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Per il rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre è in aumento la persecuzione contro la fede

La Fondazione ‘Aiuto alla Chiesa che Soffre’ ha presentato (oggi, 21 ottobre 2025) la XVII edizione del Rapporto biennale ‘Libertà religiosa nel mondo’, che ha offerto una panoramica globale dello stato di questo diritto fondamentale per il periodo che va da gennaio 2023 a dicembre 2024, evidenziando che due terzi dell’umanità (più di 5.400.000.000 persone vivono in Paesi senza piena libertà religiosa). Il Rapporto analizza la situazione in 196 Paesi e documenta gravi violazioni di questo diritto in 62 di essi. Di questi, 24 sono classificati come Paesi di ‘persecuzione’ e 38 come Paesi di ‘discriminazione’.

Solo due nazioni, il Kazakistan e lo Sri Lanka, hanno mostrato miglioramenti rispetto all’edizione precedente: “Il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione (tutelato dall’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani) non solo è sotto pressione, ma in molti Paesi sta scomparendo”, ha avvertito Regina Lynch, presidente esecutivo di ACS Internazionale, sottolineando che quest’anno ricorre il 25° anniversario del primo rapporto di ACS.

Il Rapporto identifica nell’autoritarismo il principale motore della repressione religiosa. In 19 dei 24 Paesi nella categoria della persecuzione e in 33 delle 38 nazioni con discriminazione, i governi applicano strategie sistematiche per controllare o mettere a tacere la vita religiosa. In Cina, Iran, Eritrea e Nicaragua, le autorità utilizzano tecnologie di sorveglianza di massa, censura digitale, legislazione restrittiva e detenzioni arbitrarie per sopprimere le comunità religiose indipendenti.

Il controllo della fede è diventato uno strumento di potere politico, grazie a una burocratizzazione della repressione religiosa sempre più sofisticata. nazionalismo religioso: il Rapporto avverte che l’estremismo islamista continua ad espandersi, in particolare in Africa e in Asia. In 15 Paesi è la causa principale della persecuzione mentre in altri 10 contribuisce alla discriminazione. Il Sahel è diventato l’epicentro della violenza jihadista con gruppi come lo Stato Islamico – Provincia del Sahel (ISSP) e JNIM che hanno causato la morte di centinaia di migliaia di persone, lo sfollamento di milioni di altre e la distruzione di centinaia di chiese e scuole cristiane.

Il nazionalismo etnico-religioso alimenta la repressione delle minoranze in alcuni Stati dell’Asia. In India e Myanmar, le comunità cristiane e musulmane subiscono aggressioni ed esclusione legale. Quanto al caso indiano, il Rapporto definisce la situazione come ‘persecuzione ibrida’, una combinazione di leggi discriminatorie e violenze perpetrate da civili ma incoraggiate dalla retorica politica.

Il declino della libertà religiosa è stato aggravato anche dai conflitti armati che hanno colpito Paesi come Myanmar, Ucraina, Russia, Israele e Palestina. Le guerre e la violenza basata sulla religione hanno innescato una silenziosa crisi di sfollamento. In Nigeria, gli attacchi di gruppi armati legati ai pastori Fulani radicalizzati hanno causato migliaia di morti e lo sradicamento di intere comunità.

Nel Sahel, in particolare in Burkina Faso, Niger e Mali, interi villaggi sono stati distrutti dalle milizie islamiste. In Sudan, la guerra civile ha spazzato via comunità cristiane secolari. Anche la criminalità organizzata è emersa come un nuovo agente di persecuzione. In Messico e Haiti, gruppi armati uccidono o rapiscono leader religiosi ed estorcono denaro alle parrocchie per affermare il proprio controllo sul territorio”.

L’erosione della libertà religiosa si estende anche all’Europa e al Nord America. Nel 2023, la Francia ha registrato quasi 1.000 attacchi alle chiese; in Grecia, più di 600 atti di vandalismo; picchi simili sono stati osservati in Spagna, Italia e Stati Uniti, tra cui profanazioni di luoghi di culto, aggressioni fisiche al clero e interruzioni di funzioni religiose. Secondo ACS, questi atti riflettono un crescente clima di ostilità ideologica nei confronti della religione.

Il Rapporto documenta anche un drastico aumento degli atti antisemiti e antiislamici a seguito degli attacchi del 7 ottobre 2023 e della guerra a Gaza. In Francia, gli episodi di antisemitismo sono aumentati del 1.000%, mentre i crimini d’odio contro i musulmani sono aumentati del 29%. In Germania, nel 2023 sono stati registrati 4.369 episodi legati al conflitto rispetto ai soli 61 dell’anno precedente.

Per la prima volta nella sua storia, ACS ha lanciato una petizione globale che invita i governi e le organizzazioni internazionali a garantire l’effettiva applicazione dell’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che garantisce ad ogni persona il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione: “Perché questa petizione? Perché il diritto di credere (o di vivere secondo le proprie convinzioni) è in declino in 62 Paesi, colpendo miliardi di persone.

Negli ultimi 25 anni, ACS ha documentato come la persecuzione distrugga le comunità, alimenti i conflitti e costringa milioni di persone alla fuga. Ora più che mai, la libertà religiosa deve essere difesa e protetta in tutto il mondo”, ha affermato Lynch, invitando tutti a sostenere la petizione e citando lo slogan di questa iniziativa: ‘La libertà religiosa è un diritto umano, non un privilegio’

Nonostante questo quadro desolante, il Rapporto di ACS sottolinea anche la resilienza delle comunità religiose che, nonostante la persecuzione, continuano a fornire aiuti umanitari, istruzione e speranza. In Mozambico e Burkina Faso, progetti interreligiosi hanno dimostrato che la fede può essere una forza motrice per la riconciliazione e la coesione sociale: “La libertà religiosa è il termometro di tutti gli altri diritti umani. Il suo declino segnala un più ampio collasso delle libertà Fondamentali”, ha concluso Lynch.

Ad inizio giornata il segretario dello Stato vaticano, card. Pietro Parolin, ha sottolineato che il diritto alla libertà religiosa è un ‘baluardo essenziale’ per consentire a ogni persona di ‘perseguire la verità e costruire società eque’. Ecco dunque che la tutela della libertà religiosa, la sua garanzia, non riguarda solo i credenti o la Chiesa, va oltre coinvolgendo tutta la società, le istituzioni pubbliche internazionali, è segno di civiltà, ‘pietra angolare dell’edificio dei diritti umani contemporanei’.

Nell’intervento il card. Parolin si è servito di due capisaldi per spiegare perché la libertà di religione è importante a livello globale: la dichiarazione conciliare ‘Dignitatis humanae’, sul diritto della persona umana e delle comunità alla libertà sociale e civile in materia di religione, e l’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani, per il quale ‘ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione’ e tale diritto ‘include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti’.

Papa Leone XIV: i santi sono segni di speranza

“Cari fratelli e sorelle, sono contento di incontrarvi all’indomani della canonizzazione dei sette nuovi Santi ai quali siete, per vari motivi, molto legati. Saluto ciascuno di voi, in particolare i Cardinali, i Vescovi, le Superiore religiose e le Autorità civili qui presenti. L’evento gioioso e solenne che abbiamo celebrato ieri ci ricorda che la comunione della Chiesa coinvolge tutti i fedeli, nello spazio e nel tempo, in ogni lingua e cultura, unendoci come popolo di Dio, corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo”: il giorno successivo della canonizzazione dei nuovi santi papa ha ricevuto i fedeli che sono giunti in Vaticano per l’occasione.

Rivolgendosi ai presenti ha sottolineato che essi sono segni di speranza con un particolare pensiero al santo armeno, che ha fatto una scelta precisa: “Gli uomini e le donne che ieri abbiamo proclamato santi sono per tutti noi segni luminosi di speranza, perché hanno offerto la propria vita nell’amore di Cristo e dei fratelli. Condividiamo tutti la gioia dell’amato popolo armeno, guardando alla santità del vescovo martire Ignazio Maloyan. Fu un pastore secondo il cuore di Cristo e, nei momenti di grande difficoltà, non abbandonò il suo gregge, anzi lo incoraggiò a rafforzarne la fede.

Quando gli fu chiesto di rinunciare alla fede in cambio della libertà, non esitò a scegliere il suo Signore, fino al punto di versare il proprio sangue per Dio. Questo mi fa pensare con affetto al popolo armeno, che scolpisce la croce nella pietra come segno della sua fede salda e incrollabile. Possa l’intercessione del nuovo Santo rinnovare il fervore dei credenti e portare frutti di riconciliazione e pace per tutti”.

Oppure a quello di Papua Nuova Guinea, che ha difeso le verità della fede: “Possiamo vedere la profonda fede del popolo della Papua Nuova Guinea riflessa in san Pietro To Rot, che ci offre un esempio ispiratore di fermezza e forza d’animo nel predicare le verità del Vangelo di fronte a difficoltà e sfide, persino minacce alla nostra vita. Sebbene fosse un semplice catechista, dimostrò uno straordinario coraggio rischiando la vita per svolgere il suo apostolato in segreto, perché il suo lavoro pastorale era proibito dalle forze di occupazione durante la Seconda Guerra Mondiale. Allo stesso tempo, quando queste autorità permisero la pratica della poligamia, San Pietro To Rot difese fermamente la santità del matrimonio e affrontò persino alcuni potenti… Cari fratelli e sorelle, l’esempio di san Pietro To Rot ci incoraggi a difendere le verità della fede, anche a costo di sacrifici personali, e ad affidarci sempre a Dio nelle nostre prove”.

Inoltre un pensiero è rivolto al popolo venezuelano: “Cari fratelli e sorelle, i vescovi del Venezuela hanno pubblicato lo scorso 7 ottobre una lettera in occasione del gioioso avvenimento di vedere elevati agli onori degli altari due figli della loro amata terra, san José Gregorio Hernández e santa Carmen Rendiles, chiedendo al Signore che siano un forte stimolo affinché tutti i venezuelani si riuniscano e sappiano riconoscersi come figli e fratelli di una stessa patria, riflettendo così sul presente e sul futuro, alla luce delle virtù che questi santi vissero in modo eroico”.

Ed ha riflettuto sulle virtù della fede e della speranza: “Bisognerebbe chiedersi: quali sono queste virtù che devono motivarci? Certamente la fede. Dio era presente nella loro vita e la trasformava, facendo della semplice esistenza di una persona comune, come uno qualunque di noi, un lume che nella quotidianità illuminava tutti con una luce nuova.

Poi, senza dubbio, la virtù della speranza: se Dio è la nostra ricompensa eterna, le nostre fatiche e le nostre lotte non possono concludersi in mete che, oltre che indegne e degradanti, sono effimere. Infine, la carità, che nasce dall’accogliere e dal condividere il dono ricevuto, che ci fa scoprire il vero senso di una vita e ci chiede di costruirla per mezzo del servizio ai malati, ai poveri, ai più piccoli”.

Quindi le virtù sono importanti per agire: “Ebbene, come può la riflessione su queste virtù aiutarci nel momento presente? Può farlo se, guardando a queste due grandi figure, vediamo in loro soprattutto persone molto simili a noi, che vissero affrontando problematiche che non ci sono estranee, e che noi stessi possiamo affrontare come fecero loro, seguendone l’esempio.

Ed inoltre considerando che chi vive al mio fianco (come me, come loro) è chiamato alla stessa santità, e che devo dunque vederlo, anzitutto, come un fratello da rispettare e da amare, condividendo il cammino dell’esistenza, sostenendoci nelle difficoltà e costruendo insieme il regno di Dio con gioia“.

La parte conclusiva è dedicata ai santi italiani: “Lodiamo inoltre il Signore per suor Maria Troncatti, santa salesiana che ha dedicato la vita al servizio delle popolazioni indigene dell’Ecuador. Coniugando competenza medica e passione per Cristo, questa generosa missionaria ha curato le membra e i cuori di quanti assisteva con l’amore e la forza che attingeva dalla fede e dalla preghiera. La sua opera, davvero instancabile, è per noi esempio di una carità che non si arrende nelle difficoltà, trasformandole piuttosto in occasioni per un dono gratuito e totale di sé.

Nella sua provvidenza, Dio ha donato alla Chiesa suor Vincenza Maria Poloni, fondatrice delle Suore della Misericordia. Il suo carisma testimonia la compassione di Gesù verso gli ammalati e gli emarginati. Nutrendo l’impegno sociale con una profonda spiritualità eucaristica e con la devozione mariana, santa Vincenza ci incoraggia a perseverare nel servizio quotidiano ai più fragili: è proprio lì che fiorisce la santità di vita!

Questa trasformazione, che la grazia di Dio opera nel cuore, trova in Bartolo Longo un esempio di particolare intensità. Convertitosi da una vita lontana da Dio, egli dedicò ogni energia a opere di misericordia corporale e spirituale, promuovendo la fede in Cristo e l’affetto per Maria mediante la carità verso gli orfani, i poveri, i disperati.

Riconoscente al suo fondatore, il Santuario di Pompei custodisca e diffonda il fervore di san Bartolo, apostolo del Rosario: di cuore raccomando questa preghiera a tutti, ai sacerdoti, ai religiosi, alle famiglie, ai giovani. Contemplando i misteri di Cristo con lo sguardo di Maria, giorno per giorno assimiliamo il Vangelo e impariamo a praticarlo”.

In precedenza il papa aveva ricevuto la comunità del Pontificio Collegio Portoghese, fondato a Roma da papa Leone XIII: “Puntando sempre alla missione, la Chiesa, chiamata oggi a rafforzare il suo stile sinodale, con gioia fa tesoro di queste esperienze ecclesiali e, nel custodirle come eredità spirituale, trova in esse una spinta per far crescere la comunione.

Quando, per la promozione umana e per la gloria di Dio, ci mettiamo in ascolto gli uni degli altri e rispettiamo quello che lo Spirito Santo suscita in ogni fedele, noi distinguiamo con maggiore chiarezza e fiducia i segni dei tempi, lavorando uniti nella costruzione del Regno di Cristo. E il fatto di essere a Roma per approfondire lo studio della teologia o delle scienze umane e sociali, implica di allenarsi ogni volta di più nell’arte dell’ascolto, così importante per l’unità tra di noi, discepoli del Signore”.

E’ stato un invito a ‘costruire’ una casa, dove ‘sostare’, ricordando le parole di san Paolo VI: “Cari fratelli e care sorelle, mentre siete a Roma, costruitevi anche una ‘casa’, ovvero un ambiente casalingo dove, rientrando dai vostri impegni accademici, possiate sentirvi in famiglia… Dunque, edificate una casa collegiale, che sia anche accogliente, come dev’essere la Chiesa. Lo troviamo scritto nella storia del Collegio, che ha ricevuto il titolo di ‘Casa di Vita’, a causa dell’accoglienza degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Questo titolo è allo stesso tempo un’eredità e una responsabilità nella vostra quotidiana costruzione della fraternità”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV chiede di risvegliare il mondo

“Sono contento di trovarmi con voi, che rappresentate tutti i consacrati e le consacrate del mondo, in questa settimana del vostro Giubileo a Roma. Vi accolgo con un abbraccio che parte dal cuore e che desidero arrivi fino agli angoli più remoti della terra, dove so di potervi trovare. In particolare, ricordando ciò che già vi disse papa Francesco, voglio a mia volta dichiararvi che la Chiesa ha bisogno di voi e di tutta la diversità e la ricchezza delle forme di consacrazione e di ministero che rappresentate”: accogliendo i partecipanti al giubileo della Vita Consacrata papa Leone XIV ha sottolineato la necessità della Chiesa della ricchezza del loro ministero.

La Chiesa ha necessità di loro perché risvegliano il mondo: “Con la vostra vitalità e con la testimonianza di una vita dove Cristo è il centro e il Signore, voi potete contribuire a ‘svegliare il mondo’. Questo lo abbiamo sentito stamattina: che potete svegliare il mondo! In questo senso, va sempre ribadito quanto sia importante per tutti voi essere radicati in Cristo. Solo in questo modo, infatti, potrete compiere la missione in modo fecondo, vivendo la vocazione come parte della meravigliosa avventura di seguire più da vicino Gesù”.

Però è possibile risvegliare il mondo solo se si è uniti a Gesù: “Uniti a Lui, e in Lui tra di voi, le vostre piccole luci diventano come il tracciato di un sentiero luminoso nel grande progetto di pace e di salvezza che Dio ha sull’umanità. Per questo motivo, a voi, figlie e figli di Fondatori e Fondatrici, rivolgo una calorosa esortazione a ‘ritornare al cuore’, come il luogo in cui riscoprire la scintilla che ha animato gli inizi della vostra storia, consegnando a chi vi ha preceduto una missione specifica che non passa e che oggi vi è affidata”.

E citando l’enciclica ‘Dilexit nos’ il papa ha invitato a coltivare la preghiera: “E’ infatti nel cuore che si produce la ‘paradossale connessione tra la valorizzazione di sé e l’apertura agli altri, tra l’incontro personalissimo con sé stessi e il dono di sé agli altri’. E’ nell’interiorità, coltivata nella preghiera e nella comunione con Dio, che mettono le radici i migliori frutti di bene secondo l’ordine dell’amore, nella piena promozione dell’unicità di ciascuno, nella valorizzazione del proprio carisma e nell’apertura universale della carità”.

Quindi ha ripreso il motto scelto per questo giubileo (‘Pellegrini di speranza, sulla via della pace’): “C’è un bisogno profondo di speranza e di pace che abita il cuore di ogni uomo e donna del nostro tempo e voi, consacrate e consacrati, volete farvene portatori e testimoni con la vostra vita, come divulgatori di concordia attraverso la parola e l’esempio, e prima ancora come persone che portano in sé, per grazia di Dio, l’impronta della riconciliazione e dell’unità.

Solo così potrete essere, nei vari ambienti in cui vivete e operate, costruttori di ponti e diffusori di una cultura dell’incontro, nel dialogo, nella conoscenza reciproca, nel rispetto per le differenze, con quella fede che vi fa riconoscere in ogni essere umano un solo volto sacro e meraviglioso: quello di Cristo”.

Citando papa san Paolo VI ha richiamato il valore della sinodalità: “E’ la descrizione di una missione entusiasmante: un ‘domestico dialogo’ che oggi è affidato anche a voi, anzi a voi in modo speciale, per un continuo rinnovamento del Corpo di Cristo nelle relazioni, nei processi, nei metodi. La vostra vita, il modo stesso in cui siete organizzati, il carattere di fatto frequentemente internazionale e interculturale dei vostri Istituti, vi pongono infatti in una condizione privilegiata per poter vivere quotidianamente valori come l’ascolto reciproco, la partecipazione, la condivisione di opinioni e capacità, la ricerca comune di cammini secondo la voce dello Spirito”.

E’ questa la testimonianza di cui ha bisogno la Chiesa: “Di tutto ciò la Chiesa oggi vi chiede di essere testimoni speciali nelle diverse dimensioni della vostra vita, in primo luogo camminando in comunione con tutta la grande famiglia di Dio, sentendola come Madre e Maestra, condividendo in essa la gioia della vostra vocazione e anche, dove necessario, superando divisioni, perdonando ingiustizie subite, chiedendo perdono per le chiusure dettate dall’autoreferenzialità. Lavorate a diventare, giorno per giorno, sempre più ‘esperti di sinodalità’, per esserne profeti al servizio del popolo di Dio”.

Precedentemente il papa aveva ricevuto una delegazione della fondazione ‘Aiuto alla Chiesa che soffre’, ricordando la loro missione di aiutare i cristiani, ricordando le parole di san Paolo nella prima lettera ai Corinzi: “Al contrario, la vostra missione proclama che, come unica famiglia in Cristo, non abbandoniamo i nostri fratelli e sorelle perseguitati. Piuttosto, li ricordiamo, siamo al loro fianco e ci adoperiamo per garantire le loro libertà donate da Dio… Queste parole riecheggiano oggi nei nostri cuori, perché la sofferenza di qualsiasi membro del Corpo di Cristo è condivisa da tutta la Chiesa”.

Inoltre ha ribadito la necessità della libertà religiosa: “La libertà religiosa, pertanto, non è meramente un diritto giuridico o un privilegio che ci è concesso da governi; è una condizione fondante che rende possibile la riconciliazione autentica. Quando questa libertà viene negata, la persona umana è privata della capacità di rispondere liberamente alla chiamata della verità. Ciò che ne consegue è un lento disgregarsi dei vincoli etici e spirituali che sostengono le comunità; la fiducia lascia spazio alla paura, il sospetto sostituisce il dialogo e l’oppressione genera violenza.

Per questa ragione la Chiesa cattolica ha sempre difeso la libertà religiosa per tutti. Il Concilio Vaticano II, in ‘Dignitatis humanaeì, ha affermato che tale diritto deve essere riconosciuto nella vita giuridica e istituzionale di ogni nazione. La difesa della libertà religiosa, dunque, non può rimanere astratta; deve essere vissuta, protetta e promossa nella vita quotidiana degli individui e delle comunità”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV esorta a difendere i poveri

“Sono lieto di salutare tutti voi, leader sindacali e ospiti di Chicago, giunti a Roma per celebrare l’Anno Giubilare. Questa delegazione rappresenta migliaia di lavoratori, le cui competenze contribuiscono al bene comune e alla creazione di una società in cui tutti possono prosperare. E’ un lavoro importante e vi elogio per il vostro contributo in questo senso”: con queste parole papa Leone XIV ha salutato la delegazione dell’Union Leaders from Chicagoland (leader sindacali della città di Chicago).

Il papa li ha ringraziati per la collaborazione con la Chiesa: “In particolare, vorrei esprimere la mia gratitudine per la vostra collaborazione con la Chiesa. Il Cardinale Cupich mi ha informato dei vostri numerosi contributi, tra cui il sostegno ai seminaristi ospitando, insieme a esponenti della società civile e del mondo imprenditoriale, il banchetto annuale del Premio Rerum Novarum”.

Ha trovato anche molto interessanti le attività svolte per stimolare la partecipazione e l’impegno per il creato: “Inoltre, è incoraggiante apprendere dei progressi compiuti nell’ampliare la partecipazione e l’inclusione delle minoranze nel movimento sindacale attraverso l’apprendistato e la formazione. Allo stesso tempo, il vostro impegno per la tutela dell’ambiente, attraverso l’insegnamento delle competenze necessarie per lo sviluppo delle energie rinnovabili, non è solo encomiabile, ma anche tempestivo, data l’urgenza di prenderci cura della nostra casa comune”.

Inoltre ha molto ‘apprezzato’ l’accoglienza verso i migranti: “Soprattutto, vi prego di comprendere il mio apprezzamento per l’accoglienza di immigrati e rifugiati, in particolare per il sostegno alle dispense alimentari e ai rifugi. Pur riconoscendo che politiche appropriate sono necessarie per garantire la sicurezza delle comunità, vi incoraggio a continuare a impegnarvi affinché la società rispetti la dignità umana dei più vulnerabili. Così facendo, state mettendo in pratica l’appello del mio amato predecessore, papa Francesco, che ha esortato ogni sindacato a rinascere ogni giorno nelle periferie”.

Infine ha elogiato il loro impegno per i diritti dei lavoratori: “Durante questa settimana di pellegrinaggio, oltre ad attraversare le Porte Sante e a partecipare ad altri esercizi spirituali, state anche dedicando del tempo allo studio di importanti questioni relative ai diritti e ai doveri dei lavoratori. Prego che questo tempo sia fruttuoso sia per le vostre menti che per i vostri cuori”.

Poi ha accolto i partecipanti alla 39^ Conferenza dell’Associazione ‘MINDS International’ (rete di  agenzie di stampa) sottolineando un po’ la crisi dell’informazione: “Potremmo definire un paradosso che nell’era della comunicazione le agenzie di informazione e di comunicazione attraversino un periodo di crisi. E che anche i fruitori dell’informazione siano in crisi essi stessi, scambiando spesso il falso per vero, ciò che è autentico con ciò che è invece artefatto. E tuttavia, nessuno oggi dovrebbe poter dire ‘non sapevo’. Per questo vi incoraggio nel vostro servizio, così importante; incoraggio i momenti di incontro associativo, che vi permettono di riflettere insieme”.

Però ha sottolineato che l’informazione deve essere tutelata: “L’informazione è un bene pubblico che tutti dovremmo tutelare. Per questo, ciò che è davvero costruttivo è l’alleanza tra i cittadini e i giornalisti all’insegna dell’impegno per la responsabilità etica e civile. Una forma di cittadinanza attiva è quella di stimare e sostenere gli operatori e le agenzie che dimostrano serietà e vera libertà nel loro lavoro. Allora si verifica un circolo virtuoso che fa bene al corpo sociale”.

Inoltre non ha mancato di evidenziare chi rischia la vita per informare: “Ogni giorno ci sono reporter che rischiano personalmente perché la gente possa sapere come stanno le cose. E in un tempo come il nostro, di conflitti violenti e diffusi, quelli che cadono sul campo sono molti: vittime della guerra e dell’ideologia della guerra, che vorrebbe impedire ai giornalisti di esserci. Non dobbiamo dimenticarli!

Se oggi sappiamo che cosa è successo a Gaza, in Ucraina e in ogni altra terra insanguinata dalle bombe, lo dobbiamo in buona parte a loro. Ma queste testimonianze estreme sono l’apice del tributo di quotidiana fatica di tantissimi che lavorano perché l’informazione non sia inquinata da altri fini, contrari alla verità e alla dignità della persona”.

Per questo ha invitato a ‘liberare’ l’informazione: “Occorre infatti liberare la comunicazione dall’inquinamento cognitivo che la corrompe, dalla concorrenza sleale, dal degrado del cosiddetto click bait. Le agenzie di stampa sono in prima linea, chiamate ad agire nell’attuale contesto comunicativo secondo principi (purtroppo non sempre condivisi) che coniugano la sostenibilità economica dell’impresa con la tutela del diritto ad una informazione corretta e plurale”.

Infatti i giornalisti delle agenzie svolgo un compito importante: “I giornalisti delle agenzie di stampa sono a loro volta chiamati ad essere i primi sul campo, i primi a dare la notizia. E questo vale ancora più nell’era della comunicazione permanentemente live, della digitalizzazione sempre più pervasiva dei mass media. Chi lavora per un’agenzia, lo sapete bene, è chiamato a scrivere con rapidità, sotto pressione, anche in situazioni molto complesse e drammatiche. A maggior ragione, il vostro servizio è prezioso e deve essere un antidoto al proliferare dell’informazione ‘spazzatura’; pertanto richiede competenza, coraggio e senso etico”.

E’ stata un’esortazione a vigilare sulla tecnologia: “Non siamo destinati a vivere in un mondo dove la verità non è più distinguibile dalla finzione. Al riguardo, dobbiamo porci degli importanti interrogativi… Dobbiamo vigilare perché la tecnologia non si sostituisca all’uomo, e perché l’informazione e gli algoritmi che oggi la governano non siano nelle mani di pochi”.

Per il papa, inoltre, è necessaria un’informazione libera, ricordando il monito di Hannah Arendt: “Il mondo ha bisogno di un’informazione libera, rigorosa, obiettiva… Con il vostro lavoro, paziente e rigoroso, voi potete essere un argine a chi, attraverso l’arte antica della menzogna, punta a creare contrapposizioni per comandare dividendo; un baluardo di civiltà rispetto alle sabbie mobili dell’approssimazione e della post-verità”.

Insomma è stato un invito a non svendere l’autorevolezza della comunicazione: “L’economia della comunicazione non può e non deve separare il proprio destino dalla condivisone della verità. Trasparenza delle fonti e della proprietà, accountability, qualità, obiettività sono le chiavi per restituire ai cittadini il loro ruolo di protagonisti del sistema, convincendoli a pretendere un’informazione degna di questo nome. Mi raccomando: non svendete mai la vostra autorevolezza!”

Infine nel messaggio alla rete ‘Catholic Charities Usa’, che raduna 168 agenzie diocesane, ha esortato a continuare il supporto alle persone migranti e rifugiate: “Attraverso le vostre 168 agenzie diocesane di Catholic Charities, diventate ‘agenti di speranza’ per i milioni di persone che si rivolgono alla Chiesa negli Stati Uniti d’America in cerca di compassione e cura. Molti di coloro che servite sono tra i più vulnerabili, tra cui migranti e rifugiati”.

Il ruolo di questa rete è molto importante per l’assistenza ai poveri: “Poiché non possono contare sulle proprie risorse e devono dipendere da Dio e dalla bontà degli altri, in molti modi il vostro ministero rende concreta la provvidenza del Signore per loro. Fornendo cibo, alloggio, assistenza medica, assistenza legale e molti altri gesti di gentilezza, le affiliate di Catholic Charities negli Stati Uniti mostrano quello che papa Francesco ha spesso definito lo ‘stile’ di Dio, fatto di vicinanza, compassione e tenerezza”.

Ed ha di nuovo sottolineato che i migranti sono portatori di speranza: “Mentre coloro che sono colpiti dalla povertà e dalla migrazione forzata affrontano sfide difficili, non dimentichiamo che possono anche essere testimoni di speranza non solo attraverso la loro fiducia nell’aiuto divino, ma anche attraverso la loro resilienza nel dover spesso superare molti ostacoli durante il loro viaggio. In modo speciale, i migranti e i rifugiati cattolici sono diventati missionari di speranza in molte nazioni, compresa la vostra, portando con sé una fede vibrante e le devozioni popolari che spesso rianimano le parrocchie che li accolgono”.

Infine un elogio in quanto sono ‘costruttori di ponti’: “Si potrebbe dire che, aiutando gli sfollati a trovare una nuova casa nel vostro Paese, agite anche come costruttori di ponti tra nazioni, culture e popoli. Vi incoraggio, quindi, a continuare ad aiutare le comunità che accolgono questi fratelli e sorelle appena arrivati ​​a essere testimoni viventi di speranza, riconoscendo che hanno un’intrinseca dignità umana e sono invitati a partecipare pienamente alla vita comunitaria “.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV ai gendarmi: una promessa è libertà

“Cari fratelli e sorelle, secondo una bella consuetudine ho l’opportunità di celebrare con voi l’Eucaristia in occasione della festa del vostro Patrono San Michele Arcangelo. Ci siamo raccolti presso l’altare del Signore, sotto lo sguardo materno della Vergine Immacolata”: dopo la presenza al giuramento delle reclute della Guardia Svizzera Pontificia di ieri pomeriggio, oggi pomeriggio è stata la volta della Gendarmeria Vaticana, in cui papa Leone XIV ha celebrato la messa per la festa di San Michele Arcangelo, patrono e protettore della Polizia di Stato Italiana e del Corpo della Gendarmeria Vaticana, che ricorre il 29 settembre.

Nella breve omelia il papa ha chiesto di non vergognarsi di testimoniare la fede: “E’ la testimonianza di Gesù che dà senso a ciò che facciamo: altrimenti rischiamo di diventare cristiani grigi, tiepidi, senza un cuore ardente per il Vangelo.

Carissimi, in quanto Gendarmi dello Stato Vaticano, la vostra non è solo una professione: è un servizio per il bene della Chiesa. Anche il vostro lavoro quotidiano, infatti, dà una testimonianza del Vangelo. Dunque, non vergognatevi mai dell’esempio che potete dare. Spesso (e lo sapete per esperienza), la vostra presenza discreta e sicura può esprimere uno stile evangelico non a parole, ma anche solo con uno sguardo attento, con un gesto premuroso che tutela ogni persona attorno a voi”.

Le parole dell’apostolo san Paolo delineano le virtù del cristiano: “Queste sono certamente virtù del buon cristiano, e pertanto anche del gendarme vaticano: avete forza dalla legge, ma non per dominare; avete carità verso i piccoli, ma non per compiacere l’autorità; prudenza nell’azione, ma non per paura delle responsabilità che vi sono proprie”.

Ed ha sottolineato che una ‘promessa’ è un momento di libertà: “Ecco il programma che affido particolarmente a voi, giovani gendarmi che avete da poco pronunciato il vostro giuramento. Quella promessa non è stata una semplice formula da ripetere, ma un atto di libertà e di dedizione. Avete affermato un “sì” pubblico, davanti a Dio e alla Chiesa. Avete promesso fedeltà al Papa e a un servizio che coinvolge la vostra vita, nell’impegno lavorativo di ogni giorno. Grazie per il coraggio e per la disponibilità che avete espresso nel servire fedelmente la Santa Sede!”

Però la fedeltà ha necessità che la fede sia accresciuta: “Signore: restaci accanto, converti i nostri cuori, rendici testimoni della tua Parola! Fa’ che la nostra fede, cioè la nostra relazione con Te, possa crescere sempre, tra le gioie e le prove della vita. Sei tu stesso, Signore, a nutrirla con la grazia del tuo Santo Spirito, affinché porti in noi frutti di opere buone.

Pronunciamo allora queste parole con la speranza di chi si sa amato da Dio, e perciò desidera vivere secondo la sua volontà. Quando verranno i giorni della fatica e dell’incomprensione, troveremo nella grazia del Signore il conforto e la lealtà che ci sostengono”.

Il papa ha concluso l’omelia affermando che anche il loro lavoro è una missione: “Si vede poco, eppure fa tanto. E’ un compito che costruisce sicurezza, ordine, rispetto: svolgetelo insieme, come una squadra, d’intesa reciproca con chi lavora da più tempo. E’ un servizio che protegge non solo luoghi e persone, ma rispecchia una missione, la missione della Chiesa.

Vivete dunque questa stessa missione, che è l’annuncio del Vangelo, con la vostra uniforme e prima di tutto con la vostra umanità. La mia gratitudine va anche alle vostre famiglie: le mogli, i figli, i papà e le mamme. Il vostro ‘sì’ è sorretto anche dal loro ‘sì’ silenzioso. Senza di loro, il vostro servizio sarebbe più fragile”.

(Foto: Santa Sede)

Fabrizio Venturi torna in tutti i negozi di dischi con ‘Volo Libero’

‘Volo Libero’, l’album del cantautore toscano Fabrizio Venturi, è ufficialmente nei negozi di dischi, grazie a un nuovo accordo di ristampa e distribuzione siglato tra la DDT Music (etichetta indipendente dell’artista) e la prestigiosa casa discografica Audioglobe.

Il disco sarà disponibile in tutta Italia in diversi formati fisici: Vinile (versione unplugged), CD Digipack (edizione speciale), CD Jewel Box (confezione classica), Musicassetta, in linea con il crescente interesse per il vintage. Ogni formato includerà libretti con fotografie esclusive e i testi delle canzoni.

Fabrizio Venturi è un artista fuori dagli schemi: con uno stile unico e riconoscibile, si distingue per il modo personale di scrivere e interpretare la musica. Lontano dalle mode del momento – dal rap alla dance, fino al pop commerciale – Venturi coltiva una visione musicale raffinata, capace di coniugare profondità autoriale e accessibilità pop. A rendere unico l’artista non è solo la sua musica, ma anche il look: elegante, originale, sempre in grado di distinguersi senza mai scadere nell’eccesso.

“Non ho mai seguito le tendenze – racconta Venturi – né ho voluto rincorrere mode passeggere. Ho sempre cercato un equilibrio tra la canzone popolare e la musica d’autore, tra l’anima rock e la melodia italiana”.

Fondamentale, nel percorso dell’artista, è stata la collaborazione con il grande Alberto Testa, autore e paroliere tra i più importanti della musica italiana, con all’attivo successi immortali come “Grande Grande Grande”, “Quando Quando Quando”, “Un anno d’amore”, “Innamorati a Milano”, “Io ti darò di più” e molti altri.

“Ho conosciuto Alberto Testa negli anni ’80 – ricorda Venturi – e spesso gli portavo le mie canzoni. Le trovava belle, ma non abbastanza da iniziare una collaborazione. Fino a quando, dopo un grave incidente nel 1995 e una lunga convalescenza, qualcosa in me è cambiato. Nuove emozioni, nuove ispirazioni. Quando gli feci ascoltare quei brani, mi disse: ‘Ora sì’. Da lì nacque la nostra collaborazione, durata fino alla sua scomparsa nel 2009. Il brano ‘Ora sì’, presente proprio in Volo Libero, porta il titolo di quella frase che ha cambiato la mia vita artistica. A lui dedico con amore questa ristampa”.

‘Volo Libero’ torna così a nuova vita, pronto a emozionare ancora una volta vecchi e nuovi ascoltatori, attraverso parole autentiche e musica senza tempo.

Pedagogia cristiana e nuove correnti pedagogiche: un dialogo fecondo per l’educazione contemporanea

La pedagogia cristiana, lungi dall’essere un sistema chiuso e dogmatico, si presenta oggi come una proposta educativa capace di dialogare con le nuove correnti pedagogiche, offrendo una visione integrale dell’essere umano. In un tempo segnato da pluralismo culturale, crisi valoriale e frammentazione educativa, essa si distingue per la sua capacità di coniugare verità e libertà, trascendenza e immanenza, interiorità e relazione.

Il cuore della pedagogia cristiana è l’idea che ogni persona sia unica, irripetibile e chiamata a realizzare pienamente la propria vocazione. Questo principio si traduce in un metodo educativo centrato sull’incontro, sull’ascolto e sulla valorizzazione della libertà. Come afferma Luigi Giussani, ‘educare è introdurre alla realtà totale’, ovvero accompagnare il soggetto nella scoperta del senso profondo dell’esistenza.

Le nuove correnti pedagogiche, come la pedagogia umanistica, la pedagogia dell’ascolto, la pedagogia narrativa e la pedagogia esperienziale, condividono molte delle istanze fondamentali della pedagogia cristiana. Esse pongono al centro la persona, promuovono l’empatia, la riflessione critica, la partecipazione attiva e il dialogo. Tuttavia, la pedagogia cristiana aggiunge una dimensione ulteriore: quella spirituale, che apre alla trascendenza e alla ricerca del senso ultimo della vita.

In questo contesto, l’IRC (Insegnamento della Religione Cattolica) si configura come spazio privilegiato per l’attuazione della pedagogia cristiana. Non si tratta di una catechesi scolastica, ma di una disciplina che, nel rispetto della libertà di coscienza, offre strumenti per comprendere il cristianesimo come chiave di lettura della cultura europea e come proposta di senso per l’esistenza.

L’IRC favorisce il dialogo interculturale e interreligioso, promuove la riflessione critica e stimola la ricerca personale. Come sottolinea il Documento CEI del 2019, “l’IRC contribuisce alla formazione integrale della persona, offrendo contenuti e metodi che aiutano a cogliere il nesso tra fede e vita, tra religione e cultura”.

Proposta didattica concreta. Si propone un percorso didattico interdisciplinare dal titolo ‘Il viaggio dell’uomo: tra libertà, responsabilità e trascendenza’, rivolto agli studenti della scuola secondaria di secondo grado. Il progetto prevede: Lettura e analisi di testi filosofici e religiosi (es. Guardini, Giussani, Lévinas); Laboratori narrativi in cui gli studenti raccontano esperienze significative;

Attività di role-playing su dilemmi etici e scelte di vita; Incontri con testimoni (educatori, volontari, religiosi); Produzione finale di un elaborato multimediale che esprima il percorso personale di ricerca del senso.

Questo approccio consente di integrare le istanze della pedagogia cristiana con le metodologie attive e partecipative delle nuove correnti, favorendo una formazione autentica e profonda..

Bibliografia essenziale 

  • Giussani, L., Il rischio educativo, Milano, Rizzoli, 1995
  • Guardini, R., La coscienza cristiana, Brescia, Morcelliana, 2001   

-CEI, Insegnare Religione Cattolica oggi, Roma, 2019

– Lévinas, E., Totalità e infinito, Milano, Jaca Book, 1980 –

– Lorizio, G., Pedagogia cristiana e nuove sfide educative, Roma, Città Nuova, 2020

Don Capovilla al festival del Cinema di Venezia per chiedere diritto alla libertà ed alla sicurezza

Alla vigilia dell’apertura dell’ 82^ Mostra del Cinema di Venezia si è svolta ‘Una preghiera per Gaza’, letta dal parroco di Marghera don Nandino Capovilla ed un intervento del presidente della Biennale del Cinema, Pietrangelo Buttafuoco, che hanno dato voce ad un momento di solidarietà e di dialogo, in un momento storico in cui la cultura è chiamata a prendere posizione.

L’iniziativa è arrivata in risposta all’appello del collettivo Venice4Palestine (V4P), che ha chiesto alla Biennale una chiara condanna del ‘genocidio in corso a Gaza’ e l’esclusione di artisti come Gerard Butler e Gal Gadot, noti per il sostegno pubblico al governo israeliano.

Durante l’incontro che ha preceduto la proiezione di apertura, il cortometraggio ‘Origin’ di Yann Arthus-Bertrand, il presidente della Mostra è partito da una scritta letta a Catania: “A Catania ho letto una scritta che diceva: ‘non si sta zitti solo quando i bambini dormono, si fa silenzio quando muoiono’. E’ una frase che fa male e che dovrebbe scuoterci”, citando le ‘Troiane’ di Euripide: “Un libro del liceo che ci consegnava gli anticorpi necessari, solo che dovevamo tenerli vivi per non accettare quello che invece stiamo accettando giorno dopo giorno», ha detto con forza,.. Un greco è capace di provare pietà per la morte dei suoi nemici. E’ catarsi, educazione. Ed è per questo che oggi diamo voce a don Nandino Capovilla”.

Don Capovilla,  espulso da Israele lo scorso 12 agosto come persona non desiderata, ha letto una preghiera scritta da monsignor Sabbah, patriarca emerito di Gerusalemme, definendo quanto accade a Gaza ‘non una guerra, ma un piano di genocidio’, chiedendo giustizia per le vittime israeliane uccise da Hamas il 7 ottobre 2023, e quelle palestinese morte nella Striscia di Gaza, tra cui 18.000 minori:

“Questa è un’escalation che viola ogni principio di umanità, di proporzionalità, di distinzione… Possiamo smettere di inviare armi, possiamo pretendere il rispetto del diritto internazionale, possiamo permettere alle agenzie ONU di tornare a soccorrere la popolazione”, ribadendo la necessità di fermare anche le violenze di Hamas.

Dopo aver citato l’intervento di Tom Fletcher, sottosegretario generale di OCHA, che è l’agenzia ONU per il coordinamento degli affari umanitari, pronunciate lo scorso 22 agosto, ha citato l’articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Ogni individuo ha questo diritto, che noi, comunità internazionale, abbiamo voluto ribadire nel 1948, dopo l’ecatombe della seconda guerra mondiale.

Il diritto alla vita e alla sicurezza lo avevano il 7 ottobre 2023 le circa 1200 vittime israeliane, di cui 16 bambini, del brutale attacco di Hamas. Lo hanno gli ostaggi israeliani che ancora attendono di essere restituiti alle loro famiglie.

Lo avevano le 62.000 persone palestinesi della Striscia di Gaza (e purtroppo sappiamo che il conto è molto più alto, perché migliaia di persone sono ancora sotto le macerie), di cui 18.000 bambini, che sono state uccise dall’esercito israeliano dopo quel giorno, in un’escalation di violenza e distruzione da parte dell’esercito di occupazione che va contro ogni ‘principio di umanità, di proporzionalità, di distinzione e di precauzione’, cardini del diritto internazionale umanitario”.

E’ stato un richiamo al diritto alla libertà ed alla sicurezza: “Il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza, per chi vive nel Territorio palestinese occupato (che oltre a Gaza comprende la Cisgiordania e Gerusalemme est), è minacciato da oltre settant’anni: è una terra fatta a pezzi da quello stato occupante che dovrebbe garantirne l’integrità.

Non solo Gaza, non solo dove governa Hamas, non dal 7 ottobre 2023, ma prima e dopo, in tutto il Territorio palestinese occupato si sta compiendo un preciso disegno di pulizia etnica iniziato con la Nakba del 1948, un tassello di quel colonialismo di insediamento alla base del sionismo”.

Tali violenze in Terra Santa possono essere fermate: “Può essere fermato e non lo stiamo facendo, o non abbastanza: possiamo smettere di inviare armi a Israele, possiamo indurlo al rispetto del diritto, a lasciare che le agenzie Onu, coordinate da Ocha, tornino a soccorrere una popolazione stremata; possiamo renderci conto che finché non finisce l’occupazione è assurdo e ipocrita ripetere il ritornello dei ‘due popoli, due stati’.

Possiamo chiedere davvero una pace nella giustizia, risoluzioni Onu alla mano. Certamente dobbiamo anche indurre Hamas a porre fine ai suoi atti terroristici: si eviterebbe di aggiungere dolore a dolore… sangue versato a sangue versato.

Il suo discorso è stata una condanna all’utilizzo delle armi: “Da prete che crede fermamente nella nonviolenza attiva, non posso che condannare l’uso delle armi, da qualsiasi parte le si impugni. Da cittadino sostengo la manifestazione che si terrà sabato e tutti i modi pacifici con cui la società civile, in ogni parte del mondo sta ‘disertando il silenzio’ e la scorta mediatica del genocidio, facendo fiorire creativamente azioni di dissenso, partecipazione e impegno”.

Infine un richiamo ai diritti umani: “Ricerchiamo la bussola verso cui orientarci per fermare il massacro, perché si ritorni alla parola, al diritto, all’umanità che tutti ci accomunano. Per non perdere ancora vite umane. Per non perderci. Aggrappiamoci ai valori che sottendono i diritti che i nostri padri e nonni hanno formulato: mai più per tutte e tutti, per una vita degna per tutte e tutti. E con coraggio uniamoci, sempre di più. Perché si fermi tutto questo male”.

Ed ecco la supplica di mons. Michel Sabbah, patriarca emerito di Gerusalemme: “Sul baratro della carestia, non resta che contare su di te, Signore, perché c’è bisogno di tutto. Chi sfamerà i nostri piccoli che da mesi non mangiano? Non senti, Signore, il grido dei nostri bambini? Il loro pianto arriva ai tuoi orecchi? Sono migliaia i sopravvissuti alla carneficina, feriti e dispersi.

Da tutta la Striscia di Gaza gridano a te, perché nessuno riesce ad acquietare il loro pianto. Signore, nessuno sembra indignarsi. Ricordati di noi in questi giorni di angoscia. A Gaza non è una guerra, è un piano di transfert e di genocidio, per lasciare tombe e macerie e accogliere i nuovi coloni. Dichiarano il loro disegno per eliminarci. Decidono questo, Signore; il mondo continua a difenderli e non ascolta gli appelli delle Nazioni Unite. Quando potremo tornare alla normalità? E quando ritorneranno all’umanità coloro che non smettono di uccidere?”

(Foto: Biennale Cinema Venezia)

Papa Leone XIV invita a pregare per la pace

“Venerdì prossimo, 22 agosto, celebreremo la memoria della Beata Vergine Maria Regina. Maria è Madre dei credenti qui sulla terra ed è invocata anche come Regina della pace. Mentre la nostra terra continua ad essere ferita da guerre in Terra Santa, in Ucraina e in molte altre regioni del mondo, invito tutti i fedeli a vivere la giornata del 22 agosto in digiuno e in preghiera, supplicando il Signore che ci conceda pace e giustizia e che asciughi le lacrime di coloro che soffrono a causa dei conflitti armati in corso. Maria, Regina della pace, interceda perché i popoli trovino la via della pace”: al termine dell’udienza generale di mercoledì scorso papa Leone XIV ha invitato ad una giornata di digiuno e di preghiera per la pace.

Aderendo a tale invito la Chiesa italiana ha chiesto alle comunità ecclesiali di invocare il dono della riconciliazione “per la nostra Terra che, ha sottolineato il Pontefice, ‘continua ad essere ferita da guerre in Terra Santa, in Ucraina, e in molte altre regioni del mondo’.

Ci uniamo al pressante appello del Santo Padre: il perdurare di situazioni di violenza, odio e morte ci impegna a intensificare la preghiera per una pace disarmata e disarmante, supplicando la Beata Vergine Maria Regina della Pace di allontanare da ogni popolo l’orrore della guerra e di illuminare le menti di quanti hanno responsabilità politiche e diplomatiche”.

A questo momento di digiuno e preghiera aderisce anche il Consiglio dei Giovani del Mediterraneo, unitamente a ‘Rete Mare Nostrum’, proponendo alla riflessione le parole di papa Leone XIV: “il Signore ci conceda pace e giustizia, asciughi le lacrime di coloro che soffrono a causa dei conflitti… mentre la nostra terra continua a essere ferita da guerre in Terra Santa, in Ucraina e in molte altre regioni del mondo”.

Pure le ACLI aderiscono alla giornata di digiuno e preghiera: “L’invito del Santo Padre, rivolto anzitutto ai cattolici ma aperto a tutte le donne e agli uomini di buona volontà, è un appello forte e urgente: unire le forze spirituali, morali e civili per spegnere i focolai di guerra ancora in corso e, soprattutto, per sanare i cuori e le menti accecati dall’odio e dalla logica del dominio politico ed economico”.

Le ACLI inoltre esprimono profonda preoccupazione e ferma condanna per l’inizio dell’invasione di Gaza City, che rischia di trasformarsi in una catastrofe umanitaria: “L’uso della forza e la devastazione di intere comunità non potranno mai essere una soluzione: a pagarne il prezzo sono sempre gli innocenti, in particolare i bambini, le donne e i più fragili. La pace non nasce mai per caso: si costruisce con la preghiera, con lo studio, con l’azione sociale e politica, con il coraggio del dialogo e del perdono. E’ quella pace ‘disarmata e disarmante’ che papa Leone XIV ci richiama fin dal primo giorno del suo pontificato”.

In questo percorso si inserisce anche la carovana ‘Peace at Work’, che partirà da Palermo martedì 2 settembre per attraversare l’Italia ed arrivare a Strasburgo: “Un cammino concreto e popolare per seminare speranza, dialogo e pace nei territori, insieme ai giovani, alle comunità locali e a tutte le persone di buona volontà”.

Inoltre il Meeting dell’Amicizia tra i Popoli di Rimini accoglie con gratitudine l’appello di papa Leone XIV ‘a vivere la giornata del 22 agosto in digiuno e in preghiera, supplicando il Signore che ci conceda pace e giustizia e che asciughi le lacrime di coloro che soffrono a causa dei conflitti armati in corso’.

La giornata indicata dal papa coincide con la prima giornata del Meeting, che si aprirà con il convegno ‘Madri per la pace’, nel quale interverranno Layla al-Sheik ed Elana Kaminka, madri israeliane e palestinesi unite dal dolore della perdita di un figlio nel conflitto, insieme a suor Aziza, religiosa eritrea impegnata da anni nei percorsi di riconciliazione in Israele e nei Territori Palestinesi.

Ma il tema della pace attraverserà tutto il meeting dell’amicizia tra i popoli con altre testimonianze, come quelle di Masao Tomonaga e Toshiyuki Mimaki, sopravvissuti alla bomba atomica e premi Nobel per la Pace 2024, ma anche approfondimenti sulla libertà religiosa e la presenza dei cristiani in luoghi di conflitto, tra gli altri la Siria, il Sud Sudan, l’Ucraina ed il Myanmar.

La Strenna salesiana invita a vivere la libertà da credenti

“Anno dopo anno la Strenna si presenta come una opportunità per tutta la Famiglia Salesiana per convenire attorno ad un tema particolare, affinché, attraverso la preghiera e la riflessione, l’ascolto e la condivisione, la chiamata di ogni Gruppo possa trovare cibo per il proprio cammino spirituale, carismatico e pastorale”: così inizia la ‘Strenna 2026’, intitolata ‘Fate quello che vi dirà: credenti, liberi per servire’, presentata dal Rettor Maggiore dei Salesiani, don Fabio Attard.

Se la speranza è stato il tema centrale della Strenna di quest’anno 2025 quello del prossimo anno è dedicato all’evento del 150^ anniversario della prima spedizione missionaria salesiana: “L’evento del 150° anniversario della prima spedizione missionaria salesiana è stato un’opportunità molto concreta e reale, attraverso cui abbiamo riscoperto come per don Bosco la forza della speranza generava nel suo cuore quel coraggio che lo ha sostenuto nella scoperta del progetto di Dio e nel deciso impegno di metterlo in pratica. Leggendo a fondo questo evento possiamo dire che la speranza è stata il motore del cuore pastorale di don Bosco. E’ la speranza che lo ha reso capace di leggere i segni dei tempi e di guardare al mondo sostenuto dalla sua fede in Dio”.

Ed ha ripercorso lo spirito missionario di san Giovanni Bosco: “Se è vero che don Bosco viveva a Torino, è ancor più vero che il suo cuore e la sua mente abitavano il mondo intero. La sua speranza, una volta scoperto il progetto di Dio, diventava fonte di certezza e di piena convinzione che bisogna seguirlo, con fede, fino in fondo, senza timore e senza tentennamenti. I primi salesiani intuivano la forza della speranza che animava il cuore e la mente di don Bosco”.

L’espressione ‘Fate quello che vi dirà’ attinge al brano biblico delle nozze a Cana, dal vangelo di Giovanni per aderire ad una chiamata ‘cristiana’: “Fate quello che vi dirà non è una semplice citazione biblica, ma un vero e proprio manifesto spirituale e pastorale. L’invito, il comando esce dalla bocca di Maria proprio all’inizio dello stesso Vangelo. Il contesto che prevedeva un momento di festa d’un tratto rischia di finire male, un fallimento totale: manca il vino. In questa situazione di crisi e di difficoltà, Maria, la madre premurosa, semplicemente invita i servi a stare attenti a quello che Gesù dirà quando arriva la sua ora”.

Il passo evangelico, infatti, è un invito all’ascolto: “Le parole di Maria ai servi di Cana racchiudono una pedagogia dell’ascolto come anche della risposta. Una pedagogia che contrasta ogni forma di obbedienza passiva. Maria non dice semplicemente ‘obbedite’, ma invita a un ascolto personale, attivo e pro-attivo: ‘quello che vi dirà’. E’ un invito alla fiducia nella persona di Cristo, una fiducia che diventa un gesto di responsabilità che a sua volta genera libertà autentica”.

Mentre il sottotitolo della Strenna (‘Credenti, liberi per servire’) traccia “una traiettoria esistenziale: dalla fede nasce la libertà, dalla libertà scaturisce il servizio, cioè una libertà che, vissuta, rende gli altri liberi. Non si tratta di una sequenza cronologica, ma di una dinamica vitale, dove ogni elemento alimenta e si sostiene dagli altri. Non si può essere credenti stando lontani e distaccati da ciò che può e deve generare vita, gioia e comunione.

Credere significa scommettere, scommettere tutto se stesso. Credere spinge fuori del recinto della comodità che si rassegna soltanto a ‘commentare’ la storia. Credere è un’esperienza che fa nascere e contribuisce alla costruzione di una società più giusta. Credere diventa energia che alimenta quei processi verso una umanità più riuscita”.

Per questo occorre percorrere il cammino di una fede generativa, come sosteneva san Giovanni Bosco, chiedendo ai ragazzi di essere ‘buoni cristiani ed onesti cittadini’: “La proposta della Strenna segue una progressione che richiama il metodo del discernimento cristiano: riconoscere – interpretare – scegliere. E’ un percorso che evita sia l’attivismo cieco e sottomesso che una spiritualità disincarnata e intimistica.

E’ un invito a intraprendere quella strada che si apre davanti a noi quando accettiamo con fede l’invito della Parola. Una strada segnata dalla fiducia e dalla responsabilità. E’ la strada che caratterizza la migliore tradizione salesiana: aiutare i giovani ad avere e dare fiducia, accompagnarli ed educarli a fare scelte che li responsabilizzano, in vista dell’obiettivo di formarsi buoni cristiani e onesti cittadini”.

Per questo occorre comprendere i segni dei tempi: “La storia che abitiamo, con le sue sfide, va ‘incontrata’ con empatia. Questo atteggiamento esprime un gesto d’amore attivo verso la realtà che ci circonda. Come educatori e pastori credenti, non accettiamo di cadere in quell’immobilismo che ci fa solo subire passivamente gli eventi. La nostra è una chiamata a ‘riconoscere’ le sfide con intelligenza spirituale. E’ un passo cruciale e decisivo: il riconoscimento è frutto del discernimento, cioè di quella capacità che sa leggere in profondità ciò che accade. Solo in questo modo si evitano letture catastrofiche e disfattiste”.

Per tale motivo fede e ragione non devono essere separate: “Nel contesto salesiano, fede e ragione sono sempre considerate alleate, portate avanti con la consapevolezza che il necessario equilibrio è un cammino delicato quanto urgente. Il rischio di un approccio puramente orizzontale nasce da scelte egocentriche che pretendono di misurare tutto con criteri esclusivamente umani. La conseguenza è che si riduca la fede, e per conseguenza ogni proposta di educazione alla fede, a mera proposta razionale.

Qui abbiamo l’invito a chiarire il fatto che non si tratta di svalutare la ragione, ma di evitare che essa diventi l’unico criterio di giudizio, oscurando la dimensione del mistero e della grazia. Sono dimensioni irrinunciabili per ogni ecosistema di educazione integrale”.

In conclusione la Strenna è un invito alla libertà, seguendo il ‘sogno’ di san Giovanni Bosco: “In questa logica viviamo la nostra chiamata con libertà autentica. E’ una libertà che ci spinge a fare scelte a favore dei giovani e di tutti coloro a cui sta mancando il ‘vino’ della speranza. E’ una libertà che ci porta a rafforzare l’impegno per una promozione umana integrale. Don Bosco fin dall’inizio ‘immaginava’ un grande movimento di persone che insieme a lui e come lui potessero contribuire per il bene della gioventù. Ebbene, questo è il sogno di don Bosco che continua oggi”.

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