Don Capovilla al festival del Cinema di Venezia per chiedere diritto alla libertà ed alla sicurezza
Alla vigilia dell’apertura dell’ 82^ Mostra del Cinema di Venezia si è svolta ‘Una preghiera per Gaza’, letta dal parroco di Marghera don Nandino Capovilla ed un intervento del presidente della Biennale del Cinema, Pietrangelo Buttafuoco, che hanno dato voce ad un momento di solidarietà e di dialogo, in un momento storico in cui la cultura è chiamata a prendere posizione.
L’iniziativa è arrivata in risposta all’appello del collettivo Venice4Palestine (V4P), che ha chiesto alla Biennale una chiara condanna del ‘genocidio in corso a Gaza’ e l’esclusione di artisti come Gerard Butler e Gal Gadot, noti per il sostegno pubblico al governo israeliano.
Durante l’incontro che ha preceduto la proiezione di apertura, il cortometraggio ‘Origin’ di Yann Arthus-Bertrand, il presidente della Mostra è partito da una scritta letta a Catania: “A Catania ho letto una scritta che diceva: ‘non si sta zitti solo quando i bambini dormono, si fa silenzio quando muoiono’. E’ una frase che fa male e che dovrebbe scuoterci”, citando le ‘Troiane’ di Euripide: “Un libro del liceo che ci consegnava gli anticorpi necessari, solo che dovevamo tenerli vivi per non accettare quello che invece stiamo accettando giorno dopo giorno», ha detto con forza,.. Un greco è capace di provare pietà per la morte dei suoi nemici. E’ catarsi, educazione. Ed è per questo che oggi diamo voce a don Nandino Capovilla”.
Don Capovilla, espulso da Israele lo scorso 12 agosto come persona non desiderata, ha letto una preghiera scritta da monsignor Sabbah, patriarca emerito di Gerusalemme, definendo quanto accade a Gaza ‘non una guerra, ma un piano di genocidio’, chiedendo giustizia per le vittime israeliane uccise da Hamas il 7 ottobre 2023, e quelle palestinese morte nella Striscia di Gaza, tra cui 18.000 minori:
“Questa è un’escalation che viola ogni principio di umanità, di proporzionalità, di distinzione… Possiamo smettere di inviare armi, possiamo pretendere il rispetto del diritto internazionale, possiamo permettere alle agenzie ONU di tornare a soccorrere la popolazione”, ribadendo la necessità di fermare anche le violenze di Hamas.
Dopo aver citato l’intervento di Tom Fletcher, sottosegretario generale di OCHA, che è l’agenzia ONU per il coordinamento degli affari umanitari, pronunciate lo scorso 22 agosto, ha citato l’articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Ogni individuo ha questo diritto, che noi, comunità internazionale, abbiamo voluto ribadire nel 1948, dopo l’ecatombe della seconda guerra mondiale.
Il diritto alla vita e alla sicurezza lo avevano il 7 ottobre 2023 le circa 1200 vittime israeliane, di cui 16 bambini, del brutale attacco di Hamas. Lo hanno gli ostaggi israeliani che ancora attendono di essere restituiti alle loro famiglie.
Lo avevano le 62.000 persone palestinesi della Striscia di Gaza (e purtroppo sappiamo che il conto è molto più alto, perché migliaia di persone sono ancora sotto le macerie), di cui 18.000 bambini, che sono state uccise dall’esercito israeliano dopo quel giorno, in un’escalation di violenza e distruzione da parte dell’esercito di occupazione che va contro ogni ‘principio di umanità, di proporzionalità, di distinzione e di precauzione’, cardini del diritto internazionale umanitario”.
E’ stato un richiamo al diritto alla libertà ed alla sicurezza: “Il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza, per chi vive nel Territorio palestinese occupato (che oltre a Gaza comprende la Cisgiordania e Gerusalemme est), è minacciato da oltre settant’anni: è una terra fatta a pezzi da quello stato occupante che dovrebbe garantirne l’integrità.
Non solo Gaza, non solo dove governa Hamas, non dal 7 ottobre 2023, ma prima e dopo, in tutto il Territorio palestinese occupato si sta compiendo un preciso disegno di pulizia etnica iniziato con la Nakba del 1948, un tassello di quel colonialismo di insediamento alla base del sionismo”.
Tali violenze in Terra Santa possono essere fermate: “Può essere fermato e non lo stiamo facendo, o non abbastanza: possiamo smettere di inviare armi a Israele, possiamo indurlo al rispetto del diritto, a lasciare che le agenzie Onu, coordinate da Ocha, tornino a soccorrere una popolazione stremata; possiamo renderci conto che finché non finisce l’occupazione è assurdo e ipocrita ripetere il ritornello dei ‘due popoli, due stati’.
Possiamo chiedere davvero una pace nella giustizia, risoluzioni Onu alla mano. Certamente dobbiamo anche indurre Hamas a porre fine ai suoi atti terroristici: si eviterebbe di aggiungere dolore a dolore… sangue versato a sangue versato.
Il suo discorso è stata una condanna all’utilizzo delle armi: “Da prete che crede fermamente nella nonviolenza attiva, non posso che condannare l’uso delle armi, da qualsiasi parte le si impugni. Da cittadino sostengo la manifestazione che si terrà sabato e tutti i modi pacifici con cui la società civile, in ogni parte del mondo sta ‘disertando il silenzio’ e la scorta mediatica del genocidio, facendo fiorire creativamente azioni di dissenso, partecipazione e impegno”.
Infine un richiamo ai diritti umani: “Ricerchiamo la bussola verso cui orientarci per fermare il massacro, perché si ritorni alla parola, al diritto, all’umanità che tutti ci accomunano. Per non perdere ancora vite umane. Per non perderci. Aggrappiamoci ai valori che sottendono i diritti che i nostri padri e nonni hanno formulato: mai più per tutte e tutti, per una vita degna per tutte e tutti. E con coraggio uniamoci, sempre di più. Perché si fermi tutto questo male”.
Ed ecco la supplica di mons. Michel Sabbah, patriarca emerito di Gerusalemme: “Sul baratro della carestia, non resta che contare su di te, Signore, perché c’è bisogno di tutto. Chi sfamerà i nostri piccoli che da mesi non mangiano? Non senti, Signore, il grido dei nostri bambini? Il loro pianto arriva ai tuoi orecchi? Sono migliaia i sopravvissuti alla carneficina, feriti e dispersi.
Da tutta la Striscia di Gaza gridano a te, perché nessuno riesce ad acquietare il loro pianto. Signore, nessuno sembra indignarsi. Ricordati di noi in questi giorni di angoscia. A Gaza non è una guerra, è un piano di transfert e di genocidio, per lasciare tombe e macerie e accogliere i nuovi coloni. Dichiarano il loro disegno per eliminarci. Decidono questo, Signore; il mondo continua a difenderli e non ascolta gli appelli delle Nazioni Unite. Quando potremo tornare alla normalità? E quando ritorneranno all’umanità coloro che non smettono di uccidere?”
(Foto: Biennale Cinema Venezia)


























