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XXVI Domenica del Tempo Ordinario. Due ceti sociali: Lazzaro e il ricco epulone

La parabola di Gesù prende l’avvio dalla profonda sperequazione sociale esistente tra chi sguazza nell’abbondanza e chi desidera anche poche briciole per saziarsi. Una parabola di Gesù che è un invito a convertirsi dall’indifferenza e dall’egoismo all’amore, all’accoglienza, alla condivisione perché tutti fratelli e sorelle. Tutto l’insegnamento della Chiesa: dal catechismo ai documenti ufficiali del papa e dei vescovi è un appassionato invito a realizzare nella vita quanto affermiamo nel ‘Padre nostro’: siamo fratelli, allora dobbiamo vivere da fratelli, da membri dello stesso corpo, figli dello stesso Padre; altrimenti siamo solo ipocriti.

Personaggi chiave della parabola sono il ricco epulone, che mangia e beve e non guarda in faccia a nessuno, e il povero Lazzaro che muore di fame. Gesù, come appare chiaro, non è un politico, ma non è indifferente davanti alle ingiustizie; il suo discorso è puramente religioso con tutte le implicanze socio-economiche. Dio è nostro Padre, gli uomini siamo tutti fratelli e sorelle; davanti a Dio siamo tutti uguali e tutti abbiamo gli stessi diritti. I talenti ricevuti da Dio e i carismi dello Spirito Santo servono a vivere l’amore che è comunione e servizio. Luce per la nostra vita è la parola di Dio: ama il prossimo tuo come te stesso.

Già l’apostolo Paolo ci ricorda: ‘Tu, uomo di Dio, tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità; combatti la buona battaglia della fede sino a raggiungere la vita eterna’. La parabola, come vedi, è costruita sul contrasto dei due protagonisti: il ricco epulone e Lazzaro e dei loro destini. Sulla terra Lazzaro è infelice, disprezzato, emarginato; nella vita eterna le sorti si invertono e mentre Lazzaro è accolto per la sua umiltà e bontà nel ‘seno di Abramo’, il ricco epulone è scaraventato nell’Ade, nell’inferno dove il tormento del peccatore è raffigurato con l’arsura e il fuoco dell’incendio.

Il ricco epulone prega Abramo di inviare Lazzaro in sogno ai suoi fratelli perché non finiscano anch’essi nell’inferno; le parole di Abramo, di rimando, sono assai chiare: ‘I tuoi fratelli hanno Mosè e i profeti,se vogliono si ravvedano; se non ascoltano Mosè e i profeti, neanche se uno risorgesse dai morti potrebbero essere persuasi’! Ciò che è necessario è credere, la fede nella parola di Dio. La mancanza di fede non è difetto di prove ma di buona volontà. Per chi non vuole credere nessuna prova è sufficiente. L’incredulo non cerca le prove della sua infedeltà ma come giustificare il suo ‘non credere’.

Se la fede è la verità di Dio, essa interessa l’intelletto e non la volontà, che è la pazza di casa. Chi cerca la verità e la cerca sul serio, presto o tardi la troverà. Se tu chiudi gli occhi alla verità, non sei un povero cieco degno di compassione, ma uno stolto colpevole. Amico, che leggi o ascolti, il Vangelo ti dà la vera dimensione dell’uomo, creato ad immagine di Dio: i veri ‘Lazzari’ sono coloro ai quali nessuno pensa; sono i disoccupati o sottoccupati che vengono abbandonati o sfruttati; Gesù nella parabola ci chiede di non usare barriere o abissi tra di noi: siamo tutti fratelli e sorelle per i quali Gesù è morto in croce per redimerci.

Ciò che chiede Gesù è la conversione del cuore. Noi ci convertiamo se accettiamo Gesù come ‘Signore’ e Dio come ‘il Padre nostro’. Se il cuore è puro vengono fuori gesti di amore, di solidarietà e servizio; se il cuore è malvagio da esso provengono solo omicidi, guerre, adulteri, prostituzione e ogni genere di male.

Un giorno ci presenteremo davanti a Dio e il Vangelo oggi con la parabola ci invita ad affrontare la realtà sociale; esso non è un libro rivoluzionario, non sta a criticare le ingiustizie ma le supera con un imperativo categorico: ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’. La vita terrena è preparazione alla vita celeste e i problemi si risolvono in chiave di amore e servizio. Maria Santisssima è la benedetta tra tutte le donne perché ha amato Dio, ha amato il prossimo e noi oggi, supplici la invochiamo: “Santa Maria, prega per noi peccatori, siamo figli tuoi”.

XXVI Domenica del Tempo Ordinario Due ceti sociali: Lazzaro e il ricco epulone

Una parabola dove Gesù prende l’avvio dalla profonda sperequazione sociale esistente tra chi sguazza nell’abbondanza e chi desidera briciole per mangiare. Due ceti sociali esistenti in perfetta antitesi che reclamano la presenza di una vera mediazione perché l’uomo viva da uomo a tutti i livelli.  Alcuni nella storia hanno voluto vedere in Cristo Gesù un politico dalla ricetta pronta per risolvere il problema sociale; un vero rivoluzionario per la società di ieri e di oggi: nulla di più errato.

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