Papa Leone XIV: il beato Floribert esempio di pace

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“Oggi pomeriggio, nella basilica di san Paolo fuori le mura, sarà proclamato beato Floribert Bwana Chui, giovane martire congolese. E’ stato ucciso a ventisei anni perché, in quanto cristiano, si opponeva all’ingiustizia e difendeva i piccoli e i poveri. La sua testimonianza dia coraggio e speranza ai giovani della Repubblica Democratica del Congo e di tutta l’Africa!”: ieri, al termine della recita dell’Angelus papa Leone XIV aveva ricordato la beatificazione di questo giovane martire congolese, responsabile della Comunità di Sant’Egidio a Goma, doganiere ucciso l’8 luglio 2007 per aver rifiutato di far passare carichi di cibo avariato, proteggendo così la salute dei più poveri.

Ed oggi ha ricevuto i pellegrini congolesi con la mamma del nuovo beato, che ieri a Roma, per motivi di sicurezza pubblica, hanno partecipato alla celebrazione eucaristica di beatificazione, officiata dal card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi, ricordando le parole di papa Francesco durante il viaggio apostolico nella Repubblica del Congo: “Da dove un giovane traeva la forza di resistere alla corruzione, radicata nella mentalità corrente e capace di ogni violenza? La scelta di mantenere le mani pulite (era funzionario alla dogana) maturò in una coscienza formata dalla preghiera, dall’ascolto della Parola di Dio, dalla comunione con i fratelli”.

Il beato Floribert aveva a cuore i ragazzi secondo le tre ‘p’ sottolineate da papa Francesco: “Viveva la spiritualità della Comunità di Sant’Egidio, che Papa Francesco ha riassunto con tre ‘P’: preghiera, poveri, pace. I poveri erano decisivi nella sua vita. Il beato Floribert viveva una familiarità impegnata con i ragazzi di strada, spinti a Goma dalla guerra, disprezzati e orfani. Li amava con la carità di Cristo: si interessava a loro e si preoccupava della loro formazione umana e cristiana. La forza di Floribert è cresciuta nella fedeltà alla preghiera e ai poveri”.

Per questo è stato un uomo di pace ed aveva il sogno di un mondo ‘nuovo’: “E’ stato un uomo di pace. In una regione tanto sofferente come il Kivu, lacerata dalla violenza, portava avanti la sua battaglia per la pace con mitezza, servendo i poveri, praticando l’amicizia e l’incontro in una società lacerata…

Questo giovane, per nulla rassegnato al male, aveva un sogno, che si nutriva delle parole del Vangelo e della vicinanza al Signore. Molti giovani si sentivano abbandonati e senza speranza, ma Floribert ascoltava la parola di Gesù: ‘Non vi lascerò orfani; tornerò da voi’. Nessuna terra è abbandonata da Dio! Egli invitava i suoi amici a non rassegnarsi e a non vivere per sé. Malgrado tutto, esprimeva fiducia riguardo al futuro”.

Concludendo l’incontro il papa ha invitato a pregare il nuovo beato per la pace: “Questo martire africano, in un continente ricco di giovani, mostra come essi possano essere un fermento di pace ‘disarmata e disarmante’. Questo laico congolese mette in luce il valore prezioso della testimonianza dei laici e dei giovani. Possa allora, per l’intercessione della Vergine Maria e del Beato Floribert, realizzarsi presto la sospirata pace in Kivu, in Congo e in tutta l’Africa!”

Mentre in precedenza papa Leone XIV aveva incontrato i vescovi del Madagascar in pellegrinaggio giubilare a Roma: “Ed è bello che siate diventati pellegrini della speranza, insieme alle migliaia e migliaia di fedeli che ogni giorno varcano le Porte Sante delle basiliche papali. Siete innanzitutto pellegrini della speranza per voi stessi: voi che siete pastori, avete ricordato che siete prima di tutto pecore del gregge, alle quali Cristo dice: ‘Io sono la porta delle pecore… Se qualcuno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascoli’.

Ed allo stesso tempo siete diventati pellegrini di speranza per il vostro popolo, per le famiglie, per gli anziani, i bambini, i giovani; affinché le Chiese che sono in Madagascar, attraverso di voi, ricevano la grazia di camminare nella speranza che è Gesù Cristo”.

Quindi li ha ringraziati per la loro missione: “Rendo grazie per la vitalità missionaria delle vostre Chiese particolari, eredi della testimonianza dei santi che, per portare il Vangelo in questa terra lontana, non hanno temuto né il rifiuto né la persecuzione. Vorrei ricordare Henri de Solages, il primo missionario che non si lasciò scoraggiare dal fallimento e dalla prigionia, o il santo martire Jacques Berthieu, il cui sangue fu seme di cristiani in Madagascar. Che il loro esempio continui a rafforzarvi nella donazione di voi stessi a Cristo e alla sua Chiesa, tra i successi e le prove pastorali che attraversate per raggiungere il popolo di Dio nelle diverse realtà delle vostre diocesi!”

Ed a scegliere i poveri nella loro azione missionaria: “Vi esorto a non distogliere lo sguardo dai poveri: essi sono al centro del Vangelo e sono i destinatari privilegiati dell’annuncio della Buona Novella. Sappiate riconoscere in loro il volto di Cristo e che la vostra azione pastorale sia sempre animata da una concreta sollecitudine verso i più piccoli. Il vostro ministero in questo Giubileo, al di là delle prove, li aiuti ad accendere gli orizzonti sempre nuovi della speranza offerta da Cristo”.

Senza dimenticare il creato: “Seguendo papa Francesco, vi invito a prendervi cura della nostra casa comune, a preservare la bellezza della Grande Isola, la cui bellezza e fragilità vi sono state affidate. La cura della nostra casa è parte integrante della vostra missione profetica. Prendetevi cura del creato che geme e insegnate ai vostri fedeli l’arte di proteggerlo con giustizia e pace”.

Infine ai partecipanti alla Scuola estiva di Astrofisica promossa dalla Specola Vaticana sul tema ‘Esplorare l’universo con il telescopio spaziale di James Webb’, che è uno strumento operativo dal 2022 che recentemente è stato in grado di scattare una fotografia, chiamata Cosmos-Web Field, di quasi 800.000 galassie, il papa ha invitato alla condivisione delle scoperte:

“Non dimenticate mai, quindi, che quello che state facendo è destinato a beneficiare tutti noi. Siate generosi nel condividere ciò che imparate e ciò che sperimentate, come meglio potete e in qualsiasi modo. Non esitate a condividere la gioia e lo stupore che nascono dalla vostra contemplazione dei ‘semi’ che, secondo le parole di sant’Agostino, Dio ha seminato nell’armonia dell’universo. Più gioia si condivide, più gioia si crea, e in questo modo, attraverso la ricerca della conoscenza, ognuno di voi può contribuire a costruire un mondo più pacifico e giusto”. 

(Foto: Santa Sede)

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