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A Milano ‘Čajkovskij senza barriere’
Ad anticipare il tradizionale concerto open air di rientro in città, dal 6 settembre prenderà avvio un percorso musicale di avvicinamento attraverso 8 tappe in 7 quartieri milanesi con 23 artisti, pensate per accogliere diverse fragilità con un programma inclusivo per disabilità motorie, cognitive e sensorialifino alla grande serata dedicata alla musica classica che ogni anno riunisce migliaia di persone sui prati di BAM– Biblioteca degli Alberi Milano, nel giardino botanico in Portanuova.Protagonista dell’ottava edizione del BAMBack to the City Concert sarà Spira mirabilis, ensemble senza direttore che fonda la propria pratica su ascolto reciproco, fiducia e responsabilità condivisa, con un programma dedicato a ‘La bella addormentata’ di Pëtr Il’ič Čajkovskij.BAM- Biblioteca degli Alberi.
Stare insieme, emozionarsi e lasciarsi unire dalla musica classica, senza alcuna barriera: èquesto lo spirito dell’ottava edizione del BAM Back to the City Concert, l’appuntamento di Fondazione Riccardo Catella ideato e diretto da Francesca Colombo, Direttrice Generale Culturale di BAM, Biblioteca degli Alberi Milano, che nel2026 si configura come un grande progetto culturale diffuso, in cui le persone con fragilità e disabilità motorie,cognitive e sensoriali partecipano attivamente alla costruzione dell’esperienza culturale. Con ‘Čajkovskij senza barriere’, la Fondazione Riccardo Catella porta la musica classica fuori dal parco. Dal 6 settembreun percorso di avvicinamento in 8 tappe attraversa 7 quartieri milanesi — Portanuova, Dergano, Affori, Comasina,Baggio, Ghisolfa e Washington — raggiungendo presidi sociali e culturali della città, tra cui l’Istituto Penale per i Minorenni ‘Cesare Beccaria’.
Il percorso culmina giovedì 10 settembre alle 20:00, quando migliaia di persone si ritroveranno sui prati di BAM in Portanuova per il grande concerto open air. In linea con il programma culturale 2026, ‘(Dis)Connessioni’, che esplora il valore delle relazioni come forma di intelligenza collettiva, sul palco si esibirà ‘Spira mirabilis’, ensemble senza direttore che fonda la propria pratica su ascolto reciproco, fiducia e responsabilità condivisa, con una selezione di brani tratti da ‘La bella addormentata’ di PëtrIl’ič Čajkovskij. L’intero programma del BAMBack to the City Concert è gratuito e aperto a tutti.
Nato come concerto di una sola notte e cresciuto negli anni fino a diventare un progetto culturale che coinvolge l’intera città, BAM Back to the City Concert rinnova nel 2026 il proprio impegno a rendere la musica classica un’esperienza condivisa e accessibile, raggiungendo pubblici sempre più eterogenei – dai bambini alle famiglie, fino alle comunità che animano scuole, centri per anziani, ospedali, oratori e piazze di Milano e i giovani detenuti dell’Istituto Penale per i Minorenni ‘Cesare Beccaria’ di Milano.
Il programma di quest’anno nasce da un percorso di co-progettazione sviluppato insieme a 23 artisti e 15 partner tra associazioni, istituzioni e realtà del territorio impegnate sui temi dell’inclusione e dell’accessibilità,ed è pensato in particolare per accogliere persone con fragilità e disabilità motorie,cognitive e sensoriali, che diventano non solo destinatarie, ma talvolta anche protagoniste e co-creatrici dell’esperienza culturale.
Un progetto che ha già ottenuto importanti riconoscimenti per il suo valore culturale e sociale, con la selezione tra i festival vincitori del Premio ‘Cambiare 2026 – L’arte di cambiare il mondo’, una menzione speciale al Premio Gianluca Spina del Politecnico di Milano per l’innovazione digitale in ambito culturale e il Patrocinio del Pio Istituto dei Sordi ‘Con questo progetto rinnoviamo il nostro impegno per una città capace di ascoltare, includere e valorizzare ogni persona.
Una città in cui lo spazio pubblico continui a essere il luogo dell’incontro, della partecipazione e della costruzione di comunità, perché è nelle relazioni che vi prendono vita ogni giorno si misura la qualità del nostro vivere insieme” – dichiara Kelly Russell Catella, Direttrice Generale Fondazione Riccardo Catella.“Condividere con tutti la bellezza della musica classica, senza barriere, in un’esperienza di gioia e comunità costruita cone per persone con fragilità e disabilità. Questo l’impegno per il nostro ottavo BAM Back to the City Concert, che offriremo alla città al rientro della pausa estiva.
Abbiamo costruito un progetto incentrato sull’inclusione, non solo nel concerto finale, con una mirata scelta artistica, ma lungo tutto il suo percorso di avvicinamento, attraversando i quartieri della città, raggiungendo luoghi e comunità dove la musica classica arriva più raramente e costruendo occasioni di incontro,ascolto e partecipazione. Un grande lavoro di co-progettazione che ha coinvolto artisti e partner impegnati ogni giorno nell’ambito della disabilità e della fragilità sociale. Da queste connessioni è nata un’esperienza capace di accogliere tutti e di valorizzare le differenze come una ricchezza per l’intera comunità” – dichiara Francesca Colombo, Direttrice Generale Culturale di BAM, Fondazione Riccardo Catella.
Giovedì 10 settembre alle ore 20:00 protagonista dell’ottava edizione del BAM Back to the City Concert sarà Spiramirabilis, ensemble composto da oltre 60 musicisti professionisti provenienti da diversi Paesi. Fondato nel 2007 come laboratorio musicale internazionale, il progetto nasce dal desiderio di studiare, interpretare e approfondire insieme la partitura, costruendo una visione condivisa della musica. La scelta dell’ensemble si inserisce pienamente nella visione del programma culturale 2026 di BAM, ‘(Dis)Connessioni’, che esplora il valore delle connessioni come forma di intelligenza collettiva. La peculiarità di Spira mirabilis non risiede semplicemente nell’assenza di un direttore d’orchestra, ma in un metodo di lavoro basato sull’ascolto reciproco, sul confronto e sulla responsabilità di ciascun musicista: ogni interpretazione nasce da un lungo percorso di studio e ricerca condivisi, in cui il dialogo tra i componenti dell’ensemble diventa parte integrante del processo creativo.
Sul palco di BAM, l’ensemble proporrà una selezione di brani tratti dal balletto ‘La bella addormentata’ del compositore russo Pëtr Il’ič Čajkovskij, restituendone la ricchezza narrativa e orchestrale in un’esecuzione che rende tangibile il valore della collaborazione, dell’ascolto e della fiducia reciproca. Il concerto ‘senza barriere’ è stato progettato da BAM per avere servizi di accessibilità per persone con disabilità motorie, sensoriali e cognitive, grazie a un sistema integrato di servizi e materiali dedicati, sviluppati in collaborazione con Associazione Culturale Fedora.
Saranno disponibili un’area riservata con accesso e accoglienza dedicati per rispondere al meglio alla pluralità di esigenze del pubblico e posizionata vicino alla regia per garantire la migliore visione di insieme e un’ottima acustica, staff dedicato per l’accompagnamento del pubblico, audio descrizione del concerto,presentazioni a caratteri ingranditi e in linguaggio Easy to Read, interpretariato e video informativi in LIS, zainetti vibranti per persone sorde su prenotazione e il sistema di ascolto assistito Listen WiFi per le persone con disabilità uditiva, oltre alla storia visiva dello spazio, pensata per preparare il pubblico all’esperienza. Anche la scelta artistica contribuisce a costruire un’esperienza inclusiva: l’esecuzione in forma orchestrale, senza balletto, invita ogni persona ad immaginare e interpretare liberamente la narrazione musicale, valorizzando il potere evocativo della musica e creando uno spazio di ascolto realmente condiviso.
Da domenica 6 settembre prende avvio il percorso di avvicinamento musicale che porta la musica fuori dai confini del parco attraverso 7 quartieri diversi di Milano – Portanuova, Dergano, Affori, Comasina, Baggio, Ghisolfa e Washington– con 8 appuntamenti tra incontri di guida all’ascolto, laboratori e performance con musicisti e artisti. Il progetto è costruito insieme ad associazioni, fondazioni e realtà sociali impegnate nell’inclusione e nell’accessibilità,tra cui Associazione Culturale Fedora, Associazione Nazionale Subvedenti, Dynamo Camp, Ente Nazionale Sordi,Fondazione Blue Butterfly, L’abilità ETS, con l’obiettivo di arrivare a comunità diverse della città, spesso lontane dai circuiti culturali tradizionali.
(Foto: ddj Arts)
Il viaggio in Africa raccontato da papa Leone XIV
“Oggi desidero parlare del Viaggio apostolico che ho compiuto dal 13 al 23 aprile, visitando quattro Paesi africani: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Fin dall’inizio del pontificato ho pensato a un viaggio in Africa. Ringrazio il Signore che mi ha concesso di compierlo, come Pastore, per incontrare e incoraggiare il popolo di Dio; e anche di viverlo come messaggio di pace in un momento storico marcato da guerre e da gravi e frequenti violazioni del diritto internazionale. Ed esprimo il mio “grazie” più sentito ai Vescovi e alle Autorità civili che mi hanno accolto e a tutti coloro che hanno collaborato all’organizzazione”: nell’udienza generale di oggi papa Leone XIV ha ripercorso le tappe del viaggio compiuto, raccontando le sue impressioni.
Innanzitutto ha accontato la propria emozione visitando i luoghi di sant’Agostino: “La Provvidenza ha voluto che la prima tappa fosse proprio il Paese dove si trovano i luoghi di sant’Agostino, cioè l’Algeria. Così mi sono trovato, da una parte, a ripartire dalle radici della mia identità spirituale e, dall’altra, ad attraversare e consolidare ponti molto importanti per il mondo e la Chiesa di oggi: il ponte con l’epoca fecondissima dei Padri della Chiesa; il ponte con il mondo islamico; il ponte con il continente africano”.
Quindi ha sottolineato che la convivenza tra fedi è possibile: “In Algeria ho ricevuto un’accoglienza non solo rispettosa ma cordiale, e abbiamo potuto toccare con mano e mostrare al mondo che è possibile vivere insieme come fratelli e sorelle, anche di religioni diverse, quando ci si riconosce figli dello stesso Padre misericordioso. Inoltre, è stata l’occasione propizia per mettersi alla scuola di sant’Agostino: con la sua esperienza di vita, i suoi scritti e la sua spiritualità egli è maestro nella ricerca di Dio e della verità. Una testimonianza oggi quanto mai importante per i cristiani e per ogni persona”.
Poi ha raccontato la visita negli altri tre Stati a maggioranza cristiana: “Nei successivi tre Paesi che ho visitato, la popolazione è invece a larga maggioranza cristiana, e dunque mi sono immerso in un clima di festa della fede, di accoglienza calorosa, favorito anche dai tipici tratti della gente africana. Ho sperimentato anch’io, come i miei Predecessori, un po’ di quello che accadeva a Gesù con le folle della Galilea”.
E dal Camerun ha lanciato l’appello alla pace: “La visita in Camerun mi ha permesso di rafforzare l’appello a impegnarci insieme per la riconciliazione e la pace, perché anche quel Paese purtroppo è segnato da tensioni e violenze. Sono contento di essermi recato a Bamenda, nella zona anglofona, dove ho incoraggiato a lavorare insieme per la pace. Il Camerun è detto ‘Africa in miniatura’, in riferimento alla varietà e alla ricchezza della sua natura e delle sue risorse, ma possiamo intendere questa espressione anche nel senso che i grandi bisogni dell’intero continente li ritroviamo in Camerun: quello di un’equa distribuzione delle ricchezze; quello di dare spazio ai giovani, superando la corruzione endemica; quello di promuovere lo sviluppo integrale e sostenibile, opponendo alle varie forme di neo-colonialismo una lungimirante cooperazione internazionale”.
L’altro Stato visitato è stato l’Angola: “Come molti Paesi africani, dopo aver raggiunto l’indipendenza, l’Angola ha attraversato un periodo travagliato, che nel suo caso è stato insanguinato da una lunga guerra interna. Nel crogiolo di questa storia Dio ha guidato e purificato la Chiesa convertendola sempre più al servizio del Vangelo, della promozione umana, della riconciliazione e della pace. Chiesa libera per un popolo libero! Al Santuario mariano di Mamã Muxima, che significa ‘Madre del cuore’, ho sentito pulsare il cuore del popolo angolano”.
E’ stato felice nel constatare la passione nell’annuncio della Parola di Dio: “E nei diversi incontri ho visto con gioia tante religiose e tanti religiosi di ogni età, profezia del Regno dei cieli in mezzo alla loro gente; ho visto catechisti che si dedicano interamente al bene delle comunità; ho visto volti di anziani scolpiti da fatiche e sofferenze e trasparenti alla gioia del Vangelo; ho visto donne e uomini danzare al ritmo di canti di lode al Signore risorto, fondamento di una speranza che resiste alle delusioni causate dalle ideologie e dalle vane promesse dei potenti”.
Ed anche nella Guinea Equatoriale ha raccontato la gioia evangelizzatrice: “L’ultimo Paese che ho visitato è la Guinea Equatoriale, a 170 anni dalla prima evangelizzazione. Con la sapienza della tradizione e la luce di Cristo, il popolo guineano ha attraversato le vicende della sua storia e nei giorni scorsi, alla presenza del papa, ha rinnovato con grande entusiasmo la sua volontà di camminare unito verso un futuro di speranza”.
In ultimo ha raccontato il momento di preghiera tra i carcerati e l’incontro con i giovani: “Non posso dimenticare ciò che è accaduto nel carcere di Bata, in Guinea Equatoriale: i detenuti hanno cantato a gola spiegata un canto di ringraziamento a Dio e al Papa, chiedendo di pregare “per i loro peccati e la loro libertà”. Non avevo mai visto nulla di simile. E poi hanno pregato con me il ‘Padre nostro’ sotto una pioggia battente. Un segno genuino del Regno di Dio!
E sempre sotto la pioggia è iniziato il grande incontro con la gioventù nello stadio di Bata. Una festa di gioia cristiana, con testimonianze toccanti di giovani che hanno trovato nel Vangelo la via di una crescita libera e responsabile. Questa festa è culminata nella celebrazione eucaristica del giorno dopo, che ha coronato degnamente la visita in Guinea Equatoriale e anche l’intero Viaggio apostolico”.
(Foto: Santa Sede)
Un elefante dal cuore puro: riflessioni sul film ‘The Elephant Man’ di David Lynch
C’era una volta, in una Londra in piena epoca vittoriana, un giovanissimo ragazzo di nome Joseph Merrick, che fin dall’età di tre anni fu colpito da una rarissima malattia che rese parte del suo corpo totalmente deforme. La sua infanzia trascorse in condizioni di povertà tra numerose difficoltà: i suoi fratelli morirono giovani e la madre, affetta anch’essa da una grave disabilità, morì molto presto, lasciandolo alle cure del padre e della sua matrigna. La nuova compagna rimase però inorridita dal suo mostruoso aspetto e convinse il marito a cacciarlo fuori di casa.
Da allora per il giovane Merrick iniziò una vita fatta di stenti e vessazioni: deriso da chiunque, finì per lavorare come ‘fenomeno da baraccone’ in spettacoli noti all’epoca come ‘freaks show’. Questi non erano altro che circhi dove i cosiddetti ‘freak’ venivano derisi e umiliati per via delle loro caratteristiche fisiche considerate anormali. Furono anni durissimi per Joseph, fino a quando nel Regno Unito fu istituita una legge che impose la chiusura di questi disumani spettacoli di intrattenimento. Il ragazzo si ritrovò cosi disoccupato e a vivere per strada nelle peggiori condizioni di salute.
Si ammalò presto ma l’incontro fortuito con Frederick Treves, un giovane medico del più prestigioso ospedale di Londra, cambiò le carte in tavola per lo sfortunato giovane. Frederick fu la prima persona a guardare Merrick non come un mostro da schernire in pubblica piazza, ma come un essere umano. Si prese personalmente cura di lui, tanto da procurargli un alloggio permanente in ospedale e tra i due nacque così una sincera e potente amicizia.
Lo stesso Treves raccontò in seguito di non aver conosciuto mai prima di allora una persona dalla così grande sensibilità e intelligenza emotiva: il suo talento per la scrittura e la sua passione per la prosa e la poesia fecero di Joseph Merrick non più un ‘animale da palcoscenico’ ma un ‘esponente dell’alta società’. Tutti vollero conoscerlo e incontrarlo, il terrore negli occhi delle persone fece così posto all’ammirazione. La gente intrattenendosi e disquisendo in sua compagnia rimase colpita per la sua raffinatezza e i suoi modi eleganti e gentili, per il suo linguaggio forbito e per la sua incredibile cultura. Merrick per la prima volta nella sua vita si sentiva amato e benvoluto.
Quella che potrebbe sembrare una bellissima e originale sceneggiatura, è in realtà frutto di accadimenti realmente avvenuti. Quando a fine anni settanta il produttore Mel Brooks, il Re delle commedie parodistiche americane, lesse di questa storia, ne rimase talmente folgorato da convincersi fin da subito a realizzarne una trasposizione cinematografica. Nel frattempo un giovane David Lynch stava muovendo i primi passi nell’industria cinematografica americana: aveva già al suo attivo diversi cortometraggi, culminati nello sperimentale e avanguardistico ‘Eraserhead – La mente che cancella’ (1977), suo primo lungometraggio.
E proprio per uno strano disegno del destino lo stesso Lynch si ritrovò casualmente per le mani i libri sulla vita dell’ ‘uomo elefante’. Decise cosi di stendere una sceneggiatura adottandola al suo stile registico. Destino volle che finì sotto l’occhio della moglie di Brooks, una certa Anne Bancroft, che la girò subito al marito. Mel rimase soddisfatto del lavoro ma mostrò delle perplessità su Lynch stesso. Si convinse perciò a vedere ‘Eraserhead’ e ne rimase talmente estasiato dalla visione, che accantonò subito ogni dubbio.
Le riprese, sebbene con diverse difficoltà, partirono e il film uscì nei cinema nel 1980: fu un totale trionfo al botteghino, tanto da piazzarsi tra i migliori incassi della stagione cinematografica, sopratutto in Europa e in Giappone. Alla cerimonia di premiazione degli Oscar ottenne ben otto candidature.
Perchè consiglio questo film? E perchè i giovani dovrebbero vederlo? Perché ciò che vuole raccontare è un grosso limite che ancora oggi la nostra società si porta dietro: il pregiudizio verso ciò che non risulta conforme ai canoni estetici che la società stessa impone. Joseph Merrick è stato allontanato inizialmente perché nessuno ha guardato il suo cuore e il suo intelletto; lo hanno giudicato ancora prima di conoscerlo semplicemente perché ai loro occhi appariva come un mostro e tale doveva essere.
La grande umanità dell’uomo sta però nel non chiudersi in sé stesso e nel suo egoismo, ma al contrario, avere fiducia e speranza verso il prossimo. Non deve compiere un percorso di maturazione, non ne ha bisogno in quanto capace di amare fin dall’inizio e nonostante le derisioni e l’umiliazione, riconosce subito la lealtà del dottore e da questo si fa aiutare, dimostrandosi fin da subito riconoscente.
Ma se guardiamo alla letteratura classica, vengono in mente altre analogie. Pensiamo per esempio a Quasimodo, il gobbo campanaro protagonista del celebre ‘Notre Dame de Paris’, opera trasposta sempre da casa Topolino in un film d’animazione che si rivolge apparentemente ad un pubblico per bambini, ma che in realtà parla proprio a noi, adulti e ragazzi. Anche Quasimodo come lo stesso uomo elefante è emarginato dagli altri per la sua bruttezza esteriore ma si distingue per la purezza del suo cuore e la sua nobiltà d’animo.
Il gobbo sogna una vita di integrazione tra la gente, ma viene segregato all’interno del campanile da un giudice spietato e manipolatore, convinto di agire in nome del bene e di Dio, per ‘proteggere il mondo dalla sua mostruosità’. E’ lo stesso che capita a Merrick che passa la vita confinato in una gabbia per elefanti, sognando una vita diversa, una vita accettato veramente per quello che è realmente. Ma come dice il menestrello Clopin nel capolavoro disneyano del 1996, rompendo di fatto la famosa ‘quarta parete’ e chiamandoci in causa direttamente: “perché un uomo odia? perché un mostro ama? / chi è brutto dentro o chi è brutto a vedere?”
Merrick risponde direttamente a questi quesiti già anni prima della Disney, in una delle scene più potenti di tutto il film, ribellandosi alla cattiveria e al razzismo in un urlo liberatorio passato ormai alla storia: “Io non sono un elefante! Non chiamatemi animale, io sono un uomo!”. Una lezione di umanità per tutti, ancora oggi.
‘Occhio al film’: un libro che spiega come educare attraverso il cinema
‘Occhio al film. Cinema e serie tv per educare’: questo il titolo di un libro appena uscito con Punto Famiglia Editore, scritto a quattro mani da Franco Olearo e Cecilia Galatolo. Il testo vuol essere uno strumento al servizio dell’educazione: gli autori credono, infatti, che il cinema e la fiction abbiano un’importante relazione con la formazione dei giovani.
Fortarezza canta ‘I giardini di marzo’, lo storico capolavoro di Lucio Battisti
Da sabato 5 giugno è disponibile su tutte le piattaforme digitali ‘I giardini di Marzo’ il nuovo singolo di Nico Fortarezza, accompagnato dal videoclip (regia di Simone Pezzutto), in uscita in contemporanea.
Dopo aver pubblicato il singolo ‘C’est Moi’, una bellissima ballata scritta a quattro mani con Enrico Ruggeri l’artista ha voluto reinterpretare e omaggiare uno dei brani più iconici della coppia Battisti/Mogol in una versione Rock:
“Ci sono canzoni eterne che non passano mai di moda e rileggere un brano non è mai semplice, soprattutto quando si tratta di un grande classico come ‘I Giardini di Marzo, una canzone che poi personalmente mi ha sempre emozionato nel profondo…”.
Il testo, scritto da Mogol in chiave autobiografica, parla degli anni della sua infanzia nel dopoguerra, tra povertà e difficoltà esistenziali e del coraggio di amare incondizionatamente. L’amore per la musica di Battisti si fa più forte quando Nico Fortarezza viene ingaggiato nel tour di Maurizio Vandelli (volto e voce dell’Equipe84) come chitarrista acustico e corista:
“Venni rapito dalla magia e dal pathos che si creava sul palco nel suonare classici come 29 settembre Emozioni Mi ritorni in mente… Il pubblico era come ipnotizzato e veniva magistralmente sedotto dalla voce di Maurizio che ai miei occhi appariva come un gigante… E’ difficile spiegare ma certi ricordi ti entrano nella pelle …per sempre… ed il sogno di realizzare a modo mio la canzone che forse ho più amato ora è diventato realtà… Tu chiamale se vuoi Emozioni…”.
Il video del brano ritrae Fortarezza nel quartiere Nolo di Milano e più precisamente via Padova dove l’artista è nato e cresciuto… Sono immagini Docu/Streets un gesto d’amore al quartiere. Il brano si può ascoltare e vedere qui: https://youtu.be/X0t4IaY4e84.
Negli anni scorsi ha rappresentato l’Italia al Gran Galà in Piazza Castello di Varsavia nel concerto dedicato a Giovanni Paolo II su TVP1 (Televisione Nazionale Polacca) e via satellitare in tutto il mondo.
Vassallo: i libri sono emozioni
Con ‘District’ tutte le news sul mondo dei libri provenienti da testate giornalistiche e blog di diversi Paesi del mondo sono ora disponibili, in lingua originale, in tempo reale e in un unico contenitore personalizzabile in base alle preferenze dell’utente. District, il cui nome richiama i grandi spazi delle metropoli, è il nuovo servizio nato in casa PerfectBook, primo motore di ricerca emozionale per libri che ad oggi conta più di 2.000 titoli (da oltre 300 case editrici) letti in chiave emozionale e inseriti nella Libreria e 20.000 consigliati nei primi sei mesi del 2020 (a fronte dei 33.000 del 2019).
District, l’aggregatore di siti e blog per essere aggiornati sui libri
Con District tutte le news sul mondo dei libri provenienti da testate giornalistiche e blog di diversi Paesi del mondo sono ora disponibili, in lingua originale, in tempo reale e in un unico contenitore personalizzabile in base alle preferenze dell’utente. District, il cui nome richiama i grandi spazi delle metropoli, è il nuovo servizio nato in casa PerfectBook, primo motore di ricerca emozionale per libri che ad oggi conta più di 2.000 titoli (da oltre 300 case editrici) letti in chiave emozionale e inseriti nella Libreria e 20.000 consigliati nei primi sei mesi del 2020 (a fronte dei 33.000 del 2019).





























