Da Bari un passo per l’unità delle Chiese in Italia
“Negli ultimi tre anni i Responsabili delle Chiese cristiane che sono in Italia si sono incontrati stabilmente. Ognuno con la propria storia, progettualità, difficoltà, visione. La comunione non è mai uniformità. Tanti documenti sono stati scritti nella storia del cammino ecumenico. Non possiamo, però, non interrogarci sulla ricaduta nelle nostre comunità e sulla necessità di passare da un importante condominio all’unità. L’ultimo, appena aggiornato, è la Charta Oecumenica. Dobbiamo ammettere che questi documenti hanno inciso ancora poco nelle nostre comunità e devono ancora diventare storia e nuovi legami nelle nostre Chiese. Sarà il nostro sforzo. Quello che è stato a cuore ai Responsabili delle Chiese nel cammino di questi anni è la testimonianza che queste possono dare nel contesto italiano, sempre più pluriconfessionale e plurireligioso”.
Con queste parole il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, ha salutato i convenuti al primo simposio delle Chiese cristiane a Bari, invitando ad una condivisione: “Condivisione che vuole dire: riconoscimento e reciproca stima onestà negli intenti schiettezza desiderio di trovare punti concreti e possibili di convergenza.
Negli incontri il livello di rispetto e stima è sempre stato di alto profilo, senza mai nascondere la consapevolezza della diversità colta come ricchezza e non come ostacolo. Il metodo della Conversazione spirituale ha determinato lo stile del lavoro precedente…. Dobbiamo riconoscere in tutto questo l’azione dello Spirito che opera nelle nostre Chiese. La convinzione, cioè, che lo Spirito c’è, è vivo in mezzo a noi e si rivela a noi come al tempo di Gesù e degli Apostoli”.
E’ stato un invito al dialogo: “Ora è importante che le comunità locali delle diverse Chiese ne assumano la consapevolezza. Per questa ragione i Responsabili hanno votato di convocare a Simposio i membri delle proprie Chiese: questo passaggio è importante e decisivo, anche se delicato e complesso. È in gioco la coesione sociale e la pace. Un serio cammino ecumenico può diventare fermento di dialogo, di incontro, di unità”.
Al termine del simposio è stato firmato un Patto in cui c’è la volontà di ‘assumere una presenza pubblica della Chiesa rispettosa della laicità e in dialogo con la società’. La firma dei leader si aggiunge alle dichiarazione del card. Zuppi, che pone la questione delle ‘grandi’ sfide: “Cosa significa affrontare assieme le grandi sfide di una cultura secolarizzata, che non crede più all’umanesimo evangelico che non sa parlare di pace, che diffida dell’umanitario, pervasa dall’idolatria dell’individualismo personale e di gruppo che riempie di paure e giustifica la forza e la chiusura?”
Mentre Polykarpos, Metropolita d’Italia ed Esarca dell’Europa Meridionale, ha sottolineato come “nel solco della tradizione patristica, ricordiamo che la vera unità non annulla le differenze, ma le trasfigura nella comunione. Come le molte corde di una cetra producono un’unica armonia, così le Chiese, nella fedeltà alla propria identità, sono chiamate a rendere visibile l’unico Corpo di Cristo. Questa sinfonia ecclesiale non nasce dal silenzio delle differenze, ma dalla loro trasfigurazione nell’amore, secondo l’esperienza viva della Chiesa indivisa del primo millennio”.
Ugualmente il pastore Daniele Garrone, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia ha spiegato che “la sottoscrizione di un Patto per un cammino comune di testimonianza, sarà insieme il sigillo di ciò che abbiamo costruito in questi ultimi anni, ma anche e soprattutto preludio al proseguimento della strada imboccata, che abbiamo definito ‘via italiana al dialogo’. L’attesa è dunque di essere rafforzati e motivati a camminare ancora insieme”.
Nel Patto è sottolineata la collaborazione per il ‘bene comune’: “In obbedienza al comandamento dell’amore e al mandato evangelico, ci impegniamo a cooperare in favore della giustizia, della pace e della solidarietà tra gli uomini e le donne del nostro tempo. In particolare, le nostre Chiese si adopereranno con spirito di servizio per la tutela della dignità di ogni persona creata a immagine di Dio; la promozione della pace e del dialogo tra popoli, culture e religioni; l’accoglienza dei poveri, dei migranti, degli emarginati e di quanti soffrono; la custodia del creato come dono affidato alla nostra responsabilità comune. la lotta contro l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni altra forma di discriminazione religiosa”.
Ciò può avvenire attraverso una testimonianza comune: “Desideriamo rendere visibile l’unità della fede attraverso la preghiera comune, l’ascolto condiviso della Parola di Dio e l’azione solidale nelle nostre città e comunità. Siamo consapevoli che solo una testimonianza concorde, pur nella diversità, può essere segno credibile dell’amore di Cristo per il mondo. Ci impegniamo a collaborare per riuscire ad annunciare nel modo migliore il Vangelo nella società secolarizzata e post-secolare. Ci impegniamo ad assumere una presenza pubblica della Chiesa rispettosa della laicità e in dialogo con la società.
Ci impegniamo a promuovere la libertà e la pari dignità di ogni confessione cristiana e religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano, nella consapevolezza del contributo che le religioni possono offrire al progresso materiale e spirituale della società: ‘Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società’. Ci impegniamo al rispetto della libertà di coscienza di ogni persona. Ci impegniamo a perseguire la libertà religiosa per ogni persona”.
(Foto: Cei)



























