissuta come ispiratrice della missione che ogni cristiano è chiamato a svolgere nel mondo’.
L’arresto di Giovanni Battista cede il posto alla missione del Figlio di Dio. Gesù infatti, appresa la notizia dell’arresto di Giovanni, vede in essa un segno manifesto del cielo che invita ad iniziare la sua opera. Abbandona, perciò, la serenità della vita di Nazareth, si trasferisce a Cafarnao da dove inizia la sua opera di evangelizzazione. Giovanni Battista è in prigione in Giudea dove poi finirà decollato, e Gesù inizia la sua predicazione dalla Galilea. Egli ha una missione da compiere affidata dal Padre, la conosce bene e si organizza per realizzarla.
Non resta solo; si sceglie subito dei collaboratori: è gente semplice perché ad operare la costituzione del Regno sarà Dio stesso; scegli così inizialmente due coppie di fratelli: Simone, a cui cambia subito il nome in Pietro, e Andrea, poi i figli di Zebedeo Giovanni e Giacomo. Entrambi le coppie erano onesti lavoratori del mare, che Gesù responsabilizza nel loro nuovo lavoro: ‘Vi farò pescatori di uomini’. Gesù stesso si fa maestro e modello dell’apostolo: ‘percorreva la Galilea insegnando, predicando e curando gli infermi’. Gesù prospetta subito la realizzazione del ‘Regno’ nella sua prima omelia: ‘Convertitevi perché il Regno di Dio è vicino’.
Convertirsi significa cambiare radicalmente la mentalità; abbandonare la via del peccato per seguire la via di Dio perché il peccato rende schiavi e fa abitare nelle tenebre e nell’ombra di morte. Gesù annuncia il regno dei cieli che è vita e gioia. Evidenzia subito la grande novità. Dio è sempre in mezzo agli uomini e si manifesta nella persona di Cristo Gesù. Dio non è una realtà astratta che vive tra le nuvole ma regna tra gli uomini, nel cuore degli uomini è il suo regno di amore e di misericordia.
E’ necessaria però la conversione; cambiare rotta nel modo di pensare ed agire, valutare le cose non secondo l’ottica meramente umana dove prevale l’interesse, l’egoismo, l’arrivismo ma secondo l’ottica divina dove prevale l’amore, perché Dio è amore; il Cristo per amore ha assunto la natura umana, per amore si offrirà al Padre come vittima sulla croce per salvare l’umanità ma il terzo giorno risusciterà perché Figlio di Dio. L’apostolo, il sacerdote, il discepolo deve comprendere sempre più la necessità dell’annuncio, della evangelizzazione; l’apostolo Paolo dirà: ‘Dio mi ha mandato non a battezzare ma a predicare’.
L’annuncio della Parola di Dio, della buona novella, del Vangelo è per gli uomini, come dice il profeta Isaia, ‘fascio di luce, gioia vera, liberazione dal giogo di satana’. Gesù è, infatti, la grande luce per l’umanità che viveva nelle tenebre del peccato e nella schiavitù di satana. Una luce che segna a chiare tinte la via da seguire e la verità, che ci libera dalla schiavitù di satana e dall’ignoranza. Egli è la via che ci porta al Padre per cui dirà Gesù: ‘Nessuno può venire al Padre se non per mezzo mio’.
Gesù prospetta subito ai suoi discepoli il progetto da compiere e realizzare: costituire il Regno di Dio percorrendo la Galilea, insegnando, predicando e curando i malati. Inizia la sua predicazione proprio da Cafarnao, il luogo da dove nell’antichità gli ebrei avevano preso la via dell’esilio. La grande notizia consiste nella certezza che Gesù è l’Emanuele, il Dio con noi, e non abbandona mai la sua Chiesa: ‘Le porte degli inferi non prevarranno’ però è sempre necessario amare perché Dio è amore; sostituire l’orgoglio, l’individualismo, l’arrivismo con l’amore che comporta apertura, comunione, condivisione.
Un amore senza divisione, un annuncio di luce, di pace e di gioia vera: quella gioia che non conosce tramonto, non teme intrighi, non corre rischi perché prodotta da Dio, dalla sua presenza divina. Se tu vuoi, Egli è sempre con te: né malattia, né vecchiaia, né dolore, né disavventura può mai strappare dal tuo cuore la luce e la pace. Santi ne incontrerai tanti nel cielo ma tutti lieti e sereni perché vivono la gioia del possesso di Dio. Gesù è la gioia: quella gioia vera annunciata dagli Angeli a Betlemme: ‘Gloria a Dio, pace agli uomini amati dal Signore’.
Una gioia che fa sperimentare la nuova realtà di figli di Dio: amore senza divisione; da qui l’apostolo Paolo esorta: non ci siano divisione tra voi dicendo: io sono di Paolo, io sono di Pietro, io sono di Apollo; siamo tutti di Cristo perché Cristo si è sacrificato per tutti e in Cristo siamo diventati la sua famiglia, il suo popolo, la sua Chiesa. Allora, cari amici, avviciniamoci alla Sacra Scrittura, alla Parola di Dio: sia questa luce ai nostri passi, vita alla nostra vita. La parola di Dio accolta e testimoniata ci fa salvi.
Giornata Mondiale della Pesca: gettare le reti sulla Parola
“L’Opera dell’Apostolato del mare (Opus Apostolatus Maris) provvede alla cura pastorale specifica rivolta alla ‘gente del mare’, cioè ai naviganti, ai marittimi e alle loro famiglie, nonché ad altre persone le cui vite sono esistenzialmente legate alla navigazione e alla pesca sui mari, sui fiumi e sui laghi, è da tempo oggetto di particolare sollecitudine della Chiesa”: nei giorni scorsi con un Chirografo papa Leone XIV ha istituito l’Apostolato del mare, quale organo di Coordinamento dell’Opera dell’Apostolato del mare.
Il Chirografo ha ripercorso la storia di questa Opera di apostolato: “L’Opera dell’Apostolato del mare, nata all’inizio del ventesimo secolo, ha ricevuto la prima approvazione della Sede Apostolica nel 1922. In seguito, nel 1942, papa Pio XII ha deciso che l’allora Sacra Congregazione Concistoriale avesse ‘l’alta direzione dell’Opera’ dell’Apostolato del mare. Tale disposizione è stata confermata dalla sopramenzionata Costituzione Apostolica Exsul Familia.
In data 21 novembre 1957 la Congregazione Concistoriale ha emanato le Leges Operis Apostolatus Maris, disponendo le norme per la cura pastorale dei marittimi e dei naviganti, nonché attribuendo ai Cappellani dell’Apostolato del mare determinate facoltà e privilegi. Con Decreto Apostolatus Maris dell’allora Pontificia commissione per la cura spirituale dei migranti e degli itineranti, del 24 settembre 1977, le norme e le facoltà sono state revisionate alla luce del Concilio Vaticano II.
San Giovanni Paolo II con Motu Proprio Stella Maris, del 31 gennaio 1997, ha aggiornato le norme precedentemente emesse e, infine, papa Francesco ha disposto che la direzione dell’Opera dell’Apostolato del mare spetti al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il quale nel frattempo ha assunto le competenze relative alla pastorale dei migranti e degli itineranti (cfr. art. 166 § 1, Cost. Ap. Praedicate Evangelium)”.
Mentre domani ricorre la Giornata Mondiale della Pesca che quest’anno risponde al tema ‘non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti’. La Giornata è stata istituita nel 1998 con la volontà di rendere omaggio ai pescatori che, con la loro professione, offrono un servizio utile all’intera società.
Nel messaggio il prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, card. Michael Czerny, ha sottolineato il tema della speranza: “Dal 1998, ogni 21 novembre si celebra la Giornata Mondiale della Pesca. Il suo obiettivo è richiamare l’attenzione sullo stile di vita nel settore ittico. Sostiene inoltre la pesca sostenibile, riconoscendo e rendendo omaggio alle comunità di pescatori di tutto il mondo e sottolineando l’importanza di questa attività per la vita umana e la salute degli ecosistemi. Oltre al Giubileo, quest’anno ricorre il decimo anniversario dell’enciclica ‘Laudato sì’ di papa Francesco, che dedica notevole attenzione alla cura dei mari e degli oceani, considerandoli parte della ‘casa comune’ e dell’equilibrio ecologico globale”.
Quindi il mare è un prezioso ecosistema da tutelare: “Papa Francesco ha anche fatto riferimento ai metodi distruttivi di pesca con le loro conseguenze fatali e ha anche collegato la crisi degli oceani. con le ingiuste condizioni di lavoro nell’industria della pesca, la tratta di esseri umani e l’impatto sulle comunità costiere impoverite. I mari non sono solo una realtà fisica, ma anche uno spazio spirituale di interdipendenza tra l’essere umano e tutto il Creato. In modo speciale, i pescatori possono essere custodi del Creato. Purtroppo, molti pescatori affrontano tempeste ben oltre i mari: basso reddito, precarietà lavorativa, cattive condizioni di lavoro, lontananza dalle loro famiglie. Non dobbiamo dimenticare che dietro ogni pescato c’è una vita, una famiglia, una chiamata allo sviluppo integrale!”
Anche papa Leone XIV ha descritto nell’esortazione apostolica ‘Dilexi te’ le situazioni di ingiustizia sociale, che causano povertà: “Questo vale anche per il mondo della pesca, considerando che nella catena del valore della pesca manca l’assunzione attiva di responsabilità a causa della natura e dell’immensità degli oceani, ed è estremamente difficile controllare le attività umane in quei luoghi. Tuttavia, ‘dobbiamo impegnarci sempre di più per risolvere le cause strutturali della povertà’, anche nel settore della pesca. Questo impegno implica la valorizzazione e la promozione della dignità umana”.
Quindi la cura del mare non può essere disgiunta dalla cura della persona: “E’ evidente che la cura del mare e della pesca è intimamente legata alla cura delle persone. Oltre ai controlli necessari per applicare le leggi e le misure relative alle condizioni di lavoro dei pescatori, in questa Giornata Mondiale della Pesca è importante sottolineare la necessità di vegliare sulla difesa della dignità dei pescatori (compresi quelli impegnati nell’acquacoltura) e delle loro famiglie, ricercandone lo sviluppo integrale.
Bisogna dare voce ai pescatori affinché le politiche e le leggi che li riguardano non siano discusse solo da coloro che ‘vivono e ragionano partendo dalla comoda posizione di un alto livello di sviluppo e di una qualità di vita ben al di là della portata della maggior parte della popolazione mondiale’. Giovanni Paolo II ci ha sempre parlato della corresponsabilità di coloro che si dedicano alla pesca sia a livello locale che locale”.
Infine ha ricordato la ‘vicinanza’ della Chiesa: “La Chiesa, attraverso l’Opera dell’Apostolato del Mare, vuole essere presente laddove pescatori e marinai soffrono di più. Nelle parrocchie costiere e nei porti, i loro cappellani e volontari accompagnano coloro che sopportano lunghe assenze dalle loro famiglie, condizioni di lavoro pericolose e giornate difficili in mare, diventando anche portavoce della loro dignità. Grazie per questo servizio!
Affidiamo tutti i marinai, i pescatori e le loro famiglie alla protezione materna di Maria, Stella Maris. Anche quando sono stanchi, in mezzo alla tempesta, privi di condizioni di vita dignitose, lontani da familiari e amici, senza aver pescato nulla, tuttavia con la fede di san Pietro, ‘al tuo comando getterò le reti’. Possa Maria guidare e proteggere coloro che solcano i mari e, con la sua materna intercessione, sostenere tutti nella speranza, nella giustizia e nell’impegno per la cura dei mari”.
Papa Leone XIV: farsi pescatori di famiglie
“Sono lieto che, all’indomani della celebrazione del Giubileo delle Famiglie, dei Bambini, dei Nonni e degli Anziani, un gruppo di esperti si sia riunito presso il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita a riflettere sul tema: ‘Evangelizzare con le famiglie di oggi e di domani. Sfide ecclesiologiche e pastorali’. Tale tema ben esprime la preoccupazione materna della Chiesa per le famiglie cristiane presenti in tutto il mondo: membra vive del Corpo mistico di Cristo e primo nucleo ecclesiale a cui il Signore affida la trasmissione della fede e del Vangelo, specialmente alle nuove generazioni”.
In un messaggio inviato ad un seminario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, in programma fino a domani, papa Leone XIV ha invitato a farsi ‘pescatori di famiglie’ per offrire loro l’incontro con la tenerezza di Dio attraverso la testimonianza della grazia del matrimonio, riprendendo le ‘Confessioni’ di sant’Agostino: “La domanda profonda d’infinito scritta nel cuore di ogni uomo conferisce ai padri e alle madri il compito di rendere i propri figli consapevoli della paternità di Dio”.
E’ stato un invito ad accogliere le ‘sfide’ del mondo: “Il nostro è un tempo caratterizzato da una crescente ricerca di spiritualità, riscontrabile soprattutto nei giovani, desiderosi di relazioni autentiche e di maestri di vita. Proprio per questo è importante che la comunità cristiana sappia gettare lo sguardo lontano, facendosi custode, davanti alle sfide del mondo, dell’anelito di fede che alberga nel cuore di ognuno”.
Il papa ha invitato a raggiungere le famiglie ‘lontane’: “Ed è particolarmente urgente, in questo sforzo, rivolgere un’attenzione speciale a quelle famiglie che, per vari motivi, sono spiritualmente più lontane: a quelle che non si sentono coinvolte, che si dicono non interessate, oppure che si sentono escluse dai percorsi comuni, ma nondimeno vorrebbero essere in qualche modo parte di una comunità, in cui crescere e con cui camminare. Quante persone, oggi, ignorano l’invito all’incontro con Dio!”
Quindi è un invito a non ‘privatizzare’ la fede: “Così, pur con sani e santi desideri, mentre cercano sinceramente dei punti di appoggio per salire i sentieri belli della vita e della gioia piena, molti finiscono coll’affidarsi a falsi appigli che, non reggendo il peso delle loro istanze più profonde, li lasciano scivolare di nuovo verso il basso, allontanandoli da Dio e rendendoli naufraghi in un mare di sollecitazioni mondane”.
Perciò il papa ha chiesto di gettare comunque le ‘reti’: “Tra loro ci sono papà e mamme, bambini, giovani e adolescenti, a volte alienati da modelli di vita illusori, dove non c’è spazio per la fede, alla cui diffusione contribuisce non poco l’uso distorto di mezzi in sé potenzialmente buoni, come i social, ma dannosi quando fatti veicolo di messaggi ingannevoli.
Ebbene, ciò che muove la Chiesa nel suo sforzo pastorale e missionario, è proprio il desiderio di andare a ‘pescare’ questa umanità, per salvarla dalle acque del male e della morte attraverso l’incontro con Cristo”.
Riprendendo gli insegnamenti di papa san Giovanni Paolo II e di papa Francesco, papa Leone XIV ha sottolineato che la fede è risposta a uno sguardo d’amore, come affermava sant’Agostino: “Quante volte, in un passato forse non molto lontano, ci siamo dimenticati di questa verità e abbiamo presentato la vita cristiana principalmente come un insieme di precetti da rispettare, sostituendo all’esperienza meravigliosa dell’incontro con Gesù, Dio che si dona a noi, una religione moralistica, pesante, poco attraente e, per certi versi, irrealizzabile nella concretezza del quotidiano”.
Ed il compito dei vescovi è gettare le ‘reti’: “In questo contesto tocca prima di tutto ai vescovi, successori degli Apostoli e Pastori del gregge di Cristo, gettare la rete in mare facendosi ‘pescatori di famiglie’. Anche i laici, però, sono chiamati a lasciarsi coinvolgere in tale missione, divenendo, accanto ai Ministri ordinati, ‘pescatori’ di coppie, di giovani, di bambini, di donne e uomini di ogni età e condizione, affinché tutti possano incontrare Colui che solo può salvare”.
Quindi come afferma l’esortazione apostolica ‘Amoris Laetitia’ occorre ‘promuovere l’incontro con la tenerezza di Dio’: “Non si tratta di dare, a domande impegnative, risposte affrettate, quanto piuttosto di farsi vicini alle persone, di ascoltarle, cercando di comprendere con loro come affrontare le difficoltà, pronti anche ad aprirsi, quando necessario, a nuovi criteri di valutazione e a diverse modalità di azione, perché ogni generazione è diversa dall’altra e presenta sfide, sogni e interrogativi propri.
Ma, in mezzo a tanti cambiamenti, Gesù Cristo rimane ‘lo stesso ieri e oggi e per sempre’. Perciò, se vogliamo aiutare le famiglie a vivere cammini gioiosi di comunione e ad essere semi di fede le une per le altre, è necessario che prima di tutto coltiviamo e rinnoviamo la nostra identità di credenti”.
(Foto: Santa Sede)
Da Milano il nuovo arcivescovo di Crotone
Sabato 22 febbraio nel duomo dell’arcidiocesi di Milano mons. Mario Delpini, affiancato dai vescovi con-consacranti mons. Michele Di Tolve, vescovo ausiliare di Roma e rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore, e mons. Paolo Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia Meridionale, ha celebrato l’ordinazione episcopale di mons. Alberto Torriani, scelto lo scorso 11 dicembre da papa Francesco come arcivescovo della diocesi di Crotone-Santa Severina, diocesi in cui il presule farà il suo ingresso ufficiale il prossimo 30 marzo.
Nella sua omelia ispirata come sempre dalle letture della Messa, mons. Delpini ha raccontato lo smarrimento degli apostoli dopo lo smarrimento di Gesù: “Erano pescatori e, dopo tante vicende entusiasmanti e sconcertanti, tornano a pescare: cioè non sanno che altro fare. Vanno a pescare e non prendono niente: sono un fallimento. E’ una immagine piuttosto desolante della Chiesa: ridotta a pochi, incerta e smarrita su ciò che si deve fare. Inconcludente e inefficace”.
In questa situazione ci si potrebbe riconoscere anche la Chiesa: “Forse la Chiesa di oggi si riconosce nello smarrimento? Forse si deve riconoscere il fallimento di tante buone intenzioni che ispirano proposte, iniziative, pratiche tradizionali? Sono in molti oggi a interpretare il momento di Chiesa che siamo vivendo come quel mattino lungo la spiaggia del mare di Tiberiade. In che cosa abbiamo fallito? Perché siamo diventati pochi? Perché siamo smarriti? Perché le persone di Chiesa chiamate ad essere pescatori di uomini non pescano niente?”
Ciò avviene perché non si riconosce più Gesù che si manifesta: “In questa situazione di smarrimento Gesù è presente come uno sconosciuto. Come in tutti i racconti delle manifestazioni pasquali, Gesù si rende presente e non viene riconosciuto. Ogni momento della storia della Chiesa è segnato da questo rischio: Gesù è presente, ma i discepoli non lo riconoscono. I discepoli si impegnano, fanno molte cose, fanno molti discorsi, fanno molti tentativi: vivono, insomma, come se Gesù fosse un ricordo, una assenza. Forse per questo nella Chiesa ci sono segni di stanchezza, di scoraggiamento, di smarrimento”.
In tale smarrimento solo l’apostolo Giovanni riconosce Gesù: “E’ il discepolo amato che riconosce Gesù e aiuta Pietro e gli altri a riconoscerlo. Quale percorso di fede ha compiuto il discepolo che Gesù amava? E’stato sotto la croce. Ha ricevuto la parola ultima del Crocifisso.
Ha preso nella sua casa Maria, la madre di Gesù. E’ stato introdotto al mistero della morte che diventa principio di vita, del finire che diventa inizio, della sconfitta che diventa compimento. Perciò è colui che riconosce la presenza di Gesù e sa che senza di lui non si può fare nulla. Chi dimora in Gesù, invece, porta molto frutto”.
Da questo brano evangelico mons. Delpini ha definito la missione del vescovo, seguendo l’esempio dell’apostolo Giovanni: “Così si può descrivere la missione del Vescovo: colui che riconosce Gesù e aiuta i fratelli e le sorelle a riconoscerlo. La comunità cristiana e anche la comunità civile chiedono al Vescovo molte cose, lo desiderano presente in molte manifestazioni, lo applaudono e lo circondano di onore, di molte attenzioni, lo ritengono responsabile di tutto quello che avviene nella Diocesi e quindi lo assediano con richieste e non gli risparmiano le critiche.
Tutto questo fa parte del ruolo. Ma nella verità il Vescovo ha solo una cosa da fare: stare sotto la croce, entrare nel compimento della rivelazione di Gesù e così riconoscerlo e aiutare gli altri a riconoscerlo: è il Signore!”
Infine, prima della benedizione finale, mons. Torriani ha letto un commosso messaggio di ringraziamento alla Chiesa: “Grazie alla Chiesa, a quella Ambrosiana e a quella di Crotone-Santa Severina che mi accoglie come vescovo. Grazie al Santo Padre, soprattutto in questi giorni di apprensione per la sua salute: in lui vedo l’uomo di Dio e nei suoi gesti la conseguenza della sua appartenenza a Dio. Ci basta questo per essere bravi preti, bravi vescovi… o semplicemente uomini e donne capaci di desiderio”.
Aggiungendo subito dopo: “Grazie a tutti voi bimbi, ai voi ragazzi/e, a voi giovani e a voi famiglie e colleghi conosciuti nelle stagioni dei primi entusiasmi del ministero fino a quelle della maturità. Dagli amici di Novate, poi a Monza e a Gorla Minore, poi a Milano al Collegio San Carlo e in Parrocchia al Rosario. In questi ‘luoghi’ del cuore ho imparato a condividere la gioia, quella vera, quella che non sbiadisce, quella che è segno di un incontro con Chi della vita ha la pretesa di essere il senso e il compimento di ogni desiderio”.
(Foto: diocesi di Milano)
Papa Francesco chiede all’Azione Cattolica Ragazzi di vivere lo stupore del Presepe
Mancano pochi giorni a Natale e, come consuetudine, papa Francesco ha ricevuto la visita i ragazzi dell’Azione Cattolica per uno scambio di auguri, ricordando la necessità dello stupore per i giorni di Natale, chiedendo di guardare negli occhi i bisognosi, non dimenticando i bambini bisognosi con un pensiero particolare ai ragazzi ucraini che hanno vissuto la guerra e che hanno dimenticato il sorriso, con l’invito ad essere pescatori di uomini:
“Avete scelto, come guida per il cammino formativo di quest’anno, il tema ‘Prendere il largo’. Questo fa pensare subito ai primi discepoli di Gesù, che erano pescatori; Gesù li ha fatti diventare ‘pescatori di uomini’. Allora vorrei riflettere un momento con voi su queste due immagini: la pesca e lo stupore”.
Ed allora ecco l’importanza di essere pescatori: “Primo: la pesca, essere pescatori di uomini. Cosa vuol dire? Forse ‘catturare” le persone, magari usando reti più moderne? Non è certo questo che vuole il Signore. Dio non vuole ‘catturare’ nessuno, perché rispetta la nostra libertà. Invece offre a tutti il suo amore e la sua salvezza, senza pretendere nulla in cambio e senza esclusioni… E’ così che Gesù fa il ‘pescatore di uomini’: contagiandoli con la gioia e la meraviglia del suo amore”.
Ma solo con la gioia nasce lo stupore: “Perché questa gente non si sa stupire! Tutto così, tutto uguale, monotono: hanno perso la capacità dello stupore. Natale è un momento davvero speciale in questo senso: le strade si riempiono di luci, si scambiano i regali, la liturgia si arricchisce di canti e di suoni bellissimi… I bambini e i ragazzi dell’Azione Cattolica vengono qui e, uno due tre, cantano… Tutto è bello”.
Per questo il papa ha affermato che il presepe suscita stupore: “Pensiamo al Presepe: quanto stupore c’è lì! I pastori, i Magi e gli altri personaggi circondano la grotta coi loro volti meravigliati, coinvolgendo come in una grande festa perfino gli animali e tutto il paesaggio. Fermatevi davanti a un presepio e guardate bene; poi andate ad un altro e guardate bene… In tutti c’è varietà, i presepi napoletani sono bellissimi! Ma in tutti non mancano mai Gesù, la Madonna e Giuseppe: quell’Amore che Dio ci ha inviato e la Madonna e Giuseppe che lo fanno crescere”.
Lo stupore ha caratterizzato la vita di Carlo Acutis con l’invito a non essere ‘fotocopia’: “Attenti, però, perché questo non vale solo a Natale. Tutta la nostra vita, infatti, è un dono straordinario: ciascuno di noi è unico e ogni giorno è speciale, come amava dire il beato Carlo Acutis. Lo conoscete voi? Sapete che presto sarà santo? Bello! Lui diceva: dobbiamo essere ‘originali’, non ‘fotocopie’! E quanta gente non ha capacità di essere originale. Sono fotocopie!
Oggi si fa questo perché il giornale dice che si deve fare, o per abitudine. E il Natale per tanta gente è una ‘fotocopia’ di tante cose e non è l’incontro (tanto bello!) che ogni anno ci porta novità, novità all’anima e al cuore di ognuno di noi. Guardate il presepe, guardate la Madonna, Giuseppe e il Bambino, i Magi, i pastori, gente umile, che va a guardare Gesù”.
Per questo il papa ha invitato a vivere lo stupore del Natale: “Impariamo allora a stupirci. Per favore non perdete la capacità dello stupore. Impariamo a non dare mai nulla per scontato, soprattutto l’amore: quello di Dio e quello delle persone che incontriamo. Contagiamo tutto e tutti con la nostra meraviglia: di casa in casa, di parrocchia in parrocchia, di città in città, di nazione in nazione.
Così diffondiamo felicità, fiducia e consolazione. Il Natale è una bella notizia. Non è per fare il cenone e niente di più. Si fa il cenone, è bello, la famiglia… Ma anche altre cose: si guarda il presepe, si va in chiesa. E’ una festività che è alla radice della nostra fede”.
Ed infine li ha ringraziati per i regali per chi ne ha bisogno, rallegrandosi gli Angeli, specialmente per i bambini ucraini: “So che avete portato dei doni per chi ha più bisogno. Non dimenticate i bisognosi! E quando voi trovate bambini bisognosi, gente bisognosa, guardateli negli occhi e toccate la mano quando date l’elemosina, vicinissimi, con quella vicinanza che soltanto dà l’amore.
E Maria e Gesù erano bisognosi. Chi di voi va a partorire dove è nato Gesù? Vanno alla clinica o alla casa… Gesù è nato lì, in una stalla. Erano poveri, erano bisognosi. Non dimenticatevi dei bambini bisognosi, cercateli! E date il vostro amore, la vostra compagnia e aiutateli. Mi piace questo, che avete portato doni da dare ai poveri.
E vi incoraggio ad essere sempre vicini, nella preghiera e nella carità, a chi soffre, a tanti ragazzi come voi che stanno male per la fame, la guerra, le malattie. A proposito della guerra, vengono qui dei ragazzi dall’Ucraina: li portano per toglierli da quella guerra brutta. Sapete che i ragazzi ucraini, che hanno vissuto la guerra, hanno dimenticato il sorriso? Non sanno sorridere. Pensate a questi bambini, a questi ragazzi”.
Poi ha incontrato anche una delegazione della Federazione Italiana Bocce, uno sport molto ‘simpatico’ al papa, perché è ‘sociale’: “Penso che i campioni di bocce siano gente che fa l’impiegato, o l’insegnante, o l’idraulico… Insomma persone normali che hanno la passione per questo gioco forse un po’ fuori moda, ma tanto ricco di umanità.
E qui vengo al secondo motivo della mia simpatia per le bocce: è uno sport che io associo a un certo tipo di socialità, di amicizia sociale… Una volta era molto diffuso nei paesi, nel mondo rurale, dappertutto c’era il campo delle bocce, anche nelle parrocchie. Era un modo di stare insieme, di passare il tempo in compagnia, un divertimento sano e tranquillo. La società è cambiata, e così pure lo sport delle bocce: giocano anche le donne, i giovani; lo praticano tante persone con disabilità, e mi congratulo con voi per tutto”.
(Foto: Santa Sede)
3^ Domenica del Tempo Ordinario: la Domenica della Parola di Dio
Papa Francesco con la lettera apostolica ‘Aperuit illis’ del 30 settembre 2019 ha voluto questa domenica come “momento opportuno per un riavvicinamento alla parola di Dio, alla sacra Scrittura, per far crescere nel popolo di Dio la familiarità con la Sacra Bibbia, passaggio necessario per una fede cristiana adulta, vissuta come ispiratrice della missione che ogni cristiano è chiamato a svolgere nel mondo”.
Giornata della Pesca: il card. Turkson chiede dignità per i pescatori
Oggi si celebra la Giornata Mondiale della Pesca, celebrata dal 1998, che dà lavoro e sostentamento a circa il 10% della popolazione lavorativa globale; infatti sono più di 800.000.000 le persone che dipendono, come fonte di reddito e di approvvigionamento alimentare, dalla pesca; il 97% vive nei paesi in via di sviluppo.
Mazara del Vallo in festa per la liberazione dei pescatori
Sono in navigazione verso Mazara del Vallo gli equipaggi del ‘Medinea’ e ‘Antartide’, liberati giovedì scorso a Bengasi, dopo la visita del premier Giuseppe Conte e il ministro degli esteri, Luigi Di Maio, al generale Khalifa Haftar. I due pescherecci sono partiti venerdì e stanno navigando in direzione della Sicilia, dove contano di arrivare nella mattinata di domani. A Mazara del Vallo da giovedì è festa tra i familiari che vivono ancora le loro giornate all’interno dell’aula consiliare del Comune, come ha affermato mons. Domenico Mogavero:
La Chiesa per la protezione dei pescatori chiede il rilascio di quelli siciliani
“Infine, in questa Giornata Mondiale della Pesca, il mio pensiero va ai pescatori di tutto il mondo che vivono disagi e difficoltà. Vorrei menzionare, in particolare, i diciotto pescatori di diverse nazionalità provenienti da Mazara del Vallo, in Sicilia, che sono trattenuti in Libia dal 2 settembre, senza possibilità di comunicare con le loro famiglie. Queste continuano ad aspettare con ansia informazioni sui loro cari e l’opportunità di parlare con loro. Ma, soprattutto, sono impazienti di riunirsi. Per questa semplice ragione umanitaria, faccio appello ai Governi e alle Autorità nazionali competenti affinché risolvano questa penosa situazione e trovino una soluzione positiva attraverso un dialogo aperto e sincero”.
La Chiesa celebra la Domenica del mare
“Questi sono tempi difficili per il mondo, perché abbiamo a che fare con le sofferenze causate dal coronavirus. Il vostro lavoro da marittimi e pescatori è diventato ancora più importante, per assicurare alla grande famiglia umana cibo e altri generi di prima necessità. Di questo, noi vi siamo riconoscenti. Anche perché siete una categoria molto esposta. Negli ultimi mesi la vostra vita e il vostro lavoro sono notevolmente cambiati e avete affrontato (e ancora affrontate) tanti sacrifici, lunghi periodi di lontananza a bordo delle navi senza poter scendere a terra. La lontananza dai familiari, dagli amici e dal proprio Paese, la paura del contagio, tutti questi elementi sono un peso faticoso da portare, ora più che mai. Vorrei dirvi: sappiate che non siete soli e non siete dimenticati”.




























