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Le due (silenziate) sentenze della Corte Suprema USA in materia di libertà educativa e difesa dei minori

Delle tre sentenze che la Corte Suprema degli Stati Uniti, la più alta autorità giudiziaria della magistratura federale, ha emesso venerdì scorso, i media hanno valorizzato quasi esclusivamente quella in tema d’immigrazione. Il focus informativo è stato quindi la possibilità riacquisita dal Presidente Trump di ridimensionare il principio dello ius soli, che ha consentito finora ai migranti negli USA di ottenere automaticamente la cittadinanza per il solo fatto di far nascere i propri figli nel territorio americano. Le altre due sentenze, in materia di libertà educativa e di difesa dei minori, ridisegnano invece molto di più l’orizzonte legale riconoscendo finalmente ai genitori il loro ruolo indispensabile all’interno della società e della famiglia.

Con la prima delle due pronunce in questione, quella in materia di libertà educativa, la Corte presieduta dal giudice John Glover Roberts Jr. (nella foto), nominato nel 2005 dal Presidente George W. Bush, ha riconosciuto ai genitori che erano ricorsi contro il Consiglio scolastico della Contea di Montgomery nel Maryland, il diritto di esentare i propri figli dalla frequentazione di lezioni che includono contenuti ispirati all’ideologia gender o comunque rientranti nell’agenda LGBTQ+.

Si tratta dello storico caso “Mahmoud v. Taylor”, deciso lo scorso anno in termini esattamente opposti dai tribunali inferiori del Maryland, stabilendo che le scuole pubbliche potevano imporre ai genitori la frequentazione dei loro figli a tali lezioni in quanto “patrimonio di tutti” e necessari presidi contro le discriminazioni degli omosessuali, transessuali, etc. In realtà i genitori del Maryland che avevano fatto causa agli istituti scolastici volevano semplicemente far escludere, in nome del Primo Emendamento della Costituzione sulla libertà di religione, i loro figli di 6/10 anni dalle classi elementari nelle quali in alcune materie venivano letti libri di fiabe con personaggi LGBTQ+.

Certo, la sentenza della Corte Suprema pur avendo ristabilito un diritto educativo fondamentale in capo a madri e padri (e nonni!), lo ha fatto in termini specifici e sulla base di presupposti non generali. Nel senso che la possibilità di tenere fuori i propri figli dalle lezioni-indottrinamento gender è riconosciuta solo per una “obiezione di coscienza religiosa”, restando fuori il diritto di tutti quei genitori che, per motivi personali, di ragione o di semplice buon senso, vorranno difendere la sana ed equilibrata crescita dei propri bambini. Siamo solo all’inizio ma comunque il solco è tracciato.

Tanto più che il giudice Samuel Alito, scrivendo la sentenza in nome della maggioranza dei 6 giudici che (contro tre) ha deliberato in senso favorevole ai genitori cristiani e musulmani, ha riaffermato un principio costituzionale di libertà che rimarrà nella storia del XXI secolo della Corte Suprema. Ovvero quello per cui la negazione della possibilità dei genitori di esentare i propri figli da lezioni scolastiche contrarie al loro modo di pensare e vivere impone un «onere incostituzionale sull’esercizio della religione», compromettendo il diritto-dovere dei genitori di proteggere lo sviluppo religioso dei loro bambini.

La decisione, invocata dall’ampia galassia di associazioni familiari e di gruppi ed esponenti che da decenni danno vita al movimento per i diritti dei genitori, è suscettibile di avere implicazioni di vasta portata in tutte le scuole nordamericane. Da ora in poi i consigli scolastici non potranno più imporre l’ideologia gender, altrimenti rischieranno di trovarsi le classi mezze vuole e, alla lunga, il crollo delle iscrizioni e la prospettiva della chiusura.

La seconda delle sentenze alla quale i grandi media hanno messo il silenziatore riguarda la difesa dei minori dalla pornografia. La Corte Suprema ha infatti confermato una legge dello Stato del Texas che impone ai siti web di contenuti pornografici di verificare l’età dei propri visitatori, rendendo così reale ed effettivo il divieto di farvi accedere bambini e ragazzi.

Con un voto anche in questo caso a maggioranza (6 contro 3), la Supreme Court of the United States (abbreviato “SCOTUS”) ha respinto la violazione al Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, quello che garantisce in sintesi la “terzietà” della legge rispetto al culto della religione ed al suo libero esercizio, sostenendo che la protezione dei minori dai contenuti sessualmente espliciti online giustifica pienamente l’onere imposto di verifica dell’età. La decisione ripristina il valore pubblico e costituzionale della protezione della salute psichica e sessuale dei bambini rispetto alla presunta libertà di espressione asserita dai produttori e divulgatori di contenuti porno, in un’epoca in cui i contenuti digitali sono sempre più accessibili.

L’ideologia (e l’inflazione) dei diritti dell’uomo

Oggi ricorre uno dei numerosi anniversari (108 quelli disseminati durante tutto l’anno secondo il ‘Calendario dei Diritti Umani’ del Consiglio d’Europa) pensati per ‘sensibilizzare’, “celebrare”, ‘formare’, ‘stimolare la consapevolezza’, ‘realizzare azioni progettuali’… sui diritti dell’uomo. L’8 aprile, infatti, è la Giornata mondiale dei Rom, una ricorrenza istituita nel 1990 per celebrare la cultura e stigmatizzare le discriminazioni nei confronti di quel popolo che, con termine spregiativo, è conosciuto dai più come ‘zingaro’.

Degna sicuramente di nota in ricorrenze come l’odierna è l’azione di formazione e informazione storica e culturale volta a fare memoria del fatto che anche i Rom, come gli ebrei, i disabili, i dissidenti politici… furono vittime dell’Olocausto nazionalsocialista. Da quando però nel 1945 l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) fu costituita ‘per riaffermare la fiducia nei diritti umani, nella dignità e nel valore della persona umana’ e nel 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, di tutte queste iniziative, obiettivamente, si è perso il conto con tutte le conseguenze del caso riguardo alla loro efficacia e utilità.

Il discorso complessivo sui diritti dell’uomo non può, a questo riguardo, prescindere da quello sull’ideologia dei diritti che, negli ultimi decenni soprattutto, ha causato un’inflazione tale di iniziative, campagne, rivendicazioni etc. che hanno finito per generare un quadro giuridico contraddittorio.

Pensiamo per esempio alla rivendicazione del ‘diritto’ all’aborto assieme a quello alla vita, oppure il diritto al lavoro e quello al tempo libero o, infine, quello all’uguaglianza che va di pari passo con la richiesta di riconoscere ogni tipo di diversità. La prospettiva che ne deriva è quella del caos o, in alternativa, quella del relativismo. Oltretutto, come denunciato da ultimo dal filosofo e politologo francese Alain de Benoist, i ‘diritti dell’uomo’ sono diventati ormai un termine passe-partout, usato per demonizzare gli avversari, emettendo scomuniche dal sapore pseudo-religioso.

Nelle interviste raccolte nel libro ‘L’ideologia dei diritti dell’uomo’ (Bietti editrice, Milano 2023), de Benoist invita a ricollocarli nel contesto storico nel quale sono stati formulati, segnato dall’irruzione della borghesia mercantilistica e dall’aurora della modernità liberal connotata da individualismo, utilitarismo e contraddizioni epocali. Contraddizioni poi trasfuse in quella dei diritti dell’uomo che è diventata una delle ultime religioni laiche del nostro tempo.

Come noto, i diritti umani sono stati solennemente ‘dichiarati’ in diverse occasioni, spesso come preambolo alle carte costituzionali di cui tra la fine del Seicento e il Ventesimo secolo si sono dotati tutti i Paesi europei, americani e infine quelli di tutto il mondo. Ma questa loro ‘positivizzazione’ cosa ha comportato? Innanzitutto, che la parola ‘diritto’ è connessa sempre alla legislazione statale o internazionale. Alcuni fra i più illuminati giuristi, filosofi e politici anche contemporanei ritengono però che le leggi non possano essere giuste se non discendono da un senso di giustizia universale.

Non discendano, quindi, da principi morali-giuridici espressione di quel diritto naturale inscritto nella stessa natura umana. Se la ‘bussola’ del diritto naturale smette di fare da criterio per il diritto positivo, l’inflazione e la contraddittorietà dei diritti dell’uomo è la conseguenza logica. Senza il riconoscimento di un fondamento oggettivo, naturale, ontologico, la ‘teoria dei diritti umani’ si presta (come accaduto fin dalle sue prime formulazioni del resto) a utilizzi strumentali, politici e, quindi, alla fine ideologici.

Anzitutto sono i due presupposti distintivi dei diritti umani ‘originati’ nel XX secolo ad averli resi socialmente e politicamente friabili, ovvero il loro carattere individualistico e soggettivistico. Entrambi hanno posto le basi della strumentalizzazione considerando l’uomo come individuo astratto al di fuori dei suoi legami sociali, religiosi e familiari. Che se ne fa l’uomo concreto e reale della sua proprietà senza che i suoi beni siano godibili dalla sua famiglia? Che senso ha per lui essere libero, quando i membri del suo popolo non lo sono? Che vita può essere la sua senza quella dei suoi affetti, o senza poter adorare il suo Dio?

E quando in nome dei ‘diritti dell’uomo’ si distruggono le culture autoctone, introducendo i soli deteriori stili di vita occidentali, come sorprendersi che i popoli così profondamente violentati nella loro identità e specificità non si ribellino? Come denunciato dal già citato de Benoist, vi sono alcune evidenze nella società globale di oggi difficilmente contestabili che documentano le contraddizioni e derive dell’ideologia dei diritti umani.

Anzitutto, il risultato più appariscente di questa ideologia dominante dei diritti è la distruzione morale e giuridica dei rapporti familiari e di quelli religiosi. Entrambi sono destinati a scomparire praticamente con l’imposizione nelle leggi e nelle giurisprudenze dell’individualismo liberal con il conseguente deterioramento dei legami umani in generale.

Questa deriva è suggellata dalla corruzione del significato delle parole che utilizziamo. Nel senso che alle parole non si dà più il senso che hanno. Questo sta succedendo negli ultimi decenni con la teoria del genere [gender] o con quella del razzismo sistematico [Critical Race Theory]. Con l’imporsi di queste ideologie alcuni temi e parole che siamo abituati ad avere care in quanto ereditate dalle nostre tradizioni divengono proibite e motivo di ‘colpevolezza’ o, meglio, d’imputabilità.

Sì, perché la caratteristica peculiare di queste due ideologie è che non inducono solo effetti sociali e politici ma anche giuridici. E’ questo uno dei fattori principali che hanno scatenato il caos e, quindi, l’inflazione e contraddittorietà dei diritti dell’uomo.

Papa Francesco avverte: accoglienza ed attenzione al gender

Dopo alcuni giorni di convalescenza oggi papa Francesco, pur ancora raffreddato, ha ripreso le udienze con gli interventi letti da mons. Filippo Ciampanelli, ricevendo i partecipanti al convegno ‘Vulnerabilità e comunità tra accoglienza e inclusione’ con un ringraziamento alla ‘Fraterna Domus di Sacrofano’ per la seconda ‘Cattedra dell’accoglienza’:

“Quello è un luogo adatto! Non solo perché è ampio e attrezzato: è adatto perché è accogliente! È un luogo dove vengono accolte persone anziane, famiglie e ragazzi in difficoltà, migranti. Per questo è bello che le sorelle dell’Associazione Fraterna Domus siano un po’ il motore e le animatrici di questa iniziativa”.

Ed ha sottolineato il concetto di vulnerabilità, necessario per accogliere: “Prima di tutto: per accogliere i fratelli e le sorelle vulnerabili bisogna che io mi senta vulnerabile e accolto come tale da Cristo. Sempre Lui ci precede: si è fatto vulnerabile, fino alla Passione; ha accolto la nostra fragilità perché, grazie a Lui, noi possiamo fare altrettanto. San Paolo scrive: ‘Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo accolse voi’. Se rimaniamo in Lui, come tralci nella vite, porteremo frutti buoni, anche in questo vasto campo dell’accoglienza”.

L’altro punto evidenziato è il continuo contatto di Gesù con i poveri: “Gesù ha passato la maggior parte del suo ministero pubblico, specialmente in Galilea, a contatto con i poveri e i malati di ogni genere. Questo ci dice che per noi la vulnerabilità non può essere un tema ‘politicamente corretto’, o una mera organizzazione di pratiche, per quanto buone”.

Quindi ha spiegato il motivo per cui la vulnerabilità non può essere un ‘tema politicamente corretto’: “Lo dico perché purtroppo il rischio c’è, è sempre in agguato, malgrado tutta la buona volontà. Specialmente nelle realtà più grandi e strutturate, ma anche in quelle piccole, la vulnerabilità può diventare una categoria, le persone individui senza volto, il servizio una ‘prestazione’ e così via”.

Per tale motivo ha invitato a rimanere saldi nel Vangelo: “Allora bisogna rimanere ben ancorati al Vangelo, a Gesù, il quale non ha insegnato ai suoi discepoli a pianificare un’assistenza dei malati e dei poveri. Gesù ha voluto formare i discepoli a uno stile di vita stando a contatto con i vulnerabili, in mezzo a loro. I discepoli hanno visto come Lui incontrava la gente, hanno visto come Lui accoglieva: la sua vicinanza, la sua compassione, la sua tenerezza”.

Imitando Gesù alcuni sono diventati santi: “E dopo la Risurrezione lo Spirito Santo ha impresso in loro questo stile di vita. Così, poi, sempre lo Spirito ha formato uomini e donne che sono diventati santi amando le persone vulnerabili come Gesù. Alcuni sono canonizzati e sono modelli per tutti noi; ma quanti uomini e donne si sono santificati nell’accoglienza dei piccoli, dei poveri, dei fragili, degli emarginati! Ed è importante, nelle nostre comunità, condividere in semplicità e gratitudine le storie di questi testimoni nascosti del Vangelo”.

Ha concluso l’incontro, dicendo che nel Vangelo i poveri sono protagonisti insieme a Gesù: “Nel Vangelo i poveri, i vulnerabili, non sono oggetti, sono soggetti, sono protagonisti insieme con Gesù dell’annuncio del Regno di Dio. Pensiamo a Bartimeo, il cieco di Gerico. Quel racconto è emblematico, vi invito a rileggerlo spesso perché è ricchissimo.

Studiando e meditando questo testo si vede che Gesù trova in quell’uomo la fede che cercava: solo Gesù lo riconosce in mezzo alla folla e ai rumori, ascolta il suo grido pieno di fede. E quell’uomo, che per la sua fede nel Signore riceve di nuovo la vista, si mette in cammino, segue Gesù e diventa suo testimone, tanto che la sua storia è entrata nei Vangeli…

Pensiamo alla Maddalena: lei, che era tormentata da sette demoni, è diventata la prima testimone di Gesù risorto. In sintesi: le persone vulnerabili, incontrate e accolte con la grazia di Cristo e con il suo stile, possono essere una presenza di Vangelo nella comunità credente e nella società”.

In precedenza, ai partecipanti al convegno internazionale ‘Uomo-Donna immagine di Dio. Per una antropologia delle vocazioni’ promosso dal Centro di Ricerca e Antropologia delle Vocazioni (CRAV), in programma fino a domani, aveva sottolineato il pericolo dell’ideologia ‘gender’, consigliando un libro da leggere:

“Ma vorrei sottolineare una cosa: è molto importante che ci sia questo incontro fra uomini e donne, perché oggi il pericolo più brutto è l’ideologia del gender, che annulla le differenze. Ho chiesto di fare studi a proposito di questa brutta ideologia del nostro tempo, che cancella le differenze e rende tutto uguale; cancellare la differenza è cancellare l’umanità.

Uomo e donna, invece, stanno in una feconda ‘tensione’. Io ricordo di aver letto un romanzo dell’inizio del Novecento, scritto dal figlio dell’Arcivescovo di Canterbury: ‘The Lord of the World’. Il romanzo parla del futuribile ed è profetico, perché fa vedere questa tendenza di cancellare tutte le differenze. E’ interessante leggerlo, se avete tempo leggetelo, perché lì ci sono questi problemi di oggi; è stato un profeta quell’uomo”.

Per il papa la vita dell’uomo è una vocazione: “Tale verità antropologica è fondamentale perché risponde pienamente al desiderio di realizzazione umana e di felicità che abita nel nostro cuore. Nell’odierno contesto culturale talvolta si tende a dimenticare oppure a oscurare questa realtà, col rischio di ridurre l’essere umano ai suoi soli bisogni materiali o alle sue esigenze primarie, come fosse un oggetto senza coscienza e senza volontà, semplicemente trascinato dalla vita come parte di un ingranaggio meccanico”.

Quindi ha ribadito il concetto fondamentale dell’identità, in quanto siamo chiamati ad essere felici: “E invece l’uomo e la donna sono creati da Dio e sono immagine del Creatore; essi, cioè, si portano dentro un desiderio di eternità e di felicità che Dio stesso ha seminato nel loro cuore e che sono chiamati a realizzare attraverso una vocazione specifica.

Per questo in noi abita una sana tensione interiore che mai dobbiamo soffocare: siamo chiamati alla felicità, alla pienezza della vita, a qualcosa di grande a cui Dio ci ha destinato. La vita di ognuno di noi, nessuno escluso, non è un incidente di percorso; il nostro stare al mondo non è un mero frutto del caso, ma facciamo parte di un disegno d’amore e siamo invitati ad uscire da noi stessi e a realizzarlo, per noi e per gli altri”.

Citando il card. Newman il papa ha invitato i convegnisti ad approfondire la ricerca e lo studio: “Fratelli e sorelle, le vostre ricerche, i vostri studi e in modo speciale queste occasioni di confronto sono tanto necessarie e importanti, perché si diffonda la consapevolezza della vocazione a cui ogni essere umano è chiamato da Dio, in diversi stati di vita e grazie ai suoi molteplici carismi.

Sono utili altresì per interrogarsi sulle sfide odierne, sulla crisi antropologica in atto e sulla necessaria promozione delle vocazioni umane e cristiane. Ed è importante che si sviluppi, anche grazie al vostro contributo, una sempre più efficace circolarità tra le diverse vocazioni, perché le opere che sgorgano dallo stato di vita laicale al servizio della società e della Chiesa, insieme al dono del ministero ordinato e della vita consacrata, possano contribuire a generare la speranza in un mondo sul quale incombono pesanti esperienze di morte”.

(Foto: Santa Sede)

Card. Ladaria: Humanae vitae è testo profetico

Una visione ‘antropologica integrale’ sull’amore e la sessualità umana, intesi secondo il piano di Dio, che a 55 anni dalla pubblicazione dell’enciclica ‘Humanae Vitae’ continua a proporre una verità alta negata invece da decenni di ‘antropologia contraccettiva’, che ha diviso quella visione unitaria: è

In Ungheria papa Francesco invita l’Europa a non essere ‘liquida’

“Giungo come pellegrino e amico in Ungheria, Paese ricco di storia e di cultura; da Budapest, città di ponti e di santi, penso all’Europa intera e prego perché, unita e solidale, sia anche ai nostri giorni casa di pace e profezia di accoglienza”: questa è la frase che papa Francesco ha scritto nel ‘Libro d’Onore’ del presidente della Repubblica ungherese, che ha dato il via al viaggio apostolico, accolto dal vice primo ministro e da un bambino e una bambina in abito tradizionale che gli offrono il pane e il sale, simbolo di vita, di benedizione e buon augurio.

50.000 firme contro la teoria ‘gender’

50.000 firme contro l’ideologia gender e la carriera alias nelle scuole. Sono state consegnate al sottosegretario all’Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti, durante un incontro con il direttore di CitizenGo Italia, Matteo Fraioli, e con la presidente di Non si Tocca la Famiglia, Giusy D’Amico.

Lanciato un manifesto per proteggere i minori dalla propaganda gender

Un Manifesto internazionale per proteggere bambini e ragazzi dalla propaganda gender e per denunciare la medicalizzazione invasiva della transizione di genere nei minori. E’ stato presentato oggi a Roma nell’ambito del convegno sul tema ‘Il rischio educativo nel linguaggio dei media’, che si sarebbe dovuto svolgere nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, ma che all’ultimo momento si è dovuto trasferire poco lontano nella Sala Baldini in piazza di Campitelli.

Roma: alla Sala Baldini il convegno su ‘minori e gender’

Cambia sede il convegno sul tema ‘Il rischio educativo nel linguaggio dei media’, che si sarebbe dovuto svolgere nel pomeriggio di domani venerdì 28 ottobre nella Sala della Protomoteca in Campidoglio. Nonostante la richiesta di utilizzo della sala fosse stata presentata diverse settimane fa dal consigliere comunale Fabrizio Santori, a poche ore dall’apertura dei lavori il Campidoglio non ha ancora fornito una risposta ufficiale.

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