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Formazione: patto Regione Friuli Venezia Giulia e Rondine promuove competenze trasversali
“Il protocollo d’intesa firmato tra la Regione Friuli Venezia Giulia e l’associazione Rondine Cittadella della Pace è finalizzato a promuovere lo sviluppo delle competenze trasversali e il successo formativo degli studenti. Come amministrazione regionale siamo da sempre impegnati nella valorizzazione di percorsi formativi innovativi di respiro internazionale e nel sostegno alle giovani generazioni. Un impegno che coniuga didattica tradizionale e apprendimento non formale e informale, con l’obiettivo di potenziare le competenze trasversali e le soft skills”.
Lo ha affermato l’assessore regionale al Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia Alessia Rosolen che nei giorni scorsi ha sottoscritto, insieme al vicepresidente di Rondine Angiolo Fabbroni, un’importante partnership:
“In un contesto segnato da profondi cambiamenti sociali, rapidi sviluppi tecnologici e persistenti tensioni globali – ha spiegato Rosolen – le competenze trasversali rappresentano uno strumento essenziale per affrontare l’incertezza e gestire le sfide contemporanee. Attraverso questa collaborazione intendiamo integrare nel sistema scolastico regionale, valorizzando gli strumenti già disponibili per l’ampliamento dell’offerta formativa, un modello educativo innovativo orientato al dialogo e alla crescita personale degli studenti, con ricadute significative sia a livello locale sia internazionale”.
Nel dettaglio, l’intesa – di carattere pluriennale – mira a favorire l’introduzione nelle scuole del territorio, nel rispetto dell’autonomia scolastica, metodologie innovative capaci di favorire la diffusione di un approccio trasformativo e generativo al conflitto, la cittadinanza attiva e il benessere sociale.
La collaborazione punta, inoltre, a contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, in particolare nei campi dell’educazione, dell’inclusione e del benessere; a rafforzare le competenze trasversali dei giovani; a prevenire fenomeni di degenerazione della conflittualità sociale e della dispersione scolastica; e a promuovere sinergie tra scuole, università, enti e imprese.
Rondine Cittadella della Pace è un’associazione internazionale con sede ad Arezzo, nel borgo omonimo che dal 1998 accoglie giovani provenienti da Paesi in guerra o in fase post-bellica, promuovendo percorsi di convivenza e dialogo. All’interno del borgo è stato sviluppato il “Metodo Rondine”, riconosciuto a livello nazionale e internazionale.
Nel 2020 il Ministero dell’Istruzione e Rondine hanno siglato un accordo per la diffusione del metodo nelle scuole, valorizzandolo come strumento di welfare di comunità e di innovazione educativa, con particolare attenzione alla gestione dei conflitti, all’educazione civica e alla diplomazia educativa digitale. Nel tempo, l’associazione ha ottenuto numerosi riconoscimenti e attivato collaborazioni con istituzioni e organizzazioni internazionali, tra cui Maeci, Onu, Osce, Unione europea e Unesco.
Rondine ha inoltre collaborato con diversi soggetti del territorio regionale al progetto ‘Sport for Peace’, iniziativa volta a valorizzare i cosiddetti ‘luoghi terzi’, come lo sport, quali spazi privilegiati di dialogo e coesione sociale. Per i vertici dell’associazione, che hanno ringraziato la Regione per aver riconosciuto il valore del ‘Metodo Rondine’ e per aver scelto di investire nello sviluppo delle competenze trasversali e nella crescita integrale delle giovani generazioni, la firma di questo protocollo d’intesa rappresenta un passo significativo verso la costruzione di una scuola sempre più capace di rispondere alle sfide del nostro tempo.
Durante l’evento è stato ricordato che Rondine da oltre 20 anni lavora per trasformare il conflitto in opportunità di apprendimento e di relazione, accompagnando i giovani in percorsi di consapevolezza, dialogo e responsabilità. Portare questo approccio nelle scuole significa contribuire a formare cittadini più liberi, capaci di affrontare le complessità del presente con spirito critico e apertura.
Questa collaborazione rafforza l’impegno comune nel promuovere un modello educativo che mette al centro la persona, la qualità delle relazioni e la costruzione di comunità inclusive e pacifiche, nella convinzione che investire oggi nell’educazione al dialogo e alla gestione dei conflitti significhi costruire basi solide per il futuro, a livello locale e internazionale.
‘Siamo tutti Mariano’: la Fondazione Bambino Gesù del Cairo adotta il bambino di 200 kg
Esistono momenti che tracciano una linea definitiva tra il ‘prima’ e il ‘dopo’, istanti in cui una vita fragile incontra una promessa più grande della paura. Per il piccolo Mariano, residente a Vena di Maida, in provincia di Catanzaro, quel confine è stato attraversato il 5 febbraio, quando la Fondazione Bambino Gesù del Cairo Ente Filantropico ETS ha scelto di stringerlo a sé, adottando ufficialmente il suo cammino di guarigione, protezione e rinascita.
Mariano, conosciuto come ‘il bambino di 200 kg’, porta sulle sue giovani spalle una condizione di obesità patologica grave che ha segnato profondamente la sua infanzia. Quel numero non racconta soltanto un peso corporeo: racconta fatica, immobilità, vulnerabilità, isolamento. Racconta l’urgenza di cure altamente specialistiche e di un accompagnamento continuo, medico e umano. La sua situazione richiede un percorso multidisciplinare strutturato (endocrinologico, nutrizionale, psicologico e riabilitativo) capace di restituirgli non solo salute, ma prospettiva, autonomia e dignità.
Non si è trattato soltanto di una firma su un accordo legale con i genitori, Sigismondo e Tamara, ma di un atto di responsabilità morale e spirituale. La Fondazione ha scelto di farsi scudo, casa e custode di Mariano, assumendo la responsabilità esclusiva di raccogliere, coordinare e garantire ogni energia, ogni risorsa e ogni gesto d’amore che il mondo vorrà donargli. Un impegno fondato sulla trasparenza più rigorosa, affinché ogni contributo si trasformi in cura concreta, ogni donazione in dignità tangibile, ogni sostegno in futuro reale.
Come una carezza dolce, a suggello di questo legame appena nato, il 6 febbraio la storia di Mariano ha toccato le vette della speranza e della grazia. Il bambino e la sua famiglia sono stati accolti in Udienza Privata da Sua Santità Papa Leone XIV. In quel silenzio sospeso, carico di luce e di pace, Mariano ha ricevuto la Benedizione Apostolica: un gesto di carezza spirituale, un abbraccio invisibile che ha illuminato le ombre del passato, donato conforto al presente e affidato il suo futuro a un progetto più grande, condiviso e custodito, intriso di speranza, amore e protezione.
“Abbiamo deciso di abbracciare Mariano, di farci carico della sua fragilità e di trasformarla in speranza viva”, afferma con intensa commozione Mons. Yoannis Lazhi Gaid, Presidente della Fondazione ed ex Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco. “Non potevamo restare spettatori davanti al peso che grava sulle spalle di un bambino.
Abbiamo scelto di condividerlo, di sostenerlo insieme a migliaia di cuori generosi e di rilanciare con forza l’iniziativa: Siamo tutti Mariano. Non cammineremo da soli: lo faremo insieme a chiunque vorrà unirsi a noi, coordinando ogni aiuto con rigore e trasparenza, perché la speranza di Mariano non sia più un’attesa fragile, ma una casa sicura, una cura costante, un futuro possibile. Nessun peso è irrisollevabile, quando a sollevarlo è l’amore di molti”.
La Fondazione invita istituzioni, realtà associative, imprese e cittadini ad aderire con responsabilità e cuore a questa iniziativa, affinché Mariano e la sua famiglia non si sentano più soli e possano affrontare questo percorso sostenuti da una comunità unita.
Sicurezza. Trasparenza. Unità: questo protocollo non rappresenta soltanto un atto legale, ma un patto morale e pubblico: uno scudo per Mariano, una garanzia per chi dona, un progetto coordinato che assicura che ogni intervento sanitario, ogni sostegno economico e ogni azione istituzionale confluiscano in un unico, grande piano di cure e di rinascita. Oggi non è solo la storia di un bambino. Oggi è la responsabilità di tutti. Oggi, davvero, siamo tutti Mariano.
*già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco, Presidente della Fondazione ‘Bambino Gesù del Cairo ETS’ e della Fondazione della Fratellanza Umana
Da Bari un passo per l’unità delle Chiese in Italia
“Negli ultimi tre anni i Responsabili delle Chiese cristiane che sono in Italia si sono incontrati stabilmente. Ognuno con la propria storia, progettualità, difficoltà, visione. La comunione non è mai uniformità. Tanti documenti sono stati scritti nella storia del cammino ecumenico. Non possiamo, però, non interrogarci sulla ricaduta nelle nostre comunità e sulla necessità di passare da un importante condominio all’unità. L’ultimo, appena aggiornato, è la Charta Oecumenica. Dobbiamo ammettere che questi documenti hanno inciso ancora poco nelle nostre comunità e devono ancora diventare storia e nuovi legami nelle nostre Chiese. Sarà il nostro sforzo. Quello che è stato a cuore ai Responsabili delle Chiese nel cammino di questi anni è la testimonianza che queste possono dare nel contesto italiano, sempre più pluriconfessionale e plurireligioso”.
Con queste parole il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, ha salutato i convenuti al primo simposio delle Chiese cristiane a Bari, invitando ad una condivisione: “Condivisione che vuole dire: riconoscimento e reciproca stima onestà negli intenti schiettezza desiderio di trovare punti concreti e possibili di convergenza.
Negli incontri il livello di rispetto e stima è sempre stato di alto profilo, senza mai nascondere la consapevolezza della diversità colta come ricchezza e non come ostacolo. Il metodo della Conversazione spirituale ha determinato lo stile del lavoro precedente…. Dobbiamo riconoscere in tutto questo l’azione dello Spirito che opera nelle nostre Chiese. La convinzione, cioè, che lo Spirito c’è, è vivo in mezzo a noi e si rivela a noi come al tempo di Gesù e degli Apostoli”.
E’ stato un invito al dialogo: “Ora è importante che le comunità locali delle diverse Chiese ne assumano la consapevolezza. Per questa ragione i Responsabili hanno votato di convocare a Simposio i membri delle proprie Chiese: questo passaggio è importante e decisivo, anche se delicato e complesso. È in gioco la coesione sociale e la pace. Un serio cammino ecumenico può diventare fermento di dialogo, di incontro, di unità”.
Al termine del simposio è stato firmato un Patto in cui c’è la volontà di ‘assumere una presenza pubblica della Chiesa rispettosa della laicità e in dialogo con la società’. La firma dei leader si aggiunge alle dichiarazione del card. Zuppi, che pone la questione delle ‘grandi’ sfide: “Cosa significa affrontare assieme le grandi sfide di una cultura secolarizzata, che non crede più all’umanesimo evangelico che non sa parlare di pace, che diffida dell’umanitario, pervasa dall’idolatria dell’individualismo personale e di gruppo che riempie di paure e giustifica la forza e la chiusura?”
Mentre Polykarpos, Metropolita d’Italia ed Esarca dell’Europa Meridionale, ha sottolineato come “nel solco della tradizione patristica, ricordiamo che la vera unità non annulla le differenze, ma le trasfigura nella comunione. Come le molte corde di una cetra producono un’unica armonia, così le Chiese, nella fedeltà alla propria identità, sono chiamate a rendere visibile l’unico Corpo di Cristo. Questa sinfonia ecclesiale non nasce dal silenzio delle differenze, ma dalla loro trasfigurazione nell’amore, secondo l’esperienza viva della Chiesa indivisa del primo millennio”.
Ugualmente il pastore Daniele Garrone, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia ha spiegato che “la sottoscrizione di un Patto per un cammino comune di testimonianza, sarà insieme il sigillo di ciò che abbiamo costruito in questi ultimi anni, ma anche e soprattutto preludio al proseguimento della strada imboccata, che abbiamo definito ‘via italiana al dialogo’. L’attesa è dunque di essere rafforzati e motivati a camminare ancora insieme”.
Nel Patto è sottolineata la collaborazione per il ‘bene comune’: “In obbedienza al comandamento dell’amore e al mandato evangelico, ci impegniamo a cooperare in favore della giustizia, della pace e della solidarietà tra gli uomini e le donne del nostro tempo. In particolare, le nostre Chiese si adopereranno con spirito di servizio per la tutela della dignità di ogni persona creata a immagine di Dio; la promozione della pace e del dialogo tra popoli, culture e religioni; l’accoglienza dei poveri, dei migranti, degli emarginati e di quanti soffrono; la custodia del creato come dono affidato alla nostra responsabilità comune. la lotta contro l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni altra forma di discriminazione religiosa”.
Ciò può avvenire attraverso una testimonianza comune: “Desideriamo rendere visibile l’unità della fede attraverso la preghiera comune, l’ascolto condiviso della Parola di Dio e l’azione solidale nelle nostre città e comunità. Siamo consapevoli che solo una testimonianza concorde, pur nella diversità, può essere segno credibile dell’amore di Cristo per il mondo. Ci impegniamo a collaborare per riuscire ad annunciare nel modo migliore il Vangelo nella società secolarizzata e post-secolare. Ci impegniamo ad assumere una presenza pubblica della Chiesa rispettosa della laicità e in dialogo con la società.
Ci impegniamo a promuovere la libertà e la pari dignità di ogni confessione cristiana e religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano, nella consapevolezza del contributo che le religioni possono offrire al progresso materiale e spirituale della società: ‘Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società’. Ci impegniamo al rispetto della libertà di coscienza di ogni persona. Ci impegniamo a perseguire la libertà religiosa per ogni persona”.
(Foto: Cei)
Kaladich: la scuola cattolica è risorsa per l’Italia
“La FIDAE compie 80 anni, e li compie nel cuore della Chiesa. In tutti questi anni, abbiamo camminato in fedeltà al Vangelo e in ascolto del magistero dei papi, mettendo sempre l’educazione al servizio della persona, della comunità, e del bene comune. Con papa Francesco, il nostro cammino ha trovato nuove ispirazioni. ‘Laudato sì’ ci ha aperto gli occhi sulla responsabilità educativa verso il creato: oggi, ogni scuola deve essere anche un luogo dove si impara a custodire la terra, a vivere in armonia con l’ambiente e con gli altri. E con ‘Fratelli tutti’, abbiamo riscoperto la nostra missione di educare alla fraternità, alla cultura dell’incontro, al dialogo tra le differenze”: così si è espressa la presidente nazionale della Fidae (federazione degli istituti di attività educative), Virginia Kaladich, nel ricordare papa Francesco.
In tale ricordo la presidente nazionale ha evidenziato il compito delle scuole cattoliche nell’educazione alla pace: “Le scuole cattoliche sono, e devono essere, palestre di pace e di accoglienza, soprattutto in un tempo segnato da divisioni e paure. La Fidae, in sintonia con il ‘Patto Educativo Globale’ voluto dal papa, vuole continuare a generare alleanze, costruire reti, creare contesti dove ogni bambino e ogni ragazzo possa crescere sentendosi amato, accompagnato, chiamato a fare la differenza. Ottant’anni sono un traguardo importante, ma per noi sono soprattutto un punto di ripartenza. Con fiducia, con gioia e con responsabilità, continuiamo a credere che l’educazione sia il seme più fecondo per trasformare il mondo”.
Per questo il tema del convegno per festeggiare gli 80 anni di fondazione si intitolava ‘La scuola cattolica: un tesoro in vasi d’argilla. Una risorsa per il Paese, una sfida per il futuro’ la presidente ha sottolineato il valore della scuola cattolica: “Oggi diciamo di nuovo e con forza che coloro che abitano la scuola paritaria cattolica (alunni, genitori, insegnanti, dirigenti, collaboratori) non sono cittadini di serie B ma hanno diritto di cittadinanza nel sistema pubblico di istruzione…
Persistono luoghi comuni difficili da sfatare sulle scuole paritarie, per esempio si fa ancora confusione tra i nostri istituti e le scuole private, che sono ben diverse e che non hanno ricevuto lo status che le riconosce scuole pubbliche, e dove, non a caso, si registrano i famosi recuperi di più anni in uno.
Generalizzare e mettere tutte le scuole paritarie sotto la stessa etichetta rischia di danneggiare un intero settore che, nel rispetto della legge 62 del 2000, contribuisce alla libertà di scelta educativa delle famiglie e alla crescita culturale e sociale del Paese… L’immagine dei vasi d’argilla sintetizza bene la delicatezza del momento che vivono le nostre scuole. La scuola cattolica è messa a dura prova dalle difficoltà economiche in cui versa. E’ un tesoro che rischia di andare perduto”.
A 25 anni dall’istituzione della legge sulla parità scolastica si arriverà ad una piena attuazione di tale legge?
“E’ la nostra speranza, e certamente sarebbe stato bello arrivare a questo anniversario con qualcosa in più, ma invece siamo ancora fermi, e la piena attuazione di quella legge rimane un obiettivo da raggiungere. Certo, ci sono stati dei progressi, ma la strada purtroppo è ancora lunga. Soprattutto a livello culturale, non si è ancora compreso pienamente quale sia il valore delle scuole paritarie cattoliche e quanto sia importante garantire un diritto costituzionale fondamentale come quello della libertà di scelta educativa per tutte le famiglie.
In riferimento alla scuola paritaria cattolica, mi piace ricordare quanto il presidente della FIDAE, p. Antonio Perrone, affermava nel 1998 (mentre si lavorava alla legge di Parità): ‘la parità scolastica non è solo una questione di fede, ma di cittadinanza. Le scuole cattoliche non sono scuole ‘per ricchi’, ma sono nate con la missione di servire le fasce deboli della società. Tuttavia, questa missione rischia di essere compromessa senza un adeguato sostegno finanziario da parte dello Stato. La scuola cattolica ha il diritto di essere paritaria, poiché fornisce un’istruzione senza discriminazioni, come sancito dalla Costituzione italiana’. Parole che possiamo ripetere anche oggi!”
Cosa comporterebbe per lo Stato il riconoscimento delle scuole paritarie?
“E’ chiaro che l’impegno da parte dello Stato dovrebbe essere significativo, perché significherebbe equiparare realmente tutte le scuole, indipendentemente dalla loro natura, affinché possano offrire un’educazione di qualità, senza distinzioni. E questo, va precisato, non comporterebbe alcun onere aggiuntivo: il costo di uno studente che frequenta la scuola statale è già compreso nei diritti basilari da garantire a ogni cittadino, per cui non cambierebbe nulla. I soldi che non escono dalle casse statali per uno studente che sceglie di frequentare una scuola paritaria, che rispetti naturalmente tutti gli standard qualitativi stabiliti a livello centrale, potrebbero essere impiegati per un sostegno finanziario sicuro alle scuole paritarie, per migliorare le strutture scolastiche e per implementare anche l’accessibilità”.
Per quale motivo la Fidae ha proposto l’istituzione di una giornata nazionale per la libertà di una scelta educativa?
“La proposta di una giornata nazionale per la libertà di scelta educativa nasce dalla consapevolezza che la possibilità di scegliere il percorso educativo per i propri figli è un diritto fondamentale delle famiglie. La scuola deve essere un luogo di libertà, di pluralità di idee e di identità culturale e religiosa. La Fidae ha quindi ritenuto importante proporre una giornata che celebri questo diritto, sensibilizzando l’opinione pubblica e le istituzioni sull’importanza di tutelare il pluralismo scolastico. La libertà educativa è un pilastro della democrazia, e la scuola cattolica rappresenta una delle espressioni di tale pluralismo, arricchendo il panorama educativo italiano”.
Non si potrebbe correre il rischio di uno ‘smantellamento’ della scuola pubblica?
“E’ importante chiarire che dal 2000, con la legge sulla Parità, siamo nel sistema pubblico integrato, che comprende sia la scuola statale che quella non statale. Anche la scuola paritaria è considerata scuola pubblica. Purtroppo, questo è un pensiero diffuso in molte forze politiche o tra singoli parlamentari, che contrastano puntualmente qualsiasi provvedimento che riguardi le nostre scuole, come se supportarle significasse, in qualche modo, non aiutare l’intero sistema scolastico. L’obiettivo non è sostituire, ma integrare e arricchire l’offerta educativa.
La scuola pubblica statale è un pilastro fondamentale del nostro sistema educativo, ma la presenza delle scuole paritarie è altrettanto importante per garantire una pluralità di scelte e per sostenere le famiglie che desiderano un’educazione con un preciso orientamento valoriale e pedagogico. Certo, alcune ‘mele marce’ tra gli istituti paritari non aiutano, soprattutto sul piano comunicativo, perché come sappiamo, fa più notizia un albero che cade rispetto a un’intera foresta che cresce.
A questo proposito, anche le parole del ministro Valditara, a seguito dell’approvazione di un decreto per contrastare i cosiddetti ‘diplomifici’, ci trovano pienamente d’accordo. Siamo favorevoli al principio dell’accuratezza dei controlli per il rilascio della parità, perché sappiamo che questi sono finalizzati a garantire una scuola di qualità. Tuttavia, anche a fronte di questo nuovo decreto, chiediamo che venga data piena attuazione alla legge 62/2000, affinché le scuole paritarie cattoliche non si trovino a dover assolvere solo una serie di pratiche burocratiche aggiuntive, sottraendo tempo e risorse alla didattica”.
Per quale motivo la scuola cattolica è un ‘tesoro in vasi d’argilla’?
“La scuola cattolica è un ‘tesoro in vasi d’argilla’ perché, pur rappresentando un patrimonio inestimabile per la nostra società, è spesso fragile e vulnerabile nella sua realtà quotidiana. Essa offre un’educazione di qualità, basata su valori umani e cristiani, ma affronta costantemente sfide economiche e normative che ne minano la stabilità.
Nonostante le difficoltà, le scuole cattoliche continuano a svolgere un ruolo fondamentale nella formazione dei giovani, offrendo una visione integrale della persona che va oltre il semplice apprendimento accademico. Il ‘vaso d’argilla’ è, quindi, un simbolo della delicatezza e della grandezza di questo tesoro che, se ben sostenuto, può continuare a brillare e a formare generazioni di cittadini consapevoli e responsabili”.
In quale modo la scuola può essere portatrice di speranza?
“La scuola è il luogo dove si formano i giovani e dove si pongono le basi per il futuro di una nazione. Può essere portatrice di speranza quando si apre alla diversità, quando non si limita a trasmettere nozioni, ma educa alla vita, alla solidarietà, alla cittadinanza attiva e al rispetto reciproco.
La scuola è portatrice di speranza quando riesce a far crescere nei giovani una visione positiva del futuro, quando li stimola a credere nelle loro potenzialità e a impegnarsi per costruire una società migliore. In particolare, la scuola cattolica, che pone al centro la persona e la sua relazione con Dio e con gli altri, è un luogo in cui la speranza può fiorire, anche nelle difficoltà. E’ un luogo dove si insegna a guardare oltre il presente e a immaginare un futuro di bene per tutti”.
(Foto: Fidae)





























