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Educatori e psicoterapeuti alla scuola di Tommaso d’Aquino: convegno di studi a Bologna
Dal 17 al 19 ottobre si terrà a Bologna, organizzato dalla S.I.T.A. – Società Internazionale Tommaso d’Aquino, il convegno di studi “Ars cooperativa nature. Educatori e psicoterapeuti alla scuola di San Tommaso d’Aquino”, con la partecipazione di esperti ed operatori dell’educazione e della psicoterapia e studiosi di Tommaso d’Aquino convinti della fecondità di una cultura pedagogica e filosofica che valorizzi la dignità della persona umana.
Il convegno, dopo una prima sessione di carattere teoretico sul tema della coltivazione della natura umana nel pensiero di san Tommaso, presenterà innovativi percorsi di sperimentazione e di ricerca nel campo educativo e psicoterapico a partire dagli insegnamenti dell’Aquinate.
L’introduzione e presentazione dei lavori si terrà venerdì 17 ottobre, alle ore 16, a cura del teologo domenicano padre Vincenzo Benetollo. Seguiranno gli interventi della prof.ssa Lorella Congiunti (L’arte di coltivare la natura umana: pedagogia e psicoterapia in prospettiva tommasiana), di don Alain Contat (Il ruolo del magister nella formazione umana secondo san Tommaso d’Aquino) e, infine, del salesiano don Marco Panero (Inclinazioni virtuose, prudenza e competenza etica: una prospettiva tomista).
La giornata di sabato 18 ottobre avrà inizio nella mattina (ore 9) con il saluto ai convegnisti del preside della Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna p. Fausto Arici OP, cui seguiranno gli interventi del prof. Martìn F. Echavarrìa (Il concetto di personalità alla luce di San Tommaso), del prof. Andrea Porcarelli (Educazione del carattere e acquisizione delle virtù come promozione della persona umana), dello psicologo e psicoterapeuta Stefano Parenti (Leggere il disturbo psichico e impostare una psicoterapia a partire dal pensiero di San Tommaso) e, infine, dei docenti Mirella Lorenzini e Marcello Landi (PANIS: un progetto educativo alla luce degli insegnamenti di San Tommaso).
L’apertura della sessione pomeridiana (ore 15) sarà demandata al presidente della CEI e Arcivescovo di Bologna card. Matteo Zuppi, al termine del cui intervento si succederanno le relazioni della prof.ssa Giorgia Pinelli (Uno sguardo sulla famiglia di oggi nell’ottica della “coltivazione” della natura umana), della prof.ssa Mirella Lorenzini e di don Alain Contat.
I lavori di domenica 19 ottobre saranno preceduti dalla Santa Messa celebrata alle ore 9.30 nella Basilica Patriarcale di san Domenico (piazza san Domenico 13), cui seguirà per relatori e partecipanti la visita ad alcuni luoghi significativi di Bologna. Alle ore 12.30 è previsto un momento di confronto su proposte e idee emerse alla luce degli interventi ascoltati. Successivamente ad un saluto ai convegnisti da parte dei promotori chiuderà la tre giorni del convegno il pranzo in comune.
Per prenotarsi al convegno (l’iscrizione comporta il pagamento di una quota di € 30) e verificare la possibilità del pernottamento presso l’Ospitalità San Tommaso è necessario inviare entro il prossimo 5 ottobre una email a amministrazione@ospitalitasantommaso.com indicando nell’oggetto “Richiesta prenotazione convegno SITA – ottobre 2025” unitamente al nome dell’ospite, alla tipologia di camera e all’orario e alla data di arrivo e di partenza (il costo di una camera singola è di € 70, di una doppia piccola € 100 e, infine, di una doppia grande € 120). Per ulteriori informazioni sul convegno, che ha ricevuto il patrocinio dell’Unione Cattolica Insegnanti, dirigenti, educatori e formatori (UCIIM) di Bologna, si può scrivere all’indirizzo di posta elettronica info@sitaroma.com oppure consultare il sito ufficiale della S.I.T.A.: www.sitaroma.com.
Alasdair MacIntyre (1929-2025), dopo la virtù… il diritto naturale!
Il 21 maggio scorso è morto all’età di 96 anni il filosofo scozzese Alasdair MacIntyre, fondatore della scuola neo-comunitarista, autore di oltre duecento articoli scientifici e di più di venti libri. Dopo la conversione allo stesso tempo religiosa (dall’ateismo al cattolicesimo) e filosofica (dal relativismo alla scuola aristotelico-tomista) dell’età matura, MacIntyre ha applicato ai vari ambiti della filosofia sociale i principi della teoria neoclassica della legge naturale.
In questo modo ha superato quel relativismo culturale o sociologico che lo caratterizzava prima, confutando la teoria multiculturalista in cui il “bene” relativo ad una certa cultura viene prima del “giusto”, un modello com’è evidente nel quale così non c’è spazio per l’affermazione di diritti universali dell’essere umano. Questo tipo di relativismo caratterizza, ad esempio, la sua principale opera Dopo la virtù (1981), le cui idee sui diritti e sulla conoscenza della natura sono poi cambiate profondamente.
In questo libro, che non si configura come un testo accademico, la filosofia morale e politica di MacIntyre, recuperando la tradizione delle virtù fino ad allora (e ancora oggi) abbandonata dall’esaltazione dei diritti posta dalla tradizione liberal, recupera le energie per tornare a pensare l’uomo in comunità e la sua vita quindi al di fuori delle astrazioni e delle utopie individualistiche.
Dopo la virtù, in ultima analisi, su una base filosofica friabile, ha avuto però il merito di provare a proporre un progetto alternativo sia alla modernità razionalistico-empirista d’impronta illuminista sia alla deriva nichilistica-libertaria della postmodernità, aspirando «alla costruzione di nuove forme di comunità entro cui la vita morale possa essere sostenuta, in modo che sia la civiltà sia la morale abbiano la possibilità di sopravvivere all’epoca incipiente di barbarie e di oscurità».
Tale attacco al liberalismo di matrice individualistica assieme all’anticonformistica critica ai “professionisti della filosofia” hanno portato Macintyre ad un progressivo isolamento negli anni Ottanta e Novanta. Un ostracismo fondamentalmente motivato dall’aver toccato il “nervo scoperto” del pensiero liberal e dell’utilitarismo occidentale, ovvero la denuncia dell’emotivismo e dell’ideologia che impediscono la costruzione di una comunità e la pratica di ogni virtù.
Nato nel 1929 a Glasgow, Alasdair MacIntyre aveva studiato nelle università-simbolo del liberalismo anglosassone, Londra, Manchester e Oxford, per poi dedicarsi all’insegnamento in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Dotato di una chiarezza esemplare nello stile e di una strategia di pensiero iconoclasta dinanzi ai dogmi utilitaristi, è passato dalla fase marxista degli anni giovanili, alla successiva fase etico-laica della mezza età, per approdare infine, dall’età di 55 anni, alla riscoperta della tradizione aristotelico-tomista.
Questa svolta avvenne, tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, grazie al confronto di MacIntyre con i lavori di Elisabeth Anscombe (1919-2001) e, soprattutto, all’influsso delle opere del cardinale John Henry Newman (1801-1890), influenze che lo portarono, in una delle sue ultime monografie, a riflettere ed a riprendere la filosofia di santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein (1891-1942) (cfr. la tr. It.: Edith Stein. Un prologo filosofico, Edizioni EDUSC, Roma 2010, pp. 330).
Anglicano per nascita, dopo una fase atea, MacIntyre si è convertito al cattolicesimo attraverso la lettura di San Tommaso d’Aquino che, con Aristotele, gli ha permesso di confutare l’individualismo e l’economicismo del XX secolo identificati, come accennato, in quello che il filosofo scozzese ha chiamato emotivismo, vale a dire la convinzione che la gran parte dei giudizi morali nascondano, dietro una dichiarata verità generale, una inclinazione (o “vizio”, secondo la terminologia della morale cattolica) personale.
Tale critica, che in fondo afferisce senza esplicitarlo alla «dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie» denunciata dal card. Joseph Ratzinger nell’Omelia della Missa Pro Eligendo Romano Pontifice pronunciata nella Basilica di San Pietro il 18 aprile 2005, il filosofo di Glasgow la presenta, nel 1988, nei due volumi di Giustizia e razionalità (tr. It. per Anabasi).
MacIntyre vi spiega infatti che non esiste una morale astratta e universale, ma in ciascuno dei costumi specifici e delle pratiche locali esistenti nel mondo è possibile riconoscere una concezione condivisa della virtù, del coraggio, della magnanimità. La ripresa e la pratica delle virtù gli offrirà quindi l’occasione di uscire dal disordine morale dei tempi della tarda modernità e di riproporre l’idea di una comunità edificata da quelle reti di solidarietà che sono al cuore dell’ultima tappa della vita di MacIntyre, testimoniata ad esempio nell’opera Animali razionali dipendenti (tr. It. Vita e Pensiero).
L’ultimo suo titolo tradotto in italiano è L’etica nei conflitti della modernità (Mimesis), nel quale identifica un insieme di beni essenziali il cui contributo a una vita buona quale che sia la cultura o l’ordine sociale di appartenenza è indispensabile. Questi sono almeno otto, ovvero una buona salute e un buon tenore di vita – del cibo, dei vestiti, dell’abitazione –, delle buone relazioni famigliari, una sufficiente istruzione che consenta di far uso delle opportunità di crescita, un lavoro che sia proficuo e remunerativo, dei buoni amici e, infine, del tempo a disposizione al di fuori del “lavoro per il mercato” che permetta di dedicarsi ad attività sociali, sportive, estetiche, intellettuali et. Ottavo e ultimo dei beni è la capacità di dare un ordine alla propria vita individuandone i limiti ed errori così da imparare anche a migliorare a partire da essi.
In fondo, questa è quella fra le lezioni filosofiche di MacIntyre che ritengo più preziosa per noi cittadini della società liquida e artificiale. La ricerca, cioè, di quel pensiero profondo che permetta di sapersi riconoscere e di saper riconoscere gli altri, riscoprendo nella relazione il senso più vero della propria dignità umana. Una dignità che non è subordinata a misurazioni o calcolo e si riconosce nel valore della propria unicità e irripetibilità a dispetto di qualsivoglia materialismo e massificazione.
La dignità, e quindi anche i diritti umani, non possono perciò essere sottoposti a giudizio, sono indisponibili a noi stessi e hanno un fondamento naturale e oggettivo. Siamo esseri degni e quindi liberi e, come lo stesso filosofo scozzese ha preveggentemente dichiarato, sebbene non ancora su quelle basi così solide del dopo-conversione, solo il riconoscimento di questa verità ci permetterà di ritornare a dialogare senza quella sorta di «guerra civile condotta con altri mezzi» che è divenuto ormai il dibattito pubblico [cfr. A. MacIntyre, Dopo la virtù. Saggio di teoria morale, Feltrinelli (1988), p. 302].
Giochi di Ruolo: ti basta ciò che fai?
Giovedì 8 maggio 2025, alle 17.30, si terrà un nuovo incontro del ciclo “Caffè Filosofici in Biblioteca. Tra un bicchiere di vino e un calice di idee”, all’Università Europea di Roma, via degli Aldobrandeschi 190. Il tema sarà ‘Giochi di Ruolo: ti basta ciò che fai?’
Interverranno la prof.ssa Isabella Becherucci, docente di Letteratura Italiana dell’Università Europea di Roma ed il prof. Giovanni Polizzi, docente a contratto di Teoria, Metodologia e Tecnica del Negoziato dell’Università Europea di Roma. Modererà l’incontro il prof. Guido Traversa, docente associato di Filosofia Morale dell’Università Europea di Roma.
Nella società contemporanea siamo spesso definiti da ciò che facciamo. Il nostro ruolo lavorativo, il nostro posto nella famiglia, il modo in cui ci presentiamo agli altri diventano le lenti principali attraverso cui veniamo percepiti — e, spesso, attraverso cui finiamo per percepire noi stessi. Ma questa identificazione con il ‘fare’ è sufficiente a definire la nostra identità?
L’immagine dei ‘giochi di ruolo’ diventa una metafora efficace, e al tempo stesso inquietante, di questa dinamica. Se tutto ciò che siamo coincide con il personaggio che interpretiamo, che cosa resta quando smettiamo di recitare?
Il dialogo prenderà spunto dal racconto ‘La carriola’ di Luigi Pirandello, per esplorare la possibilità che questa identificazione totale con il ruolo possa condurre a una forma di smarrimento dell’io. Il protagonista del racconto, apparentemente un uomo rispettabile e perfettamente integrato, si scopre fragile e disorientato nel momento in cui si ferma a riflettere su se stesso, al di fuori del ruolo che interpreta ogni giorno.
Questo Caffè Filosofico sarà un’opportunità per interrogarsi su quanto la nostra identità possa (o debba) coincidere con ciò che facciamo. E’ possibile coltivare un senso di sé che vada oltre la funzione, il dovere, la maschera? Un’occasione per riflettere, insieme, su come riconoscere (e forse recuperare) ciò che siamo, al di là dei ruoli che la vita ci assegna. L’incontro è patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma e dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
I Caffè Filosofici dell’Università Europea di Roma nascono da un’intuizione del Prof. Guido Traversa. Sono realizzati con il supporto degli Uffici per la Terza Missione e le Attività Istituzionali e con la collaborazione del Centro di Formazione Integrale della stessa università e dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Gli incontri in biblioteca hanno l’obiettivo di attivare un processo di interazione con la comunità cittadina, allo scopo di sviluppare la ricerca e promuovere la crescita sociale, culturale e scientifica del territorio.
Dalla filosofia (classica) alla politica: ‘Le serate di San Pietroburgo, oggi’. La collana demaistriana sarà presentata domani pomeriggio a Roma
La collana di saggistica “Le serate di san Pietroburgo, oggi”, a cura del giornalista e saggista Giuseppe Brienza, s’inserisce nel solco ideale della più nota opera del filosofo cattolico Joseph de Maistre (1753-1821) “Le serate di San Pietroburgo, o Colloqui sul governo temporale della Provvidenza” (1821). Con intento divulgativo e la Presentazione del politologo francese Alain de Benoist, il terzo volume appena pubblicato per le Edizioni Solfanelli (Chieti 2025, pp. 182, € 15) ha come sottotitolo “Proposte, autori, idee e battaglie per le culture avverse” e sarà presentato domani pomeriggio, a partire dalle ore 17.30, nella Libreria-Caffè Letterario Horafelix di Roma (via Reggio Emilia 89), alla presenza del curatore, dell’editore Marco Solfanelli, del giornalista storico Pierangelo Maurizio e di Alain de Benoist in videocollegamento dalla Francia.
L’opera, suddivisa in 10 aree tematiche (dalla Bioetica alla Famiglia – educazione – scuola, dal Conservatorismo, Europa e Occidente a Italia: storia politica e identità culturale e Santi per il XXI secolo) contiene 40 contributi, firmati oltre che dallo stesso Brienza da studiosi cattolici di esperienza come Andrea Bartelloni, don Gian Maria Comolli, Raffaele Iannuzzi, Matteo Orlando, Enrico Pagano, Andrea Rossi, Mino Russo, Vincenzo Silvestrelli, p. Enzo Vitale icms e suor Daniela Del Gaudio, direttrice dell’Osservatorio sulle apparizioni e i fenomeni mistici dellaPAMI (Pontificia Academia Mariana Internationalis). Per scorrere l’Indice completo del volume si può cliccare QUI.
Legato alla sua epoca – il periodo dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese – il testo ottocentesco di Joseph de Maistre al quale si ispira il libro a cura di Brienza è ancora d’interesse in quanto affronta problemi sociali perenni come ad esempio: perché la giustizia non si afferma fra gli uomini? come nasce e quali caratteristiche dovrebbe avere la Costituzione di uno Stato? come nasce e si consolida una istituzione politica? che cosa fa sì che una legge sia buona?
Durante la Rivoluzione del 1789, per la prima volta nella storia, l’élite di una nazione aveva cercato di rifondare la società a tavolino, fino a cambiare il calendario e imporre un irrealistico “culto della Ragione”. Contro tale approccio che oggi diremmo woke il conte de Maistre ricorda alcune verità. Anzitutto che la storia propria a ciascuna nazione è un percorso al di fuori dalla portata degli uomini, i quali possono certamente intervenire tramite la propria libertà, ma sempre all’interno di dati di fatto – storici, culturali, economici, geografici etc. -, che richiamano il concetto di governo temporale della Provvidenza divina, che guida le nazioni e interagisce con le azioni umane armonizzandole e conducendole al Fine ultimo.
Negli intervalli nei quali il delirio di onnipotenza rivoluzionario è imposto prescindendo da Dio non si ottengono che disastri, come scrive de Maistre: «l’uomo, in rapporto al suo Creatore, è sublime e la sua azione creatrice: al contrario, non appena si separa da Dio e agisce solo, non cessa di essere potente, poiché questo è un privilegio della sua natura; ma la sua azione è negativa e non ha altro esito che la distruzione».
Dopo oltre due secoli di bagni di sangue perpetrati per «distruggere tutto, per ricostruire tutto», senza Dio o contro Dio, l’approccio filosofico del conte savoiardo meriterebbe quindi ben più attenzione di quanta, pur con lodevoli eccezioni, abbia finora ottenuto.
La mostruosità di Cristo
È un libro sorprendente La mostruosità di Cristo, benché sia una lettura impegnativa e in alcuni punti – pochi per fortuna – per specialisti. L’opera, sebbene sia in tre parti e una parte è affidata al teologo John Milbank, porta la firma di Slavoj Žižek e rientra in quel filone della filosofia contemporanea di confronto con il pensiero cristiano. In questo stesso filone troviamo filosofi di un certo calibro come Badiou, Agamben, Cacciari, Jullien, Sloterdijk, tutti dichiaratamente atei, che non hanno preconcetti verso la teologia cristiana, anzi la leggano, la studiano e arrivano a mostrare nelle loro opere l’intelligenza racchiusa nel dogma cristiano.
Vassallo: i libri sono emozioni
Con ‘District’ tutte le news sul mondo dei libri provenienti da testate giornalistiche e blog di diversi Paesi del mondo sono ora disponibili, in lingua originale, in tempo reale e in un unico contenitore personalizzabile in base alle preferenze dell’utente. District, il cui nome richiama i grandi spazi delle metropoli, è il nuovo servizio nato in casa PerfectBook, primo motore di ricerca emozionale per libri che ad oggi conta più di 2.000 titoli (da oltre 300 case editrici) letti in chiave emozionale e inseriti nella Libreria e 20.000 consigliati nei primi sei mesi del 2020 (a fronte dei 33.000 del 2019).



























