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Torna YouTopic Fest: festival sul conflitto aperto dalla visita del Presidente della Repubblica

In cinquemila sulle orme della pace, il Presidente della Repubblica in elicottero per raggiungerli, tre giorni filati di incontri, eventi, confronti, storie, racconti incastonati nella Cittadella della Pace. È stata presentata oggi, nel corso della conferenza stampa della Regione Toscana alla presenza del Presidente Eugenio Giani, la nuova edizione di YouTopic Fest, il festival internazionale del conflitto che ogni anno si svolge a Rondine Cittadella della Pace, alle porte di Arezzo. Un’edizione speciale, straordinaria per intensità e visione, aperta dall’eccezionale visita del Capo dello Stato e in programma dal 6 all’8 giugno 2025, intitolata ‘ImmaginAzione’.

Tre giorni di panel, workshop, mostre, incontri e momenti artistici – con protagonisti artisti, studenti, giornalisti, imprenditori, cittadini e giovani da tutto il mondo – che avranno al centro una sola, potente domanda: come far avanzare i sogni che cambiano il mondo e cacciano gli incubi?

“La visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Rondine – evento di apertura di Youtopic Fest – è un evento che onora tutta la comunità toscana e che dimostra lo straordinario valore di questa esperienza e di chi, a partire da Franco Vaccari, l’ha resa possibile”. Ha commentato Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana.

“Un borgo un tempo spopolato è oggi uno straordinario laboratorio di pace, una realtà di respiro cosmopolita, e un luogo di speranza, grazie alla presenza di tantissimi giovani. La Regione sostiene con convinzione Rondine e proprio in occasione di questo evento presentiamo un percorso di formazione e sensibilizzazione destinato alla educazione alla pace, che stiamo realizzando con Rondine attraverso il Fondo Sociale Europeo. Sempre con “fondi tosco-europei” – conclude Giani – stiamo attivando un avviso rivolto a associazioni, università, istituzioni che vogliano sviluppare progetti nella stessa direzione: vogliamo che l’educazione alla pace entri a far parte della formazione dei nostri giovani, avendo l’esperienza di Rondine come riferimento e stimolo”.

Un aspetto approfondito da Elena Calistri, responsabile dell’Autorità di gestione del Por Fse della Regione Toscana, che ne ha presentato le opportunità. Nel corso della conferenza stampa è stato ribadito il valore di YouTopic Fest come punto di riferimento nazionale e internazionale per chi lavora, studia e si confronta quotidianamente con il conflitto, inteso non come ostacolo, ma come occasione di crescita, trasformazione e riconciliazione.

“Rondine è un pezzo privilegiato della città di Arezzo, dove si svolgono attività di grande importanza e di grande respiro”. Ha commentato il sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli.  “Come lo è YouTopic, evento significativo dove i giovani si interrogano, si conoscono, si rispondono sui grandi temi del mondo quali sono il dialogo tra i popoli, la costruzione della pace, la solidarietà. Un incontro salutato da una presenza prestigiosa, quella del nostro Presidente della Repubblica. che verrà a Rondine proprio per loro. È nella loro fantasia, nella loro determinazione, nella loro voglia di fare che sta la vera speranza di un futuro migliore”

Un festival che straordinariamente sarà aperto dalla presenza del presidente Mattarella, che, come afferma Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine, “ci onora e ci sprona a proseguire nel nostro percorso che ci mostra ogni giorno che insieme possiamo fare molto per la pace. Alla marcia che aprirà Youtopic sono attesi 5-6mila studenti. Mattarella viene per incontrare i giovani e i giovani di Rondine da tutto il mondo tornano da luoghi di guerra per incontrare Mattarella. È previsto un momento pubblico nell’arena di Janine dove ci sarà un dialogo con il Presidente. Mettersi in dialogo è un grande atto di coraggio mentre intorno ci sono guerre terribili. I giovani ex nemici di Rondine hanno deciso che parlerà a nome di tutti loro una studentessa del Mali, Bernadette, insieme a due ragazzi italiani, e, in un secondo momento, a porte chiuse, una cinquantina di studenti, lo incontreranno in forma privata – conclude Vaccari –. È dalla prima volta che si conobbero al Quirinale nel 2018, che avrebbe voluto conoscerli meglio proprio nel luogo dove si formano per due anni”.

Il tema dell’edizione 2025 parte da una certezza che attraversa tutta l’esperienza di Rondine: immaginare è un atto politico, educativo, collettivo. L’immaginazione è il seme da cui nasce ogni cambiamento, è l’anticamera dell’azione, lo strumento per attraversare anche i conflitti più complessi e renderli generativi. Ed è su questa base che prende forma il programma del Festival, costruito insieme ai giovani studenti internazionali della World House, provenienti da contesti di guerra e divisione, che a Rondine vivono e studiano insieme per dimostrare che la pace è possibile.

“Il mio percorso a Rondine è iniziato tre anni fa – dice Valeriia, giovane ucraina della World House di Rondine – Non sono stati anni semplici, non perchè abbia incontrato ragazzi russi, ma perchè dovevo partire da me stessa e capire cosa c’era dentro di me per fare il primo passo possibile verso la pace. Adesso sto continuando a collaborare con Rondine dove tanta gente si impegna per il cambiamento. Youtopic Fest è per noi una grande festa e siamo pronti a condividere un pezzo della nostra vita con chi parteciperà, anche per questo noi giovani di Rondine abbiamo contribuito in maniera fattiva alla costruzione del programma di Youtopic creando momenti di condivisione di grande bellezza”.

Sarà proprio l’arrivo della Marcia “In cammino per la pace” a Rondine, con la collaborazione della Consulta Provinciale degli studenti, dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana e con il sostegno del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana a dare il via al Festival, con una grande plenaria inaugurale nell’Arena di Janine, in cui i giovani di Rondine accoglieranno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, testimone e garante della Costituzione, che interverrà accanto a loro per ribadire il valore del dialogo e della riconciliazione nei contesti internazionali di maggiore tensione. L’iniziativa si svolgerà venerdì 6 giugno 2025, con ritrovo dalle 8.30. La partenza della marcia è prevista alle ore 9.00 dal parcheggio C.C. Centro – ex Ipercoop, lato dx Decathlon arrivando da Viale G. Amendola, e arrivo a Rondine Cittadella della Pace previsto per le ore 12.00. Il percorso è di 10 Km. 

Un momento storico per Rondine e la sua scommessa: il Presidente della Repubblica arriverà direttamente da Roma, dopo la prima visita ufficiale al nuovo Papa Leone XIV. Una giornata sotto la stella polare della pace, la pace disarmata e disarmante che il nuovo Pontefice ha annunciato fin dal suo primo saluto al mondo, la pace costruita di giorno in giorno nella vita quotidiana di Rondine. La Cittadella vede così confluire nell’arco di poche ore le linee che da anni ne scandiscono il cammino, in una concomitanza di eventi che ne ricuciono già di per sè la storia. 

Ad accogliere il Presidente della Repubblica, oltre alla senatrice a vita Liliana Segre, saranno presenti Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, Alessandro Polcri, presidente della Provincia di Arezzo, Alessandro Ghinelli, sindaco di Arezzo, il prefetto Clemente Di Nuzzo, il vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Mons. Andrea Migliavacca. Non mancherà la presenza del cardinale Gualtiero Bassetti, da sempre vicino a Rondine, e del segretario generale della CEI, Mons. Giuseppe Baturi così come quella del presidente della Fondazione CR Firenze, Bernabò Bocca. Inoltre sarà presente una rappresentanza di euro-deputati della circoscrizione Italia Centrale.

A testimoniare l’impegno del mondo imprenditoriale saranno presenti le “Imprese di Pace”, che hanno scelto di intraprendere un cammino all’insegna dei valori del Metodo Rondine, rappresentate –  tra gli altri – da Brunello Cucinelli, Massimo Mercati, Alessandro Saviola, Marco Nocivelli, Graziano Verdi, Olga Urbani e da oltre 30 aziende di tutta Italia: in un progetto lungimirante sviluppato in collaborazione con Fondazione Kon.

L’edizione ‘ImmaginAzione’ si presenta come un crocevia di storie, visioni e linguaggi. Tra i momenti più attesi, l’ ‘Angolo del Conflitto’, spazio intimo e autentico in cui personalità del mondo culturale, artistico e sociale si racconteranno attraverso i conflitti che hanno attraversato, trasformato, superato. Daniele Novara, pedagogista e fondatore del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, sarà il primo protagonista dell’Angolo del Conflitto, venerdì 6 giugno alle 17, in dialogo con il giornalista Sergio Valzania. Sabato 7 sarà la volta di Paola Cortellesi, attrice e regista pluripremiata, mentre domenica 8 interverranno Agnese Pini, direttrice di QN – Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, seguita da Michele Serra e Giovanni Caccamo.

Ampio spazio sarà dato anche ai panel tematici, che toccheranno temi urgenti e globali: l’educazione generativa, il ruolo dei giovani nei processi di pace, il giornalismo costruttivo, la possibilità di pace in Medio Oriente. A questi si aggiungono i workshop esperienziali dedicati alla trasformazione del conflitto, e il Social Expo, esposizione dei progetti ad impatto sociale sviluppati dai giovani studenti internazionali della World House.

Momenti di grande rilievo anche sul fronte artistico, con due proiezioni cinematografiche serali aperte al pubblico: il 6 giugno con “Liliana” di Ruggero Gabbai, dedicato alla senatrice a vita Liliana Segre, e il 7 giugno con “Campo di Battaglia” di Gianni Amelio. Entrambi i registi saranno presenti per incontrare il pubblico e dialogare con i giovani di Rondine. È possibile partecipare iscrivendosi alle singole giornate tramite il sito https://youtopicfest.rondine.org/ dopo sono reperibili tutte le ulteriori informazioni sul programma e modalità di accesso al borgo di Rondine .

Di seguito il programma in dettaglio:

Venerdì 6 giugno, alle 8.30, prende il via da Arezzo la marcia “In cammino per la pace”, un momento simbolico di mobilitazione collettiva che condurrà i partecipanti fino a Rondine, dove alle 12.00 si terrà l’inaugurazione ufficiale di YouTopic Fest 2025 presso l’Arena di Janine alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il pomeriggio prosegue con una serie di appuntamenti: alle 14.30 il workshop “Immagina il futuro, l’educazione alla pace e alla trasformazione dei conflitti per la Toscana di domani” sui progetti promossi dalla Regione Toscana – dalla scuola all’arte – per trasformare i conflitti e generare comunità; alle 15.00 si aprono contemporaneamente la mostra “I frutti dell’immaginazione delle Sezioni Rondine” presso la Sala Bastione, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Enel Cuore Onlus, Fondazione KPMG, Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e Federcasse; il workshop “Sperimentare il Metodo Rondine” alla Piazzetta di Rondine e il workshop “World House: giovani costruttori di pace” presso la Sala Gioconda, con Debora Roverato, Stefano Piziali e lo studente Tornike: un percorso di formazione internazionale per una nuova generazione di leader di pace. L’incontro presenta l’esperienza di World House, un progetto che unisce educazione e cittadinanza attiva, sostenuto da Intesa Sanpaolo attraverso il Programma Formula in collaborazione con CESVI.

Alle ore 16.00 nella Sala Gioconda si inaugura la mostra “Found in Translation”, mentre al Teatro Tenda si tiene il panel “Generatività, relazione, fiducia”, moderato da don Bruno Bignami con interventi di Mauro Magatti, Cesare Menchi, Cristina Gaggioli, Serena Manzani, Brigitt Della Monica e Simona Tironi (tbc); alla stessa ora, presso il Centro Internazionale del Conflitto, prende forma l’installazione “Visioni di un mondo alternativo” realizzata in collaborazione con esperti di intelligenza artificiale. Alle 16.30 si inaugura nel medesimo luogo la mostra “Giovanni Frangi. Straziante, meravigliosa bellezza del creato”, a cura di Magonza, con la presenza dell’artista. Tele di oltre due metri per tre con fotografie ingrandite di brandelli di cielo su cui la mano interviene a trasformare l’immagine, restituendole – con un piccolo miracolo – la vita.

Alle ore 17.00, al Teatro Tenda, Daniele Novara è protagonista dell’“Angolo del Conflitto”, moderato da Sergio Valzania. Alle 18.00, all’Arena di Janine, si tiene il concerto “Spaced Out – Your attention on stage!” del Quartetto Medea con le “Poesie per la Pace” della World House.

In serata, alle 21.00, al Teatro Tenda va in scena “Cos’è Rondine per me?”, seguito alle 21.30 dalla proiezione del film “Liliana” di Ruggero Gabbai, con la presenza del regista, una produzione di Forma International e Rai Cinema, distribuito da Lucky Red.

Sabato 7 giugno si apre alle 10.00 con tre eventi: il workshop “Sperimentare il Metodo Rondine” alla Piazzetta di Rondine, il workshop “La ricerca del laboratorio internazionale metodo Rondine” presso il Centro Internazionale di Formazione con Sandro Calvani, Miguel Diaz, Claudia Mazzucato, Valentina Bologna, Donatella Pagliacci e Giuseppe Milan, e il panel “Giovani, Pace e Sicurezza” al Teatro Tenda, promosso da R-IPL. Alle 11.00, nella Sala Leonardo, si tengono il workshop e la mostra “RiverViews” ideato da Connecting Stations Studio con Michal Pauzner, Oded Kutok, Sawsan Masarwa e Olga Standuk, mentre al Teatro Tenda va in scena il panel “Le possibilità del domani”, evento formativo in collaborazione con la Fondazione dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, Ucsi Toscana e Ungp Toscana. Intervengono Francesca Canto, Federico Taddia, Andrea Sceresini, Lucia Capuzzi (in video), moderato da Andrea De Angelis. Alle 12.00, al Giardino dei Giusti, è il momento degli “Artigiani di Pace”.

Alle ore 14.00, nella Sala Gioconda, si svolge il laboratorio “Messaggi in una Tazza di Tè”. Alle 15.00, al Teatro Tenda, si tiene l’incontro “I have a dream” con Vincenzo Linarello, mentre alle 15.30 il Centro Internazionale del Conflitto ospita il Social Expo. Alle 16.00, al Teatro Tenda, torna l’“Angolo del Conflitto” con Paola Cortellesi. Alle 17.00, sempre al Teatro Tenda, si tiene il panel “Immaginare la pace in Medio Oriente” con Meron Rapoport, Safwat al-Kahlout, Shireen Najjar, Ruti Shuster, Orna Ashkenazi e Roberto Cetera. Alle ore 18.00 è prevista la cerimonia di consegna delle Rondini d’Oro e alle ore 18.30 la cerimonia finale del Quarto Anno Rondine, entrambe al Teatro Tenda. Chiude la giornata, alle ore 21.00, alla presenza del regista Gianni Amelio la proiezione del film “Campo di Battaglia” prodotto da Kavac Film, IBC Movie, One Art e Rai Cinema, distribuito da 01 Distribution.

Domenica 8 giugno si apre alle ore 10.00 con il panel “Oltre vittime e colpevoli” al Centro Internazionale di Formazione, moderato da Adelina Tërshani con Emanuela Biffi, Laura Hein, Claudia Mazzucato ed Elina Khachatryan. Alle 10.30, al Teatro Tenda, si tiene l’“Angolo del Conflitto” con Agnese Pini. Alle ore 11.00 Michele Serra è protagonista dell’incontro satirico “Perché il razzismo fa ridere”, mentre alle ore 12.00, ancora al Teatro Tenda, Giovanni Caccamo chiude la serie di dialoghi dell’“Angolo del Conflitto”.  Alle ore 13.00, il concerto di chiusura “Immagina di Volare” con l’Orchestra Giovanile CinqueQuarti Abreu “Toccati dalla musica”di Piacenza precede, alle 13.30, il saluto finale “Verso YouTopic Fest 2026.

YouTopic Fest 2025 si svolge con il patrocinio della Regione Toscana, del Consiglio Regionale della Toscana, della Provincia di Arezzo, del Comune di Arezzo, della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, del Comune di Castiglion Fibocchi e dell’Unione dei Comuni del Pratomagno. Il festival è realizzato con il contributo del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana e di Poste Italiane. Tra i principali sostenitori figurano anche la Camera di Commercio Arezzo Siena, il Centro Chirurgico Toscano, Chimet S.p.A., Federcasse Italia (Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali), l’Istituto del Credito Sportivo, Itas e Unioncamere. Collaborano al festival numerosi partner, Banca Popolare di Cortona, Coingas, EllErre, Estra, Fattoria La Vialla, Fondazione Arezzo InTour, Fondazione Giuseppe e Adele Baracchi, Fondazione KON, Fondazione Il Cuore si Scioglie, UniCoop Firenze, Forma, Filarete, Live95, Logigas, Lorenzo Pagliai Fotografo, tra cui Andrea Migliorati Fotografo, Lucky Red, Marconi Arredamenti, Pastificio Fabianelli, Sebach, TLF, Vestri Cioccolato e Wacebo.

Due anni dal conflitto in Sudan: oltre 12.000.000 di donne a rischio di violenza

Dopo due anni di conflitto armato, il Sudan sta vivendo una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Nel 2024 è stato dichiarato lo stato di carestia per la prima volta in sette anni e 26.000.000 di persone affrontano quotidianamente livelli acuti di insicurezza alimentare. Numerosi casi di stupro e violenze ai danni di donne e ragazze sono stati denunciati, mentre il conflitto ostacola l’accesso alle cure mediche e al supporto psicosociale necessario per assisterle. Circa 12.000.000 donne e ragazze restano a rischio di violenza.

Dopo diversi sfollamenti forzati causati dalla guerra, Nahla (nome di finzione per proteggerne l’identità), madre di dieci figli, è stata costretta a fabbricare mattoni nel campo profughi di Eldaba, nel Darfur Centrale, per sostenere la propria famiglia. La sua giornata inizia alle ore 6:00 del mattino, quando esce per lavorare, e termina alle 22:00, al rientro dai suoi bambini.

La famiglia affronta gravi carenze alimentari: dieci figli condividono un unico piatto, mancano vestiti e non esiste un luogo dove dormire con dignità. Eppure, ogni forma di precarietà appare preferibile ai pericoli che una donna deve affrontare in tempo di guerra.

Il conflitto ha aggravato anche le violenze di genere: si stima che 12.000.000 di donne e ragazze in Sudan necessitino di supporto contro la violenza sessuale e di genere. Numerosi episodi di stupro sono stati denunciati pubblicamente, mentre la guerra continua a limitare drasticamente l’accesso ai servizi medici e psicosociali per le vittime. In questo clima di insicurezza, molte donne scelgono di abbandonare le proprie case nella speranza di un futuro più sicuro: solo nel 2024, hanno rappresentato oltre la metà dei rifugiati sudanesi.

A due anni dallo scoppio del conflitto, oltre 30.000.000di persone in Sudan necessitano di assistenza umanitaria e 26 milioni vivono in condizioni di grave insicurezza alimentare. Nell’agosto 2024, il Comitato di Revisione della Carestia (FRC) del sistema IPC ha confermato che la situazione nel campo di Zamzam, nel Darfur Settentrionale, ha superato la soglia della carestia. La valutazione, convalidata dalle Nazioni Unite, rappresenta la prima dichiarazione formale di carestia in oltre sette anni.

Le organizzazioni umanitarie, come Azione Contro la Fame, incontrano crescenti difficoltà nell’accesso alle persone in stato di bisogno: “E’ diventato per noi molto difficile operare in Sudan. Ogni giorno è sempre peggio, ma continueremo a lavorare per migliorare la situazione”, afferma Paloma Martin de Miguel, Direttrice regionale di Azione contro la Fame per l’Africa. “Impedire che gli aiuti alimentari raggiungano la popolazione e attaccare infrastrutture e mezzi di produzione e distribuzione alimentare rappresentano una violazione diretta della Risoluzione 2417 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

Azione Contro la Fame, presente in Sudan dal 2018, ha intensificato i propri sforzi sin dall’inizio del conflitto per rispondere a una crisi umanitaria senza precedenti. Tra aprile 2023 e dicembre 2024, il nostro team ha supportato circa 820.000 persone con forniture sanitarie e nutrizionali in 15 località, tra cui Nilo Blu, Darfur Centrale, Mar Rosso, Kordofan Meridionale e Nilo Bianco. Le attività legate alla sicurezza e alla protezione hanno garantito assistenza a circa 12.000 persone colpite da violenza di genere, offrendo misure di protezione rafforzate e supporto diretto.

Azione Contro la Fame sollecita l’adozione immediata delle seguenti misure: l’adozione, da parte di tutte le parti in conflitto, di misure urgenti per fermare la crisi umanitaria in Sudan, astenendosi da attacchi, saccheggi e danni alle infrastrutture essenziali per la sicurezza delle comunità, come mercati, campi coltivati, pascoli e ospedali;

l’attivazione di meccanismi efficaci per garantire responsabilità per le violazioni dei diritti umani, in particolare quelle commesse ai danni di donne e ragazze, e il rafforzamento delle misure di protezione per prevenire nuovi episodi di violenza; obilitazione urgente di aiuti da parte della comunità internazionale e degli attori umanitari, data la gravità della situazione che richiede una risposta immediata.

In occasione di questo tragico anniversario, Azione Contro la Fame, in collaborazione con DAUD, presenta un ciclo di illustrazioni dal titolo “La donna che piange”, una storia immaginaria di Samira, ispirata alle esperienze reali di milioni di sudanesi che affrontano quotidianamente, con resilienza e coraggio, gli orrori della guerra.

DAUD è un artista e illustratore spagnolo con sede a Dakar. Vede nell’illustrazione uno strumento di trasformazione sociale. Il suo lavoro nasce da una prospettiva umanistica, maturata nel rappresentare e dare voce ai contesti dimenticati del mondo. Le sue opere spaziano tra media, campagne di advocacy, comunicazione per ONG e CSR, manifesti urbani, murales, workshop, mostre e progetti che valorizzano la creatività e il talento di bambini e giovani.

Come contribuire: Bonifico bancario IBAN: IT98 W030 6909 6061 0000 0103 078 – CF: 97690300153; Conto corrente postale 1021764194 – Causale: Donazione spontanea; Online www.azionecontrolafame.it; Aziende – Contattare Licia Casamassima: lcasamassima@azionecontrolafame.it. Tutte le donazioni godono dei benefici fiscali previsti per le ONLUS. A marzo sarà inviato un riepilogo delle donazioni effettuate nell’anno fiscale.

‘Azione Contro la Fame’ è un’organizzazione umanitaria internazionale impegnata a garantire a ogni persona il diritto a una vita libera dalla fame. Specialisti da 46 anni, prevedie fame e malnutrizione, ne curiamo gli effetti e ne preveniamo le cause. L’ong è in prima linea in 56 paesi del mondo per salvare la vita dei bambini malnutriti e rafforzare la resilienza delle famiglie con cibo, acqua, salute e formazione. Guida con determinazione la lotta globale contro la fame, introducendo innovazioni che promuovono il progresso, lavorando in collaborazione con le comunità locali e mobilitando persone e governi per realizzare un cambiamento sostenibile. Ogni anno aiuta 21.000.000 persone.

(Foto: Azione contro la Fame)

Per le feste natalizie giovani ucraini ospiti della Caritas e del comitato del presepe vivente di Tricase

Santa Maria di Leuca attraverso la Caritas diocesana ed in collaborazione con  il Comitato Presepe Vivente di Tricase sono impegnati, dal 22 dicembre 2024 al 7 gennaio 2025, ad accogliere 6 bambini e 2 accompagnatrici provenienti dalla città di Nikopol in Ucraina, a 4 chilometri dalla centrale nucleare Zaporizhzhia, zona sotto attacco giornalmente, per fargli trascorrere nella serenità le festività natalizie nel Capo di Leuca.

In sintonia con l’appello di papa Francesco, che nella messa finale della sua visita in Corsica, ha ricordato il triste vissuto dei bambini ucraini che, a causa del conflitto, hanno perso il sorriso sui loro volti e, come egli stesso ha affermato: “Tante volte vengono nelle udienze dei bambini ucraini. questi bambini non sorridono, hanno dimenticato il sorriso. Per favore, pensiamo a questi bambini, nelle terre di guerra, di dolore”.

Queste parole di Papa Francesco hanno profondamente colpito e, grazie al sostegno del Presepe Vivente di Tricase, è stata organizzata una vacanza per un piccolo gruppo di bambini della città di Nikopol, con l’auspicio di allietare la loro permanenza e di far loro ritornare il sorriso perduto.

L’iniziativa ha preso avvio domenica 22 dicembre a Tricase con la presentazione alla comunità dei ragazzi durante la S. Messa e l’accoglienza della Luce di Betlemme, presso la Chiesa nuova di S. Antonio da Padova. Al termine della celebrazione  il presidente del Comitato del Presepe, Ing Andrea Morciano, ha consegnato al gruppo ucraino la chiave segno di ospitalità. Ogni giorno, i ragazzi, saranno coinvolti in varie attività sia nelle famiglie e sia negli oratori, quali tombolate, attività di oratorio, una giornata sulla neve, una giornata a Lecce, inoltre saranno coinvolti in alcuni presepi in modo particolare in quello di Tricase.

Si può leggere il programma visitando il sito: https://www.caritasugentoleuca.it/2024/12/18/insieme-e-piu-bello-christmas-edition. Il 7 gennaio rientreranno in Ucraina a Nikopol. Un grazie in modo particolare al Comitato del Presepe Vivente di Tricase che, insieme al CIHEAM, hanno accolto con gioia l’impegno di condividere l’accoglienza di questi bambini. Un grazie a tutte le comunità e alle famiglie che attraverso varie attività trascorreranno del tempo con i piccoli ospiti ucraini.

Con lo slogan ‘Doniamo un sorriso ai ragazzi di Nikopol’, la Caritas diocesana è convinta che saranno giorni in cui i ragazzi ucraini respireranno aria di pace e coglieranno messaggi di speranza su questa terra calpestata e amata dal messaggero di lieti messaggi, il venerabile don Tonino Bello.

Per non dimenticare i diritti umani

“Nella vita della comunità internazionale, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottata all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, rappresenta una tappa fondamentale, riconoscendo l’insopprimibile dignità della persona, principio che ispira la nostra Costituzione. Nonostante la sottoscrizione della Dichiarazione da parte degli Stati aderenti alle Nazioni Unite, i diritti umani continuano a essere minacciati e violati in diverse parti del mondo.

Violenze e abusi nei confronti delle donne, dei bambini e dei soggetti più fragili sono accadimenti quotidiani, soprattutto laddove sono in corso conflitti armati. In alcuni Paesi le più elementari libertà democratiche sono brutalmente ignorate, e perfino l’esercizio del voto (cardine di ogni democrazia) è vanificato.

In una congiuntura internazionale caratterizzata da crisi occorre ribadire la necessità della tutela dei diritti di ogni persona, in ogni circostanza. In occasione della Giornata che sottolinea la centralità dei diritti umani, la Repubblica riafferma il valore delle norme del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario, senza le quali è illusoria ogni prospettiva di pace duratura e di sviluppo dei popoli”.

In occasione della Giornata per i diritti umani il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha riconosciuto le continue violazioni di essi, ribadendo la necessità della tutela di ogni persona; ed anche papa Francesco ha lanciato un appello con un messaggio su X in occasione dell’odierna Giornata mondiale dei diritti umani: “I #DirittiUmani alla vita e alla pace sono condizione essenziale per l’esercizio di tutti gli altri diritti. I governanti ascoltino il grido di pace dei milioni di persone private dei diritti più elementari a causa della guerra, madre di tutte le povertà!”

mentre il presidente della Croce Rossa italiana, Rosario Valastro, ha invitato a non abituarsi alla mancanza di rispetto dei diritti umani: “Questo momento storico ha un grande nemico: l’abitudine.

Non abituiamoci mai a rimanere indifferenti davanti a tutte le persone che nelle zone di conflitto sono prive di acqua, cibo, vestiti e supporto sanitario, a quanti sono in difficoltà economica, a chi è margini della società, a chi subisce violenze. Il nostro compito è quello di non voltarci dall’altra parte e di impegnarci ancora di più per difendere quei diritti fondamentali propri ad ogni persona, affinché siano sempre più una base solida della nostra società, della nostra democrazia, e riescano a garantire a tutti gli esseri umani eguale dignità, in ogni circostanza”.

Ed il pensiero è rivolto a chi per problemi di libertà di parola è costretto a fuggire: “L’azione dei 150.000 Volontarie e Volontari della Croce Rossa Italiana è nel primo Principio dell’Associazione, l’Umanità. Da Lampedusa agli altri porti italiani dove svolgiamo accoglienza alle persone migranti, nei quartieri delle nostre città dove i senza fissa dimora vivono in solitudine, nei centri dove assistiamo le persone indigenti o che non hanno accesso alle cure mediche necessarie, da Gaza all’Ucraina, quella stessa Umanità ci permette da 160 anni di essere ovunque c’è gente che soffre. Quella stessa Umanità è la ragione per cui non ci abitueremo mai all’odio, non resteremo mai indifferenti e non ci volteremo dall’altra parte davanti a chi si trova in difficoltà”.

Da queste premesse il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, “nella Giornata mondiale dei Diritti Umani la Comunità internazionale deve ribadire a gran voce l’impegno a tutela della libertà e dell’uguaglianza di ogni donna, uomo, bambina e bambino. Solo così potremo costruire una società libera da ogni forma di odio e violenza. Tutti fattori che, purtroppo, sono molto frequenti sia tra gli operatori umanitari che tra gli operatori sanitari”.

In effetti, secondo il rapporto di Amnesty International, nello scorso anno le violazioni dei diritti umani sono state dilaganti: “Gli stati e i gruppi armati hanno frequentemente perpetrato attacchi e uccisioni illegali in un numero crescente di conflitti armati. Le autorità in varie parti del mondo hanno represso il dissenso imponendo restrizioni alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica, ricorrendo all’uso illegale della forza contro manifestanti, arrestando arbitrariamente e detenendo difensori dei diritti umani, oppositori politici e altri attivisti, e sottoponendoli in alcuni casi a tortura e altro maltrattamento. Molti stati non hanno saputo adottare misure in grado di realizzare i diritti delle persone al cibo, alla salute, all’istruzione e a un ambiente salubre, trascurando le ingiustizie economiche e la crisi climatica.

I governi hanno spesso trattato rifugiati e migranti in maniera violenta e razzista. Una radicata discriminazione contro donne, ragazze, persone Lgbti, popolazioni native e comunità razzializzate o religiose ha emarginato sempre di più queste persone e le ha esposte a un rischio sproporzionato di violenza e violazioni dei diritti economici e sociali. Le imprese multinazionali hanno svolto un ruolo rilevante in alcuni di questi abusi. Le panoramiche regionali approfondiscono queste tendenze a livello delle singole regioni”.

Nel rapporto sono state delineate quattro tematiche essenziali per Amnesty International: “Questa analisi globale pone l’attenzione su quattro tematiche che evidenziano alcune di queste tendenze negative a livello globale: il trattamento dei civili come un elemento sacrificabile nelle situazioni di conflitto armato; la crescente reazione violenta contro la giustizia di genere; l’impatto sproporzionato delle crisi economiche, del cambiamento climatico e del degrado ambientale sulle comunità più marginalizzate; e le minacce di tecnologie nuove e già esistenti, come l’intelligenza artificiale (Artificial Intelligence – Ai) generativa.

Queste rappresentano, dal punto di vista di Amnesty International, le problematiche cruciali per i diritti umani a livello mondiale per il 2024 ed oltre. Gli stati devono intraprendere un’azione concertata per contrastarle e prevenire ulteriori conflitti, crisi emergenti o il peggioramento di quelle attuali”.

Da Gerusalemme una preghiera per la fine del conflitto in Terra Santa

“Sono passati già molti mesi dall’inizio di questa terribile guerra. Non solo la sofferenza causata da questo conflitto e lo sgomento per quanto sta avvenendo sono ancora integri, ma sembrano anzi essere continuamente alimentati da odio, rancore e disprezzo che non fanno che aumentare la violenza e allontanare la possibilità di individuare soluzioni”.

Questo è l’appello che il patriarca latino di Gerusalemme, il card. Pierbattista Pizzaballa, ha rivolto ai cristiani della Terra Santa nel messaggio per la solennità dell’Assunzione al Cielo di Maria, in quanto incomincia a serpeggiare lo scoraggiamento per la conclusione del conflitto in Terra Santa:

“E’ sempre più difficile, infatti, immaginare una conclusione di questo conflitto, il cui impatto sulla vita delle nostre popolazioni è il più alto e doloroso di sempre. E’ sempre più difficile trovare persone e istituzioni con le quali sia possibile dialogare di futuro e di relazioni serene. Sembriamo tutti schiacciati da questo presente impastato da così tanta violenza e, certo, anche da rabbia”.

Quindi è un invito a pregare nel giorno della festa dell’Assunzione in cielo di Maria, giorno in cui si riuniscono le delegazioni dei contendenti per cercare di raggiungere la pace: “Questi giorni, comunque, sembrerebbero essere importanti per riuscire a dare una svolta al conflitto e fra questi in particolare il 15 agosto, che per noi è il giorno della solennità dell’Assunzione di Maria Vergine in cielo.

In quel giorno, dunque, prima o dopo la celebrazione dell’Eucarestia, o in un momento che si terrà opportuno, invito tutti, ad un momento di preghiera di intercessione per la pace alla Vergine Santissima Assunta in cielo. Desidero che parrocchie, comunità religiose contemplative ed apostoliche, e anche i pochi pellegrini presenti tra noi, si uniscano nel comune desiderio di pace che affidiamo alla Vergine santissima”.

Ed ha chiesto una preghiera perché l’intercessione della Madre di Dio possa aprire uno spiraglio di pace: “Dopo avere speso tante parole, infatti, e dopo avere fatto il possibile per aiutare ed essere vicini a tutti, in particolare a quanti sono colpiti più duramente, non ci resta che pregare. Di fronte alle tante parole di odio, che vengono pronunciate troppo spesso, noi vogliamo portare la nostra preghiera, fatta di parole di riconciliazione e di pace”.

Questa è la supplica che il patriarca Pizzaballa invita a recitare: “Gloriosissima Madre di Dio, innalzata sopra i cori degli angeli, prega per noi con San Michele Arcangelo e con tutte le potenze angeliche del cielo e con tutti i santi, al tuo santissimo e amato Figlio, nostro Signore e Maestro. Ottieni per questa Terra Santa, per tutti i suoi figli e per tutta l’umanità, il dono della riconciliazione e della pace.

Possa compiersi la tua profezia: i superbi siano dispersi, i potenti siano rovesciati dai troni, gli umili siano innalzati, gli affamati siano ricolmati di beni, i pacifici siano riconosciuti come figli di Dio ed i miti ricevano la terra in dono. Possa Gesù Cristo, tuo Figlio, Colui che oggi ti ha esaltato sopra i cori degli angeli, che ti ha incoronato con il diadema del Regno, e ti ha posto sul trono di eterno splendore, concederci questo A Lui la gloria e l’onore in eterno. Amen”.

Anche il card. Louis Raphael Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, ha annunciato che anche il patriarcato ‘sta organizzando una preghiera per la pace e la stabilità’, che si svolge questa sera: “Poiché il raggiungimento della pace è responsabilità di ogni persona e di ogni Paese, siete cordialmente invitati ad unirvi a noi in una preghiera a Dio Onnipotente”.

Michele Zanzucchi: alto il rischio di conflitto in Medio Oriente

“Seguo con grandissima preoccupazione quanto sta accadendo in Medio Oriente, e auspico che il conflitto, già terribilmente sanguinoso e violento, non si estenda ancora di più. Prego per tutte le vittime, in particolare per i bambini innocenti, ed esprimo vicinanza alla comunità drusa in Terra Santa e alle popolazioni in Palestina, Israele, e Libano… Gli attacchi, anche quelli mirati, e le uccisioni non possono mai essere una soluzione. Non aiutano a percorrere il cammino della giustizia, il cammino della pace, ma generano ancora più odio e vendetta. Basta, fratelli e sorelle! Basta! Non soffocate la parola del Dio della Pace ma lasciate che essa sia il futuro della Terra Santa, del Medio Oriente e del mondo intero! La guerra è una sconfitta!”

Partendo dall’appello di domenica scorsa dopo la recita dell’Angelus da parte di papa Francesco per la pace in Medio Oriente dialoghiamo con il prof. Michele Zanzucchi, già direttore della rivista ‘Città Nuova’ e docente di comunicazione all’università ‘Sophia’ di Loppiano ed all’università ‘Gregoriana’ di Roma: “Come rispondere se non che l’instabilità è la nota che da ottant’anni, e forse più, sta occupando i pensieri e le azioni di chi vive in quella regione? Tale instabilità è dovuta a molteplici ragioni, la principale delle quali è la presenza di troppe potenze globali e locali in lotta per questioni di geopolitica, ma anche per il possesso delle risorse di idrocarburi, come di acqua e di minerali preziosi, le tanto citate ‘terre rare’.

L’instabilità è accentuata dalla questione israeliana, che ha avuto origine da una gestione poco illuminata del post-colonialismo, per la cattiva coscienza di chi aveva vinto (o perso) la Seconda guerra mondiale. L’eredità indicibile della Shoah ha impedito quella lucidità che avrebbe forse permesso di evitare un conflitto epocale come quello israelo-palestinese. Il solo tentativo di vera pace nella regione, gli Accordi di Oslo, è stata spazzata via sì dall’assassino del presidente Rabin, ma soprattutto dagli interessi che quella pace aveva osato toccare”.

Quanto è destabilizzante per il mondo il conflitto in Medio Oriente?

“Ovviamente non si può rispondere che lo è in sommo grado. Si può addirittura dire che l’instabilità nel Medio Oriente ha delle conseguenze globali, anche in terre da lì lontanissime. La comunità internazionale, anche per la progressiva e ininterrotta delegittimazione delle istanze internazionali, Onu in testa, e per la progressiva creazione di organismi intermedi (i vari G6, G7, G8 e via dicendo), ha creato destabilizzazione più che trovare soluzioni ai singoli problemi. Anche perché i vari ‘G’ non hanno che la legittimazione della forza, non certo del diritto. Il mondo soffre di questa mancanza di coordinamento internazionale, soprattutto dopo le tragedie della pandemia e delle ultime guerre e per il sorgere di problemi di governance mondiale per via della rivoluzione digitale”.

‘Tornare in Libano suscita inevitabilmente sorpresa. Accompagnato dallo stillicidio degli spacci di agenzia sui lanci di missili da parte di Hezbollah contro Israele e delle reazioni dell’esercito con la stella di Davide, fatte di bombardamenti e lanci di ogni sorta di ordigni, mentre imperversa una invisibile cyberwar, una guerra digitale, un visitatore mal avvertito avrebbe il terrore di finire nel pentolone infernale della tenzone che dal 1948, praticamente ininterrotta, imperversa su quella che era e resta una parte della Terra Santa, ‘terra di latte e di miele’ di biblica memoria’: qualche mese fa lei scrisse così in un articolo per la rivista ‘Città Nuova’ a conclusione di una sua visita in Libano. E se ‘scoppia’ il Libano cosa può succedere?

“Dio ci preservi da una tale sciagura che, oltre a destabilizzare nuovamente il Paese dei cedri, che non ha ancora sanato le ferite della lunga guerra (in)civile, provocherebbe un conflitto realmente globale, perché una guerra tra Israele ed Hezbollah vorrebbe dire aprire un conflitto tra Iran e Israele, e tra i rispettivi alleati. Il rischio attuale di apertura delle ostilità in modo generalizzato (in realtà dal 7 ottobre sono migliaia i colpi di missili, mortai e droni che hanno viaggiato al di sopra delle teste dell’Unifil, la forza di interposizione che dal 2006, per un’intuizione importante di Romano Prodi e del suo amico Massimo Toschi) porterebbe a un aumento delle ostilità in Siria, in Iraq, probabilmente anche nel Kurdistan e chissà ancora dove. Il che ci avvicinerebbe a una guerra mondiale militare generalizzata”.

Ma quale è la visione dell’Occidente per il Medio Oriente?

“Non c’è nessuna visione, questa è la realtà. Si riesce solo a ipotizzare scenari di dominio e non di collaborazione tra popoli e culture. L’Europa è assente, se non con qualche apprezzato intervento pacificatore, a livello locale. Servirebbe una visione che, attualmente, solo le autorità religiose più illuminate, come papa Francesco o il patriarca Bartolomeo riescono ad avere”.

Anche un po’ più lontano dal Medio Oriente, nelle repubbliche del Caucaso il fondamentalismo si sta ‘ravvivando’: stiamo vivendo la terza guerra mondiale?

“Bisogna fare attenzione a non fare amalgama non corrette. Le questioni caucasiche (anzi cis-caucasiche) sono innanzitutto interne alla Confederazione russa, al contrasto esistente da decenni tra movimenti di liberazione nazionale locali musulmane, contrastate dalle autorità del Cremlino e dai loro alleati locali, come Ramzan Kadyrov. Il fondamentalismo islamista (Daesh e simili) ha la sua importanza, ma non credo che le questioni del Daghestan e della Cecenia, così come dell’Inguscezia e dell’Ossezia del Nord, o anche della Cabardino-Balcaria, abbiano una valenza globale. A proposito della Terza guerra mondiale a pezzi, credo che l’espressione fortunata proposta da Bergoglio nel viaggio di ritorno dalla Corea e a Redipuglia non sia più di attualità, perché siamo già in presenza di una guerra mondiale generalizzata; solo che essa si sta svolgendo su livelli diversi, commerciale, industriale (la produzione di armi), di intelligenze, digitale, mediatica… e anche militare”.

‘Il paradigma tecnologico incarnato dall’intelligenza artificiale rischia allora di fare spazio a

un paradigma ben più pericoloso, che ho già identificato con il nome di paradigma tecnocratico’.Al G7 di giugno scorso papa Francesco ha parlato di un ‘paradigma tecnocratico’: come limitarlo?

“La questione è grave, quando un manipolo di enormi gruppi del digitale hanno assunto una potenza straordinaria, superando i budget di Stati importanti come la Spagna o la Svizzera. Queste imprese cercano di detenere non solo la ricchezza, ma anche le chiavi scientifiche atte a incrementare il loro potere economico. Pensiamo alle ricerche sul DNA, pensiamo all’intelligenza artificiale, pensiamo allo sfruttamento dei cieli. La questione va regolata, ma soprattutto nella governance mondiale bisogna integrare Stati, società civile e settore privato”.

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