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Soul, il Mistero come canto del Mondo, a Milano l’arte e la spiritualità

Dal 18 al 22 marzo torna per la sua terza edizione SOUL Festival di Spiritualità Milano, l’appuntamento promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Arcidiocesi di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano, che per cinque giorni coinvolge la città con un palinsesto diffuso di lecture, dialoghi, reading, spettacoli, performance e laboratori sul tema ‘Mistero, il canto del mondo’, declinato attraverso lo sguardo di circa 100 protagonisti d’eccezione (scrittori, filosofi, teologi, artisti, giornalisti e scienziati) e molteplici prospettive d’analisi, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alla musica, alla poesia e alla danza. Il programma completo è disponibile sul sito www.soulfestival.it e per partecipare agli eventi è necessario registrarsi.

Ideato dal comitato curatoriale composto da mons. Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola, il programma culturale del festival è articolato in 70 appuntamenti diffusi in città. Molte le novità di questa edizione fra cui l’incontro nel Duomo di Milano con l’arcivescovo di Algeri, card. Jean-Paul Vesco, accompagnato dagli strumenti dell’Orchestra del Mare, il progetto inedito realizzato in collaborazione con Fondazione Amplifon che trasforma ricordi e pensieri di alcuni ospiti di RSA italiane in un’esperienza teatrale, al buio, sul mistero della vita e della morte, introdotta da Vittorio Lingiardi, un incontro notturno in Santa Maria presso San Satiro ispirato alla magia prospettica dell’abside del Bramante, i cicli di incontri dedicati ai Maestri dell’oltre (Rainer Maria Rilke, Emily Dickinson, Dino Campana e Wisława Szymborska) ed ai Maestri di mistero (Meister Eckhart e Carl Gustav Jung), le proiezioni di film all’Anteo Palazzo del Cinema, il concerto del trio ‘L’Antidote’ nell’Auditorium San Fedele e una speciale collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, che intreccia la propria programmazione a quella del festival.

SOUL Festival di Spiritualità Milano è reso possibile grazie ai Main Partner Intesa Sanpaolo, Humanitas University, Edison, al Partner CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario, al contributo di Fondazione Cariplo e Fondazione Rocca, ai Media Partner Avvenire, Rai e al Content Partner Rai Radio 3, con un  ringraziamento a Comieco, Fondazione Amplifon, Aboca.

Ad inaugurare la terza edizione di SOUL Festival, mercoledì 18 marzo alle 18.00 è l’incontro ‘Senza alcun dubbio’ con Javier Cercas all’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che prendendo le mosse dalle pagine de ‘Il folle di Dio alla fine del mondo’, dialoga con Aurelio Mottola sul potere della letteratura di cogliere il mistero della vita con l’accompagnamento musicale del violoncellista Issei Watanabe.

E’ inoltre confermato l’appuntamento con ‘SOUL Young’, la rassegna ideata da giovani under 30 con il coordinamento di Francesca Fimeroni e Francesca Monti, curatrici del progetto, che si svolgerà all’ADI Design Museum. Tra design, arti performative, cinema, musica e momenti di partecipazione attiva, per dare voce a chi oggi è chiamato a immaginare il mondo di domani, SOUL Young esplora l’immaginazione come forza di trasformazione e come strumento concreto per ripensare il futuro.

Per comprendere meglio questa terza edizione abbiamo chiesto al curatore di ‘Soul Festival di Spiritualità’, Armando Buonaiuto,di spiegarci il motivo per cui Soul interroga il mistero: “Abitiamo tempi che preferiscono la superficie alla profondità, la luce meridiana al fremito della penombra, come se interrogare il mistero significasse celebrare l’oscurità o rinunciare alla ragione. Ma questa edizione di Soul nasce da un’intuizione diversa: il mistero non è una lacuna nella conoscenza, non è un difetto del sapere o un residuo di tenebra da allontanare. Piuttosto, è ciò che trascende ogni ambizione di possesso e di calcolo. E che, nel far questo, restituisce alla ragione umana il senso del suo limite. Se, pur vivendo immersi in definizioni e libretti d’istruzioni, quel che davvero occupa il centro delle nostre vite (l’amore, il dolore, la nascita, la morte, il desiderio…) continua a eccedere ogni spiegazione, allora vale la pena volgerci ai nostri non so”.

In quale modo il mistero è il ‘canto del mondo’?

“Accostarsi al mistero è il miglior modo per sentire il canto della realtà. Rainer Maria Rilke, in una poesia che per noi è stata di ispirazione, scrive ‘io temo tanto la parola degli uomini’. Perché? Perché la parola umana rende le cose ‘rigide e mute’. Cioè, con la pretesa di catalogare e spiegare tutto, fa sì che il mondo non ci parli più. Invece, pensare al mondo come alla fonte di un canto, significa riconoscere che ciò che esiste non è affatto sostanza inerte.

Ogni cosa custodisce un’intensità segreta che non si lascia esaurire nella sua funzione. Proprio come fa il canto, che non si spiega ma si ascolta; non si possiede ma si accoglie. Ecco allora che il mistero diventa una vibrazione a cui accordarsi. Risuonare con ciò che ci circonda, invece di ridurlo a schema o a risorsa da sfruttare, è un esercizio di consapevolezza: accettare che il reale non si esaurisca in ciò che di lui possiamo dire, ma continui a cantare oltre le nostre definizioni.

Cosa è il mistero?

“Il mistero non è ciò che ancora non sappiamo, ma ciò che non potremo mai catturare in una formula. E’ la profondità del reale che resiste alla semplificazione perché, ogni volta che crediamo di averla colta, si ritrae un poco oltre. E da lì ci interpella con la stessa voce limpida della campanella che, a teatro, annuncia l’apertura del sipario. Un richiamo ai sensi e allo spirito”.

Mistero come trascendenza: in quale modo la fede può aiutare nella prova del dubbio?

“La fede non elimina il dubbio, non offre una visione totalizzante e rassicurante. Anzi, spesso è più scossa tellurica che ansiolitico. Anche quando si presenta come luce, la via dello spirito conserva una qualità notturna poiché, per sua stessa natura, è interrogazione, turbolenza, rimodulazione di sé. ‘Mistico è chi non può smettere di camminare’, diceva Michel De Certeau, e per camminare bisogna sfidare lo squilibrio. In questo senso, ciò che la fede può fare è aiutarci a rimodulare il nostro approccio al ‘dubbio’: non spegnere le inquietudini, ma imparare a camminare dentro il non-sapere senza che, a spegnersi, sia il nostro cuore.

In quale modo le arti raccontano il mistero?

“Da Michelangelo a Rodin, tanti grandi artisti hanno spiegato che il cuore del loro processo creativo consisteva non tanto nell’inventare, quanto nel ‘liberare’: arrivare al compimento di una forma che era già lì, ma soffocata da troppa pesantezza. Credo che la spiritualità lavori sullo stesso piano, liberando in noi la preziosità di una forma nascosta. Arte e spiritualità, insomma, si misurano entrambe con le frontiere del visibile e al contempo si sporgono, pazienti e appassionate, verso qualcosa che pulsa più in là. Sono aperture di potenza immaginativa, visioni intensive della realtà che possono assistersi reciprocamente”.

Come si rapportano con il mistero i giovani?

“La parola ‘giovani’ va usata con cautela. Chi comprende? Un diciottenne ed un trentenne, entrambi ‘giovani’, abitano traiettorie lontanissime. Però, forzando una diversità che resta decisiva, si può intravedere qualche linea comune, come il vivere in un tempo segnato dalla trasparenza lucida del digitale, dove tutto è esposto e dichiarato: la vita come qualcosa da mostrare. Ma accanto al profilo visibile, resta una zona che non si lascia tradurre in contenuto, una parte di sé che non trova linguaggio nei canali mediatici.

Credo che lì il mistero continui a operare, di volta in volta come domanda aperta, disagio senza nome, possibilità di trasformazione… Non un enigma astratto, ma una tensione viva in cui si decide chi si diventa. Tensione che il festival esplora nella sezione ‘Soul Young’, laboratorio di pensiero progettato da under 30 per esplorare, con linguaggi diversi, il doppio fondo del mondo”.

(Tratto da Aci Stampa)

SOUL Festival di Spiritualità Milano: ‘Mistero, il canto del mondo’

Dal 18 al 22 marzo torna per la sua terza edizione SOUL Festival di Spiritualità Milano, l’appuntamento promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore e Arcidiocesi di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano, che per cinque giorni coinvolge la città con un palinsesto diffuso di lecture, dialoghi, reading, spettacoli, performance e laboratori sul tema ‘Mistero, il canto del mondo’, declinato attraverso lo sguardo di circa 100 protagonisti d’eccezione (scrittori, filosofi, teologi, artisti, giornalisti e scienziati) e molteplici prospettive d’analisi, dalla letteratura alla scienza, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alla musica, alla poesia e alla danza.

Il programma completo è disponibile sul sito www.soulfestival.it. Per partecipare agli eventi è necessario registrarsi (prenotazioni aperte da domenica 1° marzo).

Ideato dal comitato curatoriale composto da mons. Luca Bressan, Armando Buonaiuto, Valeria Cantoni Mamiani e Aurelio Mottola, il programma culturale del festival è articolato in 70 appuntamenti diffusi in città. Si riconfermano momenti consolidati come le cene monastiche al Refettorio Ambrosiano, che trasformano la tavola in luogo di relazione e nutrimento spirituale, con don Paolo Alliata e Cristina Arcidiacono, e la meditazione all’alba sulle Terrazze del Duomo, guidata da mons. Mario Delpini con letture di Lino Guanciale, per una contemplazione che abbraccia la città nel passaggio tra notte e giorno, in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa.

Molte le novità di questa edizione fra cui l’incontro nel Duomo di Milano con l’Arcivescovo di Algeri card. Jean-Paul Vesco, accompagnato dagli strumenti dell’Orchestra del Mare, il progetto inedito realizzato in collaborazione con Fondazione Amplifon che trasforma ricordi e pensieri di alcuni ospiti di RSA italiane in un’esperienza teatrale, al buio, sul mistero della vita e della morte, introdotta da Vittorio Lingiardi, un incontro notturno in Santa Maria presso San Satiro ispirato alla magia prospettica dell’abside del Bramante, i cicli di incontri dedicati ai Maestri dell’oltre – Rainer Maria Rilke, Emily Dickinson, Dino Campana e Wisława Szymborska – e ai Maestri di mistero – Meister Eckhart e Carl Gustav Jung –, le proiezioni di film all’Anteo Palazzo del Cinema, il concerto del trio L’Antidote nell’Auditorium San Fedele e una speciale collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, che intreccia la propria programmazione a quella del festival.

Presentando il festival l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha sottolineato la dimensione del silenzio: “Il silenzio: ecco la pratica dimenticata di cui ha bisogno la città, per non trasformarsi in una città di folli. La musica: ecco la disponibilità di cui ha bisogno la città, per non ridursi in una città del rumore. La poesia: ecco l’audacia di cui ha bisogno la città, per non presentarsi come un tabulato di numeri e statistiche. Il mistero: ecco l’inquietudine di cui ha bisogno la città, per non vivere disperata.

SOUL è il dono che alcuni testimoni del mistero vogliono fare a Milano. Sono voci che parlano da molti campi del sapere, del pregare, del cercare. Tutti però sono in cammino verso una rivelazione, perché il silenzio non è un enigma indecifrabile. E’ piuttosto un invito e una promessa”,

Anche la prof.ssa Elena Beccalli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha evidenziato il tema del mistero: “Il patto di collaborazione tra Diocesi, Comune di Milano e Università Cattolica del Sacro Cuore offre ancora una volta un’occasione per fermarsi. La terza edizione del Festival ci invita a entrare nel mistero, un’esperienza di particolare valore in una società che tende a trattare tutto come un problema. Il mistero infatti non è un problema che attende una soluzione; è una presenza in cui siamo immersi e che ci interroga.

Una rassegna dedicata al mistero sollecita un pensiero che non sia solo consolatorio, ma che scuota la coscienza. E’ un invito all’umiltà intellettuale e, allo stesso tempo, allo stupore profondo. In tal senso, il mistero diventa un’inquietudine creativa, un’occasione per esplorare la dimensione spirituale dell’umanità, per lasciarsi sorprendere, per cercare insieme. Questo in fondo è anche lo spirito che anima un’università”.

SOUL Festival di Spiritualità Milano è reso possibile grazie ai Main Partner Intesa Sanpaolo, Humanitas University, Edison, al Partner CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario, al contributo di Fondazione Cariplo e Fondazione Rocca, ai Media Partner Avvenire, Rai e al Content Partner Rai Radio 3. Si ringraziano Comieco, Fondazione Amplifon, Aboca.

Ad inaugurare la terza edizione di SOUL Festival, mercoledì 18 marzo alle 18.00 è l’incontro Senza alcun dubbio con Javier Cercas presso l’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Prendendo le mosse dalle pagine de Il folle di Dio alla fine del mondo, lo scrittore spagnolo dialoga con Aurelio Mottola sul potere della letteratura di cogliere il mistero della vita. Ad accompagnarli il violoncellista Issei Watanabe che eseguirà due preludi delle suite di Bach.

Dopo l’evento inaugurale seguirà alle ore 21.00 in Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, illuminata dall’installazione artistica di Dan Flavin, il concerto di canto gregoriano Cantare il mistero, a cura dell’Ensemble Audi Filia della Schola Gregoriana della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, diretto da Riccardo Zoia e accompagnato dall’organo di Matteo Galli.

La manifestazione si conclude domenica 22 marzo alle ore 21.30 al Piccolo Teatro Strehler con ‘Un niente più grande’, rito sonoro di e con Mariangela Gualtieri, con la guida di Cesare Ronconi (produzione Teatro Valdoca), concepito per SOUL Festival di Spiritualità Milano come una pausa di abbandono, per ritrovare nel ritmo sospeso delle parole l’enigma nascosto nelle cose comuni.

Tra questi due momenti un palinsesto articolato e multidisciplinare indaga il tema del mistero attraverso molteplici dimensioni: dalla forza dell’arte, della musica e del cinema come chiavi per vedere con altri occhi la realtà, alle domande sull’universo poste da fisica e astrofisica; dal mistero dell’inconscio e dell’altro, declinato sia nella coppia sia nella fratellanza, al dialogo interreligioso su ospitalità e accoglienza.

Verranno affrontate alcune delle domande più radicali dell’esperienza umana come il rapporto tra il male e il bene, la giustizia e la colpa, il tema della morte (in un confronto che riunisce voci del cristianesimo, dell’ebraismo e del buddhismo) e della malattia, con un focus su cura, coraggio e dignità della persona.

Saranno inoltre approfondite tematiche quali il silenzio, la relazione con la natura (anche attraverso la figura di san Francesco) il vino come simbolo sacro e processo alchemico, l’imponderabilità del futuro e il bisogno umano di prevederlo, dal rapporto tra visibile e invisibile del mondo ai segni della trascendenza. Ampio spazio verrà dato a scienza e medicina come pratiche umane che indagano il mistero del corpo e della psiche e un approfondimento sarà dedicato al transumanesimo e all’intelligenza artificiale, in dialogo con le grandi questioni spirituali e filosofiche e con le trasformazioni tecnologiche in atto.

E’ inoltre confermato l’appuntamento con SOUL Young, la rassegna ideata da giovani under 30 con il coordinamento di Francesca Fimeroni e Francesca Monti, curatrici del progetto, che si svolgerà all’ADI Design Museum. Tra design, arti performative, cinema, musica e momenti di partecipazione attiva, per dare voce a chi oggi è chiamato a immaginare il mondo di domani, SOUL Young esplora quest’anno l’immaginazione come forza di trasformazione e come strumento concreto per ripensare il futuro. Tra gli appuntamenti, una visita guidata fra oggetti di design che hanno cambiato le nostre abitudini; un workshop ispirato alla visione artistica di Escher, una performance di Mariangela Di Santo, l’incontro con il cantautore Vasco Brondi e la proiezione di cortometraggi di Amir Ra, seguita da un dialogo con il regista.

(Foto: Soul)

Papa Leone XIV invita ad essere consapevoli della vita mortale

“Sono profondamente rattristato dalla notizia del riacceso conflitto lungo il confine tra Thailandia e Cambogia, ci sono state vittime anche tra i civili e migliaia di persone hanno dovuto abbandonare le proprie case. Esprimo la mia vicinanza nella preghiera a queste care popolazioni e chiedo alle parti di cessare immediatamente il fuoco e di riprendere il dialogo”: al termine dell’udienza generale di oggi papa Leone XIV ha espresso il proprio dolore per le vittime del conflitto, che ha provocato vittime anche civili e causato lo sfollamento di oltre 500.000 civili.

Mentre nella catechesi generale papa Leone XIV ha meditato sul mistero della morte in rapporto con la Resurrezione di Gesù: “Il mistero della morte ha sempre suscitato nell’essere umano profondi interrogativi. Essa infatti appare come l’evento più naturale e allo stesso tempo più innaturale che esista. E’ naturale, perché ogni essere vivente, sulla terra, muore. E’ innaturale, perché il desiderio di vita e di eternità che noi sentiamo per noi stessi e per le persone che amiamo ci fa vedere la morte come una condanna, come un ‘contro-senso’. Molti popoli antichi hanno sviluppato riti e usanze legate al culto dei morti, per accompagnare e ricordare chi si incamminava verso il mistero supremo”.

Invece oggi la morte è qualcosa di cui non parlare: “Oggi, invece, si registra una tendenza diversa. La morte appare una specie di tabù, un evento da tenere lontano; qualcosa di cui parlare sottovoce, per evitare di turbare la nostra sensibilità e tranquillità. Spesso per questo si evita anche di visitare i cimiteri, dove chi ci ha preceduto riposa in attesa della risurrezione”.

Ed il papa ha risposto alla domanda fondamentale su cosa è la morte: “E’ davvero l’ultima parola sulla nostra vita? Solo l’essere umano si pone questa domanda, perché lui solo sa di dover morire. Ma l’esserne consapevole non lo salva dalla morte, anzi, in un certo senso lo ‘appesantisce’ rispetto a tutte le altre creature viventi. Gli animali soffrono, certamente, e si rendono conto che la morte è prossima, ma non sanno che la morte fa parte del loro destino. Non si interrogano sul senso, sul fine, sull’esito della vita”.

Forse questa consapevolezza della morte fa sì che ci accorgiamo infelici: “Nel constatare questo aspetto, si dovrebbe allora pensare che siamo creature paradossali, infelici, non solo perché moriamo, ma anche perché abbiamo la certezza che questo evento accadrà, sebbene ne ignoriamo il come e il quando. Ci scopriamo consapevoli e allo stesso tempo impotenti. Probabilmente da qui provengono le frequenti rimozioni, le fughe esistenziali davanti alla questione della morte”.

Di fronte a tale disagio il papa ha citato sant’Alfonso De’ Liguori, che ha scritto un saggio sulla morte: “Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, nel suo celebre scritto intitolato ‘Apparecchio alla morte’, riflette sul valore pedagogico della morte, evidenziando come essa sia una grande maestra di vita. Sapere che esiste e soprattutto meditare su di essa ci insegna a scegliere cosa davvero fare della nostra esistenza. Pregare, per comprendere ciò che giova in vista del regno dei cieli, e lasciare andare il superfluo che invece ci lega alle cose effimere, è il segreto per vivere in modo autentico, nella consapevolezza che il passaggio sulla terra ci prepara all’eternità”.

Però davanti alla tecnologia, che garantisce ‘certi’ prodigi, solo la resurrezione è capace di dare vita: “Eppure molte visioni antropologiche attuali promettono immortalità immanenti, teorizzano il prolungamento della vita terrena mediante la tecnologia. E’ lo scenario del transumano, che si fa strada nell’orizzonte delle sfide del nostro tempo…

L’evento della Risurrezione di Cristo ci rivela che la morte non si oppone alla vita, ma ne è parte costitutiva come passaggio alla vita eterna. La Pasqua di Gesù ci fa pre-gustare, in questo tempo colmo ancora di sofferenze e di prove, la pienezza di ciò che accadrà dopo la morte”.

La resurrezione illumina la morte: “Questa luce, che anticipa il mattino di Pasqua, già brilla nelle oscurità del cielo che appare ancora chiuso e muto. Le luci del sabato, per la prima ed unica volta, preannunciano l’alba del giorno dopo il sabato: la luce nuova della Risurrezione. Solo questo evento è capace di illuminare fino in fondo il mistero della morte. In questa luce, e solo in essa, diventa vero quello che il nostro cuore desidera e spera: che cioè la morte non sia la fine, ma il passaggio verso la luce piena, verso un’eternità felice”.

Grazie a questo avvenimento san Francesco d’Assisi chiama ‘sorella’ la morte: “Il Risorto ci ha preceduto nella grande prova della morte, uscendone vittorioso grazie alla potenza dell’Amore divino. Così ci ha preparato il luogo del ristoro eterno, la casa in cui siamo attesi; ci ha donato la pienezza della vita in cui non vi sono più ombre e contraddizioni.

Grazie a Lui, morto e risorto per amore, con san Francesco possiamo chiamare la morte “sorella”. Attenderla con la speranza certa della Risurrezione ci preserva dalla paura di scomparire per sempre e ci prepara alla gioia della vita senza fine”.

In precedenza il papa aveva ricevuto una delegazione del Gruppo European Conservatories and Reformists del Parlamento Europeo, chiedendo di proteggere l’eredità religiosa del continente: “In effetti, uno degli scopi essenziali di un parlamento è quello di consentire che tali opinioni siano espresse e discusse.

Tuttavia, il segno distintivo di ogni società civile è che le differenze siano dibattute con cortesia e rispetto, poiché la capacità di dissentire, di ascoltare attentamente e persino di dialogare con coloro che potremmo considerare avversari, testimonia la nostra riverenza per la dignità donata da Dio a tutti gli uomini e le donne.

Vi invito, quindi, a guardare a san Tommaso Moro, patrono dei politici, la cui saggezza, il cui coraggio e la cui difesa della coscienza sono un’ispirazione senza tempo per coloro che cercano di promuovere il benessere della società”.

Ed ha richiamato le radici giudaico cristiane alla base dell’Europa: “Lo scopo di proteggere l’eredità religiosa di questo continente, tuttavia, non è semplicemente quello di salvaguardare i diritti delle sue comunità cristiane, né si tratta principalmente di preservare particolari costumi o tradizioni sociali, che in ogni caso variano da luogo a luogo e nel corso della storia. Si tratta soprattutto di un riconoscimento di un fatto”.

La difesa di tali radici è opportuna per garantire lo sviluppo della civiltà: “Inoltre, tutti sono beneficiari del contributo che i membri delle comunità cristiane hanno dato e continuano a dare per il bene della società europea. Basti ricordare alcuni degli importanti sviluppi della civiltà occidentale, in particolare i tesori culturali delle sue imponenti cattedrali, la sublime arte e musica, e i progressi della scienza, per non parlare della crescita e della diffusione delle università. Questi sviluppi creano un legame intrinseco tra il cristianesimo e la storia europea, una storia che dovrebbe essere custodita e celebrata”.

Quindi ‘difendere’ le radici cristiane significa garantire dignità a tutti: “In modo particolare, penso ai ricchi principi etici e ai modelli di pensiero che costituiscono il patrimonio intellettuale dell’Europa cristiana. Questi sono essenziali per salvaguardare i diritti divinamente conferiti e il valore intrinseco di ogni persona umana, dal concepimento alla morte naturale.

Sono altresì fondamentali per rispondere alle sfide poste dalla povertà, dall’esclusione sociale, dalla deprivazione economica, nonché dall’attuale crisi climatica, dalla violenza e dalla guerra. Garantire che la voce della Chiesa, anche attraverso la sua dottrina sociale, continui a essere ascoltata, non significa restaurare un’epoca passata, ma garantire che risorse chiave per la cooperazione e l’integrazione future non vadano perse”.

(Foto: Santa Sede)

Le presunte apparizioni di Dozulé non sono soprannaturali

“O croce, tu sei la grande misericordia di Dio, o croce, gloria del cielo, o croce, eterna salvezza degli uomini, o croce, terrore per i cattivi e potenza per i giusti e luce per quelli che credono. O croce che hai reso possibile al Dio incarnato di salvare il mondo e all’uomo di regnare in Dio nel cielo, per te è apparsa la luce della verità e la notte del male è fuggita. Tu hai distrutto i templi degli dei abbattuti dai popoli credenti, tu sei il vincolo della umana pace riconciliando l’uomo con l’alleanza di Cristo mediatore. Tu sei diventata la scala dell’uomo per la quale possa essere trasportato al cielo. Sii sempre per noi credenti colonna e ancora affinché la nostra casa rimanga ben salda e sia ben guidata la nostra barca, che ha confidato nella croce e che ha ottenuto dalla croce la fede e la corona”.

Con questo ‘canto’ alla Croce di Cristo di Paolino di Nola inizia la  lettera del prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, card. Victor Manuel Fernández, che conferma in modo definitivo il parere negativo, proposto da mons. Jacques Habrt, vescovo di Bayeux-Lisieux, sul fenomeno che ha coinvolto la presunta veggente Madeleine Aumont, avvenuto negli anni ’70 e legato al progetto di erigere una croce luminosa di enormi dimensioni che avrebbe garantito remissione dei peccati e salvezza a coloro che vi si sarebbero avvicinati.

Dopo le prese di posizione dei vescovi di questa diocesi anche il Dicastero per la Dottrina della Fede “non ha mancato di sostenere l’operato dei vescovi della diocesi di Bayeux-Lisieux nel difficile compito di far fronte a delle problematiche che hanno continuato a generare confusione. E, nell’interesse superiore del bene dei fedeli, ha esortato da una parte a continuare a vigilare sul fenomeno delle presunte apparizioni e dall’altra a ricondurre l’eventuale erezione di croci nel solco del sano culto della Santa Croce”.

Ultimamente anche il vescovo della diocesi aveva chiesto al Dicastero un approfondimento di questo fenomeno: “A tal fine, Ella ha proposto come conclusione del discernimento, secondo quanto stabilito dalle Norme per procedere nel discernimento di presunti fenomeni soprannaturali, al n. 22, una declaratio de non supernaturalitate, mediante la quale il Dicastero La autorizza a dichiarare in maniera definitiva che il fenomeno delle presunte apparizioni di Dozulé è riconosciuto come non soprannaturale, cioè che non ha un’autentica origine divina”.

Il problema principale su cui si è espresso il Dicastero riguarda la costruzione di una croce luminosa e di alcuni temi fondamentali per la fede cristiana: “Il messaggio principale delle presunte apparizioni di Dozulé include la richiesta di costruire una croce luminosa, denominata “Croce Gloriosa”, alta 738 metri, visibile da lontano, come simbolo di redenzione universale e segno della sua prossima venuta nella gloria.

In particolare, poi, il contenuto dei presunti messaggi, pur contenendo esortazioni alla conversione, alla penitenza e alla contemplazione della Croce (temi certamente centrali nella fede cristiana) solleva alcune questioni teologiche delicate che meritano un chiarimento, affinché la fede dei fedeli non venga esposta al rischio di deformazioni.

Tali questioni sono relative al valore della Croce, alla remissione dei peccati e all’annuncio di un ritorno imminente del Signore. Su tali tematiche si rendono, dunque, necessarie alcune precisazioni, affinché l’annuncio dell’amore misericordioso di Cristo, rivelato nel mistero della Croce, non venga alterato da elementi che ne offuschino la verità centrale”.

Per il Dicastero della Fede alcuni messaggi rischiano di sottovalutare il mistero della Croce: “Alcune formulazioni contenute nei presunti messaggi di Dozulé insistono nella costruzione della ‘Croce Gloriosa’, quale segno nuovo, necessario alla salvezza del mondo, o mezzo privilegiato per ottenere il perdono e la pace universale. Si parla a volte di ‘moltiplicare il segno’, come se tale diffusione costituisse una missione imposta da Cristo stesso”.

Infatti questa richiesta di erezione rischia di distrarre dal vero mistero della Croce: “La richiesta di erigere questa croce è da ritenersi come una duplicazione indebita del segno della Croce, una sovrapposizione simbolica al mistero della redenzione, quasi come se servisse un nuovo ‘monumento redentivo’ per il mondo moderno.

Ma la fede cattolica insegna che la potenza della Croce non ha bisogno di essere replicata, perché essa è già presente in ogni Eucaristia, in ogni chiesa, in ogni credente che vive unito al sacrificio di Cristo. Questo simbolo nuovo rischierebbe di spostare l’attenzione dalla fede al segno visibile, rendendolo assoluto e alimentando una sorta di ‘sacralità materiale’ che non appartiene al cuore del cristianesimo”.

Il valore della Croce deve attrarre a Cristo: “D’altra parte, un segno di fede, per essere autentico, deve rimandare a Cristo, non attirare a sé. La Croce di Gerusalemme è ‘sacramento del sacrificio salvifico’, mentre una croce monumentale come quella di Dozulé rischia di diventare ‘simbolo di un messaggio autonomo’, separato dall’economia sacramentale della Chiesa. Nessuna croce, reliquia o apparizione privata può sostituire i mezzi di grazia stabiliti da Cristo”.

Infatti la Croce è un ‘sacramentale dell’amore ‘redentore’: “Nella tradizione della Chiesa, la croce non è solo un simbolo o un ricordo storico, ma un segno che rimanda a una grazia e dispone a riceverla. I sacramentali, come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, sono segni sacri istituiti dalla Chiesa per disporre le persone a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e per santificare le varie circostanze della vita. Una croce, quando è benedetta e venerata con fede, partecipa di questa realtà: non conferisce la grazia in sé, ma la richiama e la suscita nel cuore di chi la contempla, cioè opera come una disposizione che motiva, attira, propone”.

La Croce è un atto di fede: “Il fedele che porta al collo una croce benedetta compie un atto di fede incarnata: rende presente sul suo corpo e nella sua vita il mistero della redenzione. E’ un gesto che deve condurre alla conformazione interiore: ‘Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua’. Portare una croce non è allora solo un atto devozionale, ma una chiamata a vivere ogni giorno il Vangelo della croce: l’amore che si dona, la pazienza nelle prove, la speranza che vince la sofferenza”.

Il documento si conclude con l’affermazione che la Croce educa ad una ‘spiritualità concreta’: “La venerazione della Croce educa così a una spiritualità concreta, fatta di fede incarnata: non un’astrazione, ma un modo di affrontare la vita con lo sguardo rivolto al Crocifisso, riconoscendo in ogni fatica la possibilità di un incontro redentore”.

Per questo tale fenomeno non è soprannaturale: “Alla luce, dunque, di quanto sopra esposto, il Dicastero autorizza l’Eccellenza Vostra a redigere il corrispondente Decreto e a dichiarare che il fenomeno delle presunte apparizioni avvenute a Dozulé è da ritenersi, in maniera definitiva, come non soprannaturale, con tutte le conseguenze di questa determinazione…

La preghiera, l’amore verso i sofferenti e la venerazione della Croce rimangono mezzi autentici di conversione, ma non devono essere accompagnati da elementi che inducono confusione o da affermazioni che pretendano un’autorità soprannaturale senza il discernimento ecclesiale”.

Papa Leone XIV: siate santuario di Dio

“La Cattedrale della diocesi di Roma e la sede del successore di Pietro, come sappiamo, non è soltanto un’opera di straordinaria valenza storica, artistica e religiosa, ma rappresenta anche il centro propulsore della fede affidata e custodita dagli Apostoli e della sua trasmissione lungo il corso della storia. La grandezza di questo mistero rifulge anche nello splendore artistico dell’edificio, che proprio nella navata centrale accoglie le dodici grandi statue degli Apostoli, primi seguaci del Cristo e testimoni del Vangelo”: così papa Leone XIV prima della preghiera dell’Angelus ha proposto una riflessione sulla Dedicazione della Basilica Lateranense.

E’ stato un invito a cogliere il mistero della Chiesa: “Questo ci rimanda ad uno sguardo spirituale, che ci aiuta ad andare oltre l’aspetto esteriore, per cogliere nel mistero della Chiesa ben più di un semplice luogo, di uno spazio fisico, di una costruzione fatta di pietre; in realtà, come il Vangelo ci ricorda nell’episodio della purificazione del Tempio di Gerusalemme compiuta da Gesù, il vero santuario di Dio è il Cristo morto e risorto. Egli è l’unico mediatore della salvezza, l’unico redentore, Colui che legandosi alla nostra umanità e trasformandoci col suo amore, rappresenta la porta che si spalanca per noi e ci conduce al Padre”.

In questo ‘edificio’ spirituale il popolo è la Chiesa: “E, uniti a Lui, anche noi siamo pietre vive di questo edificio spirituale. Noi siamo la Chiesa di Cristo, il Suo corpo, le sue membra chiamate a diffondere nel mondo il Suo Vangelo di misericordia, di consolazione e di pace, attraverso quel culto spirituale che deve risplendere anzitutto nella nostra testimonianza di vita. Fratelli e sorelle, è in questo sguardo spirituale che dobbiamo allenare il cuore. Tante volte, le fragilità e gli errori dei cristiani, insieme a tanti luoghi comuni e pregiudizi, ci impediscono di cogliere la ricchezza del mistero della Chiesa”.

Mentre nella celebrazione eucaristica per la dedicazione della basilica lateranense papa Leone XIV h ricordato il motivo di questa costruzione: “La costruzione fu realizzata per volontà dell’imperatore Costantino, dopo che, nell’anno 313, egli aveva concesso ai cristiani la libertà di professare la propria fede e di esercitare il culto… Questa Basilica, infatti, ‘Madre di tutte le Chiese’, è molto più di un monumento e di una memoria storica: è ‘segno della Chiesa vivente, edificata con pietre scelte e preziose in Cristo Gesù, pietra angolare’, e come tale ci ricorda che noi pure, come ‘pietre viventi veniamo a formare su questa terra un tempio spirituale’.

Per questa ragione, come notava san Paolo VI, nella comunità cristiana è sorto ben presto l’uso di applicare il ‘nome di Chiesa, che significa l’assemblea dei fedeli, al tempio che li raccoglie’. E’ la comunità ecclesiale, ‘la Chiesa, società dei credenti, attesta al Laterano la sua più solida e evidente struttura esteriore’. Pertanto, aiutati dalla Parola di Dio, riflettiamo, guardando a questo edificio, sul nostro essere Chiesa”.

Ed ha giudicato essenziali le fondamenta: “La loro importanza è evidente, in modo per certi versi addirittura inquietante. Se chi lo ha costruito, infatti, non avesse scavato a fondo, fino a trovare una base sufficientemente solida su cui erigere tutto il resto, l’intera costruzione sarebbe crollata da tempo, o rischierebbe di cedere ad ogni istante, così che anche noi, stando qui, correremmo un serio pericolo. Chi ci ha preceduto, invece, per fortuna, ha dato alla nostra Cattedrale basi solide, scavando in profondità, con fatica, prima di iniziare ad innalzare le mura che ci accolgono, e questo ci fa sentire molto più tranquilli”.

Tali fondamenta sono importanti per la Chiesa: “Ci aiuta però anche a riflettere. Anche noi, infatti, operai della Chiesa vivente, prima di poter erigere strutture imponenti, dobbiamo scavare, in noi stessi e attorno a noi, per eliminare ogni materiale instabile che possa impedirci di raggiungere la nuda roccia di Cristo… E questo vuol dire tornare costantemente a Lui e al suo Vangelo, docili all’azione dello Spirito Santo. Il rischio, altrimenti, sarebbe di sovraccaricare di pesanti strutture un edificio dalle basi deboli”.

Commentando il Vangelo il papa ha evidenziato la chiamata di Gesù: “Gesù ci cambia, e ci chiama a lavorare nel grande cantiere di Dio, modellandoci sapientemente secondo i suoi disegni di salvezza. E’ stata usata spesso, in questi anni, l’immagine del ‘cantiere’ per descrivere il nostro cammino ecclesiale. E’ un’immagine bella, che parla di attività, creatività, impegno, ma anche di fatica, di problemi da risolvere, a volte complessi. Essa esprime lo sforzo reale, palpabile, con cui le nostre comunità crescono ogni giorno, nella condivisione dei carismi e sotto la guida dei Pastori”.

Ecco il motivo per cui occorre porre cura alla liturgia: “La sua cura, pertanto, nel luogo della Sede di Pietro, dev’essere tale da potersi proporre ad esempio per tutto il popolo di Dio, nel rispetto delle norme, nell’attenzione alle diverse sensibilità di chi partecipa, secondo il principio di una sapiente inculturazione ed al tempo stesso nella fedeltà a quello stile di solenne sobrietà tipico della tradizione romana, che tanto bene può fare alle anime di chi vi partecipa attivamente. Si ponga ogni attenzione affinché qui la bellezza semplice dei riti possa esprimere il valore del culto per la crescita armonica di tutto il Corpo del Signore”.

(Foto: Santa Sede)

La famiglia nel mistero della Chiesa: convegno Teologico Pastorale del progetto ‘Misterogrande’

«È nell’amore coniugale e familiare che si esprime e si realizza la partecipazione della famiglia cristiana alla missione sacerdotale di Gesù Cristo e della sua Chiesa». Questo appena citato è uno dei punti più significativi (n. 50) dell’Esortazione apostolica Familiaris consortio, scritta nel 1981 da Giovanni Paolo II ‘sui compiti della famiglia cristiana nel mondo di oggi’. Un insegnamento sul quale non si ritorna spesso nella pastorale della Chiesa in Italia, a causa fra l’altro della diffusa disaffezione alla scelta del matrimonio come progetto di vita indissolubile e di comunione fra gli sposi e con Cristo.

All’obiettivo di riproporre la specificità della dimensione sacerdotale degli sposi alle coppie italiane e non è dedicato il 14° Convegno Teologico Pastorale 2025 del Progetto misterogrande, un sodalizio animato da mons. Renzo Bonetti (dal 1995 al 2003 Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della Conferenza Episcopale Italiananel quale sposi cristiani, sacerdoti e ogni persona che abbia a cuore la famiglia, inventano e promuovono iniziative di formazione e strumenti pastorali perché il sacramento del matrimonio ed il “bene” che è la famiglia siano riscoperti come dono e risorsa per la Chiesa, per ogni persona, per il mondo» (https://misterogrande.org/).

Il convegno, dal titolo ‘Il sacerdozio degli sposi: trasformati per trasformare’, si svolgerà dal 4 al 6 luglio presso la “Casa di accoglienza Fraterna Domus” di Sacrofano (via Sacrofanese 25, Roma), con inizio lavori venerdì pomeriggio 4 luglio alle ore 16.30. Inaugurerà infatti i lavori, dopo i saluti iniziali di mons. Bonetti e degli sposi presidenti dell’associazione Servi Familiae Marco e Cristina Bazzani, la relazione dell’arcivescovo di Cagliari e Segretario generale della CEI mons. Giuseppe Baturi ‘Ordine e Matrimonio perché tutta la comunità cristiana sia sacerdotale’.

La sessione conclusiva della tre giorni di formazione e condivisione, prima della Messa domenicale del 6 luglio che sarà celebrata dal vescovo di Grosseto e di Pitigliano-Sovana-Orbetello mons. Bernardino Giordano (ore 12), sarà di mons. Bonetti, in qualità di assistente spirituale del ‘progetto Misterogrande’, che si soffermerà sull’impegnativo tema: ‘Nella vita liturgica sponsale si rende visibile l’amore di Cristo’ (ore 11).

Mons. Bonetti ha recentemente curato la Prefazione (pp. 5-7) ad un recente libro-testimonianza, dal titolo ‘L’Arte dell’intimità di coppia’ [Effatà Editrice, Cantalupa (TO) 2025, pp. 158], che costituisce un avvincente invito all’iniziativa di Sacrofano perché, come scrive la curatrice Giovanna Valsecchi, chiama nel matrimonio ‘a riscoprire il proprio corpo come libretto d’istruzioni per il culmine dell’intimità di coppia’. Si tratta in pratica di un’opera consegnata dalle coppie alle coppie, con vari capitoli ‘appaltati’ direttamente a coniugi che descrivono a modo loro il meraviglioso abbraccio delle persone sperimentato nel matrimonio.

Percorrendo le pagine del saggio, quindi, il lettore è condotto a prendere consapevolezza della distinzione tra maschile e femminile – alla luce della Teologia del corpo di san Giovanni Paolo II – e del dono che i due si scambiano dopo l’unione nel sacramento delle nozze. Il matrimonio cristiano, infatti, permette di ricevere l’accesso a una stanza interiore, l’unica nella quale tutta la persona umana può donarsi e andare incontro all’altra: il talamo nuziale. Solo nella conoscenza e nel dono reciproco, infatti, gli sposi trovano insieme il loro pieno compimento nell’amore che, solo per questa via, può diventare un cammino ‘per sempre’.

La curatrice Giovanna Valsecchi, che ha conseguito la Licenza in Scienze Religiose presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma ed è insegnante di Religione cattolica per la Diocesi di Milano, insieme al marito Leonardo si è formata per la direzione spirituale a coppie sposate nell’accompagnamento dei fidanzati nell’ambito del progetto ‘Misterogrande’ e, come commenta mons. Bonetti nella Prefazione, offre nel volume ‘una riflessione tutta al femminile, che certamente è fedele al pensiero della Chiesa circa il matrimonio e la famiglia, e che nello stesso tempo fa trasparire la sua sensibilità di donna e di sposa, come anche la sua esperienza attiva nella comunità cristiana’ (p. 5).

Per informazioni e iscrizioni al 14° Convegno Teologico Pastorale promosso dal progetto Misterogrande si può scrivere una mail all’indirizzo di posta elettronica convegno@misterogrande.org oppure telefonare ai numeri 333/3102560 – 3200594846.

M.A.R.I.A

Il monologo, scritto ed interpretato da Giulia Merelli, narra l’attesa di Maria durante la sua gravidanza, caratterizzata da un dialogo intimo con Dio, che è sia suo padre sia colui che diventerà   suo figlio in un paradosso fra necessità di fiducia e senso di protezione. La storia esplora anche il significato dell’essere madre, che significa generare qualcosa che trascende la propria esistenza chiedendole un dolce decentramento. Maria, abbracciando il mistero dell’amore, si interroga sul senso della vita, sul perché della sofferenza e sulla gioia che deriva dal dare sé stessa, senza condizioni. 

PRIMO MOMENTO

(Maria è vestita di bianco, con il pancione, una abat-jour di fianco accesa. Parla con sé stessa e con Dio)

Lo sento, è poco tempo ma lo sento. 

(Si accarezza la pancia)

(Sorridendo) 

Ehi, ti fidi di questo?

Un corpo di una donna.

È strano, non sono mai stata pronta.

Scusa. Ma continuo a pensare che hai bisogno di aria e di luce. 

Tu sei la luce. 

(Pausa) 

Mi unisco al buio, al buio, il tuo stesso buio… 

Mi suggerisci come amare?

(Pausa)

Ti formi in me, ogni giorno… E se fossi un sogno?

(Avverte un dolore) 

Ti fai sentire, eh? Bravo, bravo…

Provo a respirare con te, eh? Facciamo così… 

​(Respira)

Mi sento meno sola, quasi mi addormento. 

Lo spirito non si placa, però… 

Ma tu mi senti? Se parlo, mi senti?

Porto la voce al tuo piccolo orecchio:

Mi senti? 

Questa è la voce di tua mamma

mi senti? Mi senti?

SECONDO MOMENTO

(Maria guarda fuori dalla finestra e parla con sé stessa e con Dio)

Ma sei vero? Un uomo vero? Un Dio, vero? 

Molte madri si chiedono:

mettere al mondo un figlio e perché? 

Perché abbia fame? 

Perché abbia freddo? 

Perché venga offeso, tradito, deriso, non creduto, 

flagellato, ammazzato vivo, crocifisso? 

È dolce lo sguardo di chi pensa all’improvviso

alle cose perdute… 

Secondo me è nel dolore, 

proprio in quel dolore senza ragione, 

quello che ti tradisce, che tradisce la vita 

– doveva andare così e non è andata così – 

che entra il mistero… 

Non si può essere felici sempre. 

L’importante è tenerselo stretto il mistero. 

E negano la speranza. 

​Che la sua fame possa essere saziata per una volta, il freddo scaldato, 

che viva quel tanto che gli basti per amare. 

Chi l’ha detto che bisogna vivere cent’anni!

Ti criticheranno, non ti crederanno… Anche se sei un re. 

(Lo chiama)

Re, re… 

Resta ancora in me, resta in questo grembo.

Non andare nel mondo! 

Scusa, finisco sempre per farti da padrona.

(Pausa)

Una madre. 

Respira per il bambino. 

Per lui mangia, non lo mangia. 

E fa tutto per lui, con lui, a lui. 

In quest’oscurità.

TERZO MOMENTO

(Maria accende della musica dalla radio, si stende sul divano e ascolta. Poi, parla con sé stessa e

con Dio)

Il tirocinio di una lentezza estrema, 

prossima all’immobilità. 

Dicono così

che per capire da quale strano mondo vieni, 

io debba restare così ferma. 

Quasi impercettibile… 

È che mi sento così piccola. 

Eppure gioisco 

mi muovo, mi agito, lavoro, piango, soffro, rido, 

ma non più sola! 

Adesso so che c’è qualcosa dentro di me che vive.

Basta parole, basta! Gesti. 

(Muove le mani simulando un battito cardiaco con le mani) 

Il linguaggio dell’amore. 

(Respira)

Serve una carezza che ti doni consistenza. 

Sono queste (intende le mani) a parlare.

Il linguaggio dell’amore. 

Serve una carezza che ti doni consistenza

che non ti faccia sentire perso in questo mondo

ma che ti allacci dal vecchio al nuovo. 

Che la sua fame possa essere saziata per una volta, il freddo scaldato, 

che viva quel tanto che gli basti per amare. 

Chi l’ha detto che bisogna vivere cent’anni!

Ti criticheranno, non ti crederanno… Anche se sei un re. 

(Lo chiama)

Re, re… 

Resta ancora in me, resta in questo grembo.

Non andare nel mondo! 

Scusa, finisco sempre per farti da padrona.

(Pausa)

Una madre. 

Respira per il bambino. 

Per lui mangia, non lo mangia. 

E fa tutto per lui, con lui, a lui. 

In quest’oscurità.

Che la sua fame possa essere saziata per una volta, il freddo scaldato, 

che viva quel tanto che gli basti per amare. 

Chi l’ha detto che bisogna vivere cent’anni!

Ti criticheranno, non ti crederanno… Anche se sei un re. 

(Lo chiama)

Re, re… 

Resta ancora in me, resta in questo grembo.

Non andare nel mondo! 

Scusa, finisco sempre per farti da padrona.

(Pausa)

Una madre. 

Respira per il bambino. 

Per lui mangia, non lo mangia. 

E fa tutto per lui, con lui, a lui. 

In quest’oscurità.

QUARTO MOMENTO

Non mi crederanno, 

mi diranno che sono bugiarda, 

ma che devo fare? 

Sento di essere fatta per questo. 

(Sorride)

Sono inesperta, è tutto iniziale ma… 

Quando si forma qualcosa dentro, 

che non hai deciso tu, 

cosa puoi fare?

A tre settimane, 2 millimetri e mezzo… 

Una cavità più in basso che diventerà la bocca 

con cui pronuncerà la prima parola. 

E poi un accenno d’occhi 

con cui donerà la compassione. 

E quella spina dorsale, piccola, 

lo farà stare diritto davanti alle umiliazioni. 

Lo stomaco, per accogliere e difendersi dal dolore. 

Gli intestini, il fegato, per digerire le offese. 

E poi i polmoni per respirare un’aria nuova. 

E poi il cuore, per ricominciare daccapo, 

ogni volta, ad amare. 

(Piccola Pausa)

All’inizio sarà dolente, 

come il bruciore della luce del sole, 

quando la guardi fa male, 

ma poi si abituerà a questo mondo. 

Il suo cuore è già grande, io lo sento… 

È in proporzione nove volte più del mio. 

Forse per questo posso accettare, 

perché tu hai più amore di me. 

Lui ha più amore di me ed io posso sentirmi di lui, 

figlia di te. 

E di nuovo generata, ogni volta, daccapo. 

QUINTO MOMENTO

(Maria gioca, come una bambina. Si affaccia dalle lenzuola, sopra al letto, in modo giocoso,

imitando un bambino appena nato)

La nascita è un salto! La nascita è un salto! La nascita è un salto!

Quest’istante, come bisogna rispettarlo! 

Schhh! è un momento fragilissimo… 

Piano, piano, piano… 

Lui è lì, sull’uscio. 

E non è più un feto e non è ancora un neonato. 

Piano! 

Non parlate per favore, silenzio! 

Silenzio! 

Anche le luci, 

se potete abbassatele, 

sta passando dal vecchio al nuovo… 

Serve tenerezza, piano piano… 

Non si è ancora staccato del tutto dalla mamma, 

lei respira ancora per lui, con lui. 

Lasciate alla nascita la sua gravità, 

per favore. 

Non stategli addosso con tutte quelle parole. 

Avete presente il momento in cui l’uccello corre con le ali spiegate, 

sta per prendere il volo… 

Quando volerà? 

Non si sa… 

Oppure quando la marea del mare sale e poi ridiscende… 

Ecco lasciategli il tempo. 

Il sole si alza forse di colpo? 

O fra il giorno e la notte non indugia un tramonto? 

Fra la notte e il giorno indugia l’alba, e l’aurora. 

Ecco lui è l’aurora. 

E non stategli addosso con tutte quelle analisi scientifiche, 

gli studi medici,

 non capite nulla di mistero. 

Fermi! Fermi! 

Lui viene dal Mistero. 

(Pausa)

Lasciate alla nascita la sua gravità. 

Bernard Scholz: il Meeting va alla ricerca dell’essenziale

Domani, alla Fiera di Rimini si apre il Meeting dell’Amicizia fra i Popoli, giunto alla 45° edizione, in programma fino al 25 agosto con il titolo ‘Se non siamo alla ricerca dell’essenziale, allora cosa cerchiamo?’, caratterizzata da tavole rotonde, mostre, spettacoli, iniziative culturali, sportive e per ragazzi e trasmessa in diretta su più canali digitali e in più lingue, presentato nel mese di luglio dal presidente della Fondazione del Meeting, Bernhard Scholz:, Bernhard Scholz:

“Essenziale è ciò che genera una vita piena, libera e responsabile e una vita sociale feconda e solidale… Contro i veleni dell’odio e del disprezzo, dei complottismi e delle estreme polarizzazioni, gli antidoti essenziali sono l’incontro, il dialogo e il confronto. A maggior ragione vogliamo realizzare di nuovo un Meeting che mette a tema le grandi sfide di questo momento storico in un clima di rispetto reciproco, attraverso uno scambio e una condivisione di esperienze e di conoscenze… Al Meeting renderemo presenti germogli di riconciliazione che nascono in mezzo alle guerre, incontri che sono diventati cantieri di pace”.

Perché il Meeting pone questa domanda?

“Il titolo che abbiamo preso da un romanzo di Cormac McCarthy è una sfida importante per il momento in cui viviamo con cambiamenti che non abbiamo mai visto nella storia. Dobbiamo chiederci cosa vogliamo tramandare alle generazioni future. Cosa vuol dire educare oggi? Cosa vuol dire dare la certezza ai ragazzi per affrontare un futuro pieno di incognite?  Queste sono le domande che affronteremo in questa settimana riminese, perché la bellezza dà la possibilità di rigenerarci e guardare ciò che veramente è importante nella vita.

Quindi l’educazione è il tema più importante di tutte le altre tematiche, perché dobbiamo aiutare le giovani generazioni ad affrontare da protagonisti la vita, che è molto complessa; però sono certo che i giovani saranno capaci di creare un mondo migliore. Perciò la ricerca dell’essenziale non è qualcosa che riduce la vita ad un minimo indispensabile, ma al contrario fa vedere ogni singola cosa nel suo orizzonte di senso; fa conoscere i momenti della vita nella loro apertura verso un destino irriducibile;esalta la bellezza anche quando si nasconde sotto le macerie dell’indifferenza, valorizza il bene anche quando sembra annientato dal male”.

Ma, dopo 44 anni, per quale motivo il Meeting si pone alla ricerca dell’essenziale?
“E’ lo stesso motivo di sempre: la passione dell’inizio! In un intervento al Meeting del 1985 don Luigi Giussani dice che il cristianesimo non è nato come religione ma come ‘passione per l’uomo’. Chi ha fondato il Meeting è stato coinvolto proprio da questa sua passione ed ha voluto renderla presente attraverso i convegni, le mostre e gli spettacoli che se si sono susseguiti in tutti questi anni. E’ una passione per chi cerca, per chi soffre, per chi vive in condizioni avverse, ma anche una passione per l’uomo che si illude della propria autosufficienza, del suo potere”.

Per mons. Luigi Giussani in cosa consiste la ricerca dell’essenziale nella quotidianità?

“Di fronte ad una riduzione del cristianesimo ad una concezione astratta della vita o ad una pura etica don Giussani ha riproposto il cristianesimo come avvenimento: il Mistero di Dio ci viene incontro, ci raggiunge attraverso la realtà, prima di tutto attraverso la realtà sacramentale della Chiesa e le comunità che la vivono nella loro unità e la realtà delle circostanze che ci indicano in un dialogo continuo la strada che siamo chiamati a percorrere, la vocazione che ci siamo invitati a seguire.

In questo senso don Giussani ha parlato di Presenza, del Mistero di Dio che si rende presente nella realtà per incontrarci e lasciarsi incontrare. Questo incontro diventa poi fonte di una nuova scoperta affascinante della bellezza e della verità, diventa fonte di una nuova moralità, che nasce da una affezione vera e profonda e non da un moralismo che enfatizza le norme mettendo in ombra il più grande e incommensurabile dono di Dio: la sua misericordia. Questa riproposizione esistenziale dell’incarnazione come caratteristica fondamentale del cristianesimo ha coinvolto tante generazioni di giovani e meno giovani e penso che proprio in questo consista la sua attualità.

Vivere la propria vocazione in un’amicizia basata sulla fede dentro e attraverso le circostanze della vita vuol dire testimoniare il cristianesimo in tutti gli ambienti della vita stessa: famiglia, quartiere, lavoro, tempo libero, impegni nella società civile, politica. Ed è in questo modo che la fede si comunica, si manifesta come carità e crea una nuova cultura”.

Per i tempi che stiamo vivendo, in quale modo vedere la realtà?
“Don Giussani definisce il senso religioso come ‘complesso di esigenze e di evidenze con cui l’uomo è proiettato dentro il confronto con tutto ciò che esiste’. Mi sembra molto importante la sua osservazione che questa ‘scintilla che mette in azione il motore umano’ non si limita ad un ambito specifico, che potremmo chiamare anche spirituale, ma permea e penetra tutti gli aspetti della vita: ‘Qualunque affermazione della persona, dalla più banale e quotidiana alla più ponderata e carica di conseguenze, può avvenire solo in base a questo nucleo di evidenze ed esigenze originali’.

Questo vuol dire che tutto ciò che l’uomo desidera e realizza è originato da questo senso religioso, che può essere offuscato, tradito, relativizzato ma mai del tutto cancellato. Ed è una caratteristica essenziale dell’uomo che accumuna tutti gli uomini in quanto uomini”.

In quale modo il Meeting può narrare i ‘germogli di riconciliazione’?

“Lo sguardo sul mondo è prima di tutto caratterizzato dal fatto che il mondo è dato. Io non sono il frutto casuale di un processo fisico-biologico ma sono voluto da sempre e per sempre. Ed il mondo mi è dato per vivere questa chiamata, questa vocazione personale insieme agli altri fratelli uomini.

Le testimonianze ed i dialoghi del Meeting vogliono aprire quest’orizzonte di una vita che scopre la bellezza anche nei luoghi più oscuri, che cerca la verità anche se è offuscata, che vuole costruire un mondo più giusto anche in mezzo a mille ostacoli. E’ uno sguardo di positività basata su esperienze che la documentano come possibile, non su un ottimismo effimero e inconsistente. Questo sguardo sul mondo si vede poi negli sguardi delle migliaia di volontari che sono il vero cuore del Meeting.

Il loro sorriso, la loro disponibilità, la loro attenzione, la loro accoglienza dicono più di tante parole che il mondo può presentarci tante difficoltà e problemi ma che in questo mondo pulsa un cuore che ci attende. Quest’anno sentiremo in particolare testimonianze dalla Terra Santa, dall’Ucraina e dalla Russia, ma anche di tante altre nazioni sofferenti del mondo che mostrano l’irriducibilità di un’esperienza capace di perdonare, di costruire relazioni nuove, un’esperienza che rende la propria vita più bella anche nel dolore”.

(Tratto da Aci Stampa)

Gli auguri di papa Francesco: camminare nel Mistero del Natale

Giornata di auguri natalizi per papa Francesco ai dipendenti della Santa Sede e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, con i propri familiari, proponendo una riflessione su nascondimento e piccolezza:

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