Tag Archives: Corpus Domini

Papa Leone XIV: la fede non è un museo

“…  è con il cuore colmo di gioia che, all’inizio di questo Viaggio in Spagna, presiedo questa Celebrazione nel giorno della Solennità del Corpus Domini. Siamo radunati attorno all’Eucaristia, il dono della presenza viva di Cristo in mezzo a noi. Egli, che ha voluto offrirci la sua vita per farci entrare nella comunione del Padre e renderci suoi figli è qui, come pane vivo disceso dal cielo, che ci sfama con la stessa vita di Dio, con un amore più forte della morte”: la seconda giornata della visita di papa Leone XIV è iniziata con la celebrazione eucaristica del Corpus Domini, in cui si manifesta la presenza fisica di Dio nel mondo.

Nell’omelia il papa ha sottolineato che questa festa è un rinnovo della fedeltà a Dio: “Questa memoria del Signore presente nel Pane eucaristico è al cuore della vostra fede e della storia del vostro popolo. Qui a Madrid, ma anche in tantissimi altri luoghi della Spagna, il Corpus Domini non è una delle tante feste del calendario liturgico, ma un ritornare alle radici della fede per rinnovare l’amore e la fedeltà a Dio”.

Quindi tale rinnovamento si manifesta attraverso la bellezza, che non è solo estetica: “Le solenni processioni di questo giorno hanno plasmato per secoli la pietà, l’arte, la musica, l’architettura e la vita del popolo spagnolo e, ancora oggi, esprimono e manifestano il sentimento spirituale di questo Paese anche attraverso la bellezza e l’eleganza dei tappeti floreali, degli altari nelle strade, della cura degli ostensori e degli espositori, dei canti e dei paramenti.

Non si tratta di una manifestazione esteriore, di una sopravvivenza folkloristica o di un semplice ornamento estetico: qui si tratta della fede nella presenza del Signore Risorto, che è vivo e passa ancora in mezzo a noi, che si fa pane per la nostra fame di vita e visita gli angoli del nostro cuore e della nostra storia, anche quelli più oscuri”.

Per questo la fede è incarnazione: “Così, se nella Celebrazione eucaristica Cristo si dona come alimento, la processione dice che Egli non rimane chiuso nel tempio ma, anzi, esce incontro a noi. Gesù cammina per le strade, attraversa le piazze, visita i nostri quartieri, abita i luoghi della nostra vita quotidiana, come il Dio vicino che cammina con il suo popolo, come il Signore della storia, consolazione dei deboli, luce per le famiglia, speranza per i più fragili, pace per chi soffre”.

E’ incarnazione nei poveri: “Il Cristo che passa per le strade nell’ostensorio è lo stesso che si identifica con i poveri, i malati, i soli e gli scartati. Non è casuale che qui in Spagna, la Chiesa abbia unito per anni la solennità del Corpus Domini con la Giornata della Carità. Non si tratta solo di portare fuori un ostensorio, quanto di lasciarci noi stessi portare fuori dall’egoismo, dall’indifferenza, da una fede comoda e privata, per rispondere al suo invito alla conversione, a cambiare sguardo, accogliendo la sua presenza che ci cambia e ci rende costruttori di un mondo nuovo”.

E’ stato un invito ad abbandonare ogni nostalgia: “Perciò, la memoria storica delle processioni del Corpus Domini non si lascia imprigionare da un ricordo nostalgico; essa diventa invece un invito per l’oggi, per la nostra vita personale, per le nostre relazioni, per la società, per la costruzione del futuro.

In questa ottica va compreso l’invito a ‘ricordare’ che abbiamo ascoltato nella prima lettura: ‘Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto’, ricordati di come quando avevi fame ti ha nutrito con la manna; si tratta di ‘ricordare’ proprio per non dimenticare chi è il Signore, perché non cadere nella tentazione di affidarsi ad altri idoli e nutrirsi di un pane che non sazia”.

Per questo la fede non può essere ‘museale’, ma una presenza di Dio nella società: “Ecco pertanto una consegna per la Spagna di oggi e di domani: la religiosità che da secoli anima questo Paese non sia un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi. Una scuola che ci insegna a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo, perché nessuno può inginocchiarsi al Signore e disprezzare il fratello; una scuola che ci insegna la gratuità dell’amore che si fa dono, perché circoli tra di noi e spezzi le catene di ogni egoismo; una scuola da cui apprendiamo che Dio è presenza reale e anche noi siamo chiamati ad essere presenti nelle situazioni e nelle sfide della società, a non fuggire, a impegnarci in prima persona per la costruzione del bene comune”.

Per questo ha ricordato san Manuel González: “Fratelli e sorelle, desidero qui ricordare San Manuel González, il vescovo spagnolo dei tabernacoli abbandonati. La sua vita ricorda che l’Eucaristia non può essere onorata soltanto nelle grandi celebrazioni o in modo occasionale, ma anche nella fedeltà silenziosa di chi accompagna il Signore quando sembra dimenticato e in un’amicizia umile e discreta che si alimenta di giorno in giorno; ma vorrei ricordare anche i versi poetici di san Giovanni della Croce: ‘Ben conosco quella fonte che scorre e zampilla, anche se fonda è la notte’.

Nella prigione conventuale di Toledo, dove era incarcerato in condizioni durissime, proprio a ridosso del Corpus Domini del 1578, egli riconosce dalla notte di quella prigione la presenza nascosta del Signore, da cui sgorga una luce che non conosce tramonto e sgorga una vita che non si esaurisce. Gesù Eucaristico è ‘quell’eterna fonte nascosta’: fonte che scorre e disseta ma senza abbagliare, senza imporsi con potenza esteriore, senza presentarsi in modo spettacolare”.

Ha concluso l’omelia con l’invito ad aprire il cuore a Dio: “Torniamo a Lui con amore sincero. Apriamoci all’incontro con Lui, lasciamo che Egli disseti le aridità del nostro cuore, per uscire poi sulle strade della vita e della storia e portare tra la gente questa corrente di acqua fresca, corrente di amore, di pace, di giustizia e di gioia.

Abbeveriamoci di nuovo da questa fonte eucaristica, che non ci chiude in una devozione privata ma ci manda a irrigare i fratelli, le famiglie, i poveri, coloro che soffrono, coloro che hanno perduto la speranza. La grazia eucaristica ci trasforma, ma ci rende anche protagonisti della trasformazione della storia e segno di speranza per coloro che incontriamo”.

(Foto: Santa Sede)

Solennità del Corpus Domini: Santissimo Corpo e Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo

Con la Pentecoste si conclude il tempo forte dell’anno liturgico durante il quale si è chiamati a meditare sul grande mistero delle nostra redenzione. Le due domeniche successive sono riservate rispettivamente a celebrare il mistero dell’unità e trinità di Dio e la festa del Corpus Domini: Dio ci ha amato da restare in modo visibile in mezzo a noi sotto le apparenze del pane e del vino come cibo e nutrimento delle nostre anime. Lo afferma Gesù stesso: ‘Prendete e mangiate, questo è il mio corpo… prendete e bevete questo è il mio sangue’ ed aggiunge ‘Fate questo in memoria di me’.

Oggi ci si riunisce davanti all’altare per restare insieme alla presenza di Gesù, partecipare al banchetto del suo corpo e del suo sangue, prima di accompagnare il Signore Gesù, vivo e vero, quando, in processione, passerà lungo le strade della nostra città. Questo radunarsi era detto ‘statio’ (o stazione); come primo atto oggi ci si raduna davanti a Gesù, presente sotto le apparenze del pane e del vino, attorno a Gesù si costituisce la comunità, la famiglia di Dio, quella famiglia dove non c’è giudeo né greco, libero o schiavo, ignorante o dotto ma dove siamo chiamati ad essere tutti un solo corpo: il corpo mistico di Cristo Gesù in cui Egli è il capo, noi le membra.

La festa del Corpus Domini ci ricorda che essere cristiani significa radunarsi alla presenza del Signore dove Gesù ci libera dalle nostre paralisi: ci fa alzare per poi pro-cedere, metterci in cammino e, passo dopo passo, con la forza di questo pane diventare forti, superare difficoltà e debolezze e pervenire alla meta. Già ne fece esperienza il popolo ebreo quando si liberò dalla schiavitù egiziana per avviarsi verso la terra promessa e Dio nutrì il suo popolo per quaranta anni con la ‘manna’ del cielo.

L’Eucaristia è l’esperienza del popolo cristiano che Gesù nutre con il suo corpo e il suo sangue: ‘Prendete e mangiate, questo è il mio corpo; prendete e bevete questo è il mio sangue’ e così procedere verso la meta stabilita da Dio. Gesù non abbandona mai il suo popolo: Egli è l’Emmanuele (il Dio con noi), il Dio sempre vicino che ci sostiene come singoli, come famiglia, come popolo di Dio sempre in marcia verso la casa del Padre.

E’ Dio che non ci lascia mai soli, ci indica la via, la direzione, la meta per la quale siamo stati creati a sua immagine e salvati da Gesù morto e risorto. Da qui è naturale e necessario inginocchiarci davanti a Lui, adorarlo presente, vivo e vero, sotto le apparenze del pane e del vino.  Nel Vangelo l’Eucaristia è descritta in due momenti: la promessa e l’istituzione.

La promessa ci riporta a Cafarnao quando Gesù moltiplicò i cinque pani e due pesci per sfamare oltre cinquemila persone; questa folla, visto il miracolo, avrebbe voluto proclamare Gesù Re, ma Gesù sconvolse la folla con la sua promessa dirompente: ‘Vi darò da mangiare la mia carne, vi darò da bere il mio sangue’. Una promessa che sconvolse il popolo, sconcertò amici ed avversari; ma Gesù ribadì: ‘La mia carne è vero cibo, il mio sangue è vera bevanda’. Molti dei presenti andarono via, ma Gesù si rivolse a Pietro e ai dodici: ‘Se volete, potete andare via pure voi!’ 

Pietro, a nome suo e degli altri rispose: ‘Signore, tu hai parole di vita eterna’ e restarono. La promessa di Gesù diventa concretezza nell’ultima cena con la istituzione dell’Eucaristia: era la sera del giovedì, prima di morire; Gesù, dopo avere lavato i piedi agli Apostoli, seduto a tavola, prese il pane e disse: ‘Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo  che sarà dato a morte per voi e per tutti’ ed aggiunse: ‘Fate questo in memoria di me!’ La festa di oggi, già celebrata il Giovedì santo, è dire grazia a Gesù rimasto in mezzo a noi sotto le specie del pane e del vino. 

I pagani non capivano il mistero eucaristico e, storpiando la realtà, accusavano i cristiani di cannibalismo perché nella loro adunanza mangiavano il corpo e il sangue di Gesù. Gesù in vero, che conosce abbastanza bene la realtà umana, sa bene che l’uomo è corpo e spirito, come il corpo ha bisogno di nutrimento alla stessa maniera l’anima; laddove il pane è nutrimento del corpo, l’Eucaristia è nutrimento dell’anima. Ad ogni realtà il nutrimento adeguato; ecco perché dice Gesù: ‘non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio’.

L’Eucaristia è dunque un sacramento; come tale è segno visibile della grazia invisibile; Gesù utilizza proprio questo segno, assai eloquente, per invitare l’uomo ad avvicinarsi alla mensa eucaristica. L’uomo è ciò che mangia, aveva asserito un filosofo; aveva proprio ragione perché se l’anima si nutre di pornografia, di pensieri delittuosi, di vendetta ed ira necessariamente si abbrutisce; se nutre l’anima del corpo e sangue di Cristo Gesù si purifica davanti a Dio e ai fratelli.

L’Eucaristia è il nutrimento dell’uomo in cammino verso la casa del Padre; questo sacramento è scuola di carità e di solidarietà. La festa del Corpus Domini è occasione propizia per crescere nell’amore verso Dio e verso i fratelli. Maria, che portando Gesù nel suo seno è stata un ‘tabernacolo vivente’ che ha custodito Gesù, ci comunichi la sua stessa fede, ci aiuti a fare dell’Eucaristia il centro della nostra vita.                                  

Pregare con i petali: a Patù torna il Corpus Domini

Un tappeto floreale lungo 250 metri per celebrare la fede, la bellezza e la partecipazione di una comunità che si prepara a vivere la notte più lunga e colorata dell’anno.

Il piccolo borgo del Capo di Leuca si prepara ad accogliere l’undicesima edizione dell’Infiorata di Patù, in programma sabato 6 e domenica 7 giugno in occasione della Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. Le opere resteranno visitabili fino a lunedì 8 giugno, offrendo l’opportunità di ammirare uno dei più suggestivi esempi di arte effimera del Salento.

Negli anni la manifestazione si è affermata ben oltre i confini regionali, venendo spesso annoverata tra le Infiorate più belle d’Italia. L’Infiorata di Patù si distingue per l’utilizzo esclusivo di materiali naturali raccolti nei campi, essiccati e conservati.

Nulla viene sprecato. Il nettare delle margherite selvatiche si trasforma in una preziosa polvere dorata, i fondi di caffè diventano strumento per definire volti e dettagli, mentre foglie, petali, semi ed erbe spontanee offrono una straordinaria varietà di colori e sfumature.

Dietro ogni quadro floreale c’è un lavoro che dura mesi e coinvolge centinaia di volontari che mettono gratuitamente a disposizione tempo, competenze e passione. Raccoglitori, ‘spetalatori’, progettisti e infioratori collaborano seguendo il ritmo delle stagioni e delle fioriture, trasformando materiali semplici in vere e proprie opere d’arte.

I bozzetti, ispirati a temi religiosi, vengono elaborati con cura e poi realizzati grazie all’impegno di tutti. Un lavoro corale che quest’anno si arricchisce della partecipazione dei volontari della comunità di Giuliano di Lecce, a testimonianza di una manifestazione che continua a coinvolgere realtà diverse unite dagli stessi valori di fede, condivisione e appartenenza.

Petalo dopo petalo, l’Infiorata di Patù rinnova così una tradizione che unisce devozione, creatività e impegno collettivo, trasformando per alcuni giorni il borgo in un grande percorso di arte e spiritualità.

I lavori cominceranno lungo via Principe di Napoli nel pomeriggio di sabato 6 giugno, alle ore 19.00, per culminare all’alba del giorno dopo. La domenica mattina, alle 8.30 le opere saranno benedette dal Vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, Monsignor Vito Angiuli, alle 9.00 è prevista la celebrazione della Messa in Piazza Indipendenza. Nel pomeriggio, dopo la celebrazione dell’Eucaristia nella Chiesa Madre, si snoderà la solenne processione eucaristica presieduta dal parroco don Carmine Peluso (ore 19.00).

L’Infiorata nasce dalla fede. Non è soltanto un insieme di immagini realizzate con petali e foglie, ma un gesto di devozione che accompagna la celebrazione del Corpus Domini. I fiori che compongono i tappeti floreali sono destinati a durare poche ore. Vengono raccolti, essiccati, preparati con cura e poi affidati alla strada per accogliere il passaggio di Gesù, presente nel sacramento dell’Eucaristia, durante la processione eucaristica.

E’ proprio in questa apparente fragilità che si racchiude il significato più profondo dell’Infiorata: donare senza ricevere nulla. Dietro ogni opera ci sono mesi di lavoro e centinaia di volontari che donano tempo, energie e competenze. Un impegno silenzioso e gratuito che nasce dal desiderio di rendere onore al Signore presente nell’Eucaristia. Lungo il percorso, i tappeti diventano così molto più di una manifestazione artistica: sono una preghiera scritta con i petali.

 Nell’epoca delle grandi solitudini, segnata da conflitti, fragilità sociali e nuove povertà, trova particolare significato il messaggio dell’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, che invita a riscoprire il valore delle relazioni, della fraternità e della vicinanza tra le persone e che nasce dall’ascolto del grido dei popoli.

Accogliendo questo invito, l’Infiorata di Patù si conferma un’esperienza di comunità aperta alla partecipazione di tutti. Nei mesi di preparazione hanno preso parte alle lavorazioni i giovani ospiti dei progetti ‘Sai MSNA’ ed ‘ORD’ del Comune di Patù, gestiti da ARCI Lecce Solidarietà Cooperativa Sociale, gli ospiti della Comunità Cento Pietre Unite di Patù e della casa di riposo San Giorgio di Gagliano del Capo, insieme a numerosi volontari provenienti dal paese e dai centri vicini.

Attorno alla raccolta dei materiali, alla preparazione dei petali e alla realizzazione delle opere si sono incontrate generazioni, storie e culture diverse. Anziani, giovani e bambini hanno condiviso tempo, esperienze e competenze, riscoprendo il valore dello stare insieme e costruendo nuove relazioni. Per mesi persone che forse non si sarebbero mai incontrate hanno lavorato fianco a fianco, dialogato, collaborato e costruito legami.

E’ qui che si coglie il significato più profondo dell’Infiorata: non soltanto nei tappeti floreali che per qualche giorno colorano le strade del borgo, ma nella comunità che si ritrova, si riconosce e si prende cura di sé attraverso un’opera realizzata insieme.

Il tema dell’Infiorata 2026 resta ancora custodito nel riserbo e sarà svelato soltanto nel pomeriggio di sabato, quando gli infioratori inizieranno a tracciare i disegni e a comporre i tappeti floreali lungo via Principe di Napoli. Le opere di quest’anno saranno dedicate alla vita di un Santo e ne ripercorreranno il cammino umano e spirituale attraverso immagini e simboli. Ma il vero tema dell’Infiorata di Patù resta sempre il tempo donato agli altri, per gli altri, nel segno della fede.

Papa Leone XIV spiega l’importanza di simboli e segni nella liturgia

“Questa settimana si celebra la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, o, secondo la più nota formulazione latina, la solennità del Corpus Domini. Nell’Eucaristia contempliamo Gesù pane spezzato e donato per ciascuno di noi. Espressione della pietà eucaristica popolare sono le processioni con il Santissimo Sacramento che si svolgono nelle strade di tanti paesi; a tale proposito, incoraggio a mantenere viva questa bella manifestazione di pubblica testimonianza della fede”: papa Leone XIV, nei saluti al termine dell’udienza generale, ha ricordato la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, ribadito anche nelle altre lingue.

E’ stato un invito a partecipare con devozione alle processioni: “La partecipazione alle processioni eucaristiche (soprattutto da parte delle famiglie, dei bambini e dei giovani) sia una coraggiosa testimonianza di fede e ricordi a tutti che Dio è presente in mezzo al suo popolo e lo accompagna nella vita quotidiana… Mentre ci prepariamo alla solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, lasciamoci rafforzare da questo dono divino e diventiamo testimoni del suo amore per tutti coloro che incontriamo”.

Mentre nell’udienza generale ha proseguito la catechesi sulla Costituzione conciliare ‘Sacrosanctum Concilium’, soffermandosi sul rito e sul simbolo della liturgia: “Il Concilio Vaticano II, facendo tesoro del prezioso lavoro del Movimento liturgico, ci ha aiutato a riscoprire una verità molto viva nella coscienza della Chiesa antica e nell’insegnamento dei Padri. I riti della liturgia cristiana non sono un rivestimento esteriore del mistero sacramentale, un insieme di cerimonie arbitrarie, ma sono la mediazione ecclesiale attraverso cui il dono divino ci raggiunge. Proprio per questo il Concilio invita a comprendere il Mysterium fidei che si attua nella liturgia attraverso i riti e le preghiere”.

Ecco il motivo per cui il rito è importante: “Il rito dà forma all’azione liturgica e, attraverso di essa, alla nostra vita, generando in noi una sensibilità spirituale che ci rende capaci di gustare la presenza di Dio per mezzo di Gesù Cristo. Naturalmente ciò avviene se noi non restiamo estranei o muti spettatori rispetto alla liturgia, ma vi partecipiamo con tutto noi stessi (corpo, mente e cuore), in obbedienza al comando del Signore. Attraverso il sacro rito veniamo così formati all’ascolto della Parola di Dio, al rendimento di grazie e all’adorazione, alla condivisione fraterna e alla comunione ecclesiale. Scopriamo di essere un’assemblea dai molti volti, riunita dalla stessa fede”.

Il rito scandisce la liturgia: “Il rito ci coinvolge in una sequenza di gesti e di preghiere ben definita, che talora può contrastare con la nostra individuale tendenza alla spontaneità. La sua logica, però, non è quella di imbrigliare la libertà in schemi. Al contrario, con la sobrietà solenne dei suoi ritmi, il rito interrompe attività frenetiche, riconducendoci all’essenziale. Scopriamo così un’altra dimensione dell’agire, non guidata da calcoli produttivi, e un’altra esperienza del tempo e dello spazio. Nel rito sperimentiamo una logica di gratuità, troviamo una sosta che rigenera il cuore, riconosciamo di essere preceduti dalla grazia divina, impariamo a vivere in un ritmo abitato dallo Spirito Santo”.

Ed il rito è composto da simboli, come quello dell’acqua: “La grammatica del rito è intessuta dei segni e dei simboli propri della liturgia. In essa, come afferma il Concilio, ‘la santificazione dell’uomo è significata per mezzo di segni sensibili e realizzata in modo proprio a ciascuno di essi’…Emblematico è il segno dell’acqua: dalle origini della creazione al diluvio, dal passaggio del Mar Rosso al Giordano, fino all’acqua che sgorga dal costato di Cristo e diventa segno sacramentale dell’immersione nella sua morte e risurrezione”.

Però segno e simbolo non sono sinonimi: “In realtà, un segno è simbolico quando è capace di rimandare non solo a un’idea, ma a un intero sistema di significati e di valori. Così, ad esempio, quando siamo aspersi con l’acqua benedetta si ravviva in noi la coscienza del dono ricevuto con il Battesimo e la nostra adesione alla vita nuova in Cristo.

In secondo luogo, i simboli hanno essenzialmente un carattere pratico, essendo anzitutto azioni: più semplici e comuni, come l’inginocchiarsi e darsi la pace, o più impegnative, come gli atti costitutivi di ogni Sacramento. Soprattutto, i simboli hanno una singolare dimensione performativa e trasformante, sia verso gli elementi materiali che li compongono, sia verso coloro che vi entrano in contatto, generando appartenenza, toccando il cuore e la mente, suscitando autentiche relazioni ecclesiali”.

Ed ha concluso l’udienza generale con un rimando alla lettera apostolica ‘Desiderio desideravi’ di papa Francesco: “Abbiamo bisogno di lasciarci educare dai riti della liturgia, curando con mano fine e senza arbitrarietà la bellezza delle nostre celebrazioni e impegnandoci in un’autentica mistagogia. L’esperienza di una liturgia viva e devota, accompagnata da un’opportuna catechesi mistagogica, è la migliore risorsa per risvegliare in tutti quell’apertura all’incontro con Dio che, nella logica dell’incarnazione, può avvenire solo coinvolgendo tutto l’uomo: spirito, anima e corpo”.

(Foto: Santa Sede)

Papa Leone XIV: il Corpo di Cristo libera dalla fame

“Cari fratelli e sorelle, è bello stare con Gesù. Il Vangelo appena proclamato lo attesta, raccontando che le folle rimanevano ore e ore con Lui, che parlava del Regno di Dio e guariva i malati. La compassione di Gesù per i sofferenti manifesta l’amorevole vicinanza di Dio, che viene nel mondo per salvarci. Quando Dio regna, l’uomo è liberato da ogni male. Tuttavia, anche per quanti ricevono da Gesù la buona novella, viene l’ora della prova. In quel luogo deserto, dove le folle hanno ascoltato il Maestro, scende la sera e non c’è niente da mangiare. La fame del popolo e il tramonto del sole sono segni di un limite che incombe sul mondo, su ogni creatura: il giorno finisce, così come la vita degli uomini. E’ in quest’ora, nel tempo dell’indigenza e delle ombre, che Gesù resta in mezzo a noi”.

Nella solennità del Corpus Domini papa Leone XIV presiedendo la celebrazione eucaristica sul sagrato della basilica di San Giovanni in Laterano ha invitato a vivere la misericordia di Gesù: “Proprio quando il sole declina e la fame cresce, mentre gli apostoli stessi chiedono di congedare la gente, Cristo ci sorprende con la sua misericordia. Egli ha compassione del popolo affamato e invita i suoi discepoli a prendersene cura: la fame non è un bisogno che non c’entra con l’annuncio del Regno e la testimonianza della salvezza”.

Ed è proprio Gesù che rende possibile soddisfare la fame che ha il ‘popolo’: “Al contrario, questa fame riguarda la nostra relazione con Dio. Cinque pani e due pesci, tuttavia, non sembrano proprio sufficienti a sfamare il popolo: all’apparenza ragionevoli, i calcoli dei discepoli palesano invece la loro poca fede. Perché, in realtà, con Gesù c’è tutto quello che serve per dare forza e senso alla nostra vita”.

Gesù afferma che la fame può essere sconfitta attraverso la condivisione: “All’appello della fame, infatti, Egli risponde con il segno della condivisione: alza gli occhi, recita la benedizione, spezza il pane e dà da mangiare a tutti i presenti. I gesti del Signore non inaugurano un complesso rituale magico, ma testimoniano con semplicità la riconoscenza verso il Padre, la preghiera filiale di Cristo e la comunione fraterna che lo Spirito Santo sostiene. Per moltiplicare pani e pesci, Gesù divide quelli che ci sono: proprio così bastano per tutti, anzi, sovrabbondano. Dopo aver mangiato, e mangiato a sazietà, ne portarono via dodici ceste”.

E questa logica di Dio è valida anche oggi, perché con la condivisione si accende la speranza di sconfiggere l’ingiustizia: “Questa è la logica che salva il popolo affamato: Gesù opera secondo lo stile di Dio, insegnando a fare altrettanto. Oggi, al posto delle folle ricordate nel Vangelo stanno interi popoli, umiliati dall’ingordigia altrui più ancora che dalla propria fame. Davanti alla miseria di molti, l’accumulo di pochi è segno di una superbia indifferente, che produce dolore e ingiustizia.

Anziché condividere, l’opulenza spreca i frutti della terra e del lavoro dell’uomo. Specialmente in questo anno giubilare, l’esempio del Signore resta per noi urgente criterio di azione e di servizio: condividere il pane, per moltiplicare la speranza, proclama l’avvento del Regno di Dio”.

Quello del papa è stato un appello a salvare i popoli dalla fame e dalla morte: “Salvando le folle dalla fame, infatti, Gesù annuncia che salverà tutti dalla morte. Questo è il mistero della fede, che celebriamo nel sacramento dell’Eucaristia. Come la fame è segno della nostra radicale indigenza di vita, così spezzare il pane è segno del dono divino di salvezza”.

Questa è la risposta di Dio alla domanda dell’umanità: “Carissimi, Cristo è la risposta di Dio alla fame dell’uomo, perché il suo corpo è il pane della vita eterna: prendete e mangiatene tutti! L’invito di Gesù abbraccia la nostra esperienza quotidiana: per vivere, abbiamo bisogno di nutrirci della vita, togliendola a piante e animali. Eppure, mangiare qualcosa di morto ci ricorda che anche noi, per quanto mangiamo, moriremo. Quando invece ci nutriamo di Gesù, pane vivo e vero, viviamo per Lui. Offrendo tutto sé stesso, il Crocifisso Risorto si consegna a noi, che scopriamo così d’essere fatti per nutrirci di Dio. La nostra natura affamata porta il segno di un’indigenza che viene saziata dalla grazia dell’Eucaristia”.

L’Eucarestia trasforma il pane in vita: “Come scrive sant’Agostino, davvero Cristo è…  un pane che nutre e non viene meno; un pane che si può mangiare ma non si può esaurire. L’Eucaristia, infatti, è la presenza vera, reale e sostanziale del Salvatore, che trasforma il pane in sé, per trasformare noi in Lui. Vivo e vivificante, il Corpus Domini rende noi, cioè la Chiesa stessa, corpo del Signore”.

Quindi la processione è un cammino verso la salvezza: “La processione, che tra poco inizieremo, è segno di tale cammino. Insieme, pastori e gregge, ci nutriamo del Santissimo Sacramento, lo adoriamo e lo portiamo per le strade. Così facendo, lo porgiamo allo sguardo, alla coscienza, al cuore della gente.

Al cuore di chi crede, perché creda più fermamente; al cuore di chi non crede, perché si interroghi sulla fame che abbiamo nell’animo e sul pane che la può saziare. Ristorati dal cibo che Dio ci dona, portiamo Gesù al cuore di tutti, perché Gesù tutti coinvolge nell’opera della salvezza, invitando ciascuno a partecipare alla sua mensa. Beati gli invitati, che diventano testimoni di questo amore!”

Anche prima della recita dell’Angelus papa Leone XIV aveva sottolineato la misericordia di Dio: “Noi però, leggendo tutto questo nel giorno del Corpus Domini, riflettiamo su una realtà ancora più profonda. Sappiamo infatti che, alla radice di ogni condivisione umana ce n’è una più grande, che la precede: quella di Dio nei nostri confronti. Lui, il Creatore, che ci ha dato la vita, per salvarci ha chiesto a una sua creatura di essergli madre, di dargli un corpo fragile, limitato, mortale, come il nostro, affidandosi a lei come un bambino. Ha condiviso così fino in fondo la nostra povertà, scegliendo di servirsi, per riscattarci, proprio del poco che noi potevamo offrirgli”.

Attraverso l’eucarestia Dio salva il mondo: “Ebbene, nell’Eucaristia, tra noi e Dio, avviene proprio questo: il Signore accoglie, santifica e benedice il pane e il vino che noi mettiamo sull’Altare, assieme all’offerta della nostra vita, e li trasforma nel Corpo e nel Sangue di Cristo, Sacrificio d’amore per la salvezza del mondo. Dio si unisce a noi accogliendo con gioia ciò che portiamo e ci invita ad unirci a Lui ricevendo e condividendo con altrettanta gioia il suo dono d’amore”.

Mentre al termine della recita dell’Angelus il papa ha ribadito che la guerra non risolve i problemi: “Si susseguono notizie allarmanti dal Medio Oriente, soprattutto dall’Iran. In questo scenario drammatico, che include Israele e Palestina, rischia di cadere in oblio la sofferenza quotidiana della popolazione, specialmente a Gaza e negli altri territori, dove l’urgenza di un adeguato sostegno umanitario si fa sempre più pressante.

Oggi più che mai, l’umanità grida e invoca la pace. E’ un grido che chiede responsabilità e ragione, e non dev’essere soffocato dal fragore delle armi e da parole retoriche che incitano al conflitto. Ogni membro della comunità internazionale ha una responsabilità morale: fermare la tragedia della guerra, prima che essa diventi una voragine irreparabile. Non esistono conflitti “lontani” quando la dignità umana è in gioco.

La guerra non risolve i problemi, anzi li amplifica e produce ferite profonde nella storia dei popoli, che impiegano generazioni per rimarginarsi. Nessuna vittoria armata potrà compensare il dolore delle madri, la paura dei bambini, il futuro rubato. Che la diplomazia faccia tacere le armi! Che le Nazioni traccino il loro futuro con opere di pace, non con la violenza e conflitti sanguinosi!”

(Foto: Santa Sede)

Solennità del Corpus Domini. prendete e mangiate: questo è il mio corpo!

La solennità del Corpus Domini corona tutte le feste dell’anno liturgico, è un giorno particolare perché il popolo santo di Dio ringrazia Gesù che mantiene la promessa: “Non vi lascerò orfani, prendete e mangiate, questo è il mio corpo, prendete e bevete: questo è il mio sangue; fate questo in memoria di me”. Resta con noi, Gesù, facci dono di te e dacci quel pane che ci nutre per la vita eterna; libera il mondo dal veleno del male, della violenza, dell’odio, della guerra. La processione, che segue la celebrazione della messa, non è la solita processione nella quale si porta in giro una immagine di un Santo o della Croce; oggi nella processione è Gesù, vivo e vero, che attraversa le strade per benedire il suo popolo: piccoli e grandi, ricchi e poveri, deboli e fragili.

Questa festa è stata istituita nell’anno 1264 da papa Urbano IV come festa della Chiesa. Fu celebrata per la prima volta ad Orvieto dove si conserva ancora il corporale intriso di sangue con le tracce del miracolo di Bolsena. La festa di oggi ci pone di fronte Cristo Gesù, unico ed eterno sacerdote sacrificato sull’altare, come cibo e nutrimento dell’anima: ‘Prendete e mangiate. questo è il mio corpo … Questo è il mio sangue’; queste parole risuonano con potenza oggi, solennità del Corpus Domini. Esse ci conducono idealmente nel cenacolo e ci fanno rivivere il clima di quella notte, quando Gesù istituendo l’Eucaristia anticipò quasi il sacrificio della croce, che si sarebbe svolto tra poche ore. 

Con l’espressione: ‘sangue della Nuova Alleanza’ rende manifesto il piano divino: Gesù costituisce un’alleanza con l’uomo basata sulla fedeltà e sull’amore infinito di Cristo, che si è fatto uomo per salvare l’umanità; muore in Croce per sancire l’Alleanza con il prezzo del suo sangue: una morte accettata per amore. L’antica Alleanza, sancita sul monte Sinai con il rito sacrificale di animali, era stata subito violata dal popolo di Dio con la costruzione di un vitello d’oro; quel popolo non si dimostrò mai fedele al patto sancito tra Dio e il suo popolo.

Oggi noi, riuniti attorno all’altare, vogliamo ribadire la nostra fedeltà all’amore di Cristo Gesù, morto in croce e risorto. L‘Eucaristia è il sacramento dell’umano pellegrinaggio; la nostra vita è infatti un cammino verso la grande meta: il cielo. Gesù stesso ci invita oggi a prendere parte con fede e amore a questo convito, consapevoli che siamo deboli, e fragili: ‘Siete stanchi, affaticati, oppressi, venite a me ed io vi ristorerò’; questo è l’invito del Signore. Il nostro camminare insieme a Gesù ha uno scopo ben preciso: raggiungere la propria pienezza. Gesù, tu sei la via che ci conduce al Padre; tu ci guidi nel quotidiano pellegrinaggio.

L’Eucaristia è la fonte e il culmine della nostra vita perché Cristo Gesù si è fatto nutrimento del suo popolo. Quanti ci nutriamo del corpo e sangue di Gesù siamo riuniti dallo Spirito Santo in un solo corpo per formare il popolo santo di Dio. Diceva sant’Agostino: come diversi chicchi di grano formano il pane, e diversi acini di uva formano lo stesso vino, così popoli diversi per cultura, nazionalità, carismi e talenti costituiscono, grazie a Gesù, il popolo santo di Dio. Il Vangelo oggi ci presenta l’episodio della moltiplicazione dei pani; l’Eucaristia è il pane per coloro che sono al buio, che hanno bisogno per nutrirsi: Gesù ebbe compassione del popolo affamato e quando uno offrì cinque pani, sfamò una moltitudine di ben cinque mila persone.

 Consapevoli di essere fragili, deboli, pentiti dai peccati, nutriti di questo pane vivo disceso dal cielo, dimostriamo il nostro amore a Cristo Gesù testimoniando nella città, nel campo del lavoro, nei rapporti sociali l’amore di Dio con una carità vera, autentica, facendo della nostra vita ‘pane spezzato per tutti’. La Madonna ci aiuti ad essere solidali e solleciti verso tutti; questa è la carità di cui ci parla Gesù; questo ci insegna la festa di oggi.

Patù: dieci anni di Infiorata, fiori, fede e comunità nel cuore del Salento

Un tappeto di fiori lungo 250 metri per celebrare la fede, la bellezza e la forza della tradizione: è questo lo spirito con cui il borgo del sud, sito di interesse archeologico e Bandiera Blu per le sue marine, si prepara alla decima edizione dell’Infiorata, in programma tra sabato 21 e domenica 22 giugno, in occasione della solennità del Corpus Domini. I tappeti floreali saranno visitabili fino al 24 giugno giorno in cui a Patù si festeggia San Giovanni Battista, offrendo così un’occasione prolungata per ammirare questo capolavoro di arte e fede.

L’Infiorata di Patù ha ormai conquistato un posto di rilievo nel panorama culturale salentino. Grazie all’impegno e alla passione della comunità locale, ogni anno la strada principale del borgo si trasforma in un vero e proprio capolavoro floreale, realizzato esclusivamente con fiori e foglie raccolti nei campi. I bozzetti, ispirati a tematiche religiose e sociali, vengono minuziosamente elaborati e poi riportati in vita grazie al sapiente lavoro di infioratori esperti e volontari. I preparativi iniziano con largo anticipo: si raccolgono fiori di campo, si essiccano petali ed erbe spontanee, ma anche fondi di caffè utilizzati per le sfumature dei volti e dei dettagli.

I lavori cominceranno nel pomeriggio di sabato 21 giugno, per culminare nella notte con la composizione dei tappeti floreali lungo via Principe di Napoli. La domenica mattina, le opere saranno benedette dal Vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, Monsignor Vito Angiuli, prima della tradizionale processione eucaristica guidata dal parroco don Carmine Peluso.

Un momento corale e silenzioso, in cui il gesto diventa preghiera e l’arte si fa liturgia. Nella notte tra sabato e domenica, tutta la comunità si ritrova per realizzare insieme i quadri: famiglie intere, bambini entusiasti, giovani e anziani.

Uno degli aspetti più belli e caratterizzanti dell’Infiorata di Patù è il messaggio di inclusione che questa manifestazione pone al centro. Accanto ai volontari locali e ai ragazzi dell’oratorio, hanno partecipato attivamente anche i giovani ospiti dei progetti sai msna e ord del Comune di Patù, gestiti da ARCI Lecce solidarietà cooperativa sociale.

Insieme ad altri giovani provenienti da progetti attivi in vari comuni del Salento, hanno contribuito alla raccolta dei fiori e al loro trasporto fino a Patù. Un gesto semplice ma potente, che rinnova lo spirito autentico di questa manifestazione: una comunità che si apre, accoglie e costruisce bellezza condivisa e collettiva, petalo dopo petalo.

Durante i giorni di festa, i visitatori potranno esplorare il MAV – Museo Archeologico di Vereto. Un luogo immersivo che racconta la storia del territorio, in particolare quella del misterioso insediamento dei Messapi e dei leggendari resti della città di Vereto.

Per l’occasione, il 21 e il 22 giugno, sono previste visite guidate speciali per gruppi e famiglie in occasione della notte della Cultura che coincide con questi eventi. Il punto di ritrovo è Palazzo Liborio Romano. È possibile prenotare la visita inviando un messaggio al numero 3476404009. Esperti locali vi guideranno in un tour esperienziale alla scoperta del patrimonio culturale patuense.

Festività del Corpus Domini: Popoli tutti, acclamate al Signore!

Questa festività, già celebrata il Giovedì santo, storicamente risale a1264 ed è arricchita dalla processione del Santissimo Sacramento. La celebrazione eucaristica rende presente ed attuale la promessa di Gesù: ‘Io sarò con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo’. L’istituzione dell’Eucaristia ci aiuta nel pellegrinaggio terreno sino a raggiungere il cielo; un pellegrinaggio prefigurato già nell’Esodo del popolo ebreo dall’Egitto verso la terra promessa (la Palestina).

Nell’esodo Dio nutrì  il suo popolo con la ‘manna’ per quaranta anni; il popolo si chiedeva: ‘man hu?’ e Mosè rispose: ‘Questo è il pane che Dio vi ha mandato sino a quando entrerete nella Terra voluta da Dio’. Quel cibo prefigurava un altro cibo: l’Eucaristia, il cibo che nutre l’uomo in questo terreno pellegrinaggio. Gesù l’aveva promesso: ‘Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue avrà la vita eterna’ e mantenne la promessa nell’Ultima Cena quando, dopo aver lavato i piedi agli Apostoli, prese il pane e disse loro: ‘Prendete e mangiate: questo è il mio corpo’; aggiunse poi: ‘Fate questo in memoria di me’.

Gesù invita la sua Chiesa nascente  a prendere parte con fede viva e amore a questo convito del suo corpo e del suo sangue: ‘Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno’. Questo convito, l’Eucaristia, diventa il pegno sicuro della vita eterna. Si hanno così due mense: la mensa della Parola di Dio e la mensa dell’Eucaristia; non sono due mense in contrasto ma complementari: in entrambi c’è la presenza di Gesù salvatore morto e risorto per la nostra salvezza eterna.

Da qui la celebrazione della messa con due momenti: l’ascolto della Parola di Dio (Antico e Nuovo Testamento) e il momento eucaristico che si conclude con la comunione: ‘Prendete e mangiate, questo è il mio corpo: prendete e bevete, questo è il calice della nuova Alleanza’. E’ molto chiaro ed evidente  il riferimento al linguaggio sacrificale: Gesù presenta se stesso, che si sacrifica sulla croce, come l’unico e perfetto sacrificio; Gesù ripara il peccato che aveva precluso le porte del regno dei cieli.

Da qui la ‘Nuova Alleanza’ tra Dio e gli uomini  dove l’uomo si innesta a Cristo Gesù con il Battesimo:  ‘Chi crede e sarà battezzato sarà salvo’; ciò che necessita da parte dell’uomo è fede vera ed amore: ‘Amate come io vi ho amato’. Da qui la  necessita di ravvivare la nostra fede e partecipare al sacro convito. Gesù diventa l’unico mediatore della Nuova Alleanza, grazie al dono di se stesso sulla croce e all’Eucaristia, memoriale della sua passione e morte.

Sulla croce Gesù è sacerdote e vittima: sacerdote perché offre se stesso al Padre per la salvezza di tutti; vittima vera, degna di Dio perché senza macchia né ruga. Da qui l’inno di ringraziamento: ‘Popoli tutti, acclamate al Signore’. L’Eucaristia è veramente il grande sacramento dell’amore di Cristo spinto sino all’estremo: offre la sua umanità e divinità per arricchirci in modo inesprimibile.

Nella Messa Cristo si rende presente realmente ma nell’Eucaristia è presente tutta la Chiesa: senza l’Eucaristia non ci sarebbe la Chiesa; senza la Chiesa non ci sarebbe l’Eucaristia. L’Eucaristia ci unisce a Dio e ci unisce ai fratelli: come diversi chicchi di grano costituiscono  il pane, come diversi acini di uva realizzano il vino, che consacrati diventano corpo e sangue di Cristo Gesù, così tutti i battezzati, diversi per famiglia, colori, cultura, carismi e talenti costituiscono la Chiesa, la grande famiglia con la quale Cristo Gesù ha sancito la Nuova Alleanza; la grande famiglia che invoca Dio: Padre nostro che sei nei cieli.

La festa di oggi è la festa della Chiesa, che prega, che ama e nella celebrazione eucaristica estrinseca la sua fede in Dio che è amore. Maria, santa madre del Verbo incarnato, aiutaci a camminare uniti verso la meta celeste, nutriti del corpo di Cristo, pane di vita eterna e farmaco d’immortalità.

Chiese in festa per il Corpus Domini

Domenica 2 giugno ricorrerà la festa del Corpus Domini. Nella notte tra sabato 1 e domenica 2, la comunità patuense si riverserà nelle stradine del borgo dando ufficialmente inizio alla IX edizione dell’Infiorata di Patù, ormai conosciuta e apprezzata in tutta la Puglia e non solo. Alle ore 21 del sabato il Vescovo della diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca, monsignor Vito Angiuli, benedirà l’inizio dei lavori insieme al parroco don Carmine Peluso.

Il Vescovo parteciperà alla cerimonia di posa dei primi petali, dando così il via alla realizzazione dell’Infiorata che quest’anno ha come tema la simbologia dell’albero nella Sacra Scrittura. Questo momento segna l’inizio di un processo creativo-collettivo che vede coinvolta l’intera comunità inclusi i giovani ospiti dei centri SAI di Patù e Castrignano del Capo (anche di religione musulmana), gestiti dall’ARCI Lecce solidarietà cooperativa sociale.

Realizzando in tal modo un forte segno di inclusione sociale e di pace tra i popoli di cui oggi si avverte un forte bisogno. Domenica 2 giugno alle ore 8 il Vescovo sarà di nuovo presente per benedire i quadri artistici a conclusione dei lavori. Alle 9, la comunità si riunirà per la Santa Messa in Piazza Indipendenza, seguita da una seconda celebrazione alle ore 10:30 nella Chiesa di San Michele. Il tappeto ‘fiorito’ coprirà via Principe di Napoli per una lunghezza di circa 250 metri dove passerà la processione del Corpus Domini prevista subito dopo la Messa delle 18.30 con partenza dalla Chiesa dell’Immacolata. I quadri artistici potranno essere ammirati per tutta la serata.

Come ogni anno sono poche le indiscrezioni che trapelano sui quadri e sui personaggi che animeranno la colorata manifestazione ma i protagonisti di questa edizione saranno ‘gli alberi biblici’. L’albero, per sua natura, suscita sempre grande attenzione e mai come in questo tempo la scelta della piccola comunità appare più pertinente.

La parrocchia ‘Santissimo Corpo e Sangue di Cristo’, presente nel quartiere Appio Tuscolano, è affidata alla cura pastorale della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue. All’interno della comunità parrocchiale si riscontrano diverse realtà, quali i gruppi Neocatecumenali, i giovani del Centro Oratori Romani (che si occupano sia della pastorale sacramentaria che dell’oratorio domenicale), il gruppo ‘Unione Sanguis Christi’ (USC), il Rinnovamento dello Spirito, la Confraternita della Misericordia e i gruppi famiglie (di cui uno di questi è dedicato esclusivamente a persone che vivono la difficoltà della separazione o una seconda unione).

Oltre a queste realtà, vi è tutta la pastorale ordinaria, come i gruppi post cresima o il prezioso servizio che fa la Caritas parrocchiale, per finire con l’iniziativa delle ‘docce solidali’ rivolta ai senzatetto che non hanno possibilità di lavarsi. Don Benedetto Labate, parroco uscente, afferma: “Da qualche anno la Parrocchia, intitolata al Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, ha deciso di vivere la propria festa comunitaria seguendo le indicazioni di papa Francesco di ‘una Chiesa in uscita’, che possa raggiungere anche quelle persone che sono lontane.

Perciò, abbiamo organizzato per venerdì 31 maggio, su via Nocera Umbra, una Celebrazione   Eucaristica su strada, seguita poi da un momento prolungato di Adorazione del Santissimo Sacramento. Con questo evento desideriamo ricordare la vicinanza di Dio verso ciascuno di noi, facendoci più vicini al quartiere e alle persone che vi abitano”.

Quindi domenica 2 giugno alle ore 18:00 si terrà in Parrocchia la recita della Coroncina del Preziosissimo Sangue, seguirà la Celebrazione Eucaristica e, alle ore 20:30, si terrà un momento conviviale di festa organizzato ed animato dai diversi gruppi della comunità parrocchiale.

Corpus Domini e Sacra Sindone, un legame indissolubile

La solennità del Corpus Domini chiude il ciclo delle feste del periodo post pasquale e celebra il mistero dell’Eucaristia istituita da Gesù nell’Ultima Cena. La ricorrenza è stata istituita grazie ad una suora che nel 1246 per prima volle celebrare il mistero dell’Eucaristia in una festa slegata dal clima di mestizia e lutto della Settimana Santa. Il suo vescovo approvò l’idea e la celebrazione dell’Eucaristia divenne una festa per tutto il compartimento di Liegi, dove il convento della suora si trovava.

151.11.48.50