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Mons. Varden: dimorare in Dio per vivere la Grazia

“Che tipo di uomo era San Bernardo? Da dove veniva? Egli svetta nel movimento cistercense del XII secolo: grande fu il suo carisma, grande la sua capacità di lavoro. Molti, compresi alcuni che dovrebbero saperne di più, ritengono che sia stato lui l’iniziatore dell’Ordine. Non è così, certo, anche se fece in effetti scalpore quando arrivò nel 1113, all’età di 23 anni, con un gruppo di trenta compagni”: nella quarta meditazione di Quaresima per gli esercizi spirituali di papa Leone XIV e della Curia romana, questa mattina il monaco cistercense, mons. Erik Varden, vescovo di Trondheim, ha parlato dell’idea cristiana di libertà secondo san Bernardo di Chiaravalle.

Infatti il predicatore cistercense ha ripercorso le tappe per la costruzione dell’abbazia di Citeaux: “L’impresa di Cîteaux, fondata nel 1098, fu tanto un’innovazione quanto una riforma. I fondatori chiamarono la loro casa ‘novum monasterium’. Il progetto non fu in primo luogo una reazione contro qualcosa o qualcuno; e meno male, visto che i progetti reazionari prima o poi finiscono nel nulla. A prima vista, il progetto cistercense era conservatore, eppure i suoi protagonisti introdussero delle novità. La dialettica fu fruttuosa”.

Un ritratto di un uomo di Chiesa che non era ipocrita: “La fiducia nel proprio giudizio rendeva Bernardo ogni tanto flessibile nell’osservanza di certe procedure che, per il resto, sosteneva di difendere. La sua visione delle esigenze della Chiesa lo spingeva talvolta ad adottare posizioni rigide comportando un fiero spirito di parte. Non era però un ipocrita”.

Ma era ‘umile’ e testimone dell’amore di Dio: “Era genuinamente umile, dedicato a Dio, capace di tenera gentilezza, un amico fedele (in grado di diventare amico con ex nemici) ed un testimone convincente dell’amore di Dio. Era, e rimane, una figura affascinante”.

Ed a questo punto ha fatto un paragone tra san Bernardo e Thomas Merton per il ‘carattere’: “Dom James Fox, l’intraprendente abate dell’abbazia di Gethsemani dal 1948 al 1967, una volta scrisse, esasperato, del confratello Thomas Merton: ‘La la mente così elettrica!’ Merton irritava Fox con le sue idee, intuizioni, insistenze. Ma Fox sapeva che Merton era sincero. Lo rispettava, apprezzava la sua compagnia (quando non erano nel bel mezzo di qualche epico battibecco) e per la maggior parte del suo governo dell’abbazia si confessò da Merton.

Sarebbe sciocco paragonare Thomas Merton a Bernardo di Clairvaux, però una certa somiglianza di carattere c’è. Bernardo non ha conosciuto l’elettricità, ma la sua era pure una natura mercuriale che aveva e doveva equilibrare tensioni enormi”.

Il ‘pregio’ del fondatore dei Cistercensi è quello di non considerare la propria ‘posizione’ sempre giusta: “L’insegnamento di Bernardo sulla conversione nasce da una cultura biblica senza pari e da nozioni teologiche ben ponderate. Nasce anche, e con il passare del tempo sempre più, dalla lotta personale, nell’imparare a non dare per scontato che la sua strada sia sempre quella giusta, istruito dall’esperienza, dalle ferite e dalle provocazioni a mettere in discussione la sua presunzione e a meravigliarsi davanti alla giustizia misericordiosa di Dio”.

Per questo egli è un buon ‘compagno’ per chi è nella ricerca della verità: “Bernardo è un ottimo compagno per chiunque intraprenda un esodo quaresimale dall’egocentrismo e dall’orgoglio, nel desiderio di perseguire la verità di sé tenendo gli occhi fissi sull’amore di Dio che tutto illumina”.

Mentre la meditazione di ieri era stata focalizzata sulla dimora di Dio, partendo dall’esempio di Mary Word “quella grande educatrice cristiana del XVII secolo, era solita dire alle sue sorelle: ‘Fate del vostro meglio e Dio vi aiuterà’. L’idea che Dio possa e voglia aiutarci nelle nostre difficoltà è un assioma della fede biblica. Distingue il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, il Dio che in Cristo Gesù si è fatto compassione incarnata, dal Motore Immobile della filosofia”.

Partendo dal salmo 90 (‘Chi dimora nell’aiuto dell’Altissimo’) il vescovo norvegese ha sottolineato in cosa consiste l’aiuto di Dio per san Bernardo: “L’aiuto di Dio, dice Bernardo, può essere definito una dimora in quanto costituisce una realtà che ci sostiene, all’interno della quale possiamo vivere, muoverci ed esistere. L’aiuto di Dio non è occasionale; non è un servizio di emergenza che contattiamo quando una casa va a fuoco o qualcuno viene investito da un’auto, come se chiamassimo il 112”.

Ma alcune volte le persone devote a Dio sembrano abbandonate, come è accaduto a Giobbe: “La figura biblica di questa condizione è Giobbe, il cui libro grandioso può essere percepito come una sinfonia in tre movimenti, passando dal lamento viscerale per una esposizione della minaccia fino all’esperienza inaspettata della Grazia”.

Come Giobbe anche l’uomo contemporaneo non deve disperare nell’aiuto di Dio: “Come credenti possiamo considerare la religione come una polizza assicurativa: sicuri di poter contare sull’aiuto di Dio, pensiamo di essere al riparo dal pericolo. Il mondo sembra crollare se, e quando, il male ci colpisce. Come affronto le prove che sembrano senza senso, che distruggono le mie barriere protettive? Il mio rapporto con Dio è una forma di negoziazione, così che quando le cose si fanno difficili, sono indotto a seguire il consiglio della moglie di Giobbe di ‘maledire Dio e morire’?”

Ed ecco, quindi, che per san Bernardo la dimora in Dio significa imparare a vivere nella grazie di Dio: “Dio può rendere possibile un mondo nuovo e benedetto dopo aver abbattuto i muri che noi pensavamo fossero il mondo, muri all’interno dei quali in realtà soffocavamo.

Dimorare nell’aiuto di Dio, come ci insegna san Bernardo, non significa trafficare sicurezze. Significa passare per il Lamento e la Minaccia per imparare a vivere con Grazia a questo nuovo livello di profondità. E così permettere ad altri di trovarlo”.

(Foto: Media Vaticani)

Papa Francesco: sant’Ignazio di Loyola esempio di discernimento

“Domani celebreremo la festa della Natività della Vergine Maria. Maria ha sperimentato la tenerezza di Dio come figlia, piena di grazia, per poi donare questa tenerezza come madre, attraverso l’unione alla missione del Figlio Gesù. Per questo oggi desidero esprimere la mia vicinanza a tutte le madri. In modo speciale alle madri che hanno figli sofferenti: figli malati, figli emarginati, figli carcerati. Una preghiera particolare per le mamme dei giovani detenuti: perché non venga meno la speranza. Purtroppo nelle carceri sono tante le persone che si tolgono la vita, a volte anche giovani. L’amore di una madre può preservare da questo pericolo. La Madonna consoli tutte le madri afflitte per la sofferenza dei figli”.

Esercizi spirituali: l’Azione Cattolica di Macerata invita ad uno sguardo nuovo sulle persone

“La Quaresima è tempo favorevole di rinnovamento personale e comunitario che ci conduce alla Pasqua di Gesù Cristo morto e risorto… La Quaresima ci invita alla conversione, a cambiare mentalità, così che la vita abbia la sua verità e bellezza non tanto nell’avere quanto nel donare, non tanto nell’accumulare quanto nel seminare il bene e nel condividere”.

Papa Francesco: p. Fiorito offre un aiuto alla libertà

Nei giorni scorsi papa Francesco ha inviato un videomessaggio, presentando un libro sugli esercizi spirituali di Sant’Ignazio del suo maestro, p. Miguel Angel Fiorito: ‘Cercare e trovare la volontà di Dio. Guida pratica agli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola’, ‘una vera e propria miniera per entrare nell’anima degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio’.

L’Azione Cattolica offre occasioni per la Pasqua

Preghiera, ascolto della Parola e carità: questi tre elementi sono il fulcro del cammino spirituale dell’Azione cattolica ambrosiana per la Quaresima 2021, che può essere consultato sul sito  www.azionecattolicamilano.it.

L’Azione Cattolica di Macerata propone gli Esercizi Spirituali da casa

“In questo tempo favorevole, lasciamoci perciò condurre come Israele nel deserto, così da poter finalmente ascoltare la voce del nostro Sposo, lasciandola risuonare in noi con maggiore profondità e disponibilità. Quanto più ci lasceremo coinvolgere dalla sua Parola, tanto più riusciremo a sperimentare la sua misericordia gratuita per noi. Non lasciamo perciò passare invano questo tempo di grazia, nella presuntuosa illusione di essere noi i padroni dei tempi e dei modi della nostra conversione a Lui”.

Esercizi spirituali: la preghiera vince il maligno

Il penultimo giorno degli esercizi spirituali, predicati da p. Pietro Bovati ad Ariccia è stato dedicato all’approfondimento della preghiera, sottolineando che la Chiesa è sotto violento attacco, apertamente e subdolamente, ma la risposta sta appunto nel connubio tra testimonianza sul campo e preghiera autentica:

Esercizi spirituali: la preghiera rende familiari a Dio

Gli esercizi spirituali per questa Quaresima sono iniziati domenica scorsa senza la presenza di papa Francesco, leggermente influenzato, che ha indirizzato una lettera al predicatore degli Esercizi spirituali, padre Pietro Bovati, che nella prima riflessione ha illustrato la figura biblica di Mosè.

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