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Don Tonio Dell’Olio racconta i profeti di speranza: Tonino Bello e Giovanni Rossi
“Noi dovremmo avere il coraggio di annunciare Gesù Cristo ai ‘lontani’, perché ho l’impressione che non abbiamo più questa sfida. Dobbiamo annunciarLo con la testimonianza e con la gioia. Don Giovanni Rossi ci ha insegnato questo. Il mondo è cambiato, ma sicuramente alcune intuizioni di don Giovanni sono ancora in piedi. Invece con don Tonino Bello sono stato diretto collaboratore ed in punto di morte mi chiese di assumere il coordinamento nazionale di Pax Christi. Quando arrivò in diocesi a Molfetta capimmo che era una persona diversa dal canone vescovile. Aveva come anello episcopale la fede nuziale di sua madre, in cui fece incidere la croce, perché doveva essere un patto con il popolo di Dio, che ci viene affidato. Infatti lui parlava di una Chiesa del grembiule, che ha il coraggio di mettersi al servizio attraverso l’annuncio del Vangelo”.
Queste sono le parole con cui don Tonio Dell’Olio, che è stato fino allo scorso maggio presidente dell Pro Civitate Christiana di Assisi, ha concluso il ‘cammino giubilare’,caratterizzante l’anno 2024-2025, che ha preso spunto dalla lettera di indizione del Giubileo, ‘Spes non confundit’, organizzato da don Rino Ramaccioni, rettore dell’Abbazia di Fiastra, nella diocesi di Macerata, in collaborazione con l’Azione Cattolica Italiana diocesana, le organizzazioni di volontariato Sermit di Tolentino e Sermirr di Recanati, sulle figure del fondatore dell’associazione assisiate, don Giovanni Rossi, e del presidente di Pax Christi, mons. Tonino Bello: ‘Tonino Bello e Giovanni Rossi: profeti di speranza’.
“La pace è convivialità. E’ mangiare il pane insieme con gli altri, senza separarsi. E l’altro è un volto da scoprire, da contemplare, da togliere dalle nebbie dell’omologazione, dell’appiattimento. Un volto da contemplare, da guardare e da accarezzare e la carezza è un dono. La carezza non è mai un prendere per portare a sé, è sempre un dare”, diceva mons. Tonino Bello. Per quale motivo insisteva sulla convivialità delle differenze?
“La convivialità delle differenze è un’apertura mentale e ‘cardiaca’ per la pace; oggi ce ne rendiamo conto che se nelle guerre in atto in Ucraina ed in Terra Santa ed in tutte le altre guerre in atto fosse stata affermata questa realtà della convivialità delle differenze ai conflitti si sarebbe trovata una soluzione di pace. Il nostro compito educativo, ma anche politico, deve essere quello di esercitarsi nella palestra della diversità e nell’accoglienza del ‘diverso’, che non è una semplice tolleranza, ma stare attorno ad una tavola. Convivialità indica questo”.
E la ‘marcia dei 500’ a Sarajevo nel 1992 resta il simbolo della convivialità?
“Certamente! In quella marcia don Tonino Bello, gravemente malato (morirà quattro mesi dopo), rinasce, perché intuisce la forza dei civili, che possono fare interposizione tra le parti in guerra, con il proprio corpo, come fece nel 1240 ad Assisi santa Chiara, sentendo che i Saraceni, dopo aver distrutto Spoleto, erano in marcia verso Assisi, che ha chiesto di essere portata sul sagrato, ponendosi con il proprio corpo ed il Corpo di Cristo, che è l’Eucarestia, tra la città di Assisi ed i Saraceni che arrivano, pregando per la salvezza di Assisi, come narrano le Fonti francescane. Io non so cosa sia successo, ma di fronte a santa Chiara, che non si è barricata in città come atto di guerra, i Saraceni se ne vanno.
In questo modo santa Chiara ha salvato la città. In questo episodio si può vedere una dimensione politica (cioè per il bene della città) della vita contemplativa. Don Tonino aveva intuito questo e diceva che bisognava andare a Sarajevo per mostrare la nostra presenza solidale a chi soffre. Questa è stata la grande intuizione di pace. In quell’occasione a Sarajevo siamo andati a trovare la comunità ortodossa, mentre nella sinagoga abbiamo incontrato i fratelli ebrei, mentre nella moschea quelli mussulmani ed i nostri fratelli cattolici nella basilica della città.
Nel discorso a Sarajevo don Tonino disse che quelli erano gli eserciti del futuro. Quindi nella luce del Vangelo è avvenuto un incontro tra le fedi nella diversità dei credi, che può essere la strada maestra per portare alla pace. Ce lo ricorda la data del 27ottobre 1986, quando ad Assisi san Giovanni Paolo II convocò i rappresentanti delle diverse religioni con la ‘sfida’ di passare dalla contrapposizione, che storicamente si è registrata tra le fedi, ad un incontro. Non è soltanto la Chiesa che deve usare il ‘grembiule’, come diceva don Tonino, ma tutte le religioni”.
Però anche don Giovanni Rossi aveva il desiderio di portare Cristo nella ‘piazza’ culturale degli anni Quaranta dello scorso secolo?
“Sì, perché la vera sfida di don Giovanni era quella della cultura, cercando di ‘impastare’ il Vangelo con il dato culturale, con l’aria che respiriamo, alla fine dei conti. In questo senso, anche coloro che sono lontani o apparentemente lontani dalla fede, possono mostrare una disponibilità al dialogo ed all’incontro. In questo cammino la storia della Pro Civitate Christiana, grazie all’ispirazione ed all’indirizzo dato da don Giovanni Rossi,, continua a seguire”.
Infine dal 21 al 24 agosto si svolge il Corso di Studi Cristiani, intitolato ‘Il tempo delle cose imprevedibili. Il realismo della speranza, il cammino della liberazione: per quale motivo don Giovanni Rossi ha dato vita a questi corsi di Studi cristiani?
“Mi viene da sorridere, perché siamo arrivati all’83^ edizione. E non so se in Italia esista da tanti anni un’iniziativa così longeva! Fin dalla sua fondazione la ‘Pro Civitate Christiana’ ha centrato la sua azione con un’opera di mediazione culturale attraverso l’organizzazione di incontri, seminari e corsi di studio su temi di spiritualità, cultura, educazione, attualità, dialogo interculturale. La formazione è considerata una strada privilegiata per il cambiamento. In questa direzione la ‘Pro Civitate Christiana’ propone percorsi educativi rivolti a tutti. Sono ancora un punto di riferimento importante gli incontri con le diverse categorie della società: operai, operatori culturali, imprenditori, studenti… a tutti loro era rivolto lo sguardo di don Giovanni Rossi e dei volontari.
La cura e l’attenzione che veniva riservata a quei momenti di formazione è il modello che guida ancora oggi la ‘Pro Civitate Christiana’. L’attenzione alla salvaguardia del creato, l’indagine attenta nei confronti di alcuni protagonisti della cultura, la ricerca biblica, la spiritualità e lo sviluppo delle scienze umane costituiscono la via maestra per la proposta formativa che si svolge nello spazio di ‘Cittadella Laudato sì’, sulle pagine della rivista ‘Rocca’ e nelle pubblicazioni di ‘Cittadella Editrice’.
Quest’anno cercheremo di approfondire la teologia della speranza, che ha trovato nel teologo Moltmann un grande ispiratore, e la teologia della liberazione, iniziata da Gutierrez. Quindi cercheremo una continuazione di queste iniziazioni, sulla scorta dell’anno giubilare, che stiamo vivendo, per cui siamo tutti pellegrini della speranza. Ci saranno testimonianze del card. Zuppi e di Cercas, che ha scritto da ateo il libro sul viaggio di papa Francesco in Mongolia, ‘Un folle di Dio ai confini del mondo’, che ricalca l’esperienza di p. Matteo Ricci, o la teologa Simonelli, o il paroliere Mogol sui versi della speranza con l’apertura del convegno dei concerto di due musicisti dalla Terra Santa”.
(Tratto da Aci Stampa)
In 10 anni di ‘ristoranti contro la fame’ raccolti quasi € 1.000.000
L’ultima edizione si è conclusa con oltre 250.000 euro raccolti grazie a chef, ristoratori e catene in tutta Italia. Presentate durante l’evento le storie e i risultati dei progetti sostenuti in Italia, Sahel, India, Libano, Rep. Centrafricana e Rep. Democratica del Congo. Dai ristoranti stellati MICHELIN alle catene di ristorazione: Lombardia, Veneto e Piemonte sono le prime tre regioni per numero di riconoscimenti ottenuti. L’ultima edizione della campagna si è conclusa con una raccolta totale superiore ad € 250.000 ottenuta attraverso l’offerta di piatti solidali e cene di raccolta fondi
Dieci anni di collaborazione solidale con il mondo della ristorazione. Dieci anni di idee, piatti solidali, eventi e coinvolgimento attivo per garantire a ogni persona una vita libera dalla fame. Questo e tanto altro è “Ristoranti Contro la Fame”, iniziativa promossa da Azione Contro la Fame, che oggi ha celebrato la conclusione dell’edizione numero dieci con un evento organizzato presso la Fondazione IBVA di Milano, una delle due sedi che ospita il programma di Azione Contro la Fame a Milano.
All’evento hanno partecipato oltre cento persone, tra ristoratori, rappresentanti istituzionali, partner e appassionati del mondo food. La giornata ha alternato momenti di riconoscimento ufficiale, testimonianze dirette dei beneficiari dei programmi e la condivisione dei risultati raggiunti, resi possibili anche grazie ai fondi raccolti attraverso l’iniziativa Ristoranti Contro la Fame.
La mattinata si è aperta con una visita al social market Solidando, progetto di IBVA nato nel 2017, ed è proseguita con gli interventi di Azione Contro la Fame e dei partner. La conclusione dell’evento ha visto la consegna dei premi ai ristoranti e alle catene che si sono distinti per l’impegno nella raccolta fondi sia nell’ultimo anno sia nel corso del decennio. La raccolta fondi di € 250.000 euro nel 2024 ha portato il totale complessivo dei 10 anni a quasi € 1.000.000.
“Ristoranti Contro la Fame è sicuramente buon cibo e convivialità, ma è soprattutto un modo per realizzare progetti concreti di risposta alle emergenze e di costruzione dell’autonomia delle persone che partecipano ai nostri programmi. In Italia abbiamo supportato più di 400 persone vulnerabili a Milano e Napoli. Nel mondo, abbiamo potuto verificare lo stato di nutrizione di oltre 8.000 bambini in India, Repubblica Centrafricana e Repubblica Democratica del Congo, dato accesso all’acqua potabile a quasi 30.000 persone in Libano e rafforzato 21 strutture sanitarie in contesti fragili”, ha dichiarato Simone Garroni, Direttore di Azione Contro la Fame in Italia.
Oltre 300 le realtà aderenti tra ristoranti, osterie, pizzerie e catene. A queste ultime si deve una delle principali novità della decima edizione che, per la prima volta, ha visto un equilibrio numerico tra catene e ristoranti indipendenti. Tra i brand più attivi: Bomaki, Bun Burgers, Greeat, Investfood (NIMA Sushi, Pokéria by NIMA, This Is Not a Sushi Bar, Poké Factory e Maui Hawaiian Restaurant), Il Mannarino, Lievità – Pizzeria Gourmet, Macha, Roadhouse Restaurant e Wiener Haus. Al risultato del 2024 hanno contribuito anche Giano Lai e Francesca Manunta (del canale YouTube @cosamangiamooggi) che, nel loro viaggio-documentario attraverso l’India, hanno raccontato i progetti di Azione Contro la Fame e raccolto oltre 30.000 euro attraverso la loro community.
Tra i riconoscimenti con il Premio Platinum 2024 (oltre 3.000 euro raccolti): Madama Piola di Torino, Da Vittorio di Brusaporto – BG (3 Stelle MICHELIN 2025), Yard Restaurant di Verona, Nobu di Milano, Il Sereno Al Lago di Torno – CO (1 Stella MICHELIN 2025), Il Fagiano di Gardone Riviera – BS (1 Stella MICHELIN 2025), Locanda Margon di Trento (1 Stella MICHELIN 2025), Osteria Brunello di Milano e Denis Pizza di Montagna di Alano di Piave – BL.
I riconoscimenti con il Premio Gold 2024 (oltre 1.500 euro raccolti) sono per: Innocenti Evasioni di Milano, Ristorante Famiglia Rana di Vallese di Oppeano – VR (1 Stella MICHELIN 2025), Venissa di Mazzorbo – VE (1 Stella MICHELIN 2025), Lanterna Verde di Villa di Chiavenna – SO (1 Stella MICHELIN 2025), Orma di Roma (1 Stella MICHELIN 2025), Osteria dai Coghi di Costermano sul Garda – VR e Oseleta di Cavaion Veronese – VR (1 Stella MICHELIN 2025).
Premi Fedeltà assegnati a ristoranti che sostengono l’iniziativa dall’inizio come Ceresio 7 di Milano, Glass Hostaria di Roma (1 Stella MICHELIN 2025), Il Credenziere di Annone Veneto – VE, Innocenti Evasioni di Milano, La Locanda dei Matteri di Sant’Elpidio a Mare – FM, La Pineta Marina di Bibbona – LI (1 Stella MICHELIN 2025), Lanterna Verde di San Barnaba – SO (1 Stella MICHELIN 2025), Piazza Duomo di Alba – CN (3 Stelle MICHELIN 2025), Poporoya di Milano, Sadler di Milano (1 Stella MICHELIN 2025), San Domenico di Imola – BO (2 Stelle MICHELIN 2025) e Terrazza Palestro di Milano.
In Italia, fino a fine 2024, il programma ha coinvolto 410 famiglie tra Milano e Napoli, offrendo un percorso integrato che comprende supporto alla spesa, educazione nutrizionale, formazione e accompagnamento all’inserimento lavorativo. I risultati sono rilevanti: il 59% dei partecipanti ha trovato lavoro o ripreso la formazione e anche la qualità dell’alimentazione è migliorata sensibilmente, con progressi evidenti su idratazione, varietà della dieta e riduzione del consumo di zuccheri e cibi ultra-processati.
Nel mondo, i programmi sono stati portati avanti in India, dove oltre 6.000 bambini hanno avuto accesso a screening nutrizionali e 2.400 donne hanno ricevuto consulenza su salute e nutrizione. Nel Sahel (Burkina Faso, Mauritania, Niger e Senegal), Azione Contro la Fame ha sviluppato progetti di adattamento climatico, guidando le comunità nomadi – grazie all’uso di immagini satellitari e intelligenza artificiale – verso le aree più adatte al pascolo e alla coltivazione. In Repubblica Centrafricana, sei strutture sanitarie sono state rinforzate e dotate delle risorse necessarie, più di 2.300 bambini sono stati sottoposti a screening e 246 famiglie hanno ricevuto supporto psicosociale.
Nella Repubblica Democratica del Congo, sostenute 15 strutture per il trattamento della malnutrizione grave, oltre 6.000 famiglie sono state formate sulla diagnosi precoce della malnutrizione e più di 1.600 bambini sono stati curati. In Libano, oltre 29.000 persone hanno avuto accesso all’acqua potabile e più di 39.000 hanno beneficiato di servizi di igiene e gestione delle acque reflue, in un contesto segnato da crisi economica e sociale.
L’edizione 2024 della campagna ha visto il supporto di partner strategici, tra cui Ferrari Trento, METRO Italia, Michelin Italiana e Radio DEEJAY: “La partnership con Azione Contro la Fame è particolarmente significativa per noi perché unisce a filo doppio ristorazione di eccellenza e solidarietà, due ambiti a cui sia Ferrari Trento sia l’acqua Surgiva sono da sempre molto vicini. Sapere che i fondi ricavati da Ristoranti Contro la Fame, anche grazie al contributo del nostro progetto ‘Bollicine Solidali’, si sono tradotti in azioni concrete a sostegno di tante persone vulnerabili, in Italia e nel mondo, è per noi motivo di grande soddisfazione”, ha dichiarato Camilla Lunelli, Direttrice Comunicazione e Sostenibilità Gruppo Lunelli.
“Come METRO Italia, siamo orgogliosi di essere al fianco di Azione Contro la Fame per celebrare dieci anni di Ristoranti Contro la Fame, un progetto che dimostra quanto la ristorazione possa essere protagonista anche fuori dalle cucine. I ristoratori che aderiscono a questa iniziativa mettono al servizio degli altri non solo il loro lavoro, ma anche il loro senso di responsabilità e il loro cuore. In qualità di partner d’eccellenza della ristorazione, METRO crede con convinzione nell’importanza di iniziative come questa per mettere il talento e l’impegno dei professionisti del fuori casa a sostegno di chi è più in difficoltà”, ha dichiarato David Martínez Fontano, CEO di METRO Italia.
Si ringraziano: ABI Professional, Federazione Italiana Cuochi, GAG, Gastronomika, Honor Consulting, IBVA, International Pizza Academy, Italian Gourmet, Jeunes Restaurateurs, Le Soste, Restworld e Unione Brand Ristorazione Italiana – UBRI. Si aggiunge nel 2025 il prezioso contributo della Federazione Italiana Pubblici Esercizi – FIPE.
(Foto: Azione contro la fame)
Le iniziative della Caritas di Ugento-Santa Maria di Leuca per la giornata mondiale dei poveri
La Caritas diocesana di Ugento – S. Maria di Leuca comunica che oggi si svolge la VII Giornata Mondiale dei Poveri, istituita nel 2016 da Papa Francesco, al termine del Giubileo della Misericordia.
Nei giorni precedenti al 19 novembre, ogni Comunità parrocchiale della Diocesi si è preparata a vivere la giornata con l’Adorazione Eucaristica. Sempre nella stessa giornata saranno promosse alcune iniziative per coinvolgere tutte le comunità a non distogliere lo sguardo dai poveri, anzi a guardarli con simpatia ed attenzione, a partire dalle ore 13.00, saranno diverse le iniziative che si svolgeranno nel territorio diocesano, un pranzo di convivialità verrà organizzato nelle quattro foranie: Forania di Leuca, presso la Casa della Convivialità ‘Don Tonino Bello’ ad Alessano (Comunità parrocchiali di Alessano, Gagliano del Capo, Castrignano del Capo e Patù) – Forania di Taurisano, presso la Sala Oratorio San Francesco a Ruffano (Comunità parrocchiali di Taurisano, Ruffano, Supersano, Miggiano, Montesano Salentino e Specchia)- Forania di Tricase, presso la Locanda della fraternità presso la Maior Charitas a Tricase(Comunità parrocchiali di Tricase, Tiggiano e Cosano) – Forania di Ugento, presso la Sala Oratorio della Parrocchia di S. Giovanni Bosco (Comunità parrocchiali di Ugento, Presicce – Acquarica, Salve e Morciano di Leuca).
Come ricorda don Lucio Ciardo, Direttore della Caritas diocesana: “Non dobbiamo mai dimenticarci degli ultimi, i carcerati sono tra questi” sarà prestata attenzione, anche alla condizione dei detenuti, infatti oggi sarà raccolto materiale per l’igiene personale: saponi, spazzolini, dentifrici, shampoo, bagnoschiuma, che farà pervenire ai detenuti più fragili della Casa Circondariale di Lecce a Borgo San Nicola.
Don Lucio Ciardo, Direttore della Caritas diocesana, nella lettera inviata ai sacerdoti, ai religiosi e ai fratelli laici, in occasione della ‘VII Giornata Mondiale dei Poveri’, scrive: “Papa Francesco ha pubblicato il messaggio, per questa giornata: “Non distogliere lo sguardo dal povero”. Queste parole sono prese dal libro di Tobia al capitolo quarto.
E’ un piccolo libro contenuto nella Bibbia, dal quale il compianto vescovo, mons. Vito De Grisantis, trovò lo spunto per indire una giornata, il 14 marzo 2010, per raccogliere un fondo-Progetto Tobia- a sostegno dei giovani disoccupati e delle persone che perdevano il lavoro. L’impegno a non distogliere lo sguardo dai poveri portato avanti dalla Fondazione De Grisantis, braccio operativo della Caritas diocesana, ha fatto avviare 85 attività lavorative, sostenute 62 famiglie, garantendo complessivamente 1.924.331,91 di euro di prestiti.
Oggi, c’è il rischio di distogliere lo sguardo, girarsi con fastidio dall’altra parte, assumere un atteggiamento di indifferenza incattivita: è la tentazione che può prendere il sopravvento in tanti di noi di fronte a quel fiume di povertà, come lo chiama il Papa nel suo messaggio, che sta allagando le nostre piccole comunità e rischia di straripare. “Quel fiume sembra travolgerci, tanto il grido dei fratelli e delle sorelle che chiedono aiuto, sostegno e solidarietà si alza sempre più forte”.
Con una sfacciataggine che fa quasi tenerezza il Papa ci fa una proposta ‘oscena’ di invitare a pranzo una persona povera incontrata per strada proprio la domenica, 19 novembre 2023, della Giornata mondiale. Ancora il Papa ci invita a leggere il momento presente alla luce …. della parabola del buon samaritano (cfr Lc 10,25-37) che non è un racconto del passato, interpella il presente di ognuno di noi. Delegare ad altri è facile; offrire del denaro perché altri facciano la carità è un gesto generoso; coinvolgersi in prima persona è la vocazione di ogni cristiano”.
Ma chi è questo poveraccio, italiano o immigrato? Sono persone che chiedono non solo qualcosa, ma chiedono di entrare in relazione con noi, vogliono stare un po’ con noi. Nei vari servizi che via via stiamo avviando sia direttamente, come Caritas diocesana e sia attraverso le Caritas parrocchiali deve emergere: l’azione comunitaria di inclusione delle persone che usufruiscono dei nostri servizi, cioè quello di conoscere le persone e farle sentire a casa nelle nostre comunità.
Papa Francesco augura che, “possa svilupparsi la solidarietà e sussidiarietà di tanti cittadini che credono nel valore dell’impegno volontario di dedizione ai poveri. Si tratta certo di stimolare e fare pressione perché le pubbliche istituzioni compiano bene il loro dovere; ma non giova rimanere passivi in attesa di ricevere tutto “dall’alto”: chi vive in condizione di povertà va anche coinvolto e accompagnato in un percorso di cambiamento e di responsabilità”.
Dalla diocesi di Forlì la casa di Betania è una Chiesa aperta
Per gli orientamenti pastorali per l’anno 2022-2023 il vescovo di Forlì-Bertinoro, mons. Livio Corazza, ha scelto come icona biblica la ‘casa di Betania’, perché ‘di una cosa sola c’è bisogno’, realizzata appositamente per la diocesi unendo più pericopi evangeliche: Lc 10,38-42 (il brano biblico di riferimento indicato dalla Chiesa italiana) e Gv 12,1-2:




























